1. Come viviamo adesso
Ricchezza individuale: il consumo sfrenato di prodotti superflui ha avuto un incremento enorme nel
corso dell'ultima generazione. In America, in Gran Bretagna e in altri paesi, le fortune private non
nascono più dalla produzione di beni o servizi ma dalle transizioni finanziarie, con effetti distorsivi
sul valore che attribuiamo ai diversi tipi di attività economica.
Opulenza privata, squallore pubblico
Smith: “Nessuna società può essere florida e felice se la grande maggioranza dei suoi membri è
povera e miserabile”.
I sintomi di un impoverimento collettivo sono tutti intorno a noi. Autostrade dissestate, città in
bancarotta, disoccupazione, lavoratori sottopagati: tutti segnali apparenti di una mancanza di
volontà collettiva.
Per capire quanto siamo caduti in basso, prima dobbiamo renderci conto della portata del
cambiamento avvenuto. Dalla fine del XIX secolo agli anni '70 del '900, le società avanzate
dell'occidente sono diventate meno disuguali. Con la tassazione progressiva, i sussidi pubblici per i
poveri, i servizi sociali, le democrazie moderne si stavano liberando dal problema degli eccessi di
ricchezza e di povertà.
Restavano grandi differenze: i paesi scandinavi, essenzialmente egualitari, e le società dell'Europa
meridionale più variegate. Tutti subivano gli effetti di un'intolleranza più forte verso gli eccessi di
disuguaglianza, mettendo in piedi programmi pubblici per compensare l'inadeguatezza del settore
privato.
Negli ultimi 30 anni abbiamo gettato al vento tutto ciò. Negli USA e in GB, gli epicentri
dell'entusiasmo per il capitalismo senza regole, sono riaffiorate manifestazioni sfrenate di privilegio
privato e indifferenza pubblica. Impegno angloamericano nello smantellamento di decenni di leggi
sociali e supervisione dell'economia non ha confronti.
Gran Bretagna è disuguale (dal punto di vista del reddito, del patrimonio, della salute,
dell'istruzione e delle opportunità). Nel Regno Unito ci sono più bambini poveri che in qualsiasi
altro paese dell'UE . Dal 1073, la disuguaglianza nelle retribuzioni nette è cresciuta più che in ogni
altro paese del mondo industrializzato, con l'eccezione degli USA. La maggioranza dei nuovi posti
di lavoro creati oltremanica fra il 1977 e il 2007 ricade ai 2 estremi delle scala delle retribuzioni.
CONSEGUENZE : in GB e negli USA i bambini hanno oggi speranze molto contenute di poter
migliorare la loro condizione di partenza. I poveri rimangono poveri. Lo svantaggio economico si
traduce in problemi di salute, opportunità scolastiche mancate e nei sintomi della depressione:
alcolismo, obesità, gioco d'azzardo e piccola criminalità. I disoccupati o sottoccupati perdono le
competenze che hanno acquisito ed entrano in uno stato di ridondanza cronica per l'economia.
La conseguenza spesso è ansia e stress, per non parlare di malattie e decessi prematuri. Negli USA
e GB , c'è una stretta correlazione fra incidenza delle malattie mentali e reddito. Anche la fiducia nel
prossimo, negli altri cittadini, diminuisce con il diminuire del reddito: USA , in GB e in Irlanda, i 3
paesi dove il dogma dell’interesse individuale senza regole è stato applicato con maggiore assiduità
dal punto di vista politico, la sfiducia nel prossimo è aumentata in modo significativo.
All'interno dei singoli paesi, la disuguaglianza gioca un ruolo cruciale nella vita delle persone.
USA: chi vive in un quartiere benestante può aspettarsi di godere di una vita più lunga e gradevole.
Le donne giovani che vivono negli Stati più poveri degli USA hanno maggiori probabilità di restare
incinte in età adolescenziale. Per un ragazzo di un quartiere disagiato non finire la scuola superiore
è un'eventualità più probabile che per un ragazzo di ceto medio che vive in un'area ricca del paese. I
figli dei poveri hanno un rendimento scolastico peggiore.
La disuguaglianza è un chiaro indicatore di problemi sociali patologici. L'importante non è quanto
ricco sia un paese, ma quanto sia disuguale. La Svezia o la Finlandia, 2 dei paesi più ricchi del
mondo sul piano del reddito o Pil pro capite, presentano un divario molto ampio fra i cittadini più
ricchi e quelli più poveri, e sono ai primi posti nelle classifiche globali del benessere misurabile. Gli
USA, nonostante la ricchezza, occupano le ultime posizioni.
