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Scienza delle finanze – Prof Balduzzi

Il ruolo dello Stato: che significa?

Significa che lo Stato ha 3 funzioni, classificazione di Richard Musgrave:

1) Allocazione

Il ruolo allocativo si ha quanto lo Stato utilizza delle risorse che raccoglie, attraverso il prelievo fiscale, per la produzione e fornitura di beni e servizi (come la difesa, l’ordine pubblico, la sanità), però può essere non l’unico produttore di beni e servizi. Questa funzione comprende anche l’attività di regolamentazione del mercato.

2) Redistribuzione

Correzione della distribuzione delle risorse (reddito e ricchezza), realizzata prevalentemente attraverso le due leve di bilancio pubblico che sono il lato delle entrate e il lato delle uscite:

  • Redistribuzione attraverso le entrate: attraverso il prelievo fiscale, in particolare attraverso il ruolo dell’imposta progressiva
  • Redistribuzione attraverso le uscite: attraverso trasferimenti/servizi, possono essere trasferimenti monetari o in natura quindi fornitura gratuita di servizi

3) Stabilizzazione

Attenuazione/correggere le fluttuazioni del prodotto/reddito nazionale. Attraverso gli strumenti di bilancio, lo Stato regola il livello dell’attività economica, garantendo il pieno impiego e il controllo dell'inflazione (approccio keynesiano), almeno nelle impostazioni più tradizionali.

Il ruolo dello Stato: quanto Stato?

Il fatto che lo Stato abbia ruolo economico, non significa che tutti gli Stati facciano esattamente le stesse cose, che cosa costituisce il modello di Stato? Principalmente la sua costituzione, quello che c’è scritto nelle regole fondamentali dell’attività dello Stato, ma anche a volta la semplice maggioranza politica che sta governando un Paese. A seconda dell’impostazione dello Stato, costituzionale o politica, possiamo avere Stati molto diversi, soprattutto per quanto riguarda il loro approccio all’interventismo dell’economia di mercato.

Questa tabella ci dà qualche idea e quali per esempio sono i casi limite:

Per esempio uno Stato minimo, cioè uno Stato che voglia ridurre al minimo il suo intervento in economia sarà uno stato che fornisce dei beni e servizi pubblici indispensabili, come per esempio la tutela dei diritti di proprietà, della legge, dell’ordine, della difesa, la sanità e l’istruzione primaria, ma che lascerà al mercato la produzione di tutti gli altri beni e così allo stesso modo sarà uno Stato che dal punto di vista redistributivo interverrà molto poco, magari solo per assicurare ai suoi cittadini rispetto a rischi non assicurabili come le calamità (carestie, terremoti, pandemie).

Al contrario, uno Stato interventista, cioè uno Stato che vuole pianificare di più la vita dei propri cittadini, sarà uno stato che produrrà sostanzialmente tutti i beni possibili, che promuovono lo sviluppo economico, regolamenta l’accesso ai beni prodotti (produzione diretta) e dal punto di vista redistributivo è uno stato che prevede sistemi estesi di assistenza sociale e sistemi di pensione e magari arriva anche alla redistribuzione delle proprietà.

Il ruolo dello Stato: quanto vale?

Uno può chiedersi va bene sulla carte vediamo che lo Stato può avere un ruolo e può intervenire perché c’è necessità, ma quanto vale il ruolo pubblico in Economia?

Ci sono modi diversi per calcolare questo intervento pubblico, diciamo che la variabile principale per misurare l’intervento pubblico dello Stato è il rapporto tra spesa pubblica e il PIL, è un rapporto così abbiamo un valore percentuale che può essere utilizzato per i confronti internazionali e all’interno dello Stato Paese, in ogni caso la spesa pubblica è solo uno delle tante dimensioni che si possono utilizzare. Sono diffuse e possibili misurazioni anche relativamente ad altre voci del bilancio pubblico: entrate, imposte, saldo di bilancio, debito pubblico, etc…

Vediamo un po’ di questi numeri. In questo grafico abbiamo misurato l’andamento delle uscite (linea rosa) e dell’entrate (linea rosa) a partire dagli anni ‘70 in poi. Dagli ‘70 in poi aumenta la distanza tra le uscite e le entrate, poiché le spese devono essere finanziate, se non le finanziamo con le entrate che raccogliamo con la pressione fiscale, dobbiamo finanziarle prendendo a prestito. Anni ‘90 abbiamo un pareggio tra entrate e uscite.

