I. PRESIDENTI: UNO SCHEMA INTERPRETATIVO
Il libro prende in considerazione:
• i paesi considerati democratici secondo gli standard di Freedom House.
• Le repubbliche parlamentari.
• I presidenti “moderni” (post 1945), ad eccezione di F.D.Roosvelt.
Per Presidente della Repubblica si intende una figura monocratica al vertice delle istituzioni centrali
dello Stato, in grado di esercitare una forma di leadership.
Due dimensioni:
• origine del potere presidenziale (continuum tra Costituzione e carisma)
• ambito di esercizio del potere presidenziale (continuum tra governo e Stato)
1. Quadrante Costituzione-governo: Capo dello Stato e Capo del governo coincidono
(presidenzialismo unito: maggioranza parlamentare uguale a maggioranza del Presidente;
semipresidenzialismo unito: Presidente e Primo ministro sono dello stesso colore politico).
Presidente è a capo dell'esecutivo e prende le decisioni più importanti attraverso un
processo di legittimazione (Es: presidenzialismo americano). Il Presidente è un decision
maker: principale protagonista della presa di decisione.
2. Quadrante Costituzione-Stato: il Presidente si basa sulla Costituzione e lascia poco spazio al
carisma. No potere esecutivo, solo funzione di personificazione della nazione,
Parlamentarismo puro (Es: Italia prima repubblica). L'autorità è simbolica. Il Presidente è un
value controller: difensore dei valori su cui si basa la comunità politica.
3. Quadrante carisma-governo: Parlamentarismo diviso: il Parlamento è controllato dalla
maggioranza avversa al Presidente. Il Presidente deve mediare e costruire maggioranze
trasversali. Oppure, parlamentarismi in cui l due maggioranze combaciano in tutto o in parte
ma i partiti sono poco disciplinati; si crea paralisi istituzionale e il Presidente deve avere
accesso privilegiato ai media e persuadere l'opinione pubblica. Il Presidente è un media
exploiter: capacità di mediazione, capitalizzare l'uso dei media.
4. Quadrante carisma-Stato: Presidente ha un notevole potere politico. 2 casi in cui il capo
dello Stato è antagonista rispetto al Capo del governo:
• semipresidenzialismo diviso: il presidente non ha la maggioranza parlamentare, si ha
così coabitazione, e il ruolo del Presidente è ridimensionato. Si può avere un periodo
di crisi.
• Parlamentarismo di crisi. Capo dello Stato diventa la figura preminente perché
esercita una leadership carismatica. Può ostacolare nomine di ministri e far nascere
governi del Presidente. Autorità de facto. Es: Italia durante la transizione (Scalfaro).
Il Presidente è un crisis resolver. Risolutore di crisi, intervento nei processi di formazione del
governo e delle politiche.
Bisogna tener conto di:
• costituzioni che precisano le forme di governo.
• variabili politiche (come i partiti).
• carisma personale del Presidente.
IL PRESIDENTE NEI SISTEMI PRESIDENZIALI
Il sistema presidenziale si basa sulla divisione dei poteri (Montesquieu). L'origine è la democrazia
americana (Convenzione di Filadelfia): evitare la concentrazione del potere nelle mani di un uomo
solo, necessità del concorso di più attori in qualunque scelta. Sistema di checks and balances (freni
e contrappesi istituzionali).
Caratteristiche:
• elezione del Presidente diretta o come se fosse diretta (direct like) per una durata fissa di
tempo.
• Presidente non può sciogliere il Parlamento e il Parlamento non può sfiduciare il Presidente.
• I governi sono prerogativa presidenziale: Presidente nomina e sostituisce a sua discrezione i
membri dell'esecutivo.
• Presidente è allo stesso tempo Capo del Governo e Capo dello Stato.
Presenza di due elezioni distinte e separate per eleggere Parlamento e Presidente:
• Presidente può influenzare l'attività legislativa con: poteri di veto, decretazione, capacità di
lobbying.
• Parlamento può condizionare l'azione presidenziale emanando o sfiduciando le sue proposte
legislative.
Il Presidente deve riuscire a costruire e mantenere la maggioranza politica che egli rappresenta:
importanza di scegliere elezioni presidenziali e parlamentari più o meno asincrone, o nella
configurazione della divisione dei poteri su base funzionale (separazione delle competenze di
legislativo, esecutivo e giudiziario) piuttosto che concorrenziale.
Un sistema bipartitico presenta meno possibilità per un Presidente di imbattersi in maggioranze
contrarie.
Multipartitismo in contesto di separazione del potere può portare ad immobilismo decisionale.
