Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Il bilancio pluriennale ha una sua valenza particolare perché dovrebbe essere un

valido strumento per verificare come quello che si programma possa diventare

realtà con recepimento nel bilancio annuale. Costituisce un supplemento del

bilancio.

Il bilancio pluriennale deve essere presentato entro il 30 settembre di ogni anno

sotto forma di disegno di legge e viene approvato con un articolo della legge di

bilancio. CARATTERISTICHE DEL BILANCIO PLURIENNALE

Contrariamente al bilancio dello stato, è elaborato solo in

termini di competenza, di conseguenza prende in considerazione le

entrate che si prevede verranno accertate e le spese che si prevede

verranno impegnate nel triennio;

Ha una valenza temporale triennale;

Non riveste la natura formale di atto di autorizzazione alla

riscossione delle entrate e di pagamento delle spese, si limita solo ad

indicare le fasi dell’accertamento e dell’impegno;

È approvato con un articolo del disegno di legge di bilancio

È aggiornato annualmente

È uno strumento di programmazione a medio termine

Realizza il principio dello scorrimento o della scorrevolezza:

il documento viene posto in essere per essere recepito nel bilancio

annuale di previsione.

Es. il bilancio è approvato entro il 31 dic. 2009, è il bilancio annuale del

2010, il bilancio pluriennale riguarderà gli anni 2011, 2012, 2013. il

governo recepisce il primo anno del bilancio pluriennale e nella

programmazione ne mette un altro in coda.

Il problema è valutare se è vincolante per il governo recepire il contenuto

del primo anno del bilancio pluriennale: la risposta non è univoca. È

necessario che il governo faccia riferimento al primo anno del bilancio

pluriennale, perché se non lo recepisse non si capirebbe il senso della

previsione. Quindi il recepimento è obbligatorio ma non è obbligatorio il

recepimento pedissequo, perché se durante la programmazione si sono

verificate delle modifiche il governo non è obbligato a recepirne il

contenuto. REDAZIONE

Si redige a legislazione vigente ossia nella redazione del bilancio si utilizzano 2

criteri:

1. si programma tenendo presente la normativa vigente in atto;

2. attraverso questo bilancio si vogliono raggiungere gli obiettivi del

DPEF e se per raggiungerli occorre modificare la normativa si indicano le

modifiche che dovranno essere apportate.

RENDICONTO

Conclude l’iter del bilancio e consente al Parlamento di verificare il

comportamento del Governo, se le indicazioni date dal Parlamento attraverso la

legge di bilancio sono state realizzate. Rendicontare significa dare contezza di

un determinato comportamento. Ma il bilancio dello stato è di previsione,

quindi è possibile e normale che i dati indicati nella legge di bilancio poi non si

realizzino o si realizzino in maniera difforme.

Ciò si risolve con le variazioni di bilancio che sono dei procedimenti

modificativi del bilancio annuale di previsione, istituti che consentono di

adeguare le previsioni alle maggiori esigenze finanziarie che si manifestano

durante la gestione di bilancio. Qualunque provvedimento del governo dovrà

essere autorizzato dal Parlamento.

I procedimenti modificativi sono 3. Normalmente si parla di variazioni di

bilancio in generale, ma specificamente di (3):

1. variazioni legislative: sono quelle che si fanno con una legge

2. variazioni amministrative: sono quelle che si fanno

attraverso un atto amministrativo.

La differenza tra queste due variazioni non è solo formale ma anche

sostanziale. La variazione legislativa implica un aumento delle entrate o

delle spese rispetto ai dati indicati nel bilancio, si tratta di variazioni

quantitative. Mentre le variazioni amministrative comportano solo degli

spostamenti di somme da una voce all’altra, ma il totale delle somme non

viene alterato.

Fra le variazioni legislative la più importante è l’assestamento di bilancio, in

omaggio al principio generale secondo cui ogni atto giuridico è modificabile

con un atto pari o superiore nella gerarchia delle fonti. L’assestamento si

realizza perché durante l’esercizio finanziario, mentre il governo dà

esecuzione al bilancio, può accadere che si verifichino nuovi e maggiori

entrate o nuove e maggiori spese.

Problema delle variazioni di spesa: la spesa può essere suddivisa in 3 grandi

classi: fattori legislativi: quelle spese la cui misura viene

predeterminata in leggi sostanziali;

oneri inderogabili: riguardano l’esistenza di particolari

meccanismi di spesa senza quantificare l’entrata;

Spese discrezionali: riguardano una parte minima della spesa

di bilancio, si tratta di spese affrontate per il funzionamento dei ministeri.

Le uniche che si possono quantificare sono quelle derivanti da fattori

legislativi.

L’assestamento di bilancio deve essere sempre fatto anche nel caso

(irrealizzabile) di non variazioni di spesa o di entrata. È un atto obbligatorio.

Deve essere presentato ogni anno dal governo. La ragione è la corretta

quantificazione dei residui con questo documento. L’assestamento di

bilancio è presentato entro il 30 giugno dell’esercizio finanziario,

unitamente al rendiconto.

Il governo al 30 settembre sa esattamente la quantificazione dei residui, non

invece quelli dal 1 ottobre al 31 dicembre, dove il dato è assolutamente

previsionale. Con l’assestamento di bilancio i residui di quei tre mesi

vengono correttamente quantificati, considerando tutte le variazioni

avvenute fino al 31 dicembre.

L’assestamento di bilancio deve essere presentato entro il 30 giugno ad

eccezione del caso in cui dovesse variare la dotazione di cassa e di

competenza dopo il 30 giugno. Il governo ha la possibilità di apportare

nuove modifiche all’assestamento presentandone un altro entro il 31 ottobre.

Gli spostamenti di somme normalmente avvengono da un capitolo ad un

altro. Ma nel bilancio c’è un’altra voce importante, ossia i fondi che non

sono altro che delle somme accantonate per specifiche occasioni:

fondo di riserva per spese obbligatorie e d’ordine: nel

momento in cui si realizza il bilancio si costituisce questo fondo, la cui

disponibilità dipende dal ministero dell’economia. Per spese

obbligatorie: che devono essere fatte e di cui si conosce l’ammontare.

Nelle somme accantonate sono comprese le somme per residui passivi

di spese correnti.

Fondo speciale per la riassegnazione dei residui perenti:

viene utilizzato solo per i residui perenti, ma anche per le spese dei

residui in conto capitale;

Fondo globale: creato per far fronte alle spese per la

copertura dei provvedimenti legislativi in corso di approvazione.

Quando parliamo di variazioni amministrative si fa riferimento allo

spostamento di somme non solo da un capitolo ad un altro ma anche da un

fondo ad un altro.

1. assegnazioni di bilancio: somme accantonate nelle ipotesi in cui lo

stato deve rimborsare ai cittadini somme che questi hanno pagato (tributi)

ma che non dovevano pagare oppure quando hanno pagato più di quanto

dovevano.

21-04-2009 CONTO CONSUNTIVO O RENDICONTO

In base all’art.81 cost. le camere sono obbligate ad approvare il rendiconto. Vi è

l’esigenza di controllare e riassumere tutti i dati finanziari raccolti durante la

gestione e verificare il comportamento del governo e delle amministrazioni

nell’esplicazione dell’attività finanziaria.

Il rendiconto è una voce del diritto amministrativo e significa dare contezza e

spiegazione circa un’attività che si è svolta e presuppone il dovere/potere

dell’organo controllore di valutare come l’organo che ha operato ha svolto la

sua attività. Questa attività si esercita attraverso un controllo successivo, quando

l’attività patrimoniale si è già conclusa.

Il conto consuntivo è un documento contabile in cui vengono riassunti e

dimostrati i risultati della gestione finanziaria dell’anno precedente.

Il conto consuntivo generale si distingue da quello speciale. Il primo riguarda

tutta l’attività finanziaria svolta l’anno precedente, il secondo fa riferimento a

una determinata attività.

Vi è un collegamento tra il rendiconto e il bilancio preventivo, il quale oltre ad

essere un atto contabile è un documento programmatico in quanto programma

l’attività finanziaria dell’anno successivo. Il conto consuntivo verifica a

posteriori, analizzando tutte quelle operazioni che si sono effettivamente

realizzate , si tratta di dati contabili già verificatisi.

