Scienza politica
La scienza politica ha lo scopo di studiare i diversi aspetti della realtà politica e le dimensioni che hanno a che fare con la politica ma attraverso metodi scientifici. La scienza politica procede attraverso le teorie e le ipotesi che si sviluppano nel corso della ricerca scientifica della politica e che vengono progressivamente affinate, scartate, rimpiazzate o trasformate dalle ricerche che si accomunano nel tempo.
Definizione della politica
Scienza politica è una locuzione formata da due termini: la scienza e la politica. Cerchiamo di definire l’oggetto cioè la politica. La politica non è un termine univoco e ben definito e ha assunto nel tempo significati diversi. È quindi necessario rendere conto della trasformazione semantica nel tempo e poi cercare di darne una definizione moderna, quella utilizzata dalla stessa scienza politica.
Anche all’interno della disciplina ci sono diversi approcci allo studio della politica che definiscono la politica. È possibile trovare 3/4 ambiti della politica che vengono considerati rilevanti per l’analisi scientifica della disciplina stessa. A studiare l’ambito scientifico è la comunità scientifica: docenti, ricercatori, analisti che studiano la politica in maniera metodologicamente appropriata.
Evoluzione del concetto di politica
Partiamo dall’oggetto: la politica. La politica è un termine che ha assunto nel tempo, nelle diverse epoche storiche, significati diversi. Il concetto di politica evolve con la politica stessa, man mano che la politica si è trasformata e ha assunto nel tempo una diversa centralità, modalità di organizzazione e autonomia dagli altri ambiti dell’agire umano, ha assunto significati via via diversi.
Partiamo dai classici: la politica per i greci indica la città ma in realtà il significato di politica è qualcosa di diverso o sottinteso nel concetto di città. Per i greci la politica è sinonimo della vita associata, cioè in qualsiasi ambito in cui gli uomini (e solo gli uomini, non le donne) intraprendessero attività insieme agli altri era politica. In altri termini, politica aveva il significato di indicare tutte le attività umane collettive, ma non solo perché la politica definiva gli esseri umani, che si distinguevano dagli animali perché non potevano fare a meno della politica. Aristotele definiva l’uomo un animale politico. Per Aristotele l’uomo se è uomo deve relazionarsi con gli altri uomini, e nel momento in cui lo fa è politico, se non è politico allora è empio, malvagio, in sostanza non uomo.
D’altra parte questa impostazione del significato di politica ha a che fare con l’organizzazione della società dell’epoca. Nel concetto non si distingue tra società e politica e intende politica come qualsiasi cosa che abbia a che fare con la società così come gli ambiti della vita associata non si distinguevano tra di loro. Politica era economia collettiva, il mercato, l’agorà, le relazioni con gli altri stati, con le altre città.
Politica e etica nell'antica Grecia
Ma nell’antica Grecia c’è anche un’altra distinzione rispetto al concetto di politica moderno, cioè che non indicava solo l’insieme delle relazioni associate umane ma anche un dover essere, la politica implicava l’etica, la politica era etica, del vivere civile e del vivere associato. Bisognerà aspettare Machiavelli per definire la politica in maniera diversa dalla prospettiva aristotelica.
La trasformazione nel pensiero di Machiavelli
Nel frattempo cambiò la politica ma il concetto di politica nel pensiero premoderno rimaneva ancorato a quello aristotelico grazie anche all’influenza della chiesa, come San Tommaso, Tommaso d’Aquino che hanno posto Aristotele al centro del sapere in generale, che quindi si portava dietro il significato di politica anche se nel frattempo la politica era cambiata e si era riorganizzata.
Machiavelli con il suo noto discorso sul principe registra una trasformazione e indica la politica come sì un ambito della vita associata ma che ha a che fare con il potere e per potere Machiavelli indica il potere coercitivo, cioè la capacità di organizzare la società attraverso la forza, ma anche il potere inteso come la capacità di influenzare l’azione degli altri attraverso la propria autorevolezza. Il principe di Machiavelli doveva avere entrambe le caratteristiche, la forza (e accumulare la forza era il potere principale) ma doveva essere capace di convincere anche insieme o indipendentemente dalla forza. La politica a questo punto non è più finalizzata al bene collettivo ma bensì alla potenza del principe e soprattutto dello Stato. Così interviene un altro elemento che cambia i connotati della politica.
