Che materia stai cercando?

Riassunto esame Scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato La democrazia e i suoi critici, Dahl Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di scienza politica del professor Nevola, basato su appunti personali e studio autonomo dei capitoli 1, 2, 15, 22 del testo consigliato dal docente "La democrazia e i suoi critici" di R. A. Dahl.
Gli argomenti trattati sono: 1. La prima trasformazione: verso la città-stato democratica; 2. Verso la seconda trasformazione: tradizione repubblicana, rappresentanza e logica... Vedi di più

Esame di Scienza politica docente Prof. G. Nevola

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

più di un secolo. In realtà, la rappresentanza non fu inventata dai democratici ma si sviluppò nel Medioevo

nelle assemblee convocate dai monarchi: i convocati provenivano dalle varie classi che dovevano

rappresentare i diversi stati. Nello “spirito delle leggi” (1748) Montesquieu dichiarò che, poiché in uno stato

esteso era impossibile che il popolo si riunisse come organo legislativo, esso doveva scegliere dei

rappresentanti per fare quanto non poteva fare direttamente. Qualche generazione dopo Montesquieu, la

rappresentanza era largamente accettata da democratici e repubblicani. Nel giro di pochi anni era ovvio e

incontestabile che una democrazia dovesse essere rappresentativa. La conseguenza più importante era che il

governo popolare non doveva più necessariamente essere limitato agli stati di piccole dimensioni. All'interno

del dominio più vasto della nazione-stato, potevano fiorire nuove concezioni dei diritti personali, della libertà

individuale e dell'autonomia personale.

Eppure il cambiamento creò alcuni problemi. Le istituzioni della democrazia rappresentativa allontanarono

talmente il governo dal contatto diretto con il popolo che ci si potrebbe chiedere se il nuovo sistema avesse

ancora il diritto di chiamarsi democrazia. Inoltre, il vecchio principio di democrazia si trasformò in un

sistema politico pluralistico in cui le associazioni autonome venivano considerate legittime, e così nacquero

interessi e gruppi d'interesse. Poiché il bene pubblico si era frammentato in interessi individuali e di gruppo,

l'antica credenza in base alla quale i cittadini potevano e dovevano perseguire il bene pubblico piuttosto che i

loro fini privati divenne più difficile e persino impossibile da sostenere.

La logica dell'uguaglianza politica

In certi luoghi e periodi specifici si verificano tre circostanze che favoriscono la fiducia nel processo

democratico: 1) certe persone costituiscono un gruppo; 2) il gruppo è relativamente indipendente dal

controllo esterno; 3) i membri del gruppo si ritengono più o meno ugualmente qualificati a governare. Questa

idea è il Principio Forte di Uguaglianza. Le esperienze storiche rivelano due caratteristiche importanti del

Principio Forte. 1. certe convinzioni simili al principio, accompagnate dallo sviluppo di un processo

democratico sia pur grossolano, sono spesso apparse tra popoli che avevano poca o nessuna conoscenza della

democrazia greca, della tradizione repubblicana o della scoperta della rappresentanza del 700 (es.

innumerevoli associazioni tribali hanno sviluppato forme primitive di democrazia senza nessuna cognizione

delle idee occidentali; e nel VI secolo a.C. i greci stessi non avevano precedenti a cui rifarsi). 2. il Principio

Forte non doveva essere necessariamente applicato in maniera estensiva; al contrario è stato spesso

interpretato in modo molto restrittivo. Ogni volta che i membri di un gruppo o associazione arrivano a

ritenere che il Principio Forte sia valido anche per loro, ciò tenderà a portarli all'adozione di un processo più

o meno democratico al loro interno. Possiamo descrivere la democrazia che ne scaturisce democrazia rispetto

al suo demo, ma non necessariamente rispetto a tutti gli individui soggetti alle decisioni collettive del demo

stesso. Questo è un problema non risolto in modo soddisfacente da nessuna delle fonti più importanti della

teoria e pratica democratiche: quali persone sono effettivamente qualificate in maniera adeguata e devono

quindi far parte del demo?

La seconda trasformazione democratica: dalla città-stato allo Stato-nazione

Le moderne idee e pratiche democratiche sono il prodotto di due grandi trasformazioni nella vita politica. La

prima ha toccato Roma e la Grecia durante il V secolo a.C., che si trasformarono in sistemi politici popolari.