Solitamente la dottrina distingue 3 funzioni del rendiconto:

1. funzione politico-amministrativa, perché mediante la

presentazione e l’esame del rendiconto è possibile fare un controllo

successivo, il parlamento verifica se sono stati raggiunti gli obiettivi

prefissati nel bilancio di previsione;

2. funzione politico-costituzionale: la presentazione del

rendiconto risponde all’esigenza di controllare se il governo ha operato in

modo costituzionale;

3. funzione di carattere giuridico: implica che, se dall’esame di

questo documento risulteranno delle responsabilità di ministri o di

componenti dell’apparato amministrativo, il ministro dell’economia ha il

compito di deferire i responsabili dinanzi la corte dei conti.

Il rendiconto si compone di 2 parti:

conto di bilancio o conto consuntivo: è quella parte del

rendiconto che esprime i risultati consuntivi annuali dell’intera attività

svolta dall’azione statale e li mette a confronto con i dati contenuti nel

bilancio di previsione. Con questo documento si dimostrano tutte le

entrate di competenza accertate, riscosse o rimaste da riscuotere, quali

sono le spese di competenza impegnate, pagate o che rimangono da

pagare. È evidente che l’altra voce fondamentale è l’ammontare dei

residui attivi e passivi, tutti i versamenti fatti in tesoreria e l’ammontare

totale di tutti i residui.

Dal confronto tra i dati del rendiconto e quelli del bilancio preventivo si

verificano:  le maggiori o le minori entrate;

 le maggiori o minori spese (le eventuali economie

realizzate);

 le variazioni rispetto ai residui degli anni precedenti;

 si indicano i residui attivi e i residui passivi

dell’esercizio conclusosi.

Fa vedere se i dati programmati si sono verificati così come previsti. Le

variazioni di bilancio giustificano questa diversità.

Conto patrimoniale, con cui si mettono in evidenza le eventuali

variazioni verificatesi nel corso dell’anno finanziario relativamente al

patrimonio dello stato.

FORMAZIONE DEL RENDICONTO

Deve essere redatto a conclusione dell’anno finanziario. Ciascun ministro, per

mezzo dei propri uffici della ragioneria, compila il conto di bilancio e del

patrimonio relativo al proprio ministero e lo invia presso la ragioneria generale

dello stato entro il 30 aprile dell’anno successivo all’esercizio finanziario. La

ragioneria generale, sulla base dei dati ricevuti, redige il prospetto informativo

del conto patrimoniale e di bilancio, mettendo insieme tutti i dati dei ministeri.

La ragioneria invia questo documento completo alla corte dei conti, perché

emetta un giudizio di parificazione. Il rendiconto generale viene trasmesso in 3

esemplari, quello patrimoniale in 1. La corte dei conti, dopo aver apposto il

visto se lo ritiene opportuno, lo trasmette al ministro dell’economia che, entro il

mese di giugno previa deliberazione del consiglio dei ministri e autorizzazione

del Presidente della Repubblica, lo trasmette al Parlamento per l’approvazione.

La presentazione ha come oggetto un apposito disegno di legge, sottoposto a

normale discussione del Parlamento, ma l’esame parlamentare non è un esame

approfondito, non ha un significato politico, ma è un atto formale che serve a

conferire l’irrevocabilità ai dati della gestione. Il Parlamento non può fare altro

che prendere atto del contenuto di quel documento. L’approvazione è comunque

doverosa. Se il Governo si è comportato in maniera non corretta, nulla vieta che

il Parlamento mandi il Governo a casa sfiduciandolo, ma non c’è una norma che

lo prevede.

In passato, proprio perché la legge aveva natura formale, il rendiconto veniva

approvato con ritardo. Oggi si stabilisce che l’approvazione debba avvenire

entro 30 giorni dalla data della sua presentazione.

I dati del consuntivo non corrispondono mai con quelli del bilancio preventivo.

Attraverso le variazioni di bilancio si giustificano tutte le modificazioni

avvenute per controllare l’attività del governo. La comparazione implica la

valutazione di tali variazioni, dunque mai ci sarà mancata corrispondenza.

Le voci fondamentali del bilancio sono le entrate e le spese.

ENTRATA PUBBLICA

Lo stato e tutti gli altri enti pubblici devono perseguire dei fini previsti dalla

legge, perciò hanno bisogno di mezzi finanziari, ossia di entrate pubbliche

necessarie per far fronte alle spese pubbliche. L’art 53 della cost prevede il

principio della capacità contributiva, per cui tutti devono contribuire alle entrate

pubbliche in ragione della propria capacità contributiva e ciò presuppone che lo

stato affronta delle spese. Entrata = spesa e più correttamente spesa = entrata. In

Italia vige un criterio per cui si quantifica la spesa e sulla base di questa si

richiede il relativo importo di entrata. Ma per un’ economia corretta dovrebbe

avvenire il contrario, perché le spese tendono ad aumentare. O si aumenta il

prelievo fiscale o vi è un maggiore indebitamento.

L’entrata pubblica, secondo le norme di contabilità, è definita dall’art 219 del

regolamento di contabilità: tutti i redditi, i proventi e i crediti di qualunque

natura che lo stato o ente pubblico ha diritto di esigere in forza di legge, decreti

o regolamenti o altro titolo.

Dal punto di vista tributario invece sono entrate pubbliche tutte le somme che a

qualunque titolo afferiscono nelle casse dello stato o di altro ente pubblico.

CLASSIFICAZIONI DELLE ENTRATE PUBBLICHE

a) Giuridica (diverso titolo in forza del quale le entrate sono

acquisite): Entrate di diritto pubblico: presuppongono un potere di

imperio da parte dello stato nei confronti dei cittadini ai quali è

imposto il pagamento di determinate somme. Per la loro natura e

funzione devono avere come fonte normativa una legge che

imponga un prelievo, direttamente o indirettamente;

Entrate di diritto privato: non c’è un potere coercitivo da

parte dello stato, si tratta di un rapporto di diritto privato che si

instaura tra il cittadino e lo stato (es. la concessione del demanio

pubblico, non è imposto ma richiesto dal cittadino).

b) Economica:

Entrate originarie: quelle che derivano da un’attività dello

stato per la quale lo stato non fa nulla di particolare, es si tratta

delle entrate che derivano dalla disponibilità del demanio, della

locazione di beni;

Entrate derivate: quelle che derivano dal potere coercitivo

dello stato.

Distinzione tra prezzi ed imposta: l’imposta è un prelievo che lo stato opera in

virtù del suo potere coercitivo, il prezzo invece è il corrispettivo che un soggetto

è disposto a pagare per un servizio o un determinato bene. Si distingue tra

prezzi pubblici e prezzi politici. Il prezzo pubblico normalmente copre il costo

di produzione, mentre i prezzi politici sono sempre inferiori al costo di

produzione, ciò crea un disavanzo. Questo avviene perché si tratta di beni

indispensabili e si tratta dunque di una perdita voluta e consapevole. Attraverso

il sistema del prelievo coattivo il cittadino non può sottrarsi al pagamento dei

tributi. Esistono degli effetti economici derivanti dall’imposta. Quando si

introduce una nuova imposta o si aumenta l’aliquota di un ‘imposta esistente le

reazioni del contribuente non sono sempre le stesse: può pagare il tributo,

evadere o eludere il tributo. L’evasione e l’elusione vengono identificate, per

alcuni, in quanto aventi lo stesso obiettivo, ma si tratta invece di istituti

differenti. L’evasione consiste nella consapevolezza di creare materia

imponibile e sottrarsi coscientemente e con dolo al pagamento del tributo.

L’elusione consiste nel non creare materia imponibile o nel ridurre la materia

imponibile per non pagare il tributo.

a) Contabile (5 classi):

Entrate tributarie

Entrate extratributarie

Entrate provenienti dall’ammortamento e alienazione

di beni patrimoniali

Accensione di titoli

Accensione di prestiti

Tutte le entrate vanno a finire in un’unica voce. Chi paga (il contribuente) non

sa per quali spese verranno utilizzate le somme che ha pagato.

TRIBUTO: IMPOSTA, TASSA E CONTRIBUTO

Il tributo è un genus da cui discendono 3 species: l’imposta, la tassa e il

contributo.

Il tributo è un prelievo coattivo di ricchezza operato dallo stato o da altro ente

pubblico per il soddisfacimento di bisogni pubblici.

