Estratto del documento

Capitolo 1. Tra stato e potere: che cosa è la politica

La scienza politica: verso una definizione

La scienza politica è lo studio, con la metodologia delle scienze empiriche, della realtà politica al fine di spiegarla il più compiutamente possibile. La s.p. si differenzia:

  • Dalla filosofia politica perché esclude dal proprio ambito i giudizi morali e si concentra sull’analisi dei dati empirici.
  • Dal diritto pubblico perché si concentra sui processi reali e non su quelli formali-legali.
  • Dalla storia perché l’analisi dei dati empirici mira a generalizzazioni e non a conoscenze di realtà specifiche.

Che cosa è la politica

La politica acquisisce caratteristiche professionali solo nel XX secolo quando si rende autonoma dagli altri campi dell’agire umano, ma il dibattito filosofico sulla politica ha radici antiche che risalgono alla polis greca: per i greci la polis si identificava con il potenziamento delle capacità della specie umana come quelle del linguaggio e del ragionamento. In seguito, dal periodo romano, nella civitas inizia ad essere considerato fondamentale l’ordinamento giuridico, al fine di assicurare una convivenza civile.

Solo nel XV secolo con Machiavelli la politica assume il significato ancora oggi riconosciuto di potere e di comando ovvero di uno Stato sovraordinato alla società. Con la nascita della scienza economica tra il XVII e il XIX secolo la politica si separa più nettamente dalla società ed in particolare dal mercato con economisti liberisti come Smith e Ricardo per i quali le leggi dei mercati autoregolati devono essere autonome dalle leggi dello Stato.

Se alla base del comportamento economico vi è l’utile e alla base del comportamento religioso vi è il dovere morale, per definire il comportamento politico occorre considerare che:

  • A far politica sono tutti i cittadini e non solo la classe politica specializzata.
  • La politica si fa ovunque, nello Stato come nell’impresa o nella famiglia.
  • Si utilizzano gli strumenti del dialogo del consenso ma anche della forza.

Come sottolineato da Bobbio, il concetto di politica è strettamente connesso a quello di Stato e potere. La s.p. ha approcciato la politica o sottolineando l’aspetto statalistico verticale con il concetto di sistema politico, o ponendo attenzione alla difesa degli interessi individuali con l’approccio razionale, o individuando lo scopo della politica nella costruzione di identità collettive con l’approccio neoistituzionale.

Lo Stato

La costruzione dello Stato è un processo tipicamente europeo che si sviluppa tra il 13° ed il 14° secolo e si caratterizza per:

  • Un progressivo accentramento del potere che porta alla territorialità del comando con la sottomissione dei signori feudali allo Stato, la perdita del potere temporale della chiesa, l’emergere del potere del sovrano e la nascita dei confini.
  • Il riconoscimento allo Stato del monopolio della forza legittima secondo la classica definizione di M. Weber, ossia il riconoscimento ad un’unica entità del potere legittimo di usare la forza sia per mantenere l’ordine interno che per difendere la comunità da attacchi esterni.
  • L’impersonalità del comando con lo sviluppo di una burocrazia pubblica: l’obbedienza al dominio politico deriva dal riconoscimento della legittimità del comando, non tanto dalla paura della punizione e quindi la legittimazione del sovrano discende dall’esistenza di leggi che regolano l’uso della forza.

Fondamentale per la formazione dello Stato moderno è la nascita di una burocrazia pubblica che lo Stato ha potuto remunerare con l’introduzione della tassazione consentita dallo sviluppo dell’economia monetaria. La crescita dello Stato viene spiegata in una prospettiva evoluzionista in seguito allo specializzarsi dei suoi diversi organi che assolvono a specifiche funzioni con la separazione della funzione politica da quella economica e religiosa e la divisione del lavoro che nell’ambito dello Stato porta alla separazione del legislativo dall’esecutivo.

I moderni Stati nazione, vale a dire quegli Stati che racchiudono nel proprio territorio un’unica comunità che ha in comune una stessa storia ed etnia, emergono dai conflitti militari che determinano: la crescita dell’amministrazione statale, l’aumento delle attività pubbliche, un maggiore intervento dello Stato in economia per far fronte ai debiti accumulati in tempo di guerra. Le guerre hanno accresciuto il bisogno di risorse materiali e di vite umane e lo Stato centralizzato giocando un ruolo maggiore ha avuto anche necessità di un maggiore consenso.

