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Capitolo 1 principi della politica

Il termine “politica” ha diverse sfumature, ma 3 aspetti sono chiari:

  • È un’attività collettiva che si determina all’interno dei gruppi e tra gruppi
  • Comporta la presa di decisioni su questioni che coinvolgono il gruppo
  • Le decisioni politiche diventano obbligatorie per il gruppo

L’interpretazione della politica come attività al servizio della comunità si può far risalire agli antichi greci. Aristotele affermava che “l’uomo è per sua natura un animale politico”. La politica è il perseguimento di obiettivi comuni e i cittadini dovrebbero contribuire alla loro realizzazione. Lasswell definì la politica “chi ottiene qualcosa, quando e come”. La politica è un’attività che coinvolge sia interessi comuni sia interessi contrapposti, sia la cooperazione sia il conflitto, sia la ragione sia la forza.

1.2 Il governo

Il governo è l’insieme di istituzioni deputate a risolvere i problemi politici, è composto da istituzioni che hanno la responsabilità di prendere decisioni collettive per la società. È costituito da tutte le organizzazioni che hanno lo scopo di raggiungere e implementare decisioni per la comunità.

  • Offre sicurezza e prevedibilità ai suoi cittadini
  • Vi è una procedura standard per raggiungere e applicare le decisioni.

Il termine governante designa l’attività che consiste nel prendere decisioni collettive, un’attività in cui le istituzioni governative potrebbero non avere un ruolo di primo piano. Il suo significato si colloca a metà strada tra politica e governo. Implica il coordinamento di entità che appartengono sia al settore pubblico sia a quello privato.

1.3 Classificare i governi

La classificazione più influente è quella di Aristotele, basata su due dimensioni:

  1. Numero di persone coinvolte nell’attività di governo: poche o tante
  2. Come agivano i governanti: nell’interesse comune (forma pura) o nel loro interesse personale (forma corrotta)

Ciò genera sei tipi di governo: monarchia e tirannia, aristocrazia e oligarchia, politia e democrazia. Attualmente distinguiamo 3 tipi di governo:

  • Democrazia liberale: è la categoria più diffusa, i governanti vengono scelti attraverso elezioni libere, competitive, corrette e periodiche. Quasi tutti i cittadini hanno diritto di voto. Il governo è soggetto a limiti costituzionali e i diritti individuali vengono difesi da tribunali indipendenti.
  • Regimi autoritari: la popolazione non ha alcun mezzo efficace per controllare i suoi governanti, le elezioni non si tengono affatto e i partiti politici potrebbero essere messi al bando. La comunicazione tra governati e governanti è scarsa sia in termini qualitativi sia in termini quantitativi. Es. Cina e Medio Oriente. Il regime totalitario (es. fascismo, comunismo), invece è un sottogruppo del regime autoritario (tutte le forme di non democrazia).
  • Democrazia illiberale: (es. molti paesi post comunisti, post militari e post coloniali), qui le elezioni sono controllate (caso 2004 Putin in Russia). Questo tipo di democrazia si colloca nel mezzo, tra il regime autoritario e la democrazia liberale.

1.4 Potere

La parola potere deriva al latino “potens” e significa “che è in grado”, ed è la capacità di ottenere gli effetti desiderati. Parsons definisce il potere come la capacità di un governo di attingere alle obbligazioni dei suoi cittadini per realizzare fini collettivi come l’ordine e la protezione dell’ambiente. Il potere politico dunque è una risorsa collettiva desiderabile che consente ai governanti di perseguire con successo il pubblico interesse. Il potere come influenza si può esercitare in svariati modi, come minacce, corruzione, negoziazione e assunzione di impegni.

