La dottrina classica della democrazia
Bene comune e volontà generale
Definizione: Il metodo democratico è quell’insieme di accorgimenti costituzionali per giungere a decisioni politiche, che realizza il bene comune permettendo allo stesso popolo di decidere attraverso l’elezione di singoli individui tenuti a riunirsi per esprimere la sua volontà. Si suppone l’esistenza di un bene comune assoluto, facilmente riconoscibile mediante il ragionamento. Unica differenza di opinione potrebbe essere relativa a quale metodo sia più rapido. Ogni cittadino, consapevole della meta, partecipa e promuove il suo raggiungimento. Per alcuni ambiti e faccende servono degli specialisti, che devono però agire per la realizzazione del bene comune. La partecipazione di tutti in una società numerosa è complicata → Parlamento → Gabinetto → Primo Ministro.
Tutto apparentemente perfetto. Esiste però un univoco bene comune? NO. A volte possibili compromessi. Se anche si identificasse un bene comune univoco, le vie per raggiungerlo possono risultare molto diverse secondo vari gruppi. Gli utilitaristi presupponevano una “Volontè Gènèrale”, che decade però quando decade l’esistenza di un bene comune unitario.
Volontà popolare e volizione individuale
È inspiegabile che una qualche volontà popolare o opinione pubblica, e che la democrazia non è puramente caotica, ma quella volontà non coincide propriamente con un bene. Il giudizio morale positivo nei confronti dei risultati del processo democratico nascono da una “fede” nella democrazia stessa. La volontà individuale non ha quella autonomia e razionalità che le si vorrebbero attribuire. Il cittadino medio dovrebbe sapere e giudicare in maniera indipendente da pressioni esteriori, ma così non è. Anche il raggiungimento di un “valido compromesso” è raro, e relegato a problemi quantitativi, anziché qualitativi. Paradossalmente, una soluzione imposta da un governo non democratico può risultare mediamente più accettabile a tutti che non un compromesso “democratico” (vedi Napoleone primo console e questione religiosa).
La natura umana della politica
La natura umana della politica è il frutto della questione della precisione, chiarezza e indipendenza della volontà degli elettori. Già prima degli studi di Ribot e Freud, nell’800 era emersa la mancanza di unità interiore dell’uomo. Elementi extrarazionali e irrazionali nella condotta umana. Gustave le Bon sviluppò studi sulla psicologia della folla, forse eccessivi, ma pur sempre indicativi (nella folla decadono o si riducono i freni, il senso di responsabilità personale). Altro elemento della natura umana, è relativa al fatto che spesso la gente si pone nei confronti delle scelte politiche in maniera similmente irrazionale a quanto fa nei confronti dei consumi – effetto pubblicità.
È vero che gli uomini, per molti versi, si rifanno nelle azioni e nelle scelte, all’esperienza ripetuta ma sono tuttavia soggetti ad influenza non razionali. Inoltre, gli uomini riescono a rimanere relativamente razionali soltanto nel raggio immediatamente prossimo alla loro realtà quotidiana, mentre questa razionalità va diminuendo sempre più allontanandosene. L’uomo che non accetterebbe mai determinati comportamenti nella propria casa, fa spallucce quando le vede nell’amministrazione locale. Esistono, è vero, questioni anche nazionali che interessano e appassionano direttamente l’uomo, quali imposte, o un utile monetario immediato, ma tendenzialmente più le questioni sono lontane dalla realtà quotidiana, più l’uomo diventa vittima di convinzioni e posizioni irrazionali. Le grandi questioni politiche sembrano molto lontane, non hanno nulla a che vedere con l’immediato, quasi appartenessero ad un altro mondo.
Pur con un attento sforzo ad informare ed insegnare, i risultati sono piuttosto limitati.
- Il cittadino, anche quando non attivamente spinto o influenzato da movimenti o partiti, tenderà comunque a prendere posizioni irrazionali senza dare sufficiente giudizio, abbassando nettamente il proprio standard morale. Quando, talvolta, sceglierà invece di uscire da tale apatia, rischierà di essere ancor peggio di prima: ottuso.
- Quando più è debole l’impegno all’informazione e al giudizio personale, tanto più facili saranno ingerenze esterne. Si crea talvolta quella Volontè Gènèrale teorizzata dalla dottrina classica, che risulta però essere più un prodotto del processo politico, anziché la sua forza impulsiva. Il modo in cui vengono manipolati i fatti e la volontà popolare hanno una grande somiglianza con la pubblicità. Il pubblico spesso, per quanto fornito di notizie obiettive sui problemi politici, tenderà ad accettare solo quelle informazioni che collimano con la sua posizione precedente.
La prima cosa che un uomo farà per i propri ideali è mentire, per cui c’è poco da stare allegri sulle conseguenze nella politica di questo principio. Alla fine, il popolo non solleva né decide nessun problema, ma i problemi da cui il suo destino dipende sono normalmente sollevati e decisi per lui.
Ragioni che spiegano la sopravvivenza della dottrina classica
Come può dunque, alla luce di tali debolezze, sopravvivere la dottrina classica?
- In qualche modo, essendo stata creata fondamentalmente da antireligiosi, essa ha sostituito la religione, diventando essa stessa oggetto di fede. La volontà popolare ha soppiantato la voce di Dio. Dal cristianesimo ha ereditato il valore dell’uguaglianza di tutti...
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