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pesa di meno rispetto al reddito e quindi il reddito vale di più e si riceve la stessa cifra. In Q il reddito è

basso ma il trasferimento comparativamente è molto alto per cui si ha un surplus QS di trasferimento netto

per A.

Ci sono casi in cui la tassazione sul reddito dà luogo a perdita netta, i casi N e P, la quale non sarà eliminata

dal saldo netto, ossia esso non darà 0. Ci sono casi in cui il risultato sia positivo, ma nella maggior parte dei

casi negativo. In ogni caso il saldo non è assicurato.

Il punto R è un caso non importante che dice che, siccome ci potrebbe un’imposta ma non un trasferimento,

ovviamente R starebbe molto fuori rispetto alle perdite nette degli altri casi in cui c’era il trasferimento che

correggeva in parte le perdite; ma non essendoci, in R il contribuente sta ovviamente peggio.

Qual è il caso in cui l’intervento del trasferimento (cioè della spesa) da un lato corregge in parte il livello del

reddito, migliorandolo rispetto alla tassazione e qual è il caso contrario? Sono il punto N che è migliore di R e

il punto P che è migliore di N.

Quindi, questo meccanismo per cui c’è un trasferimento in somma fissa che vale per tutti e una tassazione

del reddito che includerebbe anche quello, (cioè da un lato il governo trasferisce la stessa somma a tutti fino

ad un certo punto, cioè fino a quando non si arrivi ad un reddito minimo, va a coprire la differenza tra il

reddito che si ha (molto basso) e quindi il governo non solo non tassa ma dà un qualcosa per incrementare il

reddito per renderlo vicino al minimo garantito. Quindi l’impatto della tassazione/spesa crea una zangolatura,

perché questa somma data a tutti viene data anche a coloro che poi hanno un reddito maggiore e quindi

sono su questa scorta tassati, perché l’imposta negativa sul reddito esenta il reddito al di sotto di un limite,

ma quando il reddito ha superato quel limite ovviamente il rapporto con lo stato è una tassazione positiva,

non negativa. Cioè negativo è il trasferimento che il contribuente riceve, l’imposta positiva è un ammontare

che i cittadini danno.

Qui bisogna vedere dove sta la zangolatura. In questo caso stiamo prendendo entrambi i lati del bilancio:

tassazione e spesa.

Imposte non in somma fissa e trasferimenti non in somma fissa

Se noi consideriamo sia l’imposta sia il trasferimento variabili si crea un meccanismo per cui, man mano il

reddito aumenta il trasferimento da parte dello stato diminuisce, fino al break even point, cioè il punto di

Nel grafico c’è questa

uguaglianza tra reddito e trasferimenti: non si paga l’imposta né si ha sussidio.

situazione? Dove nasce la zangolatura?

Sì, è il punto P. Nasce se lo Stato dà a tutti un trasferimento pari al

reddito minimo anche a quelli che poi saranno tassati, per finanziare il trasferimento. Quindi c’è un reddito

esente per il quale si ha il titolo al trasferimento, e un reddito esente per chi ha un reddito più alto. Qui c’è

una zangolatura perché, coloro che finanziano, e quindi sono tassati per consentire il reddito minimo a

coloro che stanno al disotto, entrano entrambi in un rapporto doppio perché stanno sia dal lato della

Perché?

tassazione sia dal lato della spesa. Perché è un meccanismo fatto in due tempi: il primo con

un’imposta e il secondo con i trasferimenti. Se coloro che ricevono i trasferimenti non pagano le imposte e

coloro che le pagano non ricevono il trasferimento che si avrebbero come reddito minimo (perché i ricchi

finanziano tutto ma sono anche parte dei finanziati pure), ci sarebbe un giro di entrate e spese del tutto

inutili.

La logica è che tutti i contribuenti o pagano le imposte o sono beneficiari dei trasferimenti: la zangolatura sta

nel fatto che entrambi, chi riceve e chi paga, stanno in entrambi i lati del bilancio. La teoria di Friedman era

semplicemente quella di dare un’imposta negativa sul reddito, cioè un trasferimento a quelli che avevano

Perché Friedman diceva che il reddito minimo garantito non doveva poi essere

titolo ma non del 100%.

realmente garantito al 100%? Perché altrimenti nessuno avrebbe lavorato più, ossia sarebbero caduti gli

incentivi al lavoro.

Spese in natura: beni privati

Finora abbiamo visto che il governo spende in moneta, ma può essere anche in natura, tramite la fornitura

Che cosa cambia nella forma monetaria rispetto alla forma in natura?

di servizi. Sono i beni i cui benefici si

concentrano sui percettori. Torniamo ad A, B e C e immaginiamo che queste siano famiglie rispettivamente a

reddito molto alto, medio alto e reddito basso. Immaginiamo che le famiglie A e B si autotassino ad un

Che cosa comporta questa

ammontare di 100 per offrire il latte ai bambini delle famiglie povere (C).

prospettiva di avere il latte? Ma le famiglie

Per i poveri è un beneficio, quindi A e B offrono un beneficio a C.

del gruppo C sono contente di ricevere il latte o avrebbero preferito l’ammontare con cui comprare il latte? Il

trasferimento in natura può raggiungere gli effetti massimi per quello che costa oppure raggiungere sub-

ottimali per cui chi riceve sarebbe disposto a ricevere anche di meno purché lo ricevesse in moneta anziché

in latte? Da un certo punto di vista ricevere il latte significa ricevere un miglioramento con obbligo di

destinazione: se le famiglie di C avessero ricevuto 100 dollari in moneta, avrebbero potuto disporre di questi

non solo per comprare il latte ma anche altri beni da loro preferiti. Qui il problema è delicato perché non

sono i bambini che valutano ma le famiglie che potrebbero tenere i figli senza latte. Quindi chi valuta non

sempre è chi riceve. Supponiamo che si instauri un negoziato tra A e B a favore della fornitura di latte e C

che vuole una somma. È chiaro che se C dicesse di volere i soldi piuttosto che il latte, questa partita

potrebbe essere fallita in partenza perché se A e B finanziano il latte hanno fatto una scelta precisa e sono

più soddisfatte di dare 100 dollari in latte che in denaro. Visto che C sa queste cose fa una proposta ad A e

B: chiede 30 dollari di latte e 70 in moneta. Con questa prospettiva fa la proposta ad A e B di un’operazione

che determina una spesa minore e quindi un saldo cospicuamente minore del 30%.

A livello contabile questo è un affare ma chiaramente le famiglie ricche A e B percepiscono più utilità,

piacere dal punto di vista interpersonale, nella concessione di un aumento del consumo di latte ai bambini

poveri anziché nell’aumento del reddito delle famiglie povere che hanno bambini: trasferire 70 dollari in

moneta e non 100 litri di latte è valutato diversamente dai donanti e dai beneficiari. E soprattutto trasferire

70 dollari alle famiglie povere vuol dire aumentare il reddito delle famiglie povere e nessuno ci dice che

questi 70 vadano tutti al consumo di latte. Con 70 dollari, certamente i pagamenti sarebbero ridotti ma

cambierebbero i presupposti politici della decisione che A e B avevano preso: il programma non è più lo

stesso. Poiché per Musgrave la zangolatura c’è solo quando si attua quel programma e non quando si

cambia, in questo caso non ci sarebbe zangolatura. C’è un ulteriore elemento: nel caso di trasferimento di

100 dollari in latte, non necessariamente il latte consumato sarebbe aumentato di 100. Perché? Perché i

pover acquistavano già del latte per i bambini e quindi con questo trasferimento possono destinare quella

somma in parte o in toto in altri beni. Il trasferimento in natura di latte non comporta che il consumo di latte

sia di 100, perché già i bambini ne consumavano un po’, non partivano da zero.

Supponiamo che i poveri che già compravano il latte destinavano 20 dollari al suo acquisto. Che succede se

devono destinarne 100 in più, proveniente da A e B? Se l’acquisto di latte fosse irrilevante le famiglie

passerebbero al consumo di 120 litri di latte, ma potrebbero comportarsi diversamente: non possono

scegliere sui 100 ma sui 20 sì perché ne sono titolari e quindi li trasferiscono in altri acquisti. Di conseguenza

il consumo di latte da 120 passa a 80 dollari. Quindi il progetto in questo caso porta ad un consumo di latte

che aumenta solo di 80 dollari e quindi è come se ci fosse in realtà un trasferimento in natura di 80 dollari in

latte e 20 di trasferimento in moneta. In questo caso c’è una certa zangolatura: il programma non è

cambiato ma la destinazione sì. Tuttavia occorre immaginare altri meccanismi e non il saldo netto per

risolvere il problema. Quindi è come se i 100 dollari fossero da un finanziamento in natura e finanziamento

monetario.

I donanti non hanno qualche modalità per assicurarsi un po’ di più che il latte verrà effettivamente

acquistato nella quantità che essi desidererebbero? C’è un modo per i donanti di spingere i beneficiari verso

un uso non distorto di quanto già destinato dal latte. E questo comporta un cambiamento di prospettiva da

un punto di vista di spese addizionali e non totali. Quindi il finanziamento del latte, in questo senso, sarebbe

subordinato all’acquisto in più di latte da parte dei poveri rispetto ai 20 dollari già destinati al latte: se la

famiglia non acquista il latte addizionale il trasferimento lo perde.

Spese in natura: beni pubblici

Questi non possono essere internalizzati da qualcuno perché disponibili per tutti. Sono beni che hanno valore

generale. Un elemento esclusivo è che si possono produrre solo per via di bilancio: nessuno è interessato a

pagare una polizia che controlli anche tutti gli altri non hanno pagato quel servizio.

Supponiamo che si tratti di fornitura di beni pubblici specifica, come la sicurezza o la giustizia che nessun

privato può fornire. Immaginiamo che sia decisa in base ai prezzi fiscali (Lindhall) in cui l’imposta è usata

come prezzo e in cui si abbia un rapporto tra costi (tassa) e benefici (vantaggio). Questi benefici sono uguali

ai benefici marginali individuali, ossia quei benefici che l’ultima unità di un bene assicura coprendo il costo

Dove nasce il problema?

della domanda. Dal fatto che i benefici marginali, cioè dell’ultima unità non

benefici intra-marginali,

caratterizzano tutta la massa di bene pubblico offerto e domandato. Esistono i

descritti geometricamente dallo spazio tra la curva di domanda e la curva dei costi. Quindi i benefici intra-

marginali sono > costi marginali con la conseguenza che, siccome i beni pubblici sono consumati da tutti,

tutti hanno un vantaggio a consumarli: quindi i beni pubblici infra-marginali sono un vantaggio per tutti i

Il punto che diventa rilevante qual è?

membri della collettività. È che i benefici infra-marginali costituiscono

una rendita di tutti i consumatori: eliminarli, e quindi eliminare la differenza tra curva di domanda e curva

dei costi, sarebbe un grande errore perché, se evitare la zangolatura porta questo, sarebbe un’operazione da

non fare. Se eliminano i benefici infra-marginali, i benefici netti sparirebbero dal processo. Anche qui

Musgrave disse che la zangolatura non è utilizzabile in un contesto in cui non ci siano trasferimenti ma

produzione di beni diretti.

Federalismo fiscale

Che succede quando si tratta il rapporto tra diverse regioni o diversi livelli di governo? Le cose cambiano

secondo la logica del federalismo fiscale. Musgrave guarda alla Germania.

1) Chiamiamo il governo centrale N (nazionale) che può imporre le imposte T anche nei territori dei

S

governi statali (S). Il governo nazionale riscuote le imposte anche di competenza di quelli statali e

trasferisce ad essi quanto riscosso nei loro territori di competenza. Tutto sarebbe semplice se N si

configurasse come agenzia che opera per i governi locali e non riscuotesse le imposte proprie, le T ,

N

cosa che invece fa. Ma le T non vengono riscosse su un territorio nazionale indipendente: queste

N

sono pagate da chi risiede anche in qualche governo locale. Comunque se le basi imponibili delle T N

e delle T sono simili, le due riscossioni possono essere fatte da una sola agenzia e quindi N può

S

incassare anche in nome e per conto dei governi statali. Potrebbe essere conveniente per tutti. E

sicuramente i costi di adempimento dei contribuenti sono ridotti perché fanno una sola dichiarazione

dei redditi. Questo fatto che N possa riscuotere e per sé e per i governi statali non riduce le imposte

statali e il saldo netto non si può verificare, perché le T , dopo la riscossione da parte di N, devono

S

essere ritrasferite ad S e quindi riassegnate a questi.

NOTA BENE: le imposte sono pagate dai contribuenti di S, N le riassegna ad S, in quanto governi

• statali ma non ai suoi contribuenti. Il saldo non si può fare perché chi paga è il contribuente ma

chi riceve è un governo in cui risiede quel contribuente. Inoltre N può usare il gettito per fare

diversi tipi di trasferimenti generali in cui S mantiene la libertà di impiego, cioè N trasferisce

senza vincolo S decide che cosa fare con ciò che riceve. Il risultato netto che può essere valutato

dai contribuenti dipende non dai contribuenti ma da come S usa i trasferimenti ricevuti da N. In

un contesto simile è improprio usare il concetto di zangolatura per Musgrave.

C’è zangolatura in un sistema federale in cui un governo centrale (N) riscuote le imposte per sé e

2) per i governi locali a cui poi trasferisce? DIPENDE. È probabile che non ci sia zangolatura, o meglio il

saldo netto non può essere fatto perché i soggetti coinvolti sono diversi. Ad esempio, quando il

governo N riscuote le imposte nei governi locali S e poi le redistribuisce agli stessi, il saldo non si

può calcolare perché chi paga le imposte non sono i governi locali ma i contribuenti. E quando N fa

trasferimenti verso i governi, non li fa verso i contribuenti: li fa senza vincoli di destinazioni e quindi

sono generali. I governi locali S possono decidere come ridistribuire quei trasferimenti nel modo che

ritengono più opportuno.

I trasferimenti che vanno da N ai governi statali S, se sono generali ovvero con vincoli di

destinazione, la modalità dei trasferimenti non lascia chi fa i trasferimenti e chi li riceve nella stessa

posizione a prescindere da come quei trasferimenti sono stati fatti: un trasferimento con vincoli di

destinazione è diverso da un trasferimento in natura. In questi casi N sarebbe interessato a

trasferimenti con vincoli, S invece sarebbe interessato a riceverli senza vincoli di destinazioni così

possono scegliere come utilizzare quanto ricevono.

La cosa fondamentale è il rapporto tra S e i suoi contribuenti la zangolatura non si può

àqui

applicare perché i residenti di un governo locale che ricevono i trasferimenti possono anche pagare

le imposte sul reddito, che sono di competenza del governo centrale. Comunque ci sono imposte che

vengono pagate da N senza passare da S.

Quali rapporti ci sono tra gli stati in un sistema federale? È possibile che i governi statali siano in una

posizione neutrale? Si potrebbe evitare o si verifica sempre o mai? Per potersi avere una situazione

neutrale occorre che tutta la legislazione o la normativa statale sia resa compatibile con la posizione

del governo centrale. Quindi tutti i governi locali, con tutte le normative diverse possono

sopravvivere a patto che siano compatibili con il livello centrale. Ma se fare questo passaggio è

essenziale per questa operazione di neutralità (condizione necessaria e sufficiente), la conseguenza

è che i costi aumenterebbero, quelli delle transazioni legati agli scambi verrebbero aumentati e

quindi si rischia che sia un sistema più inefficiente.

3) Tra l’altro, molto spesso, i trasferimenti dal governo centrale agli altri governi sono in natura con i

problemi già analizzati. Essi sono in genere collegati a programmi particolari, diversi. Il fatto che ci

possano essere programmi diversi spinge verso la impossibilità del saldo netto perché ci potrebbero

à à

essere due casi opposti: benefici netti vi è convenienza al trasferimento; perdite nette non c’è

convenienza al trasferimento.

4) Dal punto di vista di un singolo governo, S , si possono vedere i rapporti complessivi tra entrate che

1

partono dal governo S a N e le uscite che vanno da N a S , (le imposte che S paga a N e i

1 1 1

trasferimenti che vanno da N a S ), il governo locale può essere avvantaggiato da questa

1

operazione. Quindi l’operazione di S al bilancio nazionale comporta benefici netti, cioè S potrebbe

1 1

ricevere più di quanto paga o di meno: nel primo caso è positivo per S e nel secondo è negativo. Il

1

rapporto benefici netti/oneri netti, non riguarda solo un rapporto verticale tra N e S: supponiamo

che S riceva un ammontare di 10 miliardi di dollari di trasferimento e che il contributo, in termini di

1

imposte che S paga a N è di 7 miliardi. S ovviamente ha un beneficio netto in questa operazione: il

1 1

saldo qui è semplice perché ci guadagna 3 miliardi.

Non solo è importante il rapporto tra N e S , ma sono importanti i rapporti tra governi locali. Vediamo la

1

produzione di S in cui si potrebbe verificare il caso opposto, cioè potrebbe registrarsi l’operazione con N sia

2

in perdita netta e che quindi S perda 3 miliardi.

2

Ciò che si potrebbe dire è che, siccome tutto questo movimento si riduce a un attivo di S e ad un passivo di

1

S , se togliessimo di torno il bilancio del governo centrale e lavorassimo soltanto con i rapporti tra S e S

2 1 2

potremmo trasferire l’attivo di S a S e tutti i governi avrebbero 0. Chiaramente, nonostante i rapporti

1 2

orizzontali siano molto importanti, la soluzione del saldo 0, cioè di un passaggio di 3 miliardi da S a S non

1 2

risolve il problema che ci poniamo noi, in quanto il rapporto tra bilancio centrale e bilanci locali, e quindi tra

governi, è un rapporto complesso in cui ci sono interdipendenze tra diversi aspetti del bilancio, inventate e

diffuse da Musgrave.

Il calcolo del saldo netto, nello schema tripartito di Musgrave, prevede 3 obiettivi di bilancio:

a) allocativi (riguarda l’efficienza);

b) distributivi (riguarda l’equità);

c) stabilizzazione (riguarda il ciclo economico)

Sono rapporti interdipendenti. Questo, cosa comporta? Come abbiamo visto, il saldo netto è praticabile e la

zangolatura quindi c’è e può essere eliminata a condizione che gli individui o i gruppi entrino in un solo lato

della negoziazione entrate/spese.

Programmi per la redistribuzione verticale

La distribuzione verticale è guidata dal teorema dell’elettore mediano. E l’esempio classico che espone la

logica della ridistribuzione del reddito da chi paga (redditi alti) a chi riceve (redditi bassi). In un sistema

maggioritario, questo sistema è in equilibrio (quindi il livello di distribuzione è in equilibrio) se paga chi sta al

disopra del reddito mediano e riceve chi sta al di sotto. Pertanto vi sono delle coalizioni dei partiti per

vincere. Da ciò detto si evince che non c’è zangolatura perché i gruppi sono divisi in modo tale che il gruppo

dei benestanti paga e quello dei poveri riceve.

In realtà il livello dei trasferimenti si è fermato molto prima di questo obiettivo:

Per la curva di Laffer ad esempio: dopo un determinato punto la curva inizia a calare.

1) I poveri sperano di uscire dalla povertà, a differenza di quanto detto da Clark & Lee: sperano di

2) uscirne e di provare, magari, a diventare più ricchi.

Dal punto di vista della giustizia ridistributiva si riconosce che chi produce lo fa per il proprio

3) vantaggio e quindi mantiene quel vantaggio. Questo comporta che il guadagno resti da parte di

chi lo concede. Questo discorso vale solo se c’è illusione finanziaria (A.C.). Qui il ruolo dell’elettore

mediano si riduce perché il suo saldo netto include l’illusione finanziaria che è spurio.

Consideriamo 5 elettori:

a) L è il reddito più povero;

1

b) L è il penultimo dei più poveri;

2

c) L l’elettore mediano;

3

d) L sono benestanti;

4

e) L sono ricchi.

5

Che cosa converrebbe a L e L ? Visto il reddito più basso converrebbe allearsi e attuare una politica di

1 2

distribuzione da L , L e L . Questa operazione, però non è fattibile perché L e L sono due quintili e non

3 4 5 1 2

hanno la maggioranza: quindi non possono riuscire nel loro intento, ma servirebbe che includessero nella

maggioranza L , che è l’elettore mediano. Con questo la maggioranza viene raggiunta e quindi possono

3

apportare la redistribuzione che favorisce L , L e L e che viene pagata da L e L .

1 2 3 4 5

Supponiamo che i 5 gruppi rappresentino il 20% della popolazione del proprio gruppo. Siamo partiti dal fatto

che L e L pensavano di poter avere la redistribuzione a loro vantaggio ma non ci riescono perché hanno

1 2

2/5, ossia il 40%. Supponiamo che qualche elettore di L e L non vada a votare: il 40% dei primi potrebbe

4 5

risultare maggioritario e a livello di costi individuali questo potrebbe indicare che i benefici vadano a L e a

1

L , che sono la maggioranza, mentre i costi sarebbero di tutti gli altri.

2

Noi sappiamo che queste persone che non votano sono poche e allora l’unico modo per rendere operativo il

Che cosa comporta per gli individui della maggioranza? Perché è importante il

trasferimento è coinvolgere L .

3

ruolo di L ? Adesso poniamo che tutti vadano a votare. L quanto riceverà con e senza L ? Si riduce il

3 1 3

numero di chi paga e aumenta il numero di chi riceve: i trasferimenti quindi globalmente aumentano ma non

vuol dire che pro capite ognuno riceva anche di più. Tutto ciò ci dice che qui la zangolatura non c’è perché il

gruppo L , L e L è presente solo dal lato dei beneficiari mentre L e L sono tra coloro che pagano e non

1 2 3 4 5

che beneficiano. Quindi la zangolatura, dal punto di vista dei trasferimenti verticali, è irrilevante, a patto che

non ci sia illusione finanziaria.

Perciò la minoranza (L e L ) paga le imposte e non riceve trasferimenti e viceversa L , L , L li ricevono:

4 5 1 2 3

A quali condizioni la

zangolatura zero. Questo discorso riprende la logica dell’imposta negativa sul reddito.

zangolatura potrebbe rientrare in questo calcolo? Solo se il trasferimento che si fa ai poveri venisse fatto

anche a L e a L , nonostante queste due paghino anche. Quando il trasferimento si fa a tutti c’è zangolatura

4 5

perché L4 e L5 stanno dal lato di chi paga le imposte e di chi riceve i trasferimenti.

Programmi di gruppi d’interesse particolari; programma unico

Caso

- 1 Adesso immaginiamo un programma basato sulla partecipazione dei gruppi di interessi

à

particolari anche se il progetto è unico: consideriamo il progetto P . I benefici sono valutati dai

1

soggetti che li ricevono; il gruppo è formato da 3 individui, A, B e C.

A riceve un beneficio di 70 dollari, B di 55 e C di 20 dollari, per un totale di 145. Il progetto è

finanziato con un’imposta pro-capite che non è collegata al beneficio o al reddito ed essa è quindi

uguale per tutti. Supponiamo che il costo di P sia di 150 dollari; dato che il gruppo è di 3 e il criterio

1

di finanziamento è l’imposta pro-capite, ognuno paga la stessa somma di 50 dollari. Costo del

progetto 150, benefici 145.

C’è una maggioranza che approva questo progetto? A e B, visto che la prima che ci guadagna 20 e

la seconda 5. C, invece, ci perde. Quindi la maggioranza lo approverebbe anche se, considerando il

Che si può fare?

gruppo nel suo complesso, questo progetto non dovesse essere approvato.

Converrebbe a C, se fosse attuato il progetto, fare dei pagamenti collaterali ad A e a B in modo che

queste non abbiano alcun interesse ad approvare il progetto. A C conviene dare 20 dollari ad A per

non farle votare il progetto e 10 a B per lo stesso motivo. Quindi dando questi trasferimenti C non

perde e A e B non votano: C sta meglio di prima perché il progetto non passa.

Caso 2

- abbiamo 3 componenti, il progetto unico è P . I benefici sono per A 80 dollari, per B 40

à 2

dollari e per C 35 dollari = 155 di beneficio totale. Il costo è 150 come prima con la stessa imposta

Qui c’è una maggioranza?

pro-capite di 50 a testa. C’è ed è quella che respinge il progetto, ossia B e

C, ma è anche quella che ci rimette perché la prima paga 50 e riceve 40 mentre la seconda paga 50

e riceve 35. Quindi questo progetto verrebbe respinto. Ora, come prima, si possono attuare scambi

collaterali in modo che chi ci guadagnava con P tenti di farlo passare: in questo caso A, che aveva

2

un vantaggio di 30, che li perderebbe se P venisse respinto dalla maggioranza, potrebbe pagare 10

2

a B che passerebbe da 40 a a 50 di beneficio e 15 a C che passa da 35 a 50. Con questa operazioni

collaterali la posizione di B e C non è variata in relazione al progetto, mentre quella di A verrebbe a

migliorare.

I due esempi mostrano che il principio di maggioranza potrebbe non funzionare bene, in questi casi

addirittura malissimo. Quindi, la regola della maggioranza su cui si basa la scienza economica, approva

risultati inefficienti e respinge risultati efficienti. mmaginiamo che il sistema di

I

finanziamento sia l’imposta pro-capite e

quindi i membri pagano lo stesso

ammontare di T. Perciò ogni unità del

bene pubblico che produciamo è pagata

1/3, 1/3, 1/3.

Detto ciò, ovviamente, T sarà uguale al

3

costo S che è il costo di ogni unità di bene

pubblico. Questi 3 individui hanno redditi

diversi, anche se pagano la stessa

imposta. I 3 livelli di reddito sono

rispettivamente:

a) DM reddito medio alto;

à

b) DH reddito alto;

à

c) DL reddito basso.

à

Dato che pagano uguale imposta ma

benefici diversi qual è la conseguenza dal

punto di vista del prezzo di Lindhal? Cioè,

se ci fosse un’imposta prezzo quale

sarebbe il risultato? Chi è più ricco è disposto a pagare di più e il più povero dovrebbe pagare di meno,

Siccome non è un’imposta prezzo, ma pro-capite qual è la conseguenza

perché disposto a pagare di meno.

di ciò? Dato che si parla di bene pubblico e siamo in democrazia bisogna che sia approvato dalla

maggioranza. Quindi bisogna vedere quale sia la maggioranza. Supponiamo che dal punto di vista delle

singole unità DL potrebbe avere più individui di DM, ma la somma di DM e DH è maggiore di DL, quindi la

maggioranza è in DM più DH. Questo comporta che i poveri pagano giù del prezzo di Lindhal e i ricchi

pagano di meno.