La disuguaglianza è nefasta, corrode le società dall'interno. L'impatto delle differenze materiali
impiega un po' di tempo a manifestarsi, ma al momento giusto la competizione per lo status sociale
e i beni materiali inizia a crescere, la gente avverte un crescente senso di superiorità (o inferiorità)
basato sulle cose che possiede, il pregiudizio verso chi occupa i livelli più bassi della scala sociale si
rafforza, la criminalità schizza alle stelle e le patologie dello svantaggio sociale diventano più
accentuate.
Sentimenti corrotti
“Non ci sono condizioni alle quali l’uomo non possa assuefarsi, specialmente se vede che tutti
coloro che lo circondano vivono nello stesso modo.” Tolstoj
Le riduzioni della disuguaglianza trovano conferma in se stesse: più uguali diventiamo, più uguali
ci convinciamo di poter diventare. All’inverso, trent’anni di disuguaglianza crescente ci hanno
convinto, in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che la disuguaglianza sia una
condizione naturale della vita e che ci sia poco da fare al riguardo.
Per alleviare i mali sociali si crede che sia sufficiente la “crescita” economica: la diffusione della
prosperità e del privilegio sarà conseguenza naturale di un allargamento della torta. Purtroppo, tutti i
dati sembrano indicare il contrario. Nei periodi di difficoltà è più probabile che la ridistribuzione
venga accettata come qualcosa di necessario, ma in un’epoca di opulenza la crescita economica di
solito va a beneficio di pochi e accentua lo svantaggio relativo dei più.
Un incremento della ricchezza complessiva nasconde disparità nella distribuzione. E’ un problema
dello sviluppo di società arretrate: la crescita economica va a beneficio di tutti, ma favorisce in
particolare una minoranza di persone. La Cina o l’India sono un esempio. Gli Stati Uniti
presentano un “coefficiente Gini” (la misura convenzionale del divario fra ricchi e poveri) quasi
identico a quello della Cina è molto significativo.
XVIII Adam Smith (il padre dell’economia classica) riscontrava lo stesso atteggiamento fra i suoi
contemporanei: “La gran massa ammira e venera la ricchezza e la grandezza”.
Adulazione della ricchezza in sé e per sé per Smith costituiva anche un aspetto potenzialmente
distruttivo di una modernità economica commerciale, che col tempo poteva mettere a rischio quelle
stesse qualità che il capitalismo doveva difendere e alimentare: “disposizione ad ammirare e quasi
a venerare il ricco e il potente, e a disprezzare le persone di condizione povera e umile è la grande
causa universale di corruzione dei nostri sentimenti morali”.
I nostri sentimenti morali sono stati corrotti. Siamo diventati insensibili ai costi umani di politiche
sociali apparentemente razionali, specialmente quando ci dicono che esse contribuiranno alla
prosperità complessiva e dunque – implicitamente – serviranno i nostri interessi individuali.
LEGGE DEL 1996 sulla “responsabilità personale e le opportunità lavorative” (una definizione
appropriatamente orwelliana), la legge dell’era Clinton che cercò di distruggere lo Stato sociale
negli Stati Uniti.
Un datore di lavoro poteva sperare di trovare un lavoratore praticamente a qualsiasi salario (i
disoccupati non potevano rifiutare un posto, per quanto sgradevole, se non volevano correre il
rischio di perdere il diritto alle prestazioni sociali) …. si ottenne l’effetto di ridurre drasticamente
anche i salari e i costi delle imprese.
Il Welfare acquisì un esplicito marchio d’infamia. Beneficiare dell’assistenza pubblica era un segno
di fallimento personale, la prova che si era caduti ai margini della società. Nell’America dei giorni
nostri con più disoccupazione, un uomo o una donna senza lavoro vengono stigmatizzati, non sono
più membri a pieno titolo della comunità.
La New Poor Law del 1934 obbligava gli indigenti e i disoccupati a scegliere un lavoro a qualunque
salario, e l’umiliazione delle workhouse. In questa come in altre forme di assistenza pubblica, il
livello degli aiuti e del sostegno era calibrato in modo da essere meno attraente della peggior
alternativa disponibile. Questa legge si ispirava alle teorie economiche contemporanee che
negavano la possibilità stessa della disoccupazione in un mercato efficiente: se i salari scendevano a
sufficienza e non c’erano alternative occupazionali interessanti, alla fine tutti avrebbero trovato un
lavoro.