Questo grafico mostra la spesa complessiva, la spesa primaria, la pressione fiscale e la pressione fiscale al netto degli interessi.

  • Spesa complessiva: ammontare di tutte le spese dello Stato
  • Spesa primaria: spesa al netto degli interessi che si pagano sul debito, questo è interessante perché ha la particolarità di essere una spesa sostanzialmente non discrezionale, uno Stato non può decidere di non ripagare i propri debiti (può con la ristrutturazione del debito ma sarà più difficile a livello reputazionale); dal punto di vista della capacità di uno Stato di organizzare il proprio bilancio e quindi di coprire le proprie spese con le entrate che riesce a raccogliere, è comunque un’informazione interessante perché si dice che se non avessimo gli interessi da finanziare, il bilancio del nostro Stato sarebbe in ordine oppure no?

Vedremo che l’Italia non è un paese che si caratterizza con un livello di spesa pubblica particolarmente elevata (o particolarmente bassa), ma si caratterizza come Paese in cui la spesa complessiva è decisamente più elevata della spesa primaria (spende molto in interessi).

Questa tabella è presa dalla relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, un po’ vecchia. Di questa tabella ci interessa sapere cosa è la differenza tra pressione fiscale e pressione tributaria, sono entrambi dei rapporti tra forme di entrata e prodotto interno lordo ma:

  • Pressione tributaria: è il rapporto tra la somma delle imposte dirette e imposte indirette e il prodotto interno lordo (considera solo imposte dirette, indirette e imposte in c/capitale)
  • Pressione fiscale: è il rapporto tra la somma delle imposte dirette, imposte indirette e contributi sociali e il prodotto interno lordo (considera oltre alle imposte dirette, indirette e imposte in c/capitale, anche i contributi sociali)

Tipicamente si muovono parallelamente, se ci sono differenze nell’andamento, questi sono dovuti alla differenza dei contributi sociali.

Con questa tabella vogliamo avere un’idea sul bilancio dello Stato, dobbiamo sapere gli ordini di grandezza:

  • Imposte dirette: totale delle imposte è 255 miliardi, la più importante è l’IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) che nel 2019 circa valeva 190 miliardi
  • Imposte indirette: totale 223 miliardi, la più importante l’IVA che vale circa 140 miliardi
  • Entrate dello Stato: valgono circa 550 miliardi nel nostro Paese, sono tendenzialmente le entrate correnti
  • Lotto: vediamo un valore pari a 15 miliardi, è una forma di imposta totalmente volontaria, nessuno obbliga le persone a giocare al lotto ecc. Quando si sente parlare di punti percentuali di PIL, un punto percentuale di PIL è circa intorno ai 16 miliardi euro, quindi possiamo dire che ogni anno in Italia il lotto contribuisce un punto percentuale di PIL.

Con questa tabella vediamo il conto consolidato delle AAPP

  • La spesa pubblica (uscite) è intorno agli 870 miliardi di euro, ossia somma delle AAPP, spesa delle AAPP su PIL circa il 50%.
  • Le entrate totali sono pari a 840 miliardi, circa il 47% del PIL
  • L’indebitamento in Italia nel 2019 vale 31 miliardi, quindi quasi il 2% del PIL
  • La spesa per interessi nel 2019 valeva 60 miliardi, in calo rispetto al passato (2014 era 75)
  • La spesa per l’istruzione è circa poco meno del 4% di PIL

Questa tabella mostra un po’ di misure di saldo:

  • Indebitamento netto: differenza tra entrate e uscite, vuol dire che è numero da considerare negativo, è un saldo negativo ossia la spese superano le entrate. Nel 2019 le spese superavano le entrate del 2,2% di PIL
  • Avanzo primario: differenza tra entrate e uscite al netto della spesa primaria, il saldo è positivo, le entrate superano le uscite del 1,3% di PIL.
  • Spesa per interessi: esattamente la differenza tra indebitamento netto e avanzo primario, al netto di qualche arrotondamento, nel 2019 pari al 3,4% del PIL.
  • Il debito pubblico: fino al 2019 era intorno al 130%, la proiezione per quest’anno è intorno al 158%

Infine come grafico abbiamo l’andamento del debito pubblico:

Negli anni ‘70 il rapporto debito pubblico/PIL era al 40%, abbiamo visto che nel 2019 era 130%, cosa è successo? Negli anni ‘80 aumenta e in 10 anni arriva al 60%, nei successivi 10 anni raddoppia e si passa al 120%, dagli anni ‘90 in poi comincia a diminuire, arriva intorno al 100%, e poi ricresce.

