Scienza politica e il suo contesto
La scienza politica è uno studio empirico, basato sui fatti. Il termine, prettamente umanistico, "politica" è legato a un linguaggio scientifico. Il linguaggio non è universale, ma settoriale. La politica è anche ciò che essa rappresenta nel senso comune: casta di ladri, chiusa, inutile; spesso messa in contrapposizione alla società civile, che è buona. La politica è un'attività che rimanda a gruppi umani. Essa, già semanticamente, inerisce una pluralità. Singolarmente non esiste politica. Essa serve a prendere decisioni collettive. Tali decisioni sono vincolanti per il gruppo che le ha prese.
Definizione di politica secondo Easton
La definizione generica di politica è legata a Easton, che nel 1953, pubblica "The Political System", con cui ce la propone con la definizione di "particolare attività umana, mediante la quale, in ogni società, vengono allocati valori scarsi, mediante provvedimenti forniti di autorità". Tale affermazione è talmente generica, da valere per qualsiasi realtà. Da tale definizione emergono una serie di punti:
- È prerogativa degli umani.
- Si svolge in tutte le società.
- Serve ad allocare (distribuire) i valori (risorse) scarsi.
I valori sono sia materiali che non materiali. La scarsità è ineliminabile. La scarsità deriva dall'economia, ma in politica è legata a tutto ciò che porta conflitto. La scarsità di valori, può essere, in realtà, frutto di una diversificazione dei valori. Per questo, spesso, i valori vanno mediati (es. aborto e divorzio).
Il conflitto e la costrittività
La politica serve a risolvere il conflitto, ad evitare il conflitto di Hobbes, in favore di risoluzione pacifica. Per comprendere a fondo tale significato, è indispensabile collegare alla politica un'idea di "costrittività". La politica porta a scelte seguite da provvedimenti autoritativi, dotati di autorità. L'autorità è il potere legittimo, in contrapposizione alla "forza bruta" descritta da Weber, ovvero alla forza priva di legittimità.
Il potere secondo Weber e Hegel
Weber si occupa del "potere". Esso è una "relazione sociale asimmetrica". Si tratta di un rapporto in cui un soggetto A obbliga, un soggetto B, ad obbedire. La scienza politica si occupa del potere politico. Questo si differenzia dagli altri tipi di potere sociale, per la coercitività, ovvero il potere di usufruire della forza legittima. Il potere politico può essere, o meno, legittimo. Ciò dipende dalla legittimità che, secondo Hegel, è necessariamente riconosciuta da chi la subisce. Se il potere non è riconosciuto da chi lo subisce, non è legittimo. Secondo Weber, il potere si fonda su effettività e legittimità. Un potere è effettivo se si basa sulla (sua) forza. La legittimità è la necessità di riconoscimento del potere rispetto a una figura. Il potere politico legittimo è autorità, quello illegittimo è forza bruta o mera coercizione.
Ideal-tipi e fonti di autorità
L'ideal-tipo è uno strumento concettuale, necessario, di comparazione di una fattispecie astratta, con una concreta (cfr. burocrazia). Esso è una stilizzazione della realtà, un'astrazione. Gli ideal-tipi del potere politico legittimo, secondo Weber, sono tre: autorità tradizionale, autorità legale-razionale ed autorità carismatica. Qualsiasi forma di autorità contiene tutti e tre questi elementi, ma si possono estremizzare dei casi specifici. Per Weber la fonte di potere è anche fonte di limitazione dello stesso.
Tipi di autorità
L'autorità tradizionale è la più diffusa, appartiene alle società pre-moderne, in cui il potere deriva dalla tradizione. Questa, spesso, è anche una legittimità religiosa, ma non necessariamente. Spesso tali autorità sono monarchiche e saliche. Il sovrano, se non rispetta la tradizione, può perdere legittimità.
Nella modernità si espande l'autorità legale-razionale. La sua legittimità deriva dalla vigenza di determinate regole: è il diritto che legittima il potere e lo limita. Il campo naturale di questa autorità sono le democrazie liberali. Il potere è anche razionale, perché volto alla funzionalità, all'efficienza ed efficacia dell'organizzazione sociale. Il passaggio da autorità tradizionale ad autorità razionale-legale, è chiamato, da Weber, razionalizzazione. Weber non giudica questi tipi di autorità, ma porta a una visione in cui gli esseri umani si comportano secondo comportamenti legati a determinate procedure (gabbia weberiana).
