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Riassunto esame Scienza politica, prof. Nevola, libro consigliato Paradossi della democrazia, Eisenstadt Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di scienza politica del professor Nevola, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Paradossi della democrazia: verso democrazie illiberali?" di Eisenstadt . Gli argomenti trattati sono: Concezione costituzionale e concezione partecipativa della democrazia; Le radici storiche dei regimi democratici costituzionali; il programma culturale... Vedi di più

Esame di Scienza politica docente Prof. G. Nevola

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pervenendo a un intenso conflitto politico e ideologico.

I movimenti sociali nei regimi costituzionali moderni

Si possono illustrare le principali differenze nel repertorio dei temi sostenuti dai vari movimenti e

nell'impatto da essi esercitato sulle società in due casi “antichi” come l'Europa e il Giappone e due

relativamente nuovi, gli Usa e Israele, con qualche riferimento anche all'India, tra i nuovi stati postcoloniali

la sola democrazia costituzionale a persistere. Sia in Europa che in Giappone i movimenti che mirano

all'estensione del suffragio costituiscono una costante dell'arena politica. Al contrario, negli usa, in Israele e

in India, questi movimentanti non si sono sviluppati, con l'eccezione di un unico breve periodo all'inizio della

storia degli usa. In India e Israele la cittadinanza viene garantita contestualmente alla fondazione dello stato;

in usa ciò avviene poco dopo, con l'eccezione di afroamericani e donne.

Alcune delle differenze tra tutti questi paesi sono riconducibili alla diversa esperienza storica occorsa in

questi paesi, ai diversi esisti degli adattamenti istituzionali, al timing della transazione dei regimi alla

democrazia. Di particolare importanza appare il fatto che sia in Europa che in Giappone i regimi

costituzionali nascono dalle ceneri di regimi assolutisti con forti tradizioni feudali. In Europa e in Giappone

l'accesso al potere politico è risultato per lungo tempo strettamente connesso alle differenze di status dei

gruppi; in India sono stati i movimenti per l'indipendenza a liberare il paese da gran parte degli elementi

feudali; in usa e Israele questi elementi sono sempre stati molto deboli o inesistenti. In usa Israele e India,

uno dei risultati più importanti della concessione del suffragio universale è che, diversamente dagli stati

dell'Europa e dal Giappone, i problemi sociali ed economici non si sovrappongono a quelli dell'accesso al

centro politico. Solo nei riguardi di alcuni gruppi che non erano visti come membri della collettività a pieno

titolo si sviluppano alcune sovrapposizioni tra questioni etniche e accesso alla cittadinanza. Un altro effetto

interessante delle differenze tra questi paesi riguarda il ruolo dei movimenti socialisti. La loro presenza non

risulta rilevante dei paesi “nuovi”, dove il riconoscimento dell'uguaglianza politica esclude una delle

principali ragioni della nascita dei movimenti socialisti in Europa. Alcuni gruppi caratterizzati da

orientamenti socialisti sono tra i fondatori della società israeliana e per un lungo periodo dell'élite di

governo. In India l'élite del congresso sposa il socialismo ma i principali movimenti politici e sociali non

fanno la stessa cosa. Negli usa la reale definizione di comunità in termini utopici, universalistici e orientati al

futuro spazza via ogni possibile sostegno al socialismo.

I problemi connessi all'accesso alla cittadinanza, sovrapponendosi alle questioni economiche, sociali, etniche

o della nazionalità, variarono enormemente all'interno dei diversi paesi europei, oltre che tra Europa e

Giappone. In Europa, i movimenti di protesta, principalmente socialisti e nazionalisti, utilizzarono la

dialettica tra uguaglianza e gerarchia nel progetto di ricostruzione del centro. Inoltre, i simboli e le

componenti dell'identità collettiva e la loro importanza relativa variano fortemente all'interno dei paesi

europei. In Giappone i tentativi di ristrutturazione del centro e delle componenti dell'identità collettiva sono

complessivamente deboli, avanzati nella maggior parte dei casi da gruppi marginali e incapaci di mobilitare

il sostegno. Un'altra importante differenza tra Europa e Giappone è che in quest'ultimo difficilmente si può

parlare di movimenti nazionali o a base etnica. In maniera analoga, usa, Israele e India risultano altrettanto

vari. Negli usa questi movimenti sono populisti e riformisti; in Israele i movimenti principali enfatizzano il

tema della ricostruzione dei simboli dell'identità collettiva; in India i movimenti più importanti sono quelli

fondati sulle caste e sulle identità linguistiche e regionali.

L'aspetto più importante della costruzione dell'identità collettiva giapponese è costituito dall'enfasi posta

sull'inserimento delle principali arene dell'azione politica in contesti definiti secondo una sintesi di elementi

naturali, sacri o ancestrali (ereditati dagli antenati). Questo tipo di identità collettiva definisce il Giappone

come una comunità sacra. Concetto di nazione divina = concetto di particolarità sacra. Le varie religioni

diffusesi in Giappone, promuovono una ridefinizione dei simboli dell'identità collettiva in direzione

universalistica. A eccezione di alcuni gruppi minoritari di intellettuali, questo tentativo non ha messo radici

nella coscienza collettiva giapponese. Al contrario, i presupposti di queste religioni hanno subito un processo

di rielaborazione e la loro riformulazione ha avuto luogo in termini tali da permettere l'incorporazione di

nuovi temi. La costruzione dell'identità collettiva giapponese si lega alle principali arene della vita sociale.