Ruolo dei partiti: se il Presidente ha la maggioranza e i partiti sono disciplinati non è necessario il
ricorso al carisma. Se invece il Presidente non ha la maggioranza o se c'è un governo unito ma con
partiti poco disciplinati il ruolo del Presidente è di fondamentale importanza.
Elementi positivi del Presidenzialismo:
5. mandato prefissato consente stabilità dell'esecutivo e continuità delle politiche.
6. L'intera nazione elegge il Presidente, si suppone quindi un ampio consenso.
7. Checks and balances per controllo istituzionale.
Debolezze:
• mandato prefissato può causare empasse decisionale.
• L'esecutivo è appannaggio di un solo partito. Ciò può portare instabilità.
• I Presidenti potrebbero cambiare le regole del gioco a proprio vantaggio.
STATI UNITI
Inizialmente erano un governo separato a preminenza congressuale. Il ruolo del Presidente è
accresciuto negli anni '30.
presenza di due istituzioni indipendenti con autonoma legittimazione: Presidenza e Congresso.
Il Presidente non può sciogliere il Congresso, che non può sfiduciare il Presidente.
La Camera ha scadenza biennale, perché registra le trasformazioni dell'opinione pubblica nel breve
periodo; il Senato viene rieletto ogni sei anni, perché riflette gli interessi di lungo periodo, mentre il
Presidente viene eletto ogni quattro anni.
Ciclo elettorale: ogni due anni vengono eletti la Camera e 1/3 del Senato (elezioni di metà mandato,
mid term); ogni quattro anni vengono eletti la Camera, il Presidente e 1/3 del Senato.
Il Presidente è capo del Governo e dello Stato.
La sua elezione è direct like, in quanto è eletto da 538 grandi elettori. Gli elettori sono
rappresentanti ad hoc, in numero uguale ai senatori (2) e ai deputati (in proporzione alla
popolazione) di ciascuno Stato. I grandi elettori si presentano in liste in sostegno di uno dei due
candidati.
In uno Stato, la lista che ha avuto più voti ha diritto alla totalità dei voti dei grandi elettori di quello
Stato. Viene eletto il candidato con più voti di elettori (importante vincere negli Stati più grandi,
perché ci sono più elettori).
In linea teorica l'elettore può votare anche un candidato diverso da quello che sosteneva, ma non
succede mai.
Limiti: un candidato può avere più avere più preferenza popolare a livello nazionale, ma il voto dei
grandi elettori premia l'altro (2000, Bush-Al Gore). Il Presidente non può essere eletto per più di 2
mandati consecutivi.
In caso di destituzione, decesso, dimissioni o impedimento, il suo ruolo viene assunto dal
Vicepresidente. Il Presidente può essere rimosso solo per impeachment (alto tradimento, corruzione
o altri reati gravi). Fino ad ora è successo 3 volte (Nixon, Johnson, Clinton), ma il Presidente non è
mai stato rimosso: in due casi è stato assolto, in uno si è dimesso (Nixon, Watergate).
Poteri del Presidente: no iniziativa legislativa, ma ampio potere di veto. Pochi poteri esclusivi, molti
condivisi (necessità del consenso del Senato): nomina ministri, ambasciatori, consoli, giudici;
potere di concludere trattati internazionali. Nell'ultimo periodo, anche poteri di bilancio.
Veto: richiesta del Presidente di una nuova deliberazione. È di 2 tipi:
1. package veto (veto in blocco): respinge il testo di legge nella sua interezza (perché negli
USA non esiste il veto parziale); può essere superato dalla maggioranza dei 2/3 del
Congresso.
2. Pocket veto: inazione presidenziale che finisce per bloccare la legge; di solito viene
utilizzato nell'ultimo periodo di legislatura.
Oggi, paradosso: il Presidente ha pochi poteri ma con un imponente apparato amministrativo
(Institutional Presidency).
Governo diviso: situazione nella quale il presidente e le due Camere sono controllati da
maggioranza diversa. Funziona:
• per strutturazione dei partiti.
• Per la capacità del Presidente di mediazione e utilizzo dei media.
Governo separato: separazione costituzionale del potere.
3 fattori evitano la paralisi del sistema:
assenza di forti principi ideologici contrapposti.
Partiti deboli e indisciplinati (possibilità di andare contro il Presidente anche se si è dello stesso
partito). Questo significa che il Presidente deve costruire la sua maggioranza al Congresso di
volta in volta.
Politica di concessioni localistiche.
2 strategie del Presidente per convincere il Congresso:
• Going Washington: trattare direttamente col Congresso (L.Johnson)
• Going Public: accesso ai media, influenzare l'opinione pubblica (Reagan).
