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Scienza economica Appunti scolastici Premium

Appunti della facoltà di lettere e filosofia del professor Polidori sulla economia aziendale. Il file contiene una lunga trattazione e degli schemi riassuntivi sull'ambito di studio dell'economia aziendale, la scienza economica e la tripartizione in economia politica, economia industriale ed aziendale.

Esame di Economia aziendale docente Prof. S. Polidori

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ESTRATTO DOCUMENTO

Di ogni fattore con l’utilità economica di tutti

gli altri fattori di cui l’azienda si dota;

È riferita alla compatibilità con l’attività

aziendale in cui il mezzo è impiegato, nel senso

di strumentalità dello stesso ai fini del

raggiungimento delle finalità aziendali da

UTILITÁ ECONOMICA intendere in senso tecnico e/o economico.

È possibile individuare mezzi la cui utilità economica viene ceduta

attraverso uno o più atti produttivi, nel senso che l’attitudine di un

mezzo aziendale a cedere l’utilità posseduta si esprime con utilizzi

singoli o ripetuti (proprietà reiterativi).

Nel caso di mezzi  la cui utilità economica si esaurisce totalmente con un unico

atto produttivo si parlerà di fattori a fecondità semplice

( materie prime, combustibili…);

 laddove il mezzo è suscettibile di essere utilizzato più

volte, distribuendo la sua utilità in ripetuto atti produttivi

si parlerà di fattori produttivi a fecondità ripetuta (es.

fabbricati, impianti macchinari, attrezzature…).

In sintesi si possono definire mezzi aziendali tutti quei fattori/risorse che presentano:

 UTILITÁ ECONOMICA PROPRIA: compatibile con l’attività produttiva specifica e

strumentale ai fini della realizzazione degli obiettivi a cui si riferisce la relativa

destinazione;

 NESSO DI COMPLEMENTARIETÁ: nel senso di attitudine di ogni singolo fattore a

cedere l’utilità posseduta in combinazione con altri fattori generando un positivo effetto

combinatorio;

i mezzi aziendali con ogni utilità economica suscettibile di essere utilizzata nell’ambito del processo

aziendale possono distinguersi:

 UTILITÁ CONNESSA a fattori materiali;

 UTILITÁ CONNESSE A FATTORI IMMATERIALI GIURIDICAMENTE TUTELATI

(ES. brevetti, marchi, concessioni…);

 UTILITÁ CONNESSE A FATTORI IMMATERIALI A LORO VOLTA

ARTICOLABILI IN:

- risorse tangibili (promozione, ricerca, sviluppo, organizzazione…);

- risorse umane (prestazioni lavorative);

- servizi.

Le relative modalità di acquisizione di tali utilità si possono individuare nelle seguenti formule: 32

 conferimento: apporto di beni e/o fattori da parte dei soggetti proprietari

dell’impresa;

 acquisizione dall’esterno: consistente nell’acquisto operato da terze

economie di mezzi materiali e immateriali variamente connessi a diritti e/o

servizi;

 produzione interna :cioè ottenimento di specifiche utilità economiche

mediante un percorso che favorisce la dotazione di fattori materiali e/o

immateriali derivanti dallo svolgimento di un processo combinatorio;

 autogenerazione: generazione di utilità favorita dagli effetti combinatori

dei precedenti mezzi.

Nell’ambito produttivo è possibile distinguere tra FATTORI GENERICI e FATTORI TECNICI

Sono tutte quelle utilità che solo Sono tutte quelle utilità

potenzialmente costituiscono un fattore necessarie allo svolgimento

tecnico di produzione dell’azienda. strettamente produttivo

dell’azienda

2. Le fonti di finanziamento

1. Le fonti da cui attingere la ricchezza necessaria per l’acquisizione dei

mezzi si trovano primariamente nei proprietari dell’azienda: in tal

caso, la ricchezza sarà conferita sotto forma di mezzi monetari ossia

fattori generici che rappresentano una fonte di derivazione propria

(capitale proprio);

2. la ricchezza può derivare anche dal ricorso al capitale di prestito o di

credito (= finanziamento indiretto o diretto di soggetti terzi

all’azienda):si parlerà di capitale di terzi identificabile nei debiti

dell’azienda connesse a somme di denaro ricevute in prestito e da

restituire ad una data scadenza :

- per operazioni di vero e proprio finanziamento diretto : DEBITI DI FINANZIAMENTO:

quando l’azienda riceve da terzi mezzi finanziari da impiegare per l’acquisto dei

fattori produttivi. La durata può variare da brevi a lunghi periodi (come nel caso dei

mutui)

- per operazioni di dilazione della data di pagamento o finanziamento indiretto : DEBITI DI

FORNITURA o di FUNZIONAMENTO : riguarda la possibilità di acquisire fattori

produttivi dai fornitori, facendo ricorso al credito eventualmente concesso dagli stessi,

anziché pagare per contanti. La durata è breve (entro 12 mesi). Esse sono delle forme

indirette di finanziamento.

3. La misurazione delle utilità economiche: le quantità monetarie

La sfera finanziaria deve dare espressione quantitativa a tutte l operazioni aziendali e trova

essenziale riferimento nel: Valori numerari certi: poiché è

denaro sufficiente la semplice

enumerazione delle quantità di

monete esistenti per pervenire alla

sua misurazione 33

Quantità monetarie rappresentative

valori

di Essi a differenza del denaro, sono

crediti sempre valori numerari, ma poiché

debiti si connettono ad eventi futuri e alla

relative incertezze che possono

tradursi in mancate riscossione o in

esborsi inferiori, si definiscono:

- Valori numerari assimilati

(crediti e debiti di

funzionamento);

- Valori nominali ( crediti e

debiti di finanziamento);

Si parla di

VALORI FINANZIARI

Tali valori possono avere delle :

variazioni positive : quando si ha un incremento della consistenza di cassa o dei crediti o

una diminuzione dei debiti;

Variazioni finanziarie attive:

+denaro

+crediti

- debiti

Variazioni negative (o passive): quando si è in presenza di un decremento della

consistenza di cassa o dei crediti e di un aumento dei debiti;

Variazioni finanziarie passive:

- denaro

- crediti

+ debiti

La sfera finanziaria permette di dare espressione monetaria anche alla sfera economica, ossia a

quella parte delle operazioni che si collega con gli impieghi dei mezzi finanziari per l’acquisizione

dei fattori produttivi e dei servizi per lo svolgimento dell’attività produttiva.

Ne discende che gli impieghi di mezzi finanziari, segnati dalle relative variazioni finanziarie

passive danno origine a costi.

La fase terminale del processo produttivo aziendale, cioè la vendita dei prodotti, comporta la

presenza di variazioni finanziarie attive che vengono assunte come misure monetarie (valori)

dell’operazione di vendita: a tali valori si riserva la denominazione di ricavi.

4. La dinamica economico – finanziaria dei mezzi aziendali 34

La fase iniziale di ogni azienda necessita di una dotazione iniziale di ricchezza per consentire il

reperimento dei mezzi aziendali necessari per lo svolgimento dell’attività produttiva: la ricchezza

conferita dall’imprenditore sotto forma di mezzi monetari = è il capitale proprio di apporto.

L’insieme dei mezzi e delle fonti costituisce il capitale dell’impresa corrisponde all’equazione:

A = P+N

A= ;

struttura aziendale

P+N= fonti (proprie e di terzi) da cui la stessa discende;

N= all’inizio costituito solo da mezzi finanziari derivanti da fonti proprie.

Prima di costituire un’impresa, è opportuno seguire uno studio approfondito per considerare tutti gli

aspetti determinanti ai fini della realizzazione del progetto aziendale, sia in termini tecnico –

produttivi, sia in termini di disponibilità economico – finanziarie.

1° PASSO: assolvimento di obblighi giuridici e fruizione di servizi strettamente connessi

all’avvio dell’azienda (oneri legali, consulenze, indagini di mercato, campagne promozionali;

2° PASSO: acquisizione di fattori esterni (stabilimenti, impianti, macchinari, materie prime…);

3° PASSO: acquisizione del fattore lavoro dipendente destinato sia alla funzione produttiva che a

quella amministrativa.

4°PASSO: È ovvio che al crescere delle esigenze aziendali in termini di fattori produttivi cresce il

correlato fabbisogno finanziario necessario per la loro acquisizione, che non sempre è coperto dalla

dotazione iniziale conferita dal soggetto aziendale: è per questo motivo che alcuni fattori produttivi

posso essere acquistati facendo ricorso a quello che è denominato capitale di terzi, cioè debiti di

finanziamento e debiti di funzionamento.

L’insieme dei fattori/utilità economiche acquisite dall’azienda, compreso il fattore lavoro, al fine

dello svolgimento dell’attività produttiva è detto CAPITALE LORDO.

A esso si contrappongono le fonti di finanziamento di varia natura (proprie e di terzi) che hanno

favorito l’acquisizione delle dotazione aziendale, per cui solo la parte che non è gravata da debiti

può considerarsi proprietà dell’imprenditore e dei soci ed è detto CAPITALE NETTO.

Una volta acquisiti i fattori produttivi può avere inizio la vera e propria attività di funzionamento

aziendale che si concreta nella combinazione dei fattori produttivi con conseguente trasformazione

da cui derivano i prodotti.

Data una dotazione iniziale di utilità acquisite, i conseguenti consumi totali o parziali delle singole

utilità acquisite danno vita all’ottenimento di un’utilità economica complessa, rappresentata dai

prodotti.  

Fattori produttivi Consumi Utilità complesse

il valore dei prodotti è economicamente maggiore della semplice sommatoria delle stesse utilità

consumate ed è detto valore aggiunto.

La vendita dei prodotti finiti rappresenta la fase conclusiva del processo produttivo aziendale che

risulta pertanto composto dalle seguenti fasi:

1. acquisizione utilità; 35

2. combinazione utilità;

3. esecuzione del processo lavorativo;

4. ottenimento del processo lavorativo;

5. vendita utilità complesse

a completare il ciclo dovrebbe derivare l’incremento dei mezzi finanziari: le risorse finanziarie

ottenute consentono:

 il proseguimento dell’attività aziendale attraverso il loro reimpiego in nuove

acquisizioni di fattori favorendo l’alimentazione di un nuovo processo produttivo e

conseguente sviluppo di processi aziendali con un

continuo rinnovo di acquisizioni, Che consentono una costante rotazione tra

combinazioni, mezzi finanziari e mezzi economici

Lo svolgimento del processo produttivo si

ottenimento di prodotti sviluppa secondo un percorso in cui si

vendita genera un continuo interscambio tra zona

finanziaria e zona economica del capitale

dell’impresa

La composizione delle fonti di finanziamento deve basarsi su criteri razionali e decisioni adeguate,

nel senso che la struttura degli indebitamenti deve comporsi sincronizzarsi con i tempi medi di

ritorno degli impieghi.

