Scienza Politica
Scienza politica nasce dopo la II guerra mondiale, ha come scopo applicare il metodo scientifico alla politica. È una scienza empirica che studia le relazioni tra i fatti sociali ricercando leggi generali.
Strumenti
- Sillogismo aristotelico
- Affermazione antecedente: Se P implica Q, se c'è P, allora c'è Q OK
- Negazione antecedente: Se P implica Q, se non c'è P, non c'è Q NO
- Affermazione conseguenziale: Se P implica Q, se c'è Q, c'è anche P NO
- Falsificazionismo: Se P implica Q, se non c'è Q, non c'è P NO
Approcci
Possono essere induttivi – istituzionalismo (macro) e comportamentismo (micro) oppure deduttivi – teoria sistemica (macro) e approccio economico (micro).
Comportamentismo
Applicato nel comportamento elettorale e nella partecipazione politica attraverso sondaggi per determinare i fattori causali delle scelte degli elettori. La scuola Columbia raccoglieva dati ecologici relativi all'appartenenza sociale, mentre la scuola Michigan studiava l'identificazione partitica. I difetti del comportamentismo sono che studia solo il momento presente e trascura il ruolo delle istituzioni.
Teoria sistemica
È un approccio olistico che definisce il sistema politico come un insieme di parti interdipendenti tra loro. Aiuta a capire lo stato moderno e le sue trasformazioni, poiché avendo un proprio sistema di concetti uniforme può essere applicato a diversi sistemi per fare confronti. Secondo la teoria sistemica il mondo politico è un sistema aperto che effettua scambi in entrata e in uscita.
Schema di Easton
Input, o domande (in cambio si hanno sostegno politico simbolico (obbedienza) + sostegno politico materiale (tasse) --> sistema politico --> output = (politiche pubbliche) --> outcomes, ovvero esiti. Se gli esiti sono positivi si avranno meno domande e più sostegno, se negativi più domande e meno sostegno.
Gli elementi sono la comunità politica, il regime politico (valori, regole del gioco, strutture amministrative) e l'autorità. Definiamo sostegno come l'appoggio che l'elettorato dà al regime o ad altri attori politici: esso può essere diffuso (come il rispetto e la difesa della costituzione) oppure selettivo (come il sostegno diretto ai partiti). Definiamo regime come l'organizzazione costituzionale di un potere politico, legittimato dai suoi valori interni. Il limite dello schema di Easton è che non spiega in che modo avvenga la trasformazione da input ad output.
Schumpeter faceva un paragone tra la politica e l'economia, dicendo che le politiche pubbliche non sono il fine, ma il sottoprodotto della lotta per il potere.
Teoria economica
Teorizzata nel 1957 da Anthony Downs, è un altro parallelismo tra politica ed economia con fondamenta microanalitiche. Gli assunti di base sono che tutto è basato su razionalità ed egoismo umani, la condizione d'analisi è che siano presenti le caratteristiche tipiche della democrazia (elezioni regolari, libertà civili ecc.). Secondo questa teoria gli attori obbediscono a una logica di costi-benefici.
Le competizioni elettorali possono essere centripete, se l'elettorato è focalizzato sul centrismo, quindi i partiti tenderanno ad assumere politiche moderate, oppure possono essere polarizzate, nel caso in cui le differenze tra dx e sx siano particolarmente nette; in questo caso si tenderà all'estremismo. L'elettore può spendere il suo voto secondo una logica di valore (voto chi mi piace, a prescindere), di strategia (voto il primo nemico del partito che mi piace meno per ostacolarlo) oppure di investimento (voto un partito che non ha possibilità di vincere, ma che un domani potrebbe fare la differenza).
Riguardo la persuasione, possiamo dire che essa avviene solo in mancanza di informazione completa, in misura inversamente proporzionale al grado di conoscenza dell'attore. La leadership si sviluppa in tre modalità:
- Partiti, leader --> elettori
- Gruppi di pressione --> governi
- Procacciatori di favori --> elettori
Al governo servono intermediari sia per avere consensi sia per conoscere la volontà popolare.
Teorema di Arrow
Detto anche teorema dell'impossibilità, è una dimostrazione dei limiti del sistema di maggioranza (A > B > C > A).
