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Scienza delle finanze primo parziale, prof. Paolo Balduzzi

Appunti di scienza delle finanze sul primo parziale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Balduzzi dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di economia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Scienze delle finanze docente Prof. P. Balduzzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Per costruire un equilibrio pareto efficiente dobbiamo massimizzare la funzione di utilità di un individuo sotto il vincolo che all’altro individuo

(w

sia assegnato un determinato livello di utilità. Esattamente quello che abbiamo fatto prima: abbiamo max U = U , g) e vogliamo che U

1 1 1 2

= U (w , g) = U (w - C(g) - w , g) = U*. Si tratta di un problema di ottimizzazione vincolata che si risolve con la Lagrangiana e infine si

2 2 2 2

!

ottiene la condizione di ottimo paretiano per quanto riguarda i beni pubblici SMS + SMS = SMT (= CM ).!

1 2 w,g g

!

Esternalità

Classico esempio di esternalità negativa è l’inquinamento: un’impresa inquina un fiume con il suo processo di produzione, un’altra impresa

che ha bisogno dello stesso fiume per produrre si trova il fiume inquinato e quindi subisce un’esternalità negativa o un danno. Quello che

contraddistingue il rapporto tra le due imprese (e che quindi caratterizza l’esternalità come tale) è il fatto che manca un prezzo ovvero una

compensazione per il danno o per il beneficio ricevuto in caso di esternalità positiva. Un esempio di esternalità positiva è la ricerca. La

“L’azione di un soggetto economico influenza direttamente il benessere di un altro soggetto”

definizione più precisa di esternalità: quindi se

l’altro soggetto è un individuo l’esternalità influenzerà la sua utilità, se l’altro soggetto è un’impresa l’esternalità influenzerà il suo profitto. Il

mercato fallisce perché per allocare i beni in maniera ottimale utilizza il meccanismo dei prezzi: ma se i prezzi sono sbagliati ovvero non

racchiudono tutte le informazioni sui danni e benefici dell’attività economica, allora il mercato sta allocando le risorse sulla base di prezzi

sbagliati quindi l’allocazione non può essere pareto efficiente. Si possono avere esternalità positive/negative, nella produzione/consumo.

!

!

Esternalità negativa produttore-produttore

!

Due imprese, A (impresa inquinante) e F (impresa che ha bisogno di acqua pulita):

! →

La funzione di costo dell’impresa A dipende da x = prodotto dell’impresa A e da z = livello di inquinamento/esternalità di A C A (x, z)

δC / δz < 0 derivata prima negativa vuol dire che numeratore e denominatore vanno in direzioni opposte: se aumenta l’esternalità,

A

!

diminuiscono i costi e quindi i profitti aumentano; se diminuisce l’esternalità, aumentano i costi e quindi i profitti diminuiscono.

! →

La funzione di costo dell’impresa F dipende da y = prodotto dell’impresa F e da z = livello di inquinamento/esternalità di A C F (y, z)

δC / δz > 0 già il fatto che ci sia una derivata ≠ 0 significa che i costi e quindi i profitti dell’impresa F sono influenzati da una variabile z

F

che è fuori dalla sfera decisionale dell’impresa F. L’impresa F subisce o beneficia di decisioni che non può prendere lei: in questo caso

derivata prima negativa vuol dire che se aumenta l’esternalità, aumentano i costi e quindi i profitti diminuiscono.

!

!

Soluzione individuale (di mercato)

Dimostriamo ora che la soluzione di mercato non è efficiente quindi che il mercato fallisce in presenza di esternalità e poi studiamo alcuni

metodi proposti e utilizzati per risolvere il problema delle esternalità. La soluzione di mercato è una soluzione decentrata: quando ogni

impresa per sé massimizza il proprio profitto o minimizza i suoi costi senza pensare a cosa succede nel resto del mondo. Il 1° teorema

dell’economia del benessere ci dice che un equilibrio di mercato concorrenziale è un ottimo paretiano, vediamo se questo vale in presenza

!

di esternalità. Abbiamo due funzioni di profitto:

!

∏ (z) = max {p x - C (x, z)} e ∏ (z) = max {p y - C (y, z)}

A x,z x A F y y F

Nella massimizzazione del profitto l’impresa A può scegliere sia la quantità da produrre x sia il livello di inquinamento z, che sono entrambe

variabili che influenzano il profitto dell’impresa A. L’impresa F invece può scegliere solo quanto produrre, anche se il suo profitto dipende

dal livello di inquinamento di A. Quindi quanto inquinamento c’è quando il mercato alloca le risorse, cioè quando le aziende decidono

!

quanto produrre in maniera individuale? Per trovare il livello di inquinamento z* che massimizza il profitto in una soluzione di mercato:

!

δ ∏ (z*) / δz = 0

A

Quando il livello di inquinamento scelto dall’impresa A è pari a z*, allora δ ∏ (z*) / δz = 0 e quindi è vero che il profitto è massimo. Questa

A

derivata prima ci dice come varia il profitto dell’azienda quando varia il livello di inquinamento, quindi visto che l’inquinamento è positivo

.

per l’azienda, possiamo interpretare questa derivata come un “beneficio marginale” Quindi l’azienda che massimizza il profitto in una

BM A

continua ad inquinare fintantoché il beneficio di una unità aggiuntiva di inquinamento è non negativo.

situazione di mercato Fintantoché

inquinare mi porta un beneficio positivo (aumenta di qualche € il mio profitto) continuo ad inquinare, quando l’ultima unità di inquinamento

non cambia il mio profitto finisco di inquinare. Se andassi avanti ad inquinare addirittura avrei un effetto opposto. Quindi l’impresa finisce di

inquinare quando il ovvero il beneficio di una unità aggiuntiva di inquinamento sui propri profitti è pari a 0. Soluzione di mercato:

! BM BM A=0

!

Soluzione efficiente

Abbiamo una situazione di esternalità, vediamo la soluzione di mercato e la confrontiamo con la soluzione efficiente. Per trovare la

!

condizione efficiente massimizzo contemporaneamente il benessere di tutte le imprese presenti in questo sistema economico:

! + p

max {p x y - C (x, z) - C (y, z)}

x,y,z x y A F

Livello di z che massimizza il livello di benessere? z influenza sia il profitto dell’impresa A sia il profitto dell’impresa F, derivando quindi

!

questa funzione di profitto totale rispetto a z otteniamo questa condizione di efficienza:

! →

(z’) / δz = 0 δ ∏ →

δ ∏ (z’) / δz + δ ∏ (z’) / δz = - δ ∏ (z’) / δz BM = CM

A F A F A F

z’ è la soluzione efficiente ovvero il livello di inquinamento che soddisfa questa condizione di primo ordine, rendendo nulla la derivata

prima. La soluzione pareto-efficiente prevede che ci sia un’uguaglianza tra benefici marginali BM per l’impresa A e costi marginali CM per

l’impresa F. Soluzione efficiente: BM = CM

A F Pagina 4 di 26

Le due condizioni (di mercato e efficiente) sono diverse: per massimizzare il profitto il mercato richiede che si inquini fin tanto che il BM sia

A

non negativo e fin tanto che . Le due condizioni sono identiche quando CM = 0 (quando il costo marginale dell’inquinamento

BM = CM F

A F

sull’impresa F è pari a 0) ovvero quando non c’è esternalità. Quindi di fatto abbiamo dimostrato nuovamente il 1° teorema dell’economia

!

del benessere: il mercato fallisce nel senso che non porta a produrre un livello di inquinamento pareto efficiente e lo Stato deve intervenire.

Il grafico dell’impresa A mette in relazione il livello di inquinamento e l’effetto marginale sui profitti per l’impresa A e per l’impresa F. In base

alla soluzione di mercato, all’impresa A conviene inquinare fintantoché i BM sono non negativi, quindi smette di inquinare quando = 0

BM

A A

ovvero in z*. La funzione di costo marginale CM = CME costo marginale esterno. La soluzione pareto efficiente si ha nel punto E

F

! =

quando BM CM con un livello di inquinamento z’. Il grafico illustra anche due regole generali delle esternalità:

A F

z* > z’ il livello di inquinamento efficiente è minore rispetto al livello di inquinamento determinato sul mercato (in presenza di esternalità

negativa il mercato ne produce troppa, in presenza invece di esternalità positiva il mercato ne produce troppo poca: il problema del free-

!

riding che porta all’inefficienza del bene pubblico porterà ad avere una produzione insufficiente di bene pubblico)

z’ > 0 invece di essere nullo, perché l’esternalità crea anche dei benefici che vanno però bilanciati con i suoi costi

!

!