Gli attori sociali sono definiti nella relazione con gli altri attori simili in termini di reciproca influenza. Ogni

arena istituzionale viene definita attraverso il suo sistema di relazioni. I legami sociali, a loro volta, vengono

determinati attraverso una combinazione in continua trasformazione di principi ancestrali, sacri e naturali.

Allo stesso modo, le principali arene dell'azione sociale non sono disciplinate da regole o da

un'organizzazione autonoma, legale, burocratica, ma attraverso vari adattamenti meno formali e reticoli. Di

tali reticoli la collettività nazionale costituisce l'es. più complesso. Le concezioni sviluppatesi all'interno

della collettività giapponese introducono una forte consapevolezza dell'esistenza degli altri. Tuttavia, questa

consapevolezza non comporta l'interferenza di altre forme di civiltà nella collettività giapponese, né

contribuisce a introdurvi alcun principio universalistico. Mai si sviluppa una percezione del Giappone come

un elemento posto all'interno di una cornice universale. Piuttosto, si consolida la convinzione che la

collettività giapponese sia portatrice di valori autentici. Allo stesso tempo si sviluppa una forte tendenza a

definire la collettività giapponese in termini di incomparabile unicità. Questa forma di costruzione

dell'identità collettiva ha molte ripercussioni in Giappone. Tra queste, le più importanti sono: la maturazione

di una concezione debole dello stato inteso come entità distinta dalla comunità nazionale; il consolidamento

di uno stato-società caratterizzato da una forte tendenza a sviluppare linee-guida piuttosto che forme di

regolazione diretta; la penetrazione delle periferie da parte del centro. Contemporaneamente, in Giappone si

sviluppa una forte tendenza alla fusione tra diverse classi o settori occupazionali all'interno dei vari contesti

sociali. Allo stesso tempo, le principali élite vengono inserite in contesti allargati spesso dominati dai legami

di parentela. In un simile contesto si sviluppa una mobilità di ampia portata che produce un'intensa dinamica

il cui esito più conosciuto è costituito dal miracolo economico ed educativo del Giappone moderno.

L'identità collettiva che si è sviluppata negli usa si fonda su un'ideologia politica che scaturisce da

un'esperienza religiosa di cui fa propri i principali orientamenti. Nel caso americani le radici religiose e i

comuni legami culturali risultano fondamentali. Negli usa la civiltà e gli stili di vita sono incentrati su una

comune ideologia politica caratterizzata dall'enfasi posta su una comune eredità cristiana. La coscienza

collettiva non è legata a una comune origine o memoria storica, e quindi non è influenzata in alcun modo da

elementi ancestrali. La religione svolge un ruolo centrale nella realizzazione delle principali dinamiche del

programma politico e culturale, della coscienza collettiva e dell'identità americana. Però c'è una separazione

tra stato e chiesa, che non si basa su presupposti antireligiosi, ma si ispira ad una forte opposizione verso una

chiesa di stato e ad un governo dai forti poteri. In secondo luogo, la separazione nasce in razione

all'esperienza storica di fuga dalle guerre di religione e dalla consapevolezza della difficoltà di imporre una

religione unica. Ciò rafforza tolleranza tra diversi gruppi religiosi. La separazione tra stato e chiesa non

prevedeva necessariamente una separazione tra religione e politica. Al contrario, i contenuti e i simboli

religiosi costituiscono un elemento fondamentale per il discorso politico. Il ruolo degli elementi religiosi

nella costruzione dell'identità collettiva americana appare influenzare anche il particolare atteggiamento

verso l'autorità e le principali strutture istituzionali, in particolare verso la costituzione. La forte dimensione

religiosa e utopica del programma culturale e politico americano produce l'unione tra una profonda

accettazione delle principali strutture istituzionali, la diffidenza nei confronti dei detentori del poter e la

sfiducia verso il governo. Questa mescolanza crea all'interno della vita politica una particolare combinazione

di moralismo e pragmatismo. Questa diffidenza è fortemente influenzata dagli orientamenti populistici

diffusi negli usa. Contemporaneamente, negli usa si sviluppa un'inedita articolazione del centro, definito

prevalentemente in termini di comunità complessiva e, in misura minore, di istituzioni politiche concrete.

Questa particolare interpretazione può essere riscontrata anche nelle diverse denominazioni con le quali il

paese viene indicati: America è un termine spesso usato per indicare l'intera comunità, mentre stati uniti fa

riferimento più concretamente alle istituzioni governative.