Prelievo: significa che è un trasferimento di ricchezza da un soggetto privato a

un soggetto pubblico.

Coattivo: il soggetto destinatario del tributo non può sottrarsi al relativo

pagamento, altrimenti incorre nell’esecuzione forzata. Esistono mezzi legali

attraverso i quali si può non pagare il tributo senza incorrere nell’esecuzione

forzata.

Di ricchezza: lo stato può prelevare sia denaro sia un bene sostitutivo (es. titoli

di stato) e fino a qualche tempo fa vi era la possibilità di riscuotere, da parte

dello stato, in beni in natura (opere d’arte, libri di valore).

Il fine del prelievo coattivo è il soddisfacimento dei bisogni pubblici, lo stato

sottrae ricchezza per fornire beni e servizi di pubblica utilità.

IMPOSTA: è un prelievo coattivo di ricchezza operato dallo stato o da altro ente

pubblico per il soddisfacimento di bisogni pubblici di natura indivisibile, cioè si

tratta di beni e servizi non immediatamente percepibili dal soggetto. Il soggetto

che paga l’imposta non percepisce l’utilità del servizio che gli viene offerto. Es.

la sanità è un servizio pubblico che viene offerto a tutti i cittadini, ma il

cittadino percepisce l’utilità del servizio nel momento in cui non sta bene in

salute, nel caso contrario non ne percepisce l’utilità.

Risponde al principio economico del sacrificio: pagamento senza diretta

controprestazione.

TASSA: è un prelievo coattivo di ricchezza operato dallo stato o da altro ente

pubblico per il soddisfacimento di bisogni pubblici di natura divisibile prestati

su domanda dell’interessato. La natura divisibile vuol dire che col pagamento

della tassa ricevo un servizio del quale percepisco immediatamente l’utilità.

Senza domanda il pagamento non avviene (es.tassa universitaria). Normalmente

l’importo della tassa è inferiore al servizio offerto.

Realizza il principio del beneficio: do ut des.

CONTRIBUTO: è un ibrido, cioè un insieme di tassa e imposta. È un prelievo

coattivo di ricchezza operato dallo stato o da altro ente pubblico per il

soddisfacimento di bisogni pubblici di natura divisibile ma non prestati su

domanda. Es. un soggetto ha la proprietà di un appezzamento di terreno

intercluso con servitù di passaggio. Si decide di costruire accanto al terreno

un’autostrada, facendo sì che il terreno aumenti di valore. Si tratta di un bene

prestato non su domanda dell’interessato, ma questo trae un vantaggio diretto su

qualcosa non chiesta, per questo lo stato chiede il pagamento del tributo (prima

definito contributo di miglioria, oggi contributi di urbanizzazione primaria e

secondaria).

Tra le entrate pubbliche vi sono le entrate figurative che non sono entrate reali

ma fittizie, in quanto costituiscono un risparmio di spesa. Es. per il servizio

militare lo stato utilizza le riserve. Lo stato è proprietario degli immobili dove

viene svolto questo servizio, risparmiando le somme dell’affitto e considera

questo risparmio come un’entrata.

22-04-09

LA SPESA PUBBLICA

La spesa è prevista come essenziale dall’art. 53 cost. Significa che per il

funzionamento della macchina statale e il raggiungimento degli obiettivi lo stato

deve spendere.

La spesa può essere definita come quel flusso monetario che lo stato o gli altri

enti pubblici pongono in essere per realizzare beni e servizi che soddisfino i

bisogni della collettività. Più specificamente si intendono le erogazioni di beni

economici autorizzati per legge, che lo stato o gli altri enti pubblici effettuano

per la produzione di beni o servizi destinati al soddisfacimento dei bisogni della

collettività.

FINI CHE LA SPESA PUBBLICA INTENDE REALIZZARE

Produzione di beni e servizi essenziali per la collettività;

Stabilizzazione e sviluppo del reddito dei singoli cittadini;

Sviluppo delle imprese;

Redistribuzione più equa del reddito per migliorare il benessere

della collettività.

Si tratta di fini che mirano tutti all’interesse della collettività.

PRESUPPOSTI ECONOMICI DELLA SPESA PUBBLICA

Generalità del bisogno: la spesa è tendente a soddisfare un bisogno

quanto più generalizzato;

Convenienze e opportunità della spesa, rapportandola alla

disponibilità dei mezzi da parte dello stato o di altri enti pubblici;

Vi deve essere un rapporto tra la spesa sostenuta e il servizio

offerto ai cittadini.

Occorre che vi siano degli organi preposti a compiere la spesa, dei soggetti

legittimati ad effettuare le scelte, nell’interesse della collettività, dei soggetti

responsabili. FINALITA’ DELLA SPESA

Il fine ultimo della spesa è il soddisfacimento dei bisogni pubblici, ma ha altre

finalità, ad esempio può essere sostenuta per il trasferimento gratuito di somme

alle famiglie bisognose o alle imprese, o per pagare gli interessi derivanti dal

debito pubblico, o per le spese trasferite dal potere centrale al potere locale.

Ci sono trasferimenti cd vincolanti e trasferimenti liberi. I primi obbligano i

destinatari delle somme ad utilizzare le somme per quello scopo preciso, cioè a

farne l’uso prestabilito. I secondi sono quelli in cui le somme possono essere

utilizzate nella maniera che si ritiene più opportuna.

Trasferimenti gratuiti alle famiglie o alle imprese. Sono le

sovvenzioni, perché attraverso queste somme lo stato vuole rispettare la

Costituzione, nel senso che tutti devono avere una vita dignitosa. Coloro

che non hanno un reddito o una vita dignitosa hanno diritto alle

sovvenzioni. Per le imprese il trasferimento spesso si trasforma in

sperpero di denaro pubblico. Lo stato interviene per le imprese che si

trovano in territori sottosviluppati. Questi aiuti avvenivano attraverso

delle leggi che stabiliscono che se un imprenditore ha delle difficoltà, ma

vuole sviluppare la sua attività facendo degli investimenti lo stato dava

una somma a fondo perduto che non poteva essere più rimborsata. La

parte restante dell’investimento poteva essere finanziato attraverso un

prestito i cui interesse venivano pagati in parte dallo stato. Es.

investimento di 100.000,00, lo stato dà 30.000,00 a fondo perduto alla

conclusione dei lavori, se l’imprenditore per i restanti 70.000,00 non ha

disponibilità liquida può chiedere un finanziamento, ma la banca lo

concede ad un tasso normale, ad esempio al 10%, il 5% lo paga lo stato e

la restante parte l’imprenditore. Il tutto dovrebbe concludersi con un reale

ampliamento dell’impresa. Prima avevamo la cassa del mezzogiorno ma

era uno sperpero continuo di soldi. Doveva sovvenzionare le imprese del

meridione, ma non si curava di verificare se l’ampliamento veniva

realizzato.

Si possono concedere prestiti agevolati alle imprese;

Si possono erogare somme per risanare le imprese in perdita.

L’imprenditore privato mira all’utile, se per una serie di anni è sempre in

perdita lo stato non può continuare a ripianare le perdite. O l’imprenditore

non è competente o il bene non viene venduto;

Somme erogate per la caccia e la pesca. Per un certo periodo di

tempo viene disposto il fermo della pesca per consentire la riproduzione

del pesce durante questo periodo. L’ U.E. e lo stato concedono contributi

ma il pescatore continua a pescare.

Le finalità spesso sono meritevoli, ma per quanto riguarda l’uso delle somme

erogate queste vengono distolte dal canale normale, da qui si parla di sperpero.

Queste sovvenzioni possono essere anche una fonte produttiva, avere uno scopo

produttivo perché volte a migliorare la capacità produttiva sia delle imprese che

dei soggetti privati, oppure avere uno scopo pseudo-produttivo, volto ad

agevolare delle imprese produttive momentaneamente in difficoltà o infine

avere uno scopo sociale, ad esempio le somme date per la cassa integrazione

guadagni. CLASSIFICAZIONE DELLE SPESE

La legge Curti ha introdotto una classificazione economico-funzionale della

spesa pubblica, ma prima c’era la classificazione patrimoniale-aziendalista per

cui le spese erano distinte:

A. In base alla ripetibilità nel tempo:

Spese ordinarie: si ripetono in ogni esercizio finanziario e

spesso sono quantificabili nel loro importo (per grandi linee). Sono

quelle che fanno fronte a necessità imprescindibili (per il pagamento

degli stipendi di pubblici dipendenti, per il funzionamento della

macchina amministrativa)- si dice che le spese ordinarie devono essere

coperte dalle entrate ordinarie.

