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Prima prova parziale e definizione di scienza politica

19/02/20

Giovedì 5 marzo no lezione - Prima prova parziale 27 marzo o 1 aprile - Seconda prova parziale 15 maggio

Che cosa è la scienza politica?

Non c’è chiarezza riguardo a una definizione. Si può dire che sia lo studio scientifico della politica. Quindi la scienza politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico:

  • Applicare la metodologia su modello delle scienze fisiche
  • Descrittiva ed esplicativa
  • Sia teorica che empirica

Possiamo dividere la scienza politica in due campi di indagine: comparata (o anche sinonimo di scienza politica) ed internazionale

  1. Politica comparata, ovvero lo studio dei fenomeni che avvengono all’interno dei paesi;
  2. Politica internazionale, ovvero lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente tra paesi (ad esempio la guerra).

I due campi spesso si sovrappongono

Definizione della politica comparata

È lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno dei paesi, eccetto in quello in cui lo studente risiede. Questa definizione è pressoché inutile, poiché di fatto inapplicabile. Quindi, è meglio dire che la politica comparata si occupa dello studio dei fenomeni politici tramite il metodo comparato.

Metodologia e scienza politica

Si usano 3 definizioni in generale in scienza politica (guarda slide). Seppur la scienza politica condivida degli aspetti con altre discipline si differenzia da queste per vari aspetti:

  • Vs filosofia metodologia empirica, carattere esplicativo, linguaggio osservativo
  • Vs diritto attenzione alle dinamiche informali, comportamenti e atteggiamenti, comportamentismo
  • Vs storia enfasi sulle regolarità empiriche, generalizzazione, metodo generalizzante
  • Vs sociologia autonomia dei fenomeni politici, enfasi sulla dimensione istituzionale, variabili indipendenti politiche

Origini della scienza politica

Se pensiamo alle origini della scienza politica, essa prima della II guerra mondiale era principalmente interessata allo stato e alle istituzioni. Le istituzioni erano considerate come forme sociali definite in senso stretto e formalmente in sovrapposizione ai poteri dello stato.

Poi la rivoluzione comportamentista cambia la visione della scienza politica, che precedentemente era assimilata al diritto, analizzando anche il comportamento informale dei soggetti (guarda slide per questa parte sul cambiamento e origini scienza politica).

La scienza politica oggi presuppone un approccio moderno e nasce da problemi concreti e rilevanti, adottando un approccio strategico. Si assume quindi che gli individui politici mirino a raggiungere un obiettivo, ma non sempre è facile perché vi è lo scontro con altri attori.

Che cos'è la scienza?

'La scienza non è democratica' → Chi ha ragione?

Politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico: il metodo comparato (comparazione tra gli aspetti trattati e non trattati).

  • È stato introdotto da John Stuart Mill nel 1848
  • Serve ad individuare i nessi causali (x→y)
  • Ne esistono di due tipi: metodo concordanza e differenza

Metodo della concordanza e della differenza

Una causa è una condizione necessaria o sufficiente

  1. Condizione è necessaria quando in assenza di essa un evento non può accadere. Ogni volta che osservo l’evento osservo anche la circostanza. La circostanza include il sottoinsieme dell’evento. Es: No borghesia, no democrazia: ossigeno (causa) è una condizione necessaria per il fuoco (effetto).
  2. Condizione è sufficiente quando in presenza di essa l’evento in questione deve aver luogo. La circostanza dà sempre luogo all’evento. L’evento include il sottoinsieme della circostanza. Es: il fuoco (causa) è una condizione sufficiente per il fumo (effetto).
  3. Condizione necessaria e sufficiente quando in assenza di essa l’evento in questione non si verificherà e in presenza della quale l’evento deve aver luogo. L’evento e la circostanza coincidono. Es: il tuono (causa) è una condizione necessaria e sufficiente per il fulmine (effetto).

Servono per spiegare e valutare il metodo comparato di Mill, tramite il metodo della concordanza (condizioni necessarie) e il metodo della differenza (condizioni sufficienti).

Metodo della concordanza

L’idea è quella di eliminare tutte le circostanze che non sono una causa del fenomeno osservato. Supponiamo di voler studiare le cause della democrazia e di analizzare due democrazie, ovvero UK e Belgio.

