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d. Esistono in questa teoria politica, come nell’ambito economico, elementi di concorrenza (per il voto

libero), che può risultare più o meno corretta. Tra l’ideale concorrenza e l’impedimento mediante

l’uso della forza di concorrenza esiste tutta una gamma di variazioni che muovono dalla democrazia

perfetta all’autocrazia.

e. La teoria moderna chiarisce il rapporto tra democrazia e libertà individuale. Quest’ultima non è mai

assoluta, ma variabile per gradi nel tempo. La democrazia presuppone comunque un’ideale

possibilità di tutti di candidarsi al comando. Inoltre è implicita un notevole grado di discussione. La

libertà di stampa, almeno teoricamente, è elemento fondamentale.

f. Se scopo primo del corpo elettorale è di creare un governo, si potrebbe credere che sia implicita

anche la facoltà di abbatterlo. Questo non è però il caso se non in occasioni particolari, che risultano

comunque contrarie al principio democratico.

g. Viene inoltre risolta un’antica controversia: se la democrazia assicura la realizzazione della volontà

della maggioranza, non si tratta più di bene comune o volontà generale, ma soltanto di volontà della

maggioranza. Non è vero che la democrazia (la volontà generale) decada nel momento in cui la

democrazia stessa viene realizzata, ma bisogna ridefinire la democrazia come potere di colui che

riceve la maggioranza del sostegno.

2. Applicazione del principio

In una democrazia la funzione primaria del voto è di creare un governo. Soltanto negli Stati Uniti il voto

sceglie direttamente il leader che forma poi il governo. Altrove il voto crea il parlamento, che sceglie il leader

il quale crea poi il governo (il parlamento, cioè, elegge il governo scelto dal leader, che è colui con il

massimo sostegno in parlamento). In Inghilterra il parlamento dà la propria sfiducia a qualunque leader non

sia il proprio. Il leader vincente riceve incarico dal re di creare il governo. Il primo ministro scioglie la camera

e crea quel governo che i votanti avrebbero scelto.

Nel 1879 era al potere in Inghilterra il governo Beaconsfield (Disraeli), che aveva ogni motivo di credere che

il dominio sarebbe continuato. Gladstone riuscì tuttavia a convincere il popolo a sostenere il partito liberale.

Quest’ultimo, che lo aveva rimosso dalla leadership tempo prima, fu costretto a rimetterlo al suo posto, visto

che era egli ad avere l’appoggio popolare. Il leader che sale al potere ha un triplo ruolo: è l’uomo di punta del

partito in parlamento; diventa al tempo stesso il leader del parlamento, e pure il forgiatore dell’opinione

pubblica, che può in qualche modo essere anche indipendente dalla pura opinione di partito.

Un leader il cui potere sia indipendente dal parlamento e dal proprio partito, ha un’autonomia capace di

richiamare all’ordine seguaci recalcitranti e cospiratori. In sintesi, quindi, viene molto limitata la teoria

secondo cui è il parlamento a produrre il governo: piuttosto accetta passivamente la proposta del leader.

Il gabinetto è, dal punto di vista del partito, un gruppo di leaders minori; dal punto di vista del premier è

invece un piccolo parlamento. I candidati a ministri devono acconsentire a servire sotto X e X deve formulare

il proprio programma così da accontentare a sufficienza i propri sottoposto affinché gli rimangano fedeli. Il

gabinetto ha un ruolo distinto da partito, parlamento, leader ed elettorato. Ha un rapporto piuttosto lontano

dal fare in modo che la volontà del popolo sia eseguita.

Il parlamento oltre a formare il governo, legifera ed amministra. Il bilancio, ad esempio, è ufficialmente una

legge, ma è in effetti un elemento di amministrazione.

Come in una guerra due eserciti conquistano questa o quella posizione per poter vincere e agiscono con un

fine ultimo e non per la conquista fine a sé stessa di una posizione, così nella politica le leggi, le

problematiche politiche affrontate, sono più dei mezzi per il fine ultimo di conquistare o mantenere il potere,

che non fini a sé stesse. Con poche eccezioni, ogni votazione in parlamento è un voto di fiducia o sfiducia

nei confronti del governo; un’accettazione o rifiuto di mantenere il potere.