PRESIDENTI STATUNITENSI
Politici di professione, quasi tutti precedentemente governatori, deputati o senatori. Carriera media
precedente di circa 13 anni. Molti ottennero anche il secondo mandato (Roosvelt 4). notevole
alternanza (6 democratici, 7 repubblicani).
• Roosvelt, democratico, 1932-1945. Nascita della presidenza moderna, rafforzamento del
governo federale su quelli statali e della Presidenza sul Congresso, ridimensionamento dei
partiti, accrescimento dell'esecutivo. Leadership nell'elemento popolare (capacità di
dominare l'opinione pubblica) e governativo (capacità di imporsi sul Congresso). Uso dei
mass media (radio), comunicazione diretta con i cittadini.
• Truman, democratico, 1945-1952. Riconversione all'economia di pace, fine della
discriminazione razziale nelle forze armate. Inizio Guerra Fredda (Dottrina Truman,
contenimento del comunismo). Molte scelte importanti: sconfitta della Germania nazista,
bomba atomica contro il Giappone, fondazione Nazioni Unite, Piano Marshall, creazione
NATO, guerra di Corea.
• Eisenhower, repubblicano, 1952-1960. Fine alla Guerra di Corea. New Look: deterrenza
nucleare, priorità ad armi nucleari a basso costo, riduzione finanziamenti per le altre forze
militari. Contrario ai provvedimenti nucleari di Israele (Crisi di Suez). Continuazione New
Deal: ampliamento previdenza sociale, potenziamento opere pubbliche.
• Kennedy, democratico, 1960-1963. Presidente più giovane (43 anni), unico cattolico.
Momenti di grande tensione durante il suo mandato: invasione Baia dei Porci, crisi dei
missili di Cuba, costruzione Muro di Berlino, corsa allo spazio, sostegno a movimento per
diritti civili, prime fasi guerra del Vietnam. Nuova Frontiera: finanziamenti federali per
l'istruzione, assistenza medica per gli anziani, aiuto economico alle regioni rurali, fermare
recessione e discriminazione razziale. 1963, assassinato a Dallas. Going Public
• Johnson, democratico, 1963-1968. Great Society: diritti civili, assistenza sanitaria, tutela
dell'ambiente, aiuti all'istruzione, guerra alla povertà. Intensificazione coinvolgimento nella
guerra in Vietnam, diminuzione della sua popolarità.
• Nixon, repubblicano, 1968-1974. Completo ritiro delle forze armate americane dal
Vietnam. Primo mandato, elementi innovativi: apertura relazioni diplomatiche con Cina,
distensione con Urss, trasferire maggior potere agli stati, controlli su salari e prezzi per
rallentare l'inflazione, ridimensionamento esplorazione spaziale statunitense. Secondo
mandato: shock petrolifero (1973), scandalo Watergate (1974), dimissioni.
• Ford, repubblicano, 1974-1976. continuazione politica di distensione. Crescita inflazione e
recessione. Concessione grazia a Nixon.
• Carter, democratico, 1976-1980. Creazione dipartimenti Energia e Pubblica Istruzione;
nuova politica energetica nazionale: risparmio, controllo dei prezzi, nuove tecnologie.
Accordi per diminuzione armi nucleari. Popolarità in graduale declino per: stagflazione,
crisi energetica, invasione sovietica dell'Afghanistan.
• Reagan, repubblicano, 1980-1988. Nascita del populismo e della Nuova Destra. Grande
carisma, ma poca capacità di sfruttare il partito. Nuovo ordine politico (new republican
regime) ma con modesti risultati; rivoluzione conservatrice: meno tasse per ripresa dei
consumi, ma non vi fu riduzione della spesa pubblica. Nuovo programma di riarmo nucleare
e sistema di difesa missilistica, che portarono al tracollo economico.
• Bush senior, 1988-1992, repubblicano. Continuità con amministrazione Reagan. Contesto
di governo diviso, efficace strategia di Going Washington. Cauta reazione a sgretolamento
Urss, sostenitore di intervento in Iraq (guerra del Golfo).
• Clinton, democratico, 1992-2000. Perdita di rappresentatività dei due principali partiti,
istituzionalizzazione del governo diviso come condizione normale. Basso profilo, non
coerente direzione di marcia. Impossibilità di sfruttare l'elemento retorico della Presidenza
causa messa in discussione in seguito a scandalo Lewinsky. Politica estera in cooperazione
con il Congresso (prima volta dopo Roosvelt). Eredità di indebolimento del partito
democratico.