La linea fissata al 60% è la linea verso cui dovremmo tendere visto che partecipiamo all’Unione Monetaria Europea, negli anni ‘90 infatti l’Italia nel ‘97 è entrata nell’Unione Monetaria Europea e per entrare bisognava rispettare 5 parametri, i più famosi riguardano il rapporto deficit (saldo di bilancio) sul PIL non superiore al 3% e rapporto debito pubblico su PIL non superiore al 60%.

Le ragioni dell'intervento pubblico in economia

Prima del 1989 la domanda principale dell’economista pubblico era se scegliere un’economia pianificata oppure di mercato. Dopo il 1989 il mondo dal punto di vista è cambiato e stato e mercato sono due soggetti che interagiscono tra di loro, ma comunque bisogna chiedersi in quali ambiti, con quali confini e con quali dimensioni?

Le risposte a queste domande sono state date alla fine del 1800 e l’approccio utilizzato è quello neoclassico che utilizza il concetto di efficienza paretiana (consumo, produzione e scambio), i Teoremi dell’economia del benessere e le Funzioni del benessere sociale.

Richiami di economia del benessere

Concetti utilizzati:

  • La definizione di efficienza paretiana
  • La condizione di efficienza paretiana nello scambio e nella produzione
  • La curva dei contratti
  • La scatola di Edgeworth

Ipotesi:

  • Due individui: A e B;
  • Due beni: X e Y;
  • Due fattori di produzione: K, capitale, e L, lavoro.

Definizione di efficienza paretiana nella produzione:

La produzione avviene in maniera efficiente quando non è possibile riallocare i fattori di produzione per produrre unità aggiuntive di un bene senza diminuire la quantità prodotta dell’altro bene. Schematicamente questo concetto si può rappresentare con un grafico che è una “scatola di Edgeworth”.

Il punto è concetto si può rappresentare il punto di vista del bene X, il cibo per esempio, sull’asse delle ascisse e misuriamo le unità di lavoro necessarie per produrre questo bene X, mentre sull’asse delle ordinate misuriamo le unità di capitale necessarie per produrre questo bene X.

Le unità di lavoro e di capitale che servono per produrre una unità di X, unite tra di loro formano una curva che ha questa forma che si chiama ossia isoquanto produttivo per produrre la quantità di bene X.

L’isoquanto produttivo, IQ, è l’insieme dei punti in cui sono presenti tutte le combinazioni di capitale e di lavoro che danno luogo alla stessa quantità di bene.

Vuol dire che per esempio, per produrre un 1 kg di pane posso utilizzare un’alta quantità di capitale e una bassa quantità di lavoro oppure una bassa quantità di capitale e un’alta quantità di lavoro.

Gli isoquanti produttivi che sono più a destra sono collegati a quantità maggiori di X perché utilizzano più fattori di produzione, mentre isoquanti produttivi più a sinistra sono collegati a quantità inferiori di X.

Ora prendiamo il punto di vista del bene Y, è esattamente lo stesso del bene X, è solo ribaltato e quindi bisogna leggerlo al contrario: sull’asse orizzontale in alto misuriamo la quantità di lavoro necessario per produrre il bene Y e sull’asse verticale e destra misuriamo la quantità di capitale necessaria per produrre il bene Y. In questo caso la forma dell’isoquanto produttivo è ribaltata e lo chiamiamo.

Ora ci chiediamo se una certa allocazione è un’allocazione efficiente, pariamo dal punto 1: in questo punto io utilizzo una certa quantità di lavoro per produrre il bene X1 e una certa quantità di lavoro per produrre Y1. Allo stesso modo in 1 utilizzo una certa quantità di capitale per produrre il bene X e il bene Y.

Io posso riallocare capitale lavoro dalla produzione di un bene alla produzione dell’altro bene senza diminuire la quantità prodotta dell’altro bene? La risposta qui è si.

Dal punto 1 scendendo verso il basso io riesco a produrre una quantità maggiore di Y, mantenendo però costante la quantità di X, questo si può fare fino ad arrivare al punto 2 perché qui non riesco a riallocare capitale lavoro dalla produzione di un bene alla produzione dell’altro bene senza diminuire la quantità prodotta dell’altro bene.

