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18) Che cosa caratterizza un regime fascista di mobilitazione?

E’ un modello di regime civile. L’unico caso è quello italiano (1922-1943). L’attore principale è

costituito da “un leader principale strettamente legato a un partito con tendenze totalitarie, articolato e

strutturalmente differenziato che preesiste all’instaurazione del regime ed è il principale protagonista

del processo instaurativo.”

Nelle fasi successive di consolidamento le strutture del regime tendono ad autonomizzarsi dagli altri

gruppi socio-economici che l’appoggiano e che, in buona misura, ne hanno determinato il successo

durante l’instaurazione. Tali gruppi sono costituiti da istituzioni tradizionali come la monarchia,

l’esercito, la Chiesa (in posizione ambigua di cooperazione-conflitto), ovvero da gruppi sociali quali i

proprietari terrieri, la grande industria, ma anche la piccola classe media.

19) Che cosa è un regime di transizione?

I regimi di transizione sono quei regimi che “si trovano a metà strada tra l’autoritarismo e la

cioè regimi che da un certo tempo in poi non sono più completamente autoritari o

democrazia”,

tradizionali, ma non sono ancora pienamente entrati nel genus democratico.

Regimi di transizione sono, dunque, tutti i regimi preceduti da un’esperienza autoritaria o tradizionale,

cui faccia seguito un inizio di apertura, liberalizzazione e parziale rottura della limitazione del

pluralismo.

20) Che cosa è una democrazia protetta?

Sono quei regimi che “non presentano tutte le caratteristiche richieste dalla definizione minima di

In buona sostanza il regime in questione ha tutti gli aspetti che almeno formalmente lo

democrazia”.

farebbero rientrare tra le democrazie, ma che è anche controllato dagli apparati militari o da forze

esterne al paese che condizionano il regime o, comunque, vi sono leggi ovvero norme non scritte che ne

limitano la competizione.

21) Che cosa caratterizza una democrazia elettorale?

Si parla di quando “i diritti civili non sono ben garantiti e la stessa

democrazia elettorale con la conseguenza di escludere parti della

informazione è condizionata da situazioni di monopolio”,

popolazione dall’uso effettivo dei propri diritti. In sintesi non vi è un’effettiva opposizione in quanto un

solo partito domina la scena elettorale.

22) Che cosa è una pseudo-democrazia?

Non si tratta di un modello intermedio di regime democratico ma semplicemente di “casi di regimi

quali costituzioni che

autoritari che presentano le forme esteriori del regime democratico”,

garantiscono i diritti ed elezioni, ma ad esse non corrisponde alcuna realtà neanche parzialmente

democratica. Qualunque forma di competizione è assente.

23) – Quali sono gli aspetti essenziali e le cause di una crisi autoritaria?

I principali processi della dinamica autoritaria sono; il e la

l’instaurazione, consolidamento crisi.

La crisi autoritaria può giungere dopo il processo instaurativo, ovvero a distanza di molti anni, e mostra

il fallimento del consolidamento.

L’ipotesi centrale da cui può partire è che si hanno le condizioni per la crisi autoritaria “quando la

e successivamente si rompe. In altre parole,

coalizione dominante alla base del regime si incrina”

quando viene meno il patto che è alla base del regime autoritario.

Per meglio comprendere occorre distinguere se il regime si è

le cause di una crisi autoritaria

consolidato o meno. Nel caso di consolidamento occorre guardare a fattori di lungo periodo e

addizionalmente agli aspetti di breve e medio periodo. In base a ciò è possibile formulare tre ipotesi.

se intervengono trasformazioni nella struttura, nella consistenza, nella scelta e

La prima ipotesi:

preferenze dei gruppi sociali che tendono a modificare la coalizione.

uscita dalla colazione di alcuni attori che diventeranno attori attivi e passivi del

La seconda ipotesi:

regime; e/o tensioni interne, conflitti e domande di adattamento del regime stesso.

La terza ipotesi: trasformazioni socio-economiche che possono dare maggiore risorse a nuovi attori,

esclusi dalla coalizione dominante, che possono mobilitarsi contro il regime.

Nel quadro di queste ipotesi, la rottura ovvero la graduale, progressiva erosione della coalizione

dominante può essere dovuta a tre fenomeni. 11

Il primo fenomeno riguarda l’emergere di divisioni all’interno delle forze armate semplicemente a

− causa di lotte personalistiche di potere, a un avvicendamento di leadership, a differenze ideologiche

o di obiettivi emersi all’interno dell’istituzione militare.

Il secondo fenomeno riguarda le divisione tra le forze armate, nel loro complesso, e gli attori civili

− della coalizione: ad esempio, quando le prime vogliono affermare il proprio dominio all’interno

della coalizione; oppure quando le politiche dei civili diventano inaccettabili per i militari in quanto

non riescono a raggiungere i fini di ordine e stabilità volute dalle stesse F.A.; o ancora quando

quegli obiettivi sembrano raggiunti e i militari non sono più disposti a sopportare o far sopportare i

costi economici e umani di quelle politiche.

riguarda il distacco delle èlites civili dalla coalizione dominante in quanto

Il terzo fenomeno

− risultano fallimentari le politiche varate dal regime, sopratutte le politiche economiche, oppure

quando sembra maturato il momento per altre politiche che prescindano dal condizionamento, talora

di tipo troppo nazionalistico, dei militari stessi.

Non si dimentichi, inoltre, la straordinaria rilevanza che può avere il fattore internazionale come

variabile interveniente decisiva per spiegare sia una crisi che il crollo di un regime.

24) – Come spiegare l’erosione della coalizione dominante?

Si ha l’erosione della coalizione dominante quando vengono meno quei fattori (economici, ideologici, di

leadership, ecc,) che tengono unito il regime autoritario e che sono alla base della sua esistenza.

25) – Quali sono le manifestazioni-reazioni ricorrenti della crisi autoritaria?

La risposta nel tentare di superare la crisi va in due direzioni, talora anche contemporaneamente:

proseguire nella repressione della società civile e, al tempo stesso, operare in aperture democratiche,

che risulteranno solo apparenti e di facciata.

26) – Chiarite il potenziale ruolo di un leader nel passaggio a un regime democratico.

Il leader deve essere abile:

a coagulare intorno a sé i gruppi di indecisi o indifferenti;

− a modificare i rapporti di forza esistenti nell’arena politica che prefiguri la possibilità di

− un’alternativa politica senza la quale la crisi potrebbe durare indefinitamente;

a non impaurire gli appartenenti alla precedente coalizione dominante, soprattutto i militari che

− devono invece vedere tutti gli svantaggi del rimanere al governo, in termini di più profonde

divisioni dell’organizzazione, e di tutti i vantaggi del ritorno in caserma in termini di minori

responsabilità politiche e magari di un accresciuto prestigio sociale.

27) – Chiarite il potenziale ruolo di un evento acceleratore nel passaggio a un regime democratico.

L’evento acceleratore è un qualsiasi accadimento di ordine interno o internazionale in grado di pilotare la

trasformazione da un regime autoritario ad uno democratico. In buona sostanza l’evento acceleratore

determina il crollo del regime quando ha creato una alternativa capace di camminare sulle proprie

gambe, in particolar modo grazie all’iniziativa di un gruppo di attori o di un solo attore dotati di risorse

tali da superare qualunque difesa residua del regime autoritario. 12

IV. Democrazia e mutamenti

1) Che cosa è una crisi democratica?

Vi è crisi democratica quando insorgono limiti e condizionamenti alla precedente espressione dei diritti

ovvero quando si ha limitazione della competizione politica e/o della potenziale

politici e civili

partecipazione in quanto si è incrinato e/o rotto il compromesso che è alla base.

2) Che cosa è un crollo democratico?

Crisi non è, in ogni caso, crollo o caduta e mutamento del regime in direzione democratica ovvero

autoritaria.

Si ha “crollo quando i caratteri fondamentali del regime saltano e una diversa democrazia o un

con modalità discontinue, cioè a seguito di colpo di stato, una

regime autoritario vengono instaurati”

guerra, anche civile, un’invasione esterna, e così via.

3) Che cosa vuol dire crisi della democrazia e crisi nella democrazia?

Crisi della democrazia “è l’insieme di fenomeni che alterano il funzionamento dei meccanismi tipici di

La crisi della democrazia riguarda casi come la Germania di Weimar, l’unica democrazia

quel regime”.

di massa europea che subisce una crisi della democrazia e un successivo crollo.

In altri casi, come nella stessa Inghilterra all’inizio degli anni trenta vi è crisi, ma nella democrazia e

assenza di crollo.

La crisi nella democrazia ha almeno due significati rilevanti:

cattivo funzionamento di alcune strutture o meccanismi cruciali del regime (ad es. crisi governative)

− o anche nei rapporti legislativo/esecutivo o in altre strutture proprie del regime;

distacco o cattivo funzionamento dei rapporti società-partiti o gruppi-strutture del regime

− democratico, quando domande espresse dalla società civile non si traducono o non possono tradursi,

per motivi diversi, in decisioni assunte dal regime.

4) Che cosa caratterizza lo svolgimento della crisi democratica?

Il verificarsi di alcuni fenomeni, quali “conflitti sostanziali, profonde trasformazioni socio-economiche

o anche una crisi economica, più o meno prolungata, o solo la persistente difficoltà a risolvere

ai quali particolari attori attribuiscono grande rilevo, portano ad un inasprimento

problemi sostantivi”

della lotta politica a livello di èlite e maggiore fluidità nei legami tra partiti, i sindacati e altre

associazioni di interesse di parte, e la società civile, dall’altra.

Sono manifestazioni nella prima fase della crisi:

la crescita della radicalizzazione (aumento della distanza tra le posizioni reciproche di partiti,

− sindacati e associazioni su aspetti concreti;

la frammentazione e/o frazionalizzazione partitica (aumento dei partiti presenti nell’arena politica/

− divisioni interne nei partiti);

l’instabilità governativa (aumento della frequenza di crisi di governo).

