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19) Che cosa significa clientela e parentela?

I rapporti di “clientela” si stabiliscono quando uno o più gruppi riescono ad avere riconosciuto un

accesso privilegiato alla pubblica amministrazione.

I Rapporti di “parentela” si configurano come l’insieme di rapporti privilegiati con un partito politico.

(ad esempio, le associazione cattoliche rispetto alla Democrazia cristiana o la CGIL, rispetto al Partito

comunista).

20) Quali sono i rapporti tra i partiti e i sindacati nel caso italiano?

I rapporti tra i partiti e i sindacati sono influenzati dalle caratteristiche che questi ultimi hanno assunto

nei diversi paesi. In particolare, i sindacati, in alcuni casi si sono limitati a rappresentare i propri iscritti,

in altri casi hanno assunto invece un ruolo politico di difesa dell’intera classe operai, intesa spesso in

termini estremamente ampi. Il caso italiano è stato, ad esempio, caratterizzato da un modello di

sindacato di classe.

21) Che cosa è la neutralità?

Un ipotesi intermedia tra occupazione e simbiosi. Data la posizione autonoma dei partiti, questi

mantengono in pieno il loro ruolo di gatekeepers e, dunque, il controllo dell’accesso, dell’agenda e dei

risultati decisionali, ma i gruppi trovano più convenienti non stabilire contatti privilegiati con alcun

Per aumentare le probabilità di successo della loro azione applicano la loro pressione su partiti

partito.

diversi rispetto alle diverse situazioni e ai diversi momenti, configurando così un appello multipartitico.

22) Che cosa sono accesso indiretto e accesso diretto?

Esiste, poi, ancora una possibilità più estrema, quella in cui il gruppo non abbia – o non percepisca –

alla burocrazia

neanche il bisogno di interagire con il partito potendo contare su un accesso diretto

ministeriale centrale o locale, e alle sedi decisionali governative e parlamentari con proprio personale di

fiducia. In una situazione del genere, il partito è percepito – anche a livello di cultura politica di massa –

come assolutamente secondario e non necessario nello svolgimento delle funzioni di rappresentanza e,

dal punto di vista del gruppo, nella protezione dei propri interessi.

23) Illustrate la teoria pluralista dei gruppi. dello

La presenza dei gruppi è vista come fonte di equilibrio, socializzazione, e autonomia della società

stato.

Infatti:

la pluralità dei gruppi garantisce un certo equilibrio fra spinte contrastanti. La competizione tra

− diversi gruppi porta a una mediazione tra di essi, permettendo di avvicinarsi così ad una sorta di bene

comune;

gli effetti della partecipazione sono visti come particolarmente socializzanti: la vita nelle

− associazioni educherebbe all’interazione con gli altri, allontanando dal proprio interesse egoistico; e

insegnerebbe a comunicare e collaborare, portando coesione sociale e reciproca fiducia; L’approccio

gli individui che si organizzano sono meno dipendenti dalle istituzioni pubbliche.

− pluralista ha così definito i gruppi come la normale forma di aggregazione degli individui, e lo stato

come arbitra tra essi. Di conseguenza, dalla teoria dei gruppi emerge implicitamente una concezione

e il carattere democratico di un

della politica come mediazione piuttosto che esercizio di autorità

regime è assicurato dalla diversità degli interessi presenti nella società e dalla molteplicità dei

gruppi che li rappresentano.

24) Nell’ambito della teoria pluralista che cosa significa appartenenze multiple?

La tolleranza reciproca sarebbe facilitata dalle Ciascun individuo ha interessi

appartenenze multiple.

diversi nei vari campi in cui svolge la sua attività quotidiana. Ciò lo porta a partecipare in gruppi

molteplici (legati al lavoro, al luogo di residenza, al tempo libero, alla sfera religiosa, ecc,).

L’affiliazione ai diversi gruppi che esprimono questi interessi porterà ad appartenenze trasversali,

riducendo la coesione dei singoli gruppi e aumentando l’integrazione fra gli individui. Invece di

un’appartenenza totalizzante si avrà una partecipazione più soffice a vari gruppi. 25

25) Quali sono le critiche rivolte alla teoria pluralista?

La teoria classica dei gruppi è stata subito criticata sotto svariati punti di vista, e accusata di difendere un

Si è osservato che la mobilitazione dei gruppi era limita e,

mondo in cui pochi avevano potere su molti.

soprattutto, era fonte di ineguaglianza. Infatti alcuni interessi avevano maggiore risorse di altri per

organizzarsi, sicché pochi gruppi riuscivano a mobilitarsi e ad avere influenza. Inoltre, gli interessi bene

organizzati potevano influenzare il governo a tutto danno degli altri.

Un altro problema riguardava le barriere delle entrate, cioè le condizioni che facilitano l’organizzazione

di alcuni interessi, ostacolando gli altri.

26) Che cosa è la teoria dello scambio nei gruppi di interesse?

Nell’ambito di una teoria dello scambio nei gruppi di interesse si evidenziamo le interazioni tra i

promotori dei gruppi di interesse e coloro che poi vi aderiscono. I primi possono essere considerati

come imprenditori, nel senso che investono risorse per offrire servizi che gli aderenti, come

La mobilitazione di risorse e l’emergere di imprenditori dell’azione

consumatori, possono comprare.

collettiva sono più facili fra gli individui ricchi di risorse materiali, che sono quindi disponibili a

dedicare parte di esse ad un’organizzazione degli interessi.

27) Cosa vuol dire agire da “free-rider”?

Agire da free-rider significa “non pagare il costo dell’azione collettiva, aspettando che altri si

Olson osserva che la presenza di un interesse comune non è una condizione sufficiente a

mobilitino”.

formare un gruppo e non porta automaticamente ad un’azione collettiva. Sebbene tutti apprezzino l’aria

pulita, pochi sono disposti a investire tempo e risorse per un’azione ambientalista, dato che l’aria pulita è

un bene comune di cui tutti, compresi quelli che non hanno fatto niente per averla, possono godere.

28) Quali risultati contraddittori ha evidenziato la ricerca empirica a proposito della teoria dei

gruppi?

Più recentemente la ricerca empirica su questi temi ha evidenziato risultanti contraddittori:

– sia nel loro numero che nella

da un lato è stato osservato un aumento dei gruppi di interesse

− membership – che ha fatto parlare di una crescita generale delle risorse utilizzabili per l’azione

collettiva. E’ stata, inoltre, rilevata una maggiore capacità di organizzarsi anche da parte di alcuni

gruppi normalmente considerati come gruppi deboli, oltre ad una loro capacità crescente di trovare

patroni e alleati;

dall’altro lato, per quanto riguarda gli effetti della mobilitazione dei gruppi di interesse, la

− discussione è aperta. La ricerca recente ha . In particolare,

in parte dimensionato il potere dei gruppi

viene osservato che il loro peso varia da settore a settore e che i gruppi sono capaci di porre alcuni

tema sull’agenda piuttosto che di determinarne la soluzione. L’attività di lobbying sarebbe più

orientata ad offrire informazioni che ad esercitare ricatti sui politici.

29) Illustrate la teoria neocorporativa dei gruppi.

A partire dagli anni settanta, un ampio filone della letteratura si è concentrato sull’analisi di un modello

a

di rappresentanza funzionale degli interessi diverso da quello pluralista, definito neocorporativo,

sottolineare le somiglianze con le “corporazioni”, volute e protette dallo stato, che avevano caratterizzato

il sistema della rappresentanza di alcuni regimi autoritari.

30) Differenze tra teoria pluralista e teoria neocorporativa.

I due modelli si distinguono sia in relazione alla struttura organizzativa degli interessi sia in relazione ai

rapporti tra interessi privati e istituzioni pubbliche. Sostanzialmente le differenze consistono:

MODELLO PLURALISTA MODELLO NEOCORPORATIVO

Le associazioni sono multiple, volontarie, concorrenti, Le associazioni sono singole, obbligatorie, non in

non gerarchiche e non necessariamente differenziate concorrenza l’una con l’altra, gerarchiche e

secondo modelli funzionali. differenziate secondo criteri funzionali.

Non hanno licenze, non sono riconosciute, né Esse detengono una licenza, sono riconosciute,

sovvenzionate, né create dallo stato, e nemmeno sovvenzionate, qualche volta sponsorizzate dallo stato,

controllate. e da esso controllate.

I contatti istituzionali fra gruppi e governo sono

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frequenti ed efficaci; i gruppi hanno spesso la

responsabilità anche nella realizzazione delle politiche,

mentre sono più rari i contatti con i partiti, il lobbying

parlamentare, le campagne per mobilitare l’opinione

pubblica e le stesse azioni di protesta che invece

caratterizzano i modelli pluralisti.

Tra i due modelli cambia la logica della partecipazione dei membri e la sua influenza

Un modello pluralista è caratterizzato da una struttura Un sistema neocorporativo ha invece associazioni

organizzativa frammentata e povera di risorse, che forti, integrate e ricche di risorse, relativamente

deve far forte affidamento sulla sua base, e ha quindi indipendenti dai membri e capaci di sviluppare

difficoltà a sviluppare programmi di l ungo periodo. prospettive di lungo termine.

I gruppi esercitano influenza attraverso varie forme di Nel corporativismo invece un sistema

pressione, ma non vi sono rapporti strutturati. istituzionalizzato di interazioni attribuisce alle

Tipico delle forme di influenza pluralista è il lobbying. associazioni ruoli particolari nell’elaborazione e

soprattutto nella realizzazione di politiche pubbliche.

Tipico delle forme di influenza neocorporativa è

invece la concertazione, cioè l’accordo tra più attori,

governativi e non, su decisioni da prendere e politiche

da realizzare.

31) In quali democrazie si è realizzato più compiutamente il neocorporativismo?

In generale (Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia)

le quattro democrazie scandinave e l’Austria

sono state considerate quelle a più alto livello di neocorporativismo e i paesi anglosassoni quelli con un

alto livello di pluralismo. Rispetto, poi, alle cause dell’affermarsi dell’uno o dell’altro modello, alcuni

studiosi sono giunti alla conclusione che l’integrazione nei mercati internazionali, forti partiti socialisti, e

associazioni degli interessi ben strutturate costituiscono un insieme che favorisce l’emergere e la

stabilizzazione del neocorporativismo.

