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Scienze delle finanze

Principio del beneficio

Richiede che ciascuno paghi le imposte sulla base dei benefici che trae dalla spesa pubblica. Ha dei problemi di applicazione. Ci sono beni pubblici puri in cui nessuno ammette di ricevere beneficio da un bene pubblico puro non escludibile perché una volta prodotto nessuno è escluso. Principio del beneficio resta lontano dall'applicazione di una politica redistributiva. Può essere applicato per quei beni e servizi a domanda individuale, dove il beneficiario può essere identificato (ad es. biglietto metropolitana).

Principio capacità contributiva

Che cos'è capacità contributiva? È la capacità di pagare le imposte. Ciascuno paga le imposte sulla base della sua capacità a pagarle. Questo vuol dire che viene meno qualunque collegamento tra imposte pagate e beneficio ricevuto. Dietro alla capacità contributiva stanno dei principi di equità.

Principio di equità

Equità si può declinare lungo due dimensioni:

  • Equità orizzontale, individui che hanno la stessa capacità contributiva, dovrebbero pagare lo stesso ammontare di imposte. Quindi un sistema tributario rispetta tale equità se tratta allo stesso modo individui che hanno gli stessi aspetti. Che vuol dire che due individui sono uguali? Non esistono in un mondo reale due individui identici sotto tutti gli stessi aspetti ma allora quali aspetti considerare per stabilire se due individui devono essere trattati allo stesso modo? Questo principio resta un po' sospeso perché non ci dà la risposta.
  • Equità verticale, individui che hanno una maggiore capacità di pagare le imposte dovrebbero pagare di più ad una condizione ossia che l'ordine della distribuzione del reddito non sia modificata. Gli economisti parlano in questo caso di no re-ranking, un individuo più ricco rispetto ad un altro non deve diventare più povero dopo aver pagato tali imposte.

Ritorniamo alla domanda. Che cosa vuol dire capacità di pagare le imposte? Come la misuriamo? Per capire se individui hanno stessa capacità contributiva devo essere in grado di misurarla. Utilizzeremo quindi delle unità di misura.

Concetto generale sulla capacità contributiva

Partiamo dal concetto generale: immaginiamo come unità di misura il benessere di un individuo (ossia indicatore di capacità contributiva). Individui con stesso livello di benessere pagano lo stesso ammontare di imposte (equità orizzontale). Come si misura il benessere che è molto soggettivo? Abbiamo bisogno di misure oggettivamente osservabili. Immaginiamo di prendere il reddito come misura di capacità contributiva.

Come leggiamo equità orizzontale? In quasi tutti gli ordinamenti tributari analizzabili il reddito non è l'unico indicatore di capacità contributiva ma c'è qualche collegamento a livello di benessere di un individuo o nucleo familiare: indicatore reddito viene spesso corretto per tenere conto di altre caratteristiche dei contribuenti. Non è detto che individui con stesso ammontare di reddito pagano le stesse imposte. Perché? Di che cosa tengono conto gli ordinamenti tributari?

Una cosa di cui si tiene conto è il numero dei figli a carico ad esempio, cioè significa che a parità di reddito un nucleo familiare con più figli ha una minore capacità contributiva. Oppure si tiene conto delle spese mediche, a parità di reddito se uno è sano e l'altro malato quello malato ha una capacità contributiva minore. Il reddito non è quindi l'unica misura, ma è il reddito corretto che deve tenere conto di caratteristiche personali dei contribuenti.

Equità verticale e tipologie di imposta

Equità verticale: chi ha reddito più elevato dovrebbe pagare più imposte. Quante ne deve pagare in più? Immaginiamo che ci siano 2 individui, A con un reddito 100 e B con un reddito di 200. B deve pagare più imposte di A. Immaginano che A ne paghi 10. B quante ne dovrebbe pagare?

  • Ipotesi 1: B paga 20, quindi 10% la stessa quota di reddito. Ma questo è compatibile con l’equità? Si ma bisogna capire come applicarlo. È un’imposta proporzionale: al ricco e al povero viene comunque sottratta la stessa quota di reddito (NON ammontare)
  • Ipotesi 2: B paga 40, quindi 20%. Quindi più elevato è il livello di reddito maggiore è la quota di reddito che sottraiamo. È un’imposta progressiva, aumenta quota di reddito all’aumentare del reddito.
  • Ipotesi 3: B paga 11, quindi meno del 10%. Questo vorrebbe dire che all’aumentare del livello di reddito diminuisce la quota di imposta che il fisco prevede.