L'insieme di tutti questi fattori contribuisce in modo determinante a spiegare le principali caratteristiche dei

movimenti di protesta sviluppatisi negli usa. Una larga parte di questi movimenti condivide i presupposti del

programma culturale americano: in particolare, lo spiccato orientamento al futuro, l'enfasi sulla

partecipazione attiva, l'attenzione verso il benessere sociale. Indipendentemente dalle diversità esistenti, i

movimenti non si orientano a una trasformazione del centro, né della comunità, ma solo a una purificazione,

allo scopo di realizzare una visione utopica della comunità americana. Le due principali fonti della protesta

identificate dai movimenti sono il diffuso egoismo e la concentrazione di potere e ricchezza. Entrambi sono

visti come fattori che minano i fondamenti della vita americana e il patto originario che ne tiene unito il

popolo. Non c'è un principio di rifiuto a priori delle ineguaglianze, ma delle forme estreme percepite come

un effetto delle forze del male.

Esistono dei modelli ideal-tipici di movimento. 1. movimenti favorevoli alla centralizzazione si sviluppano

soprattutto in Europa, nelle società che presentano al loro interno forti conflitti tra le diverse componenti

dell'identità collettiva. 2. i movimenti orientati a estendere la messa in opera dei presupposti fondamentali

rappresentati dal centro senza però trasformarli; si tratta di un fenomeno che si sviluppa in presenza di gruppi

o forze che bloccano l'accesso al centro e che vengono percepiti come una minaccia a quegli stessi

presupposti. 3. i movimenti orientati alla creazione di nuovi spazi sociali, che si sviluppano essenzialmente

in situazioni e società dove i fondamenti dell'ordine sociale e delle identità collettive possono essere dati per

scontati e non si è in presenza di una sfida costituita da visioni ideologiche alternative. I vari paesi europei,

gli usa e il Giappone costituiscono i referenti empirici dove poter riscontrare questi tre ideal-tipi. Israele, da

questo punto di vista, rappresenta un caso misto nel quale l'accettazione dei principi fondamentali promossi

dal centro si mescola a tentativi di rifondazione dell'identità collettiva. Tuttavia, in ognuna di queste società

si registra un alto grado di variazione e di movimenti atipici.

La sfida dell'incorporazione della protesta

Indipendentemente dalle differenze che li contraddistinguono, i movimenti sociali si sviluppano in tutte le

società moderne, ottenendo una grandissima visibilità all'interno dei regimi, in particolare nelle democrazia

costituzionali, per i quali costituiscono una sfida importante. Attraverso queste sfide, i moderni regimi

democratici costituzionali si confrontano con la doppia minaccia a livello ideologico e istituzionale.

Innanzitutto, si sviluppa la possibilità che i rappresentanti della volontà generale respingano la legittimità del

pluralismo, che permette l'espressione della volontà di tutti; in secondo luogo, potrebbe acutizzarsi il

conflitto tra le concezioni alternative della volontà generale e aprirsi un conflitto per l'egemonia. Ci sono dei

pericoli principali che i regimi devono affrontare. Il 1° problema riguarda la creazione e la difesa di una

cornice entro la quale le diverse visioni del bene comune possano competere, senza compromettere il

funzionamento del sistema stesso. Il 2° problema va oltre la garanzia che i principali attori politici rispettino

le regole del gioco e fa riferimento alla capacità di incorporare la protesta, ridefinire i confini della politica e

trasformare le basi della legittimazione dei regimi stessi. L'incorporazione della protesta comporta la

formazione di una volontà generale o di un giusto ordine sociale. L'incorporazione della protesta può

svilupparsi in diverse direzioni, con qualche possibilità di sovrapposizione: in primo luogo, attraverso la

ricostruzione dei simboli dell'identità collettiva e del centro; in secondo luogo, mediante la ridefinizione di

alcuni presupposti e dei propri modelli di legittimazione; in 3° luogo, attraverso la messa in opera di

politiche orientate alla redistribuzione delle risorse e dei beni pubblici; infine, attraverso la costruzione di

spazi sociali dove i diversi gruppi possano sviluppare modelli alternativi di attività sociale, economia e

culturale e definire le loro specifiche identità.

Il fatto che numerosi regimi democratici costituzionali siano nati privi della capacità di incorporare i temi e i

simboli della protesta, sottolinea la loro intrinseca fragilità. Le radici di questa fragilità risiedono nel fatto

che nessun altro attore politico può sentirsi sicuro degli esiti delle dinamiche che lo riguardano. Nel migliore

dei casi, l'attore può solo essere certo di usufruire di un'ulteriore possibilità in una fase successiva del

processo politico. Tale incertezza è radicata nell'estrema apertura del processo politico e nella molteplicità

degli obiettivi individuati da questi regimi. Ulteriori limiti sono imposti dalla relazione tra capitalismo e

democrazia costituzionale. Una delle critiche ai regimi democratici costituzionali, avanzata in particolare

dalla sinistra, è che essi non sono mai riusciti a prescindere dalle regole del sistema capitalistico, mentre altri,

soprattutto a destra, reclamano che l'economia di mercato costituisca una precondizione necessaria

all'istituzione delle democrazie costituzionali. L'incertezza è legata a due caratteristiche fondamentali del

processo politico moderno. Si tratta dell'alto potenziale di politicizzazione dei problemi e delle richieste dei

vari settori della società e dei conflitti che li vedono coinvolti, fenomeno che non ha paragoni in nessun altro

regime. La 2^ caratteristica riguarda, invece, il continuo tentativo di ridefinire l'ambito della politica (in

questi regimi i confini legittimi dell'azione e dell'arena politica subiscono cambiamenti continui e tale

fenomeno costituisce una delle fonti principali di contestazione e di conflitto).