32) Qual è stato il maggior ostacolo allo sviluppo di un sistema neocorporativo?

Lo sviluppo di un sistema neocorporativo è stato ostacolato soprattutto dalla frammentazione delle

Nei paesi più vicini al modello pluralista, diverse sono

organizzazioni di rappresentanza degli interessi.

le ragioni di divisione in particolare all’interno dei sindacati: vi possono essere distinzioni ideologiche (si

pensi al caso italiano o a quello francese), o linguistiche (è il caso dei Paesi Baschi spagnoli), oppure

distinzioni di categorie occupazionale (come avviene in Gran Bretagna).

33) Quali sono le conseguenze del neocorporativismo?

Le conseguenze del neocorporativismo sono state descritte in modo contrastante:

(quelli collocati nella sfera

secondo alcuni studiosi, il favore accordato ai gruppi economici forti

− della produzione) emargina sempre di più i gruppi non dotati di potere di ricatto economico

(disoccupati, studenti e altri). Vi sono, inoltre, elementi potenzialmente antidemocratici in accordi

neocorporativi che avvantaggiano i “rappresentanti di professione” rispetto ai cittadini, le burocrazie

rispetto alla base, la gerarchia di vertice a livello nazionale rispetto alle strutture locali; i gruppi forti

rispetto ai gruppi deboli. Il neocorporativismo porterebbe a ridurre la competizione e di conseguenza

la partecipazione;

altri studiosi hanno invece messo in evidenza la capacità del neocorporativismo di ridurre sia il

− che, più in generale, l’insubordinazione verso le istituzioni statali.

tasso di conflitti sul lavoro

Inoltre, il tasso di inflazione è risultato più basso in democrazie nelle quali esisteva no accordi

neocorporativi a livello nazionale. Da questo punto di vista, accordi centralizzati avrebbero proprio

la funzione di evitare una inflazione da pieno impiego, prodotta dalla crescita della militanza

sindacale in condizione di forza sul mercato di lavoro. 27

VII. I partiti politici

1) Come può essere definito un partito politico?

Secondo Weber, i partiti politici sono “associazioni fondate su un adesione (formalmente) libera,

costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e

ai propri militanti attivi possibilità (ideali e materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il

perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi”.

Il partito è dunque un associazione, cioè un gruppo formalmente organizzato e basato su una

partecipazione volontaria. Più esattamente lo scopo dei partiti è quello di influenzare l’ordinamento e

l’apparato di persone che guidano un qualsiasi tipo di comunità sociale, la loro strategia principale è la

conquista di cariche elettive.

Secondo Downs, il partito politico è “una compagine di persone che cercano di ottenere il controllo

dell’apparato governativo a seguito di regolari elezioni”.

2) Quali sono le funzioni principali dei partiti?

In relazione alle loro funzioni e, quindi, anche ad una sfera dell’agire umano, i partiti politici agiscono

come mediatori tra le istituzioni pubbliche e la società civile, tra lo stato e i cittadini. Le funzioni

principali sono le seguenti:

a) I partiti politici sono indispensabili per organizzare la volontà pubblica, operando una

degli interessi individuali. Votando un partito. i cittadini sono

semplificazione della complessità

costretti a scegliere tra un numero di opzioni limitato. I partiti operano quindi una mediazione tra

interessi individuali, formando l’interesse collettivo: essi sono “mediatori di idee, attraverso una

costante opera di chiarificazione di chiarificazione, sistemazione e presentazione della teoria del

partito”.

b) I partiti inoltre mettono ordine al caos attraverso un processo di Il partito è

strutturazione del voto.

l’entità con cui gli elettori si identificano, dando stabilità nel lungo periodo ai comportamenti di voto

individuale.

c) La semplificazione della complessità passa attraverso l’assolvimento della funzione di

I partiti politici, insieme ad altre istituzioni, insegnano ad occuparsi della

socializzazione politica.

collettività, “modellando atteggiamenti, inculcando valori e distribuendo capacità politiche ai

cittadini e alle élites”. Essi mirano a trasformare gli individui in cittadini integrati in una comunità.

d) Grazie ai partiti che si può aspirare ad un Da questo punto

controllo dei governanti sui governati.

di vista, i partiti sono strumenti di collegamento tra governo e cittadini.

e) In relazione a quanto sopra, essi sono attori importati nella formazione delle politiche pubbliche.

Essi, infatti, elaborano programmi, li presentano agli elettori e, se vittoriosi alle elezioni, dovrebbero

metterli in atto.

3) Quali sono i principali assunti della “teoria economica della democrazia”?

Secondo alcuni studiosi che hanno applicato allo studio della politica concetti ed ipotesi teoriche

Sul

provenienti dall’economia, i partiti sono innanzitutto “apparati orientati alla conquista di voti“.

mercato elettorale si realizzerebbe uno scambio tra rappresentati e rappresentati simile a quello che

avviene sul mercato economico tra imprese e consumatori.

Downs propone una interpretazione del fenomeno elettorale basato sul concetto di razionalità che, in

è

democrazia, guiderebbe il comportamento degli elettori. L’assunto di fondo dell’approccio razionale

che l’individuo sia capace di stabilire un ordine tra le varie alternative per lui disponibili, e che scelga

poi quella che si colloca in cima alla sua graduatoria di preferenze.

I principali assunti della teoria economica della democrazia sono i seguenti: 28

a) La teoria economica della politica presuppone che gli elettori ed eletti perseguono diversi tipi di

beni. Come i consumatori nel mercato economico, gli elettori avrebbero nel mercato politico

preferenze specifiche. Essi chiederebbero delle particolari decisioni politiche ai loro eletti.

b) Come nel mercato economico le imprese sono indifferenti al prodotto offerto, mirando

essenzialmente al profitto, così nel mercato politico i candidati avrebbero come unico fine la propria

elezione alle cariche pubbliche, senza preferenza invece per questa o quella politica pubblica.

4) Quali sono i principali elementi dell’approccio della “scelta pubblica”?

Secondo Buchanan, il bisogno degli eletti di seguire le richieste degli elettori, comporta la tendenza degli

amministratori a spendere denaro pubblico mettendo in pericolo la democrazia. Volendo soddisfare il

maggior numero il maggior numero di elettori, gli eletti utilizzerebbero a piene mani la possibilità di

distribuire beni e servizi, attraverso la spesa pubblica. Mirando a rielezione nel breve periodo, essi non si

preoccuperebbero degli effetti della crescita del debito pubblico nel lungo periodo.

5) Quali sono le principali critiche all’approccio economico alla politica?

L’approccio economico alla politica ha sollevato le numerose e seguenti critiche:

a) l’estensione del concetto di mercato appare poco convincente nella considerazione che manca un

mezzo di scambio generalizzato come il denaro, che permette di valutare costi e benefici di risorse

materiali, informazioni, simboli, affetti;

b) si è osservato che se i politici seguissero le richieste (egoistiche) dei loro elettori ne risulterebbe una

incapacità di perseguire il bene comune;

c) altri studiosi hanno invece sottolineato che essenza della politica è proprio la formazione delle

preferenze, attraverso l’elaborazione di identità collettive. La politica si orienta infatti più alla

modificazione dei bisogni percepiti come centrali dagli individui che alla soddisfazione di bisogni

dati.

6) In che senso i partiti “costruiscono” identità collettive?

L’essenza stessa della politica è proprio la capacità di costruire identità collettive attraverso un uso

ai quali

sofisticato della ideologia, come strumento per definire interessi collettivi di lungo periodo

subordinare il godimento di vantaggi individuali immediati. L’ideologia rafforza la solidarietà di gruppo,

forgiando la convinzione di condividere fini comuni, attorno ai quali possibile organizzare un’azione

collettiva.

Ad esempio, creando subculture politiche, cioè fitte reti associative caratterizzate da rapporti affettivi

intensi ed egualitari, i partiti socialisti hanno tradizionalmente offerto risorse di identità a che era

escluso.

7) Che cosa intende Pizzorno con “attività identificante” e “attività efficiente”?

La funzione della politica, prima ancora che rispondere agli interessi, è di definirli. Solo una volta

costruite le identità collettive, i rappresentati possono chiedere ai rappresentanti il soddisfacimento delle

loro utilità (che l’identità collettiva permette appunto di calcolare) offrendo loro in cambio lealtà.

Pizzorno ha infatti distinto tra rappresentanza identificante e rappresentanza efficiente.

i politici svolgono il compito di costruire, preservare, rafforzare,

Attraverso “l’attività identificante”

• rafforzare le identità politiche. Tale attività consiste nel produrre simboli che servono ai membri di

una collettività data di farsi conoscersi come tali, comunicarsi la loro solidarietà, concordare l’azione

collettiva.

Attraverso “l’attività – soprattutto nei parlamenti e nei governi – invece i politici

efficiente”

• prendono decisioni direttamente intese a migliorare o a non lasciar peggiorare, la posizione relativa

dell’identità collettiva che essi rappresentano.

8) Che cosa intende con “partiti di notabili”?

Si era in un fase nella quale la politica non era ancora una professione.

Si dedicavano alla politica individui che.

traevano altrove il loro sostentamento economico, in virtù della loro condizione economica;

• godevano di una considerazione sociale, fondata non importa su quale base, che dava loro la

• possibilità di accettare uffici. 29

9) Che cosa intende con “partiti di massa”?

Con l’allargamento del suffragio e l’estensione dei diritti politici ai non-notabili, cioè ad individui che

non hanno risorse proprie cui finanziare la propria attività politica, porta la professionalizzazione della

politica stessa. Si forma così una classe politica, cioè un gruppo di persone che, tendenzialmente, fanno

della politica una professione.

10) Che cosa intende Weber con “politico di professione”?

Secondo Weber, vi sono due modi, non reciprocamente esclusivi, per fare della politica una professione:

si può vivere per la politica, o si può vivere di politica.

Chi vive “per” la politica ne fa in un senso la sua ragione di vita: egli gode del nudo possesso del

• potere che esercita, oppure alimenta il suo equilibrio interno e la sua coscienza attribuendo un senso

alla propria vita in quanto sa di servire una causa.

Invece “della” politica come professione vive colui il quale aspira a farne una fonte di introito

• durevole. Ciò non significa che chi vive di politica guardi solo al proprio patrimonio, senza pensare

alla causa.