Nel bilancio pubblico le spese servono o a produrre beni pubblici o a ridistribuire il reddito.

In questo grafico servono a produrre beni pubblici: sull’ascissa abbiamo quantità di beni pubblici, mentre

Che cosa sono i prezzi qui?

sull’ordinata il prezzo fiscale. Sono prezzi fiscali: dunque sul lato delle ordinate ci

sono le entrate dello Stato e sul lato delle ascisse le spese (beni pubblici). In particolare ci sono le entrate ci

sono quelle per la copertura dei beni pubblici, derivanti dall’imposta pro-capite. Essa è T e, siccome i membri

sono A, B e C il totale è Tx3=S.

Come emerge la zangolatura in questo contesto? I gruppi (o individui) si costruiscono sulla base del reddito

e c’è un rapporto tra livello di reddito e quantità di beni pubblici domandati: siccome i beni pubblici sono

beni superiori, più il reddito è alto più sono domandati. C’è un interesse abbastanza logico e questo spiega

perché sono beni superiori ad altri beni e sono collegabili al reddito.

Il livello del bene pubblico di A è compatibile con la maggioranza che l’ha scelto. Ci sono 3 curve che

delineano i tre livelli di reddito e le domande di beni pubblici oltre che i costi. La domanda di un reddito alto

è DH, DM è media e DL dove il reddito è basso. Il problema è dato dal fatto che le disponibilità a pagare il

bene pubblico sono diverse, perché legate alla ricchezza: uno più è ricco più bene pubblico vorrebbe avere a

sua disposizione. Qui c’è un problema dato dal fatto che non si possono produrre giù livelli di bene pubblico,

ma solo uno, deciso alla maggioranza. Sul lato dell’ordinata c’è scritto prezzo, ma esso è per ipotesi uguale

per tutti e 3: tutti pagano lo stesso prezzo ma per beni diversi problema di compatibilità: qualcuno

à

potrebbe essere costretto a comprare un bene perché fa parte della minoranza, anche se non vorrebbe e

deve pagare un prezzo uguale a quello che paga uno ricco.

La conseguenza è che la regola fondamentale dei prezzi, cioè la disponibilità a pagare, non viene rispettata:

AD è quanto paga il DM, AG il DH, mentre AC è quanto paga il DL, superiore a quello che sarebbe di sua

competenza. Quindi, A dà soddisfazione a DM e a DH che hanno di più perché DL è costretto ad acquistare

la quantità di A pur non essendo una situazione ottimale se fosse un indicatore di efficienza ognuno

à

pagherebbe il prezzo di Lindhal, ma qui i poveri sono quelli messi peggio. Pertanto il sistema maggioritario

trascura l’impatto delle sue decisioni sulla minoranza, sia dal punto di vista delle entrate, delle spese e sia

del saldo.

Che succede quando il povero paga il suo prezzo di Lindhal?

Nel grafico è la parte di A*< A: questo lascia pensare che il motivo per cui si passi da A ad A* sia che DL

diventi la maggioranza. Che le cose stiano così, cioè che DL sia arrivata ad A* è dimostrato dal fatto che i

poveri ci guadagnano K+B+C rispetto ad A, mentre DM perde K, E, D e B e, infine, DH perde K, F, G e B.

Siccome il sistema è maggioritario, il passaggio da A ad A* o lo si tratta come ipotesi o si dice che è

cambiata la maggioranza, perché prima DL era il più povero ma il più numeroso dei singoli due, anche se

meno della somma dei due; quando DL paga il prezzo di Lindhal è perché sono diventati la maggioranza,

cioè sono di più della somma dei due.

Perché i Musgrave non fanno questo passaggio logico di andare da A ad A*? Perché dicono che A, B e C

sono 3 persone, in cui un povero non può diventare ricco se un altro non diventa povero. Il passaggio si

spiega se intendiamo i 3 come gruppi composti da un numero diverso di individui: in questo caso è possibile

che cambi la maggioranza perché sono tanti.

Adesso Dobbiamo considerare che il sistema maggioritario e il prezzo di Lindhal non vadano d’accordo. Qui il

passaggio da A ad A* potrebbe implicare una qualche zangolatura, ma non necessariamente: non la implica

e non necessariamente il passaggio è da A ad A* perché potrebbe accadere che si vada a destra di A e qui si

porrebbe un rapporto tra livello di bilancio ed effetti della zangolatura. Qui per Musgrave non c’è, mentre per

Lindbake sì. Anche qui c’è un trasferimento verticale, seppur implicito: è un trasferimento che va da L ad M e

H.

Programmi di gruppi d’interesse particolari; programmi multipli

Come si inserisce la zangolatura in un contesto maggioritario? Finora abbiamo visto progetti da più soggetti

ma singoli; nella realtà i programmi dei gruppi di interesse particolari vengono approvati simultaneamente e

qui emerge la zangolatura? Perché si pone questo problema in un contesto in cui i progetti

non uno per uno:

sono multipli? Perché il bilancio comprende diversi progetti e rispetto ad essi le maggioranze e le minoranze

cambiano.

Siccome le maggioranze e le minoranze cambiano e siccome, chi riceve i benefici netti sono solo le

maggioranze e non le minoranze, e siccome ogni gruppo sta sia nelle maggioranze in qualche progetto oltre

a stare nelle minoranze, avrà una perdita netta.

Questa situazione non ha una ridistribuzione verticale perché l’opposizione del trasferimento verticale è

determinata dal livello del reddito per cui un individuo o è un pagatore netto o un beneficiario netto logica

à

imposta negativa. Nei trasferimenti verticali o uno paga o riceve. In questo caso il discorso cambia perché le

maggioranze cambiano, non sono nette e quindi c’è zangolatura.

Abbiamo costi in somma pro-capite. Ogni

elettore valuta il rapporto tra quanto paga e

quanto beneficia. Tutti questi progetti in tabella

sono costruiti in modo da avere una

maggioranza, cioè due voti a favore e un voto

contrario: tutti i progetti hanno una

maggioranza a una minoranza e questo implica

che tutti i partecipanti hanno un guadagno

netto quando sono parte della maggioranza e

subiscono perdita netta se sono nella

minoranza. Siccome le maggioranze sono

variabili, sicuramente qualcuno ha una perdita

netta.

L’elettore A, gruppo di agricoltori, valuta la

propria partecipazione a 3 progetti in cui in 2

guadagna e nel terzo perde, facendo un saldo di 7/13, cioè recupera il 54% di quello che perde. In altri

termini, la perdita comporta la rinuncia al 54% dei propri guadagni se si potesse restare fuori dal progetto in

cui c’è la perdita. Questo discorso vale anche per B e per C: guadagnano quando sono in maggioranza e

perdono in minoranza a tutti converrebbe uscire dal progetto in cui sono in minoranza.

à

Quello che capita a B è di 2/18 mentre C invece perde -16 ma recupera in maggioranza 15 cioè il 93% di

quanto aveva perso, quindi sarebbe disposto a concedere tutto. Comunque in tutti e 3 i casi la presenza di

progetti multipli non permette di eliminare le perdite. A questo punto la disponibilità dei singoli gruppi non

comporta l’estensione al gruppo intero, cioè di A, B e C.

Il gruppo A valuta positivamente 2 dei 3 progetti, ad esempio un progetto che assicuri sostegno ai prezzi

agricoli e quindi ai redditi. Il secondo progetto che finanzia le ricerche in agricoltura. Entrambi avvantaggiano

gli agricoltori che sono favorevoli. Nel terzo, che invece prevede l’eliminazione delle buche a Roma non

avvantaggia i contadini e quindi viene valutato negativamente.

Un esempio relativo agli USA un progetto che impieghi risorse per la tenuta in ordine delle zone costiere

à

sarà approvato da California e Oregon; un altro progetto per la Florida che investa per prevedere e prevenire

i danni da uragani avvantaggia questa ma è un costo per California e Oregon.

La conseguenza che due progetti avvantaggino e uno danneggi tutti i gruppi è che ogni gruppo potrebbe

ritenere eccessivo il costo della partecipazione al bilancio perché è un bilancio complessivo e al netto ci sono

delle spese a cui non si vorrebbe partecipare perché avvantaggiano uno dei gruppi (ad esempio la Florida).

Da qui la richiesta di modificare la partecipazione agli oneri di bilancio. Se questa la consideriamo come

zangolatura, cioè come un eccesso di partecipazione al bilancio, dobbiamo tenere conto che essa è molto

diversa da quella vista finora, visto che finora poteva essere eliminata mantenendo costanti i servizi e

riducendo solo le transazioni; qui, se si riducono le transazioni non si eliminano solo i costi ma anche i servizi

e la sostanza del bilancio risulta modificata. Da questa conseguenza Musgrave deducono che non sia

zangolatura in senso tecnico.

Tuttavia in questa versione di zangolatura ci sono delle ambiguità: la valutazione non può essere attuata al

gruppo nel suo complesso perché le perdite nette sono 7 per A, 2 per B e 16 per C, cioè 25 totali del gruppo.

I guadagni netti sono 13 per A, 17 per B e 15 per C, cioè 45. Qui c’è una zangolatura di 25/45, cioè il 56 %

dell’intero gruppo. Questa conclusione è discutibile perché sia perdite che guadagni netti sono

interdipendenti. Ad esempio la cancellazione del terzo progetto ha impatto anche sui primi due e quindi

altererebbe tutto il bilancio e non solo la componente coinvolta nel terzo progetto. In questo caso per i

Musgrave non bisognerebbe parlare di questi rapporti in termini di zangolatura, ossia quando si valutano

benefici e perdite si fa riferimento al singolo gruppo e non al gruppo nel suo complesso. Resta da sapere

come misurare i benefici e le perdite se non le misuriamo in termini di gruppo.

La zangolatura come conseguenza del pregiudizio sull’eccesso di bilancio

Lindbaeck ha evidenziato legame tra zangolatura, sistemi maggioritari e bilanci eccessivi. Tutti i progetti

analizzati avevano una maggioranza che creava al gruppo un guadagno netto. Ma, la regola della

maggioranza non assicura non assicura molto in termini di efficienza delle situazioni che emergono perché

non ci esclude che saranno respinti progetti in cui il gruppo perde e di bloccare progetti che sarebbero

favoriti. Supponiamo che il beneficio che C riceve dal progetto 1 sia ridotto da 34 a 31: la conseguenza è che

il progetto è approvato ma in questo progetto C ha una perdita netta di -1. Quindi A e B non tengono conto

che C ha una perdita netta perché approvano comunque il progetto visto che sono la maggioranza.

Conclusioni

La decisione a maggioranza non trascura solo il caso dell’aumento dei costi della minoranza ma nemmeno il

beneficio a cui la minoranza rinuncia. Non conta assolutamente nulla. Dove poggia la tesi di Lindbeck? Che

c’è un legame tra dimensione del bilancio e quindi bilancio eccessivo e livello di zangolatura. Ci sono due

elementi da considerare:

1) I gruppi di pressione particolari conoscono in dettaglio quali costi e benefici comporta il progetto:

sono in grado di prevederli. Quelli che non ne fanno parte sono meno consapevoli. Qual è l’impatto

che nasce dal fatto che i gruppi specifici sono interessati all’impatto delle loro scelte? Che quelli che

non li conoscono sottovalutano i costi e non li sanno valutare a pieno, quando sono parte

presumibilmente della minoranza. Quindi c’è un rapporto inverso: chi è più interessato conosce

meglio il beneficio ed è consapevole di perseguirlo, mentre chi ha un interesse minore è meno

motivato a controllare e non calcola i calcoli che gli sono tassati;

2) i gruppi coinvolti sono dimensionalmente diversi: diversi impatti perché i vantaggi sono concentrati e

i costi sono diffusi e quelli dei gruppi piccoli sono molto minori dei gruppi grandi. Quindi la ragione

per cui 5 persone possono avere un risultato che non hanno 100 persone è dato dal fatto che essere

à

in pochi comporta costi organizzativi bassi spiega anche perché le organizzazioni dei datori di

lavoro sono nate prima dei gruppi dei lavoratori. Questi aspetti furono analizzati da Smith prima

ancora dei Musgrave.

Public Finance & Public Choice

Il debito pubblico De Cullis, Jones

Ricardo ne parlò in due sue opere: “Principles of political economy of taxation” e in “Funding system”.

Buchanan studiò il pensiero di Ricardo dopo che Barro ne ebbe parlato nel suo saggio “I titoli di stato sono

ricchezza netta”? (1974). Buchanan, dalla sua analisi parlò del Teorema Ricardiano dell’equivalenza, che

Ricardo formulò in modo diverso per una persona razionale pagare un’imposta una tantum di 100 euro o

à

pagare un interesse di 50 euro l’anno, se il saggio deve essere del 5%, è equivalente (pensiero di Ricardo).

Questo è vero a determinate condizioni, in mancanza delle quali non lo è.

L’equivalenza Ricardiana

L’ipotesi di fondo è che un individuo razionale ragiona in

una dimensione di due periodi: un periodo 1 (Y ) e un

1

periodo 2 (Y ). Ragioniamo in due periodi perché

2

l’individuo ha una dotazione di fattori data e ha però la

possibilità di allocarla in base alle preferenze temporali

del suo consumo; in altre parole ha la possibilità di

allocare le preferenze nei due periodi disponibili. Il

periodo 1 sta sull’ascissa e il periodo 2 sull’ordinata.

Essendo un periodo, ovviamente, si presuppone che

passi il tempo; quindi è un rapporto intertemporale tra

consumare oggi, consumare domani, consumare in

parte o tutto oggi e consumare in parte o tutto domani.

Questo è ciò che può fare l’individuo.

L’individuo sceglie come consumare in base alle sue

convenienze, cioè le sue preferenze razionali; questa è

la logica di base. Il rapporto intertemporale richiede

quindi un criterio con cui si possa trasferire una unità di

consumo dal periodo 1 al periodo 2 e questo rapporto

di trasferimento va letto in una curva di trasformazione,

che nel grafico è I , formata da un insieme di punti in

3

cui l’inclinazione varia e quindi va trovato punto di

equilibrio, che sarà quello in cui la curva di indifferenza

più alta sarà tangente con retta di bilancio.

La curva di indifferenza serve ad allocare le preferenze dal periodo 1 al periodo 2 o viceversa.

Qual è il secondo elemento importante? Il saggio di interesse (1+r) e l’ipotesi è che questo sia costante in

entrambi i periodi.

Queste viste sono le ipotesi di base. Adesso vediamo come sceglie l’individuo, perché ci interessa sapere

qual è il punto di partenza sull’ordinata e sull’ascissa, ossia il punto massimo di scelta che permette

all’individuo di differenziare tra il periodo 1 e il periodo 2.

Supponiamo che l’individuo voglia consumare tutto nel periodo Y e 0 in Y (ipotesi estrema). Quanto può

2 1 reddito

consumare nel periodo 2 (Y ), se consuma tutto nel periodo 2? L’individuo può consumare solo il

2

disponibile reddito lordo meno le imposte

e non tutto il reddito, dato dal che, non essendo più a disposizione

di chi le paga ma dallo stato, non possono essere più controllate da chi le paga. Quindi l’individuo può

consumare quello che non consuma nel periodo 1 va remunerato per

.2 − 12 + (.1 − 11)(1 + 3) à

l’astensione dal consumo stesso, ed è per questo che si moltiplica con il tasso di interesse. Questo consumo

nel periodo 2 comporta una quantità disponibile sull’ordinata uguale a O2 (deposito in banca).

Che succede se l’individuo preferisce consumare tutto subito e quindi rinuncia al periodo 2 e la prende a

prestito per poterla consumare tutto nel periodo 1? In questo caso, ovviamente, la situazione cambia

perché, mentre quando il consumo era posticipato andava remunerato perché ci si era astenuti e quindi si

aggiungeva un tasso di interesse, qui se si anticipa un consumo non ancora maturo ovviamente si deve

pagare un costo. La formula quindi cambia in: 45675

+

.1 − 11 89:

(finanziamento dalla banca che si fa pagare).

Quando il consumo è tutto nel periodo 1 la quantità disponibile è O1 sull’ascissa. La retta di bilancio è 1 2,

perché si gioca tutto qui. L’individuo si colloca tra 1 e 2 nella retta di bilancio, con la pendenza 1+r perché,

per ipotesi, il tasso di interesse resta costante.

I

La curva è diversa da un punto all’altro, ma c’è solo un punto ottimale, ossia quello in cui essa è tangente

3

alla retta di bilancio 1 2: questo è il punto 3. È il punto ottimale perché se la curva fosse più bassa

taglierebbe la retta di bilancio in due e non sarebbe efficiente, se fosse più alta non sarebbe tangente e

quindi impossibile. C

Che cosa significa che l’equilibrio intertemporale è nel punto 3? Vuol dire che allocazione dei consumi è 1

C C C

nel periodo 1 e nel periodo 2. L’individuo quindi alloca le risorse disponibili tra e .

2 1 2

C

Abbiamo detto che l’individuo non può consumare tutto il reddito, cioè è solo quello che l’individuo decide

1

Y -T -T

di consumare ottimizzandolo, perché il reddito complessivo è e comporta che una parte del reddito

1 1 1 C

è preso dall’imposta ma una parte è risparmiata. La parte risparmiata è descritta dalla parte e il risparmio

1

B

è che potrà essere speso nel periodo successivo. Quindi, quando l’individuo sceglie in un contesto in cui il

1 C B

governo usa solo le imposte, possiamo distinguere il reddito in 3 settori: che è consumato, che è

1 1

B

risparmiato e a destra di fino al reddito netto d’imposta che è preso dal governo sotto forma d’imposta.

1,

Che succede se il governo si indebita? Qui parte il teorema di Ricardo: deve dimostrare che questo comporta

cambiamenti, ma il saldo in sostanza non cambia per niente nei due periodi.

Supponiamo che il governo decida di ricorrere a un finanziamento nel periodo primo. Vuol dire che siccome il

governo attua una spesa senza tassare, il reddito disponibile aumenta; quindi, se il governo finanzia una

spesa in disavanzo il consumo è dato da il governo può spendere di più e il punto di equilibrio si

.1 − 1’1 à

sposterebbe nel punto 4 sulla retta di bilancio e sembrerebbe possibile l’acquisizione di un punto, su una

retta non disegnata, che è il punto 6. Non è possibile perché se aumenta il reddito e il peso dell’imposta

diminuisce l’individuo si sente più ricco; per Ricardo, l’individuo essendo razionale sa che se il governo si

indebita nel periodo 1 dovrà aumentare le imposte nel periodo 2 per rimborsare le imposte del periodo 1.

Per cui, nel secondo periodo il reddito disponibile sarà > tanto è vero che con il

.2 − 1’2 .2 − 12, .2 – 1’2

punto di eq. torna in 5 e non va in 6, fuori dal grafico. Passa, in realtà, da 4 a 5 e non da 6 a 5.

Significa che una volta pagata l’imposta e una volta pagata integralmente l’imposta non pagata in periodo 1,

il risultato si colloca lungo la retta di bilancio 1 2; ma siccome il tasso di interesse non è variato, allora

l’individuo sarà nel punto 3, che è più alto in cui, come prima dell’indebitamento del governo, il governo

spendeva in base alla sola tassazione. Quindi non c’è effetto di reddito, anche perché il risparmio dato

B B

dall’indebitamento, e in realtà viene pagato con un’imposta dall’ammontare uguale ma con segno

1 2

opposto nel periodo 2.

Il teorema sembra funzionare, ma in base a due ipotesi restrittive:

1) la persona che sceglie nel periodo 1 deve essere viva nel periodo 2: se la persona nel periodo 1 è

molto anziana, che ragionevolmente potrebbe prevedere di non campare nel periodo 2, quando il

governo tasserà per ciò che non è stato pagato in Y1, per lui la situazione se consumare prima o

dopo va nettamente tutta nel periodo 1 ed è favorevole all’indebitamento del governo. Se si indebita

spende oggi quando l’individuo è vivo mentre pagherà domani quando l’anziano sarà morto.

Quindi per l’anziano non è equivalente, mentre per un giovane sì perché sa che ciò che non ha

pagato oggi lo pagherà comunque domani;

2) tasso di interesse costante nei due periodi, quindi il mercato dei capitali deve essere perfettamente

concorrenziale.

Queste ipotesi sono troppo restrittive o possono rimanere? In base alla risposta il teorema di Ricardo è

valido o meno.

Tasso di tempo infinito

Barro contesta i vincoli di Ricardo dicendo che non è necessario che l’individuo viva nei due periodi per dare

validità al teorema. Afferma ciò facendo un’ipotesi non presente in Ricardo in base alla quale il vivere nei

due periodi si può eliminare se il rapporto intergenerazionale, ad esempio tra padre e figlio, si basi su una

Perché Ricardo non dava adito a contestazioni?

posizione puramente altruistica. Perché era lo stesso

individuo che valutava quanto consumava nel periodo 1 e nel periodo 2; siccome lo stesso individuo non può

discriminare sé stesso da se stesso, quindi non pone problemi di compatibilità. Però se gli individui sono due

questo non è necessariamente vero, e per questo Barro dice che cade il rapporto del comportamento

opposto perché il rapporto tra padre e figlio è come se fosse tra padre e padre perché non può trattare il

figlio diversamente da come tratterebbe sé stesso.

Quindi tratterà allo stesso modo sé stesso a prescindere dal fatto che il governo si indebiti o usi la

tassazione. Siccome il comportamento è altruista il padre lascerà al figlio le condizioni ottimali che avrebbe

lasciato a sé stesso: gli lascerà un ammontare di ricchezza con la quale il figlio stesso potrebbe pagare

l’imposta e avere un reddito netto ottimale che il padre gli voleva lasciare. Però questa operazione potrebbe

farla direttamente il padre. Infatti, quando il governo spende di più perché si indebita, cosicché il reddito

netto era e quindi l’individuo ha un reddito superiore, sa che poi pagherà una tassa superiore in T ,

.1 – 1’1 2

allora il padre non spende di più ma riduce i consumi subito. Per cui, se il governo si indebita ma il padre

consuma meno di quello che avrebbe consumato se il governo non si fosse indebitato in modo tale che

quanto consuma in meno coprirà il differenziale di imposta nel periodo 2, l’effetto del governo sul periodo 2

è nullo. Cioè, l’aggiustamento avviene nello stesso periodo in cui il governo si indebita: l’illusione finanziaria

non è creata perché i titoli di stato non sono ricchezza netta, il padre lo sa e spende di meno.

Quindi, un comportamento perfettamente altruistico del padre consente un aggiustamento simultaneo,

cosicché il fatto che il governo si indebiti oggi, se comporta una spesa maggiore dal punto di vista pubblico

comporta un equivalente consumo della spesa del privato: quindi, al netto, il saldo è zero.

Il teorema di Barro sarebbe coerente ma ci serve l’ipotesi restrittiva che tutti abbiano figli, perché se uno

non ce li ha sicuramente non tratterà un individuo qualsiasi allo stesso modo di come tratterebbe sé stesso.

Chi non ha figli potrebbe consumare tutto nel periodo iniziale, con la conseguenza che non avendo eredi non

lascia nulla in eredità. L’effetto è che comunque il debito c’è stato e se non lo paga lui lo pagano gli altri.

Che cosa non spiega Barro? Il fatto che lo stesso individuo possa avere diversi profili del suo futuro: ad

esempio l’interesse a che il governo si indebiti ora o in futuro non è legato solo all’età: i vecchi favorevoli al

debito, ma anche i giovani potrebbero esserlo se hanno una prospettiva di diventare ricchi. La convenienza

per il governo di indebitarsi o di tassare dipende anche dalla prospettiva reddituale della persona.

Quindi il caso di Barro regge solo nel caso del puro altruismo che però dovrebbe riguardare l’intera

generazione e non solo i figli. Il mercato perfetto dei capitali in cui gli individui

possono chiedere a prestito allo stesso tasso del

governo

Il secondo elemento dice che il tasso di interesse non è

stabile e che il mercato dei capitali non è perfetto, perché il

governo si indebita a un tasso di interesse minore rispetto

Che succede se il tasso di

a quello cui si indebita il privato.

interesse è minore di quello che sarebbe stato per i privati?

Quando il governo si indebita l’imposta che si trova di

fronte il contribuente nel periodo secondo è minore di

quella che si sarebbe aspettato prima, perché se il governo

si indebita a un tasso di interesse minore, quanto raccolto

con le imposte è minore di quella prevista dall’individuo

perfettamente razione. Infatti è sufficiente un’imposta

adesso si può acquisire un punto

.2 − 1’’2 < .2 − 1’2:

di equilibrio come il 7 che si trova a destra di 5, su una

retta di bilancio 8 9, che prima non poteva essere

tratteggiata perché effettivamente il governo è più

efficiente del mercato. Si ha un effetto ricchezza netta, per

cui l’individuo si sente più ricco e si possono raggiungere

posizioni su una retta di bilancio più a destra di quella 1 2.

Se il governo imposta meno sembrerebbe esserci una convenienza di tutti a che il governo si indebiti, perché

indebitarsi significa consentire una scelta alternativa al periodo due tra il pagare un’imposta più alta o

un’imposta più bassa (questa sarà più conveniente). Se si paga un’imposta più bassa, ceteris paribus, la

disponibilità degli elettori è maggiore. Se loro possono scegliere un punto come 7, se il governo che vuole

vincere le elezioni, deve rendere possibile un punto come 7, cioè deve indebitarsi quindi il debito non è

à

neutrale intergenerazionalmente perché il disavanzo permette una diluizione del costo e una concentrazione

del beneficio. Infatti quando il governo si indebita e il contribuente non risparmia di più (se si esclude il caso

di Barro quindi), la spesa aumenta, la tassazione no e la generazione presente è favorita dalla scelta del

governo di indebitarsi ed è per questo che si indebita. In base a ciò il teorema di Ricardo non è valido

perché non descrive i rapporti intergenerazionali che non sono altruistici (puri). Il problema grosso dietro il

teorema di Ricardo è che non si dice nulla della forma di governo, oltre al fatto che Ricardo trascura

completamente la spesa pubblica se si include il discorso si complica perché l’eredità non consiste solo in

à

ciò che si lascia al figlio, ma anche in ciò che si lascia per via pubblica.

Indebted state versus intermediary state: who owns what to

whom?

Stato Debitore O Stato Intermediario? Nuove Prospettive Sul Debito Pubblico Eusepi/Wagner

Perché i governi si indebitano?

Il motivo per cui i governi si indebitano è stato studiato per la prima volta nelle monarchie assolute. Il debito

pubblico dei sistemi monarchici, in realtà, altro non era che il debito del monarca, quindi un debito privato.