Se le manifestazioni di cui sopra si inaspriscono, diventa molto più difficile, se non impossibile, giungere

a decisioni sia a livello governativo che parlamentare (inefficacia decisionale); parimente problematico

sarà eseguire le decisioni faticosamente prese (ineffettività); aumentano di numero e di importanza gli

attori di èlite e di massa che diventano neutrali rispetto al regime e, soprattutto quelli che cominciano a

opporvisi attivamente e in modo radicale in quanto non lo sostengono e anzi lo rifiutano (cioè lo

ritengono illegittimo).

5) Che cosa è il circolo vizioso della crisi ?

Il crescere dell’inefficacia decisionale, dell’ineffettività e dell’illegittimità del regime democratico può

condurre ad “un circolo vizioso”, che conduce all’ulteriore approfondimento della crisi. 13

Più esattamente, l’inefficacia decisionale, l’ineffettività e la maggiore illegittimità contribuiscono a

inasprire ulteriormente il conflitto politico e, quindi, all’approfondimento della radicalizzazione e degli

altri fenomeni di cui sopra.

6) Come si caratterizza la seconda fase della crisi ?

Se i tentativi di recupero non hanno successo o se, alternativamente, non ve ne sono, allora il circolo

vizioso continua la sua azione e la crisi democratica entra che pone le condizioni di

nella seconda fase,

base per il crollo del regime.

In questa fase se, contemporaneamente:

la radicalizzazione si spinge fino al punto di distruggere il centro politico sia in termine di strutture

− partitiche sia di posizioni di compromesso;

vi è un crescente violenza;

− si ha una crescita di politicizzazione dei poteri neutrali,

allora si hanno le condizioni di base che conducono al crollo del regime.

7) – A quali casi si applica lo schema tratteggiato ?

Può considerarsi valido per tutti i casi di crollo democratico degli anni venti e trenta in Europa

Occidentale e, in particolare, per Germania e Italia. Però occorre sottolineare che in quei casi si

incontra un fenomeno di radicalizzazione che vede l’indebolimento o la sparizione del centro moderato

in termini di posizioni parlamentari e partiti anche a livello di massa; si ha violenza e politicizzazione di

poteri neutrali (anche nel senso di consentire azioni nell’ambito dell’arena coercitiva a gruppi

paramilitari), ma non intervento militare diretto; il rovesciamento avviene attraverso una tattica ambigua,

legale e illegale al tempo stesso, da parte di un forte movimento totalitario; si forma e prende il potere in

questo modo un partito antiregime con leaders carismatici.

8) – Che cosa caratterizza le crisi con crollo o senza crollo? Come spiegarle ?

Una parte della spiegazione delle crisi, con crollo o senza crollo, è indubbiamente collegata al problema

del mancato consolidamento democratico. Ma anche così resta da spiegare perché vi sia stato quel

mancato consolidamento o quelle crisi accompagnate da crollo ovvero come mai a partire da regimi

politici simili in alcuni paesi si abbia il passaggio con successo a democrazie di massa, mentre il altri

casi vi sia crisi, crollo e instaurazione di regimi non democratici. Alcuni fattori fanno riferimenti a:

tali che il senso dell’autorità, ai diversi livelli, ne esce indebolito;

trasformazioni culturali

− profondi nella direzione di una complessità maggiore e di una crescente

mutamenti sociali

− frammentazione degli interessi da parte di quei gruppi per i quali era più facile organizzarsi e

mobilitarsi.

Queste spiegazioni si possono considerare relativamente soddisfacenti rispetto alla domanda “perché

crisi”, non lo sono affatto rispetto alla domanda “perché crisi senza crollo”.

A questo proposito si richiamo i seguenti fattori che rendono più improbabile il crollo:

raggiunto dalle istituzioni democratiche (partiti, sindacati, strutture

il grado di consolidamento

− d’autorità); da parte delle diverse agenzie governative e l’enorme espansione

il controllo delle risorse pubbliche

− dei gruppi sociali il cui reddito o altri benefici collaterali dipendono dal regime democratico;

anti o non democratiche: l’insoddisfazione al massimo prende la

l’assenza di alternative politiche

− forma di lotta per l’allargamento dei ditti civili ovvero si trasforma in passività, distacco della

politica;

la nell’Europa Occidentale è caratterizzata da legami con gli Stati Uniti

situazione internazionale,

− attraverso la NATO e tra gli stessi paesi europei con la CEE.

9) – Che cosa sono transizione, liberalizzazione e instaurazione democratica ?

La dinamica di un regime democratico è racchiusa in cinque diversi processi: transizione, instaurazione,

consolidamento, stabilità, crisi.

si intende “il

Con il termine periodo ambiguo ed intermedio in cui il regime ha

transizione

abbandonato alcuni caratteri determinanti del precedente assetto istituzionale senza aver acquisito

tutti i caratteri del nuovo regime che sarà instaurato”.

si intende “il

Per processo di concessione dall’alto di maggiori diritti

liberalizzazione democratica

mai ampi e completi, ma tali da consentire l’organizzazione controllata della società

politici e civili”,

civile a livello sia di èlite sia di massa. Si può considerare un ibrido istituzionale che dovrebbe consentire

14

di superare la crisi del regime autoritario allargandone la base di sostegno sociale, senza “civilizzarlo”

completamente.

Con vera e propria si intende “un

instaurazione democratica processo diverso, alternativo o

Tale processo comporta un allargamento completo e un

eventualmente successivo alla liberalizzazione”.

riconoscimento reale dei diritti civili e politici; la civilizzazione completa della società, cioè il ritorno dei

militari nelle caserme con la loro neutralità politica e subordinazione ai poteri civili liberamente eletti;

l’emergere di un sistema partitico e di organizzazioni collettive di interessi, ecc.. L’instaurazione

democratica è completata quando termina la costruzione delle principali strutture del regime.

10) – Quali sono gli elementi centrali dell’instaurazione democratica ? E’ opportuno distinguere subito

L’elemento centrale dell’instaurazione è quello che riguarda gli attori.

tra: al precedente regime non democratico, cioè sostenitori dello stesso;

attori interni

− ad esso, tra i quali vi possono essere attori internazionali.

attori esterni

E’ possibile che la transizione (e la caduta del precedente regime) sia provocata da attori esterni, ma

l’instaurazione abbia come protagonisti attori interni ovvero in parte gli uni e in parte gli altri.

Il fattore internazionale conta anche in quanto può avere effetto sugli attori interni al regime autoritario

preesistente spingendoli ad iniziare la transizione e, poi, eventualmente, l’instaurazione.

Gli attori istituzionali interni sono l’esercito, l’èlite di governo, l’alta burocrazia del regime autoritario e,

più in generale, le forze politiche autoritarie che per diversi motivi sono indotte ad intraprendere e

cercare di pilotare la instaurazione.

11) – Militari e instaurazione democratica : quali aspetti da sottolineare?

Quale che ne sia il ruolo nell’instaurazione la posizione dei militari è rilevante in questo processo per

motivi facilmente comprensivi: i militari detengono il monopolio dell’arena coercitiva.

12) – Che cosa è la coalizione fondante un regime democratico?

Un altro elemento centrale per il processo di instaurazione è la formazione della coalizione fondante il

regime. Tale coalizione “scaturisce dall’incontro degli interessi diversi e dalle scelte simili dei diversi

durante la transizione.

attori politici”

L’instaurazione ha tanto maggiori probabilità di successo, e parallelamente crescono le possibilità di

consolidamento, quanto più ampia è la coalizione fondante.

13) – Qual è il ruolo dell’èlite nell’instaurazione?

Le élites svolgono quelle del vecchio regime, quelle prima dell’opposizione, e le

un ruolo centrale: è dunque ristretto nelle mani di pochi

nuove èlites che fanno il loro ingresso nella arena politica. Il gioco

leaders le cui scelte contano enormemente per il futuro del paese. Spesso nella fase della transazione e

quella iniziale dell’instaurazione o nella fase successiva vi è un grado, più o meno esteso ed inteso, di

partecipazione di massa. La partecipazione di massa significa la possibilità di mettere in campo risorse

di pressione e influenza che saranno usate dagli attori di èlites nel confronto-scontro che, latente o

manifesto, si mantiene durante l’instaurazione anche a dispetto di accordi già in essere.

14) – Che vuol dire continuità/discontinuità rispetto al regime non democratico precedente?

Riguarda il problema delle epurazioni soprattutto ai livelli più alti del corpo amministrativo e giudiziario,

ma anche degli stessi apparati repressivi quali i servizi segreti o la polizia o, ancora, dei militari.

L’intento è ovviamente collocare nei ruoli chiave del regime personale maggiormente leale verso il

E’ un

nuovo assetto istituzionale. Il problema in primo piano è quello della legittimazione del regime.

può rendere più facile e

problema particolarmente spinoso: da una parte, una maggiore continuità

indolore l’accettazione del nuovo regime da parte di tutto il personale presente anche nel precedente

quadro istituzionale; dall’altra parte, una maggiore discontinuità rende più facilmente legittime le nuove

istituzioni per gli strati sociali legati alla ex opposizione e, comunque, esclusi dal regime precedente. La

soluzione preferita è molto spesso, una non-soluzione, ovvero un contemperamento delle due esigenze

oppure il mantenimento della continuità. La discontinuità è più rara e si trova ovviamente solo in caso di

cambiamento con forti rotture rispetto al passato. 15

15) – Illustrate le relazioni tra una precedente politica di massa e il nuovo regime democratico.

Ove una precedente esperienza di politica democratica di massa fosse stata consistente e duratura, la

nuova instaurazione dovrebbe essere chiamata ridemocratrizzazione ( es. Germania negli anni venti,

Spagna anni trenta, Italia nei primi anni venti: liberal-democrazia di massa caratterizzata da libertà civili,

suffragio universale maschile, partiti di massa, sindacati ed altre associazioni). Tale esperienza influisce

sul nuovo assetto democratico attraverso meccanismi di trasmissione della cosiddetta “memoria storica”,

ovvero meccanismi di socializzazione politica tradottisi in continuità nella leadership partitica,

nell’organizzazione dei partiti, nelle aree di forza elettorale; o, ancora, nella continuità di tutte le altre

organizzazioni collettive che contraddistinguono le democrazie di massa.