La New Poor Law e I suoi corrispettivi in altri paesi vennero sostituiti dalla fornitura di assistenza
da parte dello Stato concepita come diritto. Il disoccupato non sarebbe più stato criminalizzato per
la sua condizione, il suo status di membro a pieno titolo della società non sarebbe più stato messo in
dubbio. Gli Stati sociali del XX secolo decretarono che definire lo status civico di un individuo in
funzione della fortuna o della sfortuna economica era un’autentica indecenza.
Si cominciò ad accordare grande importanza a bisogni e diritti e fu messa al bando l’idea che la
disoccupazione fosse il prodotto di un difetto di temperamento o di una mancanza d’impegno.
OGGI … tornati al mondo freddo e spietato della razionalità economica illuminista, espressa da
Bernard Mandeville, nel saggio di economia politica del 1732 intitolato “la favola delle api”. Nulla
incita i lavoratori “a rendersi utili se non i loro bisogni, che è prudenza alleviare, ma che sarebbe
follia curare”.
Le “riforme” del welfare hanno rilanciato il temuto means test. Nell’Inghilterra della Grande
Depressione i poveri potevano fare richiesta di sussidi pubblici solo previo accertamento da parte
delle autorità. Anche nell’America degli anni Trenta.
Restituire agli sconfitti della società l’orgoglio e il rispetto di sé era un aspetto centrale delle riforme
sociali che hanno segnato il progresso nel XX secolo. Oggi abbiamo ripreso a voltare le spalle a
queste persone.
L’ammirazione per il modello anglosassone di “libera impresa”, “settore privato”, “efficienza”,
“profitti” e “crescita” è stato applicato con rigore soltanto in Irlanda, Gran Bretagna e Stati Uniti.
IRLANDA . il cosiddetto “miracolo economico” della “piccola e audace Tigre celtica” consisteva
in un sistema di bassa imposizione fiscale e scarsa regolamentazione, che ha attirato investimenti
dall’estero e capitali vaganti. L’inevitabile riduzione degli introiti dello Stato è stata compensata dai
sussidi dell’Unione Europea, finanziata dalle economie della “vecchia Europa”, cioè la Germania,
la Francia e i Paesi Bassi. Quando le luci di Wall Street si sono spente all’improvviso la bolla
irlandese è scoppiata.
CASO DELLA GRAN BRETAGNA …. copia gli aspetti peggiori dell’America, ma senza aprirsi
alla mobilità sociale e scolastica tipica del progresso americano nella sua forma migliore.
L’economia britannica dal 1979 in poi ha seguito le orme del declino dei confratelli d’oltreoceano
nell’entusiasmo per il settore dei servizi finanziari a discapito della base industriale del paese. Le
attività bancarie del Pil, nel 2005 avevano superato quota 500 per cento. Mano a mano che cresceva
la ricchezza complessiva della nazione, aumentava la povertà della maggior parte delle regioni al di
fuori di Londra.
La massa crescente degli individui in fondo alla piramide del reddito in Gran Bretagna continua ad
avere accesso ai servizi sanitari gratuiti o poco costosi, a pensioni esigue ma garantite, a quel che
resta dei sussidi di disoccupazione e all’istruzione pubblica.
Una società imprigionata in illusioni di prosperità e rosee prospettive sono gli STATI UNITI ….
Gli americani cercano il valore di ogni cosa nella risposta a questa semplice domanda: quanti soldi
potrà sfruttare? TOCQUEVILLE
Gli americani non disdegnerebbero una copertura sanitaria completa a costi inferiori, un’aspettativa
di vita più alta, servizi pubblici migliori e meno criminalità. Nell’Europa occidentale tutte queste
cose ci sono, molti americani rispondono: “Ma quelli hanno il socialismo! Noi non vogliamo uno
Stato che si impiccia dei nostri affari. E non vogliamo pagare più tasse”.
Perché negli Stati Uniti non c’è il socialismo? Molte risposte…. Con le dimensioni del paese: è
difficile organizzare e tenere in piedi obiettivi condivisi su scala imperiale. I fattori culturali, tra cui
la differenza nei confronti del governo centrale. Mentre la Cina o il Brasile sono sottoposte al potere
e alle iniziative di uno Stato lontano, gli Stati Uniti, da questo punto di vista figli indiscutibili del
pensiero anglo scozzese del XVII secolo, furono costruiti sulla premessa che il potere dell’autorità
centrale dev’essere limitato il più possibile.