11) Quali sono le differenze tra “partito di comitato” e “partito di sezione”?

Il partito di comitato è il primo tipo di struttura di base tipico dei partiti della fine del XIX secolo. Esso è

formato da una “dozzina di persone, appartenenti alla èlite, che godono di prestigio legato alla loro

L’elemento importate per il comitato non è dunque la quantità ma la loro “qualità”, ovvero il

posizione”.

loro status sociale.

La sezione si differenzia dal comitato per essere un organismo aperto, che cerca di ampliare al massimo i

suoi iscritti: invece di un piccolo gruppo di notabili, si cerca di riunire una massa si persone; non si

chiede loro se sono conosciute, influenti, in vista.

12) Quali sono le differenze tra “partito di sezione” e “partito di cellula”?

Essa si presenta come entità più piccola della sezione (in genere una trentina) ed è tipica dei partiti

comunisti. La cellula mira ad organizzare gli operai nelle grandi fabbriche che collega le loro

rivendicazione economiche ad un progetto più ampio. La cellula è un comunità che vive realmente ogni

giorno.

13) Che cosa di intende con “legge ferrea delle oligarchie”?

Una degenerazione del modello di partito di massa si ha quando strutture democratiche aperte alla base

sono convertite, tramite una legge ferrea, in strutture dominate da una oligarchia, cioè da un numero

ristretto di dirigenti.

14) Quali critiche sono state mosse alla “legge ferrea delle oligarchie”?

Angelo Panebianco ha osservato che l’evoluzione organizzativa dei partiti è più complessa e

contraddittoria di quanto ipotizzato dalla “legge ferrea delle oligarchie”. Infatti:

il potere nell’organizzazione è relazionale, cioè legato ad uno scambio di risorse che, seppure in

• misura diseguale, sono possedute sia dai leaders che dalla base. I dirigenti hanno una certa

autonomia di manovra, garantita dalle competenze, ma essi hanno bisogno dei seguaci;

le ideologie non sono del tutto manipolabili. Se i fini dichiarati non coincidono con gli obiettivi reali

• di quel insieme di attori, individuali e collettivi, che operano all’interno di un partito, i fini ufficiali,

espressi dall’ideologia, mantengono tuttavia una rilevanza sia per i militanti che per i leaders del

partito, costituendo un punto di riferimento per la costruzione delle solidarietà interne e uno

strumento di continuità per l’organizzazione. Si ha così non una sostituzione dei fini, ma una loro

articolazione;

la struttura organizzativa dei partiti tende così a variare. L’evoluzione dei partiti non è dettata da

• e delle di

una “legge ferrea”, ma dipende invece da una serie di vincoli ambientali scelte strategiche

leaders e attivisti in relazione alle strategie da adottare per raggiungere obiettivi diversi.

15) Come si definisce un “partito pigliatutto”? Quali sono le condizioni del suo sviluppo?

Si definisce “partito pigliatutto” quel partito di massa che presenta le seguenti trasformazioni:

a) Una drastica riduzione del bagaglio ideologico del partito. 30

b) Un ulteriore rafforzamento dei gruppi dirigenti di vertice, le cui azioni e omissioni sono ora

considerate dal punto di vista del loro contributo all’efficienza dell’intero sistema sociale, piuttosto

che dell’identificazione con gli obiettivi della loro organizzazione particolare.

c) Una diminuzione del ruolo del singolo membro del partito, ruolo considerato come una reliquia

storica, che può oscurare la nuova immagine del partito pigliatutto.

d) Una minore accentuazione del ruolo di riferimento, di una specifica classe sociale o di una

clientela confessionale, per reclutare invece elettori tra la popolazione in genere.

e) L’assicurare l’accesso a diversi gruppi di interesse.

L’affermarsi del partito pigliatutto sarebbe il risultato di una serie di trasformazioni sociali e

che hanno portato all’indebolimento dei sentimenti di appartenenza di classe così come delle

culturali

credenze religiose. Il partito di integrazione di massa, prodotto in un epoca in cui esistevano rigide

divisioni di classe e strutture confessionali più differenziate, si sta trasformando in un partito “del

popolo” pigliatutto. Abbandonando i tentativi di formazione intellettuale e morale delle masse, si sta

sempre spostando chiaramente verso la ribalta elettorale, rinunciando ad agire in profondità, e

preferendo un più vasto consenso e un immediato successo elettorale.

16) Come si definisce il “partito professionale-elettorale”? In che condizioni si sviluppa?

Questo partito si distingue da quello burocratico di massa in quanto la burocrazia di partito, a cui era

delegato il rapporto con la base di riferimento, è sostituito con tecnici ed esperti. Come nel partito

pigliatutto, si indebolisce il rapporto con un elettorato “di appartenenza”, che si identifica nel partito.

Cresce inoltre il ruolo dei leaders di partiti eletti nelle istituzioni rappresentative, che tendono a

personalizzare i propri appelli. Rispetto al finanziamento delle attività del partito acquistano sempre

più peso i contributi provenienti dai gruppi di interesse organizzati e il finanziamento pubblico.

L’adesione al partito è sempre meno basata su idee e valori e sempre più su interessi e carriera.

La trasformazione del partito burocratico di massa al partito professionale-elettorale sarebbe legata al

e a

mutamento socioeconomico quello tecnologico.

17) Come si definisce il “cartel party”?

Il concetto di “cartel party” o partito “cartellizzato” sottolinea la crescente la crescente collusione tra

partiti, che formano appunto “cartelli”, a cioè alleanze, per ottenere risorse pubbliche. Il finanziamento

pubblico ai partiti avrebbe infatti accresciuto la reciproca penetrazione tra stato e partiti, riducendo la

competizione inter-partitica. La presenza di risorse pubbliche avrebbe inoltre trasformato la struttura

interna dei partiti, riducendo il bisogno delle risorse offerte dai militanti. Il cartel party

rappresenterebbe così uno stadio estremo di trasformazione del partito in una struttura sempre più

interna allo stato, con conseguente rallentamento nel rapporto tra lo stesso e la sua base sociale.

18) Quali sono, secondo Rokkan, le principali fratture sociali che hanno dato vita a partiti politici?

I partiti politici presenti nei diversi paesi riflettono fratture (cleavages) sociali storicamente presenti in

essi. Due principali fratture si sono sviluppate durante il processo di costruzione dello stato nazionale;

altre due durante il processo di costruzione del capitalismo industriale.

a) La prima frattura si sviluppa quindi tra e si riferisce ai conflitti tra un centro

centro e periferia,

politico, culturale ed economico, e aree periferiche, che vengono a poco a poco incorporate nel

governo centrale.

b) Una dinamica simile assume la seconda frattura, quello tra La costruzione dello

Stato e Chiesa.

Stato-nazione passò attraverso un aspro scontro tra la Chiesa di Roma, che difendeva le sue sfere

di competenza nella “formazione delle anime”, e lo Stato, che tendeva ad affermare il suo potere in

alcuni campi delicati, quale l’istruzione.

c) La terza frattura emerse, a seguito della Rivoluzione industriale, tra Mentre il

città e campagna.

potere politico so spostava nelle città, la rivoluzione industriale creava interessi spesso contrastanti

con quello del mondo agricolo.

d) La quarta frattura emerse tra La rivoluzione

imprenditori industriali e classe operaia.

industriale non portò solo uno scontro tra campagna e città, ma anche e soprattutto un conflitto

interno al mondo dell’industria contrapponendo i capitalisti ai salariati. In tutte le democrazie

europee, i lavoratori tentarono di superare il loro svantaggio nel mercato del lavoro fondando

partiti che chiedevano maggiore uguaglianza. 31

19) Quali sono, secondo Rokkan, le conseguenze politiche della frattura tra Stato e Chiesa?

Tradizionalmente la chiesa, sia cattolica che luterana o riformata, aveva proclamato il suo “diritto di

rappresentare la conduzione spirituale” dell’uomo e di controllare l’educazione dei bambini nella fede

religiosa. Con la formazione dello stato-nazione, il potere temporale cominciò invece ad avocare a sé

questo diritto. Così, in quei paesi in cui si affermò la istruzione obbligatoria sotto il controllo dello

stato sollevò le proteste della chiesa, fino alla nascita di partiti, nonché di vasti movimenti di massa, a

difesa della religione.

20) Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono “cristallizzate”?

Le ragioni del “congelamento” della struttura dei conflitti sarebbe da rintracciare nella capacità dei

partiti di agire sulla struttura stessa del conflitto. Nati da fratture sociali, i partiti contribuirebbero poi

in modo determinante a riprodurre quelle fratture, offrendo ad esse simboli e rappresentanza. Essi

controllando spesso

sarebbero quindi capaci non solo di incanalare i conflitti, ma anche di plasmarli,

anche una serie di organizzazioni non-partitiche di espressione degli stessi conflitti (sindacati,

associazioni, ecc.).

21) Quali sono le principali “famiglie spirituali” di partiti?

Si parla di famiglie spirituali per indicare insiemi di partiti accomunati da una concezione del mondo

analoga. Sono stati così distinti:

definiti come quei partiti che si fecero portatori, a partire dal XIX secolo,

partiti liberali e radicali,

− degli interessi della borghesia contro i proprietari terrieri;

che emersero originariamente in opposizione ai liberali, per difendere gli

partiti conservatori,

− interessi dei proprietari terrieri e, spesso, del clero, contrastando l’estensione del suffragio e degli

altri diritti di cittadinanza; nati nel XIX secolo dalla mobilitazione della classe operaia

partiti socialisti e socialdemocratici,

− con richieste non solo di diritti politici, ma anche di diritti sociali;

nati nel XIX secolo per esprimere l’opposizione della chiesa cattolica alle

partiti democristiani,

− emergenti democrazie liberali;

fondati dopo la rivoluzione russa per scissione dai partiti socialisti delle

partiti comunisti,

− componenti più vicine all’Unione Sovietica;

nati per difendere gli interessi delle campagne durante la rivoluzione industriale;

partiti agrari,

− emersi in difesa di minoranze etnico-linguistiche con notevoli

partiti etnico-regionalisti,

− differenze interne in termini di ideologia e strategia d’azione;

comprendenti un eterogeneo insieme di partiti anti-liberali e anti-

partiti della destra radicale,

− democratici; emersi negli anni ottanta con attenzione prevalente alla difesa dell’ambiente

partiti ecologisti,

− dall’inquinamento.

22) Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono “scongelate”?

Secondo le ricerche recenti, si assisterebbe ad un “scongelamento” nel sistema dei partiti a seguito di

un relativo delle diverse “famiglie” spirituali, e la nascita di alcuni partiti.

cambiamento nel peso

Analisi comparate sulla evoluzione del voto nelle democrazie europee hanno evidenziate un declino

dei partiti religiosi e dei partiti comunisti, insieme all’emergere dei partiti “verdi”. Mutamenti sociali

e trasformazioni politiche sono stati inoltre indicati come cause di declino dell’identificazione con un

partito politico.

I giudizi sugli effetti di questo “scongelamento” variano:

dell’elettorato indicherebbe una crescente perdita di fiducia

secondi alcuni, il “deallineamento”

− nei partiti, con il pericolo che soprattutto le fasce meno istruite dell’elettorato divenga preda di

politici populisti;

altri autori hanno sostenuto che il distacco dai partiti è un sintomo della crescente maturità

− sempre più capace di giudicare i partiti sulla base delle loro performances, invece

dell’elettorato,

che del giudizio ideologico. 32

23) Quali sono, secondo Duverger, le differenze tra sistemi bipartitici e sistemi multipartitici?

Secondo Duverger, le differenze tra i sistemi di partito deriverebbero dalle caratteristiche di alcune

istituzioni, in particolare dal Mentre il sistema monopartitico è determinato dal

sistema elettorale.

divieto di costruire altri partiti, i sistemi bipartitici e multipartitici sono influenzati, in questa ipotesi,

il bipartitismo e il

dalla legge elettorale – con il sistema maggioritario a un turno che favorisce

multipartitismo.

proporzionale che porta al

24) Come si “contano”, secondo Sartori, i partiti?

Un partito conta non tanto per la sua dimensione numerica piuttosto per il suo peso strategico. Infatti

un partito “conta” solo se esso ha almeno una delle seguenti caratteristiche:

a) cioè si può entrare in coalizione di governo – “un partito minore deve

potenziale di coalizione,

essere contato, non importa quanto piccolo esso sia, se esso è necessario, almeno una volta nel

periodo considerato, per determinare la maggioranza di governo”;

b) che indica che l’esistenza del partito ha effetto sulle tattiche adoperate dagli

potenziale di ricatto,

altri – “un partito è grande abbastanza da essere considerato rilevante quando la sua esistenza, o

apparenza, influenza le tattiche della competizione tra i partiti”.

25) Quale tipologia dei sistemi di partito propone Sartori?

Sartori ha costruito una tipologia di sistemi di partito più complessa rispetto a quella di Duverger.

Innanzi tutto vengono distinti tre tipi di regimi monopartitico:

quando solo un partito è legale.

a) Partito singolo,

b) quando altri partiti esistono e sono legali, ma solo come satelliti del partito

Partito egemonico,

principale – non possono cioè realmente competere con questo per ottenere il potere.

quando esistono più partiti, e i partiti minori competono effettivamente con

c) Partito predominante,

il partito predominante – sono legittimati, cioè, ad andare al potere in caso di vittoria elettorale –

ma non riescono nei fatti a vincere. La maggior parte dei seggi va quindi per lunghi periodi al

partito predominante;

d) Vi è poi un sistema con due partiti significativi – che contano secondo i criteri su definiti – e una

moderazione ideologica che permette un certo tipo di moderazione. Si può parlare qui di sistema

quando:

bipartitico,

due partiti sono in grado di competer per la maggioranza assoluta dei seggi;

− uno dei due partiti riesce in effetti ad ottenere la maggioranza;

− questo partito vuole governare da solo;

− l’alternanza, o rotazione, al potere sono aspettative credibili. La competizione è verso il centro

− dove si presume che siano gli elettori fluttuanti, quelli cioè disponibili a cambiare partito.

e) Numero di partiti e polarizzazione ideologica permettono di distinguere diversi tipi di sistemi

La distinzione principale riguarda:

multipartitici.

multipartitismo (o pluralismo) moderato. Caratterizzato da un numero di partiti che “contano”

− non superiore a cinque e dalla presenza di governi di coalizione;

pluralismo polarizzato, in genere con un numero di partiti superiori a cinque. Il sistema è

− ideologicamente polarizzato con due poli (a destra e sinistra) caratterizzati da posizioni estreme.

“il

f) Successivamente, Sartori ha introdotto un ulteriore tipo di sistema multipartitico

multipartitismo segmentato”, caratterizzato da un numero di partiti superiori a cinque ma con bassa

polarizzazione ideologica.

26) Quali sono le principali caratteristiche del “pluralismo polarizzato”?

Il pluralismo polarizzato avrebbe caratterizzato, secondo Sartori, il caso italiano (almeno fino agli

anni settanta inclusi). Movimento sociale italiano (Msi) e Partito comunista italiano (Pci) sarebbe stati

i due partiti antisistema; la Democrazia cristiana (Dc) avrebbe occupato saldamente il centro, con

mutamenti parziali di alleanza con vari partiti laici minori (liberali, repubblicani, socialdemocratici e

socialisti). Non solo il numero dei partiti rilevanti era superiore a cinque, ma la presenza di partiti

antisistema indicava, secondo Sartori, la presenza di una politica radicalizzata. 33

VIII. Elezioni e sistemi elettorali

1) Che cosa sono le elezioni? In quanto tali

Sono un meccanismo per scegliere i componenti di organi monocratici o collegiali.

fanno parte di una variegata famiglia di investitura.

– che

2) In cosa si differenziano da altri metodi di selezione dei governanti?

Esse assumono anche altri importanti significati. In particolare le elezioni sono:

in specie per i parlamenti (ma non solo), gli strumenti principali della rappresentanza e del

− controllo popolare sui governanti;

uno dei principali strumenti di ritualizzazione e “addomesticamento” del conflitto politico.

− Attraverso di esse il conflitto e la competizione per il potere vengono canalizzati secondo modalità

prestabilite e ricorrenti, e con esiti relativamente prevedibili e soprattutto reversibili, attenuandone

quindi le asperità.

– che

3) In cosa si differiscono elezioni democratiche e non democratiche?

Le elezioni democratiche si distinguono per tre caratteri fondamentali riassumibili nei tre concetti di

competizione, libertà e rilevanza politica.

ci si riferisce al fatto che l’offerta politica (candidati e/o liste)

Con il concetto di competizione

presentata agli elettori, ha carattere plurale e c’è una genuina concorrenza per ottenere il successo.

ci si riferisce al fatto che gli elettori sono in condizione di operare la loro

Con il concetto di libertà

scelta al riparo da minacce e con un sufficiente grado di informazione sulle alternative, inoltre che ai

partiti e candidati in lizza non viene impedito di svolgere la propria campagna e sono garantite

sufficienti possibilità di comunicare con gli elettori.

Infine, con il si evidenzia il fatto che i risultati delle elezione hanno un peso

concetto di rilevanza

significativo sui processi politici del paese e in particolare sulle attività di governo e di decisione.

Ciò che caratterizza invece le elezione dei paesi non democratici è che in tutto o in parte queste

condizioni vengono meno. Le elezione dei regimi non democratici si caratterizzano dunque

essenzialmente come “elezioni e di facciata.

senza scelta”

4) Quali sono i principali momenti e aspetti del processo elettorale?

I principali aspetti del processo elettorale oggetto di regolamentazione sono:

i tempi e la convocazione delle elezione;

− l’elettorato attivo;

− l’elettorato passivo e le candidature;

− la campagna elettorale;

− le modalità del voto;

− il sistema elettorale e la valutazione dei voti.

5) Quali sono i tipi fondamentali di sistemi elettorali?

I sistemi elettorali, raramente, sono il frutto della scelta di un unico attore dotato di preferenze coerenti

e, molto più spesso, sono invece il risultato di compromessi tra una pluralità di soggetti con priorità

divergenti.

La descrizione dei diversi sistemi elettorali deve prendere in considerazione i seguenti aspetti

principali:

l’ambito territoriale nel quale avviene l’espressione del voto e l’assegnazione dei seggi;

− la formula di computo dei voti e di allocazione dei seggi;

− le soglie di rappresentanza;

− 34

il carattere categorico o ordinale del voto.

6) Che cosa si intende per sistemi/formule maggioritari/e?

Sono quelli che, nell’assegnazione dei seggi, Al loro

privilegiano l’orientamento di maggioranza.

interno si può operare un’ulteriore distinzione: si tratta della (ossia il 50% dei

maggioranza assoluta

voti +1) o di quella (o pluralità, cioè quel “pacchetto” di voti che supera tutti gli altri anche se

relativa

resta sotto il 50%)?

7) Quali le principali varianti dei sistemi maggioritari?

In concreto, le principali varianti sono:

il sistema maggioritario ad un turno in collegi uninominali;

− il sistema maggioritario ad un turno in collegi plurinominali;

− il sistema maggioritario a doppio turno in collegi uninominali;

− il voto alternativo.

8) Che cosa si intende per sistemi proporzionali?

Si intende sistemi proporzionali in quanto volti a consentire che tutti gli orientamenti politici siano

rappresentati “in proporzione” alla loro forza.

Le formule maggioritarie sono state spesso criticate per gli effetti di sottorappresentazione delle

minoranze che producono.

9) Quali le principali varianti dei sistemi proporzionali?

Le formule proporzionali richiedono collegi plurinominali, che consentono di attribuire i seggi

disponibili ad una pluralità di forze politiche. i candidati sono cioè raggruppati in

La maggior parte dei sistemi proporzionali adottano il voto di lista:

liste di partito ed è su queste che gli elettori devono esprimere un voto.

Le varianti al voto di lista sono: sistema irlandese, in base al quale gli elettori dispongono di più di

voto singolo non trasferibile,

− una preferenza da attribuire in ordine decrescente ai singoli candidati (anche di partiti diversi)

all’interno di collegi plurinominali. Stabilito in base ad una delle formule proporzionali il

quoziente necessario per essere eletti, i seggi vengono assegnati a quei candidati che raggiungono i

quozienti elettorali grazie alle sole prime preferenze oppure sulla base di una serie di computi

successivi che tengono conto delle ulteriori preferenze;

, che combinano gli elementi derivati da sistemi elettorali ispirati a principi diversi.

sistemi misti

− Per esempio possono essere accostati elementi di maggioritario e di proporzionale, collegio

uninominale e plurinominale, ecc. In alcuni di questi casi all’elettore viene attribuito più di un

voto.