Era privato perché il re veniva a trovarsi senza fondi dalle sue proprietà, ad esempio, per il finanziamento di

una guerra; questa insufficienza lo obbligava a rivolgersi ai sudditi e quindi a tassarli.

Quindi il debito pubblico era il debito del re verso i suoi sudditi quando le sue proprietà diventavano

insufficienti a finanziare le sue imprese belliche. Tale debito del re è aggiuntivo della mancanza di risorse nel

patrimonio del sovrano, che rappresentava lo Stato. Perciò, nei regni monarchici, il debito era una

componente residuale del finanziamento dello stato.

Come si passò dall’asserto monarchico assoluto all’assetto repubblicano? Se prendiamo il teorema di Ricardo,

e se teniamo conto che questo è neutrale rispetto alle sostituzioni, cioè non dice che ci sono diversità in

questo passaggio, il suo teorema vale sia con le monarchie che con la repubblica. Ma questo passaggio non

viene affrontato e non si risolve il problema. Gli economisti sorvolarono su questa differenza istituzionale, ad

eccezione di Wicksell, De Viti de Marco e Buchanan.

I presupposti dell’indebitamento delle monarchie

Wicksell: analizzò la situazione svedese pre-democratica in cui c’era una ingiustizia sostanziale, data dal fatto

che le imposte e le spese venivano decise da chi non le pagava, mentre a pagare erano quelli che non

beneficiavano delle spese dal punto di vista della giustizia è una posizione estremamente discriminatoria;

à

tra l’altro Wicksell si accorse che il rovesciamento di questa situazione non avrebbe risolto la giustizia ma lo

avrebbe rovesciato appunto visto che i costi e i benefici del progetto sono quelli che questo produce

limitatamente alla maggioranza che lo crea. Quindi la minoranza supporta dei costi di cui non c’è traccia

perché non sopportati dalla maggioranza. Queste sono due delle ragioni per cui la democrazia non risolve i

problemi per tutti.

Wicksell partì esaminando la situazione svedese e le scelte fiscali di chi stava al governo, cioè la classe

dominante, ossia i nobili. Nel contesto pre-democratico, il rapporto tra governanti e governati è strano,

perché stanno in due mondi completamente diversi (leggi su). Questo rapporto però descrive bene la

situazione pre-democratica, ma non quella democratica e, quindi, non descrive i fenomeni fiscali come

avvengono in un contesto repubblicano.

Pertanto il rapporto di questi due mondi diversi è descritto anche dal teorema Ricardiano.

Quale modello di stato

De Viti De Marco: si occupò del passaggio al sistema democratico, formato da due tipi di stato:

1. stato monopolistico c’è il re che comanda e ci sono i sudditi che pagano; è lo stato puramente

à

dittatoriale;

2. stato cooperativo il potere è diffuso a tutti i componenti e, in questo potere diffuso non c’è più

à

differenza tra chi decide e chi paga le imposte; è lo stato puramente consensuale: cioè in cui vi è

un accordo totale tra tutti i membri.

Molti autori criticavano De Viti perché di era occupato di modelli astratti e non reali perché quello

democratico non è cooperativo.

Che cosa descrive lo scenario debito privato, debito sovrano e teorema di Ricardo? Questo discorso deriva

dalla lettura di Eusepi di De viti de marco De Viti, quando affronta il problema dell’equivalenza tra imposta

à

straordinaria e prestito pubblico si confronta col mito di Ricardo (massimo esponente dell’epoca). De Viti

partì dal dire che Ricardo aveva ragione. In seguito affermò che, però, fosse necessario vedere come sono

spesi i fondi di cui il governo dispone nelle due alternative, ossia imposta straordinaria e prestito pubblico. E

quindi, nel valutare complessivamente il risultato dell’equivalenza tra imposta e disavanzo, bisogna vedere

come il governo spende. In Ricardo questo passaggio mancava perché nel mondo anglosassone (studiato da

Ricardo appunto), diversamente dalla finanza pubblica italiana, la spesa pubblica è completamente

trascurata, in quanto improduttiva. De Viti dice che non è vero che è irrilevante come si spende, perché non

è vero che è uguale se il governo spende 1 miliardo per costruire una ferrovia e se spende la stessa somma

per finanziare spettacoli al Colosseo. Quindi tutto si può accettare ma non si può pretendere che le

conclusioni cui si perviene, trascurando la spesa pubblica, siano le stesse di quando si considera anche la

Qual è questa

spesa, perché qui c’è un difetto nel teorema di Ricardo, se stiamo in una logica democratica.

differenza? Essa sta nel fatto che ciò che un figlio eredita, in realtà, non è soltanto un ammontare con o

senza imposta, ma eredita anche ciò che con la spesa pubblica si realizza, quindi eventualmente anche una

ferrovia, se è stata costruita una ferrovia; mentre, se ha finanziato i giochi al Colosseo eredita solo debiti.

C’è differenza per la generazione futura quando si fanno spese per finanziare gozzoviglie e beni pubblici.

Quindi il ruolo della spesa pubblica è essenziale nelle democrazie.

Perché il debito pubblico e l’imposta potrebbero essere analizzati in modo diverso da come fatto da De Viti?

Innanzi tutto, che cos’è un’imposta straordinaria? Consiste solo

De Viti fornisce una spiegazione formidabile.

in un passaggio di una somma una tantum dal contribuente al governo, o può essere altro? Il problema è

interessante perché una persona può avere un grande patrimonio ma non avere la liquidità necessaria per

pagare l’imposta straordinaria. Se ha case, poderi, vigneti o palazzi, ma non ha disponibilità liquide, non può

pagare l’imposta straordinaria. Quindi, il fatto che l’imposta straordinaria colpisca i ricchi non vuol dire che

tutti i ricchi possano pagarla. Siccome il ricco la deve pagare, o vende un pezzo di casa oppure non paga

l’imposta. Non è così, perché nel mondo reale oltre al debito pubblico c’è il credito privato: siccome chi ha la

proprietà è più legato alla proprietà ed ha, per lui, un valore maggiore di quello che ha dato ad esso il

mercato; difficilmente vende la proprietà privata per pagare l’imposta e, invece, si rivolge alla banca per farsi

dare un prestito, che userà per pagarla. Quindi il fatto che il governo abbia introdotto l’imposta straordinaria

non vuol dire che essa verrà pagata dalla persona che la deve pagare: può rivolgersi alla banca che

anticiperà la liquidità necessaria per pagarla. Quindi l’alternativa tra imposta straordinaria e prestito pubblico,

in realtà, è un’alternativa tra prestito pubblico o prestiti privati. Siccome i prestiti privati sono tanti è

probabile che costi di meno un prestito pubblico di quelli privati. L’elemento distintivo tra stato autoritario e

quello democratico è la tassazione e quindi non il debito pubblico. Quando, invece, lo stato è considerato

sentient being Perché?

essere senziente ( ), come una persona, questo discorso crolla. Se lo stato è una

persona singola non è possibile che si indebiti privatamente (con sé) né pubblicamente. Lo stato come

essere senziente non può essere democratico ed è unico caso in cui debito pubblico e privato coincidono in

quanto entrambi sono impossibili. Dunque solo quando indebitarsi è impossibile i due debiti sono la stessa

cosa (è una grande assurdità ovviamente).

In tutti gli altri casi non è così. Con lo stato senziente non serve che ci siano le istituzioni prima dello Stato.

La personificazione dello stato serve a dire che il debito pubblico interno non esiste, perché uno non può

indebitarsi con sé stesse o con nessuno.

trappola dell’autoestinzione del debito

Questa è la perché non sta in piedi, è incoerente. Tutto ciò ci porta a

dire che lo stato non è un individuo quindi il debito pubblico interno è coerente farlo perché è una parte dei

contribuenti che si indebita con un’altra parte che finanzia il sistema, cioè sottoscrive titoli.

Il debito pubblico nei paesi europei

Siccome il debito e la tassazione non sono la stesa cosa, cosa succede nella realtà? Per tre decenni i governi

europei hanno considerato l’indebitamento come una forma ordinaria di finanziamento, perché costa di

meno. E tra questi c’è l’Italia. Perfino in presenza di vincoli costituzionali all’indebitamento, la ragione per cui

ci sono limiti all’indebitamento dovrebbe essere significativa del fatto che i costituenti vedono il pericolo che i

governi si indebitino. Nonostante i limiti, questi vengono sistematicamente raggirati, soprattutto a causa del

supporto esterno molto forte alla teoria dominante degli ultimi 50 anni, cioè quella keynesiana per cui

l’equilibrio di bilancio va evitato, dal momento che il bilancio non è importante. Quindi la regola classica per

cui ciò che va bene per l’economia privata difficilmente crea problemi in quella pubblica viene rigettata:

quindi il bilancio in equilibrio va bene per le famiglie ma non per i governi.

Maastricht come costituzione

Se le costituzioni sono raggirate, a che serve Maastricht? accordo

Non è una costituzione fiscale ma un

intergovernativo perché, a differenza delle costituzioni fiscali, può essere modificato. A parte i limiti inclusi

nel Trattato di Lisbona, che la crisi attuale mette in evidenza, e in cui il debito pubblico gioca un ruolo molto

importante, tuttavia, ci sarebbe stato un debito pubblico sicuramente molto maggiore senza Maastricht.

Questo ha limitato la dimensione del debito, anche se le crisi più profonde hanno dimostrato che lo contiene

ma non lo impedisce.

Maastricht come regola orientata all’obiettivo

Maastricht dice semplicemente che il debito pubblico va limitato al 60% nel rapporto col PIL; il disavanzo va

limitato entro il 3% del rapporto annuale del rapporto deficit/PIL.

Siccome il 60% è stato superato di molto (130, 133%), e i governi leggono il rapporto del 3% come

normale, quando è un limite e non un punto di partenza, per tutte queste ragioni, tutti i governi superano

questi li superano adottando operazioni di sofisticati calcoli (la Grecia ha fatto autentici falsi) perché ritenuti

troppo stringenti. Questi tentativi di superare i limiti mostrano ancora come nell’assetto europeo ci siano

ambiguità del fisco, in qualche modo simili a quelli evidenziati da Wicksell in Svezia.

Il debito pubblico è assimilato al debito personale.

Con chi siamo dunque indebitati?

Abba Lerner ha portato ad estreme conseguenze la logica della finanza funzionale, quindi a ritenere

à

l’irrilevanza del bilancio che non finanzia le spese ma controlla solo l’inflazione. Quindi il bilancio funzionale è

una modalità che mette le entrate e le spese a disposizione del governo.

A questo punto, il problema che sorge allora è, con chi siamo indebitati all’interno? Quando il debito è tra

privati, è chiaro il legame tra chi deve che cosa a chi. Il debito è un rapporto tra persone che prevede

un’uscita monetaria e un ritorno monetario. single minded individual

Nel contesto in cui c’è uno Stato che è un despota benevolo, o una (indivuo

speciale) si crea un’economia duale: la distinzione tra economia pubblica e privata, che lo Stato repubblicano

aveva cercato di superare, viene riportata indietro. E la trattazione dei beni pubblici come fenomeni

completamente diversi dai beni privati, e il debito pubblico come logica diversa da quello privato, sono i

parametri esterni in cui si crea e sviluppa l’economia duale. Mercato (debito privato) e beni pubblici (debito

pubblico) appartengono a due mondi diversi il dualismo. Qui i beni pubblici sono superiori ai beni privati

à

così come il debito pubblico rispetto a quello privato: quindi lo Stato è superiore al mercato.

Quale impatto ha lo scenario duale sul debito pubblico? L’impatto che ha è che il debito pubblico all’interno

non esiste o se esiste si ammortizza automaticamente, cioè da solo.

L’ammortamento de facto del debito

De Viti de Marco parla di auto ammonizzazione ma non in maniera simile a quella con cui ne parlano gli

economisti contemporanei e quelli à la Samuelson. Il debito di De Viti si ammortizza da solo, non perché non

c’è, ma perché ognuno può crearsi uno schema di comportamento in base al quale acquista titoli pubblici dia

ammontare tale che, quanto riceve in interessi è uguale a quanto deve pagare di imposta per produrre

quegli interessi il debito pubblico in democrazia ha due lati: chi sottoscrive titoli, lo Stato, e quello in cui

à

questi titoli vanno coperti. Il governo emette titoli, riceve sottoscrizioni perché si impegna a pagare gli

interessi che però pagano i contribuenti (c’è una sorta di zangolatura). Se coloro che sottoscrivono il debito e

che dovranno pagare le imposte, se fanno bene i calcoli potrebbero trovarsi in una situazione in cui quanto

incassano dai titoli di stato e quanto devono pagare in imposte ordinarie per coprire quei titoli, sono uguali e

quindi il saldo è zero.

Qui sembrerebbe di essere tornati al teorema di Ricardo. Ma il fatto che qui sia equivalente quindi imposta e

debito danno stesso risultato, ma questa è una scelta possibile solo in un modello cooperativo, che è più che

democratico. Qui il debito e la tassazione si riducono ad un problema di contabilità che, a livello di individuo,

dà un saldo zero.

Solo in presenza di questo caso particolare che debito e imposta sono equivalenti e si estinguono a vicenda.

Ma il debito pubblico interno non è questo: a livello macro, in cui il governo assomiglia molto al singolo

individuo senziente, non si può indebitare con sé stesso. Quindi ciò che accade a livello macroeconomico

nelle democrazie interventiste, è qualcosa che si può definire finanzia alternativa in cui tutti sono trattati allo

Applicato al debito pubblico, cosa comporta?

stesso modo tranne il governo. Che colui che decide di

indebitarsi non è responsabile di quel debito. Questo è un elemento fondamentale: il governo che decide

come e quanto indebitarsi non lo rende responsabile, ma il debito a cui ha ricorso è fatto in nome e per

conto dei contribuenti, che ne sono responsabili. Quindi, a livello macro non c’è soluzione debito ma grande

confusione.

La teoria contemporanea del debito: la scomposizione dell’equivalenza ricardiana

La macroeconomia si riduce a questo: il debito per l’approccio keynesiano è uno stimolo, serve a far

aumentare la produzione; per Barro il debito non ha effetto perché le persone scontano ex ante l’impatto del

debito e quindi lasciano in eredità esattamente ciò che volevano lasciare perché eredità disegnata al netto

delle imposte. Non ci interessa la controversia tra Barro e Keynes, ma ci interessa analiticamente il debito

nel contesto repubblicano. Dunque conflitto tra economisti keynesiani e e quelli à la Barro mostra solo che

c’è un livello teoricamente dubbio nell’analisi di fondo degli economisti. I rapporti tra governo e contribuenti

si possono distinguere in due tipi di contratto:

1. contratto tra governo e coloro che acquistano i titoli di stato;

2. contratto tra governo e i contribuenti che devono pagare quel debito.

I due rapporti non hanno la stessa volontarietà: mentre i titoli sono sottoscritti volontariamente, le imposte

non sono pagate volontariamente e quindi le transazioni di mercato sono diverse.

De Viti de Marco - il teorema della non equivalenza - Rapporto Ricardo/De Viti de Marco

Nel modello di De Viti il debito pubblico comporta rapporti tra persone, sia nella sottoscrizione che nel

pagamento dei titoli: quindi il servizio del debito si configura come prezzo fiscale ogni contribuente vede il

à

costo come un prezzo fiscale. Questa dualità di rapporto, configurata come contratto, non c’era in Ricardo

che era sostenitore di una finanza pubblica in un sistema non democratico, mentre De Viti era supporter di

una finanza più che democratica.

Quindi in questo contesto di stato non persona, ma intermediario. Qui tutto il debito pubblico non è

caratterizzato, negli stati contemporanei, da rapporti così chiari come mostra De Viti de Marco. Il debito

pubblico differisce a seconda che sia un debito con responsabilità e un debito che emerge come

sopravvenienza passiva. Tutto il debito pubblico non è geneticamente omogeneo: quello che nasce dal

disavanzo è diverso da quello dei sistemi pensionistici. E il debito pubblico che emerge è una frazione

enorme, sconosciuta e quindi non la possiamo coprire e, in ultimo, non c’è un ammortamento automatico.

Sul debito pubblico ci sono dei pagherò del governo, però incompatibili. Sono le così dette “bugie

sistemiche”: quanto il governo promette ai pensionati e quanto promette a coloro che finanziano le pensioni,

sono semplicemente promesse infondate.

Democracy, debt and disorder. Towards the end of political

generosity

Democrazia, debito e disordine. Verso la fine della generosità politica Eusepi/Giurato

Le tre “D” e le tre “E”

Che cosa sono le 3 “E”? L’economia politica che funzioni si potrebbe sintetizzare in:

- Efficienza indica che l’economia utilizza i minimi mezzi: l’economia efficiente è quella che costa di

à

meno. È un dato estremamente positivo rispetto all’offerta (il minimo mezzo);

- Efficacia dice che non solo l’economia costa meno di altre ed è anche efficiente rispetto alla

à

domanda;

- Equità è probabile che il mercato sia in grado di tenere insieme le prime due, ma il punto dolente

à

è che cosa ne sia di questa equità: se si ritiene che il mercato distribuisca il reddito in maniera

accettabile, allora c’è poca politica ridistributiva; se si ritiene che le diversità di ricchezza guidano

sono troppo diverse per poter essere accettate, allora la politica di ridistribuzione è molto alta.

Tutta l’economia si basa su queste 3 E, mentre delle 3 D non se ne parla assolutamente. Esse sono messe

insieme acriticamente, come se fossero perfettamente coerenti, ma non lo sono. Ci sono almeno due

tecnologie differenti dietro queste 3 E:

1) Tecnologia produttiva: efficienza ed efficacia;

2) Tecnologia distributiva: equità, che può essere più o meno ampia a seconda del livello di diversità

accettato politicamente rispetto a quello cui dà luogo il mercato.

Quando si parla delle 3 E si nasconde il fatto che efficienza ed efficacia possano andare d’accordo, ma

sicuramente con la ridistribuzione no. Quando le tecniche sono diverse ovviamente il risultato non sarà

perfettamente compatibile. E del resto la ridistribuzione tende proprio a modificare i risultati cui il mercato

efficiente ed efficace dà luogo. Almeno su questo profilo, quindi, l’equità ha un ruolo conflittuale con gli altri

due.

Mercato e politica

La redistribuzione tende a modificare i risultati del mercato efficiente ed efficace. Almeno su questo aspetto

l’equità ha un ruolo conflittuale con le prime due. Quando si parla di ottimo paretiano, senza qualificazioni,

non si considera che Pareto, quando fu di fronte alla massimizzazione affrontandola come economista,

rispose con un volume di sociologia. Perché? Perché si rese conto che il concetto di massimizzazione è

pericoloso e irrealistico. Sosteneva che non ha senso ottimizzare un sistema economico in cui ci sono

individui diversi che hanno obiettivi diversi quindi. Quindi c’è un problema di compatibilità tra efficienza ed

equità, così come tra economia e politica. Il fatto che ci siano questi conflitti spiega perché tra

massimizzazione di un sistema e ottimizzazioni non ci possa essere un rapporto di sinonimia:

massimizzazione e ottimizzazione non sono intercambiabili, perché la seconda davanti a preferenze diverse,

è molto lontana dalla massimizzazione di cui parlano gli economisti. Adesso bisogna vedere quanto sia ampio

questo conflitto. Essa dipende dalla valutazione che la politica dà rispetto ai processi di mercato, cioè come li

Come fa a valutarli?

valuta. La politica li valuta perché concepita come esterna dal mercato. Ma questa

collocarsi al di fuori del mercato non favorisce un rapporto democratico, perché la democrazia comporta che

“Enduring Fredoom: Libertà di Lungo

si sia dentro e non fuori. Per esempio, quando Bush, con la sua politica

Periodo” pensava di abbattere le dittature e di introdurre le democrazie nei paesi non democratici restando

fuori, sbagliava perché le democrazie possono essere istaurate solo da chi sta dentro al paese. Allo stesso

modo, sul mercato, per democratizzarlo bisogna stare dentro: se la politica sta fuori non lo democratizza ma

lo porta ad una posizione diversa perché la politica, per sua natura, è elitaria e quindi non della democrazia.

Perciò la politicizzazione del mercato spinge più probabilmente verso il benessere sociale, del pubblico,

rispetto a un benessere come verrebbe valutato dalle persone interessate. È come, insomma, valutare i

risultati dello scambio non da parte di coloro che compiono lo scambio ma da un’entità esterna allo stesso.

Ovviamente questo non può essere un concetto di democratizzazione dello scambio. Quindi se la politica non

necessariamente democratizza il mercato, la conseguenza delle variazioni di distribuzione della ricchezza,

che dipendo dalla scelta della apolitica, e che sono giustificate con riferimento a una maggiore democraticità,

porta piuttosto ad una spiegazione elitaria, perché la politica è aristocratica tanto che nel passato i politici

“oi aristoi”,

erano gli gli uomini migliori di Platone.

Come internalizzare la politica Se si accetta una valutazione oggettiva

Innanzi tutto dobbiamo mettere la politica nel mercato.

dell’economia che senso ha palare di valutazione se a valutare non sono i decisori? Quindi separare le

istituzioni da cui nasce la politica dal mercato, e quindi dalla costituzione del paese, ha come risultato una

visione forzatamente elitaria di ciò che è politico, per cui la definizione di politico, come disposta benevolo,

sembra essere fondata. Riflettendo pero “despota benevolo” è uno iato. Noi vorremmo che a giudicare

fossero quelli che fanno le scelte non quelli che stanno fuori. Perché avrebbe titolo a valutare chi è esterno

anziché chi compie la scelta? Se vogliamo però ridurre la componente dispotica collegata alla politica,

dobbiamo anche trarre le conseguenze che comporta, cioè la riduzione automatica anche della componente

benevola. Il rapporto tra benevolenza, altruismo ed egoismo è un rapporto complesso perché non va visto

nel consueto rapporto di simmetria e asimmetria, ma chi non vede queste componenti conflittuali nella

politica, vede la componente benevola come unica componente della politica stessa, mentre quella dispotica

è trascurata. Questa è la posizione di chi vede nel welfare state un esempio di grandiosità della politica.

à

Stato del benessere, democrazia e autocrazia

lo stato del benessere è un insieme di democrazia e benevolenza che fa della benevolenza e della politica un

risultato acriticamente auspicabile. In effetti, che rapporto c’è tra stato del benessere e democrazia? Coloro

che vedono nella politica lo strumento per eliminare i fallimenti del mercato e non la possibilità che dalla

politica si possano eliminare i fallimenti del mercato, ma crearne di più grossi, compiono più di un grande

errore. Il primo è di natura storica. Lo stato del benessere, non è un risultato che deriva dall’imperare della

democrazia nel mondo. Il primo esperimento di Stato Sociale si ha nella seconda metà dell’Ottocento ad

opera di Bismarck. Il suo obiettivo non era la democrazia ma un’opposizione al crescente socialismo, e quindi

al rischio della sua sopravvivenza nella politica tedesca. Poi, l’altra faccia dell’economia del benessere, più

benesserista proprio, fu l’intervento sul mercato attraverso la creazione di un sistema di sicurezza sociale:

questa era la versione britannica dello stato del benessere. Essa era più liberale della versione tedesca; è

stata teorizzata da Beveridge ed era più compatibile con la democrazia rispetto a quella bismarckiana.

La letteratura, in tema di democrazia o in tema di rapporti istituzionali, si concentra sulla distinzione tra

democrazia e autocrazia. La democrazia si occupa delle elezioni e che cosa consentono di fare o che cosa

consentono di scegliere. Le elezioni sono strumenti che offrono degli incentivi politici che si concretizzano nel

fatto che, dovendo essere eletti, i politici si preoccupano di produrre beni pubblici. E siccome il mercato dà

luogo anche a distribuzioni che creano diverse classi sociali, l’altro obiettivo è la ridistribuzione attraverso

trasferimenti della politica. Quindi le elezioni servono a controllare che vengano offerti beni pubblici e che si

facciano delle ridistribuzioni. Ovviamente va visto con attenzione il rapporto tra spese per beni pubblici e

Che rapporto c’è tra queste?

spese per ridistribuzione. Questi rapporti sarebbero abbastanza evidenti se la

Perché è importante che il bilancio sia in equilibrio nella

finanza pubblica avesse il bilancio in equilibrio.

valutazione del rapporto tra spese pubbliche e ridistribuzione? Perché soltanto se il bilancio è in equilibrio 1€

speso per beni pubblici non si può spendere anche per ridistribuzione: esso è un rapporto che è

vicendevolmente esclusivo solo a condizione che il bilancio è in pareggio.

Acemoglou e Robinson le elezioni rappresentano determinati interessi dei gruppi di pressioni, o di gruppi

à

di cittadini (lavoratori, datori di lavoro, militari, insegnanti) e descrivono quali le caratteristiche di quelli che

sono in quel momento al governo. Siccome la ridistribuzione è usata essenzialmente in un periodo pre-

elettorale, ciò spiega perché nelle democrazie il livello di redistribuzione può essere superiore rispetto a

modelli non democratici. Siccome ridistribuzione del reddito è lo strumento di cattura di voti dei politici, essa

in un contesto democratico è superiore.

Stato del benessere e bilancio in pareggio

Buono de Mesquita vede nelle elezioni un modo per costringere i politici ad essere responsabili rispetto ai

à

contribuenti/elettori. La responsabilità risponde a ciò che gli elettori chiedono; essa non solo è un modo per

soddisfare un bisogno della maggioranza ma anche per rimanere al potere da parte dei politici.

Se fosse il bilancio in pareggio tutta questa distinzione (quanti beni pubblici sono prodotti e quanta

ridistribuzione è prodotta) potrebbe essere valutata con una certa ragionevole possibilità di controllarla. Ma

se non vale l’equilibrio di bilancio il rapporto tra spese per beni pubblici e spese per la ridistribuzione

sfuggono dal controllo e danno luogo a problemi di grandissima importanza.

Buchanan, Wagner e i presupposti di Harvey Road

Questo spostamento dell’attenzione dall’equilibrio di bilancio al bilancio in disavanzo, che ha caratterizzato lo

stato del benessere nella versione keynesiana, l’abbiamo definito che il bilancio non segue l’equilibrio di

bilancio ma i presupposti di Harvey Road.