16) – Cosa conta del regime autoritario precedente per il nuovo regime democratico?

precedente sono ovvie. Nel caso di un

L’influenza e l’importanza del tipo di regime non democratico

precedente regime autoritario, le due variabili rilevanti e tra loro connesse sono:

il grado in cui un regime autoritario mobilita, organizza, controlla la società civile e le forme

• manipolate di partecipazione;

il grado in cui il regime riesce a disarticolare la stessa struttura sociale e a distruggere precedenti

• identificazioni sociali e politiche.

Riguarda a quest’ultimo elemento il regime autoritario raggiunge tale risultato sia per mezzo di strutture

di mobilitazione totalizzanti, come il partito unico, sia attraverso una sistematica, organizzata opera di

repressione e distruzione degli oppositori, attivi e passivi, reali o potenziali. Questo elemento diventa

successivamente rilevante per l’instaurazione perché rende più difficili, lente, problematiche sia

nel vuoto che si crea all’indomani del crollo autoritario, sia la

l’attivazione della società civile,

creazione di nuove identità sociali e politiche. Può lasciare, in altre parole, per un tempo più o meno

lungo una società civile debole, poco organizzata, poco solidale e poco coesa.

durante il regime autoritario.

Si deve considerare anche il grado di organizzazione dell’opposizione

Un’opposizione democratica più o meno organizzata e presente nell’ultima fase autoritaria costituisce

un’enorme differenza per l’instaurazione. Quando esiste ed è organizzata, i partiti che formano

l’opposizione potranno immediatamente occupare lo spazio politico creato dalla liberalizzazione propria

delle fasi iniziali di transizione ed instaurazione.

17) – Che cosa è il consolidamento democratico?

Il consolidamento democratico è “ il processo di definizione nei suoi caratteri essenziali e di

adattamento in quelli secondari delle diverse strutture e norme democratiche, innescato anche dal

Il tempo può portare a crisi, rotture, cambiamento, ma se vi è definizione-

trascorrere del tempo”.

adattamento si ha consolidamento.

18) – Quali sono gli aspetti ricorrenti del consolidamento democratico?

Il consolidamento è un processo composito e variegato. Può specificarsi, nella fissazione di prassi, di

comportamenti politici ripetuti nel tempo; può consistere anche in un’ulteriore articolazione delle

diverse strutture democratiche; può essere caratterizzato da adattamento progressivo delle istituzioni

alle realtà in cambiamento nei limiti della Carta costituzionale e delle altre leggi fondamentali

dell’ordinamento democratico di un dato paese. In altri termini, il processo può svolgersi secondo

e

modalità molto diverse. Tuttavia, resta contraddistinto da due sub-processi di fondo, la legittimazione

l’ancoraggio.

19) – Che cosa sostiene la teoria dell’ancoraggio?

L’altra dimensione del consolidamento riguarda l’emergere e lo sviluppo delle ancore, “cioè delle

strutture istituzionali che sono il cuore di questo processo in quanto consentono di giungere a un

mostra

qualche risultato anche in presenza di una legittimità ridotta”. La teoria dell’ancoraggio

l’esistenza e l’azione di quattro ancore nel processo di consolidamento:

le organizzazioni partitiche, ma anche in qualche modo il sistema partitico che lascia poco spazio per

• le trasformazioni e cambiamenti sostanziali;

il condizionamento da parte dei partiti delle associazioni di interesse;

• i rapporti clientelari che garantiscono l’erogazione delle risorse pubbliche su base personalistica;

• assetti neo-corporativi che attraverso accordi triangolari (imprenditori-governo-sindacati) e il

• controllo degli affiliati da parte delle associazioni consentono anch’essi la stabilizzazione del regime

democratico. 16

L’ipotesi centrale della è che “quanto

teoria dell’ancoraggio minore è la legittimità goduta da un certo

assetto democratico tanto più forti e sviluppate devono essere una o più ancore”.

20) – Che cosa è la stabilità?

Con questo termine si intende “la ragionevolmente prevedibile capacità di durata del regime

democratico”.

21) – Che cosa vuol dire qualità democratica?

Se la qualità democratica viene misurata assumendo i diritti (civili, politici e sociali) come criteri

decisivi, la transizione da democrazie a bassa qualità a democrazie a qualità più alta in cui il cittadino è

è un’altra delle importati forme di transizioni che meritano particolare

meglio protetto e garantito

attenzione e possono influire enormemente su forme e caratteri delle nostre esistenze.

22) – Illustrate il problema che sta dietro la nozione di “democrazia delegata”.

Il termine viene usato, secondo O’Donnell, per intendere “quelle democrazie in cui le funzioni reali di

e in cui non esiste una sfera pubblica o una qualche possibilità

rappresentanza sono nelle mani di élites”

di controllo reale e responsabilità politiche di quelle élites governanti e delegate a tale funzione. 17

V. Partecipazione politica e movimenti sociali

1) Come si definisce la partecipazione politica?

La partecipazione politica è stata definita come “il coinvolgimento dell’individuo nel sistema politico a

In una concezione

vari livelli di attività, dal disinteresse totale alla titolarità di una carica pubblica”.

più limitata, essa comprende quei comportamenti dei cittadini orientati ad influenzare il processo

politico.

2) Quali sono le principali forme convenzionali di partecipazione politica?

Le forme convenzionali di partecipazione politica, graduate in relazione all’impegno richiesto, sono le

seguenti:

esporsi a sollecitazioni politiche;

• votare;

• avviare una discussione politica;

• cercare di convincere un altro a votare in un certo modo;

• portare un distintivo politico, avere contatti con un funzionario o dirigente politico, versare offerte in

• denaro ad un partito o ad un candidato;

assistere a un comizio o ad una assemblea politica;

• diventare membro attivo di un partito politico;

• partecipare a riunioni in cui si prendono decisioni politiche;

• sollecitare contributi in denaro per cause politiche;

• candidarsi a cariche elettive;

• occupare cariche politiche o di partito.

3) Secondo la ricerca sulla partecipazione politica negli anni cinquanta essa era limitata e selettiva.

Chi partecipava di più e perché?

Ricerche effettuate nello stesso periodo hanno confermato che le democrazie funzionano ad un tasso di

partecipazione molto basso e che le attività politiche riguardavano un numero ridotto di cittadini. Studi di

settore hanno evidenziato hanno distinti:

cittadini totalmente passivi, il 22% del campione;

• cittadini che si limitano a votare, il 21%;

• “localisti”, che si limitano solo alle questioni locali, il 20%;

• “parrocchiali”, che si interessano solo delle questioni che li toccano direttamente, il 4%;

• “contendenti”, che si mobilitano su specifiche campagne, il 15%;

• “attivisti globali”, interessati a tutto l’arco delle questioni politiche, il 18%.

• In

In generale, tanto più alto è il livello sociale di un individuo, tanto più egli tende a partecipare.

questa direzione andavano i risultati della prima ricerca sulla partecipazione negli Stati Uniti, poi

confermata in un analisi comparata di sette nazioni.

4) Perché la partecipazione rischierebbe di rafforzare la diseguaglianza?

L’elevato status socio-economico aumenta i livelli di partecipazione perché aumenta la fiducia nella

propria efficacia politica. Il sociologo francese Pierre Bourdieu ha parlato a questo proposito di un

sentimento di avere il “diritto alla parola”, sentimento che è strettamente collegato alla posizione

sociale.

L’uguaglianza politica è dunque, almeno in parte, un’utopia. 18

5) Cosa osservano Barnes e Kaase nella loro ricerca a proposito delle forme “nuove” di

partecipazione?

A partire dagli anni settanta, nelle democrazie occidentali, gruppi sempre più ampi di cittadini sono

disponibili a fare ricorso a forme d’azione caratterizzate dalla loro non-convenzionalità per presentare le

loro domande al sistema politico (Nuove forme di partecipazione: scrivere a un giornale, aderire ad un

boicottaggio, autoridurre tasse o affitto, occupare edifici, bloccare il traffico, fare un sit-in, ecc.)

L’osservazione aggiuntiva è che azioni convenzionali e azioni non convenzionali “non sono

mutuamente elusive, ma piuttosto operano insieme, costituendo così quello che possiamo chiamare un

La partecipazione convenzionale è, infatti, spesso correlata a quella

repertorio dell’azione collettiva”.

non-convenzionale indicando che le persone interessate alla politica e competenti nel campo tendono a

fare uso contemporaneo di vari strumenti per fare pressione sui governi.

6) Come si definiscono i movimenti sociali?

Il concetto di movimento si riferisce “a reti di interazioni prevalentemente informali, basate su

credenze condivise e solidarietà, che si mobilitano su tematiche conflittuali attraverso un uso

frequente di varie forme di protesta”.

In primo luogo, i movimenti sociali possono essere considerati come reti di relazioni informali tra una

pluralità di individui e gruppi, più o meno strutturate dal punto di visto organizzativo.

7) Che cosa si intende per protesta?

Per protesta si intende “una forma non-convenzionale di azione che interrompe la routine quotidiana”.

Chi protesta in genere si rivolge in genere alla opinione pubblica, prima ancora che ai rappresentati eletti

o alla burocrazia pubblica. Chi protesta può tentare di esercitare pressione attraverso la minaccia di un

potenziale danno, la mobilitazione di un numero consistente di cittadini, o l’adozione di forme d’azione

ad alto impatto simbolico.

8) Quali sono le principali “logiche” alla base della protesta?

Alcune forme di protesta si avvicinano al modus operandi di una battaglia: la logica è quella del

Nella sua forma più estrema, i poco frequente nelle democrazie, questa

potenziale danno materiale.

logica d’azione si riflette nella violenza politica, che tendenzialmente mira ad infliggere perdite materiali

al nemico.

Una seconda logica d’azione cui si rifanno numerose forme di protesta è Il destino

la logica dei numeri.

dei movimenti dipende in buona misura dal numero dei loro sostenitori, infatti quanto maggiore è il

numero dei dimostranti tanto maggiore sarà non solo il disturbo prodotto nell’immediato, ma anche il

potenziale di perdita di consenso per il governo che non accettasse di negoziare con essi. Infine, a partire

dagli anni settanta, si sono sviluppate forme di protesta che possiamo definire come basate su una logica

Queste azioni mirano a dimostrare un forte impegno per un fine considerato di

della testimonianza.

vitale importanza per le sorti dell’umanità. Questa logica permea, ad esempio, le tattiche di

disobbedienza civile, basate sulla infrazione consapevole ad una serie di leggi considerate ingiuste.

