SCIENZA POLITICA
1. Cos’è l’autorità legale razionale per Weber?
Secondo Weber, l’autorità è il
potere legittimo. Hegel sostiene che viene considerato legittimo ogni
potere riconosciuto da chi lo subisce. “L’autorità crea il potere a condizione che le persone
riconoscano al soggetto investito di quell’autorità il diritto di prendere decisioni”. La scienza politica
per Weber si occupa del potere politico che presenta due caratteristiche:
effettività ( quando si basa
sulla forza); legittimità (necessità di riconoscimento del potere rispetto ad una figura). Il potere
politico è legittimato dal rapporto che si insatura tra governanti e governati, per quanto riguarda i
primi è concesso il diritto di prendere decisioni coercitive per i secondi. Weber ha poi presentato una
classificazione dell’autorità:
tradizionale; carismatica; legale-‐razionale.
Nell’autorità legale-‐razionale l’obbedienza si deve alle regole anziché ai regolatori, per cui il governo
si basa sulla regolamentazione anziché sulla tradizione o sul carisma. L’autorità legale-‐razionale si
collega a un ruolo o a una posizione, e non a una persona specifica. Chi governa e come deve
governare viene stabilito dalla legge, la costituzione costringe il vincitore ad attenersi alle regole
(democrazia liberale). Tutte queste procedure non sono finalizzate ad un bene superiore, ma
semplicemente a ottenere efficacia ed efficienza nell’organizzazione sociale. L’affermarsi di questo
potere è dato dal processo di razionalizzazione del Mondo, dal prevalere della razionalità rispetto allo
scopo a scapito della razionalità rispetto al valore.
2. Quali sono i modi di legittimazione del potere per Weber?
Secondo Weber vi sono tre modi idealtipici (idealtipo: modello astratto di razionalità, di burocrazia, di
leadership, di mercati ecc con il quale è possibile comprendere i tratti essenziali di una realtà storico-‐
sociale) di legittimazione del potere:
Potere Tradizionale: appartiene alla società pre-‐moderna in cui il potere derivava dalla tradizione.
• Spesso tale potere è legato alle monarchie e alla legge salica. Il potere tradizionale viene legittimato
dalla religione, ma ciò non è necessario. Il sovrano se non rispetta la tradizione può perdere la
legittimità;
Potere legale-‐razionale:
l’obbedienza si deve alle regole anziché ai regolatori, per cui il governo si
• basa sulla regolamentazione anziché sulla tradizione o sul carisma. L’autorità legale-‐razionale si
collega a un ruolo o a una posizione, e non a una persona specifica. Chi governa e come deve
governare viene stabilito dalla legge, la costituzione costringe il vincitore ad attenersi alle regole
(democrazia liberale). Tutte queste procedure non sono finalizzate ad un bene superiore, ma
semplicemente a ottenere efficacia ed efficienza nell’organizzazione sociale. L’affermarsi di questo
potere è dato dal processo di razionalizzazione del Mondo, dal prevalere della razionalità rispetto
allo scopo a scapito della razionalità rispetto al valore;
Potere Carismatico:
questo si afferma quando gli altri due poteri vanno in crisi. Cavalli afferma che
• “il carisma è dato da una serie di doti straordinarie ed inconoscibili, riconosciute solo dai seguaci”. Il
carisma è riconosciuto solo da chi è disposto a credere. Questo potere è subdolamente legato al
potere razionale perché più ci si convince di creare ordinamenti razionali perfetti più ci sarà spazio
per innamorarsi di personaggi carismatici. Questo potere è piuttosto instabile perché legato
all’individuo, dopo la morte del leader l’autorità carismatica o implode o si trasforma in una delle
altre due.
3. Cos’è l’ideologia?
Secondo Bobbio in scienza politica il termine
ideologia viene usato per dare “una visione del mondo
che ispira i comportamenti di un gruppo umano” essa pertanto non finisce mai. Spesso si scambia la
fine di un ideologia con la fine di tutte le ideologie, ma queste non finiscono mai in quanto
rappresentano una raccolta di idee. Il termine ideologia inizia ad essere visto in maniera dispregiativa
in corrispondenza al suo utilizzo in politica infatti si dice che gli ideologici sono coloro che studiano e
parlano in contrapposizione alla pragmaticità (da Napoleone in poi si inizia ad utilizzare questo
termine). Sempre Bobbio ci spiega che vi sono due tipi di ideologie:
ideologie in senso forte hanno
!
un carattere totalizzante , tendono a voler definire tutti gli aspetti della vita degli individui (“falsa
coscienza”);
ideologie in senso debole non hanno un carattere totalizzante (liberalismo, socialismo)
!
ma hanno la funzione di guidare i comportamenti collettivi.