Harvey Road era la via in cui abitava di Keynes a Cambridge. Quindi sono i presupposti keynesiani e post

keynesiani, ossia della finanza funzionale. Essi ribaltano la visione del bilancio che aveva Smith, che il

bilancio in equilibrio può funzionare per le famiglie e non per i governi. Harvey Road pensa che il bilancio

debba essere in disavanzo. Quindi, se il bilancio è in disavanzo, la distinzione tra spese in beni e servizi e

spese per ridistribuzioni diventano di fatto indipendenti. Ciò che le rende dipendenti, infatti, è l’equilibrio di

bilancio. È solo se il bilancio può finanziare 100 che decidere di spendere 70 i beni pubblici automaticamente

ha come risultato che il 30% sono spese ridistributive o viceversa. L’equilibrio di bilancio quindi è essenziale

nello stabilire i rapporti tra spese produttive e spese di equità ridistributive.

I presupposti di Harvey Road separano i due lati fiscali del bilancio: la spesa non dipende dalle entrate e

quindi la spesa per beni e servizi non limita quella per la ridistribuzione del reddito. L’accettazione di questo

paradigma, dei due lati del conto fiscale sganciati, si riteneva che fosse un’operazione necessaria per motivi

di breve periodo, ma siccome il decidere in presenza o assenza dell’equilibrio di bilancio comporta costi per il

governo radicalmente diversi, una volta che si procede con questi due lati sganciati, non sarebbe stato

difficile immaginare il governo che l’avrebbe usa sempre così.

È proprio il fatto che il governo decida di spendere senza considerare ciò che in cassa che produce disavanzi

lunghi e sistematici senza chiedersi se mai questi disavanzi cumulati danno il debito (il debito

fondamentalmente nasce come la somma dei disavanzi di tutti gli anni). Siccome i bilanci di tutti gli anni

sono collegati gli squilibri crescono di anno in anno; quando questi ultimi crescono, i disavanzi crescono e

così anche i debiti e cresce il rapporto debito/PIL, soprattutto se il debito ha impatto sul livello di ricchezza.

Perché i governi ricorrono al disavanzo? Perché vogliono ridurre le iniquità del mercato. Questa è la

distinzione di tipo keynesiano, ma la vera ragione per cui il governo ricorre al disavanzo è perché non vuole

pagare tutti i costi politici che il bilancio in equilibrio comporterebbe: se il governo vuole aumentare la spesa

deve essere costretto ad aumentare le imposte, se non è costretto ad aumentare le imposte aumenta la

spesa tramite il finanziamento in disavanzo. Questo finanziamento in disavanzo riduce o addirittura annulla i

costi politici della spesa pubblica.

Siccome i governi davanti a crescenti disavanzi iniziarono ad essere criticati, almeno da parte delle Perché

componenti più vicine al mercato, crearono una loro etica perché il disavanzo fosse una cosa nuova.

il problema del disavanzo è irrilevante in democrazia? Le maggioranze è vero che discriminano contro le

minoranze, ma le prime non sono eterne e quando cambiano le maggioranze cambiano le persone che

vengono avvantaggiate e quelle danneggiate. Solo che si dice che le maggioranze fanno errori e, siccome

È vero che le maggioranze che in un contesto di

cambiano ad ogni elezione, questi errori vengono ridotti.

bilancio in disavanzo correggono questi errori? È vero che il cambiamento di maggioranze che si ha ogni

volta potenzialmente che si vota comporta una riduzione delle ingiustizie perché le maggioranze hanno

interessi diversi, e quindi comporta che ora ad essere avvantaggiate sono persone che prima erano

svantaggiate e questo riduce l’impatto negativo della politica? Purtroppo non è così: nei sistemi in cui si vota

molto gli squilibri aumentano, i disavanzi aumentano perché la maggioranza, per tentare di mantenere il

potere di vincere le elezioni, spende prima delle elezioni; se perde le elezioni e cambia maggioranza che

spende di più della maggioranza precedenza. Quindi, quello che dovrebbe essere un elemento correttivo dei

difetti del criterio di maggioranza, trasformato a livello politico diventa un aggravante molto serio. Quindi più

spesso si vota, meno le maggioranze correggono i disavanzi, ma li aggravano.

Questo non è un caso isolato. Il mercato unico Europeo comporta un’efficienza maggiore del mercato di ogni

singolo paese perché concorrenza maggiore: più il mercato si amplia e meglio è dal punto di vista del

consumatore.

Bisogna vedere che succede quando il disavanzo diventa la base delle scelte politiche.

Il debito nasce perché i governi sono interessati a catturare ora i vantaggi, e possibilmente a rinviare i costi.

Il bilancio in disavanzo consente proprio di fare ciò, ma il punto che è interessante è che non ci si accorge di

questa operazione del governo? Sono tutti favorevoli o ci sono dei gruppi di età danneggiati da questa

operazione? Indubbiamente se avvantaggia qualcuno danneggia qualcun altro. Bisogna capire perché chi è

danneggiato non reagisce contro chi danneggia. Una delle ragioni va imputata al fatto che il debito è

strettamente legato all’illusione finanziaria, che non consente una valutazione dei costi di opportunità e

quindi di calcolare i benefici e costi di chi riceve o paga.

Se non ci fosse l’illusione finanziaria o non avesse ruolo essenziale, sarebbe possibile raggiungere accordo

nella generazione presente laddove questo significa che il diverso trattamento della generazione presente

rispetto a quelle future emergerebbe. Cioè se non ci fosse illusione finanziaria la generazione presente non

Perché avrebbe maggiori difficoltà?

riuscirebbe a discriminare contro le generazioni future. Perché

emergerebbe un problema etico di fondo, che nasce dal fatto che beneficiano della spesa pubblica coloro

che ne pagano una parte. Pensandoci bene il bilancio in disavanzo rimette il governo nella posizione di

Wickesel, per cui decide chi ha i vantaggi in modo che i costi vengano pagati da altri. Questo problema non

crea opposizioni alle decisioni perché i costi sono diluiti e, questa diluizione porta a superare un problema

difficile da superare da un punto di vista orizzontale, trasformandolo in un problema di consenso verticale.

Che vuol dire un problema orizzontale trasformato in problema verticale? Un problema che nascerebbe se i

benefici potessero essere pagati oggi, dalla generazione che decide e che provocherebbe ostacoli perché ci

sono coloro che sarebbero svantaggiati se tutti i costi fossero pagati oggi. Ma se i costi fossero diluiti nel

tempo e venissero intermediati dall’illusione finanziaria, coloro che sono danneggiati non si coalizzano,

perché pagano molto poco, per cui non c’è opposizione alla maggioranza come avverrebbe se tutti i costi

fossero pagati con l’equilibrio di bilancio. Di questo non ci si può meravigliare perché, nei presupposti di

Harvey Road, che sono di breve periodo, il tempo non conta (componente verticale) in quanto breve, ma

una somma illimitata di tempi brevi comporta tempi lunghissimi; ma, siccome nei tempi lunghissimi tutti

saremo morti, Keynes non se ne occupa.

C’è un punto fondamentale per cui il conflitto etico intergenerazionale non viene fuori: non può venire fuori

perché il governo rappresenta la generazione vivente oggi, i contribuenti di oggi che lo votano. Non

rappresenta gli elettori di domani, perché non ci sono e non possono svolgere il ruolo di opposizione. Quindi

la verticalizzazione, la diluizione della copertura delle spese, ha un’importanza essenziale e comporta una

ridistribuzione diversa rispetto a quella che ci sarebbe stata se il bilancio fosse stato in pareggio e la

diluizione ha l’effetto di allentare il controllo che è collegato con gli interessi dell’opposizione (i controllanti)

che, siccome non è nata o non c’è o non è rappresentata (generazioni future), non può pesare e quindi non

si può far sentire. Questo discorso porta al ruolo essenziale della costituzione fiscale che difende, nelle

democrazie, quelli che non possono difendersi: non solo le generazioni presenti ma anche quelle future,

limitando il potere dei governi di verticalizzare i costi, cioè di trasferirli alle generazioni future. Questa

verticalizzazione, su cui si incunea l’illusione finanziaria, ha permesso ai governi di aumentare la spesa e

quindi di aumentare la spesa in disavanzo e l’indebitamento.

Nei rapporti orizzontali, diversamente da quelli verticali, il governo ha molte difficoltà perché le spese si

fanno se ci sono le entrate oggi (quindi bilancio in equilibrio); quindi se ci fosse questo sistema,

l’impossibilità di verticalizzare i costi emergerebbe il fatto che tra spese in beni e servizi e spese in

ridistribuzione c’è un rapporto stretto ad escludendum, che non emerge perché i costi sono diluiti: non si

può spendere la stessa somma due volte una per beni pubblici e una per la ridistribuzione. Quindi, col

bilancio in equilibrio c’è conflitto tra chi vuole più beni pubblici e chi vuole più ridistribuzione del reddito: tale

conflitto è dato dalla presenza del vincolo bilancio stesso. Senza bilancio si può ridistribuire quanto si

desidera perché sembra che sia possibile eliminare questo conflitto che nasce dalla scarsità, messa in

evidenza dall’equilibrio di bilancio. Scarsità che è fondamentale nell’economia che, sappiamo non essere la

scienza dell’abbondanza.

Se si ritiene che la ridistribuzione sia indipendente dai beni pubblici, cioè si possono aumentare entrambi,

questa logica viola i presupposti contrattuali in cui i contraenti devono essere trattati allo stesso modo e

quindi, se i contraenti sono le generazioni, quelle future vanno trattate come quelle presenti.

Siccome le generazioni non sono trattate ugualmente proprio perché c’è il disavanzo; questo consente di

spendere più di quanto ha e quindi qualcuno spenderà meno in futuro meno di quanto ha. Ma il futuro non

c’è e quindi sembra che si possa procedere con questa logica della spesa maggiore all’entrata e quindi del

disavanzo sistematico. Visto che le generazioni sono trattate diversamente col disavanzo, ed è quello che

fanno i presupposti di Harvey Road che favoreggiano una generazione discriminando l’altra, violano i

rapporti contrattuali perché si guarda solo agli interessi della generazione presente e non di quella futura.

Ovviamente se uno spende più di quello che ha, nella continuità politica in futuro, uno dovrebbe spendere

meno di quanto avrebbe a meno che non si crei un meccanismo che non permette questo saldo

intergenerazionale. Se questo meccanismo non c’è funziona il meccanismo della spesa che aumenta

incrementalismo della spesa pubblica,

sistematicamente più della copertura, ma questo pone il problema di

che fine fa il debito pubblico, se si rimborsa o meno.

E quindi, la logica del fatto che il disavanzo di bilancio è elevato a sistema, comporta un problema di

disordine morale e finanziario, perché si viene a dire che è giusto che una generazione prenda più di quello

che produce. Il punto che si pone qui è che, dal punto di vista dei rapporti intergenerazionali, si creano dei

conflitti occultati, porta a chiedersi fin quando può durare o fin quando i governi saranno in grado di

spendere di più senza che questo esploda, dal punto di vista politico. Dal punto di vista economico, invece, si

pone il problema del tipo fino a quando il governo può occultare i veri costi della spesa. E proprio il fatto che

questo rapporto può durare molto è dimostrato da ciò che è successo nel secondo dopo guerra in Italia. È

successo che, mediante la retorica politica della funzione del benessere sociale tutti i governino riusciti a

diffondere la cultura dell’inadempienza, quindi del fatto del debito non si paga. Ovviamente, se il debito si fa

ma non si paga, si crea disordine dal punto di vista privato (il fallimento dell’impresa sarebbe certo); non è

certo nel disavanzo pubblico perché è il modo per ottenere un quantitativo maggiore del benessere sociale

Distribuzione paretiana e debito pubblico

Gli economisti favorevoli al mercato accettano la tesi che si possa anche aumentare il benessere sociale

mediante variazioni redistributive rispetto a quelle di mercato ma, per valutare questa possibilità, bisogna

introdurre elementi restrittivi. Ossia è un confronto che si può fare solo se c’è un solo decisore che deve

valutare un singolo progetto davanti all’equilibrio di bilancio. Solo in questo caso si può pensare che ci sia un

aumento del benessere sociale. Si può pensare questo perché, trasferendo 1€ dai ricchi ai poveri, il

benessere dei poveri aumenta di più di quanto diminuisca il benessere dei ricchi. Questo discorso è a km dal

sistema del benessere attuale perché la situazione è completamente opposta.

Tra altro, nei progetti di trasferimento che sono moltissimi, hanno un ruolo essenziale gruppi di pressione

diversi e, quando i progetti sono molti, ci sono degli individui, delle imprese private e pubbliche che, in certi

contesti, sono la maggioranza e decidono, ma in altri minoranza e quindi subiscono. E quindi, all’interno di

un contesto con tanti decisori e progetti e in alcuni sta in progetti di maggioranza e in altri di minoranza, il

risultato si conosce solo ex post. Questo è essenziale perché ci sono perdenti non solo tra i diversi gruppi di

pressione, ma anche internamente ai gruppi di pressione.

Ma, se ci sono perdenti e vincenti intra e inter gruppo, come si fa ad essere sicuri che la ridistribuzione

migliori complessivamente la funzione del benessere sociale? Solo a condizione che il governo sia un puro

despota benevolo e i governati, o i contribuenti, siano esclusivamente altruisti la ridistribuzione farà

aumentare il benessere sociale. Però il governo despota benevolo e altruismo integrale sono quanto di più

lontano dalla situazione attuale. Noi abbiamo considerato che tutti si comportino in un modo

economicamente e moralmente accettabile, cioè che tutti siano corretti. Chiaramente non tutti agiscono così.

Questo significa che, quando i gruppi sono molto grandi, emerge il problema del ”portoghese” o del free-

rider (colui che viaggia gratis sull’autobus) e questo non fa emergere con chiarezza quanto i contribuenti

siano disposti a pagare. E anche, come conseguenza, quanto siano disposti a pagare e anche quanto siano

Cioè, un governo despota benevolo e un contribuente perfettamente

disposti a ridistribuire a loro carico.

altruista, come si comportano in un contesto in cui ci son molti free-riders? È un punto che non possiamo

non porci. Cioè se una fetta molto elevata evade il fisco, coloro che non intenzionalmente evaderebbero il

fisco, se sanno che una parte di questi che pagano il fisco lo evadono, cambieranno i comportamenti. Se

questo non comportasse dei cambiamenti di comportamento, non ci sarebbe la convenienza a diluire i costi

e, quindi, il bilancio sarebbe tendenzialmente in pareggio (rara avis). Di sicuro la presenza della diluizione

dei costi delle spese attuali ci assicura che siamo andati oltre la disponibilità paretiana della ridistribuzione.

Perché, pur ammettendo che si possa migliorare il benessere collettivo, mediante il passaggio con un

neutralità

trasferimento dai ricchi ai poveri, è evidente che la ridistribuzione ottimale paretiana richieda una

intergenerazionale significa che ci deve essere l’equilibro di bilancio come regola costituzionale, perché

à

solo così non si hanno esternalità sulle generazioni future.

Il risveglio dal sonno dogmatico

Abbiamo collegato il debito ai governi democratici, ma il rapporto debito-governo non nasce con governi

democratici, ma molto prima. Anche i governi democratici hanno usato il disavanzo e il debito in modo

strategico, non solo per finanziare emergenze straordinarie come in Weber (finanza ordinaria e straordinaria)

ma, soprattutto in Italia, fu usato anche per finanziare eventi totalmente previsti, come la garanzia

dell’ordine e della sicurezza. Finanziare col debito anche questo aspetto è uno hiatus rispetto alla finanza

sana. Quindi, se si finanziano entrambi col debito, la finanza sana non ha alcuno spazio, ma passano tutte

per spese straordinarie. E infatti, la conseguenza estrema dei presupposti di Harvey Road, porta alla finanza

Quale ruolo dà il

funzionale di Abba Lerner in cui evidenziamo in cosa cambia la posizione del governo.

governo alla finanzia funzionale? Non è mantenere il bilancio in equilibrio, ma serve a garantire il risultato

del sistema, cioè che nessuno abbia perdite. È una sorta di assicurazione pubblica speciale, con cui il

governo assicura a tutti di essere vincenti. Chiaramente questo è un’autentica assurdità, ma questo è. Da ciò

il governo che nasce fuori dai presupposti di Harvey Road non produce beni pubblici e regole in cui giochini

Su cosa si basa

giocatori privati, ma garantisce risultati. Ciò è un enorme cambiamento di prospettiva.

questo cambiamento di prospettiva del governo? Su una distinzione spinta che porta ad una differenza tra

un’etica pubblica e una privata. E, come conseguenza, una diversità tra debito pubblico e debito privato, tra

tecniche e regole di bilancio valide per il governo (bilancio pubblico) e regole valide per i bilanci privati. Si

Cosa ne

crea un’economia duale, etica politica ed economica che lo stato repubblicano voleva eliminare.

deriva da questa diversità tra pubblico e privato? È che l’obiettivo dell’intervento dello Stato deve essere

illimitato e deve limitare l’operatività del mercato; perciò non limitare il governo all’interno del mercato.

Come avviene questo ribaltamento tra etiche e convenienze tra pubblico e privato? Tramite la separazione

temporale tra i due lati del conto fiscale, spesa pubblica e tassazione: separazione tra diritti a ricevere

vantaggi (spesa pubblica) e doveri fiscali (pagare le imposte). Quindi i rapporti tra diritti e doveri fiscali non

si possono separare ma implicano un rapporto simultaneo. E quando questo rapporto strettissimo viene

verticalizzato, si apre una falla enorme nelle scelte pubbliche che ha delle conseguenze rilevantissime.

Perché c’è questa falla e cosa manca in questa separazione dei poteri? Quando i due lati del conto fiscale

sono totalmente sganciati manca la tracciabilità, sostituita dal peso enorme dell’illusione fiscale, conseguenza

di questa separazione dei lati del biascio.

La tracciabilità fiscale, non l’illusione finanziaria

Come si assicura che il sistema che non è tacciabile reggerà? Come un sistema che si basa sul debito

sistematico rimane in piedi a lungo? Con l‘ipotesi che il debito possa incrementare anno dopo anno,

generazione dopo generazione. Perché se ogni generazione si indebita di più con quella successiva, rispetto

a quanto indebitata con quella precedente, ogni generazione ha un saldo apparentemente netto. E questo,

che è un meccanismo perverso, perché il trattare egualmente le generazioni comporta che non ci siano

esternalità e quindi debiti tra una e l’altra, in questo caso è vero che i debiti della generazione precedente

non sono pagati perché ogni generazione si indebita sempre più. Quindi aggiunge sempre un debito netto

alla massa dei debiti che eredita. Solo a queste condizioni si parla di sostenibilità intergenerazionale e il

raggiungimento del relativo consenso, altrimenti no. Ma se questo è vero, i rapporti intergenerazionali non

sono solidali ma il sistema è retto da un crescente disordine generazionale.

Come si esce da questi rapporti alternativi? Con l’equilibrio di bilancio che permette di fare confronti in

termini di costi opportunità tra spese per beni e servizi e spese ridistributive, visto che in assenza di

equilibrio sono possibili tutte le spese. Quindi lo spazio tra bilancio in equilibrio e quello in disavanzo è

riempito da intervento dei gruppi di pressione che possono vincere o perdere, anche se il risultato emerge

solo dopo e non prima. Questa posizione, in cui i gruppi hanno grande potere, crea ampia incertezza

ordinamentale ed economica che ha un impatto anche sulla valutazione dei rischi, distorcendo le scelte

intertemporali e le valutazioni dei rischi. In presenza di tracciabilità ed equilibrio di bilancio, coloro che sono

avversi al rischio scelgono investimenti e progetti di breve periodo, perché più il periodo è lungo più le

incertezze hanno un ruolo fondamentale. Ma, se la scelta dei decisori avviene in un contesto in cui c’è un

disavanzo di bilancio e l’illusione finanziaria lo rende ancora meno valutabile, può succedere che cambino le

preferenze al rischio. E in particolare, sembra che il rischio si attenuti, la tracciabilità non c’è perché c’è

illusione finanziaria e c’è la possibilità che chi non ama il rischio diventi amante del rischio e compia scelte

sbagliate. In questo scenario si valuta la storia del debito pubblico e del disordine in Italia.

Debito e disordine in Italia

Ci sono due componenti nel bilancio: un bilancio primario, cioè entrate e spese in un anno, e un bilancio

finanziario (secondario), cioè costo del debito pubblico. Se il bilancio primario è attivo non c’è disordine,

perché significa che il governo sta spendendo meno di quello ha come entrata, il disordine tende a diminuire

e viceversa in caso contrario (aumenta anche il conflitto intergenerazionale). I bilanci primari servono a

valutare i rapporti intergenerazionali del governo e, se sono in disavanzo, fanno aumentare il debito pubblico

perché è un incremento che si aggiunge a quello che si eredita: il disavanzo cresce e anche il disordine.

Come si possono finanziare le spese? Il modo classico è con le imposte; si possono finanziare col disavanzo

che comporta un aumento del debito pubblico e il terzo modo è l’aumento della base monetaria, cioè

l’inflazione. Se si finanziano delle uscite con l’aumento dei prezzi dell’inflazione si ha un effetto ridistribuito

nella generazione presente, quindi, mentre il debito crea una discriminazione rispetto alla generazione

futura, l’inflazione crea una variazione intragenerazionale, perché favorisce i debitori e danneggia i creditori,

dato che il valore della moneta diminuisce e così il valore del debito. Siccome l’agente indebitato per

antonomasia è il governo, prima aveva il potere di inflazionare, visto che è un’operazione meno onerosa

dell’indebitamento. Quando ci sono disavanzi primari prolungati non solo aumenta il debito complessivo

tramandato da una generazione all’altra, non c’è neanche la disponibilità, da parte della generazione

presente, ad aumentare la tassazione.

La storia d’Italia inizia e finisce col debito, sin dalla sua unificazione dal 1861 al 1946. In questi 90 anni il

rapporto debito/PIL è stato piuttosto elevato in tutti gli anni. Tuttavia, rapporto debito/PIL crescente si è,

con maggior intensità, manifestato dopo la seconda guerra mondiale perché le guerre del risorgimento, le

guerre coloniali, la costruzione dell’Italia unita si è fatta prima ed è qui che si sarebbe spiegato un aumento

del rapporto debito/PIL, ma dopo la seconda guerra l’aumento intenso non è giustificabile. Ma non sempre

pubblico.Perché?

un aumento del disavanzo primario porta ad un aumento del debito Perché, almeno fino ad

un certo punto, l’indebitamento veniva attuato con l’implicita intenzione che sarebbe stato rimborsato e che

il rapporto debito/PIL non sarebbe stato destinato ad aumentare per forza: sostanzialmente si ammetteva un

lasso di tempo in cui il rapporto disavanzo/PIL peggiorava ma che la stessa generazione che l’aveva

generato lo avrebbe pagato prima di morire. Se una generazione si indebita, avendo in mente che sarà

ripagato nello spazio di ragionevole attività di questa generazione stessa, questo tipo di debito non darebbe

luogo a disordine, anche se comporta disavanzo. Non avremmo esternalità sulle generazioni future.

Ovviamene comporta disordine intergenerazionale nel caso opposto. Tuttavia i presupposti di Harvey Road

danno luogo a un rapporto intergenerazionale di crescente disordine perché, sapendo di non dover pagare il

debito i governi si indebitano di più e quindi accelerano l’aumento de rapporto debito/PIL.

Evoluzione del debito pubblico

Nel 1861 il Parlamento italiano si riunì per la prima volta con e la scelta del governo unitario fu il

riconoscimento di tutti i debiti pubblici fatti dai governi precedenti. Quasi tutti i governi, quasi sempre, hanno

riconosciuto i debiti pubblici fatti dai governi, anche quelli contrari a quello appena insediato. Questo

Che cos’è?

riconoscimento del debito precedente rientra nel concetto di “debito odioso”. È un debito fatto da

un governo che si è indebitato per acquistare armi con cui ha combattuto il governo precedente e, quindi,

una sorta di governo che si indebita contro il popolo che poi deve pagare questo debito. Il debito odioso è

quello che non andrebbe rimborsato. Il governo unitario italiano, che avrebbe potuto disconoscere questi

debiti, li ha sempre riconosciuti perché, se non li riconoscesse e avesse poi bisogno di ricorrere

all’indebitamento, avrebbe paura che nessuno sottoscriverebbe i titoli. Lo fa più per una propria sicurezza

183

che per buonismo.

Il riconoscimento dei debiti nel 1861, in termini di rapporto debito/PIL, questo livello di indebitamento era

molto basso: circa il 35% - 40% di PIL e anche quasi verso il 1946, tale rapporto era rimasto abbastanza

stabile. In tutto il periodo, però, non è stato sempre così, ma questa coincidenza ci permette di dire che il

governo che si indebitava lo faceva con l’intenzione di ripagare il debito e, in questo senso, questo debito

the interest payments, of the increased military expendi-

non ha dato luogo a conflitti intergenerazionali.

tures, of the support to the industrialization wave and of

Tutta la storia del regno di Italia ci dice che è un paese indebitato che non ha avuto effetti

17 , and later on in the

infrastructure building programs

intergenerazionali, perché ogni generazione pensava di poter ripagare il debito, almeno fino ad un certo

war periods and during the Great Depression. As shown

punto. Questa inversione di tendenza ci fu con i presupposti di Harvey Road.

in Graph 1, for fifty-four years, the public debt never

Prima fase Il paese indebitato ha un motivo che si spiega con ragioni economiche, perché attorno agli

à

decreased under the 80 per cent of GDP and it stayed

anni 80 dell’ottocento ci fu un aumento del debito dovuto al fatto che i governi si indebitavano per due

above 100 per cent of GDP for 26 years (1882-84,

motivi:

1887-1900, 1902, 1919-25 and 1942-43). Thus, the

1) Finanziamento delle guerre del risorgimento;

twenty-five years following World War II (1946-71),

2) Industrializzazione le spese sono giustificate/giustificabili anche dal punto di vista dei futuri.

à

when the public debt ratio constantly remained under 50

per cent, represent the real exception to a general secu-

Quindi l’indebitamento degli ani 80-90 si spiega essenzialmente con il peso degli interessi sul debito che

lar trend of high public indebtedness.

serviva a finanziare questi due elementi appena visti. Tra il 1861 e il 1946 il rapporto debito/PIL

Graph 1 – The evolution of the debt/GDP ratio in It- non è mai stato sotto all’80%; è rapporto

aly from 1861 to 1946 raddoppiato rispetto ai 40 iniziali e, inoltre,

per 26 anni, è stato superiore al 100%.

180 L’unico periodo in cui è stato al di sotto del

160 50% è tra il 1946-1971 (grafico 3) periodo

à

140 straordinario che non ha avuto ulteriori

120 repliche in Italia.

100 Nonostante l’Italia sia stata indebitata,

% 80 l’indebitamento non è ricollegabile al concetto

60 di disordine: non sempre il debito pubblico

40 crea disordine.