Al fine di consentire il raggiungimento dell’equilibrio aziendale, è necessario che la rotazione

mezzi finanziari/mezzi economici/mezzi finanziari assicuri nella fase terminale del ciclo una

produzione di ricchezza in grado non solo di recuperare i consumi dei fattori impiegati al fine di

ottenere l’utilità complessa, ma anche un’ulteriore ricchezza che nell’insieme costituisce il

valore generato dall’attività aziendale.

5. La formazione del reddito di impresa: il reddito totale

La sezione dei mezzi aziendali dovrebbe essere interamente rappresentata da mezzi finanziari che

serviranno primo ad estinguere debiti ancora presenti. Solo a quel punto la struttura del capitale

contrapporrà la sezione dei mezzi finanziari residui alla sezione delle fonti ancora da estinguere

rappresentate dal capitale netto. Confrontando questa ricchezza finale con la ricchezza inizialmente

conferita al momento della costituzione si potrà desumere se l’andamento riferibile all’intera vita

incremento decremento

dell’azienda ha prodotto un o un

Denota un andamento positivo La cui presenza non comporta particolari

dell’azienda, nel senso che la commenti, nel senso che un capitale

combinazione produttiva avviata finale inferiore al capitale iniziale

ha favorito la produzione di evidenzia un andamento non positivo

ricchezza e si parla di nella gestione e quindi si è conseguita

una perdita.

Reddito totale (Rt):

Rt = Cf>Ci

Reddito = indica il risultato aziendale riferibile al soggetto che ha

immesso nell’impresa il capitale iniziale. 36

Si rende opportuno procedere ad una serie di operazioni rivolte ad un calcolo di normalizzazione e

ad una verifica di congruità economica.

: tale fase si articola in 2 distinte operazioni:

CALCOLO DI NORMALIZZAZIONE

1. serve per rendere omogenee le due unità monetarie che esprimono le grandezze a confronto

(capitale finale e capitale iniziale), nel senso cioè che le variazioni del potere di acquisto

della moneta eventualmente intercorse nel periodo di tempo che divide la costituzione

dell’azienda dalla sua cessazione, devono essere annullate adottando adeguati coefficienti di

svalutazione o rivalutazione;

2. per considerare eventuali ulteriori immissioni di capitali operate dalla proprietà durante la

vita dell’azienda, così come di eventuali prelevamenti di utili o diminuzioni di capitale

effettuate durante il funzionamento.

VERIFICA DI CONGRUITÁ ECONOMICA

Occorrerà verificare se la differenza incrementativi riscontrabile dal confronto sia rappresentativa di

una semplice eccedenza o di una eccedenza per remunerare congruamente il capitale inizialmente

conferito dalla proprietà. Si parla di remunerazione del capitale conferito in quanto fino a questo

punto tutti i fattori impiegati dall’azienda durante l’attività aziendale, espressi dai costi di

acquisizione e di utilizzazione, dovrebbero aver trovato remunerazione, nel senso di copertura

mediante i ricavi di vendita.

Il fattore denaro ricevuto da terzi a titolo di capitale di prestito dovrebbe essere remunerato dagli

interessi connessi che l’azienda ha corrisposto ai finanziatori.

Rimane ancora privo di compenso il fattore denaro quale capitale apportato dall’imprenditore al

quale deve spettare la conseguente remunerazione riferita all’intero periodo di vita dell’azienda.

Le risorse finanziarie (fattori generici) apportate dalla proprietà, non presentando un costo per la

loro acquisizione, comportano il sorgere di un onere figurativo di cui tenere conto.

Reddito totale = non è solo una semplice eccedenza del capitale, ma è necessario

che l’eccedenza sia di misura tale da aver reso conveniente l’investimento

operato nel capitale di rischio dell’azienda per tutti gli anni di durata della

vita aziendale.

A tal fine, è utile il ricorso al concetto di costo opportunità = inteso come misura del sacrificio

derivante dalla rinuncia generale dalla scelta di investimento: mediante tale concetto si valuta qual è

il rendimento eventuale a cui si è rinunciato, nel momento in cui si è deciso di investire il capitale

costituendo l’azienda, anziché operare un investimento alternativo.

Il rendimento derivante dall’investimento operato in azienda risulterà conveniente nel

momento in cui risultasse superiore al rendimento derivante dall’investimento alternativo a

cui è rinunciato per procedere appunto alla costituzione dell’azienda.

Nel momento in cui un investimento connesso al conferimento di capitale di rischio in

un’azienda risultasse inferiore al rendimento connesso a tale parametro, l’investimento

nell’impresa si rivelerà non conveniente e quindi svantaggioso per l’investitore.

6. La formazione del reddito d’impresa: risultato di periodo e reddito di

esercizio

Per poter capire se si è prodotta ricchezza, è necessario valutare ad intervalli di tempo brevi ,

favorendo così la possibilità di intervenire con adeguati correttivi ed accorgimento sia nel caso di

andamenti non soddisfacenti, sia in presenza di andamenti positivi che possono essere ulteriormente

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migliorati; senza contare poi quei casi in cui la conoscenza tempestiva di andamenti negativi

irreversibili può favorire la cessazione anticipata dell’impresa che risulta meno dannosa di

cessazioni aziendali generate da disfunzione con liquidazioni forzate in applicazione di procedure

concorsuali.

A ciò non sono interessati solo i proprietari, ma anche altre categorie di soggetti (finanziatori,

lavoratori,fornitori…). Inoltre, esiste anche un obbligo di legge che impone a tutte le imprese la

redazione del cosiddetto bilancio di esercizio

nell’insieme di documenti

rivolti a rappresentare: Riferiti ad un

 dato intervallo

la situazione di tempo

patrimoniale e

finanziaria

dell’impresa;

 connesso risultato

Per procedere alla determinazione periodica di tale andamento si suole far riferimento a singoli

intervalli di tempo,denominati periodi amministrativi = la cui durata coincide con 12 mesi

dell’anno solare. Entro tali intervalli di tempo si sviluppa il complesso delle operazioni gestionali

che si denomina esercizio: ne deriva che si determina il risultato periodico denominato reddito di

esercizio.

È opportuno segnalare che il risultato di periodo deriva in buona parte da determinazioni soggettive,

connesse a stime, giudizi e apprezzamenti da parte di chi procede al relativo calcolo.

7. La determinazione del reddito di esercizio nella sua correlazione con il

capitale di funzionamento

I fattori acquisiti dall’azienda generano la produzione di incremento solo nel momento in cui,

risultando utilizzati in combinazione, cedono l’utilità posseduta favorendo l’ottenimento del

prodotto e la successiva vendita.

Nel momento in cui il funzionamento aziendale risulta suddiviso in + periodi amministrativi, le

utilità acquisite dall’azienda in un dato esercizio possono anche rimanere temporaneamente

inutilizzate, in attesa di impieghi successivi (rimanenze attive): in tal caso, esso continuerà a

mantenere la propria connotazione economica, senza contribuire per il momento all’incremento del

capitale.

Alla fine di ogni processo produttivo il capitale di funzionamento (mezzi e fonti di

finanziamento) modificato rispetto alla fase di partenza nel senso che alcuni mezzi aziendali

avranno già svolto la loro funzione cedendo l’utilità incorporata e contribuendo al relativo

utile

incremento denominato = Tale utile determina l’incremento del capitale

netto che risulta costituito dal capitale di

apporto + dall’incremento in questione.

Può essere destinato a:

- alla distribuzione (sotto forma finanziaria),

al proprietario o ai soci, comportando in tal

caso, dal lato dei mezzi, una diminuzione delle

risorse finanziarie disponibili e dal lato delle

fonti, una diminuzione del capitale proprio;

- all’impiego all’interno dell’azienda

(reinvstimento) 38

Nella sezione dei mezzi, il completamento del ciclo completa la rotazione con il ritorno sotto

l’originaria forma finanziaria dei mezzi stessi che si uniscono a quelli non ancora utilizzati

incorporando l’utilità residua da cedere.

Il calcolo del consumo dei fattori produttivi è da correlare alla ricchezza realizzata che debba

basarsi sul necessario mantenimento dell’integrità economico – finanziaria del capitale, ossia della

capacità della combinazione produttiva di favorire l’invarianza del valore del capitale mediante

ricavi

l’effetto reintegrativo generato dalla ricchezza realizzata ( ).

Bisogna tener conto di diversi problemi riconducibili a:

- possibili variazioni dei prezzi di scambio dei fattori produttivi che del potere d’acquisto

della moneta;

- necessità di considerare il valore che la residua utilità economica rivela nell’ambito di una

combinazione produttiva che risulta collocata nell’ambito del + ampio sistema aziendale.

Ai fini della rappresentazioni gestionale periodica di impresa si combinano 2 processi di

misurazione/valutazione intimamente interconnessi riconducibili a:

 RAPPORTO tra UTILITÁ CONSUMATE e RICCHEZZA prodotta nel periodo

amministrativo considerato;

 DETERMINAZIONE DEL VALORE attribuibile alle utilità residue ancora da utilizzare

ai fini dello svolgimento della combinazione produttiva;

ogni INCREMENTO/DECREMENTO della dotazione patrimoniale dell’impresa deriva dalla

congiunta considerazione:

1. della correlazione tra utilità consumate e ricchezza realizzata;

2. effetti derivanti dal processo valutativo volto ad attribuire razionali valori

economici alle utilità/fattori suscettibili di ulteriore utilizzo.

STRUTTURA DEL CAPITALE

MEZZI (A) FONTI DEI MEZZI (N+P)

ZONA FINANZIARIA: FONTI PROPRIE

- denaro; - capitale di apporto;

- crediti di funzionamento - utile di esercizio.

- crediti di finanziamento

ZONA ECONOMICA: FONTI DI TERZI:

- fattori produttivi a fecondità semplice: - debiti di funzionamento;

materie prime; - debiti di finanziamento

o utilità acquisite (fattore

o lavoro e beni immobili di

terzi);

- fattori produttivi a fecondità ripetuta:

spese di contribuzione;

o fabbricati;

o impianti;

o macchinari

o

Crediti e debiti sono fonte di incertezza perché: 39

- il fatto che al momento di una vendita di un prodotto aziendale il regolamento anziché

avvenire per contanti, può essere operato a dilazione, comporta il differimento nel tempo

della effettiva riscossione;

- nel momento in cui si è in presenza di crediti e debiti espressi in moneta non di conto

(moneta estera) poiché in tali casi all’incertezza riguardante il grado di esigibilità, si

aggiunge l’incertezza riguardante le previsioni del cambio in base alla quale scadenza i

valori saranno convertiti in moneta di conto.