4. Descrivete i principali approci della scienza politica.
L’approcio è un modo di fare analisi sulla politica, un buon scienziato politico deve saperli usare e
comparare tutti. Abbiamo esaminato 5 approci:
Approcio istituzionale:
lo studio delle istituzioni politiche è fondamentale, tale approcio
• inoltre ci conduce in quell’area che distingue la politica come materia a sé stante.
Un’istituzione è politica quando è coercitiva, ovvero sono previste sanzioni politiche che
possono divenire fortemente coercitive. L’istituzionalizzazione è il processo mediante il
quale le istituzioni prendono valore (Huntington). Secondo questo approcio è meglio agire
con la logica dell’appropriatezza anziché quella delle conseguenze;
Approcio comportamentista: il comportamentismo è la scienza che studia il comportamento
• manifesto. Attraverso metodi scientifici si scoprono generalizzazioni sugli atteggiamenti e
sui comportamenti politici (sondaggi, interviste, questionari standardizzati). Questo
approcio fu molto forte negli anni 60 ma poi andò in crisi (bisogna studiare anche ciò che si
nasconde dietro il comportamento manifesto);
Approcio strutturale: i vari cambiamenti nella storia politica sono legati alle relazioni
• oggettive tra gruppi sociali. I rapporti che vi sono nella struttura sociale influenzano il
comportamento. Fpndamentale per questo approcio è l’analisi storica comparata;
Approcio della scelta razionale: viene considerato il più scientifico fra gli approci ed è il
• primo ad utilizzare strumenti economici in relazione all’individualismo metodologico.
L’individuo agisce al fine di massimizzare il proprio intertesse. Principale limite per tale
approcio è la produzione di quei beni che non soddisfano direttamente il proprio interesse,
le istituzioni giustificano il bisogno di beni pubblici. Secondo questo approcio si può definire
l’elettore mediano ed i partiti tendono a convergere al centro;
Approcio interpretativo: si fonda sulla convinzione che le società siano condizionate da idee
• comuni e non da forze materiali.
5. Nascita, espansione e declino dello Stato.
Lo Stato nacque dopo la caduta dell’Europa medioevale dominata dalla Chiesa e dai feudatari. La
Chiesa era una potente autorità transnazionale che stava al di sopra dei sovrani i quali agivano
secondo i dettami codificati dalla Chiesa. I “governanti” dei vari territori erano limitati dai nobili
feudatari che esercitavano una forte autorità, quindi i monarchi sottoposti alle forze transnazionali
(Chiesa) e subnazionali (nobili feudatari) occupavano una posizione più debole rispetto ai
governanti di oggi.
La forza che ha determinato la transizione allo stato moderno è la guerra: “la guerra creò lo Stato e
lo Stato creò la guerra” (Tilly 1975). L’introduzione della polvere da sparo nel XV secolo trasformò la
dimensione dei conflitti e le tattiche militari perché la fanteria e l’artiglieria sostituirono il cavaliere
a cavallo. Nell’Europa continentale i sovrani dovettero investire ingenti capitali per allestire e
pagare eserciti permanenti e questo fu l’inizio della moderna burocrazia. Tra il 1500 e 1800 il
numero di unità politiche indipendenti in Europa passò da quasi 500 a 25, Germania e Italia si
unificarono nella seconda metà del XIX secolo. L’abbattimento dei vincoli feudali e l’applicazione di
regole omogenee in un determinato territorio favorì la nascita delle monarchie Europee più
centralizzate in Inghilterra Francia e Spagna, tanto che Luigi XIV che regnò in Francia fra il 1643 e il
1715 passò alla storia come il Re Sole. Importante è anche la riforma di Martin Lutero che
condannava corruzione e privilegi della Chiesa e frantumò il mondo cristiano fra sovrani protestanti
e sovrani cattolici nella guerra dei 30 anni 1618 1648. Questo conflitto si concluse con la pace di &nb
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