Scienza delle finanze c.a.
2016/2017 1
INDICE
*** La Lezione 1 non è presente in quanto è stata solo un riassunto generale del programma da
trattare
- LEZIONE 2: Il Costituzionalismo Fiscale
L’impatto dell’approccio
- LEZIONE 3: costituzionale sui sistemi decisionali, di tassazione,
eccesso di pressione e livello di ridistribuzione
- LEZIONE 4: La Costituzione Fiscale: Tassazione, Eccesso di Pressione, Ridistribuzione ed
Illusione Finanziaria
- LEZIONE 5: Regole, Politica ed Analisi normativa della Tassazione
Regole orientate al processo, principio di generalità e fallimento dell’economia
- LEZIONE 6:
del benessere
- LEZIONE 7: La regolamentazione per Via Fiscale
- LEZIONE 8: Tassazione: tra Pigou e i gruppi di pressione
nell’Unione Monetaria Europea
- LEZIONE 9: Regole Fiscali
- LEZIONE 10: Bilancio o Regolamentazione? Una nuova prospettiva
- LEZIONE 11: Bilancio o Regolamentazione? Il modello di Brennan
L’inadempienza fiscale in due contesti alternativi
- LEZIONE 12: L’Evasione Fiscale: come misurare l’immisurabile
- LEZIONE 13: L’Economia Politica e la Finanza Pubblica nella logica della Catallassi
- LEZIONE 14-15:
- LEZIONE 16: Federalismo o Decentramento?
- LEZIONE 17: Molti Governi o Governo Multilivello? Il Federalismo tra Retorica e Realtà
- LEZIONE 18: Il ruolo ambiguo dei trasferimenti pubblici nella correzione delle
disuguaglianze create dal mercato
- LEZIONE 19: La logica dei trasferimenti: una mappa orientativa per orientarsi
L’intervento dello Stato e il problema della Zangolatura Fiscale
- LEZIONE 20: L’intervento dello Stato e il problema della Zangolatura Fiscale:
- LEZIONE 21: imposta
negativa sul reddito, beni privati, beni pubblici e federalismo
L’intervento dello Stato e il problema della Zangolatura Fiscale.
- LEZIONE 22: Programmi
verticale, programmi di gruppi d’interesse con progetto unico
di redistribuzione
L’intervento dello Stato e il problema della Zangolatura Fiscale.
- LEZIONE 23: Programmi
di gruppi d’interesse con progetti multipli
Il Teorema Ricardiano dell’Equivalenza, l’estensione
- LEZIONE 24: macroeconomica di
Barro e la critica della Public Choice
- LEZIONE 25: Stato Debitore o Stato Intermediario?
- LEZIONE 26: Evasori e Tartassati: 40 anni dopo (Lezione esterna del Prof. Pedone)
- LEZIONE 27: Stato del Benessere e Debito. Redistribuzione InterGenerazionale
- LEZIONE 28-29: Debito, Distribuzione, Tracciabilità Fiscale ed Evoluzione del Debito
Pubblico italiano
Il Debito Pubblico e l’Europa. Quale Austerità?
- LEZIONE 30:
- LEZIONE 31: Crisi Economico-Finanziaria e Risparmio
- LEZIONE 32: Disavanzi, Politica Monetaria Espansiva, Debito e Risparmi
L’Europa e gli USA sono di fronte al precipizio fiscale? Popolazione,
- LEZIONE 33-34:
Occupazione e Produttività 2
Lezione 2
“Il costituzionalismo fiscale”
– “Fiscal G.
Saggio Contitutionalism”; Eusepi & G. Brennan
La Costituzione è uno degli elementi fondamentali della Democrazia in quanto consente la
suddivisione dei poteri e la tutela dei cittadini ed è dunque fonte di garanzie.
La costituzione fiscale è ben diversa poiché regola le politiche di bilancio dello Stato. In merito a
tale argomento esistono due linee di pensiero: l’approccio ortodosso (scienza oggettiva o “di
mercato”) e l’approccio costituzionale (scienza soggettiva).
È l’approccio predominante fino agli anni ’80. Si occupa di identificare i
Approccio Ortodosso :
principali problemi legati all’ambito fiscale e di trovare delle soluzioni.
Tale approccio considera l’economia come una “macchina” che tende a “rompersi” (cioè “fallire”).
intervenire attuando un’idonea politica. Il sistema
Se ciò accade è il Governo che può sempre
fiscale è esterno al disegnatore, che è il Governo.