Analizziamo le variabili della presenza della democrazia, omogeneità etnica, sistema multipartitico, sistema parlamentare. Se osservo che ogni volta che ho la presenza della variabile ho anche la presenza della democrazia allora quella potrebbe essere una condizione necessaria.

Perché potrebbe? 'Se due o più esempi del fenomeno investigato possiedono una sola circostanza in comune, l’unica circostanza in cui concordano tutti gli esempi è la causa dell’evento in questione'.

Implica che dobbiamo eliminare ogni altro fattore che può essere considerato una potenziale causa dell’evento. Allora sarebbe utile prendere a riferimento un terzo paese e osservare:

  • Una democrazia ricca ma non parlamentare
  • Una democrazia parlamentare ma non ricca

In questo modo potrei concludere un nesso causale, ma scientificamente non ha senso perché potrei aggiungere vari paesi che escludano una variabile o un’altra. La selezione dei casi e delle variabili influenza le nostre deduzioni. La qualità delle inferenze è legata anche al numero delle cause potenziali. Nei fatti, quindi, è impossibile arrivare a un metodo della concordanza valido logicamente.

Metodo della differenza

Per verificare le condizioni sufficienti ho bisogno del metodo della differenza/discordanza. Prendo dei casi che variano per la variabile dipendente e trovo la condizione che varia come la variabile dipendente. Prendiamo sempre l’esempio della ricchezza e della democrazia → la ricchezza è una condizione sufficiente per la democrazia?

Per rispondere a questa domanda devo prendere in considerazione le non democrazie e trovare un paese ricco che non sia una democrazia (es: Messico 1990). Mi accorgo che la ricchezza non è una condizione sufficiente per la democrazia e non dà sempre luogo a quest’ultima. Il metodo della differenza è più efficace del metodo della concordanza dato che ci permette di stabilire se determinate condizioni sono sufficienti e/o necessarie.

La cosa migliore è integrare entrambi i metodi e Mills si riferisce a questa combinazione come metodo indiretto della differenza o metodo congiunto della concordanza e della differenza.

Assunti necessari per il metodo di Mill

Per trarre conclusioni valide con il metodo di Mill, diversi presupposti particolari devono essere soddisfatti:

  1. Il processo causale deve essere deterministico
  2. Non ci possono essere effetti di interazione
  3. Ci può essere una sola causa
  4. Tutte le possibili cause sono state individuate
  5. Tutte le istanze dei fenomeni che siano mai esistite sono state osservate, o tutte le istanze inosservate devono essere come i casi osservati

Una causa deterministica è quella che conduce sempre a un determinato esito. Oggi nella scienza moderna si cerca di trovare delle cause probabilistiche poiché esse sono migliori di quelle deterministiche. Una causa è probabilistica quando la sua presenza aumenta le probabilità o possibilità che un fenomeno si verifichi.

I fattori causali devono essere indipendenti l’uno dall’altro. Non ci possono essere interazioni. Un effetto di interazione si verifica quando l’effetto di una variabile dipende dal valore di un’altra variabile. Deve esiste una sola causa. Il problema è che è difficile pensare a molti casi in cui i fenomeni politici abbiano una sola causa. C’è il rischio di fossilizzarsi su aspetti fuorvianti o marginali.

Tutte le possibili cause devono essere individuate. Il problema è che questo è abbastanza difficile nel metodo della concordanza. Tutte le istanze dei fenomeni sono state osservate. Il nostro esempio precedente ha mostrato che potremmo sempre aggiungere nuovi fenomeni.

Quindi logicamente si può applicare il metodo della comparazione per la politologia? Lo stesso Mill riconosceva che presentare argomentazioni scientifiche utilizzando il suo metodo era sostanzialmente ridicolo ed infondato. Si tratta piuttosto di un trattato di tipo logico. I metodi di Mill ci aiutano a comprendere ciò che accade, ma non a spiegare perché qualcosa accade.

Introduzione alla logica

L’esposizione di una teoria passa attraverso la formulazione di argomenti. È importante comprendere se tali argomenti sono validi o meno.