Molti problemi nascono dall'apertura che il processo politico garantisce all'interno delle moderne democrazie

costituzionali e dall'incertezza sugli esiti. Inoltre, le spinte a favore dell'incorporazione delle domande e dei

temi della protesta acutizzano la possibilità che i detentori di posizioni di potere non sviluppino una

disponibilità a concedere le stesse ad altri attori. La possibilità che essi rinuncino alle proprie posizioni può

verificarsi solo se essi possono credere che tale perdita sua solo temporanea. Paradosso centrale nella

costituzione e nelle dinamiche di sviluppo di questi regimi: la possibilità che i detentori del potere accettino

le domande dei vari movimenti sociali dipende dal grado di apertura del processo politico, dall'esistenza di

una molteplicità di attori e dalla tendenza a cambiare continuamente i confini dell'ambito della politica.

Dunque, l'apertura, la varietà e la mutabilità degli obiettivi, che alimentano le cause di instabilità potenziale,

possono, sotto determinate condizioni, generare nuove opportunità di trasformazione e garantire la continuità

dei regimi. Il punto centrale di questo paradosso risiede nel fatto che una grande apertura del processo

politico aiuta a sviluppare una concezione della lotta politica come gioco non a somma 0. Secondo questa

logica, ogni guadagno conseguito da un contendente comporta, nello stesso momento, una pari perdita a

carico del suo avversario. Nel moderni regimi democratici costituzionali, si è avuta un'espansione costante

nella disponibilità di strategie e di forme di lotta alternative, a un punto tale che si potrebbe non parlare più di

gioco a somma 0.

Le concezioni del gioco non a somma 0 non sono prodotte automaticamente dalle democrazie costituzionali.

Infatti, molti di questi regimi, come quelli dell'Europa centrale negli anni 30, sono crollati proprio a causa

della loro incapacità di incorporare i simboli e i temi della protesta. Una politica regolata da una logica non a

somma 0 è in relazione con specifiche condizioni sociali. Le tre più importanti sono: la possibilità per molti

attori di usufruire di sufficienti risorse per prendere parte e rimanere nel gioco politico (cioè di poter

distribuire risorse e potere nella società); l'istituzionalizzazione delle regole del gioco e la loro relativa

osservanza; l'istituzione di sfere pubbliche ben definite. Alla 1^ condizione appartengono degli aspetti

essenziali, tra cui il più importante è che non si verifichi una situazione di monopolio delle risorse principali

o di una parte troppo larga del potere. Di conseguenza, deve esistere una moltitudine di luoghi di potere. Lo

sviluppo di una molteplicità di centri di potere viene influenzato dalla presenza e dalla persistenza dello

sviluppo dell'economia, dalle relazioni e dagli equilibri di potere tra i diversi gruppi economici e tra questi e

il centro. Cruciale è che il processo economico non permetta il monopolio delle risorse o l'esclusione di

gruppi all'accesso a queste o alle posizioni di potere. La 2^ condizione essenziale prevede che si realizzi

l'accesso autonomo di questi gruppi all'arena politica centrale, non solo nessuna forma del suffragio, ma

anche attraverso la possibilità di partecipare all'arena politica centrale e/o di influenzarla, anche attraverso

l'accettazione da parte dei principali attori, delle regole del gioco valide nell'arena. Il problema

dell'accettazione è rafforzato dalla 3^ condizione, l'esistenza e il funzionamento di arene istituzionali

pubbliche che esercitino un ruolo di collegamento tra i vari settori e l'arena politica. La diffusione di queste

arene pubbliche e il flusso continuo di comunicazione e di informazione al loro interno sono fattori cruciali

per facilitare l'accesso autonomo dei principali settori sociali alla vita politica. Le condizioni strutturali

contribuiscono in larga misura a diffondere una concezione della politica non a somma 0 e a garantire la

persistenza del regime. Ma ciò accade solo se si sviluppa in parallelo la costruzione, la ricostruzione o la

conferma di legami di fiducia reciproca tra i vari settori della società e tra questi e l'arena istituzionale, oltre

che una fiducia nell'ordine macrosociale rappresentato dal centro e dalle istituzioni. Per Offe la fiducia

corrisponde all'aspettativa che gli altri faranno determinate cose o si asterranno dal farne certe altre. Per lui la

fiducia, una volta soddisfatta, assume la forma di uno stato stabile capace di riprodursi. Colui che è sempre

stato fedele continuerà a comportarsi nello stesso modo anche per il futuro (almeno in assenza di eventi

controproducenti); in assenza di condizioni avverse il legami di fiducia è destinato ad autorafforzarsi. Ma la

fiducia è fragile: è portatrice di elementi di incertezza e di rischio. Quest'ultimo deriva dal fatto che colui che

assicura fiducia non è in grado di garantire o sapere con certezza che l'altra persona si comporterà

esattamente nella maniera voluta. L'estensione della fiducia e il suo intrecciarsi con il sistema istituzionale

nel suo complesso può produrre pericolosi conflitti sui criteri di distribuzione delle risorse. Infatti, si tratta di

un processo che risente fortemente dei diversi criteri di allocazione adottati dai sistemi primari e dal centro,

seguendo criteri più universalistici. Il problema della fiducia assume una forma più acuta nelle democrazie

costituzionali. Il paradosso è costituito dalla complessità della relazione tra democrazia e fiducia: l'alto

livello di conflittualità sembra indicare che la fiducia sia assente o inadeguata e, allo stesso tempo, ogni

risoluzione di problemi che applica una logica non a somma 0 richiede che i conflitti siano sempre limitati

grazie alla presenza di relazioni che implicano la fiducia e che la risoluzione degli stessi generi nuova

fiducia.