Risposta: Ipotesi 3 NO. Bisogna quindi scegliere tra imposta proporzionale e progressiva. Il nostro ordinamento prevede (art. 53 Cost.) che tutti sono tenuti a contribuire alla spesa pubblica in ragione della loro capacità contributiva. E inoltre, l’ordinamento tributario deve essere improntato a caratteri di progressività.

Elementi di una legge fiscale

Gli elementi che una legge (che prevede un'imposta) deve contenere sono:

  • Criteri per individuare i soggetti obbligati a pagare le imposte (contribuenti) - CHI PAGA
  • Criteri per la base imponibile (Su che cosa devono pagare) - SU CHE COSA
  • Struttura aliquota - QUANTO PAGA

Elementi che caratterizzano ciascuna imposta:

  • Presupposto è la fattispecie giuridica (possesso di una casa, di un reddito) che giustifica il pagamento di un'imposta. Quando questo si manifesta, sorge l'obbligo del pagamento dell'imposta
  • Soggetti passivi soggetti nei confronti dei quali si verifica quella fattispecie giuridica
  • Base imponibile trasforma il presupposto in termini quantitativi
  • Aliquote quota di base imponibile che deve essere pagata. Quando la applico alla base imponibile ottengo il debito di imposta da pagare. Non bisogna confondere imposta da pagare con aliquota. Aliquota X base imponibile = debito di imposta (quanto devo pagare)

Ordinamento italiano

Quali imposte:

  • IRPEF, registi, bollo ecc
  • IRES IMU
  • IRAP accise
  • IVA

Classificazione delle imposte

Imposte dirette e imposte indirette (entrate tributarie) + contributi sociali: contributi che datori di lavoro pagano. Questi sommate alle entrate tributarie ci danno le entrate fiscali.

Imposte dirette – IRPEF, IRES, imposte su redditi di capitale sono imposte dirette. Vanno a colpire manifestazioni immediate di capacità contributiva. Colpiscono redditi e patrimonio.

Varietà di imposte dirette:

  • Reali, quello che conta non è il contribuente ma la fonte da dove il reddito deriva (il lavoro ad esempio). Quindi considera separatamente le tipologie di reddito e le può tassare con aliquote differenti. Il presupposto è quello di possedere un certo tipo di reddito. Cosa implica ciò? Diversi tipi di reddito (lavoro, capitale) con diverse aliquote. Quindi non diversi contribuenti ma diversi redditi. Con le imposte reali si può attuare la discriminazione qualitativa dei redditi. Non sto discriminando tra contribuenti con reddito più alto e basso ma conta la qualità del reddito. Sulla discriminazione c'è stato un dibattito acceso perché si pensa a quale reddito favorire per discriminare, quale reddito tassare di più e quale di meno? Solitamente sono imposte proporzionali ma qual è il reddito trattato con favore? Immaginiamo di considerare redditi da lavoro, autonomo e dipendenti, e redditi da capitale. Quale dovrebbe essere trattato in maniera più favorevole? Reddito da lavoro implica uno sforzo, ma il reddito da capitale? Dipende. Ad esempio individuo che ha un capitale e ha costruito un’impresa ciò implica uno sforzo. Metà del mondo, agevola il lavoro e un'altra metà agevola il capitale. C'è un rischio e sforzo in tutte e due e forse l’imprenditore ha un rischio più elevato.
  • Personali, se c'è discriminazione, è una discriminazione tra contribuenti e non tipologie di redditi. Si discrimina tra ammontare di reddito differenti. Al contrario di quelle reali sono imposte progressive. Ci sono imposte (colpisce con la stessa aliquota un’intera categoria di cespiti o di contribuenti o di scambi di transizione: imposta su tutti i redditi, patrimoni e scambi con stessa aliquota).

Imposte indirette - Le imposte indirette colpiscono manifestazioni mediate di capacità contributiva ad esempio imposte sui consumi. Colpiscono acquisti, vendite e scambi. IRAP, imposta diretta ma per convenzione internazionale è classificata come imposta indiretta. Imposte indirette ad es. IVA e IMU. IVA: percentuale del prezzo del bene. La base imponibile dell’IVA è il prezzo del bene. Sono delle imposte ad valorem: hanno base imponibile in termini monetari e l’aliquota è espressa in percentuale.