Punto 2: partendo dal punto 1 aumento la quantità prodotta di Y mantenendo costante la quantità prodotta di X.

Punto 3: mantenendo costante la quantità di Y e aumento la quantità di X.

Nel punto 2 e 3 gli isoquanti produttivi sono tangenti e lo saranno anche gli isoquanti dei punti compresi tra 2 e 3, in questi punti non è possibile aumentare la quantità di un bene senza però diminuire la produzione di un altro bene.

Questa è la definizione di pareto efficiente, dal punto di vista geometrico questo si ha quando due isoquanti sono tangenti. Dal punto di vista matematico dire che due curve sono tangenti significa che hanno la stessa pendenza.

Come si chiama la pendenza di un isoquanto produttivo? Si chiama saggio marginale di sostituzione tecnica, nel punto 2 e 3: $ % = (1)!,# !,#

Ma cos’è il saggio marginale di sostituzione tecnica? L’MRTS ci dice di quanto deve variare un fattore di produzione se l’altro fattore di produzione varia di una unità e voglio mantenere costante il prodotto. L’MRTS ci dice di quanto devo aumentare l’altro fattore di produzione per mantenere costante il livello di prodotto. Esempio se diminuiscono di 1 unità il fattore lavoro, mi dice di quanto devo aumentare il fatto capitale, mantenendo costante la produzione del prodotto. Il fattore capitale-lavoro in questo lavoro si considerano fissi, non sono variabili.

La condizione PE1 è soddisfatta lungo l’intera «curva dei contratti».

Ma questa condizione PE1 non è sufficiente a stabilire l’efficienza del sistema economico. In tutto il capitale e tutto il lavoro vengono utilizzati per produrre il bene Y, questo vuol dire che in corrisponde alla massima quantità producibile del bene Y dati capitale e lavoro. Al contrario in tutte le unità di capitale-lavoro sono utilizzate per produrre solo il bene X.

Ora rivedendo la curva dei contratti in un asse cartesiano in cui abbiamo sull’asse delle ordinate la quantità prodotta del bene Y e sulle ascisse la quantità prodotta del bene X. Il punto P è il punto in cui non avviene produzione del bene X, ma avviene solo la produzione del bene Y e quindi corrisponde al punto. Al contrario ad F corrisponde il punto.

La «curva dei contratti» può essere ritracciata sotto forma di «frontiera delle possibilità produttive». Se per esempio prendiamo il punto fissiamo l’economia in una situazione in cui vengono prodotti F1 unità di bene X e P1 unità di bene Y. Posso scegliere un livello di produzione efficiente lungo tutta la frontiera delle possibilità produttive e vale la condizione (PE1).

Definizione di efficienza paretiana nello scambio:

Lo scambio avviene in maniera efficiente quando non è possibile allocare le risorse (i beni X e Y) per aumentare l’utilità di un individuo senza diminuire l’utilità di un altro individuo.

Il grafico è una «scatola di Edgeworth»:

  • La base (ascisse) rappresenta la quantità totale di bene X presente in questa economia (e prodotto in maniera efficiente con i fattori K e L) e come viene allocato tra gli individui A e B.
  • L’altezza (ordinate) rappresenta la quantità totale di bene Y presente in questa economia (e prodotto in maniera efficiente con i fattori K e L) e come viene allocato tra gli individui A e B.
  • Punto di partenza: 1 Riallocando le quantità di beni X e Y tra i due individui attraverso lo scambio, da 1 è possibile aumentare l’utilità dell’individuo A a parità di utilità dell’individuo B muovendosi lungo la curva d’indifferenza; oppure aumentare l’utilità dell’individuo B a parità di utilità dell’individuo A muovendosi lungo la curva d’indifferenza.

Ne consegue che 1 non è un punto di scambio efficiente in senso paretiano. Nei punti 2 o 3 invece c’è tangenza delle curve di indifferenza, queste significa che hanno la stessa pendenza che in questo caso si chiama saggio marginale di sostituzione. Nel punto 2 e 3 vale la condizione: & ' = (2)$,% $,%

Il saggio marginale di sostituzione indica che il rapporto di sostituibilità tra quantità che consumo di un bene che mi garanti...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicoletta0597 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balduzzi Paolo.
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