La politica secondo Hobbes
Per quanto si dica che la politica non è più finalizzata al bene collettivo ma anzi deve essere la verità effettuale, cioè che il potere va usato in maniera cinica senza guardare agli aspetti etici ma guardando agli effetti della propria azione politica. Per questo si dice che “il fine giustifica i mezzi”.
Ma bisogna considerare che un bene collettivo Machiavelli ce l’ha in mente e ce lo devono avere anche i politici, che per il periodo di Machiavelli era la costruzione dello stato italiano che era un bene sia per il principe che per i sudditi. La politica stessa come attività, come organizzazione del potere, politica come uno degli ambiti dell’agire umano si è progressivamente autonomizzata dagli altri ambiti dell’agire umano. Nel momento in cui lo stato si afferma come concetto, nei filosofi, negli aspiranti principi e re, si afferma anche l’esigenza di una separazione tra stato e religione perché lo stato entra in competizione con il potere temporale della chiesa. Questo indica un processo di modernizzazione dove per processo di modernizzazione si intende lo sviluppo successivo di sfere di azioni separate tra di loro ognuno con una propria funzione. L’obiettivo della politica è l’ordine sociale.
Hobbes diceva che la politica serve per costruire un ordine sociale, senza il quale gli uomini rischiano di vivere in una guerra di tutti contro tutti permanente, e per uscire dallo stato di natura è necessario costruire un ordine sociale, cioè un insieme di relazioni codificate che producono una certezza dell’agire umano. La politica ha molto a che fare con la riduzione di incertezza. Hobbes diceva che l’incertezza era non essere in grado di immaginare una vita sociale senza violenza. La certezza è invece come diceva Churchill a proposito della democrazia è quando non si sente la minaccia, né il pericolo. Il concetto di politica una volta che acquisisce la sua autonomia acquisisce una centralità anche nello studio delle scienze sociali.
I diversi autori e la politica
I diversi autori nel corso del tempo hanno dato significati diversi di politica.
- Weber: quando definisce politica dice “è l’aspirazione a partecipare al potere, sia tra gli stati, sia all’interno di uno stato”.
- David Easton: definisce il potere come quell’ambito dell’attività umana che ha la funzione di allocare i valori in maniera imperativa. Per valori si intendono sia materiali che simbolici, che possono essere allocati sia in maniera che in modalità diversa. Nella politica i valori si allocano attraverso l’impero inteso come “uso della forza” o “implicito uso della forza”. Implicito uso della forza significa che anche se non si vede l’uso della forza, è implicata la sanzione.
- Sartori: indica la politica come la sfera delle decisioni collettivizzate sovrane e coercitivamente sanzionabili, senza uscita. Si può disubbidire ma data l’esistenza della sanzione è perseguibile.
Proprio nella definizione di Sartori ma anche in quella di Easton è implicita anche un’altra accezione di politica, che non è immediatamente riconducibile solo al potere, chiaramente è implicito il potere e il suo riferimento al potere, ma per mantenere l’ordine sociale la politica deve avere anche a che fare con quell’aspetto di cui si parlava prima: il grado di incertezza di una collettività. Non si può eliminare l’incertezza ma la politica deve mantenere basso il grado di incertezza, con delle regole e dei ruoli che riducano l’incertezza del vivere collettivo. Se non ci fossero le regole e la sanzione, il grado di incertezza sarebbe molto elevato.
La risoluzione dei problemi collettivi
Infine la politica deve cercare di risolvere i problemi della collettività, e nel momento in cui il potere si dà la funzione dell’ordine sociale e si propone come ordinatore sociale, deve tentare di risolvere i problemi collettivi, altrimenti perde la sua legittimità. Caso estremo è il caso del Leviatano di Hobbes, l’uomo per uscire dallo stato di natura è chiamato a delegare permanentemente il proprio potere al Leviatano (al principe, al monarca assoluto) che in cambio lo stato assoluto lo fa uscire dallo stato di natura, e gli consente di vivere in maniera più o meno ordinata, più o meno incerto. Nel momento in cui però il sovrano, il principe ecc. non riescono a far uscire gli individui dallo stato di natura permanente non risolve il problema collettivo sulla base del quale chiede legittimità nell’uso della forza. In quel caso gli individui possono decidere di revocare la delega, nasce quindi il diritto al regicidio che ha una sua centralità nel pensiero dal 1600 in poi. Questo aspetto della risoluzione dei problemi collettivi è centrale in un ambito centrale della scienza della politica quello delle decisioni e politiche pubbliche.