La seconda grande trasformazione ebbe inizio con il graduale trasferimento dell'idea di democrazia, che

abbandonò la sua sede storica (la città-stato) per insediarsi nella più vasta struttura dello Stato nazionale. Nel

XX secolo, poi, l'idea di democrazia ha smesso di essere una dottrina condivisa solo nel mondo occidentale.

Sebbene sia tuttora lontana dall'essere applicata in tutto il mondo, negli ultimi 50 anni la democrazia, nel

senso moderno del termine, ha conquistato una forza universale come idea politica, come aspirazione e come

ideologia. Il grande movimento di idee e pratiche democratiche ha mutato profondamente il modo in cui la

nozione di processo democratico viene concepita o realizzata. La più importante causa di questo mutamento

è da ricercarsi nello spostamento della sede dell'idea di democrazia dalla città-stato allo Stato nazionale. Per

più di 2000 anni, è stata opinione diffusa che un governo democratico o repubblicano si adattasse solo a

piccoli stati. Molto tempo dopo, la nascita dello stato nazionale avrebbe avuto la meglio sulle città-stato. Otto

conseguenze di grande peso sono scaturite da quello spostamento della sede della democrazia.

Otto conseguenze

1. La rappresentanza

Il mutamento più ovvio è il fatto che nelle assemblee i cittadini sono stati sostituiti dai loro rappresentanti. I

primi soddisfacenti tentativi di democratizzazione dello Stato nazionale si ebbero generalmente in quei paesi

dove già esistevano organi legislativi il cui scopo era di rappresentare interessi sociali specifici. Quando i

movimenti favorevoli a una maggiore democratizzazione crebbero, in questi paesi i modelli di una legislatura

rappresentativa non dovevano essere appositamente orditi perchè assemblee e organi rappresentativi

esistevano già. Di conseguenza, i sostenitori della riforma, cercarono di rendere ulteriormente rappresentativi

gli organi già esistenti estendendo il diritto di voto. Inoltre cercarono di fare in modo che colui che rivestiva

la carica più alta venisse scelto dalla maggioranza dell'assemblea legislativa, oppure direttamente

dall'elettorato. I movimenti tendenti alla democratizzazione degli Stati nazionali in Europa e in America non

nacquero dal nulla. Alcune tra le più caratteristiche istituzioni della moderna democrazia, compreso lo stesso

governo rappresentativo, non furono solo il prodotto di astratti ragionamenti sul processo democratico e sui

suoi requisiti, ma piuttosto il risultato di una successione di specifiche trasformazioni di istituzioni politiche

già esistenti. Sarebbe comunque errato considerare la democratizzazione di organi legislativi preesistenti

come mero adattamento di istituzioni già in vigore. Il governo rappresentativo non si innestò sull'idea

democratica solo per affinità con le istituzioni già esistenti. Coloro che si assunsero il compito di modificare

le istituzioni erano ben consapevoli del fatto che, per applicare la logica dell'uguaglianza politica a uno stato

nazionale di grandi proporzioni, la democrazia diretta delle assemblee dei cittadini doveva essere sostituita

con i governi rappresentativi.

2. L'estensione illimitata

Con la rappresentanza, automaticamente vennero a cadere i limiti delle dimensioni di una comunità

democratica. Un governo rappresentativo poteva agire su un territorio illimitato, con un numero illimitato di

abitanti

3. I limiti della democrazia partecipativa

Una conseguenza diretta dell'ingigantirsi delle proporzioni, è il fatto che alcune forme di partecipazione

politica sono più limitate. In molte città-stato esistevano delle possibilità che in un paese democratico non

esistono a causa del numero di abitanti e della sua estensione territoriale. Il limite teorico di una reale

partecipazione politica, si restringe a misure che aumentano le proporzioni dello stato. La conseguenza di ciò

è che un cittadino degli USA non può partecipare alla vita politica in maniera tanto completa quanto un

cittadino di un demo molto più piccolo in uno stato molto più piccolo.

4. L'eterogeneità

Si può dire che quanto più una struttura politica più ampia ed estesa, tanto più i suoi cittadini tendono a

differenziarsi tra di loro. La popolazione relativamente omogenea, che era un elemento fondamentale della

visione della democrazia nelle città-stato, diviene così, da un punto di vista pratico, impossibile.

