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anche qui abbiamo quattro condizioni:

1) salienza per B --> per uscirne bisogna cambiare preferenze di valore (es l'uomo che confessa per

non subire più la tortura)

2) monopolio di A

3) Violenza B < violenza A --> per uscirne ci sono guerriglia e terrorismo

4) Economie B < violenza A --> per uscirne si può pensare al ricatto economico

RISORSE SIMBOLICHE: simili a quelle economiche, ma immateriali. Valore implicato -->

conformità etico sociale. Le due componenti delle risorse simboliche sono l'etica che deve avvere

genuinità (il simbolo funziona se anche il leader è coerente ad esso) e sacrificio (il simbolo deve

essere posto in cima alla scala di valori); l'altra componente è quella sociale, che deve avere

comunione (il simbolo funziona se in tanti lo adottano) e riconoscimento (devo sentirmi parte del

gruppo sociale, sia attraverso meccanismi ufficiali, dall'alto, sia attraverso riconoscimenti dal

basso ,sia attraverso riconoscimenti laterali).

In generale, le risorse sociali sono mezzi per perseguire dei fini e devono tutte necessariamente

passare per un anello di congiunzione mediano che è quello della conformità con gli altri. La

conformità è l'altra faccia del potere, le risorse sociali vengono quindi usate come "merce di

scambio" per massimizzare la conformità.

Tale scambio avviene attraverso due procedimenti, la contrattazione ed il suo fallimento, il conflitto.

La contrattazione è l'intercorso comunicativo dovre si presentano minacce,promesse e persuasioni

per ottenere ragioni di scambio favorevoli. Attraverso il conflitto gli attori verificano i gradi di

resistenza e le capacità offensive o difensive delle risorse di violenza dell'altro.

Chi perde riconosce nell'altro un potere contrattuale superiore. Il conflitto si manifesta con scale di

intensità: ritiro della conformità, ostruzione, violenza sulle cose, violenza sulle persone.

Il fine del potere e della conformità è sempre la cooperazione di altri, e ne esistono di tre tipi:

compatibilità: non opporsi a vicenda

complementarietà: fare un mutuo scambio di comportamenti utili a entrambi

convergenza: dirigere le proprie risorse insieme con quelle dell'altro per perseguire comuni obiettivi

Bisogna aggiungere che il potere politico istituzionalizzato non necessità direttamente risorse

simboliche, economiche o di violenza in quanto intrinseche.

AZIONE POLITICA: atto teso all'ottenimento di potere potenziale , tale ricerca di potere coinvolge

sia i governanti sia i governati. Nello stato di natura non c'è politica e in questo contesto tutti sono

condannati all'interdipendenza. Ognuno dispone di risorse di violenza, economiche e simboliche,

ma sono tutte caratterizzate dall'incertezza, perchè in questo campo da gioco la conformità è

precaria (non siamo sicuri circa la conformità altrui). Il problema è quindi stabilizzare la conformità

altrui, e da qui nasce l'esigenza dell'azione politica: istituzionalizzare al fine di ridurre

l'imprevedibilità.

La conformità può essere trovata in due arene: arena monetaria e arena naturale.

Nell'arena naturale non esiste governo, ma esistono attori sociali che cercano conformità garantita,

prodotta attraverso patti espliciti, impliciti o taciti (banalmente, gli accordi). La natura di tali patti è

legato alla quantità di risorse sociali possedute; in questo caso quindi l'azione politica è focalizzata

all'ottenimento di risorse di potere per garantirsi la conformità altrui.

Nell'arena monetaria invece , la produzione politica è operata da attori specializzati: la conformità

non è quindi prodotta da patti ma da decisioni istituzionali. Esse producono conformità sotto forma

di diritti codificati, codici (leggi); questa funzione è svolta dalle istituzioni politiche; a questo punto

non c'è più un legame diretto tra i detentori di risorse e i produttori di conformità. Vi è però tuttavia

un legame indiretto, nel senso che i detentori di risorse (=cittadini potenti) useranno i loro mezzi per

sostenere i produttori di conformità (=classe politica). Insomma, per ottenere autorità (= essere

produttore di conformità) occorre garantire diritti (= produrre conformità apprezzabili) e allo stesso

tempo chi cerca conformità (=cittadini) deve garantire un sostegno ai produttori di conformità

(=classe politica).