• Bush junior, repubblicano, 2000-2008. forte polarizzazione tra i due partiti, elettorato
equamente diviso. Dopo 11 settembre 2001, priorità spostate dagli Interni alla Difesa.
Altissimo indice di gradimento popolare, vittoria del repubblicano alle elezioni del 2002 e
del 2204 gli ha permesso di controllare Camera e Senato, quindi no ricorso al veto fino al
termine del primo mandato. Popolarità in calo dal 2006: guerre in Iraq e Afghanistan,
incapacità a gestire uragano Katrina e crisi finanziaria.
• Obama, democratico, 2008-oggi. Trasformazione punti di debolezza in punti di forza:
afroamericano e ridotta esperienza politica. Creazione di una grande coalizione democratica.
Capacità di utilizzare TV, new media, buona comunicazione con i cittadini. Risultati:
possibilità di rimanere in video per un tempo indeterminato a costo zero, portare alle urne
elettorato di età 18-29. bilancio non all'attesa delle aspettative, troppe pratiche di
compromesso. Grande comunicatore, Going Washington.
IL PRESIDENTE NEI SISTEMI SEMIPRESIDENZIALI
Il semipresidenzialismo si basa sulla funzione dei poteri: l’ esecutivo non può governare contro la
volontà della maggioranza parlamentare.
Esecutivo è duale:
- Presidente della Repubblica demo eletto (non eletto nel e dal Parlamento) e indipendente dal
Parlamento,
- Primo Ministro e governo espressione della maggioranza parlamentare. Quindi esecutivo
non isolato dall'intromissione parlamentare.
Termine coniato in Francia nel 1958, con l'inizio della Quinta Repubblica (casi precedenti,
Repubblica di Weimar e Finlandia dal 1919 al 2000).
3 differenti definizioni:
• sufficiente tener conto solo degli elementi istituzionali (Presidente eletto direttamente,
Primo ministro e Governo responsabili verso il parlamento); Francia, Finlandia, Portogallo,
Polonia, Romania, Ucraina, Austria, Islanda, Irlanda.
• importanza anche dei poteri effettivi dei singoli attori politici , in più la sola elezione diretta
non è sufficiente per parlare di semipresidenzialismo. No Austria, Irlanda, Islanda,
Finlandia.
• si considerano solo i poteri effettivi dei Presidenti, il potere esecutivo fa pendere la bilancia
a favore del Presidente. La più riduttiva, solo Francia e pochi altri paesi.
Bisogna tener conto sia dell'assetto istituzionale che dei poteri reali dei Presidenti; quindi assetto
istituzionale prevede:
• Capo dello Stato eletto con voto popolare, diretto o indiretto, per un periodo dello Stato;
• Capo dello Stato è indipendente dal Parlamento, ma non può governare da solo, deve
condividere il potere con Primo ministro e governo,
• Primo ministro indipendente dal Presidente, ma dipendente dal Parlamento, ossia necessita
di maggioranza parlamentare;
• Può esserci dominanza da parte di uno o dell'altro, purché sussista sempre l'autonomia
potenziale di ciascuna unità.
Riguardo ai poteri, in generale il Primo ministro ha direzione politica, e Presidente ha poteri
predominanti in alcuni settori di policy o poteri istituzionali come scioglimento del Parlamento o
veto.
Riguardo i poteri formali (quelli che la Costituzione attribuisce al Presidente) ci sono varie
differenze da stato a stato: possono avere sia notevoli poteri legislativi (veto, decreto, indire
referendum), sia poteri non legislativi (formazione e licenziamento del governo, scioglimento del
Parlamento). Di solito, i presidenti hanno più poteri non legislativi.
Tuttavia, importante considerare i poteri reali: in alcuni casi, i presidenti in realtà dispongono di
poteri maggiori, in altri casi di poteri minori rispetto a quelli che la Costituzione attribuisce loro.
Coabitazione: può rappresentare momento conflittuale, perché presidente continua a detenere
rilevanti poteri che prescindono dalla maggioranza parlamentare, e può creare ostacoli anche in
ambiti di competenza del Primo ministro.
Pro del semipresidenzialismo: preferibile ai 2 estremi (presidenzialismo puro e parlamentarismo
puro), sa fronteggiare meglio maggioranze disgiunte.
Contro: pericolo di esito di instabilità.
Importanza anche degli elementi istituzionali: coincidenza tra elezioni presidenziali e parlamentari
possono ridurre la possibilità di coabitazione (si suppone che nell'arco dello stesso periodo gli
elettori votino uguale).
Altri elementi da tenere in considerazione sono il sistema dei partiti e il sistema elettorale. Produce
esiti diver
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