Queste caratteristiche si sviluppano all'interno delle moderne democrazie costituzionali quando le condizioni

strutturali si realizzano parallelamente a strutture istituzionali relativamente stabili, che favoriscano la

partecipazione dei settori della società più attivi alla formulazione e all'interpretazione delle regole del gioco

politico. Perché si verifichi una simile situazione è necessario che il continuo mutare di alcuni fattori

interconnessi dia luogo a determinati risultati. Uno di questi è la formazione dell'identità collettiva.

Quest'ultimo processo appare strettamente legato a quello della fiducia, innanzitutto perchè comporta a

livello sociale la costruzione dei confini delle collettività, la definizione del concetto di solidarietà tra i

membri di appartenenza, in contrapposizione alle diversità e all'estraneità degli altri. Ma se la formazione

dell'identità collettiva costituisce uno dei meccanismi che possono favorire la crescita della fiducia, allo

stesso tempo essa contribuisce alla fragilità dei legami fiduciari fino alla possibilità di sviluppare conflitti

sociali e la caduta di quei legami stessi.

In ogni società moderna si è sviluppata una tensione tra le varie componenti dell'identità primordiale. In

particolare, per quanto riguarda l'influenza della persistenza o sulla caduta dei regimi costituzionali, l'aspetto

più importante riguarda le combinazioni di elementi secolari con elementi religiosi. Il livello di interazione

tra queste componenti influenza in maniera decisiva il destino delle riforme democratiche e costituzionali in

Europa. Una soluzione della questione religiosa, diffusa soprattutto nei paesi cattolici della Controriforma

come Spagna, Portogallo, Italia e Polonia, riguarda la repressione delle minoranze religiose, l'incorporazione

dei simboli del cattolicesimo come simboli esclusivi della cornice istituzionale nazionale e la subordinazione

delle componenti civili a quelle rigidamente religiose, gli adattamenti istituzionali e le competenze esclusive

che ne seguono includono il monopolio della Chiesa sulla celebrazione del matrimonio e l'acquisizione di un

potere di veto su ogni scelta costituzionale. La soluzione adottata dai paesi protestanti è stata la

depoliticizzazione dei cleavages religiosi. Stephans sottolinea l'importanza delle sette religiose, in particolare

protestanti, per la nascita della democrazia, ed è all'interno del protestantesimo che crescono dei forti

movimenti di sette autonome. Tale fenomeno non è dovuto solo alla diffusione delle idee protestanti, ma

anche all'intreccio di queste ultime con le élite politiche e religiose e il loro atteggiamento verso i diversi

settori della società. Le sette protestanti sono state anche caratterizzate da forti tendenze totalizzanti, ma

all'attenuarsi di tali tendenze si sono sviluppate inclinazioni fortemente democratiche e di sostegno al

costituzionalismo, diversamente da quanto avvenuto nei paesi cattolici.

Nei paesi europei, i modelli di risoluzione dei conflitti religiosi sono legati ad altrettanti modelli di sviluppo

dell'identità collettiva. Nei paesi scandinavi, la sovrapposizione tra Stato e Chiesa fa nascere identità

collettive dove gli elementi religiosi, politici e nazionali si intrecciano e, allo stesso tempo allontanano

dall'arena politica centrale le principali questioni religiose. In questi paesi, l'emergere dell'identità collettiva

si caratterizza per una combinazione di elementi religiosi e primordiali con altri civili e universalistici,

combinazione che permette il consolidamento del pluralismo. In Europa centrale e in gran parte dell'Europa

meridionale, i processi di formazione delle identità collettive sono caratterizzati da un continuo confronto tra

religioni tradizionali e universalismo moderno. Nei regimi più autoritari gli elementi primordiali vengono

trattati con un approccio tradizionalista, mentre gli orientamento universalistici caratterizzano i vari

movimenti giacobini di sinistra. la Francia costituisce un es. dell'emergere di un problema di continuo

scontro tra orientamenti giacobini e tradizionali durante la fase di legittimazione dei regimi moderni.

In Europa, i diversi percorsi di costruzione dell'identità influenzano in maniera decisiva il livello di

pluralismo nei confronti delle minoranze. I casi di incorporazione degli ebrei in alcune società europee è

molto esemplificativo da questo punto di vista. Nelle società dove gli elementi primordiali si sono intrecciati

con gli elementi civili e universalistici (Inghilterra, Olanda e paesi scandinavi) gli ebrei hanno goduto di

opportunità relativamente ampie di integrazione nella società. Ma dove si registrano forti tensioni tra le

componenti primordiali, civili, religiose, secolari e universalistiche (Europa centrale) l'esperienza degli ebrei

è andata in un'altra direzione. In queste società si è sviluppata una forte enfasi negativa nei confronti delle

componenti primordiali dell'identità collettiva ebraica.