Spese straordinarie: sono quelle sostenute al verificarsi di

circostanze eccezionali e in presenza di fatti imprevedibili ( es. le

spese per l’Abruzzo). Sono normalmente coperte da entrate

straordinarie (nel caso dell’Abruzzo non c’è necessità di introdurre un

tributo di scopo da destinare alla ricostruzione del territorio).

A. In base allo scopo:

Spese di governo: quelle che venivano sostenute per i

compiti istituzionali dello stato, ad esempio per il funzionamento degli

organi costituzionali, per l’ordine pubblico, per la sicurezza interna ed

esterna. Spese di esercizio: quelle sostenute per il conseguimento

delle entrate, cioè per accertare i tributi, per riscuotere i tributi e per la

conservazione del demanio pubblico.

A. In base alle norme giuridiche:

Spese obbligatorie: quelle che coattivamente lo stato o l’ente

pubblico deve sostenere per i servizi indispensabili dello stato. Si tratta

di spese che non vengono stabilite dal governo ma con una legge;

Spese facoltative: se l’ordinamento finanziario lascia al

governo la facoltà di erogarle.

Dal ’64 in poi abbiamo una classificazione economico-funzionale che

distingue le spese in:

Spese correnti: che esauriscono i loro effetti (economici) nello

stesso anno in cui vengono sostenute (in un unico esercizio finanziario).

Si dicono spese di gestione se servono a far fronte alla organizzazione

della pubblica amministrazione, si dicono spese di trasferimento se hanno

la funzione di trasferire ricchezza dai soggetti più ricchi ai soggetti meno

abbienti. Quelle di gestione sono spese di consumo pubblico, quindi

aumentano la ricchezza di beni e servizi pubblici, le seconde modificano

il potere di acquisto dei meno abbienti;

Spese in conto capitale: sono spese di investimento, cioè hanno

come obiettivo di consentire la costruzione di opere pubbliche o private.

Non si concludono in un unico esercizio finanziario ma si dividono in più

anni, anni in cui l’opera viene realizzata.

Classificazione della spesa secondo il regime giuridico:

 Spese fisse: derivano da leggi organiche ed impegnano in via

continuativa il bilancio dello stato. Devono essere pagate a scadenze

determinate. Riguarda voci che non possono subire dei cambiamenti (es.

spese per interessi, per pensioni, per il pagamento degli stipendi, per cui

non ci può essere uno stanziamento maggiore, perché si conosce il

numero dei pensionati, dei dipendenti). Quando lo stanziamento non è

sufficiente la l. 468/1978 prevede un procedimento per integrare le spese

fisse;  Spese variabili: l’amministrazione ha il potere di erogare una

certa spesa entro determinati limiti, c’è una discrezionalità da parte

dell’ente erogatore. Non sono quantificabili a priori e per evitare lo

sperpero di denaro pubblico si prevede che se la spesa stanziata è

inferiore a quella realizzata nella realtà non può essere erogata una

somma eccedente nello stesso anno, questa somma verrà pagata

nell’esercizio successivo;

 Spese obbligatorie: riguardano la struttura dello stato e che

lo stato e le amministrazioni hanno l’obbligo di erogare. Sono tutte

contenute in un elenco allegato al bilancio del ministro dell’economia.

Nell’ipotesi in cui siano insufficienti il ministro dell’economia è

autorizzato a provvedere all’integrazione ricorrendo al fondo per spese

obbligatorie e d’ordine che serve per far fronte al rimborso dei residui per

spese correnti;

 Spese d’ordine: riguardano le spese per l’accertamento e la

riscossione dei tributi;

 Spese casuali: di natura accidentale. Non possono essere

inserite in altri capitoli, si tratta di un capitolo particolare di spese casuali;

 Spese impreviste: quelle che non si potevano prevedere in

maniera adeguata al momento della presentazione del bilancio. Per queste

spese esiste un fondo particolare per farvi fronte nel momento in cui si

presentano.;

 Spese ripartite o spese pluriennali: devono essere ripartite in

più esercizi. In bilancio si scrive solo la parte relativa al primo esercizio e

la parte restante verrà inserita negli esercizi dei bilanci successivi a

seconda della durata della spesa;

 Spese a pagamento differito: per le quali i singoli ministeri

non si impegnano al pagamento immediato, ma in un tempo successivo a

quello in cui il bene o il servizio è stato realizzato.

Questa classificazione nel tempo può subire modifiche. Normalmente la spesa

pubblica tende nel tempo ad aumentare, la ragione è dovuta ai bisogni della

collettività. Compito dei governanti è limitare la spesa o l’aumento.

RAZIONALIZZAZIONE DELLE SCELTE DI BILANCIO

Riguarda ed ha come oggetto la corretta gestione della spesa pubblica. Le teorie

di cui parleremo non si applicano più. Più in generale si parla di

ottimalizzazione della spesa pubblica, che non vuol dire spendere meno denaro

pubblico, ma spendere meglio il denaro pubblico, in maniera efficiente. Le

scelte di bilancio fanno riferimento sia all’entrata che alla spesa, ma interessa

maggiormente la razionalizzazione della spesa (anche se la razionalizzazione

riguarda anche l’entrata).

La razionalizzazione delle scelte di bilancio avviene attraverso 3 fasi:

1. individuazione dell’obiettivo: si caratterizza per il fatto che si

definiscono gli obiettivi che attraverso la spesa pubblica si vogliono

raggiungere. È una fase fondamentale perché si comincia a verificare

quali sono le esigenze più impellenti per la collettività, quali sono i

bisogni primari in quel particolare momento storico (es. il miglioramento

della sanità, della sicurezza, della scuola). Dà la priorità al bisogno

maggiormente avvertito dalla comunità.

2. formulazione di soluzioni alternative: fissato l’obiettivo che

si vuole raggiungere si vede quali alternative si pongono per il

raggiungimento dell’obiettivo.

3. scelta: il problema è quello di privilegiare un progetto

rispetto ad altri progetti. Compito di chi deve scegliere è quello di

verificare i pregi e i difetti, i vantaggi e gli svantaggi di quel progetto. La

scelta dovrebbe essere quella che massimizza il vantaggio minimizzando

i costi, la scelta di first best. Ma spesso questo non si realizza, perché per

realizzare il primo progetto non si hanno i mezzi adeguati e allora si fa

una scelta di second best, che consente di raggiungere un beneficio

minore ma a fronte di una spesa anch’essa minore e che si è in grado di

affrontare.

Nella scelta del progetto migliore si ricorre ad una metodologia (che è qualcosa

che in astratto si può applicare a tutte le ipotesi ma concretamente a nessuna),

l’analisi costi benefici. Questa metodologia si applica con delle tecniche:

 sistema di pianificazione e programmazione del bilancio

(PPBS)

 bilancio a basa zero (ZBB)

 bilancio dei programmi

 incrementalismo (la peggiore tra quelle elaborate dalla

dottrina).

24-04-09

L’analisi costi-benefici consente di quantificare e comparare tutti i costi e i

benefici collegati ad un unico progetto di spesa, in modo da evidenziare il

beneficio netto. Se i benefici superano i costi il progetto sarà conveniente, prima

però di effettuare la scelta del progetto che garantisce il beneficio netto occorre

valutare se si è in possesso delle risorse necessarie.

CARATTERISTICHE DELL’ANALISI COSTI-BENEFICI

non è una tecnica di bilancio ma una metodologia (che viene

utilizzata nelle tecniche;

prende in considerazione un solo progetto di spesa.

La difficoltà di questa metodologia sta nel comparare i benefici e soprattutto nel

comparare i benefici di costi che non sono monetari. Si tratta di trasformare dati

numerici non facilmente monetizzabili. L’operatore pubblico ha come interesse

quello di massimizzare l’interesse generale, non mira all’utile, quindi dovrà

prendere in considerazione le esternalità che possono essere positive e negative.