1.5 Autorità e legittimazione

L’autorità è il diritto riconosciuto di agire, si crea quando i subordinati accettano la capacità dei superiori di impartire ordini legittimi. L’autorità è il diritto di comandare, crea il potere a condizione che le persone riconoscano il soggetto investito di quella autorità il diritto di prendere decisioni. Le relazioni di autorità sono sempre gerarchiche. Ci sono tre mezzi per riconoscere la validità del potere politico:

  1. Autorità tradizionale: si basa sul “rispetto di ciò che effettivamente, presumibilmente o presuntivamente è sempre esistito”, per esempio i monarchi governano perché hanno sempre governato. L’autorità tradizionale è quasi una estensione del patriarcato.
  2. Autorità carismatica: tali leader vengono seguiti perché ispirano i seguaci che attribuiscono al loro salvatore qualità eccezionali o addirittura soprannaturali. I leader carismatici emergono generalmente nei momenti di crisi e di turbolenza (es. Hitler). L’autorità carismatica ha vita breve, viene meno con il leader, questo processo si chiama routinizzazione del carisma.
  3. Autorità legale-razionale: qui l’obbedienza si deve alle regole anziché ai regolatori. Questo tipo di autorità tutela i diritti individuali e rappresenta una componente essenziale della democrazia liberale. La legge determina come si assurge a ruoli di comando e indica quali limiti i governanti devono rispettare nell’esercizio delle loro funzioni. Secondo Weber il capitalismo moderno è il luogo storico di realizzazione della razionalità formale.

La legittimazione è una componente dell’autorità in quanto essa è potere legittimato.

1.6 Stato e la sovranità

Lo stato è una comunità politica formata da una popolazione territoriale assoggettata ad un governo, e si pone al di sopra di tutte le altre organizzazioni della società. Lo stato definisce la comunità politica di cui il governo è gestore. La sovranità contraddistingue la massima fonte di autorità della società (lo stato è sovrano). Il dibattito contemporaneo distingue tra sovranità interna (gestire affari interni) e sovranità esterna (diritto di far parte dell’ordinamento internazionale).

1.7 Nazioni e nazionalismo

Le nazioni sono comunità immaginarie e la nazione si identifica spesso con qualsiasi gruppo che chiede di essere considerato come tale. Due aspetti fondamentali:

  1. Le nazioni sono popoli con una patria, e ciò implica la rivendicazione di un determinato territorio.
  2. Quando un gruppo si qualifica come nazione afferma il diritto all’autodeterminazione all’interno dei propri confini.

Un gruppo diventa nazione ricercando ed ottenendo il controllo sul proprio destino, tramite l’indipendenza o la devolution. Il nazionalismo è una dottrina propria della modernità che afferma il diritto delle nazioni all’autodeterminazione. Quattro combinazioni tra stati e nazioni:

  • Stato nazione
  • Stato multinazionale
  • Nazione senza stato
  • Diaspora

1.8 Ideologia

Hamilton definisce l’ideologia un sistema di convinzioni e atteggiamenti collettivi a favore di un determinato tipo di struttura sociale, che i suoi sostenitori intendono promuovere e mantenere. Per Marx invece l’ideologia è una serie di illusioni create dalla classe dominante per legittimare la propria condizione. Oggi invece designa un insieme di idee. Nella scienza politica prevale l’accezione debole del termine, (cioè un concetto “neutro”) e non un’accezione forte come nel caso della teoria marxista.

1.9 Destra e sinistra

Nonostante la crisi delle ideologie novecentesche, i termini destra e sinistra continuano ad essere utili per capire la politica contemporanea e comparata. Secondo Bobbio i due termini sono impiegati abitualmente per designare il contrasto delle ideologie e dei movimenti in cui sono divise pensieri e azioni politiche. Bobbio sintetizza lo spettro in cui si collocano le dottrine e i movimenti politici in quattro parti: estrema sinistra, centro sinistra, centro destra ed estrema destra. I due termini si incontrano ancora comunemente nella classificazione dei partiti politici, specie nell’Europa Occidentale; in essa inoltre, i due termini, fanno riferimento all’intervento pubblico nell’economia (es. sinistra > nazionalizzazione, destra > libero mercato).

Capitolo 2

Gli approcci sono modalità di comprensione e in questo capitolo ne verranno esaminati 5: istituzionale, comportamentista, strutturale e della scelta razionale.