9) Qual è il ruolo delle reti nella partecipazione?

Accanto alle adesioni organizzative formali, un ruolo rilevante nel favorire la mobilitazione ha

l’inserimento degli individui in reti, anche informali, di conoscenze e amicizie. Le reti di relazioni

e la frequentazione reciproca genera affetti e solidarietà che

contribuiscono a formare idee e valori,

cementano il gruppo.

10) Qual è il ruolo dell’organizzazione nel favorire la partecipazione?

L’organizzazione assume un ruolo importate in quanto favorisce la partecipazione. L’organizzazione

Infatti, quando una certa categoria sociale è ben organizzata,

può compensare l’assenza di altre risorse.

l’attività dei suoi membri verrà innalzata al di sopra del livello che le caratteristiche individuali dei

membri stessi avrebbero fatto prevedere.

11) Cosa intende Tilly con il catnet?

Charles Tilly ha sostenuto che la mobilitazione dei gruppi è influenzata dal loro livello di carnet, sintesi

Infatti, il

di caratteristiche legate alla categoria sociale e densità dei network (reticoli) sociali.

passaggio da una categoria (come aggregato di individui che condividono determinate caratteristiche) a

19

un gruppo sociale (come comunità capace di azione collettiva) è facilitato dalla presenza contemporanea

di specifici tratti categoriali e di reti di relazioni che legano tra loro i soggetti che tali tratti condividono.

12) Qual è il ruolo dell’identità collettiva nel favorire la partecipazione?

Organizzazione e reticoli sociali facilitano la partecipazione nella misura in cui essi producono identità

e cioè senso di appartenenza ad un gruppo.

collettive,

La partecipazione politica è un azione in solidarietà con altri, che mira a conservare o trasformare la

struttura (e i valori) del sistema di interessi dominanti. La partecipazione politica richiede quindi la

costruzione di collettività solidali al cui interno gli individui si considerano reciprocamente uguali. Per

mobilitarmi, ad esempio, come operaio e chiedere maggiori diritti per gli operai, devo innanzitutto

identificarmi come operaio. Devo identificarmi con altri individui che condividono quella mia posizione.

13) Cosa si intende con “valori post-materialistici”?

L’ondata di protesta degli anni sessanta porta il mondo occidentale ad un profondo mutamento nei valori

che avevano caratterizzato la modernizzazione. Tale mutamento avrebbe favorito forme più innovative

e l’emergere di valori post-materialistici, cioè l’allontanarsi dall’interesse materiale

di partecipazione

di un numero crescente di individui e l’orientarsi verso bisogni di natura prevalentemente espressiva,

quali l’autorealizzazione nella sfera privata, l’espansione della libertà di opinione, della democrazia

partecipativa e dell’autogoverno nella sfera pubblica.

14) Quali caratteristiche del sistema politico che influenzano la partecipazione?

Un primo insieme di variabili che possono influenzare la partecipazione politica sono le istituzioni

Il gado di decentramento territoriale e la separazione funzionale del potere aprono canali di

politiche.

accesso alle istituzioni.

15) Perché decentramento territoriale e separazione funzionale del potere favoriscono la

partecipazione? si ritiene, in generale, che tanto maggiori i poteri

Per quanto attiene al decentramento territoriale,

distribuiti alla periferia (enti locali, regioni, stati in sistemi federali), tanto maggiore sarà la possibilità

per i singoli movimenti di trovare un punto di accesso al sistema decisionale. Si considera in genere

come tanto più facile l’accesso, quanto più “vicina” al cittadino è l’unità amministrativa.

Per quanto riguarda il sistema si può considerare in linea di

la separazione funzionale del potere,

massima tanto più aperto quanto maggiore è la divisione dei compiti tra legislativo, esecutivo e

giudiziario. Un aspetto rilevante riguarda l’autonomia del sistema giudiziario. Tanto più indipendente il

potere giudiziario, tanto più aumentano le possibilità di accesso dei movimenti.

16) Quali caratteristiche del sistema politico favoriscono una radicalizzazione della protesta?

Le varie forme di partecipazione politica sono, inoltre, permeate dalle strategie prevalenti, cioè dalle

procedure che i membri di un sistema adoperano quando hanno a che fare con gli “sfidanti”. Queste

strategie sono state, in generale, distinte in:

cioè caratterizzate dalla repressione dei conflitti;

esclusive,

• cioè orientate alla cooptazione delle nuove domande.

inclusive,

Le democrazie caratterizzate da strategie inclusive sarebbero aperte anche a nuovi sfidanti; viceversa

quelle dominate da strategie esclusive sarebbero chiuse rispetto alle domande emergenti. Così, ad

esempio, il movimento studentesco degli anni sessanta avrebbe incontrato una forte repressione in Italia,

paese con tradizioni di esclusione, con una conseguente radicalizzazione della protesta, fino alla

degenerazione del terrorismo.

17) Quanta partecipazione fa bene alla democrazia? Comparate le diverse teorie.

In uno studio pubblicato nel 1960 “The Political Man”, l’autore aveva sostenuto che un certo livello di

apatia fa bene alla democrazia. La non-partecipazione può essere un segno positivo di consenso con chi

governa, e viceversa una crescita della partecipazione può indicare scontento politico e disintegrazione

sociale. La crescita della partecipazione aumenta il numero di domande al sistema, creando “rischi di

Si rischia di inseguire le richieste dei singoli perdendo di vista il bene generale, con una

sovraccarico”.

riduzione della capacità di risposta dei governanti, e con conseguenza riduzione della loro credibilità.

20

L’operare effettivo di un sistema politico democratico richiede normalmente una qualche misura di

apatia e disimpegno da parte della popolazione.

– exit voice?

18) Cosa osserva Hirschman a proposito di e

Hirschman, paragonando le reazioni dei cittadini di un sistema politico a quelle dei consumatori in un

mercato, ha distinto diverse strategie per esprimere lo scontento. Un cittadino, così come un

o di protesta, cioè

consumatore, può reagire alla insoddisfazione utilizzando strategie di uscita “exit”

(voce). L’uscita si riferisce all’abbandono del prodotto, in questo senso l’uscita viene utilizzata

“voice”

come strategia per salvaguardare il proprio benessere o migliorare la propria posizione. La reazione

politica tipica è la voce, definita come “un qualsiasi tentativo di cambiare, invece di eludere, uno stato di

cose riprovevoli”. La voce comprende l’esteso arco di comportamenti che vanno da una timida lagnanza

a una violenta protesta.

19) Cosa si intende per capitale sociale e perché esso migliora, secondo Putnam, il funzionamento

delle istituzioni democratiche?

Il capitale sociale è definito come “caratteristiche - reticoli di relazioni,

dell’organizzazione sociale

norme di reciprocità, fiducia negli altri – che facilitano la cooperazione per il raggiungimento di

La presenza del capitale sociale favorirebbe il buon governo. Benessere economico e

comuni benefici”.

buon governo caratterizzerebbero le regioni con più alti tassi di civismo, dove i cittadini si rispettano e si

stimano l’un l’altro, sono solidali e cooperano in varie forme associative. 21

VI. I gruppi di pressione

1) Perché è stata dedicata tanta attenzione allo studio dei gruppi di pressione?

in una democrazia ha indotto molti studiosi di scienza politica

Proprio il timore di un loro ruolo negativo

a dedicare particolare attenzione ai gruppi di interesse.

James Madison ha sostenuto che i gruppi sono un male necessario, che è meglio controllare piuttosto che

eliminare. Occorre evitare che le fazioni organizzate violino, come è nella loro natura, i diritti degli altri

cittadini o gli interessi della collettività.

2) Quali sono gli “antenati” degli attuali gruppi di pressione?

Gli antenati degli attuali gruppi di pressione erano già presenti durante la Repubblica e,

le corporazioni,

poi, l’Impero romano. Esse erano “organizzazioni composte da individui che esercitavano la stessa

professione, o producevano il medesimo bene ed avevano specifici statuti e privilegi. Nel Medioevo, ma

assunsero importanti funzioni di governo all’interno dei

anche più tardi, le gilde o corporazioni locali

Comuni.

3) Liberalismo e nascita dei sindacati: quali i nessi?

Il liberalismo, con la sua difesa della rappresentanza individuale e dei contratti volontari, divenne la

e la furono proclamate in un

dottrina dominante del XIX secolo: libertà di lavoro libertà di associazione

paese dopo l’altro, e ciò implicitamente significava non riconoscere la legittimità di richieste di tipo

corporativo e dell’obbligo di appartenere a qualche associazione, così come furono esplicitamente

eliminati i residui poteri delle corporazioni. Il sindacato nacque dalle create

Società di mutuo soccorso,

per assistere i lavoratori nei momenti di difficoltà, e dalle leghe, che iniziarono e sostennero le

mobilitazioni collettive dei lavoratori come gruppo. Alla fine dell’Ottocento emersero le prime

organizzazioni sindacali in senso proprio, i sindacati di mestiere, basati sull’appartenenza professionale

a specifiche categorie di lavoratori. Successivamente, si affermarono i sindacati industriali, concentrati

sulla difesa degli interessi più generali dei lavoratori.

4) Qual è il ruolo delle organizzazioni di interessi nella prima guerra mondiale?

Le organizzazioni di interessi giocarono un ruolo centrale nella mobilitazione dello sforzo bellico sia nel

campo della produzione sia dell’ordine pubblico. I bisogni della guerra spinsero a coinvolgere i gruppi

organizzati nelle decisioni pubbliche: l’impatto della guerra sulla produzione, le necessità del

razionamento, della mobilitazione e di ridurre al minimo lo sconvolgimento nel campo del lavoro

indussero le autorità a superare i limiti imposti dalle legislazioni precedenti e negoziare contratti

collettivi con associazioni industriali e i sindacati.

5) Gruppi di pressione e democrazia: si illustri la relazione.