8. L’incidenza dei fattori produttivi nella formazione del reddito periodico

d’impresa.

L’INCIDENZA DEI FATTORI PRODUTTIVI MATERIALI A FECONDITÁ SEMPLICE: LE RIMANENZE

ATTIVE DI MAGAZZINO

I fattori a fecondità semplice ( materie prime, materiali di consumo…) hanno l’attitudine a cedere

l’utilità posseduta nel momento stesso in cui risultano utilizzati nel processo produttivo,

permanendo in azienda per tempi tendenzialmente brevi, favorendo un rapido rigiro finanziario.

Avendo come riferimento un dato intervallo temporale, può accadere che i fattori acquisiti entro tale

periodo possano risultare non ancora utilizzati ( rimanenze di magazzino) alla chiusura del periodo

stesso, perciò si rende necessario misurare quanta parte dei fattori acquisiti è stata utilizzata, in

modo da poter correttamente attribuire al periodo in questione solo i consumi dei fattori acquisiti,

che hanno favorito la produzione di ricchezza, mediante il conseguimento di ricavi.

Pertanto, il contributo che le merci hanno offerto alla formazione del risultato di periodo è

rappresentato dal cosiddetto costo di utilizzazione (Cu) che deriva dalla differenza tra valori riferiti

a fattori assunti in carico dall’azienda (ΣCa) in un dato periodo e valori connessi alla eventuale

rimanenza dei fattori assunti in carico (Raf).

Costo di utilizzazione (Cu) = costi di acquisizione (ΣCa) – rimanenze finali ( Raf)

Il ragionamento per le merci può valere anche nell’ambito delle aziende di produzione industriale

il percorso risulta maggiormente complesso: i beni acquisiti in forma grezza (materie prime),

subiscono un apposito trattamento, a livello di lavorazione, ai fini dell’ottenimento di un output

finale variamente elaborata (prodotto finito).

Bisogna distinguere i fattori a fecondità semplice in ragione dello stato di avanzamento del processo

di trasformazione, poiché nella realtà operativa accade normalmente che nel momento in cui giunge

la chiusura di un dato periodo amministrativo, si possono presentare differenti situazioni in funzione

del grado di lavorazione subito dai fattori stessi e cioè:

 laddove in presenza di fattori che rivelano la forma grezza del

momento della loro acquisizione di materie prime;

 In presenza di completamento del processo di trasformazione si

parlerà di prodotti finiti;

 A livello intermedio è a fattori per i quali l’iter di

trasformazione non è ancora completato si parlerà di semilavori o

prodotti in corso di lavorazione.

Il problema è costituito dal valore assegnabile ai fattori ai diversi gradi di lavorazione, in quanto è

evidente che i trattamenti lavorativi progressivamente operati sulle materie prime consentono di

combinare tante singole utilità semplici, per pervenire ad un’unità complessa che incorpora il

maggior valore connesso alla validità della combinazione stessa. 40

Ai fini del calcolo di utilizzazione, sorgerà l’esigenza di considerare congiuntamente gli utilizzi

connessi ad altri fattori produttivi che contribuiscono tecnicamente al processo di fabbricazione.

È come se l’impiego tecnico, favorisse una sorta di trasferimento delle utilità semplici,contenute nei

singoli fattori, nell’ambito di un fattore rappresentativo di un’utilità complessa (prodotto finito).

Le rimanenze in magazzino risultano costituite sia da utilità economiche singole connesse a fattori

acquisiti non ancora utilizzati sul piano tecnico ed economico, sia da utilità economiche singole che

legate a fattori già utilizzati sul piano strettamente tecnico risultano ancora incorporate in fattori

produttivi rappresentativi delle utilità complesse destinate alla vendita o in corso di completamento.

Un breve cenno va fatto al fattore generico denaro che può considerarsi un fattore produttivo a

fecondità semplice, in conseguenza del fatto che una volta impiegato esaurisce la sua utilità di

potere d’acquisto.

Il denaro rivela effetti economici diretti in termini di oneri che si devono corrispondere ai soggetti

che ne hanno concesso la disponibilità (finanziatori esterni o proprietari).

Nel caso di debiti verso terzi, l’effetto economico del prestito sarà rappresentato dagli interessi

passivi o oneri finanziari i quali contribuiranno alla determinazione del risultato di periodo, mentre

la disponibilità della ricchezza apportata dai proprietari darà luogo ai cosiddetti oneri figurativi che

solo figurativamente partecipano alla determinazione del risultato di periodo.

L’INCIDENZA DEI FATTORI PRODUTTIVI IMMATERIALI A FECONDITÁ SEMPLICE: UTILIZZI

TECNICI ED UTILIZZI ECONOMICO.

Fanno parte di fattori produttivi immateriali a fecondità semplice i mezzi riconducibili a fattori

tecnici immateriali come:

 Acquisizione di servizi: es. l’acquisizione di un fabbricato senza doverlo

comprare, vi sono delle formule riconducibili ai contratti di locazione,

che dietro pagamento di un corrispettivo (canone di affitto) consentono al

conduttore di fruire della disponibilità di un bene di terza proprietà. In

tali casi il fattore che si acquisisce è la disponibilità fisica

dell’immobile per un determinato periodo di tempo definito tramite il

contratto. Il costo che si sostiene serve ad identificare l’utilità

economica che potrà derivare da ciò.

 Acquisizione del fattore lavoro: è chiaro che ciò che si acquisisce è

costituito dalla prestazione che l’individuo è pronto a rendere

disponibile a favore dell’azienda con il suo materiale intervento, così

come l’utilità economica connessa a tale prestazione è misurata dalla

remunerazione corrisposta.

L’INCIDENZA DEI FATTORI PRODUTTIVI IMMATERIALI A FECONDITÁ SEMPLICE: I RISCONTI

ATTIVI

Anche i fattori produttivi immateriali generano, per la parte non ancora non utilizzata, delle

rimanenze attive di esercizio , anche se nel caso dei fattori immateriali si può parlare di rimanenze

risconti attivi

puramente contabili precisamente definite come

Derivano da operazioni che nel periodo hanno avuto la

loro manifestazione finanziaria senza che si sia

verificata la completa manifestazione economica

corrispondente a quella;

essi rappresentano la parte economicamente non

consumata di una più ampia utilità già acquisita. 41

L’INCIDENZA DEI FATTORI PRODUTTIVI IMMATERIALI A FECONDITÁ RIPETUTA: LA

PROCEDURA DI AMMORTAMENTO

Tra i fattori produttivi a fecondità ripetuta aventi natura materiale:

 rientrano i mezzi di proprietà dell’azienda rappresentati da beni immobili, macchinari,

impianti, attrezzature industriali e commerciali, strumenti informatici, automezzi…;

 sono fattori che si possono utilizzare più volte con conseguente allungamento dei tempi di

rotazione, ossia del ritorno sotto forma finanziaria dei mezzi (fattori a lento rigiro). È per

questo motivo che si parla di immobilizzazione o di attività fisse;

 In tali casi, l’individuazione di utilizzazioni e rimanenze segue lo stesso iter dei fattori

produttivi a fecondità semplice. A livello concreto risulta diffusa la pratica

ammortamento

dell’ Procedura mediante la quale si procede all’individuazione

dell’utilità consumata e alla determinazione del valore di

rimanenza.

 il costo di utilizzazione di tali fattori a lunga durata si denomina quota di ammortamento

(Q) e si avranno tante quote di ammortamento per quanti sono i fattori produttivi a

fecondità ripetuta. Il calcolo avviene rapportando il costo di acquisizione del fattore per la

La previsione circa la durata utile di un fattore produttivo a fecondità ripetuta

durata economica prevista.

deve sempre avvenire sulla base di un percorso valutativo razionale che eviti

valutazioni eccessivamente discoste da quella che può ragionevolmente considerarsi

rappresentativa dell’effettivo utilizzo del fattore.

 L’effettiva incidenza dei fattori produttivi a fecondità ripetuta di natura materiale, oltre che

con l’ammortamento, trovano espressione anche in opportuni interventi che si dirigono a

mantenerne l’efficienza (manutenzioni e riparazioni) o a favorirne il rinnovo.

Lo stesso discorso si può fare per i fattori immateriali a fecondità ripetuta:

 beni consistenti in diritti (concessioni, brevetti, licenze…) e tutte quelle situazioni in

cui l’immaterialità si riconduce ad impieghi di capitale consistenti in attività di

marketing, di ricerca, di sviluppo….;

 essi riescono a cedere la loro utilità proprio grazie alla loro interdipendenza e

complementarietà con gli altri fattori globalmente con l’entità aziendale. Pertanto

l’assenza fisica dei mezzi evidenzia l’elevata aleatorità che si esprime in relazione

degli esiti futuri e alla possibilità di ravvisare tale utilità futura. È opportuno che il

periodo di ammortamento in cui l’utilità deve ripartirsi sia breve;

 le utilità economiche pluriennali generate da impieghi nel fattore lavoro:

remunerazioni periodiche (salari e stipendi); addestramento, formazione,

qualificazione;

 impieghi in campo pubblicitario per il lancio di nuovi prodotti;

 spese legali, studi di fattibilità…

LE UTILIZZAZIONI DI FATTORI CONNESSI A MANIFESTAZIONI FINANZIARIE FUTURE: I

RATEI PASSIVI E I FONDI RISCHI ED ONERI 42

Tra i fattori produttivi che possono generare ricchezza, occorre menzionare anche quelli che, pur

non avendo ancora avuto manifestazioni finanziaria, hanno generato effetti economici.

Il fenomeno può riferirsi all’acquisizione di utilità economiche rappresentate da fattori immateriali a

fecondità semplice, come nel caso delle locazioni o di denaro ricevuto in prestito.

QUANDO NON SI HA UN Si parla in tali casi di ratei passivi: rappresentano una

CORRISPONDENTE FINANZIARIO sorta di debito presunto avente il compito di misurare

il consumo (costo) attribuito al periodo amministrativo

N secondo competenza economica con riferimento ad

operazioni che hanno avuto la loro manifestazione

economica nel periodo senza aver la corrispondente

finanziaria.

MANIFESTAZIONI FINANZIARIE Per quanto riguarda eventi con

FUTURE manifestazione finanziaria futura si parla di

fondi per rischi ed oneri

Grandezze che si dirigono ad integrare e/o

rettificare misurazioni di grandezze già

riscontrate, la cui determinazione si è rivelata non

del tutto calibrata.