A quali circostante il debito dà luogo al

20 disordine? E in quali no? La logica è semplice:

0 1861 1866 1871 1876 1881 1886 1891 1896 1901 1906 1911 1916 1921 1926 1931 1936 1941 1946 quando il governo si indebita con l’ipotesi che

Years

dovrà ripagarlo, non darà luogo a problemi intergenerazionali ma, al massimo, creerà problemi

Debt/GDP

Source: Zamagni (1998)

intragenerazionali. E infatti, il motivo per cui l’Italia non crea in questo lungo periodo problemi di disordine

intergenerazionale si spiega con 5 provvedimenti che hanno ricondotto il debito italiano al 40% iniziale. I 5

provvedimento del governo ridussero il debito in modo assai pesante: non c’è una crescita sistematica nel

17 Italy was a later-comer country in the industrialization process

corso del tempo, ma ci sono delle interruzioni legate a questi interventi del governo per controllare e ridurre

and the insufficiency of capital accumulation and of pro-growth

il debito. I 5 provvedimenti sono:

factors were heavily remedied by the State’s intervention: the pub-

1) La politica fiscale della destra storica Quintino Sella attuò una politica restrittiva (controllo del

lic expenditures rose from 11 per cent of GDP to 14 per cent of

à

GDP in the industrialization period 1880-1887, with the highest

bilancio), che comportò, in 3 anni (1870 - 1873), un taglio debito dall’80.8% attorno al 64,8%.

increases in the defence chapter. A. Pedone (1969) observes that

Enorme successo quindi. Questo è il primo intervento di politica restrittiva, anche se comportò dei

the extensive direct and indirect public support to the industrial

rischi per il governo e, infatti la destra perse le elezioni successive, ma comunque il governo aveva

system rooted the widespread belief that the State had to guarantee

fatto fede al suo scopo di ripagare il suo indebitamento

high profits to the big industry. Besides, transport infrastructure

2) Il consolidamento finanziario della sinistra Tra il 1897-1908, questo ebbe un risultato analogo al

à

expenditures directly impinged on debt accumulation: the railway

precedente.

building was financed by the emissions of dedicated bonds in 1879,

3) Intervento del governo fascista Il ministro De Stefani che propose questo intervento restrittivo

à

1882 and 1885.

ottenne risultati strepitosi perché si accompagnò a cambiamenti della politica finanziaria importanti

185

during the war and the immediate after-war years, one

come la cancellazione del debito di guerra che era molto alto, l’aumento del reddito e un aumento

can find high primary deficits, while the whole period is

dei prezzi (inflazione che ha come effetto quello di avvantaggiare i debitori). Quindi politica

marked by small positive balances. The actual budget

restrittiva di De Stefani in 5/6 anni ha come risultato un crollo strepitoso del rapporto debito/PIL che

deficits of the period were, thus, mainly caused by the

passa dal 160% nel 1920 a 51% nel 1926. È proprio qui che abbiamo il peso degli interessi che

interest payments, which absorbed 38.5 per cent of the

crolla con l’eliminazione del debito di guerra e con l’alta inflazione che riduce il valore del debito.

total expenditures in 1885 (4.45 per cent of GDP), 18.4

L’inflazione e la cancellazione del debito vanno nella stessa direzione, cioè cancellare il debito del

per cent of it (2.2 per cent of GDP) in 1913, right before

governo.

the First World War, 20-24 per cent in the late 1920s,

4) Intervento del 1935 – 1939 riduzione del debito senza alcun intervento intenzionale del governo.

à

and 16.5 per cent in 1939: a relevant effect on rent for-

In questo caso la riduzione del peso del debito è imputabile solo alla politica inflazionistica.

mation and income distribution was thus performed.

5) Intervento del 1944 – 1947 come il precedente è strettamente legato all’inflazione.

à Nel grafico 2 si nota che ci sono disavanzi

Graph 2 – Primary and current budget balances in primari ma legati ai periodi di guerra e

Italy from 1861 to 1946 immediatamente successivi alla guerra. Il

10 governo, quindi, aumenta il debito (saldo

primario negativo) solo nei periodi di guerra

5 (Prima e Seconda Guerra Mondiale) e nei

0 periodi immediatamente successivi. Negli altri

casi ci sono leggeri attivi di bilancio primario.

-5 Questo fatto che il debito nei periodi guerra

-10 aumenta è stato analizzato da due studiosi,

Wiseman e Peacock che hanno definito questo

-15 processo di indebitamento durante la guerra

-20 displacement effect (effetto

come

spiazzamento) quando i governi si

à

-25 1861 1866 1871 1876 1881 1886 1891 1896 1901 1906 1911 1916 1921 1926 1931 1936 1941 1946 indebitano con la giustificazione che c’è guerra,

Primary balance/GDP Actual balance/GDP nel periodo immediatamente successivo non

Sources. Data from 1862 to 1885 are elaborations on Zamagni riducono le spese ma rimangono, più o meno, a

(1992), Repaci (1962) and Ercolani (1969). Data from 1885 to quelle della guerra e l’indebitamento dura di più

1946 are drawn from Ragioneria Generale dello Stato (1969) and della guerra stessa e il periodo di guerra tende a

from Artoni and Biancini (2003). Data refer to the Government’s

budget. mantenere il livello di spesa e tassazione a

livello bellico. Il contributo dei governi in periodi non bellici all’indebitamento dell’Italia è abbastanza

The driving forces behind debt accumulation are

E allora perché il debito nel complesso aumenta?

modesto. L’aumento de debito pubblico si spiega in parte

thus not closely associated with primary deficit, but

rilevante con l’aumento del costo degli interessi del debito che rappresentavano cifre rilevanti. Infatti, nel

1885, le spese per gli interessi sul debito, rappresentavano il 34% delle spese totali. Questo significa che su

rather with the variations in the nominal and real growth

3 lire spese una era destinata a coprire il costo del finanziamento. Questo 38% è talmente enorme che,

rate, as shown in Artoni and Biancini’s (2003) decom-

tradotto in termini di rapporto debito/PIL, è pari ad un 4,45 %. Subito dopo, il rapporto debito/PIL calò al

position of the change in the debt/GDP ratio. Only in

2% nell’età giolittiana. Quindi cala l’impatto dell’onere del servizio del debito di circa la metà. Ma

the years 1915-1919 and in the years 1942-43, was the

successivamente il peso del debito risalì perché l’Italia entrò in guerra e fece debiti e quindi il servizio sul

high primary deficit the main determinant of the in-

debito pesava di più. Quindi negli anni 20 risalì, come conseguenza della guerra e nel 1939 passò al 16% del

crease in the debt ratio. For the rest of the period, the

rapporto debito/PIL.

role of the primary deficit was enhanced or contrasted

Questo scenario mostra chiaramente che l’aumento del debito pubblico, che è una caratteristica sempre

presente in Italia non si può imputare al bilancio primario, ma a variazioni del tasso di crescita nominale e

del tasso di crescita reale: essenzialmente è legato al fatto che la crescita italiana, in genere, è abbastanza

bassa, mentre gli interessi hanno un peso variabile.

Comunque ci fu un rapporto non sempre chiaro tra andamento del bilancio, andamento della crescita dei

prezzi e indebitamento ma, comunque, la crescita dei prezzi, quando inflazionistica, è in qualche modo

pilotata dal governo perché l’inflazione cancella il debito ma, quando è il risultato della domanda è sintomo

della crescita economica.

Tra il 1885 – 1897 ci fu un aumento del debito forte fino al 117% imputato solo alla diminuzione del reddito

nominale perché il peso degli interessi restò costante al 4%. Quindi fu solo la diminuzione del reddito a far

calare il PIL. La conseguenza di questa diminuzione e del mantenimento degli interessi al 4% diede luogo a

una riduzione del bilancio primario e poi ad una tendenza a diventare negativo: il debito pubblico qui crea

disordine intergenerazionale. Sebbene la presenza di due guerre mondiali complichino l’analisi, il fatto che

dopo la seconda guerra Mondiale il PIL sia tornato ai livelli iniziali dimostra che il debito non ha effetti

intergenerazionali è confermata. Quindi i governi si indebitavano realmente pensando di poter ripagare il

debito.

pean countries this phase ended at the mid-1970s with

the end of the previous high growth rates and opened

the way to a ‘public choice phase’, à la Buchanan,

marked by increasing public deficits and trade-offs be-

tween allocative efficiency and redistribution. Cosa è successo dopo la Seconda Guerra

Graph 3 The evolution of the debt/GDP ratio in Italy Mondiale? dal 48 al 1962: sono i migliori 14

from 1946 to 2007 anni dal punto di vista del debito pubblico.

Dopo la seconda guerra mondiale il rapporto

140,00 debito/PIL era attorno al 50% a causa di un

uso inflazionistico, quindi dell’offerta di

120,00 moneta, che portò ad un aumento dei prezzi

100,00 molto forte e a una svalutazione del debito.

80,00 Comunque la cosa importante fu la stabilità

% del rapporto debito/PIL che non ha avuto

60,00 repliche nella storia italiana. I governi

40,00 democratici adottarono le politiche

economiche liberali, cioè un rigore fiscale,

20,00 scarso uso del disavanzo quindi, e questo

0,00 spiega perché il rapporto debito/PIL restasse

1946 1951 1956 1961 1966 1971 1976 1981 1986 1991 1996 2001 2006

189

Years a livelli così assi.

Debt/GDP Questa “età dell’oro” in Italia con debito

stabile basso, finì in Italia prima che negli altri

Sources. Data from 1946 to 1979 are drawn from Artoni and Bi- paesi europei con cui l’Italia stessa si

ancini’s (2003) reconstruction of the time series and are referred to confrontava perché, nel 1963, i governi

the public sector. From 1980 onwards, data are drawn from the

ticians with a rationale for reliance on borrowing that democristiani finirono e si insediarono i

Bank of Italy, Statistical Bulletin - Supplement (various issues) and

25 .

would now be utilized to win votes governi di coalizione del centro-sinistra. I

are referred to the general government. governi di coalizione sono particolarmente

Fiscal policy reflected the compromise between

inclini a spendere tanto perché ogni elemento della colazione vuole essere riconoscibile per una parte di

Italy’s Golden Age ended earlier than in the

the Liberal view of a limited State intervention and the

spesa. Per cui i governi di coalizione spendono di più di quelli non di coalizione: più partiti sono al governo e

other European countries. The composite nature of the

requests for extended welfare programs and redistribu-

più i disavanzi aumentano perché ogni governo cerca di rispondere ad un proprio elettorato e, per rendersi

1963 first centrist-leftist government had a huge impact

riconoscibile, spende. Questo accadde con quelli di centro-sinistra in cui c’erano democristiani e socialisti. La

tive policies. As a matter of fact, social protection ex-

on fiscal policy, which lost its shared guiding principles.

coalizione cambiò la politica fiscale che abbandonò il principio liberale di base, quindi del bilancio in pareggio

penditures were increased, as the left-wing parties of the

The adoption of Keynesian analysis had provided poli-

e, forse anche ispirandosi all’analisi keynesiana già diffusa all’epoca, fornì appoggio ai politici a spendere

coalition required, while fiscal revenues were not in-

senza tassare: il disavanzo si giustificava e veniva visto come una modalità per acquisire dei vantaggi (ossia i

creased, as the centrist component required (Graph 4).

voti). Quindi con il primo governo di centro-sinistra, il governo Moro (1963), le sue politiche riflettevano il

On the breaking of the public finance equilibrium, N.

compromesso tra le due visioni liberista e interventista e si accompagnò a una visione della spesa pubblica

Andreatta observed:

attiva il mantenimento della pressione tributaria al livello precedente, attorno al 30%. D’atra parte un

aumento della spesa pubblica all’epoca non era ingiustificato, perché la protezione sociale della popolazione

“To those who think that in our country there is still

era molto bassa: non c’era l’assistenza universale e c’erano grandi fasce di cittadini senza assistenza

an unsatisfied demand for public goods, the solution is to be

sanitaria e ospedaliera. Le due ambiguità della colazione era che il mantenimento della filosofia liberale dal

found in an expansion of fiscal revenues rather than a reduc-

lato delle entrate e l’inserimento della spesa pubblica nella logica della componente socialista creò la

tion in expenditures. The mistake made by the reformers was

tendenza della divaricazione tra entrate e spese. Quindi, anche il centro sinistra, spende di già di quanto

to ask for a ‘socialist’ expenditure policy without asking for a

abbia speso un altro governo, ma c’erano comunque giustificazioni rilevanti all’epoca.

‘socialist’ revenue policy” (Andreatta, 1973, p.88).

Graph 4. General government revenues and expen-

ditures (as % of GDP): 1960-2006

60

50 Il grafico 4 sintetizza quanto accaduto. Le

40 spese ebbero una spinta molto forte dal 27,6%

(1961) al 34.8% (1971); le entrate restarono

30

% stabili al 30% fino al 1970.

20

10

0 60 65 70 75 80 85 90 95 00 05

Years

Total expenditures Primary expenditures Total revenues

Source: ISTAT

According to Franco (1992), the expenditure ex-

26

pansion of the decade (1965-75) answered to equity

25 We would like to thank Philip R. Jones for pointing this out. 191

192 Grafico 5 conseguenza di questa

àLa

Graph 5. General government actual and primary

tries, none of them registered a series of high and unin-

esplosione della spesa e costanza delle entrate

balances (as % of GDP): 1960-2006 terrupted structural deficits (Graph 6) and of continu-

prima provocò l’erosione all’avanzo primario e

ously negative primary balances as Italy (Graph 7). As a

10,0 un aumento del finanziamento col debito

consequence, Italian public debt rose almost uninter-

nonostante il peso del servizio del debito fosse

ruptedly, reaching 121 per cent of GDP in 1994 (Graph

negativo. Il peso del debito si chiama

5,0 3). “snowball effect effetto valanga”

o e in questo

periodo ha un effetto negativo perché c’era un

0,0 Graph 6. Structural budget balances (as % of GDP):

60 65 70 75 80 85 90 95 00 05 alto tasso di crescita e un basso tasso di

1970-1985

interesse. Quando c’è un alto tasso di crescita

-5,0 4 del PIL e il tasso d’interesse è basso l’effetto

2 valanga funziona all’inverso: si riduce la

-10,0 0 valanga e quindi favorisce lo sviluppo dato che

192 1968 1970 1972 1974 1976 1978 1980 1982 1984 1986

il debito pesa poco.

-2

balance Da qui inizia a manifestarsi l’effetto

-15,0 -4

Structural

Primary balance/GDP Actual balance/GDP intergenerazionalmente non neutrale. E qui c’è

-6 un elemento di novità: i bilanci primari, che

-8

Source: Data from 1960 to 1979 are drawn Morcaldo (1992);from

tries, none of them registered a series of high and unin- descrivono la responsabilità dei governi

-10

1980 onwards data are drawn from Bank of Italy, Annual Reports

terrupted structural deficits (Graph 6) and of continu- all’aumento del debito, per un numero di anni

and Statistical Bulletins – Supplements (various issues) -12

ously negative primary balances as Italy (Graph 7). As a molto lungo furono sempre negativi. Quindi

consequence, Italian public debt rose almost uninter- -14

tutti i governi diedero un contributo all’aumento de debito pubblico che diventò intergenerazionalmente

Years

Revenues increased, quite unexpectedly, in the

ruptedly, reaching 121 per cent of GDP in 1994 (Graph Germany France U.K. Italy

disordinato.

1980s as a result of a comprehensive tax reform which,

3). Source: OECD Statistics

however, had not been directed primarily to revenue

Graph 7. Primary budget balances (as % of GDP):

Graph 6. Structural budget balances (as % of GDP):

27 . This was not sufficient to close the gap with

raising 1970-1985

1970-1985

expenditures, an objective that would have helped main- 8

4

tain the political and social consensus: 6

2 4

0 “The attempts of particular interest groups to obtain

1968 1970 1972 1974 1976 1978 1980 1982 1984 1986 2

-2

increasing monetary transfers and grants, by means of an in-

(%GDP)

balance

creasingly rapid legislative production, could be easily satis- 0

-4 balances 1968 1970 1972 1974 1976 1978 1980 1982 1984 1986

Structural

fied, as seemingly nobody paid for them. […..] Deficit fi-

-6 -2

Primary

nancing acted as the flywheel of general satisfaction” (Revig-

-8 -4

lio, 1977, p. 110).

-10 -6

-12 -8

Intergenerational disorder showed up in the ac-

-14 -10

Years Years

cumulation of actual budget deficits and especially in

Germany France U.K. Italy Germany France U.K. Italy

the absence of primary positive balances for nearly

Source: OECD Statistics Source: OECD Statistics

thirty years. Although the 1970s saw the presence of

Graph 7. Primary budget balances (as % of GDP):

Grafico 6/7: dopo la seconda guerra mondiale l’Italia aveva aperto le frontiere agli scambi internazionali,

general government deficits in many developed coun-

1970-1985

creando concorrenza con economia di altri paesi. Che accadde nei rapporti dell’Italia con Europa e USA?

Nonostante molti paesi usarono i disavanzi primari in questo periodi, nessuno di questi raggiunse una lunga

8

27 On the delay of the tax reform, see A. Pedone (1992).

serie di disavanzi primari come l’Italia. Quindi l’Italia registra i bilanci primari più negativi degli altri paesi e

6

restarono negativi fino al 1990-1991, quando il bilancio primario tornò in equilibrio. In questo periodo, a

4

differenza del grafico 1, non è il peso degli interessi ad essere un problema ma il peso dei disavanzi primari,

2

(%GDP)

cioè sono i governi in carica che creano debito pubblico nuovo. Questo spiega perché quell’effetto valanga,

0

balances 1968 1970 1972 1974 1976 1978 1980 1982 1984 1986

che rimase negativo fino alla metà degli anni ’80, poi diventò positivo e quindi gli interessi pesavano di più

-2

Primary

perché sul debito pregresso, su cui si dovevano pagare gli interessi, si aggiungeva quello del disavanzo del

-4

bilancio primario negativo e, quindi, si cumulava l’effetto valanga che si ingrossava (interessi più alti) col

-6

fatto che l’ammontare del debito pubblico cresceva ancora.

-8

-10 Years

Germany France U.K. Italy

Source: OECD Statistics

tion. Therefore, not only the initial push on the expendi-

ture side, but also the subsequent combination of mone-

tary discipline and fiscal indiscipline were responsible

for the debt dramatic increase (Bosi, Golinelli and

Stagni, 1989).

Graph 8. Composition of the change in the Come si spiega l’aumento

Grafico 8 à

public debt/GDP ratio (SFA excluded): 1970- dell’effetto palla di neve? Perché governi

2006 iniziarono a pensare a politiche disnflazionistiche

(politiche restrittive che portano a un aumento

dei tassi di interesse che, a sua volta vuol dire

un aumento del costo del debito. Un aumento

15 del tasso di interesse superiore all’aumento del

10 tasso di crescita pone un problema di

5 sostenibilità del debito. Fin quando i due tassi

sono uguali, il peso del debito resta sotto

0 70 73 76 79 82 85 88 91 94 97 00 03 06 controllo, ma quando il tasso di interesse è più

-5

% alto di quello di crescita il costo del debito

-10 aumenta tende a ridurre gli investimenti, cioè la

-15 crescita), verso la prima metà degli anni 80.

-20 Quindi l’insieme di queste politiche produce

effetti contrari alla crescita e favorevoli

-25 Years all’aumento del debito pubblico.

Change in debt ratio Primary deficit/GDP Snow-ball effect L’elemento stabile degli ultimi 3 decenni è la

Source: Elaborations on Bank of Italy, Statistical Bulletin and Sup- permanenza sistematica dei disavanzi primari

plement (various years) che non c’era mai stata se non nei periodi bellici

e post-bellici. È cambiato che, mentre tutti i

The positive snow-ball effect, which still lasts

governi precedenti ricorrevano al debito pubblico, pensando di ripagarlo, da questo momento in poi la logica

since the 1990s, made the 1993-1997 stabilization proc-

del disavanzo di bilancio ha conquistato tutta la dimensione politica, e questo comporta che si usi poco la

28 all the more burdensome, as it was entrusted only

ess

tassazione e molto la spesa (visto già nell’euro scarso di Brennan). Dal 1970 in poi il debito pubblico è

neutrale. Ci sono studi che confermano quanta distorsione è creata dal debito

intergenerazionalmente non

pubblico a livello intergenerazionale? Quanto disordine si crea attraverso il debito pubblico?

28 Fiscal consolidation was made unavoidable by the financial crisis

of 1992 and by the perspective of joining the EMU.

Gli effetti intergenerazionali del disavanzo-debito

Cardarelli e Sartor

Il saggio di (2000) dice che l’impatto distorsivo intergenerazionale ha queste dimensioni:

la generazione del 1998 riceve in media un trasferimento netto di euro 11.100, quindi ha 11.100 più di

quanto paga. Le generazioni future devono pagare 39,000 più di quanto ricevono: +39.000 e -11.1000

fanno un differenziale di 50.100 euro. E questo equivale ad un aumento delle imposte per la generazione

futura di circa il 30% di aumento. Quindi la generazione futura pagherà un 30% di tasse in più delle

generazioni precedenti. Quanto costerà

Tra le cose che non sono state calcolate fino in fondo c’è l’impatto sul sistema pensionistico.

la pensione alla nostra generazione? Quanto prenderemo di pensione? Prenderemo la pensione? Se lo

scenario è quello attuale come se ne esce?

Il debito pubblico, una volta, non era discriminatorio intergenerazionalmente fin quando i governi

pensavano di pagarlo; da quando hanno pensato di non farlo più, e cioè hanno ritenuto il bilancio in

equilibrio come una sciagura per lo Stato, si sono indebitati sempre di più. Quando governo s’indebita

fa delle promesse che non può mantenere. Una delle modalità per venirne fuori è dichiarare questo

Il problema che questo pone è: l’inadempienza

attraverso un default, cioè un fallimento del governo.

del debito pubblico è eticamente accettabile?

Una prospettiva-retrospettiva storica: i governi hanno sempre pagato i debiti? La risposta è no. Il

problema vero è se quello dell’inadempienza è eticamente giustificabile. A livello contrattuale non è

possibile non pagare il debito però il governo democratico fa un contratto particolare: mentre i

contraenti privati si impegnano a pagare, a una certa data, una certa somma e a rimborsarla, per cui

se il debitore non rimborsa la somma è come se si appropriasse della proprietà del creditore, cioè un

Che cosa cambia?

furto. Se questo valesse anche il per governo, ci sarebbe un furto anche qui. Noi

abbiamo visto che il teorema Ricardiano dell’equivalenza non tiene conto del sistema istituzionale di

riferimento. In democrazia chi si indebita è il governo per nome e per conto dei contribuenti; quindi l

Ma, se questo è vero, che cosa non rispetta il

governo è un intermediario che, quindi non si indebita.

governo se dichiara di fallire? Il governo che si indebita per conto dei contribuenti ha comunque

qualche vantaggio da questa operazione.

Is Austerity the Answer To Europe’s Crisis?

Il debito pubblico e Europa. Quale austerità?

Veronique De Rugy

Possiamo affrontare il tema dell’austerità con un’analisi fatta su 3 punti:

1) Che cos’è l’austerità;

2) L’austerità si può ridurre o tagliando le spese o aumentando le entrate o entrambi in parte: le 3

tagli di spesa o aumento delle entrate? Qual è il ruolo

alternative sono molto diverse à

dell’equilibrio di bilancio che può svolgere rispetto alla crescita? Quindi il secondo tema è rapporto

tra austerità e crescita;

3) Qual è la politica adottata dai governi europei? Perché hanno adottato proprio quella? Perché le

politiche europee di superamento dell’austerità sono fallite quasi tutte, eccetto la Germania?

I due volti dell’austerità

Austerità è un termine usato con significato univoco, ma non ha un significato univoco in quanto rapporto

tra spese ed entrate. Ci possono quindi essere austerità dal lato della spesa e austerità dal lato della

tassazione. Ciò significa che l’austerità ha due facce e, quindi, il concetto di austerità varia in base alla faccia

a cui ci rapportiamo. Le politiche che vogliono ridurre il debito hanno questa ambiguità di fondo. E allora si

può dire che l’austerità riguardi sia i contribuenti che il governo. L’austerità per via fiscale, cioè dal lato della

tassazione, riguarda il contribuente in modo particolare perché paga i costi della crisi (visione europea

dominante). Perciò per alcuni l’austerità è la riduzione del debito tramite le entrate pubbliche (tassazione).

Quando si parla di contribuente ci si riferisce al mercato, al privato o all’economia privata.

Per altri, è la seconda faccia, l’austerità consiste in esclusive o preponderanti tagli di spesa, tra cui le spese

sociali è l’austerità per il governo: i costi qui sono imputati all’economia pubblica. Però, in realtà, la spesa

à

pubblica in Europa non è mai stata tagliata.

Quando non si distinguono le due facce dell’austerità, si assume che l’aggiustamento sia neutrale; ma il non

chiarire questo punto comporta gravi conseguenze. Chiarita l’alternatività delle due facce dell’austerità,

dobbiamo porci due problemi fondamentali:

a) Quale dei due tipi di austerità serve meglio a ridurre il rapporto debito/PIL?

b) Qual è l’impatto delle misure di austerità sulla crescita economica? L’austerità uccide la crescita, ma

quale?

La storia che nella visione del mondo dei politici è molto semplificato, austerità significa essenzialmente

limitare il mercato e dare ampio spettro di intervento allo stato: vuol dire attribuire all’economia pubblica un

ruolo crescente rispetto a quella di mercato. Questo è lo scenario nelle dimensioni ampie.

Tagliare le spese o aumentare le imposte?

Alesina e Ardagna

Nel 2009, studiarono 107 casi in cui ci si chiedeva come ridurre il rapporto debito/PIL

prendendo i 21 paesi OCSE in un lasso di tempo di circa 40 anni (1970-2007). In alcuni di questi paesi sono

stato acquisiti risultati positivi (Austria, Finlandia, Svezia), mentre la stragrande maggioranza non ha avuto

successo. I due studiosi hanno anche verificato che, delle due alternative dell’austerità, i tagli di spesa sono

più efficaci dell’aumento della tassazione e quindi, ne deriverebbe, che sarebbe meglio usare questi tagli di

spesa che riducono realmente il rapporto debito/PIL rispetto all’aumento della tassazione. Questo è quanto

suggerisce l’accademia. Bisogna chiedersi se i fallimenti dipendono dal mancato uso della spesa o no? Sì,

dipende da quello. Infatti in quei paesi in cui il debito è diminuito rispetto al PIL per i tagli di spesa, sono

quei casi in cui le spese diminuirono di 2 punti di PIL mentre le entrate diminuirono dello 0,5.