La formazione dell'identità collettiva si è legata a specifiche condizioni istituzionali. La più importante di

esse è la flessibilità dei centri, l'apertura delle élite e le loro relazioni con i diversi strati della società. C'è una

forte affinità tra un tipo totalizzante di identità collettiva ed u regime assolutista caratterizzato da un centro

rigido; un analogo rapporto c'è tra un modello di identità collettiva multisfaccettata e lo sviluppo di centri

relativamente aperti e flessibili ad una reciproca disponibilità tra i vari gruppi sociali. I fenomeni di

formazione di stati relativamente forti, lo sviluppo di certi aspetti dell'identità collettiva orientati all'apertura

e al pluralismo, e l'accesso autonomo al centro da parte dei principali strati sociali, hanno favorito il

consolidamento di un particolare tipo di società civile, in larga parte autonoma dallo stato, ma allo stesso

tempo autonoma nello stato, in quando dotata di capacità di accesso al centro e di partecipazione alla

definizione delle regole del gioco.

Lindstrom si chiede perchè, malgrado la depressione economica, l'insoddisfazione diffusa presso le classi più

deboli e medie, e la presenza di elementi e sentimenti fascisti, questi movimenti non abbiano avuto successo

negli anni 30 nei paesi scandinavi. L'analisi dell'autore procede seguendo due livelli. Al 1°, egli sottolinea

che i principali partiti politici riescono a prevenire l'affermazione ideologica e organizzativa del fascismo.

Gli accordi della crisi, segnati da una collaborazione tra partiti conservatori e socialdemocratici, a difesa

delle istituzioni democratiche contro i movimenti fascisti, riescono a prevenire la formazione di spaccature

che, al contrario, giocano un ruolo fondamentale nella caduta dei regimi parlamentari in Germania, in Italia e

nell'Europa centrale e orientale. In riferimento al 2° livello di analisi, Lindstrom mostra che la formazione di

tali coalizioni non si deve solo a un'astuta strategia partitica, ma anche a una precisa concezione della

politica, in particolare alla fede delle diverse élite verso il sistema costituzionale parlamentare, alla lunga

tradizione di unità della polity e all'assenza di cleavages religiosi. I paesi scandinavi presentano alcune

caratteristiche spesso segnalate come le principali cause della conversione della Germania al

nazionalsocialismo: le forti tradizioni corporative, il dominio delle élite terriere e industriali, la debolezza

della borghesia liberale, lo sviluppo tardivo del moderno capitalismo industriale, la forza delle tradizioni.

Malgrado queste somiglianze, i movimenti fascisti scandinavi non si sono affermati. C'è una differenza

importante nella struttura di classe dei paesi scandinavi rispetto al resto dell'Europa continentale: un forte

ceto terriero indipendente e una parallela debolezza delle tradizioni feudali. Altri elementi esplicativi sono

costituiti dalla forte tradizione partecipativa delle diverse classi nelle istituzioni centrali, attraverso forme di

rappresentanza legate al centro e dall'accettazione della superiorità del centro stesso. Un altro aspetto

riguarda il relativo anticipo con il quale si è verificato un processo di unità nazionale esente da cleavages

religiosi. Un ultimo aspetto riguarda la depoliticizzazione del clero. Gli sviluppi nei paesi scandinavi sono

strettamente legati al fenomeno della coesione a livello di unità familiari e regionali, fenomeno che non

produce alienazione dal centro ma, piuttosto, legami con questo e tra le diverse unità tramite una serie di

canali culturali, religiosi, educativi e politici. Tra tutte le polities democratiche europee, nei paesi scandinavi,

in particolare in Svezia, si registra il più basso livello di conflitto e lo stato democratico è considerato da

lungo tempo coincidente con la società. Questo fenomeno è profondamente influenzato da una

combinazione: al forte coinvolgimenti degli attori nel centro del sistema si aggiunge un marcato spirito di

classe, guidato dall'assunto che il centro costituisca l'arena specifica per l'elaborazione delle diverse visioni e

per il cambiamento della società, secondo valori di classe.

Un grande interrogativo è in che modo, nella società giapponese, si siano potute sviluppare una moderna

polity costituzionale e, in un secondo momento, democratica, ed anche un'economia capitalistica di successo;

tutto ciò in assenza di una fiducia fondata su criteri universalistici. Contrariamente alle civiltà assiali, la

costruzione dell'identità collettiva giapponese rifiuta le ideologie universalistiche e giunge alla formazione

della coscienza collettiva utilizzando le definizioni di comunità liturgica sacra e di unicità della nazione

giapponese. Il successo delle élite nel respingere l'influenza dei principi universalistici delle civiltà assiali si

può spiegare guardando alle loro caratteristiche. Tra queste, la più importante è l'inserimento delle élite

stesse in gruppi o contesti definiti prevalentemente in termini ancestrali, sacri e gerarchici. In collegamento