Le esternalità in generale sono le conseguenze, che possono essere dannose o

vantaggiose, non monetizzabili, che non si possono quantificare in denaro ma

che derivano dalla realizzazione del progetto. Es. per la costruzione di

un’autostrada ci sono delle esternalità negative (l’inquinamento dell’aria) e

positive (i vantaggi che l’autostrada dà al fruitore ad es. in ordine di tempo).

Questo vantaggio non è solo del fruitore del servizio, ma anche per il fruitore

della statale, dal momento in cui ciò rende più praticabile la statale e aumenta la

sicurezza.

Quantificare i vantaggi è difficile. Il rapporto costi-benefici non è di facile

realizzazione.

Nell’analisi costi-benefici hanno maggiore rilevanza le esternalità negative, in

quanto comportano un aggravio di spesa (es. tentando di ridurre l’inquinamento

del’aria. Rispetto ad essi lo stato si comporta in due modi:

1. se l’esternalità negativa viene prodotta da un’impresa privata lo

stato, con leggi, può imporre di eliminare le esternalità negative (es.

imponendo per determinate produzioni l’utilizzo di strumenti meno

inquinanti);

2. lo stato assume la produzione di quel determinato bene, decide di

sostituirsi al privato e producendo quel bene utilizza strumenti per ridurre

l’inquinamento.

Nel primo caso il costo lo sostiene il privato, nel secondo il costo

dell’inquinamento, se si realizza, diventa costo sociale (cioè costi accollati dalla

collettività quando l’esternalità negativa è posta in essere da un’impresa di

pubblico interesse).

I COSTI si distinguono in:

costi diretti: sono quelli che si quantificano monetariamente (riesco

a stabilirne il prezzo). Normalmente il costo di un progetto si individua

nei contratti d’appalto, dove viene indicata la somma che lo stato o ente

pubblico dovrà sostenere, ma non è un dato certo perché può avere una

sua validità se l’opera si realizza in tempi brevi, viceversa non si saprà il

vero prezzo del bene col contratto d’appalto nemmeno al momento della

realizzazione dell’opera. Se la realizzazione dell’opera non avviene (per

fattori non imputabili alla società realizzatrice) il costo iniziale diventa

non veritiero. Questo è dovuto al sistema della revisione prezzi, quel

meccanismo per cui col tempo i prezzi dei beni e del personale mutano.

Oggi sono previste delle penali nel caso di inadempienza entro il termine

previsto, per temperare il meccanismo della revisione dei prezzi;

costi indiretti: sono quei costi non quantificabili monetariamente

ma che bisogna trasformare in costi diretti, in costi quantificabili

monetariamente (es. costi della sicurezza);

costi futuri: costi che dovranno essere sostenuti nel tempo per la

manutenzione dell’opera, quindi devono essere anche quantificati, ma

farlo oggi per l’avvenire è difficoltoso, per il calcolo allora si utilizza un

meccanismo (non perfetto), il tasso sociali di sconto, che è una

percentuale che serve a trasformare in valore attuale un valore futuro. Un

capitale futuro vale meno di un capitale presente (per la svalutazione

monetaria). Es. cambiale che si porta allo sconto, cioè se ricevo una

cambiale di 10.000,00 euro(titolo che consente una emissione oggi per

una riscossione successiva), con scadenza 24-04-09, la banca in questa

data darà 10.000,00 euro, ma se ne ho bisogno oggi, applicando il tasso

sociale di sconto la banca mi dà oggi 10.000,00 – il 10% (il tasso sociale

di sconto) = 9.000,00 euro.

Costi finanziari: collegati alla ripartizione del carico tributario. Se

il finanziamento dell’opera avviene col ricorso al debito pubblico, il costo

sarà rappresentato dall’onere degli interesse dell’importo del debito

contratto;

Costo sociale: es. se la fiat di Termini Imprese inquina l’acqua, lo

stato può imporre l’utilizzo di strumenti anti-inquinamento, ma

l’inquinamento si è già realizzato e il danno deve essere ripristinato e

verrà pagato dalla fiat. Se il danno fosse stato realizzato da una società di

pubblico interesse, il danno sarebbe stato pagato dai cittadini attraverso il

prelievo fiscale e allora solo in questo caso si parla di costo sociale.

I BENEFICI si distinguono in:

Benefici diretti: quei vantaggi di cui fruiscono coloro i quali

utilizzano l’opera pubblica (gli utenti);

Benefici indiretti: vantaggi per quei soggetti che non fruiscono

dell’opera (es. dell’autostrada da cui derivano dei vantaggi per i fruitori

della statale: smaltimento del traffico, riduzione dei tempi, maggiore

sicurezza). Il problema è stabilire come quantificarli. Ci sono due metodi:

⇒ Il ricorso ai prezzi di mercato per beni similari o servizi

equivalenti, cioè i prezzi praticati in libera concorrenza sul mercato.

Occorre trovare sul mercato un bene equivalente;

⇒ Prezzi ombra, quando sul mercato non esistono beni

equivalenti. Sono prezzi figurativi, cioè rappresentano la proiezione di

un prezzo che un soggetto sarebbe disposto a pagare pur di utilizzare

quel bene o servizio.

LE TECNICHE DI BILANCIO

Da non confondere con le politiche di bilancio, la tecnica che segue tende a

migliorare la tecnica che lo precede.

1. SISTEMA DI PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE

DEL BILANCIO (PPBS): elaborata negli USA nei primi anni ’60, ha

trovato la prima applicazione pratica proprio in America. Inizialmente è

stata accolta con molto favore perché era la prima tecnica che cercava di

ottimalizzare la spesa pubblica. Poi non è stata più utilizzata. Se fosse

stata applicata ancora a lungo si sarebbe estesa anche in Europa. Questa

tecnica non prende in considerazione solo un progetto di spesa, ma

pacchetti di spesa che fanno capo ad un ministero o ad un dicastero. Si

sviluppa in 3 fasi:

a. Aspetti strutturali: in questa fase si identificano le

funzioni, cioè gli obiettivi che lo stato intende raggiungere;

b. Riguarda gli aspetti analitico - decisionali: consiste

nella scelta dei programmi, nella quantificazione di tutti i costi e

nella contrapposizione ai benefici che si voglio raggiungere. Sua

volta passa attraverso alcuni stadi:

i. Pianificazione delle funzioni: in questa fase si

formulano le soluzioni alternative relativamente ad ogni

obiettivo che si vuole raggiungere e si raggiunge la

soluzione migliore tenendo conto delle risorse disponibili;

ii. Programmazione applicativa: la pianificazione

viene inserita nella ripartizione dei costi, consiste nella

distribuzione del costo totale negli anni in cui questo

progetto si dovrà realizzare.

c. Aspetti informativi o di verifica: si sostanzia nella

periodica verifica dei risultati che sino sono conseguiti.

2. BILANCIO A BASE ZERO (ZBB): gli studiosi hanno tentato di

migliorare la tecnica PPBS. Ha avuto origine negli anni ’70 in America e

li è stata applicata. La caratteristica è che estende la tecnica precedente a

tutto il bilancio pubblico, quindi non è ristretta ad un singolo ministero o

dicastero, ma a tutta la spesa pubblica. A base zero vuol dire che ogni

anno le unità amministrative rivedono i bilanci come se si ripartisse da

zero, significa che i progetti che si devono realizzare vengono divisi in

livelli di investimento, si parte dal livello minimo e via via negli anni si

raggiunge il livello superiore fino ad arrivare alla conclusione del

progetto, ma si va avanti solo quando si è raggiunto l’obiettivo del livello

precedente. Il secondo livello viene individuato solo quando il primo

livello è stato realizzato nelle forme e nei tempi previsti. Coloro i quali

devono decidere per il livello superiore stabiliscono dove questo deve

arrivare, verificando l’anno successivo se è stato realizzato. Per evitare lo

sperpero di denaro pubblico se non viene raggiunto il primo livello non si

va avanti ed eventualmente può essere modificato e corretto in corso

d’opera dalla unità amministrative.

