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Capitolo 1

La democrazia moderna nasce nel 5o secolo a.C. presso i Greci ed i Romani. Le città-stato da questo momento si trasformano in cui un numero considerevole di maschi adulti in quanto cittadini assumono il diritto di partecipare direttamente al governo. Il popolo sovrano assume così la possibilità e le risorse necessarie per governarsi.

Sotto i Greci l’uguaglianza prevedeva che tutti i cittadini avessero il diritto di parola nell’assemblea di governo e di fronte alla legge. È evidente che l’uomo da sempre va alla ricerca di una sorta di associazionismo che per i Greci si è palesato nella polis. Scopo della città è quello di promuovere la felicità dei propri cittadini incoraggiandoli ad agire rettamente. I cittadini devono inoltre perseguire un obiettivo comune. Le virtù civiche devono anche essere affiancate da una valida costituzione, da leggi e da un ordine sociale che permetta di ottenere giustizia. Solo così i cittadini possono vivere in armonia.

Ciò non comporta però che tutti i cittadini debbano vivere allo stesso modo ma che ognuno debba avere un proprio fine personale che non deve per forza essere uguale a quello degli altri cittadini. I cittadini per ottenere il bene di tutti devono conoscere il bene di ciascuno e quindi essere capaci di capire il bene comune che ciascuno condivide con gli altri. La libertà della quale i cittadini godono all’interno della polis deve poi essere estesa anche nella vita quotidiana.

Nella visione greca della democrazia, il cittadino è una persona completa per la quale la politica è un’attività sociale naturale che non deve essere rigorosamente separata dagli altri aspetti della vita.

Requisiti della democrazia greca

  • Tale democrazia deve essere caratterizzata da un'armonia che permetta di condividere e agire in base ad un forte senso di bene generale che non sia in contraddizione con i loro obiettivi personali.
  • I cittadini devono avere grande omogeneità riguardo a caratteristiche che altrimenti tenderebbero a generare conflitti politici e disaccordi riguardo al bene comune.
  • Il numero dei cittadini deve rimanere limitato per evitare discussioni e disarmonie interne; solo così è possibile per i cittadini agire come governanti e sovrani della città.
  • I cittadini devono riunirsi per poter decidere direttamente sulle leggi e prendere decisioni politiche.
  • I cittadini partecipano attivamente all’assemblea ma anche all’amministrazione della città.
  • La città-stato deve rimanere autonoma; sono possibili alleanze e confederazioni per la difesa e in guerra, ma ogni città deve comunque rimanere autosufficiente sia da un punto di vista politico, economico e militare.

Occorre evidenziare come le prerogative democratiche della polis greca entrano in contraddizione con qualsiasi democrazia moderna realizzata in uno Stato-nazione. I cittadini sono inoltre troppi per riunirsi materialmente e per questo prevale il governo di rappresentanza e non di democrazia diretta. È ovvio che questa concezione presenti dei limiti, soprattutto perché anche qui esisteva una differenza tra l’ideale e la realtà della vita politica. Infatti, benché la partecipazione fosse eccezionalmente alta, è difficile stabilire il vero interesse politico dei cittadini, e per questo si ritiene che i discorsi dell’Assemblea venissero tenuti da un numero relativamente ridotto di leader.

La democrazia greca era nella pratica di tipo esclusivo cioè all’interno della città-stato ad una larga parte della popolazione adulta era negata la piena cittadinanza cioè la partecipazione alla vita politica. Erano infatti escluse le donne, gli schiavi, gli stranieri.

Capitolo 2

La tradizione repubblicana parte dal presupposto che l’uomo è di natura un animale sociale e politico e che per sfruttare le proprie potenzialità devono essere insieme in associazione politica. I repubblicani sostenevano che il miglior sistema di governo fosse quello in cui i cittadini sono pari per molti aspetti quali: uguaglianza di fronte alla legge, e nella mancanza di dipendenza tra un cittadino e l’altro.

Nell’ottica repubblicana la minaccia maggiore alle virtù civiche è generata dalle fazioni e dai conflitti politici che sono frutto del fatto che il popolo al suo interno presenta caratteristiche poco uniformi. Il compito dei repubblicani è quello di elaborare una costituzione che rifletta e che equilibri gli interessi del singolo e della maggioranza tramite un governo misto di democrazia, aristocrazia e monarchia. Secondo tale visione il popolo dovrebbe avere un ruolo importante nel governo ma poiché ciò potrebbe risultare pericoloso è opportuno limitare il suo ruolo. Il ruolo del popolo non doveva quindi essere quello di governare ma piuttosto di scegliere il leader che fosse più competente per svolgere tale funzione di governo all’interno del sistema politico. Il leader deve poi governare nell’interesse del popolo.

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Puntini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Nevola Gaspare.
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