Che cosa è successo nei paesi in cui le politiche fiscali non hanno avuto successo? Sono quei paesi in cui le

riduzioni di spesa sono modeste, circa 0,8% e invece c’è stato un alto aumento delle entrate, cioè della

tassazione. Lo studio di Alesina e Ardagna ha fatto da apripista a degli studi che adesso si rifanno ad esso.

Biggs ed altri (Hasset e Jensen) hanno pubblicato uno lavoro in cui analizzano 100 casi in cui i

provvedimenti, che i paesi hanno preso per ridurre gli squilibri, non sono stati positivi. La distinzione tra

positivo e negativo, per questi studiosi, è dato dal raggiungimento del consolidamento in cui il rapporto tra

debito/PIL potenziale si riduce di oltre 4 punti percentuali.

Quali furono le conclusioni di questi studiosi che confermarono la tesi di Alesina e Ardagna? Che i paesi che

hanno affidato al taglio delle spese il compito di arrivare ad un pareggio di bilancio, hanno una probabilità di

ridurre il debito/PIL molto superiore a chi sceglie la via alternativa. Quindi tagliare la spesa, non solo è più

efficace, ma è in linea con gli obiettivi che il governo vuole perseguire sono gli stessi che dichiara.

Ciò che questo tipo di studio ci permette di acquisire non è solo questo, perché ci spiega anche i casi in cui il

consolidamento è fallito. Questi casi, come dissero Alesina e Ardagna, sono quelli in cui una parte

importante dell’aggiustamento è affidato alle entrate (53%) e il 47% ai tagli delle spese: l’effetto è che il

risultato finale le due si annullano e il consolidamento non c’è perché è un 50 e 50 circa.

In genere qual è la dimensione tagli di spesa/tassazione migliore? I tagli di spesa devono superare di molto

l’aumento delle imposte: un 85% di tagli di spesa, senza un aumento delle imposte, garantisce un’ottima

Mitchell.

politica di rientro. Questo è stato dimostrato da Quindi più si fa pagare al governo l’austerità più il

meccanismo funziona non ci deve meravigliare perché uno dei motivi per cui il debito aumenta è per gli

à

interessi di breve periodo del governo (saggio di Clark & Lee, o quello di Brennan sul ruolo della burocrazia e

la cattura di rendita).

Anche le istituzioni, come l’accademia, hanno dato dei contributi. “Chipping Away at our debt” è il lavoro del

FMI con cui analizza le politiche di rientro. Questi casi studiati dal Fondo Monetario sono relativi al Canada,

Francia, USA, Giappone, Germania e Italia. Ci si aspetterebbe che il motivo per cui il rientro è fatto

lentamente e con politiche ambigue è perché il governo rischia di perdere la maggioranza. In realtà, i piani

di rientro più robusti e l’obiettivo di avere aggiustamenti grandi e in tempi rapidi, che avrebbero dovuto

comportare la perdita dei poteri dei governi, in realtà, hanno evidenziato che i governi che attuano

programmi più ambiziosi non sono penalizzati dagli elettori.

In cosa consistono gli aggiustamenti riusciti? Sono quelli che propongono interventi robusti e, quindi,

interventi con programmi robusti che attengono sia specifici problemi sociali (la sicurezza sociale e il mercato

del lavoro) e, in particolare, programmi che si basano sulla riduzione del pubblico impiego (dimagrimento

dell’economia pubblica). Su questo fronte degli interventi massicci l’unico paese che ha avuto successo è la

Germania che ha affrontato meglio la crisi di tutti gli altri paesi, uscendone fuori prima. Alcuni studiosi,

Breuer et altri hanno dedicato alla Germania uno studio approfondito: si sono occupati dei 4 più grandi

progetti che hanno permesso alla Germania di sopportare bene la crisi.

La Germania ha iniziato ad attuare interventi massici di lungo periodo molto prima della crisi. Possiamo

analizzare l’ultimo intervento che spiega con un piede giusto e prima. Già dal 1999 ha attuato degli interventi

basandosi sull’economia dell’offerta (Supply side economic), che ha come filosofia la riduzione dell’intervento

pubblico. A questo intervento di lungo periodo, che inizialmente non ebbe grande successo (questo è ovvio,

perché uno dei motivi per cui non si fanno interventi strutturali è che all’inizio hanno effetti negativi in

quanto molto costosi politicamente. Siccome i governi stanno in carica poco, quando gli effetti diventano

positivi i governi non ci stanno più e, quindi, siccome fare riforme significa accollarsi i costi politici dei

governi che non fanno riforme, non sopportano quei costi), si aggiunse l’intervento sulla tassazione dei

redditi e la riduzione della progressività delle imposte: la conseguenza fu che vennero rese disponibili somme

superiori e la convenienza ad investire aumentò perché ciò che è rilevante per l’investitore è il reddito al

netto d’imposta e, quando l’aliquota fiscale diminuisce, il reddito disponibile aumenta e quindi c’è

convenienza ad investire.

Questa politica, che rese l’imposta sul reddito meno onerosa nel complesso, aveva anche lo scopo di dare un

impulso alla crescita, ma ebbe effetti modesti fino al 2004/2005.

Ci furono altri provvedimenti i cui effetti andavano a confluire positivamente, anche se non derivanti dalla

stessa economia dell’offerta. Furono provvedimenti strutturali, ossia che hanno effetti di lungo periodo:

effetti importanti contro la rigidità del mercato del lavoro e a favore di un sistema pensionistico più limitato,

nel senso che l’età pensionabile veniva posticipata. Altri provvedimenti che perseguono il dimagrimento

dell’economia pubblica: tagli ai fringe benefits (benefici aggiuntivi dei salari come la tredicesima) quindi

ridurre il peso della Pubblica Amministrazione: tra questi anche i tagli alle gratifiche natalizie, tagli ai sussidi

e trasferimenti a agricoltura e carbone. Del resto il FMI dà grande peso alle riforme strutturali nello spiegare

il successo o meno di una politica fiscale.

si può intervenire sul rapporto debito/PIL?

Concludendo su questo punto, Sarebbe possibile anche farlo

tagliando le spese anziché le imposte, ma in crisi le scelte sono più complesse che quelle fatte in periodi

normali. Molti aggiustamenti fiscali infatti fallirono.

Qual è l’impatto del vincolo di bilancio sulla crescita economica?

Circa l’effetto che l’equilibrio di bilancio ha sulla crescita nel lungo periodo è positivo. Soprattutto se dato da

un taglio delle spese. Se noi andiamo a vedere questa analisi dal punto di vista del breve periodo non solo la

valutazione non è univoca, è molto incerta, perché l’incertezza si legge dal punto di vista degli effetti che ha

sugli stimoli: a seconda degli effetti farebbe aumentare o diminuire il PIL.

Alesina e Ardagna hanno dimostrato che i tagli delle spese sono più espansionistici dell’aumento delle

imposte, nel senso che una riduzione dell’imposta ha un effetto più espansionistico di un aumento eguale

della spesa pubblica, almeno nel breve periodo: ridurre di un punto l’imposta ha un effetto più Christina

espansionistico di tagliare un punto di spesa. Questa valutazione è stata verificata in un lavoro di

David Romer.

(prima consulente economica di Obama) e La prima posizione di Obama era questa: siccome

ridurre di un punto la tassazione ha un effetto più positivo di aumentare un punto di spesa, dal punto di

vista del moltiplicatore, ridurre le imposte sembrava la linea vincente e ci si sarebbe aspettati grossi aumenti

di occupazione, ecc. In particolare, ci si rese conto che, per ridurre il disavanzo di 1 punto, tramite la

tassazione, si aveva una riduzione del PIL di 3 punti effetto ristrettivo, mentre tagliare un punto di

à

tassazione andava in senso opposto.

Diversamente da quanto accade dal lato del prelievo, se gli aggiustamenti sono dati da tagli alla spesa, i

risultati sono meno recessivi: l’aggiustamento fiscale con tagli spesa non porta a perdita di PIL, ma potrebbe

farlo aumentare. Comunque il rapporto uso tassazione/uso spesa ha sempre risultati preferiti dal lato della

spesa e peggiori dal lato dell’imposta, quando si aumenta. Successivamente, nel 2012, Alesina e Ardagna

“The Design of Fiscal Adjustments”.

pubblicarono un altro lavoro La crescita si ha se ci sono gli investimenti;

se aumenta la spesa, ma aumentano i consumi, non aumenta il PIL ma il disavanzo perché sta aumentando

la componente ridistributiva e non quella produttiva.

Gli investimenti privati, che sono quelli che producono la crescita, sono correlati positivamente se

l’aggiustamento si ha dal lato della spesa: se ci sono tagli alla spesa aumentano gli investimenti, mentre se

aumenta la tassazione si riducono. Ciò è evidente anche dal punto di vista del costo della moneta perché se

ci sono aumenti di imposta la disponibilità di credito è minore, in quanto prendere a prestito costa di più.

Discorso opposto si ha nel caso della spesa perché si libera liquidità, i tassi di interesse diminuiscono, gli

investimenti costano meno e quindi se ne fanno di più: pertanto ci sarà crescita.

che effetto ha sulla crescita il fatto che il

Questo discorso ha un effetto anche in riferimento al debito à

governo agisca con tagli di spesa e non con la tassazione? Jones,

Lo studio di del 2012, ci dà una

spiegazione convincente di ciò: la banca centrale, mentre è disposta ad attuare politica accomodante quando

il governo usa tagli alla spesa, non lo è affatto se il governo usa la tassazione per ridurre il debito. E questa

operazione banca centrale – tagli spesa funziona bene. Quindi anche la crescita aumenta se il governo

utilizza tagli di spesa. Il rapporto tra banca centrale e politica fiscale del governo, che è positivo in un senso

e conflittuale in un altro, è un ulteriore modo di spiegare perché il taglio alla spesa funziona anche meglio di

quanto viene fuori dall’analisi di Alesina e Ardagna. Questo porterebbe a valutare, ad esempio, il

“quantitative easing”, che sarebbe una politica accomodante perché i governi stanno tagliando le spese.

Però, questo non è per nulla vero. Quindi questa politica del “quantitative easing” va posta in un contesto

non ancora studiato a sufficienza; tra l’altro la sua spiegazione sta nel fatto che, almeno formalmente, la

banca centrale ha come obiettivo un tasso di inflazione pari al 2%, da cui siamo molto lontani. Quindi

l’espansione della moneta serve ad attuare l’obiettivo della banca centrale per il suo programma; ma se

l’intervento banca centrale va a finanziare l’acquisto di titoli di stato, e quindi entra nella politica fiscale, il

problema si complica troppo.

Perciò le politiche di austerità sono molto importanti perché hanno effetti nel lungo periodo, a prescindere

da ciò che accade ne breve periodo. In effetti, uscire dalla crisi è un problema di lungo periodo, che riguarda

in particolare l’andamento dei prezzi relativi, delle tecniche e del rapporto tra innovazione e sistema

economico. Questo fatto che è rilevante il lungo periodo ci fa dire che si facessero queste politiche si

potrebbero ridurre o evitare le crisi.

Uno sguardo al tipo di austerità dei governi europei

Cosa hanno fatto i governi europei? Hanno scelto un’austerità che è ambigua. Soprattutto hanno scelto

un’austerità che va verso l’aumento delle imposte. Questo spiega perché, anche se i governi hanno fatto

molti sforzi per rientrare dal punto di vista fiscale, i risultati sono stati tutt’altro che positivi. Qui ci sono due

Summers Krougman.

keynesiani che presero in mano la situazione: e Essi criticano la politica dei governi

europei troppo costosa che, di fatto, ha avuto un impatto più negativo che positivo. Perciò se non si

abbandona l’austerità, sottolinea Krougman, finirà per distruggere l’Europa.

Per far sì che il governo utilizzi il taglio della spesa, sarebbe necessario che qualcuno lo costringa a non

usare il lato del prelievo: sarebbe necessaria una legge costituzionale in quanto, solo in questo caso, il

governo non potrebbe agire differentemente. Però, anche quando ci fosse questo vincolo costituzionale, i

governi cercheranno di raggirarlo, in modo da utilizzare il lato dell’austerità sul contribuente e non sul

governo stesso. Tutto ciò potrebbe portarci ad affermare che i governi agiscano intenzionalmente nel senso

di far ricadere l’austerità sui contribuenti. Per i keynesiani, il problema dell’austerità è un problema di scarsa

spesa pubblica in disavanzo. Quindi la lettura da questa prospettiva, che è di breve periodo, è che i governi

Europei stanno massacrando i cittadini europei perché spendono poco in disavanzo, rispetto a quello che

dovrebbero fare. E la crisi c’è per questo. Per noi, invece, il problema è che la conseguenza del rigore

Allora i governi Europei si

politica cambia a seconda che si guardi al alto del prelievo o a quello della spesa.

sono comportati bene o male rispetto a questa alternativa? Secondo la lettura dei due keynesiani l’Europa è

in crisi perché spendono poco, mentre per la De Rugy è perché tassano troppo.

Perché la situazione europea di stagnazione è durata così tanto e pone problemi così seri? Perché di tagli alle

spese si è parlato moltissimo, ma i tagli effettivi sono molto modesti e particolarmente meritevoli di

Come si chiarisce se

comprensione perché, che cosa si tagli e che cosa voglia dire tagliare, non è chiaro.

questi ci sono o non ci sono? Il taglio va fatto rispetto a cosa? Coloro che sono nella posizione che i tagli ci

sono fanno riferimento alle spese tendenziali, ossia quelle spese che, per come sono state strutturate le

decisioni dei governi, esse sono incrementali. Supponiamo che, in genere aumentano di un 4%: un taglio

alle spese prevede che invece di aumentare le spese del 4% aumentano del 3%, che altro non è che un

minore incremento della spesa. Quando però si considera il taglio come un taglio dell’incremento della spesa

e non della spesa stessa, è un espediente politico. Questo è ciò che si intende per taglio di spesa in Europa.

Quindi, in un contesto in cui il PIL diminuisce, un taglio di questo tipo determina un aumento del rapporto

debito/PIL. Inoltre, i tagli sono stai o inesistenti o al di sotto delle necessita perché, anche quando sono

numericamente rilevanti, lo sono rispetto a quello che sarebbe dovuto un aumento e non rispetto a quello

che era prima.

In Italia abbiamo usiamo deficit e fabbisogno come termini diversi, ma non è così. Infatti, il fabbisogno è il

deficit che il governo sta facendo. Sono sinonimi. Quindi il problema è che il taglio alle spese, come

diminuzione del fabbisogno, non affronta mai il fatto che servono riforme strutturali, cioè di lungo periodo.

Esse non sono mai state fatte, se non in Germania. Per riforma strutturale si intende che la crisi non è un

problema di domanda aggregata carente (soluzione keynesiana), ma è il problema dei prezzi relativi che

sono al di fuori della logica di mercato. Perciò la deficienza delle politiche europee è strettamente legata alla

mancanza di riforme strutturali. L’unica vera attività che si pone in essere in Europa è l’aumento delle

imposte.

Visto che il lato della spesa non è stato virtualmente tagliato, le imposte sono state aumentate quasi in tutti i

paesi, se la crisi resta non la si può imputare ai tagli selvaggi alle spese pubbliche perché sono stati

irrilevanti e, in particolare, sono stati annullati completamente dall’aumento delle imposte. Abbiamo già visto

che per una serie di studiosi, i paesi che hanno risolto l’indebitamento, lo hanno fatto con tagli di circa l’85%

di spesa pubblica, mentre quelli che hanno fatto metà imposte e metà tagli, non hanno risolto il problema e

quindi, non ci potrebbero riuscire affatto quelli che fanno solo piccoli tagli e aumentano tanto la tassazione.

George Osborne ha proposto per l’Inghilterra l’uso di entrambi i lati del conto fiscale ma con alti tagli alle

à

imposte e piccoli aumenti di imposte: 1 sterlina in più di tassazione è accettabile se c’è almeno un taglio di 3

sterline dal taglio delle spese. Questo significherebbe 75% di tagli alle spese e 25% di aumento di imposte,

quindi sarebbe accettabile, ma non è ancora sufficiente per arrivare agli studi di Alesina e altri.

In questo aggiustamento fiscale l’annuncio di Osborne non è stato applicato nella realtà. I dati disponibili

dicono che un taglio al disavanzo è stato fatto molto forte, di circa 40 miliardi di sterline ma, siccome il

disavanzo è un saldo, se fosse venuto fuori da quanto proposto da Osborne stesso sarebbe stato un taglio

vero; invece questo saldo è arrivato da un’inversione delle entrate con le spese, visto che c’è stato un

aumento di 3 sterline e un taglio di 1 sterlina. Le imposte che sono state aumentate sono state: aumento

dell’IVA dal 17,5% al 20%; è aggiunta un’aliquota marginale più elevata sulla tassazione dei redditi, sono

aumentate le tassazioni sugli immobili interscambiati per mezzo di persona giuridica e i capital gains che

passano dal 10% al 28%.

Choosing the best policy mix to Cure Europe’s Stagnation

Disavanzi, politica monetaria espansiva, debito e risparmi Salin

I presupposti dell’eurosclerosi

Pascal Salin è uno studioso francese, che sposta l’analisi della crisi dal breve al lungo periodo. Affronta il

problema della distorsione dei prezzi relativi, a partire dalla riduzione degli investimenti da cui parte la

crescita del PIL.

Abbiamo visto che la maggior parte dei governi europei ha adottato politiche di austerità, dal lato della

tassazione, per diminuire il rapporto disavanzo/PIL e debito/PIL. Per spostare l’attenzione dal breve e al

lungo periodo bisogna analizzare il risparmio, che interconnette presente e futuro in una logica di mercato.

La presenza di risparmio e la sua trattazione fiscale da parte del governo è fondamentale anche per il suo

legame tra passato e presente.

Come si può caratterizzare in generale la posizione dei governi europei? eurosclerosi

Salin parla di nel lungo

periodo, di cui la recente crisi finanziaria non è l’origine ma il manifestarsi dei problemi connessi a questa

carenza di risparmio e quelli che vanno collegati per capire il perché è accaduto ciò e come se ne viene fuori.

Quali sono i paesi interessati all’eurosclerosi? Quasi tutti i paesi europei che, dagli anni 2000, hanno avuto

un tasso di crescita basso e un tasso di disoccupazione alto. Tra questi paesi, Salin classifica anche la

Francia, il cui tasso di crescita, da molti anni, è stato di poco maggiore del 3%. In realtà tale percentuale del

tasso di crescita è stato superata dalla Francia solo 5 volte negli ultimi 40 anni (1970 al 2011), mentre negli

altri anni è stato di molto inferiore al 3%. Il tasso di disoccupazione è stato in genere maggiore del 7%, a

partire dal 1982 e, in alcuni anni, è arrivato fino al 10%. Questi dati si possono comprendere per un paese

con un’economia in via di sviluppo, ma sono meno logici in Francia, che ha un’economia aperta con gli

scambi internazionali, un mercato con una forza lavoro specializzata e con la presenza di una tradizione

fortemente imprenditoriale. Tutti questi elementi avrebbero dovuto portare ad una situazione tutt’altro che

Cosa è accaduto allora? Qual è la spiegazione?

da eurosclerosi. La risposta è nelle politiche economiche

sbagliate. Esse hanno impedito che si creasse la convenienza al risparmio, quindi che il risparmio fosse

Dove vanno trovate le responsabilità di queste politiche economiche sbagliate, che hanno

incentivato.

penalizzato il risparmio? Sono essenzialmente 3:

Alta tassazione

1) essa frena l‘attività dell’impresa, del lavoratore perché l’imprenditore come il

à

lavoratore guarda al reddito al netto d’imposta, cioè quello disponibile; più l’imposta è alta, più il

reddito disponibile si riduce e così l’impegno dell’imprenditore o del lavoratore. Essa ha un ruolo

negativo. Dal punto di visa del risparmio ciò chiaro perché quello che il governo preleva con

l’imposta non si può risparmiare, chiaramente e, ciò che si può risparmiare è una parte del reddito

disponibile, ossia dopo la tassazione. Se essa ha portato via molto reddito, il reddito disponibile su

cui risparmiare è poco e, se si tassa molto anche il risparmio, la situazione peggiora ulteriormente.

Presenza di un ampio stato del benessere

2) non rende necessario il risparmio perché il governo

à

soddisfa i bisogni privati dei cittadini senza bisogno che questi ricorrano ai risparmi.

Alta regolamentazione del mercato del lavoro.

3)

Questi sono i 3 motivi che, letti insieme, portano ad una crescita bassa perché portano ad un risparmio

privato molto basso. Il risparmio privato, o volontario, è totalmente diverso dal risparmio pubblico, o dalla

spesa pubblica in disavanzo.

L’alta tassazione ha un ruolo negativo. Dal punto di visa del risparmio ciò chiaro perché quello che il governo

preleva con l’imposta non si può risparmiare, chiaramente e, ciò che si può risparmiare è una parte del

reddito disponibile, ossia dopo la tassazione. Se essa ha portato via molto reddito, il reddito disponibile su

cui risparmiare è poco e, se si tassa molto anche il risparmio, la situazione peggiora ulteriormente.

Il reddito e il risparmio sono trattati diversamente. Il reddito si può dividere in 2 elementi:

1) reddito consumato;

2) reddito risparmiato.

Salin dice che tutto il reddito viene tassato, sia quello consumato che quello risparmiato: se si tassa il

secondo e gli interessi che il risparmio produce, il risparmio è tassato due volte: una volta quando è prodotto

come reddito e una volta quando produce interessi, con la conseguenza che il risparmio tassato due volte è

disincentivato e, quindi, l’attività produttiva che nasce da quel risparmio è di livello inferiore.

Come trattare il risparmio? Ci sono due posizioni:

Einaudi

1) è quella di Salin e poi ripresa negli anni ’30 da Pierre Tabatoni, che scrisse un saggio dal

à

“The double taxation savings”à

titolo sosteneva che se il risparmio è tassato in sede di imposta sul

reddito, perché tutto il reddito viene o risparmiato o consumato, la destinazione del reddito al

consumo o al risparmio è dopo che il reddito è tassato; quindi tutto quella che va al risparmio è già

stato tassato, in quanto la distinzione è fatta sul reddito. Visto che quando il reddito viene

consumato non può essere più tassato (in quanto consumato),il risparmio è diverso perché, se viene

tassato quando esso è prodotto e poi lo si tassa sul reddito che produce (assieme agli interessi),

quell’unità di risparmio è tassata due volte, una volta perché reddito e una volta perché andata a

risparmio. La conseguenza è diverso trattamento tra l’euro andato al consumo e quello andato al

risparmio, perché il primo viene tassato una volta e il secondo due.

Quindi, il risparmio volontario è minore del risparmio ottimale, perché quest’ultimo andrebbe tassato

come il consumo, quindi o lo si tassa quando è prodotto o non si tassano gli interessi, ma se si

vogliono tassare anche gli interessi va rimborsato il risparmio sottratto dall’imposta in sede di

imposta sul reddito.

De Viti de Marco

2) dice che non è vero che il risparmio è tassato due volte perché si tratta di tempi

à

diversi e redditi diversi, e perché ogni unità di reddito nasce gravata da imposta. Se il risparmio non

pagasse l’imposta, tutte le unità di reddito che un individuo risparmia potrebbero essere tassate di

più. De Viti parla di confronto in tempi diversi, mentre Einaudi e Tabatoni vedono che lo stesso euro

è tassato in tempi diversi, due volte.

È difficile dire chi abbia ragione, ma comunque porta a Salin, che dice che il risparmio rischia di essere

tassato troppo. Questo non emerge nel contesto istituzionale di riferimento perché sono falsificati certi

Quali?

rapporti economici. Il fatto che c’è un alto stato del benessere che è inclusivo di un sistema in cui c’è

sistema pensionistico a ripartizione

un (pay as you go): non ha bisogno di risparmio perché ognuno non

paga la pensione a sé stesso, ma ognuno accantona per finanziare chi va in pensione oggi: A produce per

mantenere la sua famiglia e chi va in pensione oggi perché , in base alla solidarietà intergenerazionale,

pensa che, quando andrà in pensione qualcuno, farà come fa lui: in questo caso il risparmio non serve;

pensionistico a capitalizzazione

sarebbe servito in un sistema in cui ognuno si paga la propria pensione: più

uno risparmia e più alta sarà la pensione.

Quindi alta tassazione e alto stato del benessere comportano un blocco alla crescita perché una crescita

genuina prevede un’accumulazione di capitali. perché un mercato del lavoro troppo regolamentato

Circa la regolamentazione del mercato del lavoro,

determina crescita minore? Perché riduce la flessibilità e introduce una sorta di rischio diverso dagli altri

Perché la regolamentazione è un rischio?

rischi. Questo non vuol dire che la regolamentazione sul mercato

del lavoro deve essere assente, perché ci sarebbero rischi troppo elevati sul lavoro di cui nessuno sarebbe

responsabile; quindi una certa regolamentazione serve ma, l’elemento essenziale non è se il lavoratore va

lasciato a sé stesso o completamente regolamentato, c’è una via di mezzo che garantisca una certa

protezione ai lavoratori ma garantisca una certa flessibilità in presenza di cambiamenti di tecnologia e di

produzione. La componente negativa di questa regolamentazione sul mercato del lavoro è che la

competenza è del governo, proprio come il potere fiscale. Quindi il governo potrebbe usare una politica

particolarmente restrittiva sul mercato del lavoro per aumentare i costi. Ciò potrebbe comportare che i

lavoratori con probabilità di incidenti sul lavoro riceverebbero un trattamento diverso dai lavoratori con

attività meno soggetta ad incidenti. Perciò i lavori rischiosi potrebbero richiedere una maggiore

regolamentazione e potrebbe crearsi un’alleanza tra imprenditori, di quei servizi i cui i rischi sono molto alti,

e governo, perché gli imprenditori, supportati dalla falsa tesi che si tratta di un intervento di altruismo,

spingono verso una regolamentazione pubblica obbligatoria di questi settori pericolosi.

A primo impatto sembrerebbe un trattamento genuino: se c’è rischio alto si pubblicizza il rischio e quindi il

sistema è meno costoso perché non c’è il problema della selezione avversa: se non è obbligatoria

un’assicurazione soltanto i lavoratori che hanno molto rischio la sottoscrivono e non gli altri. Questo non è un

provvedimento motivato da altruismo ma, essendo molto costoso, viene trasferito dalle imprese private allo

Stato.