10) Qual è la rilevanza dell’ampiezza delle circoscrizioni?

Uno dei primi punti che i sistemi elettorali devono affrontare è quello del rapporto tra elettori, eletti e

La scelta fondamentale è se questo rapporto si debba svolgere all’interno di un unico ambito

territorio.

nazionale oppure entro circoscrizioni territoriali delimitate.

La rappresentanza e le elezioni parlamentari, prima che si affermassero le idee della rappresentanza

nazionale, avevano un carattere fortemente locale e questa tradizione non è stata completamente

cancellata dalle nuove concezioni. Ma valgono anche e soprattutto motivi pratici: le circoscrizioni

locali consentono una vicinanza maggiore e quindi una conoscenza e contatti più diretti tra gli elettori

e i candidati.

L’ampiezza dei collegi elettorali ha importanti conseguenze, non solo sullo stile della

(si può anticipare che più piccolo è il collegio più

rappresentanza, ma anche sul rapporto voti/seggi

alta sarà la soglia di esclusione dalla rappresentanza). In alcuni casi, proprio per correggere almeno

questi effetti, vengono combinati due o più livelli di circoscrizione elettorale.

11) Che cosa si intende per effetti diretti dei sistemi elettorali?

Ci si chiede se passando da un sistema elettorale all’altro:

aumenterà o diminuirà il numero dei partiti;

− saranno avvantaggiati i grandi partiti oppure otterranno un’equa rappresentanza anche i minori;

− 35

saranno favorite le spinte centrifughe ovvero la convergenza verso il centro;

− sarà incentivata oppure scoraggiata la stabilità delle coalizioni.

Posti questi interrogativi, occorre operare alcune distinzioni:

e cioè tra effetti che, data una certa

1) La prima è quella tra effetti diretti effetti indiretti,

distribuzione dei voti, si hanno immediatamente sull’assegnazione dei seggi (definiti anche effetti

meccanici), e gli effetti (definiti anche psicologici) che la presenza di un certo sistema elettorale ha

sui comportamenti di elettori e candidati e quindi, indirettamente, attraverso questi risultati. I primi

si manifestano “a valle” del voto; gli altri invece “a monte”.

e dunque tra quelli che si manifestano a

2) La seconda distinzione è tra effetti locali effetti nazionali,

livello delle singole circoscrizione e quelli che operano invece globalmente a livello nazionale.

Vediamo ora quali sono gli effetti diretti a livello circoscrizionale:

1) Il sistema maggioritario ad un turno in ambito uninominale ha su questo piano l’effetto che tutte

le minoranze sono tagliate fuori dalla rappresentanza.

2) Il sistema maggioritario a doppio turno non cambia molto, salvo che, qualora si adotti il

ballottaggio o una soglia per il passaggio al secondo turno, si produrrà un innalzamento della

maggioranza richiesta per vincere.

3) Passando ai sistemi proporzionali si può affermare che non ha alcun fondamento l’accrescimento

della frammentazione del sistema partitico. I sistemi proporzionali semmai “fotografano” la realtà

esistente. In linea di principio, sono sistemi senza effetti diretti,

12) Che cosa si intende per effetti indiretti dei sistemi elettorali?

L’incidenza dei sistemi elettorali sui risultati finali delle consultazioni popolari non è dovuta soltanto

al fatto che essi influiscono sulla traduzione dei voti in seggi ma anche al fatto che essi possano

(elettori e candidati).

condizionare i comportamenti degli attori in gioco

Dal punto di vista dell’elettore si pone il problema dell’utilità del voto:

1) Nei sistemi maggioritari l’unico voto “utile” ai fini dell’assegnazione delle cariche elettive è

quello che va al candidato di maggioranza, tutti gli altri voti vanno sprecati. Nei sistemi

proporzionali invece il voto a ciascun candidato che superi la soglia di rappresentanza risulta utile.

Il dilemma per l’elettore se dare il voto ad un candidato che non rappresenta la sua “prima

preferenza” ma ha buone possibilità di essere eletto (voto oppure al candidato

utile o strategico),

preferito ma con minori possibilità di risultare eletto (voto espressivo).

2) Nei sistemi proporzionali voto utile e voto espressivo tendono invece a coincidere; il dilemma si

pone solo marginalmente e nella misura in cui il grado di proporzionalità sia attenuato (o per

effetto di soglie di esclusione, o di circoscrizioni di piccole dimensioni).

Accanto agli effetti sugli elettori dobbiamo considerare quelli sui candidati e sui partiti:

1) In un sistema ad alto livello di proporzionalità l’unica strategia ottimale per un partito è quella di

massimizzare i propri voti (storia del partito, mercato competitivo, immagine di partito precisa o

altrimenti più variegata).

2) In un sistema maggioritario, si accresce il rischio dell’insuccesso totale, cioè che i voti ottenuti

vadano sprecati. Diventa quindi decisivo riuscire a superare la soglia, molto più alta, di

rappresentanza. Si rafforzano quindi gli incentivi a coalizzarsi. Quanto minore è la distanza

ideologica tra i partiti, quanto più elevata è la sicurezza di non perdere i propri elettori e quanto

più è grande è il rischio di una sconfitta elettorale, tanto maggiore saranno gli incentivi a

coalizzarsi.

3) Effetti peculiari sono prodotti dai sistemi elettorali a doppio turno.

13) Quali fattori influenzano la partecipazione elettorale?

E’ vero dunque che il voto è l’atto di partecipazione più diffuso nelle democrazie contemporanee, ma

si deve osservare anche che la sua frequenza è tutt’altro che costante. Le motivazioni sono diverse,

alcune fanno riferimento a:

si è ipotizzato che la partecipazione in generale e quella elettorale in particolare

variabili culturali,

− dovessero essere più frequenti laddove era più diffusa una “cultura civica”, cioè caratterizzata da

fiducia nelle istituzioni democratiche;

istruzione, status socioeconomico, età, sesso, ecc. dell’elettore;

caratteristiche individuali,

− che riguardano le modalità di organizzazione del voto ma anche le

variabili istituzionali,

− conseguenze politiche di questo. 36

In conclusione si deve dire che una pluralità di fattori intervengono a favorire o scoraggiare la scelta

dell’elettore di recarsi alle urne. La rilevanza maggiore o minore degli uni o degli altri varia in maniera

non trascurabile a seconda del contesto.

14) Quali fattori influenzano la scelte elettorali? preferiscono i partiti di governo o quelli di

Nelle elezione l’aspetto cruciale è la scelta degli elettori:

opposizione, quelli di destra o quelli di sinistra, scelgono i partiti confessionali o laici, e cosi via?

Soddisfatti questi primi interrogativi ci si pongono però degli altri: perché gli elettori votano in un

certo modo? Quali fattori spiegano meglio i diversi tipi di comportamento elettorale? Infine, quali

teorie si rilevano più soddisfacenti per dare un inquadramento complessivo a questi interrogativi?

Due autorevoli studiosi ne indicano almeno otto gruppi:

caratteri sociali ed economici durevoli;

− identificazioni partitiche di lungo periodo;

− predisposizioni in materia di politiche;

− preferenze relative a temi di politiche correnti;

− percezioni delle condizioni attuali del paese o personali;

− valutazioni retrospettive del governo in carica e dei suoi risultati;

− valutazione delle qualità personali dei candidati;

− valutazioni prospettive della potenziale efficacia futura dei candidati e partiti.

La ricerca delle determinanti del voto mostra che queste possono variare anche in maniera significativa

nel tempo e da paese a paese, così come all’interno di uno stesso paese. Inoltre il comportamento di

volto rappresenta anche la risposta ad un’offerta politica che proviene da sistema degli attori

e risente delle dinamiche interne e del grado di strutturazione di questo.

partitici e istituzionali 37

IX. Parlamenti e rappresentanza

1) Che cosa è un parlamento democratico?

Una definizione minima di parlamento basata sui suoi caratteri strutturali è la seguente: “un’assemblea

rappresentativa generale, pluralistica e permanente ma rinnovata nella sua composizione tramite

elezioni a scadenze regolari”.

2) Quali caratteri distinguono i parlamenti democratici da quelli non democratici?

sono le seguenti:

I caratteri o le proprietà dei parlamenti democratici

1) la natura assembleare;

2) il carattere permanente dell’istituzione e la sua competenza generale;

3) il mandato temporalmente definito dei componenti;

4) il pluralismo interno:

5) il collegamento organico con i processi istituzionali della rappresentanza politica.

L’assenza di anche uno solo di questi elementi determina un mutamento sostanziale nella natura

dell’istituzione. La categoria dei parlamenti non democratici rivela una gamma assai varia di

scostamenti da questo modello. E’ in primo luogo il carattere del pluralismo ad essere attenuato o

cancellato, ma anche quelli della rappresentatività e della permanenza sono per lo più aleatori o

svuotati di significato.

3) Che cosa si intende per rappresentanza politica?

Il concetto di rappresentanza fa riferimento sempre ad una situazione duale e relazionale, suppone cioè

un rappresentante ed un rappresentato, e che tra questi sussista un certo rapporto.

La rappresentanza politica democratica può essere definita nel seguente modo: “una di

relazione

carattere stabile tra intesi gli uni e gli altri come soggetti pluralistici, per

cittadini e governanti,

effetto del quale i secondi sono investiti dell’autorità in nome e nell’interesse dei primi e

di governare

sono soggetti a per i propri comportamenti di fronte ai cittadini stessi; autorità

responsabilità politica

e responsabilità politica dei governanti sono definite e garantite attraverso meccanismi istituzionali

elettorali”.

4) Che cosa si intende per rappresentatività?

La rappresentanza come rappresentatività, cioè come specchio, è intesa come riproduzione dei soggetti

rappresentati o, per meglio dire, delle caratteristiche di questi. Il riferimento all’istituzione

parlamentare è in questo caso d’obbligo: la sua natura assembleare consente, infatti, di concepirla

come microcosmo che rifletta i caratteri del corpo politico. Un organo politico sarà dunque tanto

rappresentativo quanto più fedelmente replicherà la distribuzione di certe caratteristiche proprie

della società.