Heclo, altro grande scienziato politico definisce la politica in questo modo: la politica tra le sue risorse non solo nel potere, certo anche nel potere e nella sanzionabilità, ma anche nell’incertezza quando la collettività si chiede che fare. I governi non solo esercitano il potere ma cercano anche di risolvere puzzle collettivi. Il policy making è una forma di soluzione dei problemi collettivi per conto della società. Viene messo in evidenza grazie ad Heclo e Sartori e volendo anche Easton un tema interessante da analizzare, ossia il processo decisionale. Per Laswell dice che la politica può essere studiata andando a guardare chi ottiene cosa, dove e come.
I termini politics, policy e polity
Si possono definire gli aspetti della politica con i termini inglesi: politics, policy e polity. In italiano si dice politica intendendo tutte e tre le cose. Per politics si intende quella che Weber, Machiavelli e altri definivano come cooperazione o competizione che ha a che fare con il potere. Nell’ambito della politics la scienza della politica studia i soggetti della lotta al potere, partiti, candidati, elettori, mafia, ma anche gli individui singoli e gli stati che si buttano nella lotta per il potere. Quando si usa invece il termine policy, si stocca la definizione di Sartori e di Heclo cioè l’ambito della risoluzione dei problemi della società. La polity è stata messa bene in evidenza da Duberger, è lo studio dell’organizzazione del potere, come si struttura, quanto dura, come si consolida, ma anche come si organizza una comunità, una società nel quale si esercita il potere. Anche lo studio dell’identità della comunità rientra nello studio della polity.
Per rispondere alle domande “chi ottiene cosa, quando e come” allora dobbiamo capire come la lotta per il potere si strutturi in una determinata collettività e come essa cerchi di dare risposte ai propri problemi collettivi. Ma allo stesso tempo lo dobbiamo fare ed è questo l’obiettivo della scienza politica, affrontare queste domande e arrivare a delle risposte attraverso l’uso del metodo empirico: l’analisi della scienza politica deve essere orientata empiricamente.
L'empirismo nella scienza politica
La scienza politica è empiricamente orientata. La disciplina si afferma recentemente come studio orientato ad analizzare la politica e diciamo che la scienza della politica nasce proprio in conseguenza di quella evoluzione storica della politica stessa che aveva reso la politica stessa più autonoma dalle altre sfere dell’azione sociale (economia, società ecc.) dando alla politica il compito di ordinare la società e di governare la comunità. Tuttavia l’evoluzione della disciplina stessa che mira ad analizzare la politica in un modo scientifico dipende molto dal contesto, infatti si è evoluta differentemente nei diversi contesti.
Possiamo dire che le condizioni politiche da una parte e quelle accademiche dall’altra hanno determinato l’evoluzione della scienza politica stessa. La scienza politica è molto legata alla nascita della democrazia. Non ci può essere la scienza politica fatta nel modo in cui prescrive la stessa disciplina se non c’è un contesto di libertà di pensiero e autonomia di giudizio del ricercatore. La scienza politica non può evolversi se la politica inibisce la libertà di pensiero. Questo è il motivo per cui intanto nasce nel mondo occidentale e poi abbiamo una diversa evoluzione della disciplina tra gli Stati Uniti e l’Europa.
L'evoluzione della scienza politica negli Stati Uniti e in Europa
La scienza politica nasce negli Stati Uniti in cui il contesto democratico nasce prima che in Europa e in cui i contesti accademici non avevano il peso della tradizione che da un punto di vista significava non avere inibizioni per la nascita una nuova disciplina. In Europa infatti per un certo periodo la tradizione accademica ha impedito la nascita di una unica disciplina che studiasse la politica. Esempio: negli USA uno dei primi studiosi Bentley aveva capito che per studiare la politica non era sufficiente studiare il diritto, le leggi, le costituzioni o al funzionamento dello stato ma che era necessario guardare anche ai gruppi che erano in competizione tra di loro per influenzare la politica, per determinare gli esiti della politica stessa e della lotta per il potere mentre in Europa vigevano modi di vedere la politica fortemente legati alla filosofia della politica e agli studi sul diritto per esempio gli studi di Kelsen o lo studio del potere di Schmitt.
