Estratto del documento

Capitolo 1: L'unione europea e la sfida dell'identità politica

L'UE: un contratto di convenienza?

Con la Dichiarazione di Leaken nasce il proposito di rilanciare il processo di integrazione europea. Da subito, la Dichiarazione suscita molte aspettative europeiste con l’obiettivo di rimodellare l’Europa dopo Maastricht. Tali intenti costituirebbero un contratto che però può essere visto in due modi:

  • Contratto nel quale più persone si mettono d'accordo per una convivenza
  • Contratto nel quale i soggetti conviventi si sottopongono a un potere comune

A far bene, bisognerebbe avere entrambe le caratteristiche fuse insieme. Dall'altra parte, gli euroscettici non condividono l'idea di omogeneizzazione. Nonostante il lungo processo di integrazione, l'UE oggi fatica ancora a mobilitare e attrarre l'opinione pubblica di massa attorno a sé come progetto politico. L'UE è sì un contratto di convenienza, ma occorre considerare che la sua tenuta non dipende solo da fattori di tipo utilitaristico e strumentale, ma spesso passa come tale perché visto come un progetto freddo e distante.

Ritorno alla politica dell'identità

La globalizzazione ha portato sì all’apertura di nuovi mercati e alla creazione di nuove tecnologie, ma non ha unificato il mondo dal punto di vista culturale e politico. Le dinamiche di globalizzazione e frammentazione si sono rivelate fonte di tensioni per lo stato-nazione. Si parla quindi di politiche dell'identità intese come politiche pubbliche, ad esempio riguardanti le distinzioni di genere, i diritti degli omosessuali, le guerre etniche, gli interventi umanitari, ecc.

Le questioni identitarie quindi non riguardano solo l'aspetto storico-letterario ma si ripercuotono anche sulla dimensione politica e giuridica della vita collettiva. L'UE, posta agli occhi delle collettività come elemento freddo e di convenienza, rischia di mettere in ombra il proprio progetto politico.

UE e sfida dell'identità

Quando si parla di identità ci si riferisce a due elementi in particolare:

  • Forma delle distinzioni identitarie collettive (violenza, non violenza)
  • Contesto (internazionale, intranazionale)

L'UE si caratterizza così:

  • Si propone come attore del sistema internazionale
  • Si trova a dover definire la sua identità culturale e a differenziarsi dagli altri attori
  • Composta da paesi tipicamente europei ed altri che sono subentrati successivamente con la necessità presente e futura di dover definire quali siano i limiti per accettare l’adesione di altri stati
  • Non può non essere toccata dalle politiche identitarie dei vari stati membri

Coi numerosi cambiamenti storico-economici che si sono susseguiti dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’UE è comunque riuscita a stare in piedi, e tutt’ora sta cercando di ridefinire ulteriormente questi mutamenti con inevitabili conseguenze sul piano identitario.

UE e implicazioni identitarie delle turbolenze del sistema internazionale

Huntington ha formulato la tesi dello "scontro delle civiltà" che fornisce un’interpretazione alternativa dei principi regolatori del sistema internazionale del dopo Guerra Fredda. Spesso però è stata male interpretata evidenziando soprattutto l’aspetto riguardante le civiltà che sarebbero destinate a scontrarsi. In realtà egli fa discorsi più sofisticati. La storia e il mondo contemporaneo mostrano l’esistenza di una varietà di civiltà particolari e non un mondo unificato secondo un principio ordinatore.

L’estraneità tipica di elementi che non ci appartengono non devono necessariamente essere visti come barbari. In sostanza, Huntington evidenzia il possibile scontro tra civiltà nel senso di uno scontro di valori.

UE e implicazioni identitarie del processo di allargamento ad Est

Il processo di integrazione e di allargamento europeo avviato a Roma nel 1957 ha conferito un carattere nuovo rispetto al passato di tipo volontaristico e pacifico al progetto dell’unificazione europea. Tale processo presenta però delle ambiguità di fondo riguardo all’identificazione o alla sovrapposizione tra Europa ed Unione Europea di oggi vista come un’organizzazione di tipo economico e giuridico comprendente una pluralità di stati, mentre non è chiaro cosa sia effettivamente Europa. Per questo motivo il processo di allargamento dell’UE spesso solleva un problema delicato di identità europea.

Capitolo 2: L'integrazione europea oltre Maastricht

Modello Maastricht di UE

Il trattato di Maastricht del 1992 dà vita all’UE attraverso un’unione delle comunità europee presenti basandosi su tre pilastri: Unione economica e monetaria, Politica estera e di sicurezza comune, Cooperazione, Giustizia e Affari interni.