Come rimediare alle esternalità

“imposte pigouviane” dato che la causa del fallimento è dovuta al fatto che i prezzi non tengono conto dei costi indotti dall’esternalità,

• introdurre un’imposta aiuta l’impresa che produce esternalità a tener conto di questi danni marginali. Per essere efficiente, questa

imposta t dev’essere uguale al costo marginale esterno CME valutato nel punto di ottimo. Se lo Stato introduce un’imposta pari a t per

ogni unità di inquinamento prodotta dall’impresa A, se l’azienda deve pagare un prezzo t per ogni unità di esternalità che produce, cosa

succede alla curva dei benefici marginali BM ? Diminuisce di t quindi traslandola verso il basso di t, la curva dei benefici marginali BM

A A

diventa = 0 proprio in z’ quindi la soluzione di mercato a questo punto diventa la soluzione efficiente. Con l’imposta pigouviana lo Stato

ha un gettito che può utilizzare come vuole, però da qualche anno a questa parte si è diffusa l’idea del cosiddetto “doppio

dividendo” ovvero introduco un’imposta che riduce l’inquinamento, inoltre questo gettito posso utilizzarlo per investire in tecnologie

pulite o per ridurre altre imposte, tipicamente l’imposta sul lavoro quindi ridurre il cuneo fiscale. In Italia nel 1999 era stata introdotta la

carbon tax per le aziende energetiche il cui gettito avrebbe dovuto ridurre il cuneo fiscale ma per la traslazione di imposta ci si rese

! conto che quell’imposta energetica non era pagata dalle aziende ma era di fatto pagata dagli stessi consumatori.

“regolamentazione” lo Stato sapendo che il livello di esternalità efficiente è z’ impone dei limiti alla produzione di esternalità, al

• massimo l’impresa può produrre z’. Quindi l’imposta fa variare il prezzo dell’esternalità, la regolamentazione interviene direttamente sulla

! quantità prodotta.

Il problema comune tra questi due approcci è che entrambi prevedono che lo Stato (che impone l’imposta pigouviana pari al CME o che

impone all’impresa di produrre esattamente z’) conosca il CME e z’ ma questi sono dati dalla tecnologia delle due imprese e lo Stato per

saperli dovrebbe chiedere alle imprese la loro funzione di costo e di profitto: sorge un problema informativo poiché se andate a chiedere

all’impresa A quale sia il beneficio marginale dell’inquinamento questa avrà una tendenza ad esagerarlo, così come se andate a chiedere

all’impresa F quale sia il costo marginale dell’inquinamento. Quindi lo Stato sulla base di queste informazioni difficilmente potrà calcolare

un livello di imposta pigouviana o di regolamentazione che sia davvero quello efficiente. Per questi motivi e anche perché in ogni caso la

mano dello Stato è vista come pesante, nella scuola di Chicago degli USA intorno agli anni 70 si sviluppa questa idea del teorema di

!

Coase: siamo sicuri di aver bisogno di un intervento così pesante dello Stato o ci possiamo accontentare di un intervento minimale?

“teorema di Coase” “affinché il mercato raggiunga una soluzione efficiente serve solo chiarire chi inizialmente ha il diritto a fare cosa,

• quindi l’attribuzione dei diritti di proprietà. É poi la libera contrattazione delle parti a stabilire la soluzione efficiente” quindi lo Stato si

limita ad attribuire precisi diritti ai soggetti interessati. Se A diminuisce di un’unità l’inquinamento i profitti di A diminuiscono, però i costi

di F diminuiscono molto di più di quanto si riducono i profitti di A, quindi F è disposto ad utilizzare ciò che risparmia dalla diminuzione

dell’inquinamento per compensarla (per dare ad A esattamente il profitto che perde) e si procede in questo modo fin tanto che F è in

grado di compensare A per quello che perde. É come se lo Stato avesse allocato ad A il diritto ad inquinare quanto voleva, quindi A può

vendere questo diritto tramite un contratto: A si impegna a rinunciare ad un’unità di inquinamento che avrebbe diritto a produrre, in

cambio di tot risorse da parte di F. La situazione sarebbe stata diversa se F avesse avuto la sua fattoria con acqua cristallina e A avesse

avuto problemi a tenere aperta la sua impresa perché i costi di uno smaltimento completo in discarica erano troppo elevati: a questo

punto sarebbe stata l’impresa A a proporre ad F la contrattazione. L’inquinamento z = 0, è vero che i costi di F aumenterebbero perché

deve ripulire il fiume però il profitto di A aumenterebbe molto di più rispetto a quanto aumentano i costi di F quindi sono disposto a

compensarti. E così via finché non raggiungono il punto di produzione efficiente di esternalità z’. Il teorema di Coase richiede inoltre che

non ci siano costi di transazione. Quindi con attribuzione chiara dei diritti di proprietà e assenza di costi di transazione, le parti si

! possono accordare.

! →

“fusione di imprese” fondendosi, questa nuova impresa deve tener conto dei benefici ma anche dei costi

! →

“produzione pubblica” lo Stato interviene direttamente chiudendo le imprese o acquisendole

• →

“diritti trasferibili” partono dall’idea di Coase dell’attribuzione dei diritti: se ci sono dieci aziende che inquinano in un paese, il paese

• può decidere che l’inquinamento totale del paese dev’essere pari a 100 quindi può decidere di attribuire a ciascuna delle aziende dei

diritti ad inquinare pari a 10. Se un’azienda ha bisogno di produrre più esternalità può cercare di acquistare diritti ad inquinare da parte

di altre aziende, se un’azienda invece non ha bisogno di questi diritti può utilizzarli come fattore di produzione (vendo i diritti e ho un

profitto che posso monetizzare o utilizzare per investire in tecnologia pulita e quindi liberare ancora diritti che posso continuare a

vendere). È una soluzione molto utilizzata, tutti i protocolli internazionali che prevedono la riduzione di emissione di sostanze inquinanti

prevedono soluzioni di questo tipo: chi aderisce ai protocolli si impegna a ridurre l’inquinamento totale del proprio paese nel

tempo attraverso una riduzione progressiva dei diritti ad inquinare allocati. Lo Stato lo può fare gratuitamente oppure tramite delle aste.

Pagina 5 di 26

I FALLIMENTI DI MERCATO: MONOPOLIO NATURALE E ASIMMETRIE INFORMATIVE

!

!

Monopolio naturale: perdita secca di monopolio

Costi marginali costanti: dove la domanda incontra l’offerta abbiamo l’equilibrio di mercato concorrenziale q che dà il massimo del

c

benessere per la società. Quando però c’è un’impresa che può influenzare i prezzi, per esempio un’impresa monopolista, l’impresa non

osserva più i prezzi come dati ma li può influenzare essa stessa. Quindi il nuovo livello che determina il prezzo è quello in cui i costi

marginali CM sono uguali ai ricavi marginali RM, viene individuata la quantità che il monopolista vuole produrre q e la funzione di

m

domanda determina il vincolo del monopolista nel fissare un prezzo p . Per dirvi che c’era una perdita di benessere passando dalla

m

concorrenza perfetta al monopolio vi hanno detto che c’è una perdita di surplus del consumatore: in concorrenza perfetta l’area di surplus

del consumatore è il triangolo p,p ,C. La curva di domanda indica la disponibilità a pagare di un soggetto rispetto ad una determinata

c

quantità di bene. Quello che succede in equilibrio è che il consumatore pagherà p ma non solo per acquistare la c-esima ma anche per

c

tutte le quantità precedenti: quindi la differenza tra quanto effettivamente paga la prima unità e quanto è disposto a pagarla dà una misura

del suo benessere per la prima unità, la differenza tra quanto effettivamente paga la seconda unità e quanto è disposto a pagarla dà una

misura del suo benessere per la seconda unità è così via. In monopolio l’area di surplus del consumatore è data da p,p ,m quindi

m

passando dalla concorrenza perfetta al monopolio, parte del benessere viene perduto (perdita secca di monopolio). É per questo che il

monopolio può essere considerato un fallimento di mercato.

!

!

Possibili soluzioni

!

Le possibili soluzioni sono: →

“nazionalizzazione del servizio” lo Stato può decidere di fornire quel bene e di venderlo al prezzo che si sarebbe stabilito se il mercato

! fosse stato concorrenziale →

“regolamentazione senza compensazione” lo Stato può intervenire regolamentando il mercato e obbligando il monopolista a fissare il

! prezzo pari al costo marginale p = CM

Tuttavia ci sono forme di monopolio dette monopolio naturale in cui costi medi AC > costi marginali MC, vuol dire che vendendo in questo

modo, il monopolista o lo Stato incorrerebbero in una perdita e quindi se qualcuno vi obbliga a vendere ad un prezzo per cui vi si realizzano

delle perdite voi preferite non produrre. Di solito si ha questo problema quando si tratta di una tecnologia di produzione per la quale ci

sono elevati costi fissi iniziali per cui le prime unità di bene prodotto costano molto e via via costano molto meno: sono tecnologie

caratterizzate dai cosiddetti rendimenti di scala crescenti (o costi medi AC decrescenti) per esempio quasi tutti i servizi di rete in cui c’è

bisogno di un’infrastruttura iniziale come una linea telefonica, distribuzione dell’acqua o luce. In caso di monopolio naturale non è possibile

!

imporre al monopolista di vendere al CM perché avrebbe una perdita, allora ci sono due interventi che lo Stato può fare in questo caso:

“compensazione tramite imposta” quindi compensare il monopolista per la perdita che subisce, lo Stato impone al monopolista di vendere

• al prezzo p e compensarlo per la perdita in cui incorre, quindi p = CM. Con questo metodo la compensazione viene data da parte della

c

collettività perché il monopolista va incontro a delle perdite che lo Stato rimborsa altrimenti il monopolista starebbe fuori dal mercato e

! la compensazione è pagata da tutti i contribuenti.

compensazione tramite prezzo” quindi lo Stato può rinunciare di chiedere al monopolista di vendere al prezzo di concorrenza perfetta p

• c

ma può imporre al monopolista di produrre ad un prezzo che è appena sufficiente a coprire i costi medi quindi p = AC ma senza avere

extraprofitti. C’è comunque questa perdita di benessere sociale, tuttavia è un compromesso tra una perdita più elevata e il rischio che

il monopolista decida di fare un altro lavoro. Con questo metodo lo Stato non effettua nessuna compensazione, il costo del servizio è a

carico solo di coloro che usano il servizio perché la compensazione avviene attraverso un aumento del prezzo di vendita del servizio

! quindi ricade su chi effettivamente paga il sevizio che è messo in vendita.

