Domande di scienza politica
Spiega la differenza tra potere e autorità
La parola potere deriva dal latino “potens”, che significa “che è in grado”. Nonostante il concetto di potere si presti a numerose letture diverse, nella sua concezione più semplice il potere non è altro che la capacità di produrre gli effetti desiderati. Quindi, il potere è la capacità di agire, mentre l’autorità è il diritto riconosciuto di agire. L’autorità è il diritto di comandare. L’autorità crea il potere, a condizione che le persone riconoscano al soggetto investito di quell’autorità il diritto di prendere decisioni.
Il potere è più efficace quando si converte in autorità. Riconoscere l’autorità dei superiori non significa sempre concordare con le loro decisioni, significa solo riconoscere il loro diritto di decidere e il nostro dovere di obbedire.
Gli ideal-tipi di legittimazione di Weber
La legittimazione può avere diverse basi. Weber distingue tre mezzi per riconoscere la validità del potere politico: la tradizione, il carisma, l’appello a norme legali-razionali.
Il primo tipo identificato da Weber è l’autorità tradizionale e si basa sul rispetto di “ciò che è sempre esistito”. Coloro che governano in base alla tradizione non devono giustificare la propria posizione, anzi l’obbedienza a loro fa parte dell’ordine naturale. Per esempio, i monarchi governano perché hanno sempre governato e chiedersi il perché di questo rappresenterebbe un attacco alla tradizione. Questo tipo di legittimazione è proprio soprattutto dei regimi autoritari.
Il secondo ideal-tipo individuato da Weber si basa sull’autorità carismatica. Questo tipo si pone in netto contrasto con l’ideal-tipo basato sulla tradizione. L’autorità tradizionale si basa sul passato, mentre il carisma disdegna la storia. Un leader carismatico è seguito perché i suoi seguaci sono ispirati dalla sua personalità e gli attribuiscono qualità eccezionali o addirittura sopranaturali. I leader carismatici emergono generalmente nei momenti di crisi: Gesù, Gandhi, Hitler ecc.
Ciò che conferisce l’autorità a un leader carismatico è però anche la sua debolezza: il carisma ha vita breve e viene meno con il leader, in quanto legato alla sua persona. Oppure il carisma può morire a causa della routinizzazione del carisma, ovvero quel momento in cui il carisma viene inquadrato in una struttura più permanente.
Il terzo ideal-tipo di Weber è l’autorità legale-razionale. In questo caso l’obbedienza si deve alle regole anziché ai regolatori e il governo si basa sulla regolamentazione. Questo tipo di legittimazione si collega ad un ruolo o a una posizione, non ad una persona specifica.
Cos'è la legittimazione
La legittimazione riguarda come un regime ottiene, conserva e talvolta perde il suo diritto a governare. Una stretta parente dell’autorità è la legittimazione. L’autorità è infatti il potere legittimato. La legittimazione è il processo attraverso il quale si forma la legittimità. Quando un regime è generalmente accettato da coloro che sono assoggettati ad esso, lo definiamo legittimo. Un sistema legittimo è quindi un sistema che si basa sull’autorità.
Cos'è lo stato?
Lo stato è l’unità di riferimento dell’organizzazione politica su tutto il pianeta. Il mondo è suddiviso in stati separati che danno vita al sistema internazionale attraverso il riconoscimento e l’interazione reciproca. Per stato si intende una comunità politica formata da una popolazione territoriale assoggettata ad un governo. Lo stato è un’istituzione che si pone al di sopra di tutte le altre organizzazioni della società. Solo lo stato può rivendicare il diritto all’uso della forza. La caratteristica principale dello stato, come fece notare Weber, è proprio questa combinazione tra forza e autorità. Quando il monopolio dello stato sull’uso legittimo della forza viene minacciato, è a rischio l’esistenza stessa dello stato.
Uno stato differisce da un governo in quanto lo stato definisce la comunità politica di cui il governo è il gestore. Rivendicando il suo monopolio all’uso legittimo della forza, lo stato crea un mandato di gestione che poi affida al governo.