con questa caratteristica, si riscontra anche una certa debolezza delle élite culturali. E sono queste élite e il

sistema di relazioni con gli ampi strati della società, a generare in Giappone la formazione e l'espansione di

un particolare modello di fiducia diffusa. Un tipico aspetto della civiltà giapponese è che la sua cornice

istituzionale e l'insieme delle strutture si sono fondate su una fiducia crescente, ispirata dai simboli di una

parentela antichissima, che parte dalla famiglia e giunge fino alle istituzioni. La diffusione della fiducia a

livello familiare si è espressa attraverso simboli generici della parentela e non attraverso precisi criteri per la

definizione di quei legami. Questa forma di fiducia generalizzata è estesa a molti contesti e situazioni. Si

tratta di una fiducia diffusa, definita in termini generali e, al tempo stesso, particolaristici. Infatti, essa non

viene concessa per scopi universalistici, ma si sviluppa nei vari contesti particolaristici. In questo paese, il

percorso specifico di costruzione e diffusione della fiducia risulta talmente legato alla formazione

dell'identità collettiva da poter spiegare anche alcune caratteristiche della moderna polity giapponese.

Innanzitutto, la crescita di una concezione dello stato e della società civile che li vede sovrapposti e inseriti

nella comunità nazionale. In secondo luogo, una forte tendenza a sviluppare forme di protesta non

ideologiche. La fiducia è indispensabile nel favorire la nascita di una concezione della politica non a somma

0 e nel promuovere la capacità di autotrasformazione dei regimi democratici costituzionali. La mancata

persistenza della fiducia ha condotto molti regimi alla crisi. I continui feedback positivi agevolano la stabilità

della fiducia e di concezioni non a somma 0 da parte dei gruppi politici, grazie al fatto che esse incentivano

la creazione di flussi di comunicazione e di informazione tra e all'interno delle arene pubbliche. Tali flussi

assolvono una funzione di coinvolgimento e di semplificazione dell'accesso dei principali settori della

società nelle arene politiche, oltre a incentivare il rispetto di un principio di responsabilità dei governanti.

Il deconsolidamento della democrazia nelle società contemporanee

Appare abbastanza verosimile che il successo dell'istituzionalizzazione delle democrazie costituzionali

produca il rafforzamento delle condizioni stesse. Tuttavia, può anche registrarsi la presenza di fenomeni che

contrastano tali condizioni. Questi fenomeni potrebbero dare luogo a processi di trasformazione degli

equilibri tra le forze politiche, economiche e sociali, danneggiando la pluralità dei centri di potere esistenti.

Inoltre, le stesse politiche, il cui obiettivo iniziale riguarda spesso l'indebolimento di centri di potere

semimonopolitistici, possono rafforzare i poteri dello stato in una misura tale da cancellare le basi

indipendenti della legittimazione del potere. Un'altra possibile forma di sovraconcentrazione del potere

riguarda una delle funzioni fondamentali del processo democratico: la produzione dell'informazione.

Abbiamo infatti la crescente professionalizzazione e la tecnicizzazione della conoscenza relativa al processo

politico. Questo processo potrebbe condurre all'apatia politica e minare la partecipazione, e il potere

crescente dei media può risultare cruciale nel rafforzare o meno questo tipo di tendenza. In secondo luogo,

l'autonomia delle diverse élite potrebbe essere messa a rischio, soprattutto nelle situazioni di intensa

trasformazione. In questi casi, l'esistenza di vari settori autonomi della società civile può entrare in crisi, e

questo pregiudicare le relazioni tra lo stato e la società civile stessa. All'interno di ciascun settore potrebbero

svilupparsi delle tendenze a rappresentare interessi settoriali. Tra coloro che operano per una ridefinizione

sostanziale della politica, potrebbe svilupparsi il sospetto che le istituzioni rappresentative esistenti siano

portatrici di interessi specifici e non di una visione complessiva. Ciò può facilmente spingere nuovi gruppi a

difendere alcuni diritti.

L'indebolimento delle arene autonome e il crollo della fiducia possono avere luogo non solo attraverso

l'impatto su queste arene di nuovi processi economici o sociali, ma anche attraverso il normale processo

politico. Il crollo della fiducia può avere luogo in merito ai processi di selezione della leadership. Coloro che

sono selezionati potrebbero abusare dei privilegi garantiti dai loro uffici o scoraggiare altri attori

dall'accedere all'arena politica. Il processo di democratizzazione può essere portatore di domande orientate a

risultati a breve termine e mostrarsi sordo verso i problemi più a lungo termine e bisogni a lunga scadenza.

Le trasformazioni del sistema internazionale, caratterizzate da spostamenti delle egemonie domanti e dalla

riduzione dell'egemonia occidentale; la crescita a livello mondiale di processi di destabilizzazione connessi

alla globalizzazione economia e culturale; la fine della guerra fredda e il crollo del regime sovietico; sono

fenomeni che hanno dato luogo ad una situazione paradossale. Da un lato si è sviluppata e rafforzata una

logica tecnocratica e secolare in settori di politiche come istruzione e famiglia. Dall'altro queste politiche non

si sono mostrate adeguate nell'affrontare una larga parte dei nuovi problemi. In particolare, questi sono legati

all'indebolimento dei fondamenti ideologici e istituzionali prevalenti nei moderni stati-nazione dando vita a

fenomeni di multiculturalismo e di conflitto etnico, religioso e di nazionalità.