Fenomeni in questione possono essere:

a) eventi futuri rappresentativi di consumi e perdite certi nella loro manifestazioni, ma incerti

nella misura o data di sopravvivenza;

b) eventi futuri rappresentativi di veri e propri rischi, che in caso di futura verificazione

genererebbero dei consumi.

DINAMICA DEI MEZZI AZIENDALI E DETERMINAZIONI DI PERIODO: SCHEMA DI SINTESI

In sintesi, le singole utilità acquisite in un dato periodo amministrativo dall’impresa alla chiusura

dello stesso pei roso possono denotare varie condizioni:

In tal caso i relativi residui

ASSENZA DI UTILIZZO costituiscono dei mezzi ancora da

utilizzare, ossia delle rimanenze

economiche degli elementi attivi del

capitale di funzionamento.

Fenomeno tipico del processo di

UTILIZZAZIONE TECNICA trasformazione delle aziende

(TRASFERIMENTO DELL’UTILITÁ industriali,in seguito ad utilizzo

tecnico del fattore, la cui utilità

ECONOMICA) semplice risulta incorporata per

trasferimento con altre unità semplici

in un’unità complessa. Giova

sottolineare come nel loro insieme

tali consumi di utilità diano luogo al

cosiddetto costo di fabbricazione.

L’utilità posseduta dal singolo

UTILIZZAZIONE ECONOMICA fattore non solo è stata ceduta

tecnicamente all’utilità complessa, ma

43

risulta definitivamente realizzata sul

piano della rotazione economico

finanziaria a seguito della

collocazione sul mercato.

9. Ricavi di esercizio e rimanenze passive

I ricavi sono il riflesso della fase conclusiva del processo produttivo aziendale, cioè la vendita dei

prodotti e delle merci o il corrispettivo dei servizi forniti: è chiaro che la relativa misura deve poter

essere in grado di coprire adeguatamente i costi correlati.

Per i ricavi si rende necessario considerare la possibilità di sfasamento tra aspetto finanziario e

aspetto economico: tale ipotesi può accadere in tipologie di aziende finanziarie come le imprese

assicuratrici, le aziende di credito nelle quali la continua e regolare anticipazione dei realizzi

rispetto agli impieghi genera appunto dei ricavi che risultano conseguiti anticipatamente rispetto ai

correlati costi.

In tali ipotesi, la parte economicamente non ancora maturata si denomina rimanenza passiva (Rp) e

deve portarsi in detrazione dei ricavi conseguiti (V).

Nel momento in cui tali ricavi anticipati si maturassero in diretta proporzione al tempo saremmo in

presenza di risconti passivi (rp):cioè di rimanenze ad operazioni generatrici di ricavi già manifestati

sul piano finanziario, ma non ancora su quello economico.

10. I componenti a manifestazione finanziaria futura: i ratei attivi

Nelle situazioni in cui la maturazione proporzionalmente temporale di un ricavo si collega

all’ipotesi opposta di manifestazione finanziaria posticipata, la maturazione economica del ricavo

deve considerarsi nell’ambito del risultato economico di periodo quale ricavo a manifestazione

finanziaria futura, la cui misurazione si affida ad un componente finanziario di capitale avente

natura di credito presunto e si denomina rateo attivo (rs).

11. La formazione dei prezzi di vendita e la remunerazione dei consumi di

utilità

La misura dei ricavi di vendita trova nella congruità dei prezzi di vendita il necessario riferimento,

rendendo opportuno individuare le procedure di fissazione del prezzo di vendita.

Bisogna valutare i consumi e le utilizzazioni dei vari fattori che si sono dovuti impiegare per

ottenere un prodotto o un’utilità economica complessa.

La configurazione del costo di prodotto si articola nella seguente struttura:

Si determina considerando il costo

sostenuto per l’utilizzazione di

COSTO TECNICO fattori produttivi strettamente

tecnici, necessari per la fabbricazione

del prodotto

Comprende i costo connessi all’attività

COSTO TOTALE amministrativa, costi di distribuzione,

oneri finanziari e costi di natura

fiscale. Complesso dei costi che

l’azienda ha dovuto sostenere per

acquisire e combinare i fattori

produttivi al fine di completare il

processo produttivo.

Rappresenta il riferimento atto a 44

stabilire la convenienza economica ad

COSTO ECONOMICO attuare una data produzione

Ci sono periodi in cui i prezzi di un prodotto sono distribuiti a prezzo di costo o sottocosto: sono

attribuibili a situazioni di difficoltà aziendale o a condizioni di particolare vantaggio competitivo

12. La struttura del reddito di esercizio

STRUTTURA DEL REDDITO DI PERIODO

COMPONENTI NEGATIVI COMPONENTI POSITIVI

- -

costi utilizzazione fattori ricavi di competenza ( rimanenze

produttivi tecnici f.s e f. r. iniziali passive + ricavi

conseguiti – rimanenze passive

(rimanenze attive iniziali di magazzino + finali);

costi acquisto – rimanenze attive finali di - ricavi a futura manifestazione

magazzino); finanziaria

- costi di utilizzazione fattori

produttivi a f.s. non tecnici

( risconti attivi iniziali + costi di

acquisto – risconti attivi finali);

- costi di utilizzazione fattori

produttivi a f.r. non tecnici

(ammortamenti);

- costi a futura manifestazione

finanziaria;

- imposte e tasse;

- utile di esercizio

Il risultato economico è detto utile di esercizio, derivante dall’eccedenza dei ricavi rispetto ai costi,

diventando parte del capitale e andando a costituire il relativo incremento e l’aumento della

grandezza Capitale Netto che scaturisce dalla differenza tra i mezzi aziendali e le fonti di terzi .

A –P = N

In presenza di andamenti gestionali non positivi, il riscontro di risultati negativi (eccedenza dei costi

sui ricavi) se prolungato può condurre all’azzeramento del capitale proprio.

A = P

Ancora più critica si rivela la situazione in cui gli andamento gestionali comportassero oltre

all’assorbimento del capitale netto, anche l’intaccamento di tutte le fonti di terzi comportando una

situazione deficitaria (D) che porta ad una liquidazione forzata.

A + D = P

13. Capitale e reddito

Reddito di esercizio e capitale di funzionamento derivano da determinazioni interconnesse

poiché un’attribuzione periodica di ricchezza (reddito di esercizio) che si possa considerare

economicamente razionale non può non tenere conto dell’integrità economica del capitale.

Nella sua essenza il capitale di funzionamento rappresenta utilizzazione future e remunerazioni

relative a utilizzazione future, laddove il reddito rappresenta il risultato di una comparazione tra

utilizzazioni avvenute e remunerazioni correlative a quelle utilizzazioni. 45

In senso economico, il capitale è tale in quanto è capace di produrre reddito, dalla cui

misurazione discende la misurazione del capitale stesso.

Il reddito rivelerebbe una funzione originante e misuratrice del capitale.

È possibile individuare 3 diverse configurazioni di capitale:

1

. Capitale economico: si ha nel momento in cui l’identificazione del

capitale aziendale risulta operata in funzione delle capacità prospettiche

dell’impresa di produrre ricchezza. Si fonda su appropriate proiezioni

future.

2

. Capitale di funzionamento o di gestione: volto alla

rappresentazione del patrimonio a disposizione dell’azienda in un dato

momento rappresenta una grandezza che costituisce al tempo stesso il

risultato della dinamica gestionale passata e la premessa di quella

futura;

3

. Capitale di liquidazione: si ha nel momento in cui si l’azienda cessa

di esistere

Tornando al capitale di funzionamento, il problema che nella realtà concreta si pone

maggiormente attiene il fatto che all’esigenza amministrativa di interpretazione economica dei fatti

si contrappone il rilievo pubblicistico (imposto per legge) dei documenti in cui reddito di esercizio

e capitale di funzionamento risultano rappresentati.

Il problema riguarda l’inevitabile relatività delle valutazioni che genera la possibilità di adottare

variegati sistemi valutativi ai fini delle determinazioni in questione. Tali sistemi:

- : la cui base valutativa è costituita dai valori

sistemi a valori passati ( o storici)

riferiti a scambi già avvenuti,riguardante gli specifici elementi oggetti di apprezzamento;

- : la cui base valutativa è fondata sui valori di mercato ossia

sistemi a valori correnti

su valori basati su pressi che si formano sui mercati di beni uguali o similari a quelli oggetto

di valutazione;

- il cui riferimento è costituito dal realizzo futuro ritraibile

sistemi a valori futuri:

dall’impiego di ogni singolo fattore nell’ambito della specifica combinazione produttiva.

Il reddito si suddivide in :

REDDITO CONSUMABILE:fonda il proprio percorso sulla necessità di dare quanto più possibile

espressione economica al reddito di periodo e quindi al capitale di funzionamento;

REDDITO PRODOTTO: basa la sua determinazione secondo criteri analitico distinti costanti nel

tempo e senza consentire grandi margini di discrezionalità atti a tener conto della unitarietà

temporale degli esercizi aziendali.

Nel momento in cui la ricchezza prodotto dalle vendita si rivelasse superiore alla misura necessaria

a remunerare i consumi delle utilità impiegate il mantenimento all’interno dell’impresa di tale extra

ricchezza (profitto) si rende necessario e ciò al fine di potenziare la combinazione produttiva,

assicurando così la sopravvivenza dell’impresa e favorendo il possibile sviluppo.

CAPITOLO IV: L’ECONOMICITÁ E GLI EQUILIBRI AZIENDALI

Tra le finalità di un’azienda, bisogna distinguere:

una finalità naturale o originante (soddisfacimento dei bisogni);

una finalità istituzionale (creazione del valore). 46

La perdurabilità dell’azienda del tempo è identificata come caratteristica implicita per il

perseguimento delle finalità aziendali e si esplicita nella continuità dell’azienda, rappresentando

economicità

l’obiettivo funzionale dell’impresa in combinazione con la condizione di .

Tale condizione di economicità si concretizza nella

capacità dell’azienda di produrre ricchezza in

quantità adeguata ai fattori produttivi impiegati e

nell’equa distribuzione della stessa tra color che

.

hanno concorso alla sua produzione

Nel momento in cui obiettivo istituzionale è il funzionamento nel tempo, si deve conseguentemente

parlare di capacità dell’azienda di operare nel contesto economico di appartenenza garantendosi la

sopravvivenza e lo sviluppo.

Tale obiettivo può essere meglio considerato quale fase propedeutica ad una

successiva fase di sviluppo, rappresentando un primo obiettivo dell’azienda

nel senso di ricerca di una propria dimensione, in termini di adeguato

posizionamento sul mercato.