La necessità di una legittimazione del potere centrale ha portato ad ampliare i compiti dello Stato in relazione all’offerta di servizi con lo sviluppo dello Stato del benessere e nell’ambito della programmazione dello sviluppo con lo Stato programmatore. Richieste di un maggiore intervento statale sono provenute dai diversi gruppi sociali: sia quelli più deboli che hanno utilizzato il loro peso elettorale per migliorare la loro condizione sia da parte della borghesia.

Il potere

Nel secondo dopoguerra l’approccio legalistico allo studio della scienza politica viene criticato in Europa dagli studiosi americani, ad esempio della scuola di Chicago, spostando l’attenzione verso la politica reale e quindi la politica intesa come potere. Il potere è definibile come la capacità dell’attore A di influenzare il comportamento dell’attore B e quindi la capacità di A di indurre B a fare qualcosa voluta da A.

Secondo la definizione di Weber, la potenza è la capacità di imporre la propria volontà all’interno di una relazione sociale anche di fronte ad un’opposizione; per potere si deve intendere la possibilità che un proprio comando trovi obbedienza presso certe persone. Le risorse del potere sono la forza che può incutere paura fisica negli altri, il controllo della produzione di strumenti che possono aumentare la violenza fisica ed infine le idee che possono legittimare un dominio basato sulla forza. Queste tre risorse individuano quindi rispettivamente un potere politico, un potere economico e un potere ideologico.

Nel secondo dopoguerra le caratteristiche del potere vengono analizzate secondo diversi filoni di studio: secondo l’approccio elitista il potere è detenuto da una ristretta minoranza di persone, appunto da un’elite, un tema già affrontato alle origini della s.p. italiana da studiosi come Pareto e Mosca. Secondo molte ricerche americane, in questo contesto elitario la ricchezza è un fattore che consente di cumulare potere ideologico e politico (ad esempio la ricerca Middletown dei coniugi Lynd che avevano descritto una struttura di potere di tipo gerarchico e dominata dal denaro o la ricerca di Hunter su Regional City che si sofferma sul dominio del business e dell’economia come principale fonte di potere da parte di un ristretto numero di persone molto coese tra loro che detengono la ricchezza e decidono per tutti gli altri).

Il modello elitista venne criticato dalla scuola pluralista guidata da Robert Dahl, che considerava il potere politico diffuso tra più elite in seguito alla dispersione delle risorse economiche, politiche e di prestigio tra più gruppi della popolazione, per cui le risorse politiche si erano rese autonome dalle altre e il potere politico appare legato alla capacità dei governanti di costruire consenso da parte dei diversi gruppi sociali. In questo contesto la natura del potere è anche relazionale nel senso che i governanti devono tenere in considerazione le preferenze dei gruppi di interesse perché in grado di esercitare pressioni sulle scelte politiche e degli elettori perché potrebbero togliere loro il mandato a governarli.

Molto importante per la democrazia è l’influenza del potere politico rispetto agli altri poteri, vale a dire il gioco dei poteri:

  • Il potere economico esercita una pressione sul potere politico affinché il mondo degli affari possa svilupparsi (attraverso istituzioni come proprietà, forme societarie, mercati, impresa, ecc.) e lo Stato da un lato offre tali garanzie al potere economico, dall’altro è spesso venuto in conflitto con esso ad esempio difendendo i diritti dei lavoratori come il diritto di scioperare ed ha resistito alle richieste provenienti dal mondo degli affari di ‘meno Stato’ difendendo le proprie competenze.
  • Il potere ideologico ha dato un notevole contributo al potere politico: gli intellettuali hanno legittimato l’immagine del potere politico e favorito con il concetto di nazione la costruzione di una comune identità collettiva, il senso di appartenenza e di reciproca solidarietà, a volte però hanno anche sostenuto i nemici dello Stato.