Il primo problema di cui si occupa l’approccio ortodosso è di come creare un sistema fiscale volto
al raggiungimento di 2 tipi di equità: “equità orizzontale” ed “equità verticale”
Equità Orizzontale: riguarda la necessità di garantire pari trattamento a coloro che si trovano
nelle stesse condizioni. Redditi uguali devono essere tassati in misura uguale.
Bisogna rispettare il concetto di “reddito (esempio: << un reddito di 100 euro
permanente”
percepito una tantum, non può essere tassato come un reddito di 100 euro percepito per tutta
la vita >>)
Equità verticale: attiene alla necessità di trattare diversamente soggetti che si trovano in
condizioni diverse. Diversi redditi devono essere tassati in misura diversa.
L’approccio ortodosso dunque si propone di capire se, al fine di raggiungere l’equità orizzontale e
verticale, sia meglio ricorrere a un’imposta proporzionale, detta anche “Flat Rate” (aliquota costante,
il gettito varia comunque al variare della base imponibile) o ad un’imposta progressiva (l’aliquota
La prima delle due, non dà potere al Governo di “discriminare”.
cambia al modificarsi del gettito).
L’approccio ortodosso analizza tale situazione e giunge alla conclusione che sia possibile raggiungere
i due tipi di equità indistintamente con l’aliquota progressiva o proporzionale. Infatti, a prescindere
dalla tipologia di aliquota scelta, al variare della base imponibile (reddito del contribuente), varia
anche l’ammontare dell’imposta da versare. 3
Secondo problema di cui si occupa è come creare un sistema fiscale Efficiente nel quale si possa
rendere compatibile l’efficienza massima con l’equità. Il sistema fiscale è efficiente se, l’aumento di
1 unità comporta una perdita per un’altra unità del sistema (es: << se avvantaggio “A” e ciò comporta
un peggioramento di “B”, allora il sistema è efficiente al massimo.
Collegato al concetto di efficienza vi è il concetto di Ottimo Paretiano Pareto non credeva nella
massimizzazione del benessere sociale perché ciò presume generale omogeneità di tutti i soggetti, e
dunque nessun conflitto nel sistema. Egli osservò come si massimizza un sistema se obiettivo del
lupo è mangiare l’agnello, ed obiettivo dell’agnello è fuggire dal lupo. Questa metafora sta a
significare come gli obiettivi dei politici e quelli della popolazione siano contrastanti. Tale conflitto
è appunto “inalienabile”.
Occorre creare un sistema fiscale che minimizzi i triangoli di Harberger persi, ossia la perdita di
benessere in termini monetari per i contribuenti (la riduzione di reddito dovuta al pagamento
dell’imposta) che però non trova contropartita in gettito per lo Stato.
Quindi come possiamo strutturare un sistema fiscale in modo da rendere compatibile la
un’efficienza
minimizzazione dei triangoli di Harberger con valutata da parte di chi paga le imposte?
L’errore dell’approccio ortodosso è quello di presupporre che a tutti questi problemi lo Stato possa
sempre trovare una soluzione. Questo però non è possibile, in quanto per riuscirci si dovrebbe disporre
sempre di mezzi illimitati. I mezzi invece, come si sa, sono sempre limitati (ad esempio il gettito
fiscale), altrimenti non sussisterebbe alcun problema economico. Per queste ragioni, ad oggi,
l’approccio ortodosso è ormai superato.
Gli obiettivi prima citati di Efficienza ed Equità, non sono gli unici problemi di cui si occupa il
“Fisco”. Altre problematiche sono legate all’ “Occupazione”, all’ “Inquinamento” ed al “Saldo della
Bilancia dei pagamenti”. L’approccio ortodosso presuppone che sia il Governo, tramite politiche
idonee, a poter risolvere tali problematiche.
+ << Francesco Ferrara pensava che la logica alla base di un sistema non doveva necessariamente
ma alla base vi possono essere molti altri “rapporti”.
essere di un rapporto ingegnere-macchina, la
divisione dei compiti/competenze, consente di ottenere sul mercato, ciò che non si ha e che non si sa
costruire >> ( es: se non ho una matita, ne tantomeno so costruirla, posso ricorrere al mercato e
comprarne una).
Approccio costituzionale .
L’approccio costituzionale parte dal presupposto che i mezzi dello Stato siano limitati (il gettito
fiscale è limitato), e che si debba operare obbligatoriamente una scelta su come utilizzare tali risorse
scarse.