I gruppi di pressione sono stati oggetto di considerazioni e sentimenti ambivalenti. Sono stati, infatti,

ma anche

ritenuti di volta in volta “espressione della libertà democratica di associazione e unione”,

espressione dei poteri economici (o religiosi) forti; espressione della “capacità di classi deboli di

ad esempio

accrescere le proprie possibilità di influenza attraverso l’organizzazione e la pressione”,

sindacale, ma anche la dimostrazione dell’ulteriore spazio dato agli interessi dominanti per mantenere o

accrescere le disuguaglianze esistenti.

I gruppi rappresentano allo stesso tempo la libertà di unirsi ad altri per presentare domande ai leaders

politici e la minaccia che coloro che già possiedono risorse importati possano mobilitarsi più

efficacemente di altri, rafforzando così le disuguaglianze nel potere politico.

6) Interesse generale e gruppi: quali difficoltà nascono per il primo dall’azione dei secondi?

In tema di gruppi vi sono due diverse visioni dell’interesse generale: 22

la visione generale del assume che quest’ultimo possa derivare dall’interazione

bonum commune,

• dei gruppi, i quali perciò partecipano sia alla piena realizzazione dell’individuo sia alla formazione

del bene comune;

una seconda visione legata alla giudica gli interessi dei gruppi e delle

democrazia degli antichi,

• “associazioni particolari” come altrettanti ostacoli e pericoli per l’interesse generale, per la sua

emergenza e corretta gestione, per un sano e armonico rapporto tra cittadini e sistema politico

globale.

7) Come definire un gruppo d’interesse? o “gruppo è tuttora controversa.

La definizione dei concetti di “gruppo di interesse” di pressione”

Un gruppo di interesse può essere definito come “un insieme di persone, organizzate su base

volontarie, che mobilità risorse per influenzare decisioni e conseguenti politiche pubbliche”.

Un gruppo di interesse è, quindi, un gruppo di individui che sono legati da comuni preoccupazioni o

interessi e che sono consapevoli di questo legame.

8) Gruppo di pressione, lobbying e gruppo d’interesse: differenze.

Il concetto di gruppo di pressione, spesso utilizzato in modo intercambiabile con quello di interesse,

sottolinea l’azione dei gruppi in politica. Le due dizioni indicano aspetti diversi: non tutti i gruppi di

L’uso intercambiabile è, dunque, accettabile purché si

interesse si attivano in politica, fanno pressione.

sia consapevoli che la prima dizione indica l’azione svolta e la seconda che cosa tiene insieme il gruppo.

All’azione di pressione si riferisce anche l’inglese un termine che deriva originariamente dalla

lobbying,

lobby (o ingresso) della House of Common britannica, dove i parlamentari incontravano il pubblico. Più

tardi, il concetto di lobbying è stato usato per riferirsi “all’azione di delegati dei gruppi di interesse, in

contatto diretto con i parlamentari, membri del governo, burocrati, o altri con il fine di influenzare le

scelte politiche”.

9) Che cosa è l’articolazione particolaristica degli interessi di tipo clientelari?

E’ una tra le modalità individuali di articolazione degli interessi.

La ricerca di lavoro, l’assegnazione di una pensione, il tentativo di ottenere altri vantaggi, spesso la

necessità di averli, spinge gli individui a creare un rapporto personale di scambio di favori con

funzionari della pubblica amministrazione ovvero con esponenti politici con posizioni elettive o anche

solo interne ad un partito di governo.

10) Come si classificano gli interessi in base alla struttura organizzativa?

In base alla struttura organizzativa i gruppi si possono distinguere in quattro tipi:

folle e rivolte disorganizzate, espressione più o meno spontanea di

gruppi di interesse anomici,

− protesta e lamentela che crescono velocemente e, di norma, altrettanto velocemente rientrano;

basati su interessi derivanti da identità condivise quali razza,

gruppi di interesse non-associativi,

− religione, lingua, etnia. Pur non avendo una struttura associativa specializzata, gli interessi sono

percepiti come comuni in quanto alla base di una identità collettiva;

i quali si trovano all’interno di organizzazioni, quali i corpi

gruppi di interessi istituzionali,

− legislativi, le forze armate, le burocrazie e le chiese;

cioè strutture specializzate per l’articolazione degli interessi che sono

gruppi associativi,

− specificamente designate a rappresentare gli obiettivi di un gruppo in particolare. Esempi di questi

ultimi gruppi sono i sindacati, le associazioni etniche, le organizzazioni imprenditoriali e settoriali, o

le organizzazioni religiose.

11) Quali sono le modalità d’azione dei gruppi?

In relazione sia ai contenuti sia alle risorse e ai canali a disposizione i gruppi possono seguire:

forme d’azione convenzionali, attraverso semplici comunicazioni e contatti, anche derivanti da

− legami personali con chi prende le decisioni a cui il gruppo è interessato;

come campagne verso l’opinione pubblica, ricorso in giudizio,

forme di pressioni più forti,

− corruzione, finanziamento di campagne elettorali di certi canditati, scioperi e altre modalità non

convenzionali, quali dimostrazioni, sit-in, marce e così via.

12) Come classificare o gruppi in base ai loro obiettivi?

Per quanto riguarda gli obiettivi dei gruppi, si è distinto tra: 23

gruppi di difesa di interessi oggettivi, gruppi formati a partire da categorie occupazionali, ma anche

− gruppi costituiti attorno ad appartenenze etniche o di genere;

gruppi fondati sull’espressione di preferenze morali, come i gruppi filantropici, quelli umanitari, o

− altri.

Inoltre è utile distinguere tra: difendono l’interesse comune, condiviso da tutti i membri di una

gruppi di interesse pubblico,

− comunità nazionale;

gruppi di interesse speciale, difendono interessi parziali, che avvantaggiano alcuni gruppi a danno di

− altri.

13) Come classificare le risorse di cui dispongono i gruppi?

Le modalità e gli obiettivi condizionano e sono condizionati dalle risorse a disposizione dei gruppi. Le

risorse a disposizione dei gruppi sono:

risorse economiche-finanziarie;

− risorse numeriche;

− risorse d’influenza;

− risorse conoscitive;

− risorse organizzative;

− risorse simboliche.

I gruppi con risorse economiche possono usare sanzioni materiali – ad esempio, togliere i finanziamenti

(leciti o illeciti) ad un uomo politico o ad un partito. Anche le risorse numeriche possono essere utili a

negoziare consenso politico in cambio di decisioni politiche favorevoli.

14) Cosa significa per un partito essere un gatekeeper?

I partiti possono essere considerati dei gatekeepers cioè “controlli d’accesso” se con una propria

organizzazione, un elettorato identificato, propri interessi autonomi, propri esponenti, riescono a essere

presenti in ogni arena politica decisionale, centrale o anche locale, e a determinare sia l’accesso vero e

proprio, sia l’agenda e i risultati decisionali che toccano, anche in maniera vitale, gli interessi sostenuti

dai gruppi.

15) Quali sono i modelli di rapporto tra partiti e gruppi?

Gruppi e partiti scambiano influenze e risorse: i partiti possono aver bisogno sia delle conoscenze

tecniche, specialistiche dei gruppi, sia della loro cooperazione per realizzare certe politiche, o spesso,

dell’approvazione dei soggetti direttamente interessati. Sia partiti di governo sia partiti di opposizione

possono, in cambio di appoggio elettorale o di altro tipo, dar luogo ad azioni politiche favorevoli agli

interessi del gruppo nelle sedi adatte, prevalentemente pubbliche.

16) Che cosa è l’occupazione?

E’ una situazione caratterizzata dalla presenza di meccanismi di reclutamento e nomina e di attività

organizzative e decisionali interne al gruppo in cui esponenti del partito abbiano la preminenza assoluta;

e gli stessi interessi del gruppo siano subordinati a quelli del partito. In altre parole, il gruppo pur

portatore di propri interessi, chiaramente identificabili e fissati, è solamente una struttura ancillare

rispetto al partito a cui è legato.

17) Che cosa è simbiosi?

Un rapporto si simbiosi si ha invece un quella situazione in cui partito e gruppo si rinforzano a vicenda

nelle rispettive sfere di attività. In questo senso, essi si trovano in una posizione paritaria, nella quale

l’uno ha bisogno e dipende dall’altro e viceversa.

18) Che cosa è egemonizzazione?

Configura un gruppo che condiziona completamente il partito a livello di nomina e reclutamento

all’interno del partito stesso e a livello elettorale, per quel che concerne la sua stessa attività nelle sedi

decisionali, o in diverse altre forme. In sostanza, il partito è espressione del gruppo offrendo ad esso un

accesso indiretto alle decisioni pubbliche. 24

19) Che cosa significa clientela e parentela?

I rapporti di “clientela” si stabiliscono quando uno o più gruppi riescono ad avere riconosciuto un

accesso privilegiato alla pubblica amministrazione.

I Rapporti di “parentela” si configurano come l’insieme di rapporti privilegiati con un partito politico.

(ad esempio, le associazione cattoliche rispetto alla Democrazia cristiana o la CGIL, rispetto al Partito

comunista).

20) Quali sono i rapporti tra i partiti e i sindacati nel caso italiano?

I rapporti tra i partiti e i sindacati sono influenzati dalle caratteristiche che questi ultimi hanno assunto

nei diversi paesi. In particolare, i sindacati, in alcuni casi si sono limitati a rappresentare i propri iscritti,

in altri casi hanno assunto invece un ruolo politico di difesa dell’intera classe operai, intesa spesso in

termini estremamente ampi. Il caso italiano è stato, ad esempio, caratterizzato da un modello di

sindacato di classe.

21) Che cosa è la neutralità?

Un ipotesi intermedia tra occupazione e simbiosi. Data la posizione autonoma dei partiti, questi

mantengono in pieno il loro ruolo di gatekeepers e, dunque, il controllo dell’accesso, dell’agenda e dei

risultati decisionali, ma i gruppi trovano più convenienti non stabilire contatti privilegiati con alcun

Per aumentare le probabilità di successo della loro azione applicano la loro pressione su partiti

partito.

diversi rispetto alle diverse situazioni e ai diversi momenti, configurando così un appello multipartitico.

22) Che cosa sono accesso indiretto e accesso diretto?