Differenza tra nazionalismo e identità nazionale
Il concetto di nazione è più ambiguo rispetto a quello di stato. Le nazioni sono comunità immaginarie formate da individui che vogliono essere considerati come parte di una unica nazione. Inoltre, una nazione è strettamente legata al suo territorio e alla sua patria, non è come una tribù o un clan che possono essere nomadi.
Il nazionalismo è la dottrina che afferma il diritto delle nazioni all'autodeterminazione, ossia il diritto di ogni popolo a possedere un proprio governo. In genere, il diritto all'autodeterminazione viene sostenuto da quelle persone che provano un'identità nazionale, cioè che sentono o sostengono di condividere con individui sconosciuti una cultura comune. Il sentimento di identità nazionale di un popolo integra il concetto di nazione tanto quanto il territorio, la cultura e la politica.
Cos'è l'ideologia?
L’azione politica è motivata dalle idee delle persone. Un approccio tradizionale all’analisi del ruolo delle idee passa attraverso il concetto di ideologia. “Ideologia” è una parola coniata dal filosofo francese De Tracy e significa “scienza delle idee”. L’ideologia è un sistema di convinzioni e atteggiamenti collettivi a favore di un determinato tipo di struttura sociale, che i suoi sostenitori intendono promuovere e mantenere. Marx invece liquidava l’ideologia come una serie di illusioni create dalla classe dominante per legittimare la propria condizione.
Nell’uso contemporaneo invece la parola “ideologia” designa un insieme di idee e l’uso attuale di questo termine serve per descrivere un sistema di idee. Esistono ideologie fortemente pervasive, come il fascismo, e ideologie più adattabili al pluralismo sociale, come il socialismo o il liberalismo. Ciclicamente appare nel dibattito intellettuale la tesi del “la fine delle ideologie”. In realtà, non possiamo sostenere una fine delle ideologie, ma piuttosto una fine delle ideologie totalmente pervasive e totalizzanti, come il fascismo. Al giorno d’oggi viviamo in una società fortemente pluralista nella quale, la morte di una ideologia, corrisponde al sorgere di un’altra.
Cos'è l'egemonia?
Gramsci sostiene che un gruppo riesce a diventare egemone quando riesce a far diventare la propria ideologia “senso comune", ossia quando idee e valori di quel gruppo vengono percepiti dalla generalità come una visione condivisa e quasi naturale. Tuttavia, in una società pluralista come la nostra, un’ideologia egemone non può essere considerata definitiva perché altrimenti si escluderebbe l’insorgenza di nuove ideologie.
Quali sono gli approcci della scienza politica?
Gli approcci alla scienza politica sono modalità di comprensione: insiemi di atteggiamenti, interpretazioni e pratiche che definiscono un certo modo di affrontare la scienza politica. Sono scuole di pensiero che influenzano il nostro modo di effettuare la ricerca politica, strutturare le domande che ci poniamo e delimitare le risposte che possiamo ottenere.
- Istituzionale
- Comportamentalista
- Strutturale
- Della scelta razionale o rational choice
- Interpretativo
Descrivi uno degli approcci della scienza politica
Approccio istituzionale: L’istituzione è un’organizzazione formale i cui membri interagiscono sulla base di ruoli specifici che esercitano all’interno dell’organizzazione. Le istituzioni di un governo sono lo strumento attraverso cui i problemi politici vengono definiti, processati e talora anche risolti. Rappresentano una grande fonte di prevedibilità e continuità.
Le istituzioni danno forma all’ambiente in cui operano gli attori politici e ne strutturano gli interessi, i valori e le preferenze. L’approccio istituzionale non offre alcuna teoria strutturata, ma mette a disposizione delle osservazioni sullo sviluppo e sul funzionamento delle istituzioni che possono essere una base per lo studio di casi specifici. Lo studio delle istituzioni politiche è una finalità primaria della scienza politica. Tale approccio costituiva il fondamento originario della disciplina e ha creato perciò la base sulla quale poi sono stati sviluppati tutti gli altri approcci e rispetto alla quale si possono confrontare.