Accise o imposte specifiche. Hanno una base imponibile espressa in termini di quantità fisiche. L’aliquota è ammontare monetario fisso.

Concetto di cuneo fiscale

Siamo in presenza di cuneo fiscale quando applichiamo un’aliquota di imposta ad un reddito o a un costo di produzione o al prezzo di un bene e il fatto di aver applicato l'imposta crea un cuneo tra un valore lordo e un valore netto. Quindi è la differenza fra un valore al lordo delle imposte e un valore al netto dell’imposta. Se imposta non ci fosse, non ci sarebbe una differenza e neanche il cuneo.

Imposta sui consumi: come si crea il cuneo fiscale

Imposta si aggiunge ad un prezzo netto e determina un prezzo lordo. Nel lavoro, il cuneo è differenza tra retribuzione lorda e netta.

Riflessione fiscale in Italia

Pressione fiscale (43% in Italia) vuol dire che: su 100 euro di PIL, 43 vanno ad alimentare le casse pubbliche sotto forma di imposte e contributi. La Danimarca è del 49.

Come commentare il grafico della pressione fiscale

Il grafico indica l’andamento della pressione fiscale dal 1960 al 2014. Dal 60 al 71-72 non varia tanto la pressione fiscale. C'è una forte crescita fino alla fine degli anni 90, crescita molto forte perché la pressione fiscale dal 26% arriva a toccare picchi superiori al 40%. Terzo periodo un po' diminuisce, un po' aumenta ma rimane su valori elevati sopra il 40%.

Le due possibili domande in un commento del grafico (all’esame) potrebbero essere:

  • Come mai non è successo nulla fra il 1960 e 1971?
  • Perché dal 72 al 90 c'è stata una crescita così enorme?

Prima del 72 il nostro ordinamento tributario non era assimilabile a quello di altri paesi europei. Se prendiamo Francia Germania UK, avevano già importanti imposte tributarie. In Italia era per lo più basata su imposte reali (imposte dirette che si pagavano ai comuni). Era un sistema tributario antiquato. Rispetto a questo sistema, fu istituita la commissione per la riforma tributaria nel 62 per rimodernare il sistema tributario. I nostri governi hanno impiegato 12 anni per attuare la riforma tributaria, IVA nel 73, IRPEF nel 74. Ciò portò ad un aumento del gettito. Questo però non basta.

Le ragioni che possono far modificare l'andamento e spiegare l'andamento di un gettito di una imposta

In termini astratti, consideriamo il gettito dell’IVA. Le ragioni che spiegano la dinamica del gettito sono: prezzo ed aliquote. Il gettito dell’IVA è l’applicazione dell’aliquota al valore delle vendite = ∙ ∙ Cosa fa variare il gettito dell’IVA? Se aumentano i consumi, a parità di altre condizioni, fa aumentare il gettito. Se diminuiscono i consumi, a parità di altre condizioni il gettito diminuisce. Se aumenta valore delle vendite perché aumentano i prezzi il gettito aumenta. Una variazione dei prezzi e quantità hanno a che vedere con l'andamento dell’economia. Se gli scambi e i prezzi sono stabili cosa modifica il gettito? La variazione dell’aliquota. Chi decide tale variazione? Il parlamento.

Quindi cosa è successo tra il 72 e il 90?

Un insieme di queste cose. Gli effetti automatici più le decisioni del legislatore. Periodo anche di crisi del petrolio (prezzo petrolio è arrivato alle stelle). Quindi c’era un’inflazione elevatissima, crisi economica e condizioni del bilancio pubblico che iniziavano ad essere critiche, in quegli anni assistiamo ad un aumento della pressione tributaria sia per il processo inflazionistico molto pesante ma anche per l'azione discrezionali del legislatore il quale dovette intervenire anche per ridurre le aliquote di imposta (se ne parlerà più avanti).

Dal 90 in poi: crescita e adesioni

Dal 90 in poi c’è stata una grande crescita anche per due anni cruciali: 92 con Maastricht e il 99 con l’adesione unione monetaria.

Come valutare un ordinamento tributario?

Adam Smith La ricchezza delle nazioni. Si parla di come valutare un ordinamento tributario e vengono individuate le cosiddette cinque caratteristiche desiderabili di un ordinamento tributario:

  • Efficienza economica
  • Semplicità amministrativa
  • Flessibilità
  • Trasparenza politica
  • Equità

5 elementi rispetto ai quali discutere sulla struttura di un ordinamento tributario.