Esiste, poi, ancora una possibilità più estrema, quella in cui il gruppo non abbia – o non percepisca –

alla burocrazia

neanche il bisogno di interagire con il partito potendo contare su un accesso diretto

ministeriale centrale o locale, e alle sedi decisionali governative e parlamentari con proprio personale di

fiducia. In una situazione del genere, il partito è percepito – anche a livello di cultura politica di massa –

come assolutamente secondario e non necessario nello svolgimento delle funzioni di rappresentanza e,

dal punto di vista del gruppo, nella protezione dei propri interessi.

23) Illustrate la teoria pluralista dei gruppi. dello

La presenza dei gruppi è vista come fonte di equilibrio, socializzazione, e autonomia della società

stato.

Infatti:

la pluralità dei gruppi garantisce un certo equilibrio fra spinte contrastanti. La competizione tra

− diversi gruppi porta a una mediazione tra di essi, permettendo di avvicinarsi così ad una sorta di bene

comune;

gli effetti della partecipazione sono visti come particolarmente socializzanti: la vita nelle

− associazioni educherebbe all’interazione con gli altri, allontanando dal proprio interesse egoistico; e

insegnerebbe a comunicare e collaborare, portando coesione sociale e reciproca fiducia; L’approccio

gli individui che si organizzano sono meno dipendenti dalle istituzioni pubbliche.

− pluralista ha così definito i gruppi come la normale forma di aggregazione degli individui, e lo stato

come arbitra tra essi. Di conseguenza, dalla teoria dei gruppi emerge implicitamente una concezione

e il carattere democratico di un

della politica come mediazione piuttosto che esercizio di autorità

regime è assicurato dalla diversità degli interessi presenti nella società e dalla molteplicità dei

gruppi che li rappresentano.

24) Nell’ambito della teoria pluralista che cosa significa appartenenze multiple?

La tolleranza reciproca sarebbe facilitata dalle Ciascun individuo ha interessi

appartenenze multiple.

diversi nei vari campi in cui svolge la sua attività quotidiana. Ciò lo porta a partecipare in gruppi

molteplici (legati al lavoro, al luogo di residenza, al tempo libero, alla sfera religiosa, ecc,).

L’affiliazione ai diversi gruppi che esprimono questi interessi porterà ad appartenenze trasversali,

riducendo la coesione dei singoli gruppi e aumentando l’integrazione fra gli individui. Invece di

un’appartenenza totalizzante si avrà una partecipazione più soffice a vari gruppi. 25

25) Quali sono le critiche rivolte alla teoria pluralista?

La teoria classica dei gruppi è stata subito criticata sotto svariati punti di vista, e accusata di difendere un

Si è osservato che la mobilitazione dei gruppi era limita e,

mondo in cui pochi avevano potere su molti.

soprattutto, era fonte di ineguaglianza. Infatti alcuni interessi avevano maggiore risorse di altri per

organizzarsi, sicché pochi gruppi riuscivano a mobilitarsi e ad avere influenza. Inoltre, gli interessi bene

organizzati potevano influenzare il governo a tutto danno degli altri.

Un altro problema riguardava le barriere delle entrate, cioè le condizioni che facilitano l’organizzazione

di alcuni interessi, ostacolando gli altri.

26) Che cosa è la teoria dello scambio nei gruppi di interesse?

Nell’ambito di una teoria dello scambio nei gruppi di interesse si evidenziamo le interazioni tra i

promotori dei gruppi di interesse e coloro che poi vi aderiscono. I primi possono essere considerati

come imprenditori, nel senso che investono risorse per offrire servizi che gli aderenti, come

La mobilitazione di risorse e l’emergere di imprenditori dell’azione

consumatori, possono comprare.

collettiva sono più facili fra gli individui ricchi di risorse materiali, che sono quindi disponibili a

dedicare parte di esse ad un’organizzazione degli interessi.

27) Cosa vuol dire agire da “free-rider”?

Agire da free-rider significa “non pagare il costo dell’azione collettiva, aspettando che altri si

Olson osserva che la presenza di un interesse comune non è una condizione sufficiente a

mobilitino”.

formare un gruppo e non porta automaticamente ad un’azione collettiva. Sebbene tutti apprezzino l’aria

pulita, pochi sono disposti a investire tempo e risorse per un’azione ambientalista, dato che l’aria pulita è

un bene comune di cui tutti, compresi quelli che non hanno fatto niente per averla, possono godere.

28) Quali risultati contraddittori ha evidenziato la ricerca empirica a proposito della teoria dei

gruppi?

Più recentemente la ricerca empirica su questi temi ha evidenziato risultanti contraddittori:

– sia nel loro numero che nella

da un lato è stato osservato un aumento dei gruppi di interesse

− membership – che ha fatto parlare di una crescita generale delle risorse utilizzabili per l’azione

collettiva. E’ stata, inoltre, rilevata una maggiore capacità di organizzarsi anche da parte di alcuni

gruppi normalmente considerati come gruppi deboli, oltre ad una loro capacità crescente di trovare

patroni e alleati;

dall’altro lato, per quanto riguarda gli effetti della mobilitazione dei gruppi di interesse, la

− discussione è aperta. La ricerca recente ha . In particolare,

in parte dimensionato il potere dei gruppi

viene osservato che il loro peso varia da settore a settore e che i gruppi sono capaci di porre alcuni

tema sull’agenda piuttosto che di determinarne la soluzione. L’attività di lobbying sarebbe più

orientata ad offrire informazioni che ad esercitare ricatti sui politici.

29) Illustrate la teoria neocorporativa dei gruppi.

A partire dagli anni settanta, un ampio filone della letteratura si è concentrato sull’analisi di un modello

a

di rappresentanza funzionale degli interessi diverso da quello pluralista, definito neocorporativo,

sottolineare le somiglianze con le “corporazioni”, volute e protette dallo stato, che avevano caratterizzato

il sistema della rappresentanza di alcuni regimi autoritari.

30) Differenze tra teoria pluralista e teoria neocorporativa.

I due modelli si distinguono sia in relazione alla struttura organizzativa degli interessi sia in relazione ai

rapporti tra interessi privati e istituzioni pubbliche. Sostanzialmente le differenze consistono:

MODELLO PLURALISTA MODELLO NEOCORPORATIVO

Le associazioni sono multiple, volontarie, concorrenti, Le associazioni sono singole, obbligatorie, non in

non gerarchiche e non necessariamente differenziate concorrenza l’una con l’altra, gerarchiche e

secondo modelli funzionali. differenziate secondo criteri funzionali.

Non hanno licenze, non sono riconosciute, né Esse detengono una licenza, sono riconosciute,

sovvenzionate, né create dallo stato, e nemmeno sovvenzionate, qualche volta sponsorizzate dallo stato,

controllate. e da esso controllate.

I contatti istituzionali fra gruppi e governo sono

26

frequenti ed efficaci; i gruppi hanno spesso la

responsabilità anche nella realizzazione delle politiche,

mentre sono più rari i contatti con i partiti, il lobbying

parlamentare, le campagne per mobilitare l’opinione

pubblica e le stesse azioni di protesta che invece

caratterizzano i modelli pluralisti.

Tra i due modelli cambia la logica della partecipazione dei membri e la sua influenza

Un modello pluralista è caratterizzato da una struttura Un sistema neocorporativo ha invece associazioni

organizzativa frammentata e povera di risorse, che forti, integrate e ricche di risorse, relativamente

deve far forte affidamento sulla sua base, e ha quindi indipendenti dai membri e capaci di sviluppare

difficoltà a sviluppare programmi di l ungo periodo. prospettive di lungo termine.

I gruppi esercitano influenza attraverso varie forme di Nel corporativismo invece un sistema

pressione, ma non vi sono rapporti strutturati. istituzionalizzato di interazioni attribuisce alle

Tipico delle forme di influenza pluralista è il lobbying. associazioni ruoli particolari nell’elaborazione e

soprattutto nella realizzazione di politiche pubbliche.

Tipico delle forme di influenza neocorporativa è

invece la concertazione, cioè l’accordo tra più attori,

governativi e non, su decisioni da prendere e politiche

da realizzare.

31) In quali democrazie si è realizzato più compiutamente il neocorporativismo?

In generale (Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia)

le quattro democrazie scandinave e l’Austria

sono state considerate quelle a più alto livello di neocorporativismo e i paesi anglosassoni quelli con un

alto livello di pluralismo. Rispetto, poi, alle cause dell’affermarsi dell’uno o dell’altro modello, alcuni

studiosi sono giunti alla conclusione che l’integrazione nei mercati internazionali, forti partiti socialisti, e

associazioni degli interessi ben strutturate costituiscono un insieme che favorisce l’emergere e la

stabilizzazione del neocorporativismo.

32) Qual è stato il maggior ostacolo allo sviluppo di un sistema neocorporativo?

Lo sviluppo di un sistema neocorporativo è stato ostacolato soprattutto dalla frammentazione delle

Nei paesi più vicini al modello pluralista, diverse sono

organizzazioni di rappresentanza degli interessi.

le ragioni di divisione in particolare all’interno dei sindacati: vi possono essere distinzioni ideologiche (si

pensi al caso italiano o a quello francese), o linguistiche (è il caso dei Paesi Baschi spagnoli), oppure

distinzioni di categorie occupazionale (come avviene in Gran Bretagna).

33) Quali sono le conseguenze del neocorporativismo?

Le conseguenze del neocorporativismo sono state descritte in modo contrastante:

(quelli collocati nella sfera

secondo alcuni studiosi, il favore accordato ai gruppi economici forti

− della produzione) emargina sempre di più i gruppi non dotati di potere di ricatto economico

(disoccupati, studenti e altri). Vi sono, inoltre, elementi potenzialmente antidemocratici in accordi

neocorporativi che avvantaggiano i “rappresentanti di professione” rispetto ai cittadini, le burocrazie

rispetto alla base, la gerarchia di vertice a livello nazionale rispetto alle strutture locali; i gruppi forti

rispetto ai gruppi deboli. Il neocorporativismo porterebbe a ridurre la competizione e di conseguenza

la partecipazione;

altri studiosi hanno invece messo in evidenza la capacità del neocorporativismo di ridurre sia il

− che, più in generale, l’insubordinazione verso le istituzioni statali.

tasso di conflitti sul lavoro

Inoltre, il tasso di inflazione è risultato più basso in democrazie nelle quali esisteva no accordi

neocorporativi a livello nazionale. Da questo punto di vista, accordi centralizzati avrebbero proprio

la funzione di evitare una inflazione da pieno impiego, prodotta dalla crescita della militanza

sindacale in condizione di forza sul mercato di lavoro. 27

VII. I partiti politici

1) Come può essere definito un partito politico?