Facendo un bilancio sull’Europa di Maastricht ne emergono tre aspetti:

  • Economico finanziario: L’impatto è positivo e fa emergere le volontà di politiche del trattato stesso. Nonostante lo spegnimento progressivo dell’euforia iniziale, la creazione della moneta unica e della politica monetaria in generale sono stati avvenimenti di portata storica. La creazione della BCE ha accelerato e rafforzato il passaggio di alcune competenze dagli stati a livello europeo.
  • Della cittadinanza sociale: Tendente al negativo a causa della sempre maggiore integrazione che ha messo a dura prova il modello sociale europeo sotto l’aspetto relativo al modello sociale e quello che riguarda il modello europeo di welfare. Non esistono vincoli comuni in questo ambito come invece lo è per l’aspetto economico e monetario, ma rimangono ancora temi fortemente legati ai singoli stati.
  • Politico-istituzionale: Molto negativo, l’UE risulta ancora fortemente deficitaria da questo punto di vista. Gli stati non sono in alcun modo legati da una politica estera e di sicurezza comune, di difesa, di giustizia e di affari interni, ecc. Mancanza di capacità EU di imposizione di tasse. Il processo europeo risulta poi particolarmente faticoso e burocraticizzato e per questo spesso i provvedimenti arrivano tardi. Altro elemento è il deficit democratico che riguarda i seguenti aspetti:
  • Struttura istituzionale: Le istituzioni europee ed il loro funzionamento risultano sotto molti aspetti lontani dal costituzionalismo democratico. La Commissione, ad esempio, è titolare dei tre poteri principali: esecutivo legislativo e giuridico-costituzionale. Per quanto riguarda il Consiglio Europeo, esiste una sovra-posizione di potere legislativo ed esecutivo. Altro elemento è lo scarso potere del Parlamento Europeo.
  • Input del processo politico: C’è una bassissima presenza di partecipazione politica democratica a livello europeo. Il Parlamento europeo viene sì eletto dai cittadini, ma i livelli partecipativi rimangono inferiori rispetto a quelli del voto nazionale; le elezioni europee sono considerate di secondo ordine.
  • Processo politico: Si caratterizza per la persistente mancanza del principio di decisione a maggioranza; infatti, i governi nazionali nel Consiglio mantengono numerose politiche cruciali.
  • Output del processo politico: Offre risultati abbastanza deboli; la cittadinanza europea infatti non pone per i cittadini europei un raccordo esplicito, diretto e istituzionalizzato tra diritti e doveri. La cittadinanza europea risulta spesso per i cittadini una cittadinanza di secondo grado.

Il punto da discutere è quindi se il modello Maastricht possa o meno soddisfare le grandi attese spesso riposte nell’Europa.

L'unione monetaria è raggiunta, e ora?

Il risultato prodotto da Maastricht è un modello di UE la cui struttura portante è l’integrazione economico-monetaria. Le principali preoccupazioni europee si sono concentrate su temi economico-finanziari, avendo come priorità la costruzione di un’unione monetaria e l’introduzione di una moneta comune. La logica europea è così rimasta ancorata alla concezione economica. Non abbiamo ancora assistito a una politicizzazione dell’UE. Il processo di integrazione europea non ha affrontato i temi politici tenendo piuttosto distante la politica dall’integrazione europea. In un clima di crescente scetticismo l’UE si è così fermata a Maastricht.

Dall'offensiva europeista di Fischer al fallimento di Nizza

L’idea è quella di non fermarsi a Maastricht rilanciando la dimensione politica dell’integrazione europea rivedendo l’architettura istituzionale e le regole decisionali dell’UE. L’obiettivo è rafforzare l’UE, che rischia altrimenti di compromettere il livello di integrazione raggiunto se l’allargamento non fosse preceduto dal varo di una serie di riforme con le quali realizzare l’approfondimento. Si apre quindi una discussione relativa alla capacità o meno di riuscire a superare il modello Maastricht. In prospettiva di nuovi allargamenti, l’Europa non può fermarsi a Maastricht ma dovrà essere una nuova Europa assumendo le sembianze di una vera entità politica europea. Il programma di aggiustamento istituzionale prevede un progetto di democratizzazione dell’Unione che si dota di una costituzione.

Fischer (ministro dell’economia tedesco) sposta il dibattito sulla dimensione politica dell’integrazione europea. Egli evidenzia come l’Europa di Maastricht sia giunta al capolinea e che l’UE deve immettersi su binari differenti da quelli seguiti fin’ora. Con le sue prospettive riemergono le volontà federalistiche europee di tipo classico, prospettiva che prevede una visione dell’integrazione europea che riesca a tenere insieme le ragioni delle convinzioni di principio e le ragione delle scelte responsabili. Fischer indica una ripoliticizzazione della questione europea ponendo da una parte problemi di natura direttamente politica, ed dall’altra provoca divisioni circa i mezzi e le finalità politiche del progetto-Europa. Il suo punto di vista finisce col diventare un vero e proprio manifesto dell’Europa da costruire.

Il bilancio relativo ai tentativi fatti a Nizza risulta totalmente fallimentare nella sostanza politica, sia rispetto alle priorità di breve periodo delle riforme istituzionali, sia rispetto agli obiettivi più di fondo messi in risalto dall’offensiva europeistica.

Capitolo 3: Democratizzare l'UE

Questione democratica europea

Il problema del deficit democratico è secondo alcuni, come Spinelli, frutto dei limiti del disegno politico-istituzionale dell’UE. Secondo i federalisti, è attraverso la realizzazione di una democrazia europea basata su un vero parlamento europeo che potrà prendere forma lo Stato federale europeo. L’insensibilità democratica cela due diversi e più interessanti fattori politico-culturali che caratterizzano la vicenda dell’integrazione europea. I processi di costruzione degli stati o di altre forme di unità politica hanno visto prevalere delle mosse dall’alto piuttosto che dal basso.

Negli ultimi anni questo clima di insensibilità democratica è andato riducendosi diventando momento di discussione anche tra l’opinione pubblica. Sono tre le principali questioni che spingono verso la creazione di un’UE sempre più politicizzata:

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Puntini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Nevola Gaspare.
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