La connessione che lega queste due entità è distinguibile in due tipologie distinte: sostegno

strutturale (sostegno dato all'istituzione in quanto tale) e sostegno processuale. (è la connessione che

si sviluppa nel processo politico quotidiano; può rivolto a precise forme di governo o a specifiche

politiche pubbliche).

Il principio elitistico sostiene che le leggi siano fatte da ci ha il potere di farle, a proprio uso e

consumo. È comunque presente un elemento contrattualistico , poichè chi legifera agisce in virtù di

un sostegno attribuito grazie al voto.

Il potere politico è garantito sotto forma di autorità che produce poteri attraverso il diritto. L'autorità

produce diritti, che sono beni strumentali atti a stabilizzare e regolamentare il godimento dei beni

sociali finali.

Il processo politico è di duplice natura: costituente (produce cambiamenti strutturali anche radicali,

come il rovesciamento di un regime) e normale ( produce cambiamenti regolari, come le elezioni).

Mario Stoppino (sempre sia lodato [cit. Cama]) definisce tutto questo come il "chi governa" e il

"che cosa", evidenziando tre livelli di attori: la classe politica (chi governa e le opposizioni) , la

classe dirigente (chi detiene risorse rilevanti) e la classe diretta (chi partecipa attivamente alla vita

politica).

LOTTA PER IL POTERE: è un comportamento tipico e per certi versi inevitabile. Il suo primo

aspetto è quello della natura peculiare della posta in gioco: un potere stabilizzato e

istituzionalizzato.

Le forze politiche svolgono attività caratterizzate da separatezza, continuativà e specializzazione,

con l'obiettivo costante di vincere la lotta al potere. Fondamentalmente, la lotta per il potere è prassi

e condizione affinchè si ottenga autorità politica.

La posta in gioco della lotta per il potere è sempre la stessa, ciò che cambia è il tipo di gioco, che

può svolgersi in contesti diversi; ce ne sono tre ideal tipi:

1) arene poliarchiche: altrimenti dette democrazie, la competizione è aperta tutti, la regola di gioco

tipica è il consenso popolare, espresso attraverso il voto. Tipico è il suo carattere espansivo, così

come tipico è anche il carattere della prevedibilità dei comportamenti politici

2) arene di corte: vedi game of thrones, partecipa al gioco solo una cerchia ristretta di persone, la

regola di gioco può essere l'ereditarietà o il capriccio del sovrano; i caratteri tipici saranno quindi la

bassa permeabilità agli interessi delle istanze di ceti umili o medi , così come tipica sarà anche

l'incertezza, essendo tutto deciso dal capriccio del sovrano

3) arene burocratiche: governano burocrazie specifiche, come ad esempio quelle di partito o quelle

militari; in tali arene la lotta ha un carattere più chiuso delle poliarchie ma meno chiuso delle arene

di corte; la regola del gioco è la coptazione, ossia il gradimento di burocrati o dirigenti.

Ciò che accomuna tutti gli attori di queste arene è che tutti cercano il sostegno politico della classe

dirigente. I gruppi sociali non cercano direttamente il potere, ma i contenuti delle scelte politiche.

La pressione al potere da parte dei gruppi sociali avviene offrendo e togliendo l'appoggio politico.

Insomma, le classi politiche offrono il che cosa (politiche pubbliche, leggi adeguate ecc) mentre i

gruppi di persone offrono il chi. Non è un do ut des, piuttosto un do ut dabis (non un do per ricevere

, ma un do perchè spero che riceverò).

ISTITUZIONI DI SCIENZA POLITICA

La democrazia moderna nasce in Francia e Stati Uniti con le loro rivoluzioni. L'idea però sussiste

dai tempi della Glorius Revolution britannica del 1688.