Lo Stato sceglie quale sistema utilizzare in base al tipo di servizio, perché ci possono essere servizi che producono solo benefici privati e

allora è giusto che chi consuma questo bene copra i costi di produzione di questo bene oppure potrebbero essere dei beni che producono

anche delle esternalità positive e allora in questo caso vuol dire che il benessere dato dalla produzione di quel bene ricade anche sulle

!

persone che non consumano quel bene quindi è giusto che lo Stato sussidi questa produzione.

!

Asimmetrie informative

Questo fallimento di mercato dà luogo a due tipologie di problemi: “azzardo morale” e “selezione avversa”. Il problema che si affronta è il

seguente: cosa succede se una delle due parti coinvolte in una compravendita ha più informazioni rispetto all’altra? Queste informazioni

!

possono riguardare le caratteristiche del bene venduto oppure dei comportamenti.

L’individuo avverso al rischio ha utilità del valore atteso/medio VA superiore al valore attesto dell’utilità EU oppure ha funzione di utilità

concava. Facciamo vedere che la cosa problematica per il mercato non è tanto l’incertezza su quello che accade (problema che il mercato

riesce a risolvere in alcuni modi) ma il problema dell’asimmetria informativa, quindi il mercato risolve il problema dell’incertezza ma fallisce

con l’asimmetria informativa. Prendiamo un lavoratore che se sano guadagna uno stipendio pari a w = 1000, se malato (questo può

accadere con probabilità n = 1/3) guadagna uno stipendio pari a 250. Il “reddito atteso/medio” è dunque: (2/3)·1000 + (1/3)·250 = 750 =

VA. Il concetto di “utilità attesa” invece fa riferimento a come il reddito si trasforma in utilità: nell’ipotesi in cui questo lavoratore abbia

un’utilità che dipende esclusivamente dal suo reddito avremo (2/3)·U(1000) + (1/3)·U(250) = EU. Il lavoratore avverso al rischio ha utilità

del valore atteso U(750) maggiore dell’utilità attesa EU ovvero vuol dire che se a questo lavoratore invece di dire ‘potresti guadagnare 1000

con probabilità 2/3 e 250 con probabilità 1/3 oppure avere 750 con certezza’ lui preferisce 750 quindi preferisce una situazione di certezza

!

ad una di incertezza. Pagina 6 di 26

!

Assicurazione e risk pooling

Quando c’è incertezza, ci sono individui avversi al rischio che preferirebbero cambiare la propria situazione di incertezza con una situazione

di certezza. Ci sono due modi che si è inventato il mercato per risolvere questo problema: attraverso l’assicurazione (per cui un’impresa

neutrale al rischio si assume i rischi degli individui avversi al rischio attraverso la stipula di un contratto) e il risk pooling ovvero un’altra

possibilità per risolvere il problema dell’incertezza è quello di mettere in comune i propri rischi. Per esempio prendiamo due individui, ogni

mattina sanno che potrebbe andargli bene o male: se va bene avranno 0 normalizzato, se va male avranno -100 (la probabilità che vada

bene o male è pari a 0,5) quindi il valore atteso VA di ogni nuovo giorno è pari a VA = 0,5·0 + 0,5·(-100) = -50 mentre la varianza, misura

della variabilità dei guadagni, è pari a var = 2500. Ogni giorno o guadagnano 0 o -100 quindi la variabilità del loro guadagno è molto elevata.

Facendo il pooling dei rischi questa variabilità si riduce: se a qualcuno dei due va male, l’altro utilizza il suo stato positivo per compensare

un po’ questo individuo a cui è andata male. Vuol dire che la situazione adesso diventa una in cui ci sono 4 possibilità: una possibilità in cui

ad entrambi le cose vanno bene (guadagnano entrambi 0), una possibilità in cui ad entrambi le cose vanno male (perdono entrambi 100

quindi la perdita aggregata è pari a 200), oppure le due possibilità in cui a uno le cose vanno bene e all’altro vanno male: in questi casi il

primo individuo perde 100 ma l’accordo è che l’altro individuo gli passi 50 e al contrario se le cose vanno male all’altro individuo, quindi in

questo caso entrambi realizzano un guadagno unitario pari a -50. La probabilità di ogni evento in questo caso è 0,25. A questo punto il

valore atteso del loro guadagno è identico ma la variabilità di questo guadagno/perdita è decisamente inferiore rispetto a prima, perché non

è più una situazione in cui o hai tutto o non hai niente ma è una situazione in cui se ti va bene hai tutto, se ti va male non hai niente, ma

negli altri casi potresti avere un po’ e un po’. All’aumentare del numero di individui, il valore atteso rimane sempre identico ma la variabilità

!

scende via via che si aggiungono individui.

!

Adverse selection

Il paradigma di riferimento in questo modello prevede che ci sia un principale e un’agente: il principale non conosce alcune caratteristiche

dell’agente. Gli individui che stanno male sono disposti a pagare di più per l’assicurazione. Cosa succede in questo mercato? Se voglio

stabilire un prezzo che mi permette di coprire i miei costi devo stabilire un prezzo sufficientemente elevato per coprire il costo che sosterrò

sicuramente per la metà di voi che è malata, ma questo costo in termini attesi è troppo elevato per gli individui sani e quindi non verranno da

me. Io anticipo questo fatto che gli individui sani non verranno da me quindi so che se uno viene da me ad assicurarsi sarà sicuramente un

individuo malato e quindi gli chiederò un prezzo più elevato che lui sarà disposto a pagare, ma succede che gli individui sani non possono

assicurarsi perché non so distinguere se sono individui sani o malati. Questo è il problema sanitario della selezione avversa. C’è quindi

un fallimento di mercato, addirittura un mercato che salta (quello degli individui sani che non possono assicurarsi) allora lo Stato potrebbe

ma sempre nell’ottica di provare a vedere se il mercato da sé riesce a risolvere

intervenire imponendo l’assicurazione obbligatoria per tutti, “contratto incentivante”

questo problema, il mercato può effettivamente trovare una soluzione con il cosiddetto che porta ad una

autoselezione dei clienti che avviene in questo modo: offro due contratti, uno con premi elevati e copertura totale e uno con premi bassi a

copertura parziale: se il grado di copertura e il premio sono disegnati in maniera ottimale, questo permette all’assicuratore di farvi

autoselezionare perché l’individuo con un alto rischio di ammalarsi è quasi sicuro che si ammalerà quindi preferisce una copertura totale ed

è disposto a pagare di più, mentre l’individuo che ha bassa probabilità di ammalarsi sa che è molto probabile che non si ammalerà e si può

accontentare di una copertura parziale perché questo gli permette di pagare un prezzo che lui è disposto a pagare. Non è comunque una

soluzione ottimale perché la soluzione ottimale richiede che ci sia copertura totale di chi si vuole assicurare. Qui abbiamo degli individui

che sono avversi al rischio, metà degli individui possono trasferire direttamente il rischio, l’altra metà degli individui può trasferire il rischio

solo in maniera parziale: il mercato continua a fallire ma è chiaramente un fallimento di misura più limitata rispetto alla sparizione del

mercato per le persone con basso rischio di ammalarsi.

!

!

Moral hazard

L’altro problema è quello del comportamento sleale, si guarda in questo caso ad un’azione che l’agente può compiere dopo l’assicurazione

del contratto: un’assicurazione privata non è in grado di distinguere i clienti che, dopo aver stipulato il contratto, saranno prudenti o

“contratto incentivante”

imprudenti. In questo caso la soluzione è sempre un che prevede la partecipazione al rischio ovvero nel caso degli

individui che pagano un prezzo elevato, non far pagare nulla (pago tanto di assicurazione sanitaria e poi faccio quello che voglio) e gli altri

invece pagano un prezzo inferiore ma se capita qualcosa sono disposti a pagare un piccolo prezzo quindi compartecipano al rischio che

capiti qualcosa. Questa è una soluzione di mercato, non è una soluzione efficiente perché anche gli individui prudenti vorrebbero

assicurarsi totalmente ma non possono a causa del problema dell’asimmetria informativa. Quindi il problema dell’asimmetria informativa si

esplica in due situazioni, azzardo morale e comportamento sleale, il mercato ha trovato delle soluzioni che non sono soluzioni efficienti ma

che comunque evitano la sparizione del mercato che sarebbe diretta conseguenza dell’asimmetria informativa. In questo caso un esempio

di intervento pubblico è l’assicurazione pubblica obbligatoria nel campo della sanità e della previdenza.