La nascita di nuovi dibattiti e sviluppi nelle società occidentali ha trasformato il modello iniziale della

modernizzazione in quella che spesso è stata descritta come la direzione postmoderna, rielaborando la

visione originale della società e dello stato-nazionale. Sono fenomeni che comportano l'indebolimento di

concezioni egemoni. Negli usa questi cambiamenti si sono sviluppati particolarmente negli anni 60. si tratta

di fenomeni connessi a profondi cambiamenti sociali e culturali. Si registra un indebolimenti della

definizione omogenea e relativamente rigida dei modelli di vita e dei confini che contraddistinguono la

famiglia, la comunità e l'organizzazione sociale. I ruoli occupazionali, familiari e di genere diventano sempre

più distinti da quelli di classe e partito politico di riferimento. Uno dei più importanti cambiamenti

istituzionali che ne discende riguarda lo sviluppo di spazi e ambienti al cui interno si formano nuovi

orientamenti culturali che fondano vere e proprie controculture o elemento della scena culturale ufficiale. Un

effetto di questi fenomeni è costituito dalla nascita di nuovi cleavages socioeconomici. Gli strati sociali

hanno subito una continua trasformazione al loro interno e nelle relazioni reciproche. Si tratta di fenomeni

che hanno dato vita a stili di vita complessi e differenziati, a nuovi status, a conflitti di classe e alle relative

forme di coscienza e appartenenza, oltre che all'indebolimento del ruolo degli orientamenti ideologici. La

distinzione tra destra e sinistra risulta indebolita. Il discorso politico si è progressivamente ridotto a un

ristretto ambito di issues caratterizzato dalla riduzione della contrapposizione ideologica.

Il declino dei presupposti ideologici e istituzionali dello stato-nazione diventa manifesto attraverso lo

spostamento dei movimenti di protesta sviluppatisi a partire dagli anni 60 verso una dimensione globale,

dove i nuovi movimenti vanno oltre i presupposti fondamentali dello stato-nazione. Nella maggior parte dei

paesi europei sono alcuni dei nuovi movimenti sociali a diventare predominanti, es. quelli femminista ed

ecologista che si sviluppano in larga misura in stretta relazione con i movimenti studenteschi e di protesta

verso la guerra del Vietnam, alla fine degli anni 60 e durante gli anni 70. I nuovi movimenti si orientano

verso ciò che può essere definito come il tentativo di estendere la portata della partecipazione nella vita

sociale o la costruzione di nuovi spazi in contrapposizione alla centralizzazione. Il secondo tipo principale di

movimenti, che si sviluppa e occupa una posizione centrale nella scena internazionale, è quello religioso

comunitario e fondamentalista, il quale promuove argomento antimodernizzanti e antioccidentali. Lo stato-

nazione non costituisce più il focus degli orientamenti utopici dei vari movimenti sociali. Questo

spostamento è legato al crescente conflitto tra le concezioni occidentali originali della modernità, che si sono

tradotte nello stato-nazione, e le nuove concezioni emergenti di identità collettive locali, regionali e

transnazionali. L'omogeneità politica e culturale degli stati-nazione si indebolisce, specie in Europa

occidentale, anche in seguito a un processo che produce inedite entità europee. Ma questi processi hanno

generato anche tendenze verso nuove forme di esclusione orientate, a seconda dei casi, contro l'Europa

dell'est, il mondo islamico, gli usa. Contemporaneamente, nel mondo intero emergono nuove minoranze.

Questi fenomeni producono una crescita del multiculturalismo e/o del fondamentalismo e del nazionalismo

come forme possibili di integrazione.

Questi processi potrebbero dare vita o rafforzare il fenomeno della disgregazione di molte basi istituzionali e

associative dei regimi. In molte democrazie costituzionali contemporanee assistiamo all'indebolimento e

all'erosione delle basi e delle strutture della società civile. La somma di tali processi potrebbe dare vita alla

sfiducia e all'apatia o, all'altra estremità del continuum, a movimenti estremisti. Le tendenze

all'indebolimento delle basi istituzionali della democrazia sono rafforzate dai processi di globalizzazione e

dal tentativo di imporre, attraverso le istituzioni finanziarie internazionali o le multinazionali, un'ideologia di


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di scienza politica del professor Nevola, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Paradossi della democrazia: verso democrazie illiberali?" di Eisenstadt . Gli argomenti trattati sono: Concezione costituzionale e concezione partecipativa della democrazia; Le radici storiche dei regimi democratici costituzionali; il programma culturale e il programma politico della modernità: i presupposti fondamentali, antinomie, conflitti, contraddizioni e critiche; Il processo politico nelle società moderne: i movimenti di protesta e la ridefinizione del politico; La sfida dell'incorporazione della protesta; Il deconsolidamento della democrazia nelle società contemporanee.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in studi internazionali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher deboraccah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Nevola Gaspare.

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