Secondo Weber, i partiti politici sono “associazioni fondate su un adesione (formalmente) libera,

costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e

ai propri militanti attivi possibilità (ideali e materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il

perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi”.

Il partito è dunque un associazione, cioè un gruppo formalmente organizzato e basato su una

partecipazione volontaria. Più esattamente lo scopo dei partiti è quello di influenzare l’ordinamento e

l’apparato di persone che guidano un qualsiasi tipo di comunità sociale, la loro strategia principale è la

conquista di cariche elettive.

Secondo Downs, il partito politico è “una compagine di persone che cercano di ottenere il controllo

dell’apparato governativo a seguito di regolari elezioni”.

2) Quali sono le funzioni principali dei partiti?

In relazione alle loro funzioni e, quindi, anche ad una sfera dell’agire umano, i partiti politici agiscono

come mediatori tra le istituzioni pubbliche e la società civile, tra lo stato e i cittadini. Le funzioni

principali sono le seguenti:

a) I partiti politici sono indispensabili per organizzare la volontà pubblica, operando una

degli interessi individuali. Votando un partito. i cittadini sono

semplificazione della complessità

costretti a scegliere tra un numero di opzioni limitato. I partiti operano quindi una mediazione tra

interessi individuali, formando l’interesse collettivo: essi sono “mediatori di idee, attraverso una

costante opera di chiarificazione di chiarificazione, sistemazione e presentazione della teoria del

partito”.

b) I partiti inoltre mettono ordine al caos attraverso un processo di Il partito è

strutturazione del voto.

l’entità con cui gli elettori si identificano, dando stabilità nel lungo periodo ai comportamenti di voto

individuale.

c) La semplificazione della complessità passa attraverso l’assolvimento della funzione di

I partiti politici, insieme ad altre istituzioni, insegnano ad occuparsi della

socializzazione politica.

collettività, “modellando atteggiamenti, inculcando valori e distribuendo capacità politiche ai

cittadini e alle élites”. Essi mirano a trasformare gli individui in cittadini integrati in una comunità.

d) Grazie ai partiti che si può aspirare ad un Da questo punto

controllo dei governanti sui governati.

di vista, i partiti sono strumenti di collegamento tra governo e cittadini.

e) In relazione a quanto sopra, essi sono attori importati nella formazione delle politiche pubbliche.

Essi, infatti, elaborano programmi, li presentano agli elettori e, se vittoriosi alle elezioni, dovrebbero

metterli in atto.

3) Quali sono i principali assunti della “teoria economica della democrazia”?

Secondo alcuni studiosi che hanno applicato allo studio della politica concetti ed ipotesi teoriche

Sul

provenienti dall’economia, i partiti sono innanzitutto “apparati orientati alla conquista di voti“.

mercato elettorale si realizzerebbe uno scambio tra rappresentati e rappresentati simile a quello che

avviene sul mercato economico tra imprese e consumatori.

Downs propone una interpretazione del fenomeno elettorale basato sul concetto di razionalità che, in

è

democrazia, guiderebbe il comportamento degli elettori. L’assunto di fondo dell’approccio razionale

che l’individuo sia capace di stabilire un ordine tra le varie alternative per lui disponibili, e che scelga

poi quella che si colloca in cima alla sua graduatoria di preferenze.

I principali assunti della teoria economica della democrazia sono i seguenti: 28

a) La teoria economica della politica presuppone che gli elettori ed eletti perseguono diversi tipi di

beni. Come i consumatori nel mercato economico, gli elettori avrebbero nel mercato politico

preferenze specifiche. Essi chiederebbero delle particolari decisioni politiche ai loro eletti.

b) Come nel mercato economico le imprese sono indifferenti al prodotto offerto, mirando

essenzialmente al profitto, così nel mercato politico i candidati avrebbero come unico fine la propria

elezione alle cariche pubbliche, senza preferenza invece per questa o quella politica pubblica.

4) Quali sono i principali elementi dell’approccio della “scelta pubblica”?

Secondo Buchanan, il bisogno degli eletti di seguire le richieste degli elettori, comporta la tendenza degli

amministratori a spendere denaro pubblico mettendo in pericolo la democrazia. Volendo soddisfare il

maggior numero il maggior numero di elettori, gli eletti utilizzerebbero a piene mani la possibilità di

distribuire beni e servizi, attraverso la spesa pubblica. Mirando a rielezione nel breve periodo, essi non si

preoccuperebbero degli effetti della crescita del debito pubblico nel lungo periodo.

5) Quali sono le principali critiche all’approccio economico alla politica?

L’approccio economico alla politica ha sollevato le numerose e seguenti critiche:

a) l’estensione del concetto di mercato appare poco convincente nella considerazione che manca un

mezzo di scambio generalizzato come il denaro, che permette di valutare costi e benefici di risorse

materiali, informazioni, simboli, affetti;

b) si è osservato che se i politici seguissero le richieste (egoistiche) dei loro elettori ne risulterebbe una

incapacità di perseguire il bene comune;

c) altri studiosi hanno invece sottolineato che essenza della politica è proprio la formazione delle

preferenze, attraverso l’elaborazione di identità collettive. La politica si orienta infatti più alla

modificazione dei bisogni percepiti come centrali dagli individui che alla soddisfazione di bisogni

dati.

6) In che senso i partiti “costruiscono” identità collettive?

L’essenza stessa della politica è proprio la capacità di costruire identità collettive attraverso un uso

ai quali

sofisticato della ideologia, come strumento per definire interessi collettivi di lungo periodo

subordinare il godimento di vantaggi individuali immediati. L’ideologia rafforza la solidarietà di gruppo,

forgiando la convinzione di condividere fini comuni, attorno ai quali possibile organizzare un’azione

collettiva.

Ad esempio, creando subculture politiche, cioè fitte reti associative caratterizzate da rapporti affettivi

intensi ed egualitari, i partiti socialisti hanno tradizionalmente offerto risorse di identità a che era

escluso.

7) Che cosa intende Pizzorno con “attività identificante” e “attività efficiente”?

La funzione della politica, prima ancora che rispondere agli interessi, è di definirli. Solo una volta

costruite le identità collettive, i rappresentati possono chiedere ai rappresentanti il soddisfacimento delle

loro utilità (che l’identità collettiva permette appunto di calcolare) offrendo loro in cambio lealtà.

Pizzorno ha infatti distinto tra rappresentanza identificante e rappresentanza efficiente.

i politici svolgono il compito di costruire, preservare, rafforzare,

Attraverso “l’attività identificante”

• rafforzare le identità politiche. Tale attività consiste nel produrre simboli che servono ai membri di

una collettività data di farsi conoscersi come tali, comunicarsi la loro solidarietà, concordare l’azione

collettiva.

Attraverso “l’attività – soprattutto nei parlamenti e nei governi – invece i politici

efficiente”

• prendono decisioni direttamente intese a migliorare o a non lasciar peggiorare, la posizione relativa

dell’identità collettiva che essi rappresentano.

8) Che cosa intende con “partiti di notabili”?

Si era in un fase nella quale la politica non era ancora una professione.

Si dedicavano alla politica individui che.

traevano altrove il loro sostentamento economico, in virtù della loro condizione economica;

• godevano di una considerazione sociale, fondata non importa su quale base, che dava loro la

• possibilità di accettare uffici. 29

9) Che cosa intende con “partiti di massa”?

Con l’allargamento del suffragio e l’estensione dei diritti politici ai non-notabili, cioè ad individui che

non hanno risorse proprie cui finanziare la propria attività politica, porta la professionalizzazione della

politica stessa. Si forma così una classe politica, cioè un gruppo di persone che, tendenzialmente, fanno

della politica una professione.

10) Che cosa intende Weber con “politico di professione”?

Secondo Weber, vi sono due modi, non reciprocamente esclusivi, per fare della politica una professione:

si può vivere per la politica, o si può vivere di politica.

Chi vive “per” la politica ne fa in un senso la sua ragione di vita: egli gode del nudo possesso del

• potere che esercita, oppure alimenta il suo equilibrio interno e la sua coscienza attribuendo un senso

alla propria vita in quanto sa di servire una causa.

Invece “della” politica come professione vive colui il quale aspira a farne una fonte di introito

• durevole. Ciò non significa che chi vive di politica guardi solo al proprio patrimonio, senza pensare

alla causa.

11) Quali sono le differenze tra “partito di comitato” e “partito di sezione”?

Il partito di comitato è il primo tipo di struttura di base tipico dei partiti della fine del XIX secolo. Esso è

formato da una “dozzina di persone, appartenenti alla èlite, che godono di prestigio legato alla loro

L’elemento importate per il comitato non è dunque la quantità ma la loro “qualità”, ovvero il

posizione”.

loro status sociale.

La sezione si differenzia dal comitato per essere un organismo aperto, che cerca di ampliare al massimo i

suoi iscritti: invece di un piccolo gruppo di notabili, si cerca di riunire una massa si persone; non si

chiede loro se sono conosciute, influenti, in vista.

12) Quali sono le differenze tra “partito di sezione” e “partito di cellula”?

Essa si presenta come entità più piccola della sezione (in genere una trentina) ed è tipica dei partiti

comunisti. La cellula mira ad organizzare gli operai nelle grandi fabbriche che collega le loro

rivendicazione economiche ad un progetto più ampio. La cellula è un comunità che vive realmente ogni

giorno.

13) Che cosa di intende con “legge ferrea delle oligarchie”?

Una degenerazione del modello di partito di massa si ha quando strutture democratiche aperte alla base

sono convertite, tramite una legge ferrea, in strutture dominate da una oligarchia, cioè da un numero

ristretto di dirigenti.