Nei casi di crisi dei sistemi precedenti può esserci spazio per l'insorgenza di un potere politico di autorità carismatica. Essa è legittimata dal carisma. Il carisma, secondo Cavalli, è "un insieme di doti straordinarie inconoscibili, riconosciute dai soli seguaci". Il carisma, in politica, è inevitabile e subdolamente legato all'autorità legale-razionale. Più ci si convince di creare ordinamenti legali-razionali perfetti, più ci sarà spazio per innamorarsi di personaggi carismatici. Il potere carismatico è precario perché legato all'individuo del leader, dopo la morte del quale, l'autorità carismatica o implode, o diventa una delle altre due.
Lo stato secondo Weber
Lo stato, per Weber, è "quella particolare intrapresa umana, che si distingue da tutte le altre, per il fatto di reclamare per sé, con successo, il monopolio dell'uso legittimo della forza fisica sopra un determinato territorio e sopra un determinato popolo". Caratteristiche dello stato sono effettività, territorialità ed esistenza di un popolo. Per Simmel, territorio e popolo sono prodotti dallo stato. Lo stato è una costruzione istituzionale, una macchina politica ed amministrativa, mentre la nazione è un ideale romantico, culturale. Hobsbawm parlerà di invenzione della tradizione, per supportare il passaggio da stato a nazione. Uno stato è sovrano se non ammette istituzioni superiori.
Teoria e ideologia del nazionalismo
La teoria per cui ad ogni nazione deve corrispondere uno stato è detta nazionalismo, ed è una ideologia, volta all'autodeterminazione di ogni nazione in stato. La nazione, come "data da unità di storia e di lingua", è strumentale. In nazionalismo è una delle forze più potenti del '900 (destra e sinistra). Il nazionalismo si differenzia dall'identità nazionale, che è identificabile con "elementi feriali". Esso diventa dirompente quando è escludente, quando porta all'affermazione della propria identità in contrapposizione con le altre.
Ideologia secondo Bobbio e il liberalismo
L'ideologia è una catalogazione di idee. Il termine, politicizzandosi perde valenza. Napoleone Bonaparte, porta allo sviluppo di idee, fino a quando, essendo messo in discussione, inizia ad usare il termine con un'accezione negativa, in contrapposizione con la pragmaticità. Tecnicamente l'ideologia, per Bobbio, è "una visione del mondo, che ispira i comportamenti concreti di un gruppo umano". Essa, pertanto, non può finire mai. Vi sono due concezioni delle ideologie, in senso forte, ed in senso debole. Le prime sono di carattere totalizzante (nazismo, comunismo), tendono a voler definire tutti gli aspetti della vita degli individui. Vi sono poi ideologie in senso debole (socialdemocrazia, liberalismo, conservatorismo), ed ideologie legate alla religione, che poi, sviluppandosi divengono anche politiche. La frequente affermazione "fine delle ideologie" è solitamente riferita alla fine dell'egemonia delle grandi ideologie.
Il liberalismo è da intendere come base della democrazia, come principio del governo limitato, ovvero "del governo costituzionalizzato" (cit. Sartori). Liberalismo è limitazione del potere di chi governa. Il costituzionalismo liberale apporta il concetto di "individuo". Ogni individuo è titolare di diritti, come quello ad avere un pensiero, o ad esprimerlo. Lo stato vìola i diritti dell'individuo quando assolutizza i suoi poteri. Per evitare ciò, a nessun potere deve corrispondere un'assenza di potere, ogni organismo deve avere un suo organismo di controllo. Secondo Montesquieu la magistratura deve controllare esecutivo e legislativo. Locke aggiunge un "quarto potere", l'opinione pubblica, figlia del potere di critica.
Si parla di democrazia, solo in presenza del "rule of law", del governo della legge, ovvero del fatto che, anche chi governa, deve rispettare la legge. L'alternativa a questo è l'arbitrio. L'accountability è il dover rendere conto della propria attività politica, si tratta di una responsabilizzazione della politica. Il liberalismo è un limite al potere dello stato. Il neoliberalismo è un'ideologia economica degli anni '60-'70, che vuole la società come ammasso di individui autonomi.