1. L’economicità aziendale

La continuità nel tempo richiede la capacità costante nel tempo di pervenire al raggiungimento delle

condizioni per favorire prima fra tutte la condizione di econimicità, configurabile sinteticamente

nella capacità aziendale di produzione ed equa distribuzione della ricchezza.

Pertanto la struttura aziendale e la conseguente gestione devono essere funzionali al raggiungimento

di tale condizione/obiettivo che può essere finalizzata sotto vari profili riconducibili ai seguenti

equilibri:

- equilibrio economico

- equilibrio tecnico.

Si dice in equilibrio economico nel momento in cui attraverso la propria attività produttiva riesce

ad ottenere risultati economico rappresentativi di “reddito” e in grado di remunerare costantemente

le utilizzazione dei fattori utili allo svolgimento del processo produttivo, compresi gli elementi per i

quali l’azienda non ha direttamente sostenuto un impiego di ricchezza in termini di potere

d’acquisto.

Connesso con il concetto di equilibrio economico risulta quello di equilibrio monetario –

finanziario, a livello di struttura finanziaria e connessa correlazione tra le entrate e le uscite

monetarie e variazioni finanziarie che misurano i riflessi economici delle operazioni gestionali. È

una condizione di breve termine, in quanto l’azienda deve in ogni momento essere pronta a far

fronte con i propri mezzi finanziari agli impieghi finanziari che via via si manifestano nel corso

della gestione.

Il giudizio di economicità deve tener conto anche dello svolgimento efficiente della combinazione

produttiva ( equilibrio tecnico) e cioè dell’adeguato rendimento fisico – tecnico dei diversi fattori

produttivi.

Si tratta di rendimento connessi con rapporti quantitativi non monetari, espressi dalla relazione tra

quantità fisica del prodotto ottenuto in un dato tempo e quantità impiegata di un dato fattore

(produttività). In sintesi, l’esigenza per l’impresa di perseguire la condizione /obiettivo di

economicità, ponendosi alla base dell’esistenza di qualsiasi tipologia di azienda,

47

seppur con specifiche peculiarità, trova la sua essenza nella correttezza del

processo di formazione della ricchezza e nella conseguente equa distribuzione.

Soddisfacimento Attività aziendale Perdurabilità nel Economicità

dei bisogni umani tempo

2. Definizione e grandezze di riferimento

Sono le caratteristiche fondamentali del

PERDURABILITÁ sistema aziendale e trovano evidenti punti

ECONIMICITÁ di collegamento nel concetto di equilibrio

economico.

AUTONOMIA ECONOMICA si basa sulla capacità dell’azienda di

equilibrio economico produrre durevolmente reddito

rappresenta il fattore fondamentale

dell’economicità

Si esprime mediante la capacità

dell’impresa di reintegrare

costantemente tutti quei fattori

produttivi impiegati nell’attività

dell’impresa, compresi i fattori con

riflesso figurativo.

Si è in presenza di reddito laddove l’attività gestionale evidenzia l’attitudine a produrre un flusso di

ricchezza (ricavi) tale da favorire la copertura di tutte le acquisizioni/utilizzazioni (costi) dei fattori

produttivi necessari per lo svolgimento dell’attività produttiva, compresi gli interessi sul capitale di

rischio ed il salario direzionale, oltre il rischio di impresa (cosiddetti oneri figurativi).

La grandezza in questione

favorisce un’adeguata analisi

della ricchezza stessa grazie a

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI FECONDITÁ SEMPLICE +

molteplici riflessi informativi

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI FECONDITÁ RIPETUTA +

da essa derivanti a vario

livello tra cui:

CONSUNI A RIFLESSO FIGURATIVO =

 L’accrescimento di valore

che i beni acquisiti ed

impiegati dall’azienda

UTILITÁ COMPLESSE VENDITA RICCHEZZA PRODOTTA

hanno avuto in seguito

allo svolgimento

dell’attività produttiva;

 La ricchezza rivolta alla Tale ricchezza potrà configurarsi

remunerazione delle riferendosi ad una grandezza diversa

componenti sociali dal reddito, identificabile con il

direttamente o VALORE AGGIUNTO

indirettamente interessate

all’andamento aziendale

(lavoratori, proprietari,

finanziatori....). 48

Tende a confrontare la ricchezza produttiva (derivante

dalle vendite) con le utilizzazioni di fattori produttivi

non direttamente riconducibili al fattore lavoro ed al

fattore capitale, favorendo con ciò l’analisi della

distribuzione della ricchezza prodotta dall’azienda tra le

varie parti sociali direttamente coinvolte. Quindi:

RICCHEZZA PRODOTTA (RICAVI VENDITE) -

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI A F.S. -

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI A F.R. =

VALORE AGGIUNTO Valore aggiunto “lordo” e si

differenzia da quello “netto”

che esclude dal confronto

anche i riflessi economici

derivanti dalle utilizzazioni dei

fattori produttivi a fecondità

ripetuta (ammortamenti)

3. L’equilibrio redditale

Il reddito di esercizio è il risultato economico attribuibile alla gestione di un esercizio, cioè di un

risultato delle operazioni aziendali allo svolgimento delle quali partecipano tutte le forze del sistema

aziendale.

La determinazione dei singoli risultati di periodo risulta variamente intrisa di valutazioni soggettive;

non può ritenersi un risultato economicamente compiuto poiché la sua entità si ricollega sia ad

operazioni del passato sia alle condizioni future dell’azienda: è un’entità astratta e ipotetica.

Affinché un’azienda possa definirsi in equilibrio, si richiede la tendenza al raggiungimento di una

condizione perfetta di equilibrio che risulti assicurata dall’ottenimento di risultati economici tali da

produrre un extra – lavoro (profitto).

Un’azienda capace di remunerare tutti i fattori produttivi impiegati, ma non in grado di raggiungere

risultati superiori a questo assumerebbe una condizione stativa, rapidamente superabile in un

ambiente in via di sviluppo, giungendo in breve ad una successiva situazione di squilibrio.

Il profitto così inteso rappresenta un ulteriore margine di ricchezza da reimpiegare adeguatamente

nel processo produttivo, per la continuità e lo sviluppo della vita dell’impresa e della collettività in

cui essa opera.

4. La congruità della grandezza reddito e delle sue componenti

Per essere in presenza di reddito non è sufficiente un risultato economico positivo di semplice

eccedenza dei ricavi sui costi, ma occorre che tale eccedenza sia tale da remunerare adeguatamente

quelli che si sono denominati oneri figurativi e cioè:

 REMUNERAZIONE DEL CAPITALE 49

INVESTITO

 PREMIO PER IL RISCHIO DI IMPRESA

 SALARIO DIREZIONALE

Bisogna individuare i relativi parametri di riferimento che consentano di attribuire al risultato

economico il significato di reddito.

L’espressione di congruità delle remunerazioni va interpretata in senso relativo,tenendo cioè conto

delle condizioni di ambiente che caratterizzano i differenti costi in cui le aziende operano.

Si pone il problema di dover individuare dei parametri di riferimento per determinare i limiti entro i

quali una remunerazione possa considerarsi congrua.

Partendo dalla remunerazione del capitale di rischio, si evidenzia come la stessa costituisca un

calcolo di interesse in termini di rendimento, quale compenso per l’utilizzo di un capitale.

Alcune brevi considerazioni si rendono opportune in ordine ai due elementi costitutivi del calcolo:

 base di riferimento (il capitale): ci si chiede se la remunerazione debba

attenere il solo capitale apportato dai proprietari o anche la

ricchezza via via risparmiata mediante accantonamento alle

cosiddette riserve. Da ritenere più equa una base che tenga conto

anche di quella parte delle riserve costituita da “capitale degli

azionisti”;

 tasso di remunerazione : il riferimento fondamentale per valutare

la convenienza dell’imprenditore o dei soci ad investire

nell’azienda specifica, è costituito dal tasso di rendimento degli

investimento privi di rischio e cioè dal rendimento che i capitali

apportati nell’azienda potrebbero o avrebbero potuto avere se

investiti in impieghi alternativi senza rischio o a rischio

limitato. Tale criterio detto tasso – opportunità si basa sulla

convenienza per l’investitore ad impiegare capitali ad un tasso di

rendimento non inferiore a quello derivante da investimento

alternativi riscontrabili sul mercato.

Strettamente connesso con la determinazione dell’interesse di computo del capitale è l’elemento che

considera il cosiddetto rischio di impresa e cioè del rischio economico riferibile all’attività

intrapresa, quale rischio che l’incerto affluire dei ricavi non sia tendenzialmente atto a fronteggiare

nel dinamismo dell’ambiente le esigenze di congrua remunerazione dei fattori produttivi.

Per quanto riguarda il salario direzionale,è opportuno sottolineare che tale onere figurativo è un

elemento presente sostanzialmente nelle sole imprese individuali e nelle società di persone: è

costituito dalla remunerazione che spetta per l’opera direzionale svolta dall’imprenditore

nell’ambito della sua azienda e si potrebbe parametrare con i valori medi riscontrabili nei salari

corrisposti per attività direzionale svolta in aziende similari, per attività e dimensioni.

5. Profitto e valore aziendale

Il profitto è rappresentativa dell’extra – reddito e cioè dell’eccedenza di ricchezza

che permane dopo la remunerazione di tutti i fattori produttivi compresi gli

oneri figurativi e che l’azienda è in grado di conseguire per varie motivazioni.

RICCHEZZA PRODOTTA (RICAVI VENDITE) -

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI A F.S. -

CONSUMI FATTORI PRODUTTIVI A F.R. -

CONSUMI A RIFLESSO FIGUTATIVO = 50

PROFITTO

La capacità di un’azienda di conseguire risultati economico di misura tale non solo di

remunerare i fattori produttivi impiegati, ma anche da evidenziare la presenza di un extra –

guadagno, si connette con i vantaggi che la combinazione produttiva è in grado di favorire

risultando innovativa e più competitiva rispetto alle altre aziende: si tratta del vantaggio

competitivo che consente alle aziende di godere dei connessi effetti positivi in termini di

risultati economici e di produzione del valore.

Questa eccedenza può essere ricondotta nella gran parte dei casi alle doti imprenditoriali e

deve permanere in azienda, ai fini della sua espansione e del suo sviluppo, risultando una

sorta di compenso spettante all’organismo aziendale.

PROFITTO

Il può identificarsi nella ricchezza economica che la

combinazione aziendale è in grado di esprimere in termini di produzione,

ossia di valore creato: trova la sua origine nelle capacità dell’azienda stessa di

posizionarsi sul mercato godendo di una particolare situazione favorevole

determinata dall’insieme di più variabili riconducibili alle doti

imprenditoriali, alla collocazione ed ubicazione, all’organizzazione

aziendale….