Cause false e cause vere della crisi finanziaria

La crisi che inizia dal 2008 si incardina in questo scenario appena visto. La posizione diffusa è che la crisi

nasce perché i mercati sono instabili (particolarmente quello finanziario): significa che il costo rischio di

finanziamento è molto elevato e quindi incerto il risultato. Il secondo elemento è che, coloro che sono

impegnati nell’attività finanziaria e gli uomini d’affari in senso lato, vogliono sempre guadagnare di più.

L’ingordigia dei banchieri, la deregolamentazione del mercato finanziario sono definite da Salin come cause

false.

Per Salin, la causa principale della crisi è l’instabilità della politica monetaria, soprattutto di quella americana,

ma anche di quella europea e giapponese.

A partire dal 2000 i tassi di interesse sono stati particolarmente bassi, ma non perché ci fossero alti risparmi.

Il rapporto tra risparmi e investimenti, se gli interessi sono bassi vuol dire che i risparmi sono pochi, mentre

se gli interessi sono alti, vuol dire che i risparmi sono alti. Questo è il funzionamento sul mercato, ma qui è

un intervento della politica monetaria particolarmente accomodante, un’offerta di moneta molto grande che

crea un’ampia possibilità di disporre di liquidità a prezzi bassi proprio perché c’era abbondanza di moneta,

ma non di risparmio. Entro certi limiti vi è un sostituto tra risparmio privato e offerta di lavoro perché i

risparmi sono espressi in moneta: un conto è che 1000 € derivino dal risparmio e un conto è che derivino

dall’offerta di moneta. Discorso analogo è che un conto è che i tassi di interesse siano bassi perché c’è il

risparmio disponibile nella zona Euro e un conto che i tassi di interesse siano bassi per il “quantitative

easing”: in questo secondo caso ci sono i 1000 € ma non c’è il risparmio perché se ci fosse stato il risparmio

non ci sarebbe lo strumento in questione. I 1000 € del “quantitative easing” comportano l’espansione

creditizia che fa costare poco gli interessi, rendendo convenienti anche i cattivi investimenti.

Che cosa sono i tassi d’interesse bassi? I tassi d’interesse, all’inizio del millennio, erano bassi perché la FED

aveva usato un’ampia offerta di moneta, con ampia base monetaria e quindi gli interessi si abbassano.

Siccome l’abbassamento non era dovuto ad un alto risparmio ma, appunto, all’ampia base monetaria,

bisogna concludere che gli interessi bassi perché sono tenuti bassi artificialmente. Se gli interessi sono bassi

si starebbe attuando ciò che la FED vuole, ossia che ci siano ampie disponibilità liquidi e, quindi, alti

investimenti, perché se i tassi di interesse sono bassi gli investimenti diventano meno costosi (il costo

dell’investimento non è altro che il tasso di interesse di chi prende a prestito). Tale situazione, vista dalla

teoria keynesiana, è un fatto positivo perché si getterebbero le basi per ampi investimenti e per uno sviluppo

elevato. Salin però è contrario a questo tasso di sviluppo elevato, perché un conto è che il risparmio sia

volontario, un conto è che il risparmio sia artificialmente creato. Nel secondo caso costano soprattutto di

meno gli investimenti di lungo periodo perché, quando il tasso di interesse è basso, più gli investimenti sono

a lungo periodo e meno costano. Perciò gli investimenti a tassi di interessi bassi, rispetto a quelli che ci

sarebbero stati se non ci fosse stato l’intervento della FED a tenerli artatamente bassi, ha una conseguenza

distorsiva. Quando gli interessi sono artificiali si dà spazio agli investimenti cattivi: investimenti che, se

dovessero i tassi di interessi standard (effettivamente risultati dall’offerta di moneta senza l’intervento della

banca centrale), sarebbero scartati.

Perciò sono interessi bassi quelli che favoriscono i cattivi investimenti, che si distinguono dai buoni, perché

non consentono di distinguere in modo chiaro il collegamento tra durata investimento (tempo) e costo

dell’investimento. Pertanto un tasso di interesse mantenuto artificialmente basso modifica il rapporto tra

investimenti di breve e di lungo periodo. Sono favoriti gli investimenti di lungo periodo e sono resi

convenienti investimenti che non sarebbero stati fatti in altre condizioni. Il favorire investimenti a lungo,

visto che è il risultato di un’operazione artificiale di politica economica, si configura come una distorsione

strutturale rispetto al mercato. Gli investimenti a lungo sono favoriti perché hanno i prezzi distorti, in quanto

non rispondono al tipo di domanda che il mercato mette in essere. Investimenti e prezzi distorti non possono

che generare crisi ma, per Salin, il problema non è la crisi ma gli investimenti che hanno un tasso di

interesse artatamente basso. La crisi segnala l’errore e indica il manifestarsi di questi errori. Ne consegue

che posticipare una crisi significa creare le basi per una crisi di maggiori dimensioni.

Ci sono altre spiegazioni che contribuirono alla crisi finanziaria. E, in primo luogo, è il ruolo che ha tenuto la

FED. Essa ha attuato provvedimento protezionistico del sistema bancario perché le banche che sarebbero

dovute fallire, perché hanno contribuito alla distorsione finanziando oltre il livello di sicurezza, tuttavia, non

sono state fatte fallire ma protette con la giustificazione che, essendo troppo grandi, avrebbero dato lungo a

dannose conseguenze, se fossero state lasciate fallire.

L’espressione “Troppo grandi per fallire” sembra dire che basta creare una grande impresa per essere sicuri

che non fallisca mai, ma non è cosi perché la concorrenza è imprevedibile (a volte le imprese piccole fanno

fallire quelle grandi). In realtà, l’espressione di cui su significa dire che c’è un intervento pubblico che prende

su di sé i costi che impediscono che il sistema bancario fallisce. Poiché il fallimento avrebbe conseguenze

Che cosa significa impedire che una banca fallisce con la

troppo gravi, ne segue che è bene non farle fallire.

giustificazione che è troppo grande? Il fatto che una banca sia troppo grande è una decisione politica. La

conseguenza è che la banca non fallisce perché qualcun altro sopporta i costi che avrebbe dovuto sopportare

la banca e che, se li avesse sopportati, sarebbe fallita. Perciò l’espressione ci porta a dire che ci servono

strumenti al di fuori di quella banca, cioè che a pagare il mancato fallimento di questa banca sono i

contribuenti. Vengono presi fondi da parte dei contribuenti e dati a costo zero alla banca per non fallire:

questa è una parte del “quantitative easing”à Le banche prendono miliardi a costo zero, sottoscrivono titoli

del debito pubblico, che fino a qualche tempo fa davano interessi positivi, che altro non sono che delle

entrate per le banche, esse prendono in parte i fondi da questa operazione e un altro modo è facendo

prestiti che pagano virtualmente zero e chiedono una percentuale. Pertanto le banche si salvano perché il

governo collabora alla loro salvezza. Questo è ciò che ha fatto la FED negli USA. Agendo in questo modo, la

FED ha assunto rischi elevati, così come le banche stesse li hanno assunti, dal momento che sapevano che

non avrebbero potuto ricoprirli.

Quindi le banche si indebitano e, una delle ragioni per cui lo fanno, deriva dal fatto che il governo ha spinto

le banche a finanziare l’acquisto di abitazioni, anche a coloro che non avrebbero potuto pagare il mutuo, la

crisi non ci sarebbe stata, cioè non sarebbero fallite. Questo meccanismo regge fin quando le abitazioni,

formalmente acquistate ma non pagate aumentano di prezzo, per cui il titolare si trova in possesso di un

valore di mercato con cui sarebbe stato in grado di pagare le spese e di avere qualcosa per sé, vendendo.

Fin quando l’aumento dei prezzi dell’abitazione aumenta e i tassi di interesse sono tenuti artificialmente

bassi, il rischio non si manifesta perché ogni acquirente è “too big to fail” perché se fallisce un acquirente, e

poi altri ancora, fallisce anche la banca. Quindi tassi di interesse sono tenuti artificialmente bassi perché

permettono di fare operazioni estremamente rischiose e, infatti la bolla poi esplose, che non sarebbero state

fatte in altre condizioni: la banca avrebbe selezionato il credito, cosa che non viene fatta perché le banche

hanno avuto l’assicurazione del governo, visti gli interessi così bassi e i prezzi che aumentano. Quindi la crisi

è collegata al venir meno di questo rapporto insano.

Questo problema è stato dibattuto come un problema macroeconomico da keynesiani e monetaristi. In

questo contesto la posizione keynesiana ebbe la meglio perché essa attribuisce un ruolo essenziale al

governo e un ruolo sussidiario e dipendente alla politica monetaria. La giustificazione vincente della

spiegazione della crisi è che è una crisi da domanda effettiva, cioè crolla la domanda di abitazioni. Ma dalla

nostra analisi il problema è la distorsione prezzi che non funzionano più come indicatori di scarsità; se sono

distorti significa che non necessariamente ciò che appare migliore lo sia veramente (cioè un investimento di

lungo periodo rispetto a quello di breve). Se l’analisi va vista dal punto dei keynesiani, cioè di breve periodo,

è una domanda insufficiente ed è l’aumento di essa che è la cura per uscire dalla crisi. Visto che la crisi non

è da domanda questa analisi è insufficiente. Bisogna spostarsi sul lungo periodo e analizzare il ciclo

teoria Austriaca.

economico distorto dall’intervento pubblico. La teoria che parte dai prezzi relativi è la

Quindi, dalla domanda aggregata, che non spiega la crisi, si passa alla distorsione del ciclo che la spiega:

perciò bisogna passare da riforme a breve periodo a riforme strutturali.

Le autorità monetarie fanno o politica restrittiva o espansionistica. Se la crisi è vista come insufficienza di

domanda va attuata la politica espansionistica che, a sua volta, amplifica la distorsione invece di curarla

perché, collegare gli investimenti, rendendoli meno costosi, attraverso l’offerta di moneta dalla banca

centrale, significa creare disponibilità surrettizie. I bassi tassi d’interesse infatti cambiano le decisioni di

allocazione delle risorse, modificano l’allocazione dei fattori di produzione e, quindi, distorcono il processo

produttivo. Ciò si ha quando i risparmi sono fittizi, ma non quando sono genuini. La distorsione

fondamentale rispetto all’analisi economica neoclassica: dice che gli investimenti di lungo periodo sono

rischiosi perché col tempo l’incertezza aumenta. Significa che due investimenti, di durata diversa, trovano

valutazioni diverse e quelli di lunga durata sono preferibili a quelli di breve. È proprio questo rovesciamento

della logica che porta a dire che gli investimenti sono meno rischiosi quando sono più rischiosi: è questo

passaggio che spiega perché l’analisi keynesiana di breve periodo non è idonea ad affrontare la crisi, perché

non è legata alla domanda aggregata, ma alla distorsione del ciclo.

Il ruolo del risparmio

Se il risparmio volontario è di meno di quello che sarebbe stato senza eccesso di tassazione, stato del

benessere e regolamentazione del mercato lavoro, si rallenta l’accumulazione del risparmio e quindi di

accumulazione di capitale che dà luogo ad una crescita economica. I paesi occidentali hanno un risparmio

volontario minore di quello necessario: ce lo dimostra che una parte cospicua del debito pubblico, a partire

dagli USA, è detenuto da paesi in via di sviluppo (circa il 20% del debito USA è in mano ai cinesi): la ragione

per cui si ricorre al risparmio cinese è perché non ce ne è a sufficienza in America.

La situazione di un risparmio volontario insufficiente può aver spinto autorità monetarie a creare risparmio

surrogato, e poi politiche espansionistiche. Queste ultime danno luogo a cattivi investimenti che sono

convenienti se lunghi. Questo risparmio è diverso da quello volontario: se ci fosse stata convenienza al

secondo, ci sarebbe stata maggiore accumulazione di capitale senza politiche espansionistiche e con un

maggiore tasso di crescita (non ci sarebbero stati comportamenti distorsivi ciclo economico). Il ciclo

economico è creato dal ciclo politico in base a cui si risponde all’assenza di risparmio volontario perché si

tassano maggiormente redditi. Quindi situazione di lungo periodo e ciclo economico sono strettamente

collegati.

Conseguenza? Le riforme richieste devono essere finalizzate a ripristinare la convenienza, al livello di

individui, per investimenti razionali e non distorti. Il ciclo non distorto determina una crescita più alta di

quella che si ha: ovviamente aumenta l’occupazione, la ricchezza e l’innovazione.

Perciò, che cosa c’è alla base della spiegazione della crisi economico-finanziaria? Secondo Salin le Qual è il

motivazioni vanno trovate in un ambiente che richiama una posizione opposta a quella keynesiana.

problema fondamentale per gli studiosi keynesiani? Il problema di una bassa occupazione e quello che i

keynesiani cercano di spiegare è il perché ci sia troppa disoccupazione. Dicono perché c’è una scarsità di

risparmio volontario e un eccesso di risparmio rispetto agli investimenti. Tutto il risparmio (sia volontario che

artificiale) è insufficiente a finanziare investimenti necessari. Questo rapporto tra risparmio e investimenti è

Cosa dice teoria classica?

letto diversamente dall’analisi classica/neoclassica. Che vi è un tasso di interesse

elastico che, quando c’è differenza tra risparmi e investimenti, cambia fino a far raggiungere l’equilibrio, cioè

S=I (risparmi = investimenti). È perciò il tasso di interesse che mette le due voci in equilibrio. Per Keynes il

meccanismo non va perché c’è una certa rigidità degli investimenti.

Libero Lenti, disse che il saggio interesse e investimenti non funzionano tanto bene perché il tasso di

interesse ha una rigidità verso il basso: cioè anche in presenza di investimenti molto bassi (gli investimenti

costano poco nessuno) nessuno investe perché non si vogliono sopportare i rischi e l’incertezza. Se il legame

tra risparmio e investimento non è aggiustato dalla variazione del tasso di interesse, perché gli investimenti

non ci sono anche in presenza di tassi di interesse bassi perché investitori non vogliono sopportare

incertezza, è chiaro che bisogna dare spiegazione diversa del meccanismo equilibrante del tasso di interesse.

Tale discorso regge nello scenario europeo in cui c’è grande debito pubblico e politiche di austerità.

Crisi del debito e politiche di austerità

Dietro il concetto di politiche di austerità c’è l’idea che siamo in un contesto in cui ci sia diminuzione di

ricchezza, o meglio, si abbassa il livello medio di benessere.

Cosa vuol dire politica di austerità nel contesto keynesiano? È austera la riduzione dei disavanzi di bilancio.

Ha senso questa espressione? È una formulazione keynesiana la formulazione del disavanzo per

l’implicazione che questa ha sul livello di domanda aggregata: se si riduce il disavanzo la spesa deve

diminuire e così la domanda aggregata e quindi il PIL e i redditi. In questo contesto, in cui la politica o il

finanziamento in disavanzo riduce il potere del governo di aumentare l’occupazione, l’espressione politiche di

austerità è ambigua. Bisognerebbe dire, dal punto di vista keynesiano, come stanno le cose: cioè che stiamo

facendo una teoria del disavanzo pubblico. Letta così ne segue che le spese in disavanzo sono una cosa

Se la spesa che va fatta in disavanzo è buona, perché limitarla con una politica austera?

buona. In realtà qui

c’è, dal punto di vista keynesiano, un trade-off (scambio) tra le due conseguenze che emergono da queste

politiche:

I disavanzi di bilancio sono desiderabili e vanno fatti perché danno occupazione a chi sarebbe stato

- (conseguenza positiva);

disoccupato senza questo intervento

Il mercato finanziario, se vede che il governo si indebita sistematicamente, non si fida più della

- (conseguenza

capacità del governo di rimborsare il debito e pagare il titolare degli interessi

negativa)

Che cosa succede se il mercato finanziario si aspetta che il governo non sia in grado di far fronte in temi di

rimborso del debito? Per continuare a prestare il governo, il mondo finanziario pretende un tasso di interesse

che copre il rischio e, visto che il rischio è aumentato, così anche il tasso di interesse (cioè il costo del

debito). Le due conseguenze confliggono tra loro e il governo può essere nella strana situazione di

aumentare il debito e il tasso di interesse. Questo pone l’analisi keynesiana ad un bivio: da un lato la

spiegazione del finanziamento in disavanzo è accettata, dall’altro lato, però, il limite di credibilità del governo

dal punto di vista della finanza pubblica. La sua credibilità, dal punto di vista del debito interno è meno

importante perché il governo ha un potere forte sui contribuenti – risparmiatori, m meno forte a livello

internazionale. In quest’ultimo caso, coloro che sottoscrivono titoli del debito pubblico non votano, e questo

li pone in una situazione pericolosa, visto che non controllano il governo e, dall’altro lato, visto che la scelta

Perché il governo che si

di acquistare titoli è volontaria, se non si fidano di questo non sottoscrivono titoli.

indebita molto e che deve fronteggiare costi crescenti dell’indebitamento può trovarsi in difficoltà? Perché il

rischio di insolvenza fa cadere il suo prestigio nazionale, ma anche perché si sente controllato dalle agenzie

di rating o anche perché è costretto a ricorrere ad istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea o il Fondo

Monetario Internazionale.

Quando i governi richiedono aiuti finanziari a livello internazionale, la concessione è pre-condizionata a una

politica di controllo sui comportamenti del governo: sia in Europa che a livello internazionale (caso della

Grecia).

Perché in Europa c’è questo dibattitto sull’asuterità? Perché i consulenti dei governi sono tutti keyneisani. Da

E

un punto di vista keynesiano il tradeoff tra disavanzo e indipendenza nazionale è una scelta imbarazzante.

qual è la decisione della maggioranza dei consulenti politici europei? Che l’alternativa definitiva è tra crescita,

quindi politica del disavanzo fiscale, e riduzione del disavanzo di bilancio per mantenere il sostegno, o il non

rifiuto, del sistema finanziario internazionale.

C’è ulteriore contraddizione dell’analisi keynesiana. Essa è molto forte perché non considerano che il

finanziamento del disavanzo di bilancio implica una diminuzione delle risorse che passano dagli investimenti

Perché non considerano questo passaggio? Perché non analizzano questo

privati alla spesa pubblica.

spiazzamento dell’investimento privato? perché il punto di partenza era che cera un eccesso di risparmio

rispetto agli investimenti, quindi se il governo finanzia in disavanzo pone quel risparmio in attività, che

resterebbe inutilizzato se il governo non lo usasse. Pertanto il punto di partenza è un eccesso di risparmio.

Ma se il punto di partenza fosse un eccesso di risparmio, perché il settore pubblico dovrebbe essere

finanziato ricorrendo al disavanzo? C’è un eccesso di risparmio ma è insufficiente e va aggiunto risparmio

pubblico, cioè offerta di moneta. La politica monetaria espansionistica non ha come effetto un aumento di

risparmio, ma precostituisce le condizioni di un altro ciclo economico più imminente, perché crea un

apparente eccesso di risparmio che, però, diverge dal risparmio genuino perché si tratta essenzialmente di

inflazione.

Dunque, poiché per Salin i problemi che emergono dalla crisi sono strutturali, è bene lasciare i meccanismi di

aggiustamento in mano al mercato anziché attribuire al governo ulteriori competenze al governo per la

gestione delle politiche monetarie e in disavanzo, soprattutto quando la creazione di moneta e base

monetaria modifica la struttura dei prezzi.

Quale politica di austerità o combinazione di politiche?

Quando al meccanismo squilibrante di lungo periodo si aggiunge anche l’instabilità delle politiche fiscali, si

cumulano le due componenti e diventa inevitabile la crisi, che è una modalità con cui il mercato segnala che

ci sono stati errori molto forti. Qui si ricongiungono le componenti ambigue che, da un lato spingono i

governi ad indebitarsi e, dall’altro, ad avere una certa cautela per il rischio di inadempienza.

Dall’interpretazione della crisi di Salin emerge che, per venirne fuori non occorre fare ricorso al disavanzo e

alla politica monetaria espansionistica, ma serve mettere mano a riforme strutturali che modifichino i 3 punti

da cui siamo partiti: ridurre le imposte, ridurre la spesa e le imposte sui risparmi.

È proprio l’aumento del risparmio che è la molla che fa partire la crescita economica nei sistemi di mercato.

Europe and the United States: on the fiscal brink?

L’Europa e gli stati uniti di fronte al precipizio fiscale? Popolazione, Occupazione produttività

Gokhale/Partin

La crisi economico finanziaria in Europa e negli Stati Uniti.

Il confronto in esame è abbastanza complesso perché gli USA sono un paese statico mentre l’Europa, con cui

si confrontano, sono 27 paesi con una moneta comune e in parte una moneta nazionale: da un lato quindi

un confronto euro dollaro e dall’altro dollaro vs. altre monete nazionali. È un rapporto complesso.

Entrambi gli scenari hanno registrato una crisi economico finanziaria. Il fatto che entrambi siano in una crisi

economica finanziaria non vuol dire che dimensioni e tempistiche siano le stesse. Ci sono, infatti, delle

differenze accanto alle loro similarità e, sono proprio le differenze che permettono un confronto tra le due

realtà; quale delle due reagisce meglio o peggio rispetto alla crisi. Per fare questo confronto bisogna però

partire dalla realtà più complessa che è l’Europa, in cui non c’è una costituzione unica, c’è un trattato di

Lisbona con aspirazione costituzionale ma non lo è, c’è una banca centrale unica ma non c’è una moneta

unica (ha delle conseguenze).

Il nostro confronto, in primis, è tra euro e dollaro: i paesi che hanno aderito all’Euro sono in una forma più

Che cosa ha comportato l’adesione all’Euro?

vicina a quella degli Stati Uniti. Ha comportato la rinuncia da

parte dell’autorità monetaria nazionali (o dei governi che a volte hanno dei poteri sulle banche centrali) ed

hanno, così, rinunciato a una parte della flessibilità della politica economica. La competenza sulla moneta

significa competenza sul tasso di cambio: vuol dire che questo può essere usato come strumento di politica

economica da parte del governo. quindi in presenza di difficoltà di bilancia dei pagamenti, una manovra del

tasso di cambio, nello specifico un peggioramento del tasso di cambio, favorisce le esportazioni che

diventano più competitive anche se rende più costose le importazioni. Dunque, questi usi del tasso di

svalutazioni

cambio, con funzione di politica economica, noti in Italia come competitive (sono competitive

perché è come se i prodotti costassero di meno e le imprese italiane fossero più efficienti di quelle straniere:

perciò vendono di più e conquistano quote di mercato grazie a queste operazioni di politica monetaria. Però,

un conto è che i prezzi diminuiscano perché le imprese sono effettivamente più efficienti (perché i costi

unitari si riducono), ma un conto è che i prezzi si riducono solo rispetto all’estero perché è la moneta che si

svaluta. Quindi all’interno i prezzi restano tali e quali, mentre fuori c’è competitività creata fittiziamente dal

governo che ha svalutato la moneta). Tuttavia, queste operazioni venivano fatte in Italia ogni 18 mesi c’era

la svalutazione della lira da parte del governo e così le esportazioni riprendevano vigore. Quando l’Italia è

entrata nell’Euro ha perso il potere di svalutare perché è un compito non più del governo italiano ma della

banca centrale. Se gli aggiustamenti non si possono attuare con svalutazioni competitive significa che o il

paese innova veramente diventando più competitivo oppure è destinato a perdere competitività, perché la

competitività fittizia non si può usare. Allora, la tesi che la crisi è stata provocata dall’Euro va letta in questa

chiave: siccome l’Euro impedisce operazioni di politica valutaria, se il paese non cresce, non innova, si ha

una mancata utilità del paese e una maggiore difficoltà nelle esportazioni. E, per un paese guidato dalle

esportazioni, questa è una debolezza strutturale.

Dal punto di vista di quelli che sono favorevoli all’intervento del governo per correggere il mercato questo è

un male perché il governo non può più usare i suoi strumenti sulla politica monetaria; quindi il governo, non

avendo più potere valutario può usare solo parzialmente la politica fiscale che è rimasta di competenza

nazionale i governi per introdurre una qualche flessibilità nel sistema possono usare solo questa politica.

à

Una parte dell’azione che il governo ha usando la politica fiscale è stata limitata da Maastricht e dal Patto di

stabilità e crescita: il governo è libero entro questi limiti. Quando il meccanismo di manovra del governo è

solo la politica fiscale e con questi limiti, anche la politica fiscale può essere usata con una qualche cautela.

Qual è la conseguenza di ottenere la flessibilità del sistema attraverso il solo strumento fiscale? La flessibilità

disavanzo:

usando la politica fiscale si chiama quando ci sono problemi di domanda interna o recessione, il

Qual è il limite operativo della politica fiscale

governo usa questo strumento, anche se entro i limiti di cui su.

in disavanzo? Se il disavanzo fosse occasionale non ci sarebbero grossi problemi e il rientro sarebbe

abbastanza facile. Però, quando gli squilibri non sono rari ma sequenziali e i disavanzi sono un evento certo

in tutti gli anni, ci troviamo in un contesto in cui si ricorre al disavanzo quando serve e anche troppo, e non

si fa mai una politica di avanzo per ritirare il disavanzo. La ragione per cui le due politiche di ricorso al

disavanzo o della sua copertura tramite aumento delle imposte sono politiche asimmetriche perché mentre ci

sono incentivi che spingono al disavanzo ci sono incentivi contrari a che si riduca il disavanzo. Quindi non ci

sono incentivi a tornare all’equilibrio di bilancio. Ne abbiamo parlato nel saggio di Veronique De Rugy.

Politiche fiscali espansionistiche: benefici e costi.

Quindi, in questo contesto i governi attuano politiche fiscali espansive che separano benefici e costi: questa

Feldstein

è una grossa opportunità per i governi. Gli studi di evidenziano gli effetti di queste politiche di

Quali sono gli effetti delle

breve periodo, così come tutte le politiche fiscali perché di stampo keynesiano.

politiche fiscali espansionistiche? In particolare, come giocano queste politiche dal punto di vista dei benefici

e dei costi? I benefici si verificano all’interno e in un tempo molto rapido. Le politiche fiscali sono fatte per

concentrare i benefici in un tempo più ristretto possibile: il consumo è parte integrante della domanda

aggregata, se aumenta il consumo aumenta la domanda aggregata di consumo, ma diminuisce quella degli

investimenti. Visto che la crisi è legata al crollo degli investimenti, una politica che tace su di questi, va vista

con molta cautela. E certamente è una politica che tende a permanere nella zona della crisi e non fuori: per

venirne fuori ci vogliono gli investimenti.