2.1 L’approccio istituzionale

L’istituzione è un’organizzazione formale i cui membri interagiscono sulla base di ruoli specifici che esercitano all’interno dell’organizzazione. In politica, l’istituzione designa tipicamente un organo di governo reso obbligatorio dalla costituzione ed è particolarmente importante nelle democrazie liberali. Il concetto di istituzione si estende in tre direzioni:

  1. Burocrazia e governo locale
  2. Organizzazioni politiche che non fanno parte del governo (partiti politici)
  3. Istituzioni formali di governo

L’analisi istituzionale assume che le posizioni da ricoprire all’interno delle organizzazioni siano più importanti delle persone che le occupano, anche se occorre una focalizzazione sugli individui per capire le convenzioni non scritte che sono necessarie per il buon funzionamento dell’organizzazione. Le istituzioni mettono a disposizione le regole del gioco entro cui gli individui perseguono i propri obiettivi, e posseggono una storia, una cultura e una memoria; incarnano tradizioni e valori di riferimento. L’istituzionalizzazione è il processo attraverso il quale le organizzazioni acquistano valore e stabilità con il tempo. Qual è il valore delle istituzioni per un sistema politico?

  • Capacità di prendere impegni a lungo termine
  • Offrire prevedibilità
  • Fondamentali per una politica liberaldemocratica
  • Le istituzioni di governo sono lo strumento attraverso cui i problemi politici vengono definiti, processati e risolti.

Le istituzioni di governo non agiscono quasi mai indipendentemente dalle forze sociali.

2.2 L’approccio comportamentista

Il comportamentismo era una scuola di pensiero della scienza politica che anteponeva lo studio degli individui a quello delle istituzioni. Lo studio dell’opinione pubblica divenne una dimensione importante in queste ricerche. La causa principale per cui si è passati a questo approccio è la decolonizzazione, infatti, nei paesi che avevano conquistato l’indipendenza le istituzioni di governo si dimostrano scarsamente affidabili. Le istituzioni non vengono ignorate del tutto, infatti, ciò che conta è il comportamento delle persone nel contesto istituzionale. L’analisi dei sondaggi diede luogo a utili generalizzazioni sul comportamento elettorale, dimostrando per esempio come l’appartenenza etnica e di classe incidesse significativamente sulla partecipazione dei cittadini in politica. Il comportamentismo però ha prodotto una scienza politica troppo sbilanciata sul versante della scienza, a spese della politica.

2.3 L’approccio strutturale

Tale approccio enfatizza le relazioni oggettive tra gruppi sociali; i vari interessi e le varie posizioni di essi influenzano la configurazione del potere e attivano la dinamica del cambiamento politico. A tal proposito si ritorna a marginalizzare il ruolo dell’individuo, ricalcando l’approccio degli istituzionalisti. L’approccio strutturale è generico nel senso che fa assunzioni generali e guarda esclusivamente al quadro complessivo. Lo strutturalismo tende a mettere in secondo piano le spiegazioni culturali e valoriali dei fenomeni sociali.

2.4 L’approccio della scelta razionale

Concepisce la politica come un’interazione strategica tra individui, in cui tutti i player cercano di massimizzare la realizzazione dei propri obbiettivi specifici. Mentre i comportamentisti cercano di spiegare il comportamento politico attraverso la generalizzazione statistica, l’approccio della scelta razionale si focalizza sugli interessi degli attori come fattori esplicativi. Lo scopo è modellizzare le componenti essenziali dell’interazione umana, non ricostruire dettagliatamente le motivazioni. Le scelte razionali non presuppongono necessariamente una piena conoscenza dunque esse vanno distinte dalle scelte informate. Il punto di partenza è l’individualismo metodologico, ossia il principio che, in politica, le spiegazioni si devono trovare nelle preferenze e nel comportamento degli individui. Uno dei principali contenuti di questo approccio sta nella capacità di mettere in luce i problemi dell’azione collettiva, cioè le difficoltà del coordinare le azioni degli individui in modo da ottenere il miglior risultato possibile per ciascuno.

Studio di Downs: Quali politiche dovrebbero adottare i partiti per massimizzare i voti? Le preferenze politiche degli elettori si possono rappresentare su una semplice scala che va da destra a sinistra e, l’opinione pubblica in genere si distribuisce simmetricamente intorno al punto medio, formando una curva a “campana”. Un partito dunque potrebbe esordire a un estremo, per poi avvicinarsi al centro perché ci sono più voti da raccogliere. L’equilibrio politico esiste quando nessun attore pensa di trarre un beneficio apprezzabile dalla modifica della posizione attuale. Secondo questo studio dunque i partiti dei sistemi bipartitici spesso convergono al centro.