Secondo tale approccio lo strumento per risolvere i problemi non è la politica, ma le istituzioni
all’interno delle quali queste scelte vengono effettuate.
La critica principale che l’approccio costituzionale muove all’approccio ortodosso consiste nel fatto
“despota benevolo”:
che quest’ultimo vede l’intervento dello Stato come quello di un
È un despota poiché non viene eletto democraticamente dalla collettività (l’approccio
ortodosso infatti presuppone l’assenza di democrazia)
ma è benevolo, in quanto tutela l’interesse dei cittadini massimizzandone il benessere, anche
se questo dovesse andare contro i suoi interessi. 4
Nell’approccio ortodosso si configura l’ipotesi di un “doppio nel mercato infatti si
cappello”:
assume un comportamento malevolo, di concorrenza spietata dettata da spinte egoistiche, mentre la
politica è benevola e caratterizzata da spinte solidaristiche, disinteressate e prive di doppi fini.
L’individuo, originariamente egoista ed interessato esclusivamente ai propri interessi nella “realtà”,
una volta indossata la veste politica diventa “benevolo”. Per “dispotico” si intende invece che
l’Approccio Ortodosso ( A.O. ), non fa riferimento a nessun sistema elettorale, al contrario appunto
dell’Approccio Costituzionale ( A.C. ) che assume una prospettiva democratica in cui il sistema
elettorale svolge un ruolo essenziale. Inoltre, nell’A.O. , non essendovi democrazia, il Governo è
anche onnisciente poiché conosce le preferenze dei cittadini senza necessità di chiedere.
Nell’approccio costituzionale invece ha pienamente sussistenza la Democrazia. Il governo è costretto
ad agire negli interessi dei cittadini, in quanto è da essi che deriva il suo potere. I cittadini sono
elettori, ed il governo è costretto a tutelarli non per sua scelta disinteressata (come avviene secondo
l’approccio ortodosso), ma per suo proprio interesse, altrimenti perderebbe consensi e non sarebbe
più rieletto.
L’approccio costituzionale studia i problemi che possono nascere nelle democrazie occidentali, come
ad esempio:
Quali comportamenti del Governo possono emergere nelle democrazie occidentali?
Come possono divergere questi comportamenti dai problemi dei regimi meno democratici?
L’approccio costituzionale, a differenza di quello ortodosso, riconosce i propri limiti e non pretende
di trovare soluzioni a tutti i problemi. Può però trovare alcune soluzioni di carattere generale e non
specifiche.
Non è in grado, per esempio, di dare risposte riguardo l’ammontare della spesa per l’istruzione o la
sanità o stabilire chi vincerà le prossime elezioni.
È in grado invece di spiegarsi la tendenza dei governi, se non vincolati, di finanziarsi tramite
indebitamento o inflazione, piuttosto che attraverso la tassazione. Se i Governi non sono vincolati,
tenderanno ad ottenere “fonti di entrata” tramite indebitamento o inflazione, e non tramite
“tassazione” poiché comporterebbe la perdita di voti elettorali.
L’approccio costituzionale ha un impatto sul fisco. Dal momento che il fisco (ossia il finanziamento
della spesa pubblica) è uno degli elementi essenziali dello Stato, è necessario che la sua collocazione
teorica risieda nella Costituzione e non nella politica. Dal momento che la tassazione viene stabilita
a livello costituzionale, ricopre un ruolo simile a quello che il prezzo svolge sul mercato. Per questo
“prezzi
motivo si dice che le imposte sono fiscali”. 5
Lezione 3
“L’impatto dell’approccio costituzionale sui sistemi decisionali, di
tassazione, eccesso di pressione e livello di ridistribuzione.”
–
La tradizione svedese: Wicksell Lindahl.
Wicksell si occupò di studiare la distribuzione della tassazione tra le classi reddituali caratteristiche
del proprio contesto storico: aristocrazia e proletariato.
Nella sua analisi emerse la presenza di una forte discriminazione tra classi:
l’aristocrazia riceveva i benefici, beni pubblici e servizi dallo Stato, ma non pagava le imposte
per finanziarli.
Al contrario faceva ricadere l’onere del pagamento sulle classi più povere.
Questa era la situazione che caratterizzava i sistemi fiscali nei contesti pre-
democratici. Secondo Wicksell un sistema fiscale così strutturato era ingiusto. del voto
Una possibile soluzione era da ricercare nel sistema di governo democratico. L’introduzione
avrebbe comportato il nascere di maggioranze, le quali avrebbero poi portato al sorgere di un nuovo
sistema fiscale.