Essa poneva le basi della centralità del Parlamento rispetto alla Corona (parlamentarismo).

Unico antecedente la Grecia antica.

Secondo Giovanni Sartori la democrazia porta un problema intrinseco: la sua stessa ambivalenza.

Ovvero sia, democrazia è sia un fatto (ciò che è) sia un valore (ciò che deve essere). Ci sono però

fattori che mettono in crisi la validità della democrazia, come ad esempio il suo rendimento.

Scelte perpetrate in regimi democratici portano effetti sgraditi, al punto da disincantare le persone.

L'instabilità ed il disordine portano alla sfiducia che viene poi riposta nell'uomo forte (crisi di

effettività).

Il lato positivo della democrazia è che potenzialmente se qualcosa non funziona può essere

cambiato, limitando i danni e pacificamente.

DEMOCRAZIA NELLA STORIA

Storicamente, grandi pensatori non hanno sempre espresso giudizi positivi riguardo la democrazia:

per Platone era il governo dei poveri e degli ignoranti (diventando demagogia); Aristotele la vedeva

come una degenerazione della politeia.

Nell'europa moderna del Settecento sino alla fine dell'Ottocento la democrazia era vista come

istigatrice della lotta di classe. Solo recentemente ha acquistato il valore che tutti noi oggi le diamo.

DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA

E' il modello più diffuso, la miglior concettualizzazione del tema secondo Schmpeter è quella di

Dahl: egli classifica infatti tutti i regimi politici sulla base di due dimensioni procedurali, la

contestazione pubblica (quanto è criticabile un governo senza finire sulla forca?) e l'inclusività

(quanto è possibile partecipare alla cosa pubblica?).

Dahl distingue così Inclusività massima Inclusività minima

Contestazione massima A poliarchie B Oligarchie competetitive

Contestazione minima C Egemonie inclusive D Egemonie chiuse

Tutte queste possibili combinazioni si collocano lungo un continuum, ovviamente. Dahl si domanda

a questo punto , partendo dalle egemonie chiuse quale sia il miglior percorso evolutivo per le

poliarchie, DA, DCA o DBA.

Dati alla mano, le poliarchie che risultano più stabili ed efficenti sono quelle che sono passate

dall'egemonia chiusa passando per l'oligarchia competitiva, questo perchè allagando la

contestsazione prima di allargare l'inclusività si fa in modo che i valori di democrazia siano più

facilmente assorbibili, dovendosi rapportare con gruppi sociali più ridotti e con istanze simili tra

loro.

MISURAZIONE DELLA DEMOCRAZIA

1) PACL: sistema dicotomico che divide i regimi in modo netto ( dem o non dem). Si basa su

quattro criteri: capo dell'esecutivo eletto, parlamento eletto, pluralità di partiti alle elezioni,

alternanza dei partiti al potere. E' una visione procedurale però parziale, dato che considera solo il

lato dell'inclusività. Tale metodo traduce quindi tre elementi necessari per la democrazia: incertezza

ex ante (non si sa chi vince le elezioni) , irriversibilità ex post (chi vince vince, chi perde perde) e

ripetibilità ( le elezioni si ripetono regolarmente)

2) Polity4: più vicino alle idee di Dahl perchè adotta sia la dimensione dell'inclusività sia quella

della contestazione, attribuisce un punteggio da -10 a 10 ad ogni sistema secondo parametri

specifici che riguardano la formazione dell'esecutivo e la partecipazione politica.

3) Freedom House: è il metodo più usato , aggiunge la dimensione strutturale degli enti politici;

attribuisce un punteggio a due dimensioni sulla base di domande riguardo il livello di tutela dei

diritti politici e il livello di tutela dei diritti civili. Il rischio di questo metodo è l'introduzione di

giudizi di valore e di dare all'analisi quindi un carattere soggettivo

DETERMINANTI ECONOMICHE DELLA DEMOCRAZIA

sono esplicate nella teoria della modernizzazione di Lipstet, la quale stabilisce una correlazione tra

il livello di sviluppo economico e la nascita della democrazia. Secondo Lipset c'è infatti una soglia

di reddito procapite minimo entro il quale la nascita della democrazia diventa inevitabile.