3. BILANCIO DEI PROGRAMMI: si basa sull’intera spesa

pubblica come la tecnica ZBB, ma si basa sulle proposte formulate dai

ministeri, quindi il progetto più realizzabile viene individuato dal

ministero. Distingue i bilancio in:

i. Bilanci di funzionamento: riguardano i finanziamenti

di base dell’amministrazione. La caratteristica è che ad un

programma di funzionamento possono far capo diversi programmi

di attività;

ii. Bilanci di attività: riguardano gli specifici obiettivi:

questa tecnica si sviluppa in tre fasi:

a) Analisi degli obiettivi e dei mezzi: consiste

nell’individuazione degli obiettivi da raggiungere e dei mezzi che

si hanno per raggiungerli. La scelta finale è politica, cioè sulla base

delle priorità che la politica intede realizzare;

b) Esecuzione dei programmi: il Governo, attraverso i

singoli ministeri, procede alla scelta;

c) Controllo e revisione dei programmi: il controllo può

essere:  Contabile: esercitato dalla corte dei conti, il cui

compito è verificare se la spesa deliberata è quella realmente

sostenuta;

 Funzionale: si vuole vedere, alla luce dei

risultati ottenuti, se gli obiettivi sono stati raggiunti.

Questa tecnica è importante perché c’è la fase del controllo che implica

delle responsabilità nel caso in cui l’opera non sia stata realizzata. Il

burocrate, colui il quale si trova nel ministero per determinate

competenze tecniche, è colui che individua gli obiettivi, anche se poi

sono proposti dal politico.

1. INCREMENTALISMO: è l’esatto contrario della tecnica

ZBB. Qui tutte le spese precedenti sono date per buone. Si aggiungo

spese su spese, ritenendo che le spese precedenti abbiano avuto una loro

validità. Per Corinzio questa tecnica è utilizzata oggi per giustificare gli

aumenti di spesa nella realizzazione dei progetti, in quanto non sono mai

realizzati secondo i progetti iniziali. Ciò non porta ad una

ottimalizzazione, ma all’uso non corretto del denaro pubblico.

Nessuna di queste tecniche trova applicazione oggi, tranne qualche volta

l’incrementalismo, questo vuol dire che ottimalizzare la spesa pubblica non è

per niente facile.

27-04-09 ENTI LOCALI

La costituzione ha riconosciuto l’esercizio di potestà pubbliche ad enti

territoriali diversi dallo stato, attribuendo funzioni che in alcune ipotesi sono di

spettanza esclusiva, nelle altre ipotesi la cost. ha previsto che alcuni enti

possono esercitare delle competenze su delega dello stato. Nei tempi passati

esisteva il decentramento autarchico, quando lo stato demandava delle funzioni

alle regioni attraverso una delega, funzioni che si aggiungevano a quelle che già

la cost. prevedeva all’art 118. Oggi, a seguito della riforma federalista del titolo

V il sistema è diverso. L’art 119 riafferma e rafforza l’autonomia finanziaria

delle regioni. Mentre prima era demandata solo l’autonomia di spesa, oggi la

regione ha anche il potere di imporre tributi propri. L’importanza del nuovo

art.119 consiste anche nell’aver allargato l’autonomia finanziaria anche ad altri

enti diversi dalle regioni, che hanno la possibilità di autofinanziarsi per porre in

essere i beni e i servizi necessari per quella comunità.

NOVITA’ DELL’ART 119

 Autonomia finanziaria allargata alla maggior parte degli enti

locali: comuni, province, città metropolitane;

 Autonomia piena (non limitata più alla spesa ma estesa

anche all’autonomia impositiva, che però deve rispettare le leggi dello

stato). Le regioni, i comuni, le province e le città metropolitane non

possono porsi in contrasto con le leggi statali e non possono imporre

nuovi tributi su materia imponibile già colpita da leggi statali (ma in

realtà sullo stesso reddito si possono applicare più tributi, es. gli immobili

sono sottoposti all’irpef e all’ici, quando questo per costituzione è

impossibile ma quando c’è necessità si ricorre anche a questo);

 Prevede un fondo perequativo: lo si deve costituire senza

vincoli di destinazione. Ha la finalità di compensare eventuali squilibri di

entrata tra le varie regioni. Secondo taluni ci sono regioni che sperperano

il loro denaro pubblico e altre che lo utilizzano correttamente (il

federalismo responsabilizza le regioni). Questi enti locali però, oltre ad

avere un’autonomia impositiva, utilizzano anche delle somme diverse che

sono quelle trasferite dal potere centrale o dalla Comunità Europea.

TRASFERIMENTI DAL POTERE CENTRALE AL POTERE LOCALE:

 Non vengono dati a tutti i territori, ma a quelli che ne hanno

bisogno (per limitare il gap tra i diversi enti locali);

 Non necessariamente i destinatari sono i territori del sud, ma

sono gli enti di tutta Italia

TRASFERIMENTI DELLA COMUNITA’ EUROPEA

Sono destinati a tutte le regioni, sia a statuto speciale, sia a statuto ordinario.

Nel tempo hanno avuto sempre maggiore importanza, soprattutto i fondi

strutturali che sono i mezzi finanziari che vengono utilizzati dalla C.E. per far sì

che si promuova e si sviluppi in maniera organica tutto il territorio nazionale.

Tali fondi hanno l’obiettivo di ridurre il sottosviluppo, sono volti ad

armonizzare lo sviluppo del territorio (per convertire le attività in perdita, per

aiutare la disoccupazione, per aiutare determinati settori produttivi, per

l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro: diversi fini che convergono

nella finalità dell’armonizzazione dello sviluppo).

FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE

Ha lo scopo di migliorare quei territori economicamente e strutturalmente in

ritardo.

FONDO EUROPEO DI GARANZIA AGRICOLA

Ha lo scopo di finanziare la politica agricola europea.

FONDO PER L’INSERIMENTO DEI GIOVANI NEL MONDO DEL

LAVORO

FONDOD DESTINATO ALLA PESCA E ALLA RIPOPOLAZIONE DELLA

FAUNA MARINA BILANCIO REGIONALE

La regione è un ente territoriale che ha una personalità giuridica di diritto

pubblico e rappresenta la collettività che è organizzata in un territorio. L’ente

regionale è stato costituito con la cost. che attribuisce delle funzioni proprie.

Esistono le regioni a statuto speciale (5) che hanno delle condizioni particolari

di autonomia dettate dai propri statuti. Hanno una potestà legislativa in

determinate materie, autonomia amministrativa e finanziaria e possono imporre

tasse secondo determinate modalità.

BILANCIO DELLA REGIONE SICILIA (con caratteristiche diverse rispetto

alle altre regioni a statuto speciale):

 È un bilancio annuale e fa coincidere l’anno finanziario con

l’anno solare;

 È un bilancio misto, di competenza e di cassa;

 È un bilancio di previsione. La sua predisposizione compete

alla Giunta che poi lo trasmette al Consiglio che ogni anno approva il

disegno di legge secondo i termini previsti per il bilancio dello Stato. Nel

caso in cui non venisse approvato il Consiglio, con una legge, autorizza

l’esercizio provvisorio, di durata uguale a quella del bilancio dello Stato,

e la Giunta dovrà operare in termini di dodicesimi durante l’esercizio

provvisorio.

Diversamente da quanto accadeva prima del 2001 le leggi regionali, una volta

approvate, diventano immediatamente operative. La legge cost. del 2001 ha

abolito il Commissario dello Stato o di Governo che aveva il compito di

garantire che i bilanci dello stato non fossero in contrasto con le norme

nazionali e le norme costituzionali. Una volta approvato il bilancio questo

doveva essere vidimato dal commissario e dopo il visto diventava esecutivo. In

Sicilia il commissario è tuttavia ancora operante, diversamente da tutte le altre

regioni. Inoltre si può realizzare la gestione provvisoria o il cd vuoto di bilancio

(da non confondere con l’esercizio provvisorio), che consiste nella situazione

nella quale il Consiglio ha approvato il bilancio, lo passa al commissario di

governo e questi non lo vidima, perchè sussiste un contrasto con la legge

nazionale o la costituzione e il bilancio non diventa operativo. Nel primo caso il

commissario deve rimettere il bilancio al consiglio, il quale deve modificarlo.

Nel caso invece di contrasto con la costituzione, il commissario invia tutto alla

corte costituzionale perché si pronunci sulla legittimità o meno del bilancio.

Durante questo periodo la regione opera solo per l’ordinaria amministrazione.