5) Che cosa ha di specifico la rappresentanza democratica?

La rappresentanza è contemporaneamente principio di legittimazione politica, struttura istituzionale e

modalità di comportamento. Autorità e responsabilità politica dei governanti sono definite e garantite

attraverso meccanismi istituzionali elettorali.

6) Quali sono gli aspetti strutturali rispetto ai quali i parlamenti democratici possono differire tra

loro?

Le caratteristiche strutturali (assemblearità, carattere permanente, pluralismo interno, carattere

rappresentativo) sono sufficienti ad individuare il minimo comun denominatore dei parlamenti; la

struttura, invece, cioè il modello organizzativo “reale”, fa riferimento ad un complesso di corpus di

(costituzionali, legislative, regolamentari e consuetudinari) per definire la struttura

norme giuridiche 38

di un parlamento, cioè la natura e le caratteristiche dei soggetti politici, individuali e collettivi, che lo

compongono.

La prima dimensione di variazione è quella dell’articolazione del parlamento in una o più camere

(modello unicamerale o modelli bicamerali). Mentre il modello unicamerale corrisponde

all’affermarsi di un criterio di organizzazione del rapporto rappresentativo, il modello bicamerale

a ciascuno dei quali non

riflette generalmente l’esigenza di “accomodare” e bilanciare criteri diversi,

è possibile rinunciare completamente.

7) Quali sono le ragioni principali del bicameralismo?

I modelli bicamerali, nati dall’esigenze di bilanciare esigenze diverse, sono raggruppati in modelli

diversi: tipici della prima fase di democratizzazione, e oggi spariti

un primo gruppo di modelli bicamerali,

− dalla scena, salo l’eccezione inglese, ha avuto alla sua origine l’esigenza di conservare forme pre-

democratiche. L’intento è stato quello di bilanciare il carattere innovativo di quella e di garantirne

l’accettazione da parte di vecchi strati politici dominanti (l’aristocrazia, gli alti funzionari degli

apparati statali monarchici, ecc.); è legato invece alla necessità di un

un secondo gruppo importate di modelli bicamerali

− compromesso rappresentativo tra una concezione unitaria e una concezione policentrica (federale,

regionalistica o comunque decentrata) della comunità politica; in questo caso mentre una camera si

basa sostanzialmente sul principio della parità rappresentativa degli individui che compongono la

comunità politica nel suo complesso delle unità sub-nazionali (stati, regioni, ecc.), ovvero su forme

di rappresentanza di secondo grado che assegnano ad organismi del governo locale un ruolo di

anello intermedio nel circuito rappresentativo. Gli USA, la Svizzera e la Germania ne forniscono

degli esempi.

Per definire il tipo di bicameralismo, oltre alla base rappresentativa delle due camere occorre valutare

i poteri ad esse attribuiti. Si parlerà di: quando i poteri dei due rami si equivalgono;

bicameralismo paritario o simmetrico,

− quando una delle due camere ha poteri attenuati.

bicameralismo asimmetrico,

8) Rispetto a quali aspetti possono differenziarsi le commissioni?

L’articolazione in commissioni nasce dalle esigenze operative delle istituzioni parlamentari: le

dimensioni numericamente estese delle assemblee, la mole di lavoro e la tecnicità del lavoro

parlamentare hanno spinto tutti i parlamenti ad affiancare alla modalità assembleare di

organizzazione, quella per commissioni. Molte funzioni parlamentari invece che essere svolte

dall’insieme dei parlamentari sono affidate a sotto-insieme che, generalmente, riproducono, seppur su

del sistema delle commissioni dipende

scala minore, la configurazione politica del parlamento. Il peso

dalla di queste e dal grado di continuità dei lavori

maggiore o minore specializzazione funzionale

rilevanti,

9) In che modo i partiti condizionano la struttura del parlamento?

In linea di massima i parlamentari contemporanei si sono configurati come assemblea di soggetti

collettivi, cioè di partiti. I singoli parlamentari sono legati al gruppo parlamentare, che tipicamente

corrisponde ad un partito con una propria identità organizzativa anche esterna al parlamento, da un

forte vincolo di lealtà e di dipendenza che, nell’azione parlamentare, si traduce in un disciplinato

adeguamento alle decisioni del gruppo. I gruppi parlamentari, con la loro leadership e la loro

Spettano ad essi le

organizzazione, diventano quindi i soggetti principali della vita parlamentare.

principali decisioni in materia legislativa e di sostegno al governo, mentre il compito dei singoli

parlamentari sarà principalmente quello di attuarle.

10) Che ruolo ha il governo nello strutturare il parlamento?

Accanto all’articolazione del parlamento lungo linee partitiche, un ruolo significativo assume il

rapporto tra il governo e il parlamento nel definire la struttura politica di questo ultimo. Questo aspetto

è particolarmente rilevante nelle forme di governo parlamentari nelle quali il parlamento ha i compito

di “produrre” e legittimare l’esecutivo. In ragione di questa funzione il parlamento tende ad

articolarsi lungo la linea di divisione tra le forze che sostengono il governo e quelle che gli si

e la divisione maggioranza-minoranza tende a coincidere con quella governo-opposizione.

oppongono 39

Il governo, la cui sopravvivenza dipende dalla maggioranza parlamentare, diventa, in quanto fiduciario

e guida politica di questa, uno dei soggetti più rilevanti all’interno del parlamento stesso.

11) Quali sono le funzioni essenziali dei parlamenti?

Le funzioni del parlamento secondo Bagehot sono:

cioè di designazione dell’esecutivo.

1) Elettiva. di trasmissione degli orientamenti popolari.

Espressiva,

2) di elevazioni delle opinioni popolari,

Educativa,

3) di comunicazione degli interessi delle minoranze.

4) Informativa,

di elaborazione ed approvazione delle leggi.

Legislativa,

5) di approvazione di imposte e bilanci.

Finanziaria,

6)

Volendo sintetizzare questo elenco che mantiene gran parte della sua validità si potrebbe parlare di

(funzioni 2,3 e 4); (funzione 1 e 6) e di

funzioni rappresentative di controllo sul governo policy

(5 e 6)

making

12) Che ruolo ha il governo nella funzione legislativa?

La forma di produzione normativa di rango più elevato è attribuita nel disegno costituzionale di tutti i

paesi democratici al parlamento.

L’iniziativa governativa è, almeno nelle forme di governo parlamentari, anch’essa iniziativa di un

“soggetto parlamentare”. Questa attribuzione parlamentare generalmente manca invece ad alcuni

governi presidenziali, i quali per introdurre le proprie leggi devono ricorrere a parlamentari amici che

lo fanno per loro. In linea di massima si può rilevare che il predominio governativo sull’attività

legislativa, oltre che al peso in sede di iniziativa, è dovuto al tasso di successo maggiore delle sue

proposte di legge. 40

X. I governi

1) Che cosa è un governo? Che cosa significa governare? una

E’ bene ricordare che nell’uso comune la parola “governo” ricorre sia per indicare una attività,

funzione, che per designare un un’istituzione.

soggetto politico,

Il verbo greco Kubernao, da cui derivano governo e governare, significa “dirigere con il timone”.

L’etimo trasmette una immagine per i detentori della funzione di governo: quella del timoniere, cioè di

colui che ha la responsabilità di guidare la nave verso la destinazione, tenendola nella sua rotta e

facendo fronte agli imprevisti che si presentino. Queste e altre metafore sottolineano la combinazione

tra esercizio di un’autorità suprema e responsabilità del benessere dei sottoposti a questa autorità.

Governare significa essenzialmente assumersi le responsabilità finali di fronte alla comunità politica e

ai suoi problemi. Non è detto che governare significa risolvere questi problemi. Ma chi governa è

investito dal compito (e dall’autorità) di tentare di fornire una risposta, reale e elusiva che essa sia.

2) Come sono nate le istituzioni di governo attuale?

Le linee di sviluppo storico dell’istituzioni governative è quello del passaggio dai regimi monarchici

tradizionali ai regimi liberal-democratici. Alla base di questa transizione troviamo due grandi processi

che interessano la storia degli ultimi quattro o cinque secoli di vita politica in Occidente:

il lungo processo di il cui esito sono gli stati nazionali sovrani

da un lato, accentramento politico

− (strutture di governo che si configurano come il braccio esecutivo di un potere concentrato nella

persona del sovrano);

dall’altro, il controverso sviluppo di un articolato e la

sistema di controllo sul potere,

− il cui sbocco finale è la democrazia

trasformazione delle basi di legittimità dei regimi politici

rappresentativa (dislocazione del governo verso la sfera parlamentare, mentre il sovrano subisce

una progressiva perdita di legittimità politica per ridursi a simbolico capo dello stato, potere

neutrale).

–Quali

3) sono le forme di governo principali?

La classificazione tradizionale da implicitamente riferimento a due distinte dimensioni delle istituzioni

governative: o delle modalità istituzionali attraverso le quali questa legittimazione

1) Legittimazione democratica

viene garantita. Per cui abbiamo due classi:

“governo parlamentare”, così chiamata perchè il governo trae dal parlamento

la prima classe

− la sua legittimazione politica;

la seconda classe “governo presidenziale”, in cui l’attributo presidenziale indica lo status di

− preminenza, nella compagine governativa, della figura monocratica del presidente, che cumula

le due cariche di capo del governo e di capo dello stato.

2) cioè quella della distinzione tra esecutivo monocratico ed esecutivo

La struttura dell’esecutivo,

collegiale.

La prima dimensione, quella della legittimazione democratica (cioè elettorale) dei governi, prevede

due possibilità di legittimazione:

quando il governo sia eletto dai cittadini (in questo caso l’elezione riguarderà il capo

diretta,

− del governo);

quando il governo è eletto dal parlamento.

indiretta,

4) Che cosa si intende per forma di governo parlamentare?

La forma di governo parlamentare presenta le seguenti caratteristiche:

1) Legittimazione indiretta dell’esecutivo attraverso il parlamento, garantita dal potere di fiducia del

secondo. 41

2) Separazione tra capo dello stato e capo del governo.

3) Durata non predeterminata dell’esecutivo.