Questo insieme di variabili, rappresentato da fattori intangibili, costituisce a

avviamento.

tutti gli effetti un mezzo aziendale denominato

 È una grandezza che deriva sia

dall’effetto combinatorio positivo

determinato dai vari fattori produttivi

impiegati nell’attività aziendale sia

dalla capacità sistematica dell’impresa

di risultare funzionale;

 Trova espressione in una capacità

intrinseca dell’azienda, che esiste in

quanto esiste quella specifica

6. L’equilibrio finanziario combinazione aziendale e continuano ad

essere presenti quegli elementi

L’equilibrio finanziario = indica la capacità dell’impresa di assumere una struttura finanziaria per

garantire un sincronico flusso delle entrate e delle uscite e di conseguenza positivi riflessi in termini

economici.

È possibile identificare 2 dimensioni dell’equilibrio finanziario:

1. DIMENSIONE STATICA: inerente la struttura finanziaria assunta dall’azienda;

2. DIMENSIONI DINAMICA: riguardante l’adeguatezza della gestione finanziaria, nel

senso di capacità amministrativa di razionalizzare i percorsi finanziari d’impresa.

Bisogna ricorda l’intreccio tra sfera finanziaria e sfera economica, i cui effetti influenzano

reciprocamente i rispettivi equilibri che rappresentano parti del più ampio equilibrio aziendale. A tal

proposito, rivelano:

- delimitazione della sfera finanziaria;

- determinazione del fabbisogno finanziario e delle correlate forme di finanziamento;

- razionalizzazione della struttura finanziaria e dei relativi flussi. 51

 Lo studio dei costi e dei ricavi, I due aspetti sono presenti nella dinamica

aziendale ed in effetti l’attività gestionale si attua in

riguarda l’aspetto economico della gestione;

 conseguenza di una serie di decisioni tendenti ad

l’esame delle variazioni finanziarie utilizzare i mezzi finanziari in direzioni di

interessa la sfera finanziaria concernente investimenti in beni economico che, alimentando il

appunto l’analisi delle provviste di capitale, ciclo produttivo, generano la riproduzione di

delle sue relative variazioni e dei disponibilità finanziarie che rinnovano e

potenziano il ciclo stesso

corrispondenti impieghi secondo criteri di

convenienza economica.

7. Le dimensioni della sfera finanziaria

I processi aziendali generano una sorta di rotazione tra mezzi finanziari e mezzi economico, nel

senso che i mezzi finanziari si convertono all’inizio del ciclo in mezzi economici ed i mezzi

economici si riconvertono in mezzi finanziari al termine del ciclo.

fabbisogno finanziario

In relazione a ciò, rileva il concetto di Ammontare delle risorse necessarie per

lo svolgimento di una data attività.

La genesi del fabbisogno finanziario risiede nell’anteriorità della manifestazione dei costi rispetto ai

ricavi, fenomeno comune a gran parte delle aziende di produzione.

Tale percorso si presenta sin dalla costituzione di ogni azienda in quanto l’attivazione del processo

produttivo comporta l’esigenza in termini di conoscenza della misura dei mezzi finanziari necessari

all’avvio dell’attività.

determinare il fabbisogno finanziario iniziale

Per bisogna inserire nel calcolo alcuni fattori

fondamentali:  dimensione aziendale: la relazione tra dimensione aziendale e fabbisogno

finanziario è evidente in quanto al crescere della dimensione dell’azienda,

maggiori saranno le relative esigenze finanziarie: quanto più prevalgono

nella combinazione produttiva fattori a lenta velocità di rotazione tanto più

crescerà il fabbisogno finanziario iniziale dell’impresa;

 settore di attività: il fabbisogno è distinto a seconda del settore di attività

poiché è indubbio che le esigenze finanziarie di un’impresa industriale o

mercantile risultano differenti rispetto a quelle di un’impresa di servizi o di

un’impresa assicuratrice.

misurazione di tale fabbisogno

Per giungere ad una , gli strumenti in questione devono

favorire la conoscenza di informazioni inerenti la misura degli investimento strutturali di lungo/

breve termine e la ricerca delle forme più convenienti di copertura del fabbisogno finanziario

connesso. adozione del piano finanziario

In proposito, si rende necessario l’ che comprende :

 piano dei finanziamenti: riguarda il reperimento dei mezzi finanziari occorrenti per

fronteggiare il fabbisogno di capitale evidenziato dal piano degli investimenti;

 piano degli investimento: rappresenta lo strumento per razionalizzare le decisioni

riguardanti l’allocazione delle risorse aziendali tra i vari investimenti. Esso può

articolarsi in più piani: 52

- piano degli investimenti durevoli: è configurabile in un prospetto in cui risulta esposto il

complesso dei beni durevoli. Tra di essi,le classi più comuni di fattori a fecondità

ripetutua riportate normalmente in tale piano:

terreni;

fabbricati;

impianti;

macchinari ed attrezzature tecniche;

mobili ed arredamenti;

automezzi;

brevetti, diritti di concessioni…;

costi di impianto.

Il collegamento di tale piano con il fabbisogno finanziario iniziale emerge chiaramente

poiché esso segna l’entità della prima parte del fabbisogno finanziario dell’impresa che

coincide con il totale dei valori monetari di ciascun elemento patrimoniale elencato nel

prospetto.

Tra i fattori produttivi a fecondità semplice rientrano:

fattore lavoro (stipendi e salari);

materie prime e materiali di consumo;

costi per servizi industriali;

spese amministrative

- piano degli investimenti di breve durata;

- piano economico medio: piano che pone a raffronto i costi e i ricavi in funzione della

determinazione di un risultato economico medio. Occorre considerare i costi che l’impresa

ha previsto di sostenere mediamente in un periodo amministrativo per lo svolgimento della

sua attività produttiva; tra questi costi si dovrà tenere conto solo di quelli che generano

variazioni finanziarie (costi monetari), poiché i costi che non hanno diretto riscontro

finanziario non devono computarsi

- piano del fabbisogno finanziario iniziale

Il totale dei cosiddetti costi monetari rappresenterà la somma annua complessiva che l’impresa

dovrà mediamente destinare all’acquisto dei fattori produttivi a f.s., la cui misura non costituisce il

connesso fabbisogno finanziario: per pervenire a tale grandezza occorre tener conto della velocità di

circolazione degli stessi fattori e cioè del n° delle volte in cui in un periodo annuale essi ritornano

sotto forma monetaria.

Tale determinazione assume il nome di tasso di rinnovo del processo produttivo che dipende dal

ciclo monetario che indica quanto tempo impiega la moneta uscita per acquisire i fattori produttivi a

ritornare in azienda grazie alle vendite dei beni prodotti dall’azienda stessa.

Quanto + breve sarà la durata di tale ciclo, tanto più rapida risulterà la velocità di circolazione dei

fattori di breve durata e tanto minore il connesso fabbisogno finanziario.

Il valore annuo sarà determinato rapportando al totale dei costi monetari il relativo tasso di rinnovo:

tale misura risulterà aumentata di un importo inerente la presenza di un fondo cassa da tenere

costantemente disponibile in azienda per esigenze correnti.

Una volta completati i piani degli investimenti come sopra richiamati, la parte corrispondente del

paino finanziario si articolerà sulla base della distinzione tra:

- fabbisogno finanziario connesso agli investimenti di lunga durata;

- fabbisogno finanziario iniziale connesso agli investimenti di breve durata;

fondo cassa

- .

Le esigenze finanziarie dell’impresa in normale funzionamento (ossia in esercizi successivi al

primo) presentano fabbisogni ovviamente più contenuti rispetto alla fase costitutiva: ciò deriva dal

53

fatto che le risorse finanziarie necessarie al funzionamento di breve termine (fabbisogno

finanziario corrente = che dovrebbe essere assicurato dal flusso di ricavi generato dalla

gestione operativa dell’impresa stessa) si concretizzano nella misura volta a rigenerare i fattori

consumati, tendenzialmente quelli a fecondità semplice e ciò comporta un fenomeno denominato

finanziamento da ricavi.

Il rinnovo dei fattori a f. r. avviene secondo cadenze periodiche piuttosto ampio per cui il relativo

fabbisogno finanziario trova copertura mediante la capacità gestionale di graduale recupero nel

tempo dei mezzi finanziari inizialmente impiegati o attraverso il ricorso a fonti esterne di

finanziamento. FABBISOGNO FINANZIARIO

di un’impresa si articola tra:

Rinnovo dei fattori produttivi Rinnovo dei fattori produttivi

a fecondità semplice a fecondità ripetuta

Dal punto di vista contabile, si rendono utili a tal fine i cosiddetti preventivi finanziari o budget

mediante i quali si procede all’individuazione delle presunte riscossioni ed ai presunti pagamenti

dell’esercizio che sommati al fondo cassa iniziale, favoriranno la conoscenza del fondo cassa finale.

8. Le fonti di finanziamento

Il piano finanziario (oltre ad indicare il fabbisogno emergente dalla programmata struttura aziendale

e dalla conseguente gestione corrente) si deve completare con l’individuazione delle fonti di

copertura del fabbisogno stesso

La varie specie di fonti sono:

 fonti interne: derivanti da ciò che la gestione aziendale è in grado di generare;

 fonti esterne: si intendono tutte le fonti che non siano direttamente riconducibili alla stessa gestione, come i

finanziamenti concessi da soggetti terzi, tanto quelli operati dalla proprietà a titolo di capitale di rischio;

 fonti proprie: costituite dai mezzi propri conferiti in sede di costituzione o di aumento del capitale, dall’imprenditore

o dai soci nel caso di forme collettive. Esse sono caratterizzate da :

- stabilità;

- obbligo di rimborso solo alla cessazione dell’attività aziendale;

- senza di obbligo di remunerazione

Nell’ambito delle fonti proprie rientrano gli utili conseguiti dall’impresa che non vengono distribuiti e che

costituiscono le cosiddette riserve: in quest’ambito è possibile ricondurre i contributi che l’impresa è in grado

di ottenere da enti ed istituzioni pubbliche in relazione a leggi agevolazione finanziaria. È possibile per le

aziende richiedenti ricevere finanziamenti a vari livelli; si tratta di finanziamenti a fondo perduto.

 fonti di terzi: intese come fonti provenienti da indebitamenti con terzi. Derivano dal ricorso a

finanziamenti da terze economie, trovando espressione nei debiti di funzionamento e di

finanziamento. Esse sono caratterizzate da:

- obbligo di restituzione secondo tempi e modalità determinate;

- onerosità. 54

È possibile riscontrare varie tipologia di forme di finanziamento esterne all’azienda come:

* FORME DI FINANZIAMENTO DI LUNGA DURATA (OLTRE 5 ANNI):

- prestito obbligazionario: costituisce una forma di finanziamento basata sull’emissione di titolo

obbligazionari da parte dell’impresa. Il costo del prestito è rappresentato in questo caso dagli interessi che

periodicamente l’impresa corrisponde agli obbligazionisti, impegnandosi alla restituzione ad una data scadenza

del capitale ricevuto.