La gestione provvisoria si distingue nettamente dall’esercizio provvisorio sia

per quanto riguarda i presupposti (nel primo caso il bilancio è stato approvato,

nel secondo caso il bilancio al 31 dicembre non è stato ancora approvato dal

Consiglio), sia per quanto riguarda gli effetti (nel primo caso il governo può

operare solo con riferimento all’ordinaria amministrazione, tranne i casi di

urgenza, nel secondo caso il governo opera in termini di dodicesimi).

Il bilancio pluriennale: fa riferimento alla programmazione relativa alla regione.

Viene redatto in duplice forma:

 A legislazione vigente: prendendo in considerazione le

entrate e le spese a legislazione vigente;

 Programmatico: (lo stato prende in considerazione gli

obiettivi del DPEF) per la regione non esiste il DPEF, quindi si prende in

considerazione l’andamento delle entrate e delle spese tenendo conto

degli effetti delle leggi che si stanno per adottare, che sono in discussione

e che con molta probabilità verranno approvate.

LEGGE FINANZIARIA

Può essere adottata dalle regioni in conseguenza di esigenze derivanti dallo

sviluppo della fiscalità regionale.

Anche le regioni, entro il 30 giugno dell’anno successivo, devono approvare

l’assestamento di bilancio e devono approvare un consuntivo.

PAREGGIO DI BILANCIO

Secondo la regola del pareggio di bilancio il bilancio deve chiudere sempre in

pareggio, ma il bilancio è costituito dal bilancio economico, che deve chiudere

sempre in pareggio, e dal bilancio finanziario (che rappresenta i reali movimenti

di cassa in entrata e in spesa) che può anche non chiudere in pareggio, ma tutto

il bilancio regionale deve chiudere in pareggio.

In virtù di alcune leggi particolari è consentito alle regioni di fare mutui o

finanziamenti con lo scopo di ripianare il bilancio finanziario, quindi non viene

ripianato con interventi statali. Vuol dire che lo stato non interverrà più nelle

perdite degli enti locali. Nel caso in cui l’economia non si realizzasse la regione

può ricorrere all’indebitamento. La regione l’anno successivo dovrà però

sostenere il rimborso del capitale fornito dalla banca, ma anche il pagamento

degli interessi, sottraendo somme ai beni e ai servizi destinati ai cittadini. Ciò

implica una responsabilizzazione dei politici che gestiscono la finanza pubblica.

Col patto di stabilità e sviluppo lo stato non può più intervenire, significa che gli

enti locali hanno una loro autonomia.

In conclusione le differenze tra il bilancio statale e il bilancio regionale

riguardano la gestione provvisoria, la legge finanziaria, il documento di

programmazione economica e finanziaria e il pareggio di bilancio.

BILANCIO DEI COMUNI

La l. cost. 2001 ( di modifica del titolo V) ha introdotto delle novità con

riguardo agli artt. 114, 118, 119. che introducono il principio della sussidiarietà,

quel principio di ripartizione delle competenze tra gli enti. La sussidiarietà è

verticale quando indica il rapporto tra enti territoriali di diverso livello con

attribuzione di funzioni al livello superiore solo nel caso in cui il livello

inferiore non riesca a curare i propri interessi e prevede che la generalità delle

competenze deve essere attribuita prima ai comuni e le comunità montanare, poi

alle province, alle regioni, allo stato e infine alla C.E. La sussidiarietà

orizzontale riguarda le relazioni tra lo stato e i cittadini.

Con la riforma costituzionale e gli sviluppi realizzati con la l.2003 si può dire

concluso il cammino per la costituzione delle autonomie locali iniziato nel

1990.

Caratteri del bilancio comunale similari a quelli del bilancio statale:

 È un bilancio annuale: entro il 31 dicembre i comuni devono

deliberare il bilancio di previsione per l’anno successivo;

 È un bilancio di previsione

Le diversità riguardano

 l’annualità. Non è detto che il bilancio venga approvato

necessariamente entro il 31 dicembre, ma in questo caso il differimento

deve essere fatto dal ministro dell’interno d’intesa col ministro

dell’economia e solo in presenza di determinate esigenze;

 È un bilancio di sola competenza (non misto);

 Cambiano le voci di entrata (che è la risorsa) e di spesa (che

è l’intervento);

 L’esercizio provvisorio si esercita per un periodo massimo di

due mesi, durante il quale la giunta può effettuare, per ogni intervento,

delle spese di misura non superiore ogni mese al dodicesimo delle somme

previste nel bilancio non ancora approvato (la differenza è solo in termini

di tempo);

 La giunta comunale predispone lo schema di bilancio

annuale di previsione, una relazione revisionale e programmatica e uno

schema di bilancio pluriennale che presenta al consiglio, il quale, dopo un

esame dettagliato, lo approva entro il 31 dicembre. Con l’autorizzazione

per il differimento può essere approvato entro il 31 maggio dell’anno

successivo.

Nella relazione revisionale e programmatica la giunta indica quali sono le

priorità e le strategie che intende realizzare ed indica gli effettivi obiettivi di

gestione, le caratteristiche della popolazione e dell’economia, i servizi di cui

l’ente dispone. Sulla base di questi elementi stabilisce come programmare gli

obiettivi per lo sviluppo territoriale e dei cittadini.

Il bilancio pluriennale è redatto in termini di competenza ed ha una durata non

inferiore a 3 anni. Ha due istituti nuovi:

1. il piano esecutivo di gestione (PEG): l’art 169 del testo unico

degli enti locali dispone che la giunta, sulla base del bilancio di

previsione annuale e su proposta del direttore generale del comune,

definisce, prima dell’inizio dell’esercizio finanziario, il piano esecutivo di

gestione individuando gli obiettivi ed affidandoli ai responsabili dei

servizi (vi è un’assimilazione alle aziende private). Il PEG promuove la

modernizzazione e il cambiamento dei criteri di gestione dell’ente locale

individuando dei soggetti responsabili. La caratteristica di questo

documento è il fatto che le scelte politiche contenute nel bilancio di

previsione vengono trasferite dal mondo politico ai burocrati, i

responsabili dei servizi. C’è un decentramento di potere maggiore rispetto

alle UPB.

2. istituto del dissesto finanziario: il dissesto sussiste in

presenza di due condizioni:

a. l’ente non è in grado di garantire la fornitura dei

servizi fondamentali dei cittadini;

b. l’ente non è in grado di far fronte ai propri debiti.

In questo caso si devono osservare delle procedure:

il consiglio deve adottare una delibera che dichiari la

crisi finanziaria descrivendo la causa che l’ha determinata. Questa

deliberazione non è revocabile;

la delibera deve essere inviata entro 5 giorni dalla sua

esecutorietà al ministro degli interni e alla procura generale della

corte dei conti. La delibera è accompagnata dalla relazione del

consiglio dei revisori.

Gli organi istituzionali vengono affiancati da un

organo straordinario col compito di procedere alla liquidazione,

organo composto da 1 o 3 membri (il numero dipende dal numero

della popolazione). Nominato con d.P.R il commissario ha la

funzione di tentare il ripianamento dell’indebitamento dell’ente

locale, come il curatore fallimentare.

Il commissario, appena insediato, esamina la massa

passiva (a quanto ammontano i debiti) e tenta di procedere alla

liquidazione di questi debiti con procedura semplificata. Se non ci

sono i mezzi il commissario accederà al mutuo. Il commissario non

ha il compito di pagare interamente il debito, ma di concludere

degli accordi transattivi con i creditori che non possono andare

oltre il 40-60% del credito. Durante questo periodo esistono

stringenti vincoli di gestione per evitare che peggiori la situazione

economica e finanziaria.

Il consiglio presenta poi al ministro degli interni, entro

il termine perentorio di 3 mesi dalla data del decreto di nomina del

commissario, una proposta di bilancio di previsione, che verrà

esaminato dalla commissione interna al ministero dell’interno.

L’esito dell’esame può essere negativo (quando la proposta non è

ritenuta valida ai fini del riequilibrio dell’attività economica) e il

consiglio comunale deve essere sciolto; positiva e gli organi

istituzionali riprenderanno la propria attività di gestione dell’ente

locale e il commissario cessa la sua funzione.

28-04-09

LE POLITICHE DI BILANCIO

Le politiche di bilancio rispondono all’esigenza di considerare il bilancio dello

stato come uno strumento per influire sulla politica economica nazionale.