Il premier, nel flusso incessante di problemi correnti, sceglie secondo la sua strategia quali elevare a

problemi parlamentari e quali invece tralasciare. Ovviamente ogni governo eredita questioni dai governi

precedenti.

Se un disegno di legge è introdotto dall’opposizione, è sintomo di voler dare battaglia. Se una questione non

considerata dal premier viene presentata da un gruppo del partito di maggioranza, è sintomo di ribellione. Se

invece una questione viene presentata congiuntamente da maggioranza ed opposizione, è in gioco una

battaglia indecisa oppure una battaglia evitata per ragioni strategiche.

Esistono due eccezioni al principio della leadership governativa:

a. Non esiste leadership assoluta. Ogni gregario ha diritto ed interesse a prendere il posto del proprio

capo. Ciascuno segue un proprio disegno personale, e sceglie di volta in volta in che modo gestirsi

in maniera intermedia tra la fedeltà assoluta e la ribellione. Il leader a sua volta sceglie del continuo

quanto reprimere e quanto acconsentire.

b. Esiste inoltre la possibilità di uomini che scelgano di scendere in campo per risolvere questioni che

sentono importanti e ignorate, e che non hanno alcun interesse a mantenere il potere in quanto tale.

È cosa rara.

In ambito economico è facile comprendere quale sia il fine dell’attività: il motivo della sua esistenza è il

bisogno degli uomini di possedere beni o servizi, per cui l’attività economica sopperisce a questo bisogno,

ma il suo fine è il profitto.

L’attività politica nasce per il bisogno della società d’essere amministrata e regolata, ma il fine della stessa è

l’ottenimento e il mantenimento del potere.

La funzione dell’elettorato è di votare secondo le proprie preferenze. I votanti non decidono però su nessuna

questione, né tantomeno scelgono in vera libertà chi votare. L’iniziativa parte piuttosto da chi si offre per la

leadership.

Anche l’iniziativa elettorale insita nella scelta di uno o un altro candidato è ulteriormente limitata

dall’esistenza dei partiti. Un partito è un gruppo i cui membri di propongono di agire di concerto nella lotta di

concorrenza per il potere politico. Altrimenti sarebbe inspiegabile il fatto che partiti diversi abbiano programmi

pressoché identici.

Corollario

1. Qualche corollario dell’analisi precedente

I socialisti sostengono che la vera democrazia sia realizzabile soltanto nel socialismo. In base alla nostra

comprensione, invece, le due realtà sono compatibili, ma non si implicano a vicenda. Resta da vedere se nel

socialismo la democrazia venga o meno realizzata meglio che in un regime capitalista.

a. La democrazia non è governo del popolo, ma soltanto che il popolo può accettare o rifiutare gli uomini che

governano. È inoltre necessaria la libera concorrenza tra candidati alla leadership. Molti esponenti della

dottrina democratica rifiutano l’idea della politica come professione, ma è soltanto ideologia. Il successo in

politica nasce, di norma, da un impegno tale da rendere accessorio ogni altro aspetto della vita del politico.

La politica è sempre una carriera. (“Quello che gli uomini d’affari non capiscono che, esattamente come loro

trattano in petrolio, io tratto in voti.”). Non c’è motivo di credere che le cose vadano diversamente in

un’organizzazione socialista.

b. L’efficienza amministrativa della democrazia è ridotta in società numerose e complesse. In alcuni paesi più

che in altri (un esempio più tranquillo è l’Inghilterra), il leader è in un combattimento continuo, per tenere

d’occhio gli avversari, controllare i sottoposti, etc. In una democrazia il governo deve sempre analizzare


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Scienza politica , basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Capitalismo, socialismo e democrazia, Schumpeter, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la dottrina classica della democrazia, un’altra dottrina della democrazia, corollario, la democrazia nell’ordine socialista.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Falchi Maria Antonietta.

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