L’argomento è un insieme di proposizioni collegate logicamente, e in genere sotto forma di un insieme di premesse e conclusioni. Se date le premesse accetto le conclusioni allora l’argomento è valido.

Un modo per rappresentare un argomento è il sillogismo categorico che consiste di una premessa maggiore, premessa minore, conclusione.

Premessa maggiore è in genere una proposizione condizionale tipo “se P allora Q (conseguenza)”. “Se un paese è ricco, allora sarà una democrazia” è una proposizione sull’antecedente.

Esistono 4 tipi di sillogismi categorici:

  1. Affermare l’antecedente (se P allora Q. P quindi Q) - È un argomento valido, poiché date le premesse si è obbligati ad accettare la sua conclusione.
  2. Negare l’antecedente (se P allora Q. Non P allora Non Q) - Non è un argomento valido, poiché date le premesse siamo liberi di accettare o rifiutare le sue conclusioni.
  3. Affermare la conseguenza (se P allora Q. Q quindi P) - Non è un argomento valido, poiché date le premesse siamo liberi di accettare o rifiutare le sue conclusioni.
  4. Negare la conseguenza (se P allora Q. Non P allora Non Q) - È un argomento valido, poiché date le premesse si è obbligati ad accettare la sua conclusione.

La logica mi serve per testare le teorie. Supponiamo di avere una qualche teoria che afferma che le democrazie ricche durano più a lungo delle democrazie povere. Supponiamo di aver analizzato la realtà che ci circonda ed abbiamo osservato che l’affermazione precedente sia vera. Possiamo affermare che la teoria è valida? No (affermo conseguenza).

Invece, se analizzando la realtà osservo che l’affermazione precedente non è vera, posso affermare che la teoria è valida? Sì (nego conseguenza).

La politica

Sono state date tantissime definizioni su cosa sia la politica. La politica essenzialmente è legata all’esercizio del potere:

  1. Potere Weber
  2. Allocazione imperativa Easton
  3. Decisioni sovrane Sartori

Le definizioni hanno in comune l’esercizio di potere e se ne parla quando io ho la capacità di guidare le decisioni altrui senza farmi influenzare dagli altri. La politica non è quindi unidirezionale ma si basa sull’interazione fra diversi attori.

La politica deve saper dare risposte a problemi collettivi (Heclo).

Strategia nella politica

Per capire questo profilo strategico tra attori il libro riformula un classico della sociologia che è il lavoro di Hirshman per comprendere le caratteristiche di potere e capacità di influenzare gli altri:

  • Exit = defezione
  • Loyalty = accetto il cambiamento
  • Protest = protesta

Immaginiamo un cambiamento deleterio (es: aumento delle tasse) nel nostro ambito sociale o nella realtà che ci circonda. Ma per raggiungere un determinato obiettivo bisogna tenere conto delle scelte degli altri = interazione strategica.

Secondo Hirshman le risposte a questo cambiamento sono tre:

  1. Uscita: si modifica il cambiamento per ottenere il migliore risultato possibile
  2. Voce: utilizzare la “nostra” voce tramite denunce, proteste, per cercare di far ritornare l’ambito sociale alla sua condizione precedente
  3. Lealtà: non si apporta alcuna modifica al nostro comportamento

Quando un comportamento è politico?

Uscita e lealtà sono due risposte non manifeste (passive), mentre l’opzione voce richiede influenza e quindi sembra essere l’unica risposta politica. Ma tutti prendiamo una decisione politica anche quando decidiamo di non fare sentire la nostra voce, ciò significa che la politica non inizia solo quando si sceglie la voce.

Quindi quando uscire, utilizzare la voce o rimanere leale? Per rispondere a questa domanda si utilizza la teoria dei giochi. Un gioco è una rappresentazione stilizzata di una interazione sociale in cui la capacità di un individuo di raggiungere i suoi obiettivi dipende sia da quello che sceglie ma anche dalle scelte operate da altri attori.