Efficienza economica

Ordinamento tributario dovrebbe interferire il meno possibile con l'efficiente allocazione delle risorse. Se si dice efficienza economica ci viene in mente Pareto. Quando è Pareto efficiente una allocazione? Quando non è possibile aumentare il livello di benessere di un individuo senza diminuire quello di un altro. Le imposte tendono a introdurre inefficienza nel sistema economico e possono avere effetti indesiderati sulla efficienza economica. Le imposte sono generalmente distorsive, si allontanano dalla allocazione efficiente delle risorse. Sono inefficienti tutte le imposte tranne una. Le imposte sono generalmente distorsive perché hanno effetto sui comportamenti degli individui o delle imprese. Tutte le volte che una imposta modifica le scelte del contribuente introduce una distorsione. C'è una imposta non distorsiva? Lump sum tax o imposta a somma fissa (diversa da accisa e imposte specifiche) Il contribuente non può fare a meno di pagarla. Pagamento di questa imposta è indipendente dalle attività e comportamenti dei contribuenti. Tutte le altre imposte non lo sono. Si può fare a meno di pagare l’IRPEF? Si se non si lavora. Contribuente può quindi fare a meno di pagarle ma con l'imposta a somma fissa questo non è possibile. 20 Imposta Capitaria, qualsiasi individuo paga un tot all'anno. Si può però minimizzare l’inefficienza di un sistema tributario poiché e non posso azzerare l’inefficienza in quanto ci sono molte imposte distorsive.

Semplicità amministrativa

Ordinamento tributario dovrebbe essere semplice e anche abbastanza poco costoso nella sua gestione. Questa caratteristica deve valere sia per i contribuenti e anche per l’amministrazione finanziaria (fisco). Questa non è una caratteristica che vale per la maggior parte degli ordinamenti o imposte. Ci sono imposte molto semplici, ma imposte molto difficili (IRES, IRPEF), complicate da gestire. Solitamente semplicità non riguarda tutte le imposte ma solo una parte. Anche i grandi tributi possono essere semplificati nella loro struttura.

Flessibilità

Ordinamento tributario che in buona parte sia in grado di reagire automaticamente al variare dello scenario economico di riferimento. Cambiamo le condizioni dell'economia e quindi se è flessibile riesce ad adeguarsi automaticamente. 2007/2008 grande recessione, se è flessibile si adegua al cambiamento scenario economico sottostante, e quindi ad esempio IRPEF o imposta su reddito degli individui, è una imposta progressiva. Le imposte aumentano all’aumentare del reddito. Se siamo in un periodo di grande recessione e quindi disoccupazione un'imposta così costruita è un'imposta flessibile perché a fronte di una riduzione dei redditi, diminuisce automaticamente l'imposta. Quindi non c'è bisogno per adeguare la legge che il parlamento approvi una legge. Imposte che aumentano quasi ogni anno, accise, oli minerali, IRPEF e poi c'è l'IVA. Cosa vuol dire che è stato necessario aumentare l'IVA? Deriva da altre cose. Ma soprattutto è stata aumentata a parziale riscrittura alla prima clausola di salvaguardia.

Dal 2011 nel patto di stabilità c'è la clausola di salvaguardia. La prima clausola l'aveva introdotta Tremonti e riguardava il dilemma, aumentiamo le entrate e riduciamo la spesa. Quasi sempre aumentano l'entrata perché riducendo la spesa si entra in contrasto con i vari ministri. Se non riduciamo la spesa, clausola di salvaguardia, taglio lineare di tutte le agevolazioni dell'IRPEF. Governo successivo non era d’accordo. È l'ha trasformata, cancellandola e modificandola non vale la clausola salvaguardia ma si considerò l'aumento dell’iva.

Trasparenza politica

Tutti i contribuenti devono essere perfettamente consapevoli di quali imposte pagano, quante imposte pagano e a chi le pagano. A chi le paghiamo? Alcune all’erario e qualcuno al comune. IRPEF ad esempio là si paga, per la gran parte allo stato centrale e poi in minor parte regione e comune. È difficile individuare ordinamento tributario al quale si possa applicare la caratteristica della trasparenza politica.

Equità

Equità orizzontale e verticale. Per ottenere o ridurre inefficienza ordinamento tributario bisognerebbe rinunciare ad un po' di equità.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandrabrancato di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Ambrosanio Maria.
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