!

!

Riassumendo

Finora abbiamo stabilito che il ruolo dello Stato in economia è decisamente esteso. Ci chiediamo se esistono giustificazioni teoriche al fatto

che lo Stato intervenga in economia: ne abbiamo trovati almeno due che si chiamano teoremi dell’economia del benessere. Il 1° teorema

dell’economia del benessere ci dice che lo Stato interviene in economia per garantire l’efficienza: ci dice che ogni equilibrio di mercato

concorrenziale è un ottimo paretiano e allora lo Stato interviene tutte le volte che il mercato non è perfettamente concorrenziale (beni

pubblici, esternalità, asimmetrie informative, monopolio naturale). L’economia del benessere ci dice che lo Stato interviene anche per

garantire l’equità, ovvero lo Stato ha delle prerogative riguardo alla distribuzione del benessere tra i cittadini, che riflettono un po’ la visione

di chi ci governa o la visione di chi è governato: questa visione è sintetizzata dall’economista con le funzioni di benessere sociale FBS che

rappresentano appunto i criteri di equità che gli individui e la società possono avere e quindi sulla base del 2° teorema dell’economia del

benessere lo Stato è legittimato ad intervenire in economia per garantire un’equa distribuzione del benessere. Abbiamo quindi approfondito

le funzioni di benessere sociale e i fallimenti di mercato.

! Pagina 7 di 26

!

TEORIA DELLE SCELTE COLLETTIVE

Le istituzioni contano nel senso che come vengono disegnate le regole istituzionali (legge elettorale, Costituzione) hanno ripercussioni dal

punto di vista delle variabili economiche. Analizzeremo i problemi di scelte collettive in democrazia diretta, quando i cittadini scelgono

direttamente qualcosa e in democrazia rappresentativa. Lo Stato è una tecnologia che dovrebbe raccogliere come input le preferenze

individuali e farle diventare una cosiddetta preferenza collettiva: vediamo come avviene questo processo. Lo Stato osserva le preferenze

individuali per esempio facendo votare cittadini e sceglie l’imposizione fiscale, per quanto riguarda l’istruzione se dev’essere gratuita o

obbligatoria e infine le pensioni: sono tutte decisioni economiche che lo Stato prende sulla base delle preferenze individuali. Se non c’è

perfetta corrispondenza tra quello che le persone vogliono e quello che lo Stato fa significa che all’interno di questo meccanismo ci sono

delle distorsioni. Al di qua e al di là del confine di Nogales, cambiano le possibilità di accesso alle istituzioni economiche e politiche.

Diverse istituzioni portano a diversi incentivi per gli abitanti delle due metà della stessa città e quindi a risultati molto differenti: il fatto di

nascere in due città identiche ma in cui l’accesso alle istituzioni economiche e politiche è diverso, porta ad uno sviluppo economico e non

solo completamente diverso.

!

!

Effetti economici delle leggi elettorali

!

Due casi estremi di leggi elettorali:! ogni partito ha un

Legge elettorale proporzionale (PR): numero di seggi in parlamento in proporzione ai voti presi nelle votazioni. Il paese è

• costituito da un unico collegio elettorale, vuol dire che il partito che votiamo in Lombardia è uguale alla lista che votano anche in Sicilia.

Proporzionale significa che se un partito prende il 30% dei voti alle elezioni, ha diritto al 30% dei seggi: casi puri di proporzionale sono

! Israele o Olanda, l’Italia per l’europee ha una legge proporzionale ma non pura.

Legge elettorale maggioritaria (PL): il paese è diviso in un numero di collegi pari al numero dei seggi, chi ottiene la maggioranza relativa

• dei voti all’interno del collegio, lo conquista. Se l’Italia avesse una legge maggioritaria, ogni collegio elettorale dovrebbe eleggere un solo

deputato, quello che prende la maggioranza relativa dei voti. Come risulta composto il Parlamento? Dipende dalla distribuzione dei voti nei

collegi, se i voti sono distribuiti uniformemente sul territorio o se in ogni collegio un candidato prende il 100% delle preferenze (massima

! disuguaglianza). Il sistema maggioritario tende a premiare di più i partiti maggiori (partiti come vedremo medio-bassi).

Consideriamo ora gli effetti delle scelte politiche in economia (livello di redistribuzione, livello di spesa pubblica, struttura delle aliquote,

federalismo fiscale) di tre diversi elementi che differenziano queste due famiglie di leggi elettorali. Questi dettagli delle leggi elettorali hanno

!

ripercussioni su variabili economiche.!

a. “ampiezza dei collegi elettorali” quanti candidati possono essere eletti all’interno del singolo collegio. In una legge maggioritaria pura

all’interno del singolo collegio viene eletto un solo candidato, in una legge proporzionale i collegi tipicamente sono più ampi per esempio con

legge proporzionale pura (quindi collegio grande come il paese) all’interno di quell’unico collegio vengono eletti tutti i rappresentanti quindi

cento: la differenza tra uno e cento è la cosiddetta ampiezza del collegio. Le previsioni teoriche si concentrano sulla composizione e

!

allocazione della spesa pubblica da parte del vincitore:!

collegi grandi: vuol dire che quando io faccio campagna elettorale per il mio partito, voglio prendere voti sia al nord del paese che al sud

• quindi devo promettere qualcosa che piaccia a tutti. La ricerca empirica osserva che tipicamente questo porta a fare promesse che

! riguardano aumenti di spesa pubblica per beni pubblici puri, trasferimenti generici o forti forme di redistribuzione (pensioni più elevate etc).!

collegi piccoli: se invece volete vincere in un collegio piccolo, le promesse riguardano proposte particolarmente mirate al territorio perché

• La empirica osserva

la competizione si concentra sui collegi più incerti che vengono conquistati con queste proposte. ricerca spesa

pubblica mirata ad investimenti specifici rispetto ai vari territori. Sulla base di questo però non si può dire se costi di più un collegio grande

! o un collegio piccolo, esiste solo questa differenza nella spesa pubblica in un caso e nell’altro.!

b. “formula elettorale” come i voti si trasformano in seggi. Con un sistema proporzionale i seggi sono distribuiti in perfetta proporzione ai

voti ottenuti, con un sistema maggioritario vince in ogni collegio chi ha la maggioranza relativa all’interno di quel collegio. Solitamente la

formula proporzionale lascia la possibilità a più partiti di partecipare alle elezioni e di contribuire alla vita del governo: il Parlamento che esce

dalla legge proporzionale sarà composto da 40 di un partito, 30 di un altro, 30 di un altro, ma un Governo per stare in carica ha bisogno del

voto di fiducia del sistema parlamentare quindi ha bisogno di una maggioranza. Se non c’è un grande partito che supera il 50% dei voti, per

formare la maggioranza in un sistema proporzionale c’è bisogno di una coalizione tra più partiti. Governi di coalizione portano ad aumenti

della spesa pubblica perché naturalmente tutte le parti rappresentate nel Governo vogliono avere dei ritorni da questa partecipazione:

partecipo al governo e cerco di realizzare il programma che mi ero proposto. Quindi quando c’è una formula elettorale, tipicamente quella

proporzionale, che porta a formare delle coalizioni, allora possiamo attenderci una spesa pubblica più elevata perché in una coalizione ci

sono più interessi da soddisfare e bisogna quindi spendere di più. Anche nei sistemi maggioritari sono possibili coalizioni, magari si fanno

!

prima: per esempio una legge elettorale di maggioranza potrebbe portare a formare delle coalizioni precedentemente alle elezioni. !

c. “modalità di voto” come i cittadini esprimono le proprie preferenze. Dando preferenza ad una lista (tipicamente nei sistemi proporzionali)

oppure al singolo candidato (tipicamente nei sistemi maggioritari). Qui in realtà l’analisi empirica non ha detto granché, non sa fare delle

previsioni particolarmente precise su questo ma l’idea principale è la seguente: se voi potete esprimere una preferenza riuscite anche a

controllare meglio il politico che avete eletto. Questo è abbastanza tipico nel caso maggioritario, anche perché il collegio è molto piccolo.

Quindi se le preferenze vengono espresse sui singoli candidati e non su liste chiuse di partiti, se c’è un rapporto più diretto tra espressione

del voto e che colui che lo riceve, in linea teorica questo dovrebbe aumentare la responsabilità di tali candidati e quindi aumentare la qualità

dell’azione politica. Mentre in un sistema proporzionale con una lista di 100 nomi su tutto il territorio nazionale è praticamente impossibile

individuare chi è il responsabile del fatto che i soldi vengano gestiti male. Per correggere questo meccanismo è possibile magari introdurre

!

delle preferenze, all’interno della lunga lista di 100 persone possiamo dire agli elettori di scegliere.! Pagina 8 di 26

!