- mutuo: è un finanziamento oneroso in base al quale una parte (mutuante) concede ad un’altra parte

(mutuatario) la disponibilità per un certo periodo di tempo di una somma di denaro. Di durata generalmente

lunga (10/20/30 anni), ha una struttura che può variare un funzione delle condizioni che possono ricondursi

essenzialmente a due forme:

 a tasso di interesse fisso;

 a tasso di interesse variabile

- prestito subordinato: si tratta di veri e propri debiti verso terzi finanziatori, il cui diritto al rimborso può

essere esercitato solo dopo che siano stati soddisfatti tutti gli altri creditori non subordinati. Di medio – lungo

termine, contrappone un carico di oneri finanziari notevole in conseguenza dell’ovvio maggiore tasso di

interesse riconosciuto per tale forma di finanziamento;

- prestito senza scadenza: sono finanziamenti ricevuti da terzi che non presentano una definita data di

scadenza che consente di assimilare nella sostanza tali forme di debito ai mezzi propri.

* FORME DI FINANZIAMENTO DI MEDIO TERMINE ( TRA 1 E 5 ANNI) E

DI BREVE TERMINE ( MENO DI 1 ANNO):

- aperture di credito: consiste nell’affidamento concesso all’azienda da una banca, relativamente alla

possibilità di utilizzo di risorse finanziarie messe a disposizione entro limiti prestabiliti (fido) e ad un tasso di

interesse convenuto. La somma con il fido non viene necessariamente prelevata interamente sin dal primo

momento, ma consente di operare i prelevamenti in base alle necessità, tenendo conto che durante il rapporto è

possibile operare dei versamenti di somme di denaro per ridurre l’esposizione debitoria dell’impresa verso la

banca;

- anticipazioni a scadenza fissa: cioè l’erogazione di somme di denaro da parte di una banca per le quali

l’impresa che riceva il prestito si impegna a rimborsare nel breve periodo le somme ricevute, aumentate dagli

interessi. La somma viene inizialmente erogata in unica soluzione dalla banca a favore dell’impresa che a

fronte del prestito viene chiamata ad offrire delle garanzie rappresentate da titoli o da merci. Una forma

particolare di anticipazione si connette con i crediti aziendali, nel senso che le imprese che operano vendite

con concessioni di dilazioni di regolamento ai clienti possono ottenere finanziamenti secondo varie formule

riconducibili alle seguenti:

anticipazione salvo buon fine:

o in cui l’impresa riceve prima della scadenza l’importo del credito

senza che avvenga la cessione del credito stesso;

sconto di cambiali:

o in cui l’impresa, cedendo formalmente ad una banca crediti verso clienti

rappresentati da cambiali attive, riceve il netto ricavo dei crediti stessi sempre con clausola buon fine.

- project financing: è una specifica forma di finanziamento adatta per le imprese che operano su commessa,

cioè su ordinazioni di clienti inerenti opere generalmente di lunga durata. Tale forma di finanziamento

comporta l’erogazione della somma di denaro da parte dell’istituto finanziatore. Le modalità di rimborso del

prestito si collegano direttamente alle entrate derivanti la commessa;

- factoring: modalità di finanziamento effettuata da operatori specializzati a ciò per certi versi simile alle

anticipazioni su crediti, in quanto comporta la possibilità per l’impresa richiedente di ricevere in via anticipata

l’importo di un credito. Il ricorso a tale forma è tipico di quelle imprese che operano politiche di vendita basate

su regolari dilazioni di pagamento. Tale operazioni può assumere due principali forme:

1. factoring pro – solvendo: consiste in un’operazione di prestito che può a sua volta

articolarsi secondo differenti modalità di funzionamento a seconda che i relativi crediti

fungano da vera e propria garanzia per il finanziamento (in questo caso si è in presenza di 55

una sorta di anticipazione a scadenza fissa su crediti)ovvero da titoli che vengono scontati

con anticipo del netto ricavo ( ricorda le modalità dello sconto di cambiali);

2. factoring pro – soluto: si è in presenza di una vera e propria concessione dei crediti,

poiché il factor acquista di fatto gli stessi, assumendosi in pieno il rischio di insolvenza e

l’onere della gestione dei crediti.

- leasing: consiste in una forma di finanziamento in base alla quale un’impresa, rivolgendosi ad un istituto

specializzato di leasing può disporre senza dover procedere all’acquisto immediato di un bene nella forma

della locazione. L’istituto di leasing interviene nell’operazioni acquistando o finanziando la costruzione del

bene richiesto dall’impresa divenendone proprietario. Dopo concede in locazione tale bene all’impresa

richiedente dietro pagamento di una serie di canoni,comprensivi di una quota,parte del valore del bene e di una

quota parte relativa agli interessi dovuti sul capitale impiegato. Al termine del periodo contrattuale di locazione

è normalmente prevista la cosiddetta clausola di riscatto che consente al conduttore di riscattare la proprietà del

bene dietro pagamento di una somma già stabilita all’inizio del contratto;

- situazioni in cui il finanziamento risulta operato da

 socio dell’impresa:

una parte di un in tal caso occorre distinguere le situazioni in cui:

 il socio assume la veste di terzo finanziatore a tutti gli effetti, ciò operando un prestito alla

società che si impegna a restituire quello che diviene un vero e proprio debito di finanziamento ad una

certa scadenza, pagando nel contempo un interesse;

 dove l’erogazione delle somme da parte del socio venisse operata a titolo di capitale proprio,

si sarebbe in presenza dei cosiddetti versamenti in conto capitale che non soggetti a restituzione se

non al momento della liquidazione della società stessa;

- società appartenente al medesimo gruppo:

o da una si è in presenza di un prestito che assume gli

stessi caratteri di un qualsiasi finanziamento da terzi. È una sorta di autofinanziamento di gruppo, cioè di

capacità del gruppo, come insieme di aziende, di ritrovare al proprio interno le risorse necessarie per il

soddisfacimento del fabbisogno finanziario di gruppo.

DEBITI DI FUNZIONAMENTO costituiscono dei finanziamenti indiretti: le relative dilazioni

I

comportano l’inclusione nel prezzo di vendita praticato dai fornitori di un interesse implicito la cui

misura definisce il costo della dilazione stessa che consente di abbreviare la durata del ciclo

monetario e la necessità di copertura del fabbisogno finanziario.

La scelta delle varie fonti di finanziamento costituisce un passaggio fondamentale ai fini di una

razionale struttura finanziaria dell’impresa. I fattori principali a cui fare riferimento sono

rappresentati da:

- struttura legale che l’impresa intende assumere;

- la composizione degli investimenti;

- condizioni del mercato finanziario e del mercato creditizio;

- convenienza economica;

- politiche di approvvigionamento e politiche di vendita programmate dall’impresa;

- regime fiscale che disciplina le varie fonti di finanziamento.

9. Le correlazioni fonti - impieghi

Gli investimenti necessari all’avvio e al funzionamento del processo produttivo aziendale e le fonti

di finanziamento destinate alla copertura del fabbisogno finanziario generato dagli stessi

determinano la struttura finanziaria dell’impresa.

L’esigenza di finanziare le differenti tipologie di mezzi con adeguati fonti di finanziamento in grado

di rispettare la rotazione più o meno lenta degli investimento: è chiaro che nel caso di fattori

produttivi a fecondità ripetuta la relativa lunga durata necessita di una fonte di finanziamento di

lungo termine tendenzialmente di natura propria; nel caso di finanziamenti per conto di terzi ciò

favorirebbe la presenza di oneri figurativi e a tali effetti negativi si aggiungerà anche una costante

difficoltà di liquidità già nel breve termine a causa delle diversa duration dei tempi di recupero

dell’investimento e di restituzione del prestito. 56

È possibile poi valutare il grado di liquidità dell’azienda, ciò estrapolando dai mezzi di breve

durata, tutti i crediti a breve e le disponibilità di cassa e presso banche per il relativo confronto con

tutti i debiti di breve durata. Ulteriormente utile a tal proposito può risultare il calcolo del cosiddetto

ciclo monetario che consiste nella determinazione della durate media del percorso che impiega la

moneta dal momento dell’acquisto dei fattori produttivi.

10. I processi di autofinanziamento e l’analisi dei flussi finanziari

La capacità dell’azienda di perseguire condizioni di equilibrio duraturo dovrebbe favorire la

autofinanziamento

possibilità di attuare le cosiddette politiche di mediante i processi di

ritenzione degli utili aziendali.

Per ottenere ciò è necessario che il È un fenomeno che può considerarsi

flusso dei ricavi generati dallo espressione di una specifica politica

svolgimento dell’attività economica sia aziendale mediante la quale l’azienda

costantemente in grado di rinnovare i tende a soddisfare il proprio

processi produttivi oggetto dell’attività fabbisogno finanziario con risorse

stessa, garantendo nel contempo la provenienti dal funzionamento del

remunerazione degli oneri figurativi proprio processo produttivo.

Sostanzialmente nel momento in cui il flusso di ricavi generato dalle vendite fosse in grado di

sopravanzare i costi gestionali e gli oneri figurativi, il profitto perseguito favorirà un duplice effetto:

rigenerazione dei fattori produttivi consumati e potenziamento

- gestionale mediante reinvestimento della extra – ricchezza ottenuta con

ampliamento della capacità produttiva;

ritorno sotto forma monetaria delle risorse impiegate a vario titolo e la

- contestuale presenza di un’eccedenza finanziaria, il cui rimpiego nel

processo produttivo favorisce lo sviluppo aziendale.

CAPITOLO V: LA COMPONENTE ORGANIZZATIVA

La divisione del lavoro consente di incrementare a livelli dimensionali maggiori risultati

dell’attività economica: grazie ad essa si ottiene un generale incremento della produttività, dovuto al

fatto che la divisione del lavoro implica che le molteplici attività necessarie per concludere i cicli

produttivi sono frantumate in una successione di azioni e compiti, svolti da persone diverse.