È quindi uno strumento per analizzare le interazioni strategiche tra agenti sociale al fine di predirne il comportamento. I giochi hanno regole su come vengono prese le decisioni:

  1. La regola di base è che i giocatori scelgono di fare quello che credono sia nel loro interesse
  2. Gli interessi di ciascun giocatore si riflettono a loro volta nei payoff (pagamento) associati ad ogni esito del gioco
  3. I giocatori preferiscono payoff superiori a payoff inferiori

I giocatori sviluppano quindi delle strategie, che sono piani di azione completi che specificano le mosse che i giocatori dovrebbero compiere. Per risolvere un gioco dobbiamo quindi individuare le strategie che utilizzerebbe un giocatore. Gli elementi essenziali sono i giocatori, azioni, payoff e strategie.

Le assunzioni minime sono:

  • La conoscenza comune delle regole del gioco
  • La razionalità dei giocatori definita in termini di massimizzazione dell’utilità e di preferenze transitive (posso fare i confronti a coppie A>B, B>C allora A>C) e complete (metto un ordinamento di preferenza agli esiti del gioco)
  • La capacità computazionale (mettere a confronto le coppie e ordinare le preferenze calcolando le contromosse)

Tipi di giochi

Possiamo avere due grandi famiglie di giochi:

  1. Giochi in forma estesa: i giocatori compiono le proprie scelte in sequenza (giochi dinamici) - Rappresentati da un albero di gioco
  2. Giochi in forma normale: le scelte sono prese simultaneamente (giochi statici) - Rappresentati da una matrice dei payoff

L’equilibrio di Nash è un concetto importante per la soluzione dei giochi: è insieme di strategie tale per cui nessun giocatore ha un incentivo a cambiare unilateralmente strategia.

Equilibrio perfetto nei sottogiochi

(Giochi dinamici ad informazione completa):

  • I giocatori muovono più di una volta
  • Razionalità sequenziale (i giocatori sono razionali in ogni round del gioco)

Es: gioco compratore/venditore. Immaginiamo che il gioco abbia solo 2 round, il venditore propone un prezzo ed il compratore deve decidere se accettare o meno. Il fine è trovare l’equilibrio nel sottogioco, ovvero la parte del gioco che viene dopo qualsiasi nodo terminale.

Come si risolvono i giochi dinamici?

Si risolvono con un metodo che si chiama induzione a ritroso:

  • Supponiamo che i giocatori si comportino in modo razionale ed eliminare le azioni che sono inconsistenti con la massimizzazione dell’utilità. Posso partire dalla fine del gioco e tornare indietro.
  • Si confrontano i payoff dalla fine del gioco e poi si potano i rami partendo dalla fine del gioco.
  • Si va a vedere in ogni sottogioco il payoff maggiore, si tagliano i rami e si riportano le azioni all’inizio.

Gioco uscita, voce, lealtà (UVL)

Cosa deve fare un cittadino se l’organizzazione di cui fa parte cambia l’organizzazione di cui fa parte?

  • Accettare e non cambiare (L)
  • Accettare ed uscire (U)
  • Non accettare e protestare (V)

Es: aumento dell’aliquota fiscale. Come possiamo risolvere questo gioco? (Vedi immagine albero nelle slide)

Esiti nel gioco UVL

  1. Se il cittadino si mantiene leale egli subisce una perdita e lo stato guadagna.
  2. Se il cittadino esce lo stato guadagna per ora.
  3. Se il cittadino decide di usare la voce lo stato può o cambiare le cose e farle tornare come prima o rifiutare e passare la palla al cittadino. Se il cittadino si mantiene leale lo stato mantiene il beneficio, se il cittadino decide di uscire egli può optare per un sostituto.

(Vedi immagine nelle slide)

Ci sono 3 sottogiochi:

  • Risposta del cittadino (1 nodo)
  • Risposta dello stato (2 nodo)
  • Tutto il gioco (3 nodo)

A questo punto bisogna trasformare gli esiti in payoff:

  • E1 lo stato aumenta le tasse e il cittadino decide di uscire - Il cittadino guadagna U (l’equivalente dell’aumento dell’aliquota) - Lo stato guadagna 1
  • E2 il cittadino rimane leale e lo stato mantiene un beneficio - Il cittadino guadagna 0 - Lo stato guadagna 1 + L (un parametro che indica la lealtà del cittadino)
  • E3 il cittadino decide di esprimere la propria voce e lo stato decide di rispondere restituendo il beneficio - Il cittadino guadagna 1 C
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia9910 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pinto Luca.
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