Effetti economici delle forme di governo

!

Due casi estremi di forme di governo:

! Regime parlamentare PA: il capo del governo deve ottenere un voto di fiducia delle camere e non può scioglierle

! Regime presidenziale PR: il capo del governo viene eletto direttamente e può sciogliere le camere

!

Elementi caratterizzanti ed effetti economici

concentrazione del potere politico i regimi presidenziali prevedono una più marcata separazione del potere politico tra Presidente,

• Parlamento, e commissioni parlamentari mentre i regimi parlamentari prevedono maggiore concentrazione ovvero l’iniziativa legislativa è

prevalentemente nelle mani del governo: per questo motivo nei regimi parlamentari è maggiore la probabilità di collusione tra politici e

! dunque è maggiore la tendenza all’estrazione di rendite (finanziante da una più elevata tassazione).

voto di fiducia se il governo ha le sorti condizionate dalla necessità di una fiducia costante da parte della maggioranza parlamentare,

• come accade nei regimi parlamentari, ci sono maggiori incentivi a mantenere disciplina di partito e a formare maggioranze stabili

(incentivo che invece non esiste nei regimi presidenziali). Nei regimi parlamentari la necessità di ampie maggioranze richiede che il

consenso sia mantenuto attraverso programmi di spesa che soddisfino la maggioranza degli elettori, mentre nei regimi presidenziali la

presenza di forti minoranze influenza e indirizza la spesa pubblica verso programmi di spesa specifici.

!

!

La teoria delle scelte collettive: teorema di Arrow

k individui con preferenze razionali devono prendere una scelta collettiva tra n stati sociali. A partire dalle preferenze individuali è possibile

La risposta è negativa. Il teorema

ricavare un criterio di scelta sociale, una preferenza collettiva che soddisfi questi requisiti/assiomi?

!

dell’impossibilità di Arrow dice che quanto scegliamo un meccanismo di voto dobbiamo rinunciare al almeno uno degli assiomi!

→ completa transitiva,

relazione di preferenza collettiva dev’essere e così come le preferenze individuali. La completezza

• razionalità R efficace

garantisce che la scelta collettiva sia ovvero sempre in grado di determinare quale alterativa debba essere scelta. La transitività

! economicità

garantisce della scelta: se x y e y z, non serve una nuova ricerca per sapere che x z.

≻ ≻ ≻

→ relazione di preferenza collettiva deve soddisfare la seguente proprietà: data una coppia di alternative x e y, se

• pareto efficienza PE

tutti gli individui preferiscono x a y, anche la relazione di preferenza collettiva deve preferire x a y. Si dice pareto efficiente perché

passando dallo stato y a x tutti starebbero meglio e nessuno peggio (il criterio di PE dice che la scelta compiuta dalla relazione di

! preferenza collettiva deve essere la migliore tra quelle possibili, non che sia la scelta migliore in assoluto).

→ relazione di preferenza collettiva deve soddisfare la seguente proprietà: ogni tipo di preferenza individuale,

• dominio non ristretto DNR

! libertà individuale.

anche la più strana (purché razionale) è ammessa. Questo criterio garantisce la

→ relazione di preferenza collettiva non deve coincidere con le preferenze di un unico individuo per ogni possibile

• non dittatoriarità ND

! democraticità

configurazione delle preferenze degli altri individui: deve quindi garantire (le opinioni di tutti devono essere considerate).

IAI relazione di preferenza collettiva nell’ordinare due alternative sociali deve tener conto delle

• indipendenza dalle alternative irrilevanti

preferenze individuali solo rispetto a queste alternative, senza considerare le preferenze rispetto a una 3ª alternativa. Anche in questo

manipolabilità strategica

caso si vuole garantire l’economicità della scelta e si vuole inoltre limitare il ricorso alla del meccanismo di

aggregazione. In altri termini, se la scelta tra x e y dipendesse anche dalle preferenze degli individui su w, questi potrebbero trovare

conveniente mentire riguardo le loro preferenze su w.

!

!

Altre forme di impossibilità: il paretiano liberale!

Esigere una regola di scelta collettiva non dittatoriale significa rifiutare che molte decisioni fondamentali (se entrare in guerra o no, che tipo

di redistribuzione effettuare, quali politiche scolastiche etc.) vengano prese sulla base di preferenze di un’unica persona. Dobbiamo però

ammettere che esiste una cerchia di decisioni per cui è altrettanto inammissibile che sia lo Stato a decidere per noi, cioè che si sostituisca al

libero arbitrio di ciascuno: in altri termini, si possono individuare sfere private entro cui ogni cittadino deve essere libero di scegliere, di

!

imporre quindi la sua preferenza su quella della società per esempio i diritti religiosi. Chiamiamo queste sfere quelle dei “diritti inalienabili”.

Assumiamo che ogni individuo abbia una sfera privata nella quale sia il solo a prendere decisioni riguardo due alternative x e y. La decisione

di scelta collettiva secondo Amartya Sen dovrebbe soddisfare i seguenti 4 assiomi: dominio non ristretto DNR, pareto efficienza PE,

razionalità R e liberalismo L (ciascun individuo nella società ha diritto a imporre le proprie preferenze su almeno una coppia di alternative).

Il “teorema dell’impossibilità di Sen” stabilisce che nessuna regola di scelta collettiva soddisfa i quattro assiomi contemporaneamente.

L’impossibilità dunque emerge pur ammettendo un certo grado di dittatorialità delle scelte. Illustriamo il teorema con un esempio. Una

società composta da due individui Mr A = puritano, Mr B = goliardo deve compiere una scelta riguardante la lettura di un libro scabroso

!

“L’amante di Lady Chatterley” di D. H. Lawrence. Le tre alternative sono: a) Mr A legge il libro, b) Mr B legge il libro, c) nessuno legge il libro

a b, b c.

Le preferenze individuali sono le seguenti: Mr A: c Mr B: a Un principio liberale dovrebbe ammettere che ognuno sia libero

≻ ≻ ≻ ≻

di decidere se leggere o no questo libro, quindi che la scelta tra ‘leggere’ e ‘non leggere’ sia presa solo dall’interessato. In altri termini, Mr A

ha diritto di imporre le sue preferenze tra le alternative a e c, Mr B ha diritto di imporre le sue preferenze tra b e c. Ciò significa che, secondo

a, b c b a.

l’assioma L, la società dovrebbe ammettere c Secondo l’assioma PE, però, la società dovrebbe avere il seguente

≻ ≻ ≻

a b.

!!

ordinamento di preferenze: I due ordinamenti sono incoerenti da cui deriva l’impossibilità.

≻ Pagina 9 di 26

!

Democrazia diretta

!

Meccanismi di voto analizzati (voto a maggioranza):

• V1: Voto a maggioranza su tutte le coppie di alternative

• V2: Agenda di voto

!

• V3: Voto a maggioranza relativa su tutte le alternative: la votazione di Borda (V4)

Problemi: in realtà pochi se le alternative sono due, ma nella maggior parte dei casi le alternative sono di più (bisogna selezionare in

qualche modo le due alternative da mettere ai voti). La votazione a maggioranza è sicuramente il meccanismo più utilizzato, e dunque

!

appare utile capire quelli che sono i suoli limiti, più o meno evidenti.

!

V1: Voto a maggioranza su tutte le coppie alternative

Tutte le alternative vengono messe ai voti l’una contro l’altra. Per ottenere un ordinamento completo con n alternative sono quindi necessari

n(n-1)/2 turni di voto. Pregi: Il meccanismo soddisfa PE (se tutti gli individui preferiscono x a y, allora questo meccanismo selezionerà

sicuramente x) e IAI (i confronti vengono fatti di volta in volta tra due sole alternative e non è dunque possibile manipolare le proprie scelte).

Con n elevato il meccanismo è molto dispendioso. E gli altri assiomi? Vediamo alcuni esempi per capire. ESEMPIO 1 prendiamo tre individui

!

(A, B, C) e tre stati sociali (x, y, z). Le preferenze degli individui tra le coppie di alternative sono le seguenti:

! → → →

y, y z, x z x y z x, z x, y z y z x x, z x, z y z y x!

A: x B: y C: y

≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻

y z x.

E danno luogo alla seguente preferenza sociale: L’individuo B è un dittatore? B sarebbe un dittatore se le sue preferenze fossero

≻ ≻

vincenti per qualunque tipo di preferenze di A e C. In questo caso A e C hanno preferenze opposte, che si annullano e lasciano quindi a B la

possibilità di vincere. Se infatti A e C avessero preferenze uguali, B sarebbe in minoranza. Quindi anche l’assioma ND è soddisfatto. E in

!

riferimento a DNR e R? Analizziamo un altro esempio in cui variano solo le preferenze di C. ESEMPIO 2 abbiamo:

! → → →

y, y z, x z x y z x, z x, y z y z x y, z x, z y z x y!