La divisione del lavoro può essere osservata:

a LIVELLO MACROECONOMICO: emerge il fatto che la produzione di beni e servizi

differenti è svolta da aziende che operano in settori

differenti, cioè si guarda all’interno di ciascuna azienda;

a LIVELLO MICROECONOMICO: la divisione del lavoro riguarda la suddivisione del ciclo

produttivo svolto da ciascuna azienda in molteplici fasi,

ognuna delle quali è affidata a lavoratori a livello

macroeconomico; cioè si guarda a ciò che accade nel

sistema economico complessivo.

Emerge come è importante il ruolo svolto dalla componente organizzativa. 57

 Insieme di attività che consentono di realizzare il coordinamento e l’integrazione del lavoro all’interno

dell’azienda;

 Disegna il funzionamento aziendale determinando le fasi del lavoro che devono essere realizzate e

definendo le regole in forza della quali si ottiene il coordinamento delle stesse;

 Definisce i criteri, i metodi e le procedure necessarie per consentire il coordinamento delle attività

specializzate sul fondamento della divisione del lavoro;

 È parte integrante dell’amministrazione aziendale, svolgendo una fondamentale funzione strumentale

alla gestione;

 Le sue scelte condizionano i rendimento delle risorse impiegate nell’azienda, influenzando la capacità

di raggiungere, mantenere e migliorare l’equilibrio economico;

 È la componente del sistema che consente di dotare l’azienda di tutte le risorse (tecniche e umane)

necessarie per la realizzazione nel modo più efficiente dei processi produttivi.

1. La localizzazione aziendale e la dimensione ottima

La localizzazione identifica l’ambito territoriale dove l’azienda intende svolgere la propria attività.

Nella scelta risultano variamente influenti alcuni aspetti connessi ai mercati di approvvigionamento

dei fattori produttivi e della manodopera, ai mercati di collocamento dei prodotti o ai mezzi di

comunicazione e di trasporto.

È possibile ubicare in zone territoriali diverse le varie fasi strutturali aziendali, in funzione dello

svolgimento più efficace ed efficiente delle varie funzioni aziendali

Per quanto riguarda le scelte di localizzazione, si assiste ad un fenomeno in grado di influenzare

intensamente la divisione del lavoro settoriale sul piano internazionale: il riferimento è al

progressivo processo di integrazione dei mercati, dallo sviluppo delle tecnologie informatiche e

delle telecomunicazioni, dall’abbattimento delle barriere normative nazionali e dalla crescente

riduzione dei costi di trasporto. Tale processo di integrazione conosciuto con il termine di

globalizzazione,comporta l’allargamento dei mercati: anche le aziende minori si trovano ad operare

in uno scenario di maggiore complessità, caratterizzato dall’intensificazione della concorrenza, ma

che allo stesso tempo offre nuove opportunità. In questo quadro, spesso le scelte di localizzazione

puntano a sfruttare condizioni esistenti in altri paesi rispetto a quello natale per usufruire di

consistenti riduzioni dei costi di produzione.

Passando all’elemento dimensionale, è noto come le unità di produzione vengano spesso

classificate in piccole, medie o grandi imprese. La suddivisione delle aziende in categorie

dimensionali rimanda ad una classificazione basata su criteri di misura ampiamente condivisi.

La dimensione dell’impresa è condizionata da una pluralità di variabili, la cui reciproca coerenza è

necessaria per garantirne l’equilibrio della gestione.

Il concetto di dimensione è però relativo, in quanto un’azienda definita piccola, media o grande in

una realtà economica, se rapportata ad un contesto diverso può assumere una connotazione

dimensionale diversa.

Il problema fondamentale per l’imprenditore è quello di ricercare e giungere alla dimensione ottima,

cioè alla combinazione più efficiente in termini di produttività e redditività.

2. La struttura organizzativa

La scelta dei criteri di individuazione, classificazione ed assegnazione alle unità organizzative il

lavoro da svolgere, crea la struttura organizzativa di ciascuna impresa.

I criteri di divisione del lavoro seguono due logiche che determinano il grado di specializzazione: 58

1. divisione orizzontale: concerne il frazionamento dell’intero processo

produttivo in una serie di attività elementari, individuate in funzione delle caratteristiche

tecniche o in funzione della natura e dei mercati di sbocco dei prodotti.

Le attività elementari sono unità raggruppate in compiti (presentano diversi livelli variabili di

difficoltà tecnica);

ed attribuiti a determinate posizioni, cioè alle unità organizzative elementari (sono ordinate in

organi ai quali è attribuito lo svolgimento di funzioni complesse).

L’insieme dei compiti assegnati a ciascuna posizione costituisce una mansione ( sono costituite da

una pluralità di compiti da svolgere e sono caratterizzate da varietà).

I criteri adottati nella divisione del lavoro in senso orizzontale determinano il tasso di

specializzazione: anche una specializzazione molto accentuata può trascinarsi dei rischi, in quanto

un’azienda molto specializzata diventa poco flessibile, inadatta a reagire con sollecitudine ai

mutamenti del contesto ambientale.

L’attenzione alle motivazioni individuali è lo strumento che invece consente l’integrazione degli

obiettivi aziendali con quelli del lavoratore: pertanto una struttura organizzativa non può essere

governata solo dalle esigenze connesse ai processi tecnici di trasformazione, equiparando il lavoro

umano con quello di una qualsiasi macchina.

2. Divisione verticale: riguarda le definizione delle competenze di

comando e di coordinamento: alcuni organi risulteranno in un posizione gerarchica di

comando, altri in una posizione subordinata.

La distribuzione del potere tra i vari organi definisce il grado di accentramento della

struttura. Il potere è distribuito utilizzando lo strumento della delega, mediante la quale si

trasferiscono ad organi posti a livelli gerarchici inferiori parte delle competenze.

L’organigramma è la rappresentazione grafica che evidenzia gli organi della struttura ed i livelli

gerarchici nei quali sono situati.

Ovviamente, esso non può esplicitare in modo compiuto le mansioni, i compiti corrispondenti alle

diverse posizioni: intervengono a tal scopo i mansionari: documenti dettagliati con i quali sono

descritte le mansioni o i compiti attribuiti, le procedure ed i regolamenti che stabiliscono la

sequenza di svolgimento delle operazioni.

3. I principali modelli si struttura organizzativa

a) Struttura elementare: tipica delle piccole aziende, elementare in quanto le diverse funzioni

non sono ben distinte. Tutte le attività fanno riferimento all’imprenditore, aiutato da

dipendenti con posizioni intermedie ma con scarsa autonomia, in quanto prevale uno stretto

rapporto gerarchico. Il vantaggio risiede nella possibilità di formare rapporti diretti tra

l’imprenditore e i dipendenti. 59

b) Struttura funzionale: il criterio di fondo parte dalla considerazione che l’azienda è

suddivisa in una serie di aree funzionali; per cui l’attribuzione delle posizioni ed il

raggruppamento in organi avviene seguendo la logica delle aree. Il modello prevede la

formazione di due livelli gerarchici:

- direzione generale: preposta all’elaborazione delle strategia, alla composizione di

eventuali conflitti tra aree ed al controllo dei risultati;

- aree funzionali: concorrono all’elaborazione delle decisioni e rendono operativi gli

indirizzi stabiliti. Alle aree sono affiancati spesso gli organi staff.

La struttura funzionale è adatta alle aziende impegnate soltanto in un settore.

I vantaggi sono collegati all’alto tasso di specializzazione ottenuto dalle aree, al conseguente

incremento dei rendimenti delle risorse impiegate e allo sfruttamento delle conoscenze tecniche che

maturano al loro interno.

c) Struttura multidivisionale: al cui interno di creano delle divisioni nelle quali si svolgono

tutte le funzioni inerenti un determinato prodotto o un determinato mercato di sbocco. Le

divisioni sono organizzate come delle imprese e riproducono al proprio interno una struttura

funzionale. Esse godono di ampia autonomia, graduata in funzione del potere decisionale. I

limiti sono dati dal rischio di incremento dei costi causato dalla moltiplicazione delle aree

funzionali che svolgono le stesse mansioni, ma in divisioni diverse.

d) Struttura a matrice: tipica delle aziende che producono su scommessa.

(- un’azienda produce per il magazzino se la produzione viene programmata ed attuata in base a

determinate previsioni di assorbimento del mercato prima che la domanda del prodotto si

esprima effettivamente;

un’azienda produce su scommessa quando è la domanda, il cliente che commissiona un

determinato prodotto secondo parametri tecnici da questi stabiliti).

La produzione su scommessa ha per oggetto prodotti complessi la cui ultimazione richiede

tempi lunghi. La struttura a matrice si caratterizza per la presenza di organi posto ai lati di

un’immaginaria matrice rappresentati dalle aree funzionale e dalle unità di progetto. 60

L’intento è quello di associare i vantaggi delle struttura funzionale e delle struttura

multidivisionale.

Nella realtà le strutture organizzative si articolano secondo modalità che più aderiscono agli

specifici obiettivi aziendali; non bisogna pensare alla struttura organizzativa come un assetto

immutabile. 4. Funzioni e processi aziendali

La gestione aziendale si concretizza in un complesso di operazioni e attività coordinate finalizzate

al raggiungimento delle finalità aziendali. È possibile pervenire a delle scomposizioni astratte

dell’unità economica aziendale per migliorare la comprensione e l’analisi del fenomeno aziendale.

Si distinguono due principali modalità di studio dell’azienda e cioè:

- studio per funzioni: si rivolge ad identificare i singoli sub- sistemi operativi in base ai quali

risorse, fattori produttivi utilizzati e competenze risultano accomunati da un punto di vista tecnico.

- studio per processi: fonda la propria impostazione sugli obiettivi delle operazioni che risultano

accomunate dall’identità del fine per il quale vengono effettuate.

5. Le funzioni aziendali

Con tale espressioni si intendono indicare i singoli sub- sistemi operativi in base ai quali risorse,

fattori produttivi utilizzati e competenze risultano accomunati da un punto di vista tecnico.

È tradizionalmente diffusa l’impostazione secondo cui si distinguono le seguenti principali funzioni

aziendali:

 Sono funzioni caratteristiche (o operative) rivolte al

Marketing raggiungimento degli obiettivi aziendali, assumendo

 Produzione e logistica caratterizzazione specifica in funzione del settore di attività

 Ricerca e sviluppo

 Pianificazione strategica Sono funzioni integrative (o ausiliarie) sono un’attività di

 Organizzazione e personale supporto al governo aziendale.

 Amministrazione e controllo

5.1. Le funzioni caratteristiche

MARKETING: è una funzione complessa rivolta a regolare i rapporti tra azienda ed ambiente esterno

per favorire l’analisi dell’ambiente in cui l’azienda opera. 61


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Polidori Stefano.

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