Teoria dei giochi – il dilemma dei prigionieri
Evidenzia il problema dei free riders, ovvero dell'impossibilità di concentrare i beni non escludibili. (Si ripensi allo schema a 4 riquadri 3.3 1.4 4.1 2.2)
Neoistituzionalismo
Ci sono tre approcci, uno sociologico (Selznick, March, Olsen), basato sul costruttivismo (la realtà è un costrutto sociale). Secondo questo approccio gli attori scelgono ciò che è per loro giusto, secondo un sistema quasi etico, non necessariamente utilitaristico.
Il secondo approccio è quello storico-comparato, il quale considera il grado di istituzionalizzazione attraverso parametri di adattabilità, complessività, autonomia e coesione; tali parametri variano nel corso del tempo. Huntington definisce istituzione ogni "forma di comportamento stabile, condivisa e ricorrente".
Il terzo approccio è quello economico, che definisce le istituzioni come variabili sia dipendenti (approccio funzionalista, le istituzioni nascono per risolvere un problema di coordinazione) sia indipendenti (approccio causale, le istituzioni sono la causa del processo politico e ne determinano l'andamento).
Il potere
Il potere politico è una sottospecie di potere sociale, una relazione tra uomini e comportamenti in una specifica sfera d'azione. Il potere può essere definito come attuale o potenziale.
Attuale: capacità di determinare una condotta altrui che viene messa in atto; tre sono gli elementi determinanti: condotta di A, reazione di B, nesso causale tra A e B. Tali condizioni sono sufficienti ma non necessarie, i rapporti di potere prevedono innanzi tutto la reciprocità.
Potenziale: possibilità di "potere attuale".
L'azione politica è ricerca di potere potenziale, esso dipende da: detenzione delle risorse, propensione all'uso delle risorse, abilità nell'uso, aspettative future e percezioni. Importante è il rapporto tra azioni passate di A e azioni presenti di B (poteri invisibili).
Ogni rapporto di potere implica la conflittualità, che dipende da altri aspetti e può:
- Non esserci perché il potere non è percepito (manipolazione)
- Non esserci perché il potere è percepito come legittimo (obbedienza)
- Essere traslata verso un attore che non detiene davvero il potere (lobbysmo)
- Sfociare in un conflitto aperto
Altro potere invisibile è il meccanismo delle reazioni previste: si tratta di agire secondo ipotetiche previsioni in vista di altrettanto ipotetiche gratificazioni o punizioni, a muovere il tutto è quindi l'interesse. Altra sfera cognitiva dell'interesse è la disposizione selettiva dell'attenzione verso un oggetto.
Misurazione del potere
Le variabili sono la probabilità (quante chances ha il potere di funzionare?), il numero o campo (quante entità saranno influenzate?), il settore o sfera (in quanti e quali ambiti?), il peso (quanto il potere fa cambiare idea a B?), l'efficacia (quanto è efficace?), i costi (quali sacrifici mi comporta usare il potere?), la forza (quanto subisce B se defeziona?).
Forme del potere weberiane
- Legale; fonte – la legge; apparato – burocrazia
- Tradizionale; fonte – la tradizione; apparato – patrimonialismo
- Carismatico; fonte – il "nuovo"; assenza di vincoli precostituiti; problema della bassa istituzionalità
Distribuzione del potere
Ci sono due scuole di pensiero, elitisti e pluralisti. Da qui nasce la necessità di misurare il grado di dispersione del potere: alcuni criteri sono quello posizionale (guarda chi occupa i posti di potere), quello reputazionale (interpella soggetti privilegiati per definire chi detiene il potere) e quello decisionale (ricostruisce le fasi dei processi decisionali per capire quale attore abbia avuto la meglio e detenga quindi più potere. Tale metodo è stato pensato da Dahl).
Violenza
Definiamo violenza ogni intervento fisico atto a distruggere, offendere o coartare chi lo subisce contro la sua volontà. Può essere diretta (se tocca direttamente lo stato fisico) o indiretta (se tocca l'ambiente). La violenza è fattore latente in ogni regime; può essere costituzionalizzata (polizia, esercito). Sulla violenza nascono due pregiudizi, quello del conservatore (la violenza è minimizzata e vista come il male assoluto perché distrugge lo status quo) e quello del ribelle (la violenza è esaltata in quanto meccanismo di rottura delle catene; la violenza nello status quo è però vista come maligna perché esercitata ingiustamente dal potere costituito). In ogni caso la violenza rappresenta un fallimento del potere, perché se il potere avesse effetto la violenza non sarebbe necessaria.
Teoria della privazione relativa
Ted Gurr sostiene che la violenza è... [il testo originale termina qui]