A: x B: y C: x

≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻

Date queste preferenze individuali, la scelta collettiva non soddisfa R perché non esiste una alternativa che può essere considerata migliore

di tutte le altre, cioè che le batte tutte in confronti a due a due. La ciclicità che emerge viene detta “paradosso di Condorcet” (o paradosso

del voto): una irrazionalità che deriva dall’aggregazione di preferenze razionali. Quindi o si accetta la possibilità di ‘cicli’ rinunciando a R

!

oppure bisogna eliminare alcuni profili di preferenze rinunciando a DNR. Il teorema di Arrow aveva ragione.

!

V2: Agenda di voto

È possibile costruire meccanismi di voto che eliminano apparentemente la possibilità di cicli, ma non senza costo. In questo meccanismo, si

fissa un’agenda, cioè un ordine di voto in cui due alternative sono confrontate. Quella sconfitta viene eliminata e quella scelta viene messa

ai voti con la seguente. Sono necessari solo n-1 turni di voto per determinare lo stato sociale vincente. La procedura sembra efficace

(permette la scelta e non fa emergere cicli) anche se non completa (individua lo stato vincente ma a differenza di V1 non dice nulla

sull’ordinamento degli stati perdenti). I problemi sono legati al fatto che il paradosso del voto è eliminato solo in apparenza, in quanto il

risultato finale dipende dall’ordine scelto dei confronti, e il problema correlato è legato alla manipolazione dell’ordine e al voto strategico.

!

Torniamo alle preferenze individuali che hanno fatto emergere il paradosso del voto con V1 quindi ESEMPIO 2:

! → → →

y, y z, x z x y z x, z x, y z y z x y, z x, z y z x y!

A: x B: y C: x

≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻

Abbiamo tre possibili agende a disposizione: partiamo con la prima votazione: l’opzione vincente verrà messa ai voti con la rimanente

!

alternativa. Chi vincerà nei tre casi?

!

Agenda I: x vs y Agenda II: x vs z Agenda III: y vs z

! → → → → → →

Agenda I: x vs y vince x, x vs z vince z Agenda II: x vs z vince z, z vs y vince y Agenda III: z vs y vince y, y vs x vince x

Ciascuna agenda porta a un risultato diverso! Come sceglierà l’agenda? Se sceglierà a sorte allora il risultato è arbitrario e casuale (tanto

vale scegliere a sorte direttamente l’alternativa vincente), se viene nominato un agenda setter sceglierà l’ordine a lui più favorevole. V1 e V2

!

hanno quindi lo stesso problema dell’indecisione in alcuni casi, inoltre sono soggette al problema del “voto strategico”.

!

Il voto strategico!

Finora abbiamo ipotizzato che gli individui votassero sinceramente, cioè che scegliessero l’alternativa preferita. Quando le alternative sono

solo due, non c’è nessun problema. Quando le alternative sono di più, però, gli elettori potrebbero avere incentivo a mentire. Per vedere

! → →

come, torniamo all’esempio precedente ESEMPIO 2 e ipotizziamo che sia scelta l’Agenda I: x contro y vince x, x contro z vince z

! → → →

y, y z, x z x y z x, z x, y z y z x y, z x, z y z x y!

A: x B: y C: x

≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻ ≻

Osservate le preferenze dell’individuo A: se A è convinto che B e C votino sinceramente, non ha forse un incentivo a mentire? E questo non

dipende dal fatto che tale esempio implichi il paradosso del voto. Se tutti gli individui votano strategicamente e non sinceramente allora

!

quello che si ottiene è un esito elettorale come “equilibrio di Nash”.

Torniamo al paradosso del voto e cerchiamo di capire da cosa dipende e se è possibile eliminarlo limitando il dominio delle preferenze

!

individuali. I prossimi due teoremi risponderanno a queste due domande.! Pagina 10 di 26

!

Il Teorema di Sen

L’intuizione alla base del teorema è la seguente, è possibile che il paradosso del voto emerga quando le preferenze degli elettori sono molto

eterogenee, cioè non hanno punti in comune: “Dati tre stati sociali e due o più individui (n = 3; k > 2), se tutti gli individui concordano che

una delle tre alternative non è la migliore, oppure se tutti concordano che una delle alternative non è quella mediana, oppure se tutti

concordano che una delle tre alternative non è la peggiore, allora V1 non è soggetto al paradosso del voto” (nota: condizioni sufficienti ma

non necessarie perché dovremmo considerare solo tre stati sociali). Abbiamo quindi individuato una causa del paradosso del voto, ma non

!

sappiamo come eliminarlo, o meglio sappiamo che questo dipende dalle caratteristiche delle preferenze individuali.!

!

C’è un modo per limitare queste preferenze ed eliminare il paradosso del voto?

!

Il Teorema dell’elettore mediano

Con più di tre alternative le condizioni di Sen non sono più sufficienti. Il teorema dell’elettore mediano dice che “Se le preferenze dei votanti

sono unimodali, allora la relazione di preferenza collettiva che emerge a voto di maggioranza V1 è transitiva. Inoltre, l’alternativa che batte

!

tutte le altre nel voto di maggioranza V1 è quella preferita dall’elettore mediano”. !

Consideriamo tre individui A, B, C e quattro alternative x, y, z, w. Nell’esempio le preferenze hanno tutte un solo picco: in gergo tecnico

queste preferenze sono dette a picco singolo o unimodali o single peaked e significano che man mano l’individuo si allontana dall’alternativa

preferita, passa ad alternative che sono sempre più in basso nelle proprie preferenze. Restringere il campo a “preferenze unimodali”

significa rinunciare all’assioma di DNR, stiamo cioè costringendo la nostra analisi ai soli casi in cui le preferenze dei soggetti abbiano un

solo picco. Questo limite però permette di stabilire il seguente risultato, utile sotto due punti di vista. Viene definito “elettore mediano”

!

l’individuo il cui picco nelle preferenze è compreso tra i picchi degli altri due. !

Il TEM si applica per ogni n > 2 e quindi è più generale del teorema di Sen, per variabili discrete e continue. Si applica solo nel caso di stati

sociali uni-dimensionali. Le condizioni del TEM sono sufficienti e non necessarie. Intuizione: l’elettore mediano divide il corpo elettorale in

due, coloro che preferiscono meno di lui e coloro che preferiscono di più per esempio in termini di livello di spesa pubblica. Ciò significa che

!

il livello preferito da tale elettore, ovvero il suo picco, è l’unico in grado di battere in un voto a maggioranza tutti gli altri livelli preferiti.

!

Ricapitolando

Il Teorema dell’impossibilità di Arrow prevede che nessuna regola di aggregazione delle preferenze sia in grado di soddisfare

• di razionalità R, pareto efficienza dominio non ristretto non dittatorialità

contemporaneamente gli assiomi PE, DNR, ND e indipendenza

! dalle alternative irrilevanti IAI. In particolare, abbiamo visto che:

- pareto efficienza non dittatorialità indipendenza dalle alternative irrilevanti

V1 e V2 soddisfano PE, ND e IAI. Esiste però in entrambi il

! rischio di voto strategico, cioè di mentire a un certo punto delle votazioni per influenzare il voto finale.!

- dominio non ristretto razionalità

per avere DNR bisogna rinunciare alla R ovvero senza restrizioni sui tipi di preferenze che gli individui

! razionalità

possono avere, può emergere il paradosso del voto, una ciclicità che implica assenza di R.

- razionalità dominio non ristretto

per avere R bisogna rinunciare al DNR. Sia il teorema di Sen che quello dell’elettore mediano impongono

dominio non ristretto

tali restrizioni alle preferenze, che sono sufficienti a garantire transitività. Da notare che in termini etici rinunciare al

! DNR significa limitare le libertà individuali.

- infine, razionalità dominio non ristretto

potremmo rinunciare a un altro assioma pur di garantire contemporaneamente R e DNR. È il caso

! della prossima procedura di voto, in cui rinunciamo all’ indipendenza dalle alternative irrilevanti IAI.

!

V3: Voto a maggioranza relativa fra tutte le alternative

In questo caso, in un unico turno di voto, ciascun votante esprime una preferenza su tutti gli stati sociali. Quello che riceve più consensi è il

vincente. Il meccanismo permette un ordinamento completo e transitivo, quindi razionale ma è evidente il rischio di manipolabilità. Vediamo

!

un meccanismo simile e studiamolo più in dettaglio: la votazione di Borda.

!

V4: Votazione di Borda

Ciascun votante in questo caso può ordinare gli stati sociali e associare ad essi un valore. Se gli stati sociali sono n, assegnerà il valore n al

suo preferito, un valore n - 1 al secondo e così via fino ad assegnare 1 allo stato peggiore. Per capire meglio riprendiamo l’ESEMPIO 4.