Qualunque studio del governo e della politica nelle democrazie liberali deve riguardare almeno in parte le istituzioni. A livello operativo, le istituzioni conducono un’attività che si svolge per il semplice fatto di essere attesa, e non perché abbia una motivazione politica profonda. L’approccio istituzionale suggerisce che l’azione politica si basa soprattutto sulla logica dell’appropriatezza, ovvero l’azione politica ha come obiettivo anche quello di agire come ci si aspetta che agisca. Lo studio delle istituzioni è lo studio della stabilità politica anziché del cambiamento. Le istituzioni sono i pilastri dell’ordine costituito in politica, il loro contributo sta nella loro capacità di prendere impegni a lungo termine che sono più credibili rispetto a quelli di ogni singolo dipendente, creando così un clima di fiducia e prevedibilità: in politica e al di fuori della politica, le istituzioni contribuiscono a tenere insieme la società, estendendo i confini di ciò che sarebbe possibile per gli individui che agiscono da soli.
Approccio comportamentista: Negli anni 50 del secolo scorso, l’unità di analisi preferita nella scienza politica si spostò dalle istituzioni al comportamento individuale. Il principio base del comportamentismo afferma che “la radice è l’uomo”, non le istituzioni. Questo nuovo approccio invitava a studiare il comportamento manifesto dell’uomo. Nella tradizione comportamentista le istituzioni però non venivano ignorate del tutto; ciò che contava era il comportamento delle persone nel contesto istituzionale, in tutta la sua complessità. Lo scopo di questo approccio è di usare dei metodi scientifici per scoprire generalizzazioni sugli atteggiamenti e sui comportamenti politici.
Approccio strutturale: Gli strutturalisti, marginalizzando il ruolo dell’individuo, ricalcano l’approccio degli istituzionalisti. Tuttavia, il concetto di struttura è molto più vasto e più profondo di quello di istituzione. L’approccio strutturale si concentra sulle relazioni tra gruppi che esercitano il potere all’interno della società, come la burocrazia, i partiti politici, le chiese, le classi sociali e le forze armate. Una struttura viene definita dalle relazioni che intercorrono tra i suoi componenti: gli elementi stessi, l’organizzazione interna e in particolare gli individui che operano in seno alle strutture sono di minore interesse. Gli strutturalisti guardano esclusivamente al quadro complessivo; il loro strumento è il macroscopio, non il microscopio. Alla base dello strutturalismo c’è l’attenzione alle relazioni oggettive tra gruppi e società. Lo strutturalismo afferma che le configurazioni delle relazioni sociali influenzano, vincolano e responsabilizzano gli attori con modalità prevedibili.
Approccio della scelta razionale: L’assunto di base di questo approccio è che le persone siano in grado di valutare le alternative che hanno a disposizione in ogni situazione specifica e possano scegliere coerentemente l’opzione che si colloca al primo posto nel loro ordine di preferenza. Il valore dell’analisi basata sulla scelta razionale sta nella sua capacità di modellizzare gli elementi essenziali dell’analisi politica e quindi di fare previsioni, pur senza avere una conoscenza ottimale degli attori. Il soggetto dell’analisi basata sulla scelta razionale è generalmente l’individuo. Il punto di partenza è l’individualismo metodologico: il principio secondo il quale, in politica, le spiegazioni si devono trovare nelle preferenze e nel comportamento degli individui. L’esistenza e il funzionamento di unità più vaste degli individui - istituzioni, governi, stati, classi sociali – si dovrebbero considerare perciò l’effetto collettivo delle azioni di una serie di individui che perseguono il proprio interesse.
Approccio interpretativo: Una domanda importante da porsi sulla politica riguarda la misura in cui questa è influenzata dalle idee. L’approccio interpretativo afferma che la politica consiste nelle idee nutrite su di essa dai soggetti che vi partecipano. Non c’è nessuna realtà politica separata dalle nostre costruzioni mentali, anzi la politica è formata dalle nostre idee. La vera costituzione politica è il complesso delle idee condivise. Secondo tale approccio le idee influenzano in maniera indipendente il mondo politico, incidendo sul modo in cui gli individui definiscono i propri interessi, obiettivi, alleati e nemici.