2.5 L’approccio interpretativo

L’approccio interpretativo assume che:

  1. Le strutture dell’associazione umana siano determinate da idee comuni anziché da forze materiali.
  2. Le identità e gli interessi di attori propositivi siano costruite da queste idee comuni, anziché fornite dalla natura.

Nella sua versione più estrema questa posizione afferma che la politica consiste nelle idee nutrite su di essa dai soggetti che vi partecipano. Si rifà alle tesi costruttiviste secondo le quali non è possibile perseguire una rappresentazione oggettiva della realtà, poiché la nostra stessa percezione del mondo è socialmente e storicamente determinata.

2.6 Conclusione

Il valore pratico di una scuola di pensiero sta nella sua capacità di generare un programma evolutivo di ricerca, cioè studi innovativi che definiscano nuovi problemi e suggeriscano prospettive originali su quelli vecchi.

Capitolo 5

La democrazia (dal greco kratos (governo) demos (popolo))

Oggi la maggior parte delle persone nel mondo vivono sotto un governo democratico. Risultato della profonda trasformazione avvenuta negli ultimi 25 anni del ‘900 (da meno di 40 a più di 80 paesi). Questa estensione fu accelerata dal tracollo del comunismo (anche se iniziò prima). Con la fine della guerra fredda si mette in discussione il principio di sovranità incondizionata dello stato e la promozione della democrazia è diventata un obiettivo ideologico. Ci sono 3 diversi tipi di democrazia:

  • Democratica diretta
  • Democratica deliberativa
  • Democratica rappresentativa (che si divide a sua volta in liberale e illiberale)

5.1 democrazia diretta

Il principio base è l’autogoverno: non c’è distinzione tra governanti e governati, tutti i cittadini decidono insieme in un ambiente di uguaglianza e libertà decisionale. Stato=società. Nacque ad Atene tra il 461 a.c. e il 322 a.c. le polis erano piccoli sistemi indipendenti; quella ateniese operava secondo i principi democratici di Aristotele. Tutti i cittadini potevano:

  1. Partecipare alle riunioni dell’assemblea
  2. Entrare nel consiglio di governo
  3. Far parte delle giurie popolari

Il simbolo più rappresentativo della democrazia diretta era l’ekklesia (assemblea del popolo). Qualsiasi cittadino con età superiore ai 20 poteva parteciparvi. Si riuniva una quarantina di volte l’anno per discutere gli argomenti sottoposti (tra cui guerra e pace). Il consiglio esecutivo esercitava le funzioni amministrative. Erano 500 cittadini con più di 30 anni estratti a sorte una volta all’anno esemplificava un principi della democrazia comunitaria: "tutti governano su ciascuno e ciascuno a sua volta governa su tutti". Un terzo dei cittadini poteva aspettarsi di essere eletto almeno una volta. Il sistema giuridico fortemente politicizzato è il terzo pilastro della democrazia ateniese. È formato da centinaia di persone selezionate casualmente su base volontaria. Decidevano le cause mosse contro coloro che erano sospettati di aver agito contro la polis. I tribunali erano il luogo della responsabilizzazione.

Per gli ateniesi la politica era un’attività amatoriale; impegnarsi nella democrazia significava conoscere il funzionamento della polis. Aveva però seri limiti:

  • La cittadinanza era solo per gli uomini i cui genitori avevano già la qualifica di cittadino. Erano esclusi: donne, schiavi e residenti stranieri. Le donne non avevano nessun diritto pubblico e gli schiavi permettevano al padrone di trovare il tempo per dedicarsi alla politica
  • Dopo l’introduzione di un “gettone di presenza” molti rimasero assenti dalle riunioni
  • Era un sistema eccessivamente articolato, dispersivo e costoso
  • Non produceva sempre una politica risoluta e coerente. La governance era inefficace a causa dell’assenza di una burocrazia.

L’esperienza democratica ateniese funziona solo in una dimensione molto piccola. Ad Atene durò per circa 100 anni, a certe condizioni è un obiettivo realizzabile.

5.2 democrazia deliberativa

Tipo di democrazia moderna che rimanda a...

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EleonoraCP di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Giannetti Daniela.
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