Con “voto sincero” ognuno ordina gli stati sociali e assegna un valore decrescente ad essi. Il totale per stato è utilizzato per la scelta

collettiva. Tutti gli stati sono confrontabili, l’ordinamento è transitivo, non si richiede rinuncia ad alcun tipo di preferenze. Ma è evidente che

IAI è ora non soddisfatto. Infatti se eliminassimo z tutte le scelte ottengono la stessa preferenza totale quindi z non è un’alternativa

irrilevante: aggiungendola arriviamo a una scelta, togliendola abbiamo indecisione. Mettiamoci nei panni di A. Egli sa che se tutti votano

sinceramente, y vincerà. Escludendo z invece c’è qualche possibilità che vengano scelte w o x. Se A potesse influenzare il numero di

alternativa a disposizione, toglierebbe w. Inoltre a questo punto è chiaro anche un ulteriore problema, quello del “voto strategico” in quanto A

!!

può anche mentire per far vincere un’opzione preferita a y (x o w).

!!

! Pagina 11 di 26

!

Democrazia rappresentativa

Nella maggior parte dei sistemi democratici moderni, le decisioni non vengono prese direttamente dagli elettori ma vengono delegate a

organismi preposti a farlo come Congressi o Parlamenti. Le regole di democrazia diretta valgono dunque più come regole di voto all’interno

di questi stessi organismi. A cosa serve una legge elettorale? Una “legge elettorale” dovrebbe servire a perseguire le seguenti 4 finalità.

!

Essendo finalità molto diverse tra loro, può darsi che leggi elettorali che soddisfano un requisito riescano meno a soddisfarne altri:

1. rappresentazione delle preferenze una democrazia rappresentativa ha senso se, a fronte del guadagno pratico che si ha da

! consultazioni più snelle, porta a risultati non troppo distanti da quelli che si otterrebbero in democrazia diretta

! →

2. governabilità una democrazia rappresentativa deve essere efficace

3. selezione della classe politica una democrazia rappresentativa, quando esistono tipi di politici più o meno capaci, dovrebbe poter

! selezionare i tipi migliori →

4. disciplina della classe politica una democrazia rappresentativa dovrebbe contenere meccanismi che obblighino gli eletti a mantenere

! le promesse fatte ovvero a soddisfare le esigenze del corpo elettorale e nel caso opposto a punire i politici ‘bugiardi’

!

Per quanto riguarda “obiettivo dei candidati” abbiamo due casi estremi:

!

1. I candidati hanno come unico interesse quello di vincere le elezioni e sono disposti a promettere qualunque cosa pur di vincerle (Downs)

2. I candidati non possono mentire riguardo le proprie preferenze politiche e decidono di candidarsi se questo è il modo più efficace di

! influenzare la decisione politica finale

!

Il modello di competizione elettorale di Downs

!

Richiamo del modello di competizione spaziale di Hotelling, dove vi posizionereste per vendere gelati su questa spiaggia? Ipotesi:!

- ci sono 2 candidati D e S con l’obiettivo di vincere le elezioni a qualunque costo!

- la promessa dovrà essere mantenuta!

- la competizione avviene su una sola variabile (livello spesa pubblica: le proposte G e G vengono annunciate contemporaneamente)!

D S

- ogni cittadino i ha preferenze unimodali su G: G !

i

!

- vince chi ottiene più voti!

!

Gli elettori votano la proposta più vicina al proprio G . Cosa fanno i partiti?!

i

!

Chiamiamo G la politica preferita dall’elettore mediano:

M

Un partito che proponga il livello di spesa G più distante da G rispetto al concorrente, perde sicuramente

• M

Se le proposte sono uguali, la probabilità di vittoria è al 50%

! Se la proposta è più vicina a G allora vincerà

• M

Il teorema di Downs dice che “Se le preferenze di tutti i votanti sono unimodali, esiste un unico equilibrio (di Nash) del gioco a competizione

elettorale fra i candidati D e S, nel quale entrambi annunciano la politica preferita dall’elettore mediano” G* = G* = G . Quindi il centro

D S M

vince sempre? Dipende, secondo Downs i partiti fanno proposte politiche per cercare di vincere le elezioni invece che cercare di vincere le

elezioni per poter poi effettuare le loro politiche preferite. Se questo fosse vero allora non dovremmo osservare, come è evidente in Europa,

!

la presenza di partiti ideologicamente riconoscibili e lontani dalla mediana (limite della visione di Downs).!

!

UN QUADRO DELLA FINANZA PUBBLICA IN ITALIA !

!

Elementi e soggetti della finanza pubblica

L’aggregato più importante è costituito dalle “amministrazioni pubbliche” AAPP. In generale le AAPP comprendono organismi pubblici e

istituzioni finanziate prevalentemente da esse che svolgono le funzioni di fornitura di beni e servizi non destinabili alla vendita e

!

redistribuzione di reddito e ricchezza. Più nello specifico le AAPP comprendono:

amministrazioni centrali amm. dello Stato ed enti di ricerca, assistenza, economici che hanno competenza su tutto il territorio dello Stato!

• →

amministrazioni locali enti pubblici la cui competenza è limitata territorialmente

! →

enti di previdenza unità istituzionali per l’erogazione di prestazioni sociali finanziate dai contributi sociali (generalmente obbligatori)

Entrate e uscite delle AAPP sono rilevate da ISTAT e EUROSTAT secondo criteri di omogeneità che rendono possibili confronti temporali e

tra paesi diversi. Per questo motivo l’aggregato delle AAPP è diventato centrale in sede europea. Fonti di riferimento: Relazione unificata

sull’economia e la finanza pubblica (RUEF, 15 aprile), Relazione annuale della Banca d’Italia (fine maggio), Documento di Economia e

Finanza (DEF, aprile). I conti delle AAPP sono conti economici (comprendono le operazioni finanziarie che cambiano la composizione del

patrimonio degli enti ma non il suo ammontare ovvero non considerano il fabbisogno finanziario), consolidati (aggregano entrate e uscite di

tutti gli enti componenti le AAPP cancellando i flussi finanziari, ovvero i trasferimenti, tra questi soggetti) e di competenza (si riferiscono

!!

all’anno in cui la spesa è impegnata o l’entrata è accertata, non all’anno in cui ha luogo l’esborso monetario).

!! Pagina 12 di 26

!

La struttura del Conto economico consolidato delle AAPP

!

• Entrate:

– entrate correnti: raccolte per il normale svolgimento dell’attività dell’ente e per realizzare la redistribuzione

– entrate in conto capitale: entrate straordinarie

– prestiti

– per beni e servizi destinati alla vendita: prezzi privati e tariffe (prezzi pubblici e prezzi politici)

!

– per beni e servizi non destinabili alla vendita: tasse, imposte dirette o indirette, contributi sociali e contributi speciali

!

• Uscite (spese):

– spese correnti: effettuate per il normale svolgimento dell’attività dell’ente e per realizzare la redistribuzione

– spese in conto capitale: per investimenti diretti e indiretti

– spese di trasferimento: pagamenti effettuati senza un corrispettivo, ovvero prestazioni sociali

– spese per acquisto di beni e servizi: costituiscono domanda diretta e sono effettuate per l’acquisto di beni o servizi

!

– interessi passivi

!

• Indicatori:

– pressione tributaria: (imposte dirette + imposte indirette) / PIL

– pressione fiscale: (imposte dirette + imposte indirette + contributi sociali) / PIL

– risparmio pubblico: (entrate correnti - spese correnti)

– saldo (o avanzo) primario: (totale spese - totale entrate) - interessi sul debito

– saldo (o indebitamento) netto da finanziare: (totale spese finali - totale entrate finali)

– ricorso al mercato: (spese complessive - entrate complessive) - prestiti

!!

– debito pubblico: stock aggregato degli indebitamenti!

!

LA TEORIA DEL DEBITO PUBBLICO: IL DEBITO PUBBLICO IN ITALIA

!

Che cos’è il debito pubblico!

Il debito pubblico è una variabile di stock che deriva dall’accumulo dei saldi di bilancio di uno Stato dalla sua formazione al momento attuale.

È costituito sia da moneta che da titoli obbligazionari. Si parla di ‘peso’ del debito pubblico quando si fa riferimento alla spesa per interessi

passivi (in Italia circa 70 miliardi di euro, il 5% del PIL). É importante occuparsi di un debito pubblico elevato perché se è elevato aumenta

anche la spesa per interessi e quindi la pressione fiscale per finanziarla: più è elevato il debito pubblico, maggiore è la quantità di risorse

pubbliche che devono essere dirottate dalla spesa corrente al finanziamento degli interessi. Ci può inoltre essere un effetto di ‘crowding out’

ovvero se si alza il debito pubblico, aumenta il rischio che il paese non sappia finanziare questo debito pubblico, aumentano quindi i tassi

d’interesse richiesti dai sottoscrittori dei titoli di debito pubblico e aumentano anche i tassi d’interesse richiesti dal sistema bancario ai privati.

Infine un elevato debito pubblico può portare a situazioni di instabilità, speculazioni di crisi finanziarie e così via. Il problema non è tanto il

!

valore del debito pubblico/PIL quanto proprio la capacità che lo Stato mostra di saper onorare i suoi debiti.

!