Il sistema politico

Negli anni ’50 David Easton inaugura un approccio sistemico alla s.p. analizzando il funzionamento del sistema politico: esso si caratterizza per due elementi: l’ambiente con il quale il sistema interagisce attraverso un flusso continuo di immissioni ed emissioni e i confini che separano il sistema dall’ambiente. Secondo Easton il sistema politico è un sistema di interazioni attraverso i quali si realizza l’assegnazione autoritativa di valori scarsi (sia beni materiali che immateriali) ad una data società. L’allocazione dei valori può avvenire attraverso la consuetudine, cioè in base a norme tradizionalmente condivise, o lo scambio, cioè la libera interazione tra i soggetti, o il comando politico che consente di risolvere in modo imperativo i conflitti sull’allocazione dei valori.

La principale funzione del sistema politico è di regolare i conflitti interagendo con la società (convertendo le immissioni in emissioni cioè in decisioni imperative); all’interno del sistema politico si identificano sottosistemi come il sottosistema dei partiti, dei gruppi di pressione, burocratico. Gli inputs sono le domande politiche cioè le richieste di allocazione autoritative di valori rivolte ai decisori e derivanti da bisogni che emergono nella società.

Il sistema politico si dota di regolatori d’accesso (gatekeepers) per selezionare le domande ed evitare un pericoloso sovraccarico. I gatekeepers (filtri) possono essere di tipo strutturale come i partiti o culturale intendendo le procedure e le regole che selezionano le domande in ingresso al sistema. Per Almond e Powell i generici bisogni si trasformano in domande in seguito ad un processo di articolazione da parte di gruppi e le domande sono poi combinate assieme in un processo di aggregazione da parte dei partiti.

Insieme alle domande, un altro input del sistema è il sostegno (consenso) definito come un insieme di comportamenti che esprimono approvazione rispetto al sistema e rivolto alla comunità politica (intesa come insieme delle persone accomunate dalla medesima identità politica), al regime (inteso come insieme di valori, norme e autorità che presiedono alle interazioni politiche in un territorio), alle autorità (cioè coloro che occupano ruoli nel sistema politico). Il sostegno può essere specifico, cioè derivante da una soddisfazione nell’immediatezza della domanda, o diffuso se riferito ad una legittimazione di fondo e di lungo periodo al regime.

Nella ‘scatola nera’ della politica si attua il processo di elaborazione delle decisioni pubbliche dapprima con la formulazione delle politiche cioè con la trasformazione delle richieste in programmi da parte degli organi politici e poi con l’implementazione delle politiche pubbliche da parte della burocrazia.

Il sistema politico produce poi emissioni (outputs, che sono le azioni e le decisioni), gli esiti delle politiche (outcomes cioè i risultati) e le retroazioni (feedbacks da cui può derivare il consenso). Il modello sistemico di Easton è stato criticato per non riuscire a spiegare la realtà, pur ammettendo l’esistenza di conflitti dovuti all’allocazione autoritativa delle risorse, esso si concentra sulla sopravvivenza del sistema e pone l’accento agli input della scatola nera più che analizzare gli outputs.

La razionalità in politica

Con l’approccio della scelta razionale si abbandona la logica del sistema e si analizzano i comportamenti e le motivazioni individuali in politica. Joseph Schumpeter e poi altri studiosi come Downs hanno applicato allo studio della politica teorie provenienti dall’economia. Per l’approccio economico l’individuo è l’attore fondamentale e agisce sulla base di un interesse personale, ordina in modo razionale le sue preferenze secondo una graduatoria allo scopo di massimizzare l’utilità.

Le motivazioni individuali sono razionali ma egoistiche e guidano sia le scelte degli elettori che degli eletti perseguendo diversi tipi di beni. Così come i consumatori del mercato economico hanno specifiche preferenze, gli elettori chiedono particolari decisioni nel mercato politico ai loro eletti, così come le imprese sono indifferenti al prodotto offerto e sono interessate solo al profitto, i partiti politici puntano solo a controllare organi di governo attraverso le elezioni.

La sovranità del consumatore nel mercato economico viene assimilata alla sovranità dell’elettore inducendo i rappresentanti a realizzare le politiche volute dai rappresentati per poter essere rieletti. Secondo l’approccio economico, la funzione sociale viene quindi assolta incidentalmente, in seguito alla ricerca di propri vantaggi individuali e la democrazia discende dal bisogno degli eletti di soddisfare le richieste degli elettori.