Per Wicksell però il nuovo sistema fiscale non sarebbe stato preferibile a quello esistente nel contesto
operata dall’aristocrazia nei confronti dei proletari, a
pre–democratico. Infatti la discriminazione
seguito dell’introduzione della democrazia, si sarebbe semplicemente rovesciata: i proletari, passati
alla maggioranza e quindi in grado di imporre le loro decisioni, avrebbero fatto in modo di ottenere
tutti i benefici della spesa pubblica, facendone ricadere il costo sulla classe aristocratica.
Dunque nemmeno il ricorso alla democrazia può rappresentare la soluzione al problema.
Per Wicksell e Lindahl la vera soluzione sarebbe l’introduzione costituzione fiscale.
di una
vincolo costituzionale,
Introdussero il il quale prevede che non si possa aumentare la spesa,
senza prima aver identificato i mezzi per finanziarla.
Posero così i presupposti della costituzione fiscale, collegando il diritto al voto per una spesa con
l’obbligo di contribuire a coprirla. ( Fisco Internalizzato )
In particolare le spese venivano introdotte esclusivamente se approvate all’unanimità. In presenza di
queste condizioni non si sarebbe avuta alcuna iniquità. Nessuno sarebbe stato sfruttato, perché tutti
sarebbero stati disposti a finanziare l’aumento della spesa.
Raggiungere l’unanimità però è difficile, come dimostrato dal modello di Buchanan e Tullock. 6
Il modello di Buchanan e Tullock.
come, ai fini dell’unanimità, sia necessario che le preferenze degli elettori siano
Abbiamo visto
“omogenee”. Nelle democrazie, tali decisioni non sono omogenee ma vengono prese a
maggioranza sulla base dei costi e dei benefici ( “Criterio ).
di Maggioranza” Il modello citato
non è tuttavia privo di “costi” e di “discriminazione”.
Il Modello di B&T (Buchanan e Tullock) , si propone di determinare un quorum per assumere le
decisioni, che sia compreso tra la maggioranza semplice e l’unanimità.
Si fa ricorso a un grafico a due ordinate:
• Sull’ordinata si misura il livello dei “costi”
• Sull’ascissa si misura il “numero minimo di elettori richiesto per l’approvazione di una
proposta” “curva dei costi esterni” ( o “curva ). Essa è
La curva rappresentata è detta dello sfruttamento”
decrescente poiché lo sfruttamento è decrescente, è cioè molto alto in presenza di “minoranze”
(parte sinistra del grafico). Spostandoci verso destra, va a diminuire il dissenso tra le parti fino ad
e dove la “minoranza” si accorge di non essere più
arrivare ad un punto in cui il dissenso è nullo
discriminata, diventando essa stessa parte della “maggioranza”. L’unanimità è il <<punto in cui la
curva è tangente all’asse delle X>>; e in cui non vi è discriminazione delle maggioranze sulle
minoranze.
Tale punto non è economicamente “acquisibile” poiché, secondo B&T, non vi è un solo costo da
considerare ( c.d. “di sfruttamentento” ), ma un ulteriore costo, c.d. “costo decisionale”.
Figura 2 7
Il “costo decisionale” è quel costo che la democrazia deve impiegare per creare unanimità o per
rendere la maggioranza più “stabile”.
La “curva dei costi di inefficienza” (Figura 2), misura tempi e costi organizzativi per prendere le
decisioni, ed è crescente. Maggiore è il numero di voti favorevoli necessari a prendere una decisione,
maggiore è il tempo necessario ad assumere la decisione ed il costo necessario ad organizzare la
collettività. Dunque, man mano che ci si sposta a destra lungo la curva, i costi aumentano fino ad
arrivare ad un livello di costo “indefinibile”, graficamente individuato nel punto di tangenza della curva
con l’asse N.
L’unanimità non è sopportabile dalle democrazie, non essendovi un punto in equilibrio tra i due
estremi della curva dello sfruttamento (fig.1) e quella dei costi decisionali (fig.2).
B&T si posero questa domanda : <<esiste una percentuale, che non sia unanimità, ma che abbia le
caratteristiche che avrebbe l’unanimità se essa fosse possibile?>>…Tale percentuale non può essere
a sinistra del 50% !.
Figura 3.
Per trovare il “quorum” ottimo dobbiamo sommare le due curve C+D in modo da minimizzare il
Tale pu
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