Si afferma che le politiche di bilancio hanno due obiettivi:

1. la stabilità del sistema economico, che vuol dire combattere

gli squilibri del sistema economico che sono 3:

a. inflazione: è l’aumento generale del livello dei prezzi;

b. disoccupazione: è la mancata occupazione dei fattori

della produzione (terra, lavoro e capitale);

c. squilibrio della bilancia dei pagamenti: è quella

bilancia che registra le transazioni di beni e servizi col resto del

mondo

2. lo sviluppo economico: s’intende la creazione di

infrastrutture o spese d’investimento.

I governi, per conseguire questi obiettivi, adottano le leve di bilancio o leve

fiscali, che sono le spese e le entrate. Le misure che può adottare il governo

sono 3: le entrate fiscali, le spese fiscali e il debito pubblico. Ma in realtà le

misure di politica fiscale sono 6: l’aumento e la diminuzione delle entrate

fiscali, l’aumento e la diminuzione delle spese fiscali, l’aumento e la

diminuzione del ricorso al debito pubblico.

Le politiche di bilancio sono 5:

1. la TEORIA DEL PAREGGIO: secondo il principio del

pareggio le spese di uno stato devono essere coperte dalle entrate

tributarie, vuol dire che se si rispetta pedissequamente il principio del

pareggio non si può avere un disavanzo (cioè quando le spese sono

superiori alle entrate), né un avanzo. Questa è una teoria dell’economia

classica, perché si considera lo stato un erogatore di servizi, solo di quelli

che sono indispensabili per la sopravvivenza dello stato (la difesa, la

giustizia, la pubblica sicurezza). Questo comporta, secondo questa

concezione, che lo stato non deve interferire con i meccanismi

dell’economia privata. È una conseguenza della teoria classica di Adam

Smith della mano invisibile, per cui il mercato è regolato da forze

autoregolatrici e lo stato deve intervenire solo in alcuni settori

indispensabili per la sua sopravvivenza. Secondo questa teoria è nocivo

sia il disavanzo che l’avanzo. Il disavanzo deve essere coperto dal debito

pubblico, alla lunga così si porterà lo stato al fallimento, perché oltre a

dover restituire il capitale dovrà restituire gli interessi. L’avanzo perché

indica che sono state indebitamente sottratte delle risorse al settore

privato, che se non fossero state sottratte sarebbero state impiegate

meglio dal settore privato, se è vero che lo stato è erogatore solo di quei 3

servizi. Qui il principio del pareggio è tautologico;

2. la TEORIA DEL DOPPIO BILANCIO: occorre distinguere

due tipi di spese:

a. spese correnti: quelle che esauriscono i loro effetti nel

corso dell’esercizio finanziario durante il quale vengono erogate

(es. spese per gli stipendi dei dipendenti pubblici);

b. spese in conto capitale o di investimento: sono quelle i

cui effetti si protraggono oltre il periodo d’imposta (es. costruzione

di un ponte), sono considerate spese produttive e di investimento

perché generano ricchezza. È come se il bilancio venisse distinto in

2 settori, quello delle spese correnti, che secondo questa teoria

devono essere coperte esclusivamente dalle entrate tributarie, e

quello delle spese n conto capitale che possono essere coperte

anche dalle entrate extratributarie (debito pubblico), perché la

ricchezza generata consente di pagare gli interessi del debito.

Questa teoria non ripudia il principio del pareggio ma lo indirizza

solo nelle spese correnti che devono essere finanziate solo dalle

entrate tributarie.

3. la TEORIA DEL BILANCIO CICLICO: per ciclo

economico si intendono quelle fluttuazioni dell’attività economica

globale, caratterizzate dalla espansione o dalla contrazione della

produzione. Il ciclo economico viene diviso in 4 fasi:

a. fase della ripresa;

b. fase della ascesa che culmina nel cd boom economico;

c. fase della crisi;

d. fase della depressione.

Il ciclo è rappresentato dalla curva sinusoidale. Le fasi si susseguono

sempre, il problema è che non si riesce a prevedere la durata del ciclo

economico. Lo scopo del bilancio ciclico è far sì che possa coincidere il

PIL potenziale col PIL reale. Il PIL reale è la situazione economica in

quel preciso momento. Il PIL reale è rappresentato da un punto qualsiasi

della curva sinusoidale. Il PIL potenziale è quel livello del PIL che viene

considerato un optimum da parte degli economisti, perché è quel livello

del PIL nel quale si ha la massima occupazione possibile senza che si

determini inflazione, quindi è quella linea orizzontale che attraversa la

curva sinusoidale. Scopo della politica nazionale è che si realizzi questa

linea.

Secondo la teoria classica vi è una relazione inversa tra la disoccupazione

e l’inflazione rappresentata da questa curva. In realtà non

sono concetti necessariamente inversi, vi sono stati dei

periodi storici in cui inflazione e disoccupazione erano entrambi

presenti, negli anni ’70 si parlava di stagflazione. L’obiettivo della teoria

del bilancio ciclico, orientata alla stabilità, è far sì che si raggiunga questa

linea ideale rappresentato dal PNL potenziale. Secondo questa teoria nel

periodo del boom economico, caratterizzato da un allargamento della

base imponibile, si hanno maggiori entrate tributarie che devono essere

spese non in quel periodo economico, ma per la creazione di un cd fondo

di conguaglio che dovrà essere successivamente utilizzato nei momenti di

depressione, quando occorrerà stimolare l’economia. Il periodo di boom

economico è caratterizzato da una bassa disoccupazione e un’alta

inflazione, la depressione dalla bassa inflazione e dall’alta

disoccupazione. Questa teoria non ripudia il principio del pareggio ma lo

sposta temporalmente, nel senso che se è vero che un ciclo economico

dura nel suo compimento in media dai 4 ai 5 anni allora il pareggio

economico deve essere realizzato considerato questo periodo, non è

necessario che il principio si realizzi anno per anno. Nella fase di

depressione le spese pubbliche sono realizzate mediante il fondo di

conguaglio creato durante il periodo del boom economico, così si realizza

il principio del pareggio di bilancio. Nel periodo di depressione lo stato

interviene con la spesa pubblica per ridurre la disoccupazione. Nel

periodo di boom si raffredda l’economia non spendendo il maggior

reddito che va a costituire il fondo di conguaglio.

1. la TEORIA FUNZIONALE DI KEYNES: keynes,

economista inglese che collaborò con Roosevelt. Negli anni ’30 si

determinò una situazione economica simile a quella odierna (’29 venerdì

nero di Wall street), dove l’economia reale era sana ma vi era stata una

fortissima speculazione finanziaria con conseguente fallimento delle

banche e la chiusura delle imprese per la mancata corresponsione del

credito. Nell’arco di sei mesi si creò una grave depressione che creò

milioni di disoccupati, una crisi che si propagò anche in Europa. Keynes

affermava che l’aumento della spesa pubblica finanziata col ricorso al

debito pubblico avrebbe comportato un aumento moltiplicato del PIL.

Keynes finanziò un gigantesco progetto di spesa pubblica volto alla

creazione di infrastrutture. Secondo questa teoria le imprese che prima

erano fallite, grazie alle commesse pubbliche ricominciano a lavorare,

riassumono i lavoratori prima licenziati, così aumenta il consumo che

stimola l’offerta di altre imprese. Un aumento della spesa pubblica fa

aumentare il cd. Moltiplicatore positivo (DA=c+i+s + altri cento di s =

la domanda aggregata (il PIL) è la somma di tre fattori, il consumo

privato, l’investimento privato e la spesa pubblica). Un aumento da parte

del governo della spesa pubblica comporta un aumento del PNL di una

quantità moltiplicata. L’aumento originario di spesa pubblica ha

determinato un aumento degli investimenti privati. L’entità del

moltiplicatore dipende dalla cd propensione marginale al consumo dei

cittadini di quello stato. Il reddito economicamente è composto dal

consumo e dal risparmio (r=c+s). la propensione al consumo o al

risparmio dipende dalla situazione di ognuno, il povero ha una bassa

propensione al risparmio. Si dice che economicamente il bene di lusso è il

risparmio. In America la propensione marginale al consumo è altissima

(milioni di disoccupati), di conseguenza l’effetto del moltiplicatore sarà

alto. Nel