5. La conflittualità

Una conseguenza dell'eterogeneità è il moltiplicarsi delle fratture politiche; i conflitti divengono perciò un

aspetto inevitabile della vita politica e vengono accettati dalla mentalità e dalle procedure politiche come un

elemento normale. Madison, all'assemblea costituente americana del 1787, affermò che poiché i conflitti

d'interesse erano nella natura dell'uomo e della società, e poiché non si poteva reprimere l'espressione di

questi conflitti senza contemporaneamente sopprimere la libertà, il miglior rimedio ai contrasti tra fazioni

opposte era di ampliare le dimensioni del paese. Uno dei vantaggi dell'applicazione di un governo

repubblicano su grande scala, era il fatto che i conflitti politici sarebbero sfociati molto meno facilmente in

accanite lotte civili.

6. La poliarchia

Le mutate dimensioni e le conseguenze che ne derivavano, contribuirono a far sviluppare un insieme di

istituzioni politiche. Questo tipo di ordinamento politico è stato chiamato poliarchia. Si può giudicare la

poliarchia da diverse angolazioni. Le interpretazioni della poliarchia, notevolmente diverse tra loro, non sono

inconciliabili, anzi sono addirittura complementari perchè ciascuna pone l'accento su un diverso aspetto.

7. Il pluralismo sociale e organizzativo

Nasce nelle poliarchie un consistente numero di gruppi e organizzazioni sociali che sono relativamente

autonome, sia le une dalle altre, sia rispetto al sistema politico: è quello che è stato chiamato pluralismo o,

più precisamente, pluralismo sociale e organizzativo.

8. L'espansione dei diritti individuali

Nelle nazioni governate da poliarchie si è verificata un'enorme espansione dei diritti dell'individuo. La

quantità e la varietà dei diritti individuali riconosciuti dalla legge ed effettivamente applicati sono andate

crescendo col passare del tempo. Poiché nelle poliarchie la cittadinanza è stata estesa a quasi tutta la

popolazione adulta, tutti gli adulti sono praticamente autorizzati a usufruire dei diritti politici primari. Molti

diritto dell'individuo non sono più limitati ai soli cittadini, ma si estendono anche agli altri abitanti. Sarebbe

assurdo attribuire l'espansione dei diritto al semplice aumento di dimensione, che è solo una delle cause.

Innanzitutto le istituzioni della poliarchia comportano necessariamente la concessione dei diritti politici

primari. Secondo, i rapporti sociali e la conoscenza personale lasciano il posto alla distanza e all'anonimato,

e in queste circostanze i diritti personali derivanti dalla cittadinanza sono in grado di garantire una sfera di

libertà personale che non poteva essere fornita dalla partecipazione alle decisioni collettive. Inoltre crescono

l'eterogeneità e il conflitto. Se esistesse una società priva di conflitti d'interesse, nessuno avvertirebbe la

necessità dei diritto personali, perchè ciò che vuole un cittadino più ciò che vogliono tutti.

La poliarchia. Definizione

La poliarchia è un ordinamento politico caratterizzato da due elementi. La cittadinanza è estesa a una % alta

di popolazione adulta, e tra i diritti compare anche la possibilità di opporsi alle alte cariche dello Stato e di

bocciarle tramite voto. La prima caratteristica distingue la poliarchia da sistemi di governo più esclusivi; la

seconda distingue la poliarchia da quei sistemi in cui, anche se la maggioranza della popolazione adulta gode

dei diritti di cittadinanza, in questi diritti non è compreso quello di opporsi al governo e di bocciarlo tramite

il voto.

Le istituzioni della poliarchia

La poliarchia è un ordinamento politico che si distingue dagli altri per la presenza di sette istituzioni, che

devono comparire insieme affinché un governo possa essere classificato come poliarchico: elezione dei

rappresentanti; elezioni libere e regolari (frequenti elezioni condotte correttamente, in cui i fenomeni di

coercizione sono assenti); suffragio universale (tutti gli adulti hanno diritto di votare per eleggere i

rappresentanti); diritto di presentarsi alle elezioni (tutti gli adulti hanno il diritto di concorrere alle elezioni

per essere eletti come rappresentanti, anche se il limite minimo di età può essere in tal caso diverso da quello

del diritto al voto); libertà di espressione (i cittadini hanno il diritto di esprimersi su tutte le questioni

politiche senza per questo dover temere severe punizioni); informazione alternativa (i cittadini hanno il

diritto di ricercare fonti alternative di informazione, che sono protette dalla legge); libertà d'associazione (per

usufruire dei diritti di cui godono, i cittadini hanno il diritto di costituire associazioni e organizzazioni

relativamente indipendenti, come partiti politici e gruppi di interesse indipendenti).