4) Struttura collegiale a un livello dell’esecutivo (l’intero governo è investito della fiducia).

5) Eventuale possibilità di scioglimento anticipato del parlamento.

5) Che cosa si intende per forma di governo presidenziale?

La forma di governo presidenziale presenta le seguenti caratteristiche:

1) Legittimazione democratica indipendente dell’esecutivo e del parlamento.

2) Fusione delle due cariche di capo dello stato e capo del governo.

3) Termine fisso del mandato presidenziale.

4) Struttura a due livelli dell’esecutivo.

6) Che cosa si intende per forma di governo semi-presidenziale?

La forma di governo semi-presidenziale presenta le seguenti caratteristiche:

1) Legittimazione democratica indipendente del capo dello Stato e del parlamento.

2) Separazione delle due cariche di capo dello stato e capo del governo.

3) Carattere tendenzialmente bicefalo dell’esecutivo per l’attribuzione di funzioni di governo al capo

dello stato.

4) Legittimazione indiretta del gabinetto attraverso il parlamento, garantita dal potere di sfiducia del

secondo.

5) Durata predeterminata del capo dello stato e non predeterminata del gabinetto.

6) Possibilità di scioglimento anticipato del paramento.

7) Che effetti hanno le variabili politiche sulla forma di governo?

La modellistica costituzionale non è in grado nei fatti di determinare in maniera del tutto univoca e non

ambigua la forma concreta di governo. La normativa costituzionale produce essenzialmente una

struttura di opportunità e di limitazioni, definendo le arene istituzionali, le procedure e i poteri

nell’ambito e con i quali opereranno i soggetti politici.

la rappresentazione del parlamento e del governo come soggetti distinti e contrapposti

Da un lato

appare tributaria di un modello politico che risale ad un epoca caratterizzata da circuiti ben distinti di

legittimazione dei quali parlamento e governo erano espressioni.

il riferimento a parlamentari e governanti come individui si basa su una

Dall’altro lato,

rappresentazione (ottocentesca) del panorama degli attori politici che stentava ancora ad acquisire la

rilevanza (e la piena legittimità) del partito come attore collettivo.

Con l’affermarsi gli attori individuali operanti nelle arene del potere si trovano ad agire

dei partiti

nell’ambito di soggetti collettivi che generano identità e vincoli di solidarietà sopra-individuali, di

intensità variabile nel tempo e da paese a paese, ma generalmente significativi.

Per quel che riguarda la dimensione della legittimazione è soprattutto nelle forme di governo

che l’incidenza della si rivela più significativa. Il fatto è che la natura

variabile partitica

parlamentati

stessa dell’organo “mediatore” della legittimità, il parlamento, muta profondamente con l’avvento dei

partiti e a seconda del tipo di partiti che si affermano; e con esso cambia anche il significato dei due

passaggi del circuito legittimante (elettorato-parlamento e parlamento-esecutivo).

8) Che importanza hanno le coalizioni nel governo parlamentare?

Ai fini della durata della compagine di governo nel suo complesso sono di particolare rilevanza i

rapporti tra governo e sistema partitico. I primi studi hanno evidenziato che mentre nei governi

prodotti da bipartitismo la stabilità non è scalfita, nei esito

governi di coalizione,

monopartitico

prevalente dei sistemi pluripartitici, sono caratterizzati da livelli non omogenei di instabilità.

La riflessione sul tema della stabilità ha portato ad un più approfondito esame delle modalità di

formazione e di crisi dei governi. Uno dei punti di partenza di questa discussione è stata l’ipotesi della

prevalenza, in termini sia di probabilità di costituzione sia di durata, delle cosiddette “coalizioni

cioè caratterizzate dalla misura minima (di individui e di partiti) necessaria per

minime vincenti”,

ottenere una maggioranza. Questa ipotesi era ricavata da una teoria razionale del comportamento

politico che, postulando l’acquisizione di posti di governo come finalità prevalente degli attori politici,

ne deduceva che il comportamento degli attori politici sarebbe stato appunto quello di minimizzare le

dimensioni delle coalizioni di governo, per ridurre così il coefficiente in base al quale sarebbe stata

operata la distribuzione delle cariche. 42

Questa teoria è stata rivista, in particolare sui fini perseguiti dagli attori politici. “Se la finalità degli

attori politici non è solo quella di massimizzare le posizioni di potere, ma anche di realizzare obiettivi

programmatici, i risultati coalizionali potranno essere diversi. L’ampiezza minima della coalizione

perderà di importanza rispetto all’esigenza di assicurare al governo la capacità di superare gli

ostacoli del processo parlamentare di decisione, di garantirsi la non belligeranza di attori

parlamentari significativi, di far fronte ad un opposizione anti-sistema, di pararsi le spalle dalla

concorrenza elettorale di altri partiti e così via.”

9) A quali logiche risponde la formazione delle coalizioni?

La partecipazione al governo deve essere valutata anche in termini di (rinunciandovi

costi da evitare

appunto e consentendo soluzioni minoritarie) o da minimizzare suddividendoli su una base più ampia

(cioè realizzando coalizioni sovradimensionate).

10) Quali fattori rafforzano e quali indeboliscono l’influenza dei partiti sul governo?

Per valutare il ruolo dei governi nel sistema politico occorre valutare tra le altre cose la loro posizione

rispetto ai processi di La grande ascesa dei partiti ha attirato l’attenzione sulla

policy making.

dipendenza dei governi dai partiti. Da un lato, si è avuta in questo periodo la predominante partizione

del personale ministeriale: agli alti funzionari stati e ai notabili parlamentari si sono sempre più

sostituiti politici con una precisa etichettatura di partito e spesso una lunga carriera in posizioni

dirigenti. D’altro lato, sul piano del policy making, gli indirizzi programmatici espressi in positivo dai

partiti a anche, in negativo, i veti da essi posti hanno certamente influenzato massicciamente l’azione

del governo.

Questo ha spesso indotto a sottovalutare il governo e a considerarlo una semplice emanazione dei

partiti. Le tendenze più recenti di trasformazione dei partiti suggeriscono la necessità di rilevare non

solo la forza ma anche i limiti del party government.

I limiti del party government traggono origine tanto dai partiti stessi che dal governo.

vanno segnalati due fattori principali:

Sul lato dei partiti stessi dei partiti. Non tutte le politiche sulle quali il governo è

il carattere selettivo degli interessi

− chiamato a decidere presentano un uguale interesse per i partiti (es., la non idoneità ad essere

sfruttati elettoralmente); Risorse assai limitate rispetto a quelle che la burocrazia fornisce al

i limiti operativi dei partiti.

− governo o anche a quelle di cui possono disporre i gruppi di interesse. Questi limiti sono stati certo

accentuati dal declino dei partiti ideologici.

Sul lato del governo si segnalano: A differenza dei partiti, che in certa misura possono

la responsabilità tipiche dell’istituzioni.

− scegliere i propri campi di intervento, il governo, per la sua posizione istituzionale, si trova in

molti casi ad agire. Questo è particolarmente chiaro nella sfera internazionale in cui una risposta

può non essere facilmente rinviabile. Ma anche nel campo dell’economia possono frequentemente

porsi situazioni che richiedono urgenti provvedimenti;

che contribuiscono a produrre una relativa autonomia del governo

gli apparati amministrativi

− rispetto ai partiti. La burocrazia è innanzitutto fonte di risorse tecnico-conoscitive che possono

essere impiegate nell’attività di elaborazione delle politiche, e queste risorse sono generalmente

superiori a quelle a disposizione degli apparati partitici.

11) Qual è il significato della stabilità di governo?

Si intende quando una compagine governativa porta a termine il proprio mandato senza cambiamenti

di rotta.

Ai fini della durata della compagine di governo nel suo complesso stabiliscono un’associazione assai

netta tra da un lato, tra dall’altro.

stabilità dei governi e bipartitismo instabilità e pluripartitismo

Mentre la stabilità dei governi monopartitici prodotti dal da bipartitismo non è stata scalfita, un più

attento esame dei governi di coalizione, esito prevalente dei sistemi pluripartitici, non sono

omogeneamente caratterizzati da alti livelli di instabilità. Oltre al numero anche la distanza ideologica

tra i partiti e la compatibilità delle loro preferenze politiche giocano un ruolo significativo nel

determinare la durata dei governi. 43

XI. Le burocrazie pubbliche

1) Come si definisce la burocrazia?

Nella definizione di Max Weber, il termine burocrazia si riferisce alle organizzazioni che funzionano

secondo il principio delle competenze di autorità attribuite a uffici e specificate attraverso regole

impersonali ed universali.

2) Quali sono le principali caratteristiche della burocrazia secondo il modello weberiano?

Gli elementi essenziali sono: che si realizza attraverso un processo di accentramento territoriale.

la territorialità del comando,

− La costruzione dello stato comporta sia accorpamento territoriale, sia accentramento dei poteri

nelle mani del sovrano. Con il passare del tempo, però, la burocrazia si sottrarrà al potere

personale del sovrano assoluto, assoggettandosi invece al parlamento e alla legge;

l’obbligazione politica, che implica il riconoscimento allo stato del monopolio della forza

− legittima;

lo sviluppo della burocrazia pubblica, caratterizzata da un vincolato dalla

potere impersonale,

− legge al rispetto dello stato di diritto. Nello stato moderno, l’obbedienza al dominio politico non è

dettata dalla paura della punizione, quanto a un “senso di obbligazione, di doverosità morale”.

3) Che cosa spiega la crescita della burocrazia pubblica nel corso dell’evoluzione dello stato

moderno? è una precondizione della nascita della

Storicamente, l’affermarsi di un’economia monetaria

burocrazia.

In una prospettiva di tipo evoluzionista, la crescita della burocrazia è stata spiegata attraverso un

degli organi cui

parallelo con l’evoluzione biologica, sottolineando la progressiva specializzazione

viene assegnato l’assolvimento di specifiche funzioni. Lo stato nascerebbe dalla specializzazione delle

funzioni pubbliche – che via via si distaccano rispetto a quelle economiche e religiose. La continua

differenziazione e autonomizzazione ha creato un crescente bisogno di coordinamento, cui ha fatto

fronte lo stato, attraverso i suoi funzionari. La divisione del lavoro procederebbe poi all’interno dello

stato, innanzitutto attraverso “la separazione del legislativo, cui è demandata la competenza

decisionale, dalla amministrazione, cui spetta la mera esecuzione”.