14) Quali critiche sono state mosse alla “legge ferrea delle oligarchie”?

Angelo Panebianco ha osservato che l’evoluzione organizzativa dei partiti è più complessa e

contraddittoria di quanto ipotizzato dalla “legge ferrea delle oligarchie”. Infatti:

il potere nell’organizzazione è relazionale, cioè legato ad uno scambio di risorse che, seppure in

• misura diseguale, sono possedute sia dai leaders che dalla base. I dirigenti hanno una certa

autonomia di manovra, garantita dalle competenze, ma essi hanno bisogno dei seguaci;

le ideologie non sono del tutto manipolabili. Se i fini dichiarati non coincidono con gli obiettivi reali

• di quel insieme di attori, individuali e collettivi, che operano all’interno di un partito, i fini ufficiali,

espressi dall’ideologia, mantengono tuttavia una rilevanza sia per i militanti che per i leaders del

partito, costituendo un punto di riferimento per la costruzione delle solidarietà interne e uno

strumento di continuità per l’organizzazione. Si ha così non una sostituzione dei fini, ma una loro

articolazione;

la struttura organizzativa dei partiti tende così a variare. L’evoluzione dei partiti non è dettata da

• e delle di

una “legge ferrea”, ma dipende invece da una serie di vincoli ambientali scelte strategiche

leaders e attivisti in relazione alle strategie da adottare per raggiungere obiettivi diversi.

15) Come si definisce un “partito pigliatutto”? Quali sono le condizioni del suo sviluppo?

Si definisce “partito pigliatutto” quel partito di massa che presenta le seguenti trasformazioni:

a) Una drastica riduzione del bagaglio ideologico del partito. 30

b) Un ulteriore rafforzamento dei gruppi dirigenti di vertice, le cui azioni e omissioni sono ora

considerate dal punto di vista del loro contributo all’efficienza dell’intero sistema sociale, piuttosto

che dell’identificazione con gli obiettivi della loro organizzazione particolare.

c) Una diminuzione del ruolo del singolo membro del partito, ruolo considerato come una reliquia

storica, che può oscurare la nuova immagine del partito pigliatutto.

d) Una minore accentuazione del ruolo di riferimento, di una specifica classe sociale o di una

clientela confessionale, per reclutare invece elettori tra la popolazione in genere.

e) L’assicurare l’accesso a diversi gruppi di interesse.

L’affermarsi del partito pigliatutto sarebbe il risultato di una serie di trasformazioni sociali e

che hanno portato all’indebolimento dei sentimenti di appartenenza di classe così come delle

culturali

credenze religiose. Il partito di integrazione di massa, prodotto in un epoca in cui esistevano rigide

divisioni di classe e strutture confessionali più differenziate, si sta trasformando in un partito “del

popolo” pigliatutto. Abbandonando i tentativi di formazione intellettuale e morale delle masse, si sta

sempre spostando chiaramente verso la ribalta elettorale, rinunciando ad agire in profondità, e

preferendo un più vasto consenso e un immediato successo elettorale.

16) Come si definisce il “partito professionale-elettorale”? In che condizioni si sviluppa?

Questo partito si distingue da quello burocratico di massa in quanto la burocrazia di partito, a cui era

delegato il rapporto con la base di riferimento, è sostituito con tecnici ed esperti. Come nel partito

pigliatutto, si indebolisce il rapporto con un elettorato “di appartenenza”, che si identifica nel partito.

Cresce inoltre il ruolo dei leaders di partiti eletti nelle istituzioni rappresentative, che tendono a

personalizzare i propri appelli. Rispetto al finanziamento delle attività del partito acquistano sempre

più peso i contributi provenienti dai gruppi di interesse organizzati e il finanziamento pubblico.

L’adesione al partito è sempre meno basata su idee e valori e sempre più su interessi e carriera.

La trasformazione del partito burocratico di massa al partito professionale-elettorale sarebbe legata al

e a

mutamento socioeconomico quello tecnologico.

17) Come si definisce il “cartel party”?

Il concetto di “cartel party” o partito “cartellizzato” sottolinea la crescente la crescente collusione tra

partiti, che formano appunto “cartelli”, a cioè alleanze, per ottenere risorse pubbliche. Il finanziamento

pubblico ai partiti avrebbe infatti accresciuto la reciproca penetrazione tra stato e partiti, riducendo la

competizione inter-partitica. La presenza di risorse pubbliche avrebbe inoltre trasformato la struttura

interna dei partiti, riducendo il bisogno delle risorse offerte dai militanti. Il cartel party

rappresenterebbe così uno stadio estremo di trasformazione del partito in una struttura sempre più

interna allo stato, con conseguente rallentamento nel rapporto tra lo stesso e la sua base sociale.

18) Quali sono, secondo Rokkan, le principali fratture sociali che hanno dato vita a partiti politici?

I partiti politici presenti nei diversi paesi riflettono fratture (cleavages) sociali storicamente presenti in

essi. Due principali fratture si sono sviluppate durante il processo di costruzione dello stato nazionale;

altre due durante il processo di costruzione del capitalismo industriale.

a) La prima frattura si sviluppa quindi tra e si riferisce ai conflitti tra un centro

centro e periferia,

politico, culturale ed economico, e aree periferiche, che vengono a poco a poco incorporate nel

governo centrale.

b) Una dinamica simile assume la seconda frattura, quello tra La costruzione dello

Stato e Chiesa.

Stato-nazione passò attraverso un aspro scontro tra la Chiesa di Roma, che difendeva le sue sfere

di competenza nella “formazione delle anime”, e lo Stato, che tendeva ad affermare il suo potere in

alcuni campi delicati, quale l’istruzione.

c) La terza frattura emerse, a seguito della Rivoluzione industriale, tra Mentre il

città e campagna.

potere politico so spostava nelle città, la rivoluzione industriale creava interessi spesso contrastanti

con quello del mondo agricolo.

d) La quarta frattura emerse tra La rivoluzione

imprenditori industriali e classe operaia.

industriale non portò solo uno scontro tra campagna e città, ma anche e soprattutto un conflitto

interno al mondo dell’industria contrapponendo i capitalisti ai salariati. In tutte le democrazie

europee, i lavoratori tentarono di superare il loro svantaggio nel mercato del lavoro fondando

partiti che chiedevano maggiore uguaglianza. 31

19) Quali sono, secondo Rokkan, le conseguenze politiche della frattura tra Stato e Chiesa?

Tradizionalmente la chiesa, sia cattolica che luterana o riformata, aveva proclamato il suo “diritto di

rappresentare la conduzione spirituale” dell’uomo e di controllare l’educazione dei bambini nella fede

religiosa. Con la formazione dello stato-nazione, il potere temporale cominciò invece ad avocare a sé

questo diritto. Così, in quei paesi in cui si affermò la istruzione obbligatoria sotto il controllo dello

stato sollevò le proteste della chiesa, fino alla nascita di partiti, nonché di vasti movimenti di massa, a

difesa della religione.

20) Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono “cristallizzate”?

Le ragioni del “congelamento” della struttura dei conflitti sarebbe da rintracciare nella capacità dei

partiti di agire sulla struttura stessa del conflitto. Nati da fratture sociali, i partiti contribuirebbero poi

in modo determinante a riprodurre quelle fratture, offrendo ad esse simboli e rappresentanza. Essi

controllando spesso

sarebbero quindi capaci non solo di incanalare i conflitti, ma anche di plasmarli,

anche una serie di organizzazioni non-partitiche di espressione degli stessi conflitti (sindacati,

associazioni, ecc.).

21) Quali sono le principali “famiglie spirituali” di partiti?

Si parla di famiglie spirituali per indicare insiemi di partiti accomunati da una concezione del mondo

analoga. Sono stati così distinti:

definiti come quei partiti che si fecero portatori, a partire dal XIX secolo,

partiti liberali e radicali,

− degli interessi della borghesia contro i proprietari terrieri;

che emersero originariamente in opposizione ai liberali, per difendere gli

partiti conservatori,

− interessi dei proprietari terrieri e, spesso, del clero, contrastando l’estensione del suffragio e degli

altri diritti di cittadinanza; nati nel XIX secolo dalla mobilitazione della classe operaia

partiti socialisti e socialdemocratici,

− con richieste non solo di diritti politici, ma anche di diritti sociali;

nati nel XIX secolo per esprimere l’opposizione della chiesa cattolica alle

partiti democristiani,

− emergenti democrazie liberali;

fondati dopo la rivoluzione russa per scissione dai partiti socialisti delle

partiti comunisti,

− componenti più vicine all’Unione Sovietica;

nati per difendere gli interessi delle campagne durante la rivoluzione industriale;

partiti agrari,

− emersi in difesa di minoranze etnico-linguistiche con notevoli

partiti etnico-regionalisti,

− differenze interne in termini di ideologia e strategia d’azione;

comprendenti un eterogeneo insieme di partiti anti-liberali e anti-

partiti della destra radicale,

− democratici; emersi negli anni ottanta con attenzione prevalente alla difesa dell’ambiente

partiti ecologisti,

− dall’inquinamento.

22) Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono “scongelate”?

Secondo le ricerche recenti, si assisterebbe ad un “scongelamento” nel sistema dei partiti a seguito di

un relativo delle diverse “famiglie” spirituali, e la nascita di alcuni partiti.

cambiamento nel peso

Analisi comparate sulla evoluzione del voto nelle democrazie europee hanno evidenziate un declino

dei partiti religiosi e dei partiti comunisti, insieme all’emergere dei partiti “verdi”. Mutamenti sociali

e trasformazioni politiche sono stati inoltre indicati come cause di declino dell’identificazione con un

partito politico.

I giudizi sugli effetti di questo “scongelamento” variano:

dell’elettorato indicherebbe una crescente perdita di fiducia

secondi alcuni, il “deallineamento”

− nei partiti, con il pericolo che soprattutto le fasce meno istruite dell’elettorato divenga preda di

politici populisti;

altri autori hanno sostenuto che il distacco dai partiti è un sintomo della crescente maturità

− sempre più capace di giudicare i partiti sulla base delle loro performances, invece

dell’elettorato,

che del giudizio ideologico. 32


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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