Da che cosa è costituito il debito pubblico

Il debito pubblico corrisponde al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche verso il settore privato

(residenti esteri e nazionali, banche, famiglie, imprese) ed è costituito da moneta, titoli, prestiti etc. Questa è la definizione ufficiale usata nei

!

confronti internazionali, ma che solleva almeno due aspetti critici: Vuol dire che

1. È più corretto guardare al debito lordo oppure a quello al netto di tutte le attività finanziarie possedute dal settore pubblico?

è vero che l’Italia ha uno stock di debito pubblico che vale il 130% del PIL però detiene anche attività finanziarie per circa 300 miliari di

euro. Quindi ci si chiede se sia giusto guardare al lordo o considerare anche la ricchezza di un paese. Si usa il debito lordo perché non

! esiste un criterio uniforme per misurare la ricchezza finanziaria tra paesi e comunque è il debito lordo che dev’essere rifinanziato.

2. Nel debito pubblico non dovremmo considerare anche gli impegni non finanziati che il settore pubblico ha preso nei confronti del privato?

Per esempio il nostro sistema pensionistico si basa su una promessa di pagamento da parte dello Stato nei confronti dei lavoratori che

stanno finanziando le pensioni in essere, si parla a questo proposito di ‘debito pensionistico implicito’ ovvero la somma di tutte queste

promesse che lo Stato fa dev’essere poi finanziata,naturalmente non è contabilizzata all’interno di un bilancio perché questo debito non

Quindi

è ancora emerso. ci si chiede se bisogna tener conto di questi debiti oppure no. Naturalmente si tratta di stime che dipendono da

assunzioni su crescita, invecchiamento popolazione, domanda servizi, tasso di sconto ma sono utili comunque per capire la situazione.

Un altro elemento di cui tenere conto è il debito, moltiplicato per il relativo rischio, delle istituzioni finanziarie private poiché in caso di

Quindi

default tipicamente lo Stato interviene per salvarle: si parla in questo caso di istituzioni too big to fail. ci si chiede se il debito

! pubblico dovrebbe tener conto anche del fatto che se le banche falliscono, lo Stato comunque deve intervenire.!

!

Funzione del debito pubblico, perché esiste il debito pubblico

→ il debito pubblico esiste perché ha la funzione di stabilizzare l’economia: nelle fasi di allontanamento dalla

“funzione di stabilizzazione”

• piena produzione l’impostazione keynesiana sostiene che si possa aumentare la spesa pubblica perché questa sostiene il livello

dell’attività economica e dell’occupazione. Per cui per rispondere alle fluttuazioni del ciclo economico si può utilizzare lo strumento del

deficit che dovrebbe poi ripagarsi da solo nelle fasi di espansione. Pagina 13 di 26

! → il debito pubblico può essere utilizzato anche perché per

“per redistribuire degli oneri delle spese pubbliche tra diverse generazioni”

• finanziare alcune spese che non servono solo alla generazione corrente ma servono anche alle generazioni future, il debito pubblico ha la

particolarità di poter essere ripagato anche dalle generazioni future. Quindi se il beneficio di una spesa finanziata oggi ricade anche sulle

generazioni future, attraverso il debito pubblico, anche queste generazioni future concorrono in qualche modo a finanziarie quella spesa.

! Si tratta di una tesi intuitiva ma anche controversa come vedremo poi quando analizzeremo il ‘teorema dell’equivalenza ricardiana’.

“per il debito pubblico può essere utilizzato per fare ‘tax

realizzare una distribuzione ottimale delle aliquote fiscali” smoothing’ ovvero si

• tratta di un’idea proposta da Barro nel 1979 all’interno del dibattito sulla teoria della tassazione ottimale, per cui la tassazione ottimale tra

le altre cose nel tempo prevede una costanza delle aliquote. Questo massimizza l’utilità attesa degli individui perché se le aliquote sono

costanti il rischio che varino è minimizzato: non si fanno variare le aliquote nel tempo se, in caso di spese straordinarie, si può ricorrere ad

! un’altra forma di entrata ovvero al debito pubblico. →

“per consente

eliminazione le cause di fallimento del mercato attribuibili alla presenza di incompletezza di mercati” agli operatori

• economici di realizzare transazioni, in particolare di assicurazione, rispetto a possibili eventi futuri, che diversamente, a causa

dell’incompletezza dei mercati finanziari, non sarebbero possibili. L’emissione di debito pubblico potrebbe essere anche un modo per

! consentire composizioni ottimali dei portafogli, quindi lo Stato agirebbe come innovatore finanziario.

!

Il Teorema dell’equivalenza Ricardiana

Abbiamo detto che una delle funzioni del debito pubblico potrebbe essere quella di far ricadere sulle generazioni future una spesa attuale. É

equivalente finanziare una spesa straordinaria attraverso un’imposta straordinaria oppure finanziarla attraverso il ricorso al debito pubblico?

!

Il debito pubblico non scarica gli oneri sulle generazioni future? É rilevante la nazionalità dei sottoscrittori dei titoli di debito pubblico?!

Il teorema dell’equivalenza Ricardiana dice che è tutto equivalente, vale a dire l’imposta straordinaria e il prestito sono strumenti equivalenti

per il finanziamento di spese straordinarie. Il debito pubblico non scarica gli oneri sulle generazioni future o meglio non ha un’effetto diverso

rispetto all’imposta straordinaria. E infine è irrilevante la nazionalità dei sottoscrittori dei titoli di debito pubblico. Per esempio lo Stato deve

finanziare una spesa straordinaria di 2 milioni di euro: può ricorrere a un’imposta straordinaria di identico valore pagata dai contribuenti

oppure può emettere debito pubblico e raccogliere la stessa cifra tra chi sottoscrive i titoli del debito pubblico. Nel secondo caso lo Stato

raccoglie dai sottoscrittori i 2 milioni di euro per pagare la spesa straordinaria oggi, ma poi si impegna nei confronti di questi sottoscrittori a

ripagare nel corso del tempo il prestito che ha contratto e quindi dovrà chiedere soldi ai contribuenti nel corso del tempo per ripagare gli

interessi passivi: per ripagare questa cifra avrete comunque bisogno di un’imposta ordinaria per tutta la durata del pagamento di questo

prestito pagata dai contribuenti. Quindi per quanto riguarda i contribuenti se viene richiesta un’imposta straordinaria devono tirar fuori oggi 2

milioni di euro, se invece lo Stato si indebita devono comunque pagare un’imposta ordinaria per un certo numero di anni per ripagare il

debito. Il valore attuale della somma che i contribuenti dovranno pagare nel corso del tempo è identico al valore attuale dell’imposto

straordinaria. Successivamente al periodo di emissione del debito, quindi, il servizio al debito si caratterizza come un trasferimento dai

ovvero

contribuenti ai sottoscrittori «dalla mano destra alla mano sinistra». L’imposta chiede dunque al contribuente una rinuncia immediata

di 2 milioni di euro, il prestito una rinuncia dilazionata dello stesso ammontare: il confronto tra prestito e imposta diventa un confronto tra

!

un’imposta ordinaria e una straordinaria.!

Ma se l’orizzonte temporale di dilazione è elevato, il debito non scarica il costo sulle generazioni future? Ricardo a questa critica risponde in

questo modo. É vero che pagheranno però se le generazioni presenti hanno interesse a lasciare eredità a quelle future, il problema diventa

irrilevante perché se le generazioni presenti pagano meno imposte, i loro patrimoni diminuiscono di meno, di conseguenza i figli riceveranno

!

un’eredità maggiore: viceversa se i genitori pagano l’imposta straordinaria i figli non pagheranno l’imposta ma riceveranno un’eredità minore.

É un problema se i sottoscrittori fossero stranieri? É un problema nel momento in cui lo Stato ha bisogno di aumentare le imposte ma vale lo

stesso ragionamento di prima ovvero nel caso di debito estero sembrerebbe venire meno la compensazione tra «mano destra e mano

sinistra» perché gli interessi sono pagati all’estero, ma se guardiamo alla genesi del debito nel caso di debito estero si ha un’immissione di

!

risorse che non intacca il patrimonio interno. Quindi il debito estero è equivalente a quello interno.!

L’unica differenza evidenziata tra imposta straordinaria e debito è una differenza comportamentale ovvero il ricorso al debito anziché

all’imposta comporta un sacrificio annuo inferiore e può quindi ridurre l’incentivo al risparmio e all’accumulazione di capitale. Quindi se

chiedi subito ad una famiglia un tot di euro per pagare un’imposta straordinaria, la famiglia si impoverisce molto e per ricostituire questo

valore che ha perso ha un incentivo a risparmiare di più rispetto al fatto di dover tirar fuori poco all’anno. É un effetto non di razionalità

economica ma un effetto cosiddetto comportamentale, ti senti più impoverito tirando fuori tutti i soldi oggi rispetto a pagare delle rate e quindi

diminuisce l’incentivo a risparmiare per accumulare capitale. Nel caso di ricorso al debito estero i rischi di crisi tendono ad essere più elevati,

!!

perché lo Stato, se vuole ripagare il debito esistente con l’imposta straordinaria, non ha potere impositivo sugli stranieri.

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia delle imprese e dei mercati (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia_slaviero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Balduzzi Paolo.

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