4) Come si collega alla burocrazia il monopolio della forza legittima?

Nella classica definizione di Max Weber, l’elemento fondamentale che caratterizza lo stato è il

si ha uno stato quando un soggetto politico di carattere istituzionale

monopolio della forza legittima:

è capace di rivendicare con successo, per la sua direzione amministrativa, il monopolio della forza

legittima. L’obbedienza allo stato è legata, in ultima analisi, al controllo della forza (o violenza)

necessaria a sanzionare le violazioni. Il controllo della forza legittima è infatti l’elemento essenziale di

quelle che vengono definite forme minime di stato, dove allo stato è demandato il compito di garante

dell’ordine interno ed esterno.

5) Cosa si intende per impersonalità del comando?

Nello stato moderno, l’obbedienza all’autorità non è dettata dalla paura della punizione ma da “un

senso di dovere morale” da chi è soggetto a comando che non arbitrario, la superiorità di chi lo

esercita è non usurpata. La legittimità del sovrano viene dalla esistenza di una serie di regole

riconosciute: l’uso della forza è controllato dalla legge. 44

6) Su che cosa si fonda il potere razionale-legale dei funzionari?

Le forme di potere sono collegate a specifiche forme di amministrazione: <<Ogni potere si manifesta

in quanto per la sua direzione devono

e funziona come amministrazione; e ogni amministrazione,

pur sempre essere posti nelle mani di qualcuno dei poteri di comando, richiede in qualche modo il

potere>>.

Il potere razionale-legale è alla base del modo di amministrare le moderne organizzazioni complesse,

come la pubblica amministrazione, ma anche la grande impresa.

7) Quali gruppi sociali hanno fatto pressione per una crescita delle burocrazie pubbliche?

La crescita della burocrazia è stata sollecitata, almeno in parte, da pressioni provenienti da diversi

La democrazia ha permesso ai cittadini di organizzarsi e chiedere benefici allo stato.

gruppi sociali. hanno utilizzato il loro peso elettorale per migliorare la loro

I gruppi più economicamente deboli

condizione, attraverso una legislazione che ha regolato le condizioni di lavoro e introdotto meccanismi

di redistribuzione economica.

Richieste di espansione dello stato sono venute comunque anche da gruppi economicamente forti: si è

parlato, ad esempio, di una borghesia nazionale, appoggiata e sostenuta dallo stato coloniale, o anche –

ad esempio nel caso italiano – di una borghesia di stato, sponsorizzata dallo stato stesso. Più in

generale, lo sviluppo capitalistico ha avuto bisogno di una serie di infrastrutture (dalle scuole, ai

trasporti, dagli acquedotti alla elettricità) che sono state create e gestite dallo stato.

8) Che cosa si intende con <<razionalità limitata>>?

Il modello weberiano di burocrazia afferma in primo luogo il principio della razionalità dell’azione

come fondamento dell’agire burocratico. Razionalità intesa come capacità di scegliere i mezzi

adeguati ai fini.

Elementi essenziali del processo decisionale sono dunque la presenza di scopi ben definiti, la

valutazione delle possibili alternative per raggiungere questi scopi, l’opzione per l’alternativa più

costosa.

Simon rilevo che in realtà viviamo in un mondo caratterizzato da molti vincoli ad un comportamento

razionale, uno dei più rilevanti riguarda il costo stesso della raccolta delle informazioni che rende

impraticabile una completa conoscenza di tutte le alternative come presupposto della scelta. Pertanto

elaborò il modello cosiddetto della secondo il quale “il

razionalità limitata, decisore non mira a

Evitando di

massimizzare i propri valori, ma si accontenta di una soluzione soddisfacente”.

analizzare tutte le possibili soluzioni, l’amministratore pubblico adotterà la prima soluzione che gli

appare soddisfacente.

9) Che cosa si intende con <<incrementalismo incoerente>>?

Criticando il modello nazionale-sinottico, Lindblom afferma che il processo decisionale procede in

modo incrementale, attraverso successive comparazioni di un numero limitato di alternative.

– cioè di adeguamento a

Il processo decisionale avverrebbe attraverso aggiustamenti sia adattavi

miranti a trasformare l’ambiente. Questo metodo di

trasformazioni esterne – sia manipolativi,

incrementalismo incoerente, evitando di risolvere i problemi una volta per tutte, permetterebbe di

risolvere eventuali errori attraverso successive verifiche.

10) Che cosa suggerisce l’approccio neoistituzionalista in relazione ai comportamenti di individui ed

istituzioni?

Le organizzazioni sarebbero quindi aggregati più o meno instabili di attori con fini diversi e

contraddittori.

Una prospettiva meno radicale ha cercato di combinare la critica ad un visione della organizzazione

come organismo unico, con l’osservazione che, pur con contraddizioni e conflitti, le organizzazioni

hanno tuttavia una loro esistenza autonoma rispetto alla somma degli individui che lo compongono. Il

problema della mancanza di obiettivi comuni è stato affrontato sostenendo l’esistenza di che

norme

rendono possibile il riferirsi alle organizzazioni come istituzioni.

Questa posizione è stata elaborata dal così detto che ha sottolineato di

approccio neoistituzionalista,

recente la rilevanza delle istituzioni nel determinare i processi politici. Secondo questo approccio, le

istituzioni non sono da intendere come organigrammi di funzioni (o di funzionari), ma piuttosto

come tessuto di regole, procedure e valori. 45

I comportamenti nelle organizzazioni non sarebbe dunque dettati dal mero interesse individuale, ma

piuttosto da obbligazioni culturali e nome sociali: gli individui darebbero una grande rilevanza alle

norme, privilegiandole rispetto alla propria convenienza.. (intesa come rispetto delle

L’appropriatezza

norme) guiderebbe il comportamento degli individui. Pertanto anche il comportamento amministrativo

rifletterebbe prevalentemente criteri di appropriatezza.

11) Quali principi dovrebbero essere alla base della divisione dei compiti tra politici e burocrati?

Il punto debole della burocrazia è comunque l’assenza di una legittimazione rappresentativa. Per la

dottrina democratica, data la mancanza di una responsabilità diretta rispetto all’elettorato, la

burocrazia deve essere subordinata al potere politico.

Politi e burocrati dovrebbero collaborare, ma esercitando funzioni diverse. Ai politici andrebbe il

compito di definire l’indirizzo generale delle politiche pubbliche, attraverso la partecipazione negli

I

organi legislativi ed esecutivi; ai burocrati quello di rendere operative le direttive dei politici.

politici interpretano la volontà popolare, la burocrazia rende esecutive quelle interpretazioni,

mantenendo un atteggiamento neutrale (principio rispetto ai singoli interessi.

della neutralità)

12) Quali sono le principali risorse dei burocrati rispetto ai politici?

Per quanto riguarda i reciproci controlli tra burocrati e politici, se la classe politica può controllare la

burocrazia attraverso la programmazione, la verifica del bilancio, il ricorso a propri staff tecnici,

l’influenza sul reclutamento e la carriera degli impiegati pubblici, la burocrazia ha però una

fondamentale risorsa da investire nel conflitto con il potere politico: il monopolio del sapere.

Questa asimmetria nel rapporto tra politici e burocrati legata la fatto che “mentre l’amministrazione è o

potrebbe essere, all’interno della sua sfera di competenza, pienamente sovrana ed autosufficiente, in

grado, cioè, di trasformare pienamente gli input in risultati effettivi, lo stesso non può dirsi per gli

eletti ed i politici, che, in ogni singola attività, avranno sempre bisogno di una collaborazione da parte

degli uffici, mancando la quale non saranno assolutamente in grado di raggiungere i risultati”.

Il potere della burocrazia è poi ulteriormente rafforzato dal fatto che, grazie anche alla più lunga durata

della carica dei funzionari rispetto ai politici, i burocrati garantiscono continuità alle istituzioni.

13) Quali caratteristiche delle società contemporanee favoriscono l’”autonomizzazione” della

burocrazia pubblica?

Una crescente autonomizzazione della burocrazia rispetto al controllo dei politici è derivata anche da

un processo di progressiva trasformazione dei fini della amministrazione pubblica. In particolare, il

potere della burocrazia è aumentato quando dalla prevalenza delle di funzioni di applicazioni di

istanze legislative si è passati ad un crescente coinvolgimento della burocrazia in attività di

programmazione, orientate alla selezione di mezzi più adatti ad alcuni risultati piuttosto che alla

La burocrazia ha acquistato una posizione sempre più rilevante nel negoziato tra

conformità alle leggi.

lo stato e i cittadini – o gruppi di cittadini. Capacità di dialogo, dibattito, negoziazione e gestione del

conflitto sono elementi sempre più importati nell’attività della burocrazia pubblica.

14) Quali sono le principali forme di potere in un’organizzazione e che tipo impegno creano?

Organizzazioni diverse possono utilizzare incentivi diversi che, in alcuni casi, possono indebolire il

principio della gerarchia.

Amitai Etzioni ha distinto tre forme diverse di potere:

basato sulla applicazione o minaccia di applicazione di sanzioni di vario tipo;

coercitivo,

• basato sulla allocazione di risorse materiali;

remunerativo,

• basato sulla locazione di ricompense simboliche.

normativo,

A ciascuno di esse corrisponde un tipo di impegno da parte dei membri: basato

impegno alienato,

basato sull’analisi dei costi e benefici, nel secondo

sulla paura, nel primo caso; impegno calcolato,

basato sulla condivisione di norme, nel terzo caso.

caso; impegno normale,

La scelta di privilegiare l’uno o l’altro dei tipi di potere avrà poi conseguenze in termini di efficacia

della organizzazione rispetto ad alcuni scopi. Ad esempio, l’utilizzo della coercizione, alienando gli

individui, è poco adatta a produrre un impegno morale; gli incentivi remunerativi rendono meno

credibili le motivazioni ideali. A loro volta, organizzazioni basate su incentivi normativi riescono a

svolgere i propri compiti in modo più efficienti e con minore investimento di risorse, ma hanno

difficoltà a trasformare i propri obiettivi, dato che attorno ad essi si costituisce la lealtà moralistica dei

suoi membri. 46


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2009-2010

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