Przeworski invece , con la teoria della sopravvivenza, sosteneva che lo sviluppo economico non

stabilizzasse solo le democrazie, ma qualsiasi regime politico (ovvero, se non hai fame, principati o

parlamenti è uguale, va tutto bene).

Attraverso analisi statistiche siamo arrivati alla conclusione che la teoria della modernizzazione ha

più riscontro.

La teoria della modernizzazione evidenza il nesso ricchezza-democrazia, ma non lo esplica.

Quando la ricchezza si accompagna a trasformazioni sociali e culturali la democrazia viene favorita,

ma non sempre ciò accade.

Ross spiega questo punto con la teoria della maledizione delle risorse: essa infatti sostiene che oltre

che la quantità di ricchezza è necessario individuarne la natura; è stato riscontrato che ricchezze

fisse come giacimenti minerari rallentano l'ascesa democratica poichè per sopravvivere lo stato

dovrà tener conto solamente delle esigenze di chi detiene tali risorse, che per loro natura possono

essere più facilmente controllabili, essendo fisse.

RAPPORTO CULTURA – DEMOCRAZIA

Ci sono due visioni principali, quella primordialista (cultura statica) e quella costruttivista (cultura

flessibile). Nessuna delle due putroppo spiega la relazione causale tra cultura e nascita di regimi

democratici.

Uno studio dei politologi Almond e Verba ha evidenziato la differenza tra paesi con democrazie

stabili e quelli con democrazie instabili. La cultura dei paesi democraticamente stabili è divisa per

culture suddite ( per paesi che tendono a chiedersi favori tra loro) e culture parrocchiali ( per paesi

che tendono invece a occuparsi solo di loro stessi all'interno).

Esaminano anche la cosiddetta cultura civica, la quale manifesta tre comportamenti: credenza di

poter influenzare le decisioni; ordinamenti positivi verso il sistema politico; elevati livelli di fiducia

interpersonali.

Le determinanti culturali della democrazia comprendono anche fenomeni non strettamente politici,

come la religione: sul Cistianesimo ad esempio vediamo forti contraddizioni, come pure riguardo

l'Islam.

In realtà la storia ha ampiamento dimostrato come non sia tanto la natura del credo religioso quanto

quella dell'istituzione politica, a fare la differenza.

TRANSIZIONI DEMOCRATICHE

ovvero sia quei processi che portano la spinta democratica verso l'istituzionalizzazione.

La storia ad oggi ha conosciuto tre grandi ondate di democratizzazione

1) dal 1828 al 1926 (strascichi delle rivoluzioni francese, industriale e americana)

2) dal 1943 al 1962 (sconfitta delle dittature estremiste europee)

3) 1970 a oggi (riconoscimento diritti civili universali

I percorsi di democratizzazione possono avvenire dal basso o dall'alto. Quelli dal basso pongono il

problema dell'azione collettiva e della difficoltà di inviduare la soglia rivoluzionaria di ognuno (si

pensi all'esempio 0 1 1 1 1 1 1 1 5 7 8 9 ecc ecc).

Le transizioni dall'alto avviene quando scaturisce da un elitè. Che se ne dica, la rivoluzione francese

è una transizione dall'alto.

Un regime autoritario può essere riformista (soft liner) o conservatore (hard liner). Il problema si

pone nel momento della scelta della linea da adottare: se da una parte essere riformisti allarga le

basi sociali dell'appoggio, dall'altra si corre il rischio che le opposizioni crescano di potere,

rovesciando il governo. D'altro canto, il mantenimento di una linea hard rischia di provocare

malcontenti talmente intensi da causare ugualmente il collasso del sistema. Quello che fa la

differenza è il grado di informazione: nei casi di informazione incompleta infatti, le elitè

"rovesciatrici" hanno più possibilità di spingere il regime verso il suo indebolimento e la

conseguente caduta.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonetotti96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Cama Giampiero.

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