Ma è anche vero che in Europa abbiamo avuto Weber che preannunciava un modo di studiare la politica orientato empiricamente ma si trattava di uno studioso, non di tutta la comunità, il cui studio tuttavia era uno studio prevalentemente orientato alla storia e alla comparazione storica. Si afferma negli Stati Uniti il comportamentismo che diventa fondamentale. È lo studio della politica e della società non solo attraverso l’osservazione delle strutture ma anche dei comportamenti.
Per studiare il comportamento il comportamentismo si dota di strumenti che oggettivizzano in qualche modo l’osservazione che non è mai pienamente oggettiva ma esistono delle modalità per renderla il più oggettivo possibile. Strumenti come i sondaggi, per studiare i comportamenti politici, i questionari ecc. sono tutti alla base del comportamentismo.
- Merriam: ha influenzato il percorso del New Deal negli USA, è uno scienziato politico che ha studiato la politica e poi consigliato le politiche a mo’ di principe di Machiavelli.
- Laswell: ha studiato chi cosa e come del potere.
- Lazarsfeld: va al di là dell’esito elettorale ma vuole vedere a perché gli elettori hanno votato così e controlla tramite l’uso del sondaggio e il sondaggio viene usato in maniera scientifica.
Contesti favorevoli allo sviluppo della scienza politica in Europa
Anche in Europa ci sono contesti che favoriscono lo sviluppo della scienza politica in maniera autonoma dalle altre discipline. In Inghilterra e in nord Europa essendo zone in cui si è sviluppata prima la democrazia anche gli studi sulla politica sono iniziati prima. Ma c’erano anche condizioni di approccio alla conoscenza che sostanzialmente inibiscono la concettualizzazione della politica come sfera autonoma dalle altre. Questo perché c’erano due ideologie dominanti l’hegelismo e il marxismo.
Grazie però a filosofi della politica e a studiosi del diritto (Bruno Leoni e Norberto Bobbio) che hanno sostenuto uno studio autonomo della politica che non fosse filosofia politica, che non fosse diritto né storia. Cioè hanno sostenuto uno studio della politica che utilizzasse strumenti diversi da quelli utilizzati dalle altre discipline e questo ha portato alla formazione del giovane Giovanni Sartori che è sostanzialmente il fondatore della scienza politica nel 1968 e che ha fatto in modo che fosse istituita una cattedra a Firenze. Sartori si forma in Italia e conosce molto le discipline affini alla scienza politica, ma decide di andare a fare un dottorato di Scienza politica negli USA dove si forma come politologo.
Fonde il sapere europeo e quello della disciplina in America. Fonda una rivista in Italia che ospitasse gli studi di scienza politica. Sartori scrive la prima opera politologica sul funzionamento del parlamento insieme a La Palombara e Spreafico. Ed è il primo volume di studi della politica orientata empiricamente usando strumenti della scienza della politica.
Il consolidamento della disciplina
Per il consolidamento della disciplina però ci voleva tempo, occorreva un dottorato, Sartori quindi poi sviluppa anche questo ma servivano i finanziamenti. Nasce a sostenere questa impresa intellettuale del consolidamento della disciplina in Italia l’istituto Cattaneo. Poi era necessaria una scuola che formasse gli scienziati politici, oggi la scienza della politica si è consolidata, ci sono più di 200 posti accademici.
Cerchiamo di capire in che modo si differenzia la scienza politica dalle altre discipline che si occupano della politica con altri punti di vista e altri strumenti di analisi. Nel suo consolidamento la disciplina ha dovuto differenziarsi dalle altre discipline. Esistono prospettive naturalmente ibride che danno vita a nuove discipline ibride formate dagli scambi tra discipline, e.g. Political Economy (economia politica); la sociologia politica, relazione più stretta perché le due discipline sono sorelle. Sartori dice che la sociologia guarda la politica come esito dell’evoluzione della società, mentre la scienza della politica... (testo tronco).
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