Descrivi il concetto di cultura politica per Almond e Verba
Nei primi studi dedicati alla cultura politica da Almond e Verba, questa viene designata come l’insieme delle convinzioni, degli atteggiamenti e dei valori di una società nei confronti del sistema politico. Almond e Verba propongono questa definizione di “cultura politica”: è l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica. Nel loro celebre studio “The Civic Culture”, Almond e Verba intendono identificare la cultura politica entro la quale una democrazia liberale ha le massime probabilità di svilupparsi e di consolidarsi.
Almond e Verba identificano la fonte della democrazia stabile in quella che definiscono cultura civica. In una cultura civica molti cittadini sono attivi in politica, ma una minoranza passiva serve a stabilizzare il sistema, impedendo che si surriscaldi. Inoltre, i partecipanti non sono così coinvolti da rifiutarsi di accettare decisioni da cui dissentono. La cultura civica risolve perciò la tensione intrinseca alla democrazia tra controllo popolare e governante efficace: permette ai cittadini di esercitare la propria influenza, pur lasciando la necessaria flessibilità al governo. Secondo Almond e Verba, le condizioni ideali per la democrazia si determinerebbero quando gli atteggiamenti che inducono bassi livelli di partecipazione fanno da contrappeso a una cultura prevalentemente partecipativa. In base a questa teoria Almond e Verba hanno cercato di capire quali dei paesi analizzati nel loro studio erano più vicini al concetto di cultura civica. Effettuarono indagini a campione negli USA, in Gran Bretagna, in Italia, in Messico e nella Germania Ovest.
Lo studio di Almond e Verba fu oggetto di numerose critiche, dal punto di vista metodologico e nel merito. Dal punto di vista metodologico: venne criticato l'utilizzo del sondaggio come mezzo di indagine, in quanto ritenuto inaffidabile, in particolare in relazione a casi come quello italiano in cui solo il 52% degli intervistati rispose.
Critiche nel merito: la definizione di cultura politica data da Almond e Verba non appariva adeguata, infatti se la cultura politica si identifica con un orientamento psicologico, essa rileva l’opinione soggettiva, ma non intercetta quei significati intersoggettivi tramite i quali i modelli culturali si riproducono e si modificano nel tempo.
Nella ricerca sociale "The Civic Culture" del 1963, Almond e Verba definiscono la cultura politica come l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica. La ricerca compara cinque democrazie occidentali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Messico, Italia e Germania), basandosi su dati di sondaggio. In base ai dati raccolti, Almond e Verba si convincono che la democrazia possa durare nel tempo solo in quanto e dove sia sostenuta da un particolare tipo di cultura politica, la civicness, ossia cultura civica, che costituisce il risultato di una combinazione di forme tradizionali di partecipazione con elementi di apatia e passività politica e di deferenza verso le istituzioni politiche e le autorità costituite.
La ricerca fu criticata in due aspetti:
- Metodologici: l'utilizzo del sondaggio ritenuto inaffidabile come strumento, in particolare in relazione a casi come quello italiano in cui solo il 52% degli intervistati rispose;
- Nel merito: la definizione di cultura politica non appariva adeguata, infatti se la cultura politica si identifica con un orientamento psicologico, essa rileva l’opinione soggettiva, ma non intercetta quei significati intersoggettivi tramite i quali i modelli culturali si riproducono e si modificano nel tempo.
Secondo i critici dunque la cultura politica va ridefinita come un insieme di modelli cognitivi e valutativi, relativi ad aspetti del mondo, che assumono, direttamente o indirettamente, rilevanza politica.
Dimensioni di variazione della qualità della democrazia
Vi sono cinque dimensioni di variazione della qualità della democrazia. Le prime due riguardano la procedura e sono la rule of law e l’accountability. La rule of law è il rispetto della legge dello Stato di diritto e consiste in elementi quali l’esistenza di un sistema legale valido erga omnes, il contenimento della corruzione, la presenza di una burocrazia competente, di forze di polizia efficienti e rispettose dei diritti e delle libertà, l’accesso dei cittadini alla giustizia, la ragionevole durata...
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