In questo contesto Buchanan, principale esponente dell’approccio della scelta pubblica, ritiene che questa tendenza degli amministratori provochi debito pubblico e inflazione e metta a rischio la stessa democrazia; essi, puntando alla loro rielezione, non si preoccupano della crescita del deficit pubblico ed inoltre tendono a introdurre regolamentazioni delle attività economiche e sociali per poter controllare i cittadini e a costituire rendite politiche parassitarie (ad es. con le autorizzazioni, le concessioni, ecc.).

Per gli studiosi della scelta pubblica, critici verso le teorie keynesiane e favorevoli a riforme neoliberiste, occorre ridurre il ruolo dello Stato in economia attraverso deregolamentazioni e privatizzazioni. Inoltre per i teorici della scelta pubblica anche il potere delle burocrazie pubbliche tende ad aumentare, infatti i dirigenti pubblici pur di consolidare la loro situazione di potere accrescono il loro budget di spesa facendo aumentare la spesa pubblica fino alla inevitabile crisi fiscale dello Stato.

Le istituzioni politiche

L’approccio economico ha sollevato molte critiche sotto diversi aspetti:

  • Perché gli elettori non posseggono sufficienti informazioni per agire razionalmente.
  • Per l’estensione alla politica delle logiche del mercato in un ambito nel quale manca il denaro come mezzo che consenta di valutare costi e benefici degli scambi.
  • Se la politica agisse sulla base di richieste egoistiche sarebbe incapace di perseguire il bene comune.

Gli autori dell’approccio neo istituzionalista come March e Olsen rifiutano tale impostazione ritenendo che lo scopo della politica è la formazione delle preferenze attraverso l’elaborazione di identità collettive e che i processi politici sono determinati dalle istituzioni intese non come organigrammi di funzioni ma come insieme di norme e valori che danno significati alle azioni degli individui. Alla base del comportamento non vi sarebbe dunque l’interesse individuale, ma prevalgono obbligazioni culturali e il rispetto delle norme sociali, cioè è l’appropriatezza del comportamento che guida l’azione umana.

Per Pizzorno l’agire secondo una mentalità calcolante presuppone la costruzione di identità collettive che consentono di identificare gli interessi e dar significato all’azione; ciò avviene tramite l’ideologia che comporta la condivisione di fini comuni e il formarsi di solidarietà di gruppo. Una volta costruita un’identità collettiva, i rappresentati possono chiedere ai rappresentanti il soddisfacimento delle loro utilità.

Secondo l’approccio identitario alla politica, il comportamento solidale dell’elettore di andare a votare pur sapendo che il suo voto non sarà determinante per la vittoria del proprio candidato si spiega con il suo volersi sentire integrato nella comunità e di appagare il proprio senso di appartenenza ad essa. Per l’approccio neo istituzionalista, anche se il potere è una componente essenziale della politica, esistono vincoli al potere costituiti dalle istituzioni, mentre il potere senza vincoli si identifica con la forza.

La scienza politica come scienza empirica

La scienza politica viene definita scienza empirica in quanto la realtà politica viene studiata seguendo specifiche regole e cercando di comprendere l’origine di determinati fenomeni e le uniformità tra situazioni in cui gli stessi fenomeni compaiono in condizioni simili. Il processo di ricerca inizia con il selezionare un argomento anche su temi molto emotivi, ma verso i quali il ricercatore deve tenere sotto controllo le proprie preferenze e deve fornire un’adeguata pubblicità del procedimento scientifico, sia della presentazione della procedura di ricerca che dei risultati, in modo da consentire alla comunità scientifica di valutare le conclusioni della ricerca stessa.

Chiarito il problema da investigare, va definita l’unità di analisi e i concetti rilevanti per la ricerca, individuando per tali concetti le proprietà, cioè le caratteristiche e i referenti empirici, cioè l’insieme dei fenomeni che vi sono ricompresi. Nell’analisi empirica le variabili sono osservabili empiricamente e variano, cioè casi diversi di osservazione possono contenere in misura variabile una certa proprietà.

In questo modo un concetto viene operazionalizzato, cioè si determinano i valori che la variabile può assumere.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 26
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 1 Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 26.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Scienza politica, prof. indefinito, libro consigliato Intruduzione alla scienza politica, Della Porta Pag. 26
1 su 26
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Sociali Prof.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community