(BILL OF RIGHTS) (i primi dieci emendamenti alla costituzione americana), secondo il quale
qualunque cosa non sia esplicitamente attribuita al governo nazionale è da considerarsi
automaticamente come prerogativa dei singoli Stati, è stato interiorizzato nel corso dei secoli da
generazioni di coloni e di immigrati come un’autorizzazione a tenere il governo di Washington
“fuori dalla propria vita”.
Negli Stati Uniti le tasse tradizionalmente sono viste come una cessione di reddito senza
compensazioni. L’idea che possano essere un contributo alla fornitura di beni collettivi raramente
viene contemplata.
EUROPA OCCIDENTALE come in gran parte del mondo industrializzato, l’idea che una persona
possa farsi interamente “da sé” evaporò insieme alle illusioni dell’individualismo ottocentesco.
Dipendiamo da servizi di cui sosteniamo i costi insieme ai nostri concittadini. In America, l’ideale
dell’individuo autonomo e indipendente continua ad esercitare anche oggi un grande fascino.
Questo contrasto fra gli Stati Uniti e il resto del mondo non è sempre esistito. E’ stato così per
l’America di Jackson o di Reagan, ma non per le riforme sociali del New Deal o della Great Society
di Johnson negli anni Sessanta.
Ambizioni per i progressi realizzati dalle maggioranze parlamentari del Partito democratico che
negli ANNI SESSANTA crearono i buoni per l’acquisto di generi alimentari, la legge sui diritti
civili, il Fondo nazionale per le scienze umane, il Fondo nazionale per le arti e la radiotelevisione
pubblica. L’America assomigliava alla “vecchia Europa”.
Il “settore pubblico” per certi aspetti è più articolato. L’esempio è l’offerta pubblica di strutture
universitarie di alto livello, cosa che negli Stati Uniti fanno da più tempo.
I Land Grant college –Università create negli Stati Uniti su terreni di proprietà del governo federale.
L’America è stata capace di collegare tutto il paese tramite autostrade senza pedaggio finanziate con
soldi pubblici, ci sono anche efficienti sistemi di trasporto pubblico. Mentre in Inghilterra vengono
svenduti ai privati. Gli Stati Uniti non possono godere di un servizio sanitario pubblico.
ULTIMI TRNT’ANNI … ogni volta che ci interrogavamo sull’opportunità di sostenere una certa
politica, un certa proposta e una certa iniziativa, ci limitavamo ad argomentazioni relative a profitti
e perdite, tematiche economiche nel senso più ristretto. Ma questa non è una condizione umana
istintiva, è un gusto acquisito.
BEVERIDGE nel 1942 gettò le basi dello Stato sociale britannico, tenne una conferenza chiedendo
perché l’economia classica avesse oscurato, nel dibattito pubblico, al filosofia politica. Oggi
l’eclissi del pensiero politico non ha alcun rapporto con le opere dei grandi economisti classici.
CONDORCER … “la libertà non diventi nient’altro, agli occhi di una nazione avida, che la
condizione necessaria per la sicurezza delle operazioni finanziarie”.
Il pensiero economico convenzionale odierno descrive il comportamento umano in termini di
“scelta razionale”. Siamo tutti, esso afferma, esseri economici. Perseguiamo il nostro interesse
personale con riferimenti minimi a criteri estranei come l’altruismo, il gusto o gli scopi collettivi.
ECONOMISTI LIBERISTI …. Un’altra generazione facevano notare che il punto debole della
pianificazione socialista sta nel fatto che richiede, per poter funzionare, quel genere di conoscenza
perfetta (sia nel presente che nel futuro) che non è mai concessa ai comuni mortali.
“FALSA PRECISIONE” di cui Keynes .. abbiamo introdotta per rafforzare le nostre
argomentazioni economiche.
Se fosse ancora in vigore l’accezione passata del termine, quando essere duri consisteva nel
sopportare il dolore invece di imporlo ad altri, forse ci penseremmo due volte prima di privilegiare
tanto insensibilmente l’efficienza rispetto alla compassione. Come dovremmo parlare del modo in
cui scegliamo di governare le nostre società?
PRIMO LUOGO non possiamo continuare a valutare il nostro mondo e le scelte che effettuiamo
nel contesto di un vuoto morale. Anche se avessimo la certezza che un individuo razionale,
sufficientemente bene informato e auto consapevole, farebbe sempre la scelta migliore in difesa dei
propri interessi, dovremmo c
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