Poliarchia e democrazia

Tutte le istituzioni della poliarchia sono necessarie per raggiungere il più alto grado possibile di democrazia

nel governo di un paese. Non vuol dire però che esse siano sufficienti. Le istituzioni 1 e 2 sono necessarie

per l'uguaglianza nel voto; tutte tranne la 2 sono necessarie per una partecipazione concreta; 5, 6 e 7 per una

comprensione illuminata; tutte per il controllo dell'agenda; dalla 3 alla 7 per l'inclusione.

Una valutazione della poliarchia

Oggi nessun paese ha oltrepassato la poliarchia per andare verso un più alto livello di democrazia. Gli

intellettuali dei paesi democratici in cui la poliarchia esiste ininterrottamente da parecchie generazioni spesso

dichiarano di averne abbastanza delle sue istituzioni e ne disprezzano i difetti; mentre i democratici che ne

sono privati le trovano desiderabili. Questo è dovuto al fatto che la poliarchia garantisce una vasta gamma di

diritti e di libertà individuali, che nessun altro sistema alternativo, tra quelli attualmente esistenti nel mondo,

è in grado di assicurare. Benché le istituzioni della poliarchia non offrano ai cittadini la possibilità di

partecipare alla vita politica con la stessa facilità e immediatezza di cui potevano usufruire i cittadini di una

piccola città-stato, e nonostante non possano neanche assicurare uno stretto controllo dei cittadini sul

governo, né garantire che le decisioni politiche coincidano sempre con le aspirazioni della maggioranza dei

cittadini, tali istituzioni rendono però estremamente improbabile che un governo insista per lungo tempo nel

perseguire politiche che suscitano l'opposizione della maggior parte dei cittadini. Nonostante ciò la

poliarchia si rivela insufficiente nel rispondere al modello del processo democratico. Da un punto di vista

democratico, si possono sollevare molti interrogativi relativi alle istituzioni della democrazia su larga scala

degli stati nazionali così come esistono oggi. I più importanti sono cinque. 1) date le condizioni del mondo

moderno, come è possibile mettere in pratica quelle possibilità di partecipazione politica che esistevano

teoricamente nelle democrazie e nelle repubbliche su piccola scala? 2) È è vero che la poliarchia presuppone

condizioni che nella maggior parte dei paesi mancano e continueranno a mancare? La maggioranza dei paesi,

quindi risulta inadatta alla poliarchia e più predisposta all'instaurazione di un regime autoritario? 3) È

possibile in assoluto una democrazia su larga scala? 4) Il pluralismo nella democrazia su larga scala

indebolisce la possibilità di raggiungere il bene comune? E ha senso parlare di un bene comune? 5) Sarebbe

possibile oltrepassare la storica soglia della poliarchia per dirigersi verso una più completa realizzazione del

processo democratico? La democrazia nel mondo di domani

Il processo democratico è superiore in almeno tre aspetti ad altre alternative di governo possibili. Primo,


ACQUISTATO

10 volte

PAGINE

8

PESO

90.79 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di scienza politica del professor Nevola, basato su appunti personali e studio autonomo dei capitoli 1, 2, 15, 22 del testo consigliato dal docente "La democrazia e i suoi critici" di R. A. Dahl.
Gli argomenti trattati sono: 1. La prima trasformazione: verso la città-stato democratica; 2. Verso la seconda trasformazione: tradizione repubblicana, rappresentanza e logica dell'uguaglianza; 15. La seconda trasformazione democratica: dalla città-stato allo Stato-nazione; 22. La democrazia nel mondo di domani.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Nevola Gaspare.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Scienza politica

Riassunto esame Scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato Paradossi della democrazia, Eisenstadt
Appunto
Riassunto esame scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato La scienza politica, Cotta, Della Porta, Morlino
Appunto
Riassunto esame scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato Lineamenti di scienza politica, Fisichella
Appunto
Riassunto esame Scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato Democrazia, costituzione, identità, Nevola
Appunto