Che ne è dei costi? I costi si diluiscono nel tempo e quindi, nel lungo periodo, non restano all’interno del

Come è possibile tutto questo?

paese ma si diffondono in tutta l’area dell’Euro. Attraverso il tasso di

Qual è lo strumento

interesse che aumenta in risposta all’aumento del debito sovrano (effetto palla di neve).

attraverso cui aumenta l’interesse? Attraverso lo spread. Sembrerebbe strano che in un paese a moneta

unica, in cui non è ammesso l’intervento del governo, ci sia una possibilità di aumenti differenziali del tasso

di interesse. Invece accade con lo spread.

Ciò è possibile perché il tasso di interesse nasce dalla valutazione di chi sottoscrive un titolo dell’affidabilità

del governo. Se il governo ha bisogno di vendere tanti titoli di stato la tendenza è ad aumentare il tasso di

interesse, e quindi ad aumentare lo spread.

Dopo l’avvento dell’euro ci sono due problemi fondamentali (non provocati dall’euro) che però vengono

sottolineati dalla moneta unica:

Invecchiamento della popolazione:

1) il rapporto tra anziani e giovani sta crescendo tantissimo. Ci sono

pochi giovani e tanti vecchi; questo porta ad un aumento dei consumi: gli anziani non lavorano ma

spendono tanto. E questo aumento dei costi, comporta un aumento della tassazione in prospettiva;

L’aumento della concorrenza, soprattutto sul mercato del lavoro non specializzato.

2) Un elemento

legato a ciò che anche la specializzazione acquisita tende a durare di meno. C’è un problema di

copertura dei costi e una continua ricerca di qualificarsi.

Il fatto che ci siano tanti vecchi e che i giovani non trovino lavoro fisso e durevole, che consenta un reddito

stabile, comporta l’esigenza di coprire queste emergenze. E quindi un aumento delle spese, sia mediche sia

pensionistiche sia per la protezione sociale in senso lato. L’instabilità aumenta quindi perché l’obsolescenza

delle qualificazioni si riduce, la concorrenza tende a ridurre i salari al minimo che, in contesto di crisi, hanno

scarsa prospettiva di evoluzione. Quindi tutti i paesi hanno di fronte questi problemi, sia in Europa che negli

USA. Tutte queste esigenze entrano in conflitto tra loro soprattutto per la presenza dei limiti fiscali e la

42571_Ch01_Gokhale:19016_Cato 4/23/13 8:48 AM Page 195

possibilità del governo di ricorrere a un disavanzo crescente non c’è più. Questo è quanto c’è di comune tra

Europa e Stati Uniti. qual è la spesa più massiccia che caratterizza il bilancio degli USA rispetto a

Tuttavia ci sono delle differenze:

quelli europei? Sono le spese militari che occupano una fetta notevole di tutte le spese degli USA e che

entrano in concorrenza con altre priorità di altre spese, come quelle di sostegno al benessere o di protezione

The Fiscal Brink

sociale in senso lato. Quindi le spese militari trovano un limite nell’emergere di spese in altri ambiti.

FIGURE 1

Components of Social Protection Expenditures in

the United States and EMU Nations Figura 1 : confronta le spese sociali in

Che cosa ci consente di

Eu e negli USA.

70 concludere la figura 1? Dal punto di

Spending vista della spesa per i programmi sociali

60 52.9 USA e EU a 27 destinano una quota

50

Protection simile alle spese che comprendono le

43.1 pensioni, gli assegni di invalidità, le

40 36.5 case popolari e altre spese per il

Social 29.6

30 supporto alla povertà e di sostegno al

of 20.4 benessere sociale. Gli USA spendono di

17.5

Percentage 20 più rispetto all’EU-27 per le spese

sanitarie, il 43% contro il 30%.

10

0 United States EU-27 United States EU-27 United States EU-27

Health Housing and Welfare Retirement and Disability

Eurostat and U.S. Congressional Budget Office.

Sources:

Figure 2 shows that U.S. social protection expenditures are much

smaller as a share of total government spending (42 percent),

compared to EMU countries (58 percent). In addition, U.S. general

Cato Journal FIGURE 2

Social Protection Expenditure Shares in GDP Figura 2 : mostra come le spese di

protezione sociale negli USA sono

70 minori in termini di quota delle spese

57.9

60 complessive rispetto a quelli europei:

51.0 42% USA e 58% UE. Circa le spese

50 pubbliche collegate al governo sono

41.9 minori negli USA, in termini di quota

40 36.1

Percent del PIL (36%) rispetto ai 51%

29.5

30 dell’EU: la differenza è massiccia e

probabilmente ciò che spiega questo

20 15.0 differenziale è la dimensione della

burocrazia in Europa rispetto agli

10 USA. Le spese per la protezione

0 sociale negli USA sono la metà

United States EU-27 United States EU-27 United States EU-27 rispetto all’EU: 15% contro il 30%.

Social Protection in Government Spending Social Protection Spending

Government Spending Share in GDP Share in GDP

Sources: Eurostat and U.S. Congressional Budget Office.

Spese di protezione sociale in Europa e negli USA

Conclusivamente su questo punto, gli USA spendono quote maggiori di PIL per le spese militari e la difesa in

tainability prospects depend on the evolution of fundamental eco-

senso generale, sia per la difesa interna che per quella internazionale. Soprattutto questo impegno

nomic factors, namely, the growth of its population and productivity.

americano a livello internazionale, che si spiega con l’imporsi di un potere politico internazionale (che gli USA

hanno mentre l’EU no) e questo spiega perché in Europa si spende di meno a livello militare, anche grazie al

fatto che della difesa europea si occupavano gli USA.

Population and Employment

L’Europa – 27 spende di più degli USA in tutte le altre categorie di spesa.

Perché l’EU-27 è in grado di spendere molto più degli USA per la protezione sociale? Probabilmente per il

As for population growth, three factors—immigration, mortal-

fatto che gli USA spendono parte delle spese per l’ordine internazionale che sarebbero anche di competenza

ity, and fertility—will determine the age structure of the popula-

europea. E questo, che si può considerare come un trasferimento da USA a Europa, consente ai paesi

tion, which is crucial for the sustainability of age-related

europei di destinare una quantità di spesa alla protezione sociale rispetto gli Stati Uniti.

expenditure programs such as Social Security and health care. For

short and medium terms, however, demographic factors are pre-

Popolazione e occupazione

determined and the population’s age structure cannot be altered

Che rapporto c’è tra popolazione e occupazione? Da cosa dipende la crescita della popolazione? Ci sono da

except through very substantial changes in European net interna-

considerare 3 elementi che, con diverso peso, spiegano una parte di questo aumento della popolazione:

tional immigration policies, which appear unlikely. What eco-

Mortalità: speranza di vita che tende ad aumentare di molto sia in Eu che negli USA, ma il saldo va

-

nomic policies could target, however, is the share of the

fatto rispetto alla fertilità che è crollata negli ultimi 20/30 anni. Il saldo netto va visto tra i 3

population that is employed. This could be achievable through the

elementi.

adoption of pro-work economic policies. Such policies will deter-

Fertilità

- Immigrazione

mine whether the direction of causality will be from demograph-

-

La struttura per età della popolazione è importante perché le spese sono connesse alla tipologia di

ics to social protection spending to consumption and ultimately to

popolazione che caratterizza un paese e i programmi pubblici sono tarati su questi bisogni sociali. Le ragioni

(low) growth in economic output or, alternatively, from policy-

per cui le spese legate all’invecchiamento aumentano è per l’aumento della speranza di vita causato da

induced increases in labor supply and output to additional

progressi in medicina ma gli interventi tendono ad essere più costosi e richiedono tecnologie sempre più

sofisticate la cui obsolescenza è sempre più rapida. Quindi sicurezza sociale e sanità chiedono sempre spese

196

crescenti dato ineliminabile. Chiaramente in una dimensione di breve periodo, i fattori dietro i costi della

à

sanità e sicurezza sociale sono predeterminati. Ciò implica che la struttura della popolazione non si può

alterare con interventi di tipo politico perché mortalità e fecondità sono dati su cui non si interviene se non

marginalmente. Queste politiche sono abbastanza indisponibili per il governo. Le uniche politiche che

possono cambiare sono collegate all’immigrazione internazionale: se aumenta l’immigrazione aumenta

potenzialmente la forza occupabile anche se di questa è richiesta una quantità limitata, se i paesi

intraprendono una via di sviluppo avanzata. Pertanto ciò che potrebbe far variare è l’occupazione tramite

politiche favorevoli al lavoro (assunzioni a 3 anni senza pagamento di contributo); queste operazioni, però

sono di breve periodo perché non si può immaginare un aumento dell’occupazione se motivato solo dal fatto

che le imprese non pagano i contributi, perché tutti i costi non sono pagati ma qualcuno li pagherà, cioè i

contribuenti. In base alle scelte che verranno fatte diventerà chiaro se gli obiettivi dei governi sono le spese

collegate ai movimenti demografici, legati soprattutto alle politiche di inserimento di immigrati, le spese di

protezione sociale e se queste spese sono invece collegate ai consumi e, quindi, sono intenzionalmente o

meno nella linea che porta alla bassa crescita della produzione.

incentives, economic growth, which is already quite low, is likely to

suffer during the medium and long terms. The policy challenge that

EU nations face is to promote faster growth through enhanced work

incentives. If such policies are introduced and could successfully

achieve higher employment rates and faster output growth, they

would help to accommodate future social protection expenditure

needs.

Quindi l’alternativa è: aumenterà protezione sociale o l’occupazione? Sarà più protetto il lavoratore in un

42571_Ch01_Gokhale:19016_Cato 4/23/13 8:48 AM Page 198

Figure 3 shows employment-to-population ratios in EU-27

contesto di crisi, il lavoratore giovane o anziano? Un aumento di consumo stimolato dall’invecchiamento

nations, selected individual EU nations, and the United States.

della popolazione richiede un aumento delle aliquote fiscali e, in particolare, sui giovani. Va da sé che i

EU-27 employment rates were significantly below U.S. rates

giovani, per potere sopportare questo aumento, dovrebbero guadagnare un reddito, ma se non guadagnano

che aliquote aumentano? Questa apparente difesa dei giovani e anziani in contemporanea farebbe apparire

during the early 2000s. Indeed, the explanation offered for the dif-

questo come un bene pubblico quando chiaramente è un problema redistributivo perché c’è un conflitto

ference was higher taxes in the EU for funding a generous social

generazionale che non si vuole vedere perché difendere un alto consumo significa non difendere o dar luogo

insurance state (Prescott 2004). However, as Figure 3 shows, with

Cato Journal

ad un basso risparmio (saggio SALIN). Ma se il risparmio è basso e il consumo è alto, la scarsità di risparmio

booming housing and asset prices and associated increases in

vincola l’investimento. Ora se la crisi si spiega con il crollo dei consumi questa politica vale, ma se essa nasce

employment and income during the mid-2000s, EU employment

Great Recession of 2008–09. With the onset of that recession,

da un crollo degli investimenti, questa politica a favore dei consumi certamente prolunga la crisi e non la

had caught up with that of the United States by just before the

employment fell precipitously in Greece, Spain, and Ireland—

risolve.

countries that were hardest hit by sovereign debt induced down-

turns or the bursting of the house-price bubble. Employment rates Figura 3: i tassi di occupazione negli

FIGURE 3

declined more sedately in France and the United Kingdom, USA e nell’EU a 27. Questa mostra i

Employment Rates in the United States,

whereas they increased in Germany, which had adopted a “ short- rapporti tra occupazione e

EU-27, and Selected EU Countries

term-work” program of employment subsidies. popolazione nei singoli stati europei

Figure 4, which shows part-time employment rates in the same scelti sia negli USA. I tassi di

75 occupazione in EU-27 erano molto

countries as Figure 3, shows increases in employment rates.

EU-27 minori degli Usa almeno nei primi

Presumably, many former full-time employees were compelled to

70 U.S. anni 2000: si spiega perché l’alta

downshift to part-time work after the recession began. As a result,

Greece tassazione dell’Europa richiesta dallo

total employment has not declined as much as it would have

65 Spain stato del benessere comportò

Percent

otherwise. Figure 3 also reveals differences among labor markets in un’insufficiente produzione del

Ireland

EU nations—probably stemming from differences in labor supply

60 risparmio. Questa figura un altro

France

incentives, institutions, unionization, and participation rates among importante passaggio che quando si

Italy

women. For instance, pre-recession employment rates in Italy,

55 ha l’esplosione del mercato

United Kingdom

Greece, and Spain were much lower than in other EU nations. dell’edilizia e l’aumento dei prezzi e

Germany

Employment policies—such as statutory full retirement ages, dei valori dei patrimoni, che danno

50

generosity of retirement benefits, unemployment support, and labor

2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 luogo ad un aumento dei redditi di

Sources: Eurostat and U.S. Bureau of Labor Statistics.

market regulations on hiring and layoffs—across EU countries could

conseguenza, (alla metà degli anni 2000) l’occupazione Europea e negli USA fu la stessa in rapporto con la

be better harmonized to increase employment rates in low-employ-

popolazione. Quindi quando nel 2008 scoppiò la bolla il rapporto popolazione occupazione nei due paesi era

197

ment countries. For the European monetary union to work better,

più o meno lo stesso. Con l’avvento della crisi economico finanziaria ci fu un crollo dell’occupazione in molti

paesi, tipo in Grecia. Figura 4 2007-2013 è il periodo

FIGURE 4 à Come si

del nostro confronto.

Part-Time Employment Rates in the United States, configuravano USA ed Europa

EU-27, and Selected EU Countries all’inizio della recessione? In termini

30 di occupazione, in Europa, crollò e il

punto di partenza era che, anche

EU-27

25 prima, con qualche piccola eccezione

U.S. di qualche anno, il rapporto tra

20 Greece occupati e popolazione era tutta a

Spain

Percent Quale fu

vantaggio degli USA.

15 Ireland l’impatto della crisi dal punto di vista

France dell’occupazione? Non fu un

10 Italy passaggio netto tra occupazione e

5 disoccupazione, ma si passò

United Kingdom dall’occupazione a tempo pieno a

Germany

0 quella a tempo parziale. Quando ci fu

2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 questo passaggio i dati possono non

Eurostat and U.S. Bureau of Labor Statistics.

Sources:

considerare questa differenza che, però, è fondamentale. Mentre nel grafico precedente abbiamo visto i

rapporti in termini tra occupati a tempo pieno e disoccupati, qui il rapporto con gli occupati a tempo parziale.

198

Se questi rapporti non sono evidenziati, l’impatto della crisi, dal punto di vista dell’occupazione, è molto

sottostimato, fino ad essere annullato (questa è un’esagerazione). Però, se l’occupazione a tempo

indeterminato comportasse un aumento in valore assoluto superiore alla diminuzione del lavoro a tempo

pieno, il dato si configurerebbe come un aumento dell’occupazione

L’occupazione a tempo parziale, non è stata una scelta delle persone, ma è stata obbligatoria, perché

altrimenti l’alternativa sarebbe stata il licenziamento. Quindi, questi dati sottostimano l’impatto della crisi che

fu molto superiore a quanto risulta, proprio perché la soluzione di politica economica scelta era il passaggio

dal tempo pieno al tempo parziale per evitare il licenziamento. Dato che le cose stanno così, l’impatto in

termini di occupazione è da ritenersi molto maggiore da quello che risulta dai dati calcolati.

Da dove nasce questa differenza? I comportamenti degli attori sono influenzati dal tipo di istituzione, incluso

il tipo di mercato del lavoro che vige. Le istituzioni incentivano i comportamenti in un modo o nell’altro a

seconda se i comportamenti sono premiali o sanzionatori. Le istituzioni in cui si svolge il mercato del lavoro

possono essere più o meno orientate al mercato: quelle più orientate possono dar luogo ad un crollo

maggiore dell’occupazione ma ad un rientro molto più rapido, in quanto strettamente legato alla crisi; se

invece sono molto controllate dal governo e dai gruppi di pressione, le cose cambiano. Quindi, in

un’istituzione libera il tasso di occupazione è più flessibile ma tende ad essere più elevato: il rapporto tra

popolazione e occupazione è più alto, cioè ci sono più occupati nella popolazione con istituzioni orientate al

mercato che nel caso opposto. E questo spiega perché negli USA, nonostante abbiano originato la crisi,

l’impatto in termini occupazionali è stato minore, anche se in Europa i paesi hanno reagito diversamente

Proprio in rapporto a

perché le competenze del mercato del lavoro sono di competenza delle singole nazioni.

queste due filosofie come erano i tassi di disoccupazione/occupazione prima dell’inizio della crisi? Nei paesi

del sud dell’Europa (Grecia, Italia, Spagna) erano molto più bassi questi tassi: c’era una disoccupazione di

lungo periodo molto maggiore di quanto non fosse in USA e in altri paesi europei, come Francia e Germania.

Perché il mercato del lavoro non ha successo in EU-27 rispetto agli USA? Perché il mercato del lavoro non fa

parte della politica delle convergenze a cui sottostanno i paesi europei in molti altri settori? Perché, per

esempio, il disavanzo e il debito sono parametri di cui la competenza non è nazionale ma dell’UE, ma il

mercato del lavoro non è incluso nella stessa logica. Non c’è una ragione particolare per cui il mercato del

lavoro non venga incluso, a meno che non si dimostri la presenza di ragioni inoppugnabili per cui i parametri

Sono solo questi parametri ad avere grande peso o ci

fondamentali devono essere il disavanzo e il debito.

sono altre ragioni? Ci sono motivi per cui la finanza europea abbia preso i parametri di disavanzo e debito e

trascurato il mercato del lavoro? Gli USA che per certi aspetti sono a dimensione europea e che per altri

aspetti sono presti a punto di riferimento dell’UE hanno istituzioni simili nella finanza pubblica? No. Negli

Qual è la ragione

USA, il governo federale non ha affatto competenza sul rapporto disavanzo o debito/PIL.

per cui negli USA non c’è stato un intervento così accentratore come in Europa? Va visto negli andamenti

storici. Nel 1830/1840 molti stati degli USA si indebitarono e, visto che c’era stato un precedente

indebitamento degli stati che si era accollato il governo federale, in quanto debito di guerra che gli stati

erano ricorsi a fare, quando ci fu una nuova crisi finanziaria di 9 stati su 28, si attuò un negoziato perché gli

stati si aspettavano un nuovo intervento da parte del governo federale. Questa volta il governo federale

rifiutò l’intervento e non si accollò il debito: la conseguenza fu che quegli stati introdussero una costituzione

fiscale. Quindi la scelta dei rapporti disavanzo/PIL e debito/PIL è la mancanza in Europa di una costituzione

fiscale come negli USA. Ma se questo è vero, se cioè il sistema finanziario americano ha una finanza pubblica

più sana di quella europea, c’è la dimostrazione chiara che il disavanzo e il debito potrebbero non essere

necessari: gli americani hanno avuto più successo dell’Europa grazie solo al sistema federale, infatti. Quindi,

va ancora ribadito che ci sono ragioni, che sono di origini storiche e generali, in cui il governo ha un peso

maggiore rispetto alle regole e in EU questo è il caso, ovviamente. Tra l’altro, l’insistere su parametri come

disavanzo e debito, come unici elementi di una finanza sana, è ingiustificato. Proprio perché se si deve

armonizzare qualcosa, questo deve essere fatto sul mercato del lavoro in cui si stanno avendo dei giochi

importanti svolti in campi diversi in USA ed in Europa del Sud e, in parte, in Germania. Quindi le politiche sul

mercato del lavoro possono essere incentivate in modo da creare ricchezza, risparmio e un’inversione degli

investimenti. Circa l’ultimo punto, infatti, è importante dire che proprio il crollo degli investimenti privati ha

avuto più importanza sulla crisi di questi anni. E quindi sono i bassi tassi, o comunque i bassi stimoli al

lavoro (a causa dei controlli stringenti sul mercato del lavoro) che sono compatibili con una ristretta base

Ma allora, perché non si passa ad armonizzare altri settori? Perché invece di armonizzare i saldi

produttiva.

non si armonizzano le loro componenti come entrate ed uscite? Le componenti di cui si parla, ovviamente,

sono le entrate e le spese. Quindi la ragione per cui in Europa si è sposata la logica dei saldi è che, dietro il

controllo delle entrate e delle spese, ci possono essere particolari motivi di sensibilità per cui i governi, ad

esempio, vogliono mantenere la competenza su determinate imposte, su certi programmi o la competenza

Perché vogliono mantenere la competenza sui sistemi pensionistici?

sui sistemi pensionistici. Perché la

manovra sui sistemi pensionistici permette di dare benefici senza richiedere costi, se i sistemi sono di tipo

retributivo (pay-as-you-go) o non basati sui contributi versati. Questi sono politicamente vantaggiosi per i

governi.

2571_Ch01_Gokhale:19016_Cato 4/23/13 8:48 AM Page 199

Produttività The Fiscal Brink Figura 5 mostra il rapporto tra

FIGURE 5 à

produttività negli anni 2000 in Europa

Output per Person in the United States and EU-27 In questo scenario,

a 27 e negli USA.

120 l’andamento della produttività come è

stato? Stranamente i paesi che hanno

subito più pesantemente l’impatto

110 della crisi, sono quelli che

2005=100 sembrerebbero aver aumentato la

produttività. In particolare la Spagna

100 o l’Islanda.

Index Ma questa non è una spiegazione

90 lineare, ma c’è qualche problema nella

spiegazione. In particolare c’è una

EU-27 United States spiegazione che cerca di esprimere le

80 ragioni per cui questi dati non sono

2012

2000 2002 2004 2006 2008 2010 contradditori, cioè è possibile che le

Eurostat and U.S. Bureau of Labor Statistics.

Sources:

perdite di PIL di un paese abbiano come risultato un aumento della produttività del sistema. Questo non

sorprende per niente perché questi paesi hanno perso tutta la produttività marginale perché sono stati tutti

licenziati, la base produttiva si è ristretta perché ha perso il peso di tutti gli occupati marginali, cosicché

EU policymakers may need to broaden economic convergence crite-

quelli che rimangono sono altamente produttivi. Ma questo non va letto come un fatto che tagliare 1/3

ria to include such labor market metrics along with the EU Stability

dell’occupazione è una via ottimale per aumentare la produttività, poiché quest’ultima passa per tutto un

and Growth Pact’s convergence criteria in terms of overall deficit and

altro processo. Infatti essa è aumentata perché una gran parte dei lavoratori pubblici o di imprese piccole e

debt ratios. The harmonization must also emphasize the adoption of

marginali, cioè improduttivi, hanno perso il lavoro. Però il sistema va tarato sia su quelli che lavorano sia su

policies consistent with stronger work incentives designed to raise

quelli che vengono tagliati fuori. L’aumento della produttività ha senso a base produttiva data o aumentata:

employment rates in nations with low rates rather than vice-versa.

se aumenta la base produttiva e aumenta la produttività allora sì che sarà un aumento genuino che porterà

Doing so is likely to be very challenging as it will require harmoniz-

ad un aumento del PIL e dell’occupazione. Però se aumenta la produttività, ma il PIL cala di 1/3 e aumenta

ing many politically sensitive tax, welfare, and retirement rules, many

la disoccupazione, è un indice dei costi che la crisi ha prodotto. La situazione delle produttività è di base

of which provide benefits unrelated to engagement in the labor mar-

nazionale, ma non è competenza dell’UE: in Germania è in linea con la media europea, così anche per la

ket and make working less attractive.

1

Francia.

In questa figura c’è anche un altro rapporto: la produttività aumentò più velocemente negli USA che

Productivity

nell’Unione Europea, soprattutto perché i livelli di occupazione in Eu e USA si avvicinano solo poco prima

della crisi, mentre il rapporto popolazione/occupazione era molto più alto negli Stati Uniti. Se la differenza di

Figure 5 shows output per person during the 2000s in EU-27

produttività non è ampia come ci si aspetterebbe è grazie al fatto che occorre ricordarsi del passaggio da

and the United States. Productivity increased more rapidly after

occupazione a tempo pieno a occupati a tempo parziale in Europa, mentre in USA questo passaggio non c’è

stato. Perciò mentre in Europa la caratteristica è una grossa fetta della platea di disoccupati o sotto occupati

superiore a quella degli USA, questa diversità non è del tutto descritta per il fatto che occorrerebbero ancora

Of course, this is easier said than done because of entrenched political interest

1

dati più dettagliati a livello micro piuttosto che dati aggregati, che ci farebbero vedere in quali settori queste

groups among current workers, their unions, retirees, and those wishing to pro-

differenze sono più palpabili: il settore pubblico è il più cospicuo di queste differenze. Ma, lo scenario di due

tect against erosion of public pension promises. However, the reforms men-

tioned in the text could be introduced gradually, targeting the longer-term

anni fa, che ora sta ritornando indietro con dati molto ballerini è che il rischio che la crisi non sia ancora

labor-market environment that today’s younger workers will face, allowing them

finita è molto elevato e questo spiega perché ci siano dei dati che a volte si contraddicono l’un latro pur

to adjust their market-supply choices, including migration across EU nations, to

venendo da ISTAT et similia.

achieve greater labor-market flexibility and a quicker structural response to cross-

Qual è il problema del mercato del lavoro europeo su cui si è abbattuta maggiormente la crisi? Negli USA il

country disparities in compensation and work environments—a condition that is

mercato del lavoro è più elastico, quindi ci sono perdite più rapide ma anche le assunzioni sono più rapide.

currently lacking among EU countries.

Siccome il mercato del lavoro è controllato quale via va percorsa per ribaltare lo

In EU le cose cambiano.

scenario per tornare al lavoro al tempo pieno? Per essere sicuri che la ripresa ci sia deve esserci un aumento

199

degli occupati. Questo è il passaggio che è la precondizione per la ripresa. Fin quando non ci sarà si vivrà in

Come si rimette in moto la ripresa economica?

un limbo (siamo ancora in crisi o no?). Intanto siccome gli

scenari sono diversi è probabile che servano politiche diverse. Negli USA probabilmente non serve fare nulla

o serve di meno. La difficoltà del mercato del lavoro americano è diversa da quella del mercato del lavoro

europeo. Bisogna, innanzitutto distinguere tra:

Disoccupazione ciclica;

- Disoccupazione strutturale.

-

Queste sono la base della differenza nella disoccupazione americana e in quella europea. In questo caso la

cattiva allocazione delle risorse tra lavoratori e impieghi è un discorso e negli USA il rapporto è che la cattiva

allocazione non riguarda la struttura pubblica e, quindi, la politica keynesiana potrebbe risolvere il problema.

È un problema di domanda aggregata e quindi di consumo degli investimenti privati.

La differenza sostanziale tra Europa e USA sta nel mercato del lavoro: in Europa ci sono molti meno crolli o


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielegio2011 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Eusepi Giuseppe.

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