Destra, sinistra e approcci politici
Destra e Sinistra sono derivazione di una divisione spaziale dei deputati, presente nelle camere già dalla rivoluzione francese. Bobbio distingue "destra e sinistra, liberali e non-liberali". Ulteriore divisione può essere quella che riconosce:
- Estrema sinistra, egualitaria ed autoritaria;
- Centro-sinistra, egualitario e liberale;
- Centro-destra, liberali ed inegualitari;
- Destra, anti-egualitari ed anti-liberali.
In una classificazione del genere, le ali centrali partono dall'importanza imprescindibile della libertà. L'approccio è un modo di guardare le cose, un modo di guardare e fare analisi sulla politica. Si basa su un insieme di teorie e concetti, ha un linguaggio specifico (settoriale) e ha metodi e tecniche di ricerca.
Approcci istituzionali e comportamentismo
Un approccio è quello istituzionale, egemone fino a quando la scienza politica non è diventata autonoma. Fino ad allora, l'analisi, era rimandata ai giuristi, che studiavano le istituzioni. Esse sono date da reiterazione dei comportamenti e dal sanzionamento di comportamenti difformi. Un'istituzione è politica quando prevede, in caso di difformità, una sanzione politica, coercitiva. L'istituzionalizzazione è definita da Huntington come "il processo mediante il quale le organizzazioni acquistano valore e stabilità". In tutte le istituzioni si applica la logica dell'appropriatezza. Il singolo, che opera nell'istituzione, si deve comportare in sintonia con le norme previste dalla propria istituzione. Uno dei limiti legati alla logica dell'appropriatezza è che se l'operatore pensa unicamente alla stessa, può perdere di vista la logica delle conseguenze. Altro filone è quello neo-istituzionalista, ovvero lo studio delle istituzioni in relazione al loro contesto.
Il comportamentismo è la scienza che studia il comportamento manifesto: essa è una netta reazione all'istituzionalismo. Esempio della ricerca di tale filone è la "osservazione partecipante". Tale teoria si è estinta alla fine degli anni '70, visto che tale approccio non era stato funzionale alla previsione del '68. Da tale sistema di ricerca derivano l'approccio strutturale, quello della scelta razionale e quello ermeneutico/interpretativo.
Approcci strutturali e rational choice
L'approccio strutturale ritiene fuorviante lo studio del comportamento manifesto, tout-court, visto che i cambiamenti della politica sono legati ai cambiamenti nella struttura della società: rapporti tra classi, gruppi, gradi forze interpersonali. Per gli strutturalisti essenziale è un'analisi storica comparata. Le analisi comparate, possono essere sincroniche, se riguardanti realtà diverse nello stesso periodo, o diacroniche, se riguardanti la stessa realtà in periodi diversi.
L'approccio della scelta razionale, rational choice, è meno legato alla storia, in favore dell'economia. Tale approccio sembrava destinato ad una nuova egemonia. Una cosa diviene egemone quando inizia ad essere data per scontata. Quando un pensiero è egemone si dimentica che è umano e lo si prende come dato per natura. L'economia è stata la principale tra le scienze sociali, vista la sua antecedenza storica rispetto alle altre, con "La Ricchezza delle Nazioni", di Adam Smith. Vista questa sua priorità, fonda linguaggio e metodi. Smith va a scomporre i comportamenti collettivi, guardando ai comportamenti individuali. Anche Weber partirà dalle stesse basi. Questo approccio è il primo vero tentativo di applicare concetti economici all'analisi politica, in relazione all'individualismo metodologico: sciogliere la società per comprenderla.
La società non esiste, esistono gli individui. Secondo i seguaci di questo approccio, l'unica caratteristica dell'individuo è l'essere auto-interessato ovvero agisce per massimizzare il proprio interesse, sulla base di una funzione di utilità. Problematica rilevante è la produzione di quei beni che nessuno produce in vista del proprio auto-interesse. Secondo Smith tali beni devono essere prodotti, garantiti dallo stato (esempi: esercito nazionale, infrastrutture, istruzione pubblica). Dalla necessità di tali beni scaturiscono le "istituzioni".
Secondo la teoria della scelta razionale, la scelta razionale è quella che si compie quando si va a votare, tra l'offerta elettorale, in vista della proposta meno lontana dall'elettore. Tale approccio punta sulla distinzione tra destra e sinistra, definendo un elettore mediano. Secondo tale visione i partiti mirano al centro, per recuperare tale elettore che sta perfettamente nel mezzo. Nel 1957, Downs scrive la sua "Teoria Economica sulla Democrazia", dove razionalizza la tendenza al centro da parte dei partiti politici (esempio delle lavanderie). La rational choice non è criticabile dal punto di vista morale, in relazione al fatto che l'interesse di qualcuno può essere anche l'altruismo, ma dal punto di vista della definizione del concetto di interesse, della presenza delle ideologie, dei sentimenti umani. La teoria della scelta razionale crolla di fronte al fatto che le persone siano molto più che individui.
Approccio ermeneutico/interpretativo
L'ultimo approccio è quello ermeneutico/interpretativo, basato sulla convinzione che le società siano profondamente condizionate dalle idee comuni, diffuse. Tale approccio si posa su due capisaldi:
- Azione umana determinata da idee comuni. Le idee condivise sono più forti delle ragioni materiali.
- L'identità delle persone ed il loro interesse sono condizionati da queste idee, e non solo da fattori naturali.
Siamo il gruppo di cui facciamo parte, e teniamo al gruppo tanto da farci influenzare dallo stesso. La scienza politica ha molti metodi ed approcci diversi. Lo scienziato politico deve conoscere e comprendere tutti gli approcci, utilizzandoli tutti. E comunque, gli approcci alla scienza politica, per come descritti, sono stilizzati, mentre in realtà non è raro che se ne utilizzino diversi contemporaneamente.
Lo stato
La definizione di stato già citata è estemporanea. Nel Medioevo, chi infrangeva una legge non era punito dallo stato, ma dalla chiesa. Vi era, addirittura, una diversificazione, nei giudizi legali, tra laici e chierici, nobili ed ignobili. Il monopolio legittimo della forza fisica, in principio, non era dello stato. Vi era una diarchia tra papato ed impero. Vi è poi una dispersione di potere, alla base della quale vi sono i comuni, "incubatori dello stato moderno in occidente" (cit. Weber).
Per la paura delle guerre, o per le guerre stesse, i comuni (o le signorie, a seconda del luogo) si riuniranno e nasceranno gli stati. Tali stati si definiscono sovrani, non riconoscendo nessuno al di sopra degli stessi. Successivamente, con il passare del tempo, per una serie di concause, crollano gli imperi, che diventano come gli altri stati, e crolla il papato. Imperatori e Papi mediavano tra gli stati, con il venir meno del loro potere, le relazioni internazionali si basano sulle guerre e le hanno come possibilità sempre incombente. Per superare questa situazione, e dunque per sopravvivere, gli stati, si limitano, dandosi delle autorità sovrastatali (es. Unione Europea e Nazioni Unite), con degli eserciti (molto costosi), e con la fiscalità. I sistemi fiscali sono leve con le quali le autorità centrali prelevano fondi dai privati per finanziare le autorità statali.
Inizialmente gli stati puntano al potenziamento delle proprie macchine amministrative. Machiavelli sosteneva che una delle cause della dis-unità italiana fosse l'assenza di un forte esercito. L'unico stato sopravvissuto senza esercito fu l'Inghilterra, difesa dalla sua marina. Proprio per l'assenza di un forte esercito, proprio in Inghilterra si è potuto delegare il potere alle periferie.
Il welfare rappresenta lo stato sociale, una possibile risposta alle crisi di governabilità esperite, nel '900, nei paesi capitalistici. Esso non era una concessione legata alla bontà, ma un sedativo per il popolo. Nel '29 si verificò una crisi, non derivante dalla penuria, dalla povertà, ma dalla sovrapproduzione. Per evitare il ripetersi di una situazione del genere, si sviluppano uffici di marketing. Se le imprese producono molto, e bisogna comprare ciò che producono, lo stato deve essere "pro-attivo", deve accompagnare e guidare il mercato.
A tale proposito, Keynes sfida, sia il tabù liberista della mano invisibile del mercato, sia quello marxista del crollo del capitalismo, configurando l'andamento del sistema capitalistico come una sinusoide. Si tratta di un alternarsi di espansione e recessione economica. Se lo stato guida il mercato con politiche anti-cicliche, raccogliendo fondi nelle espansioni del mercato ed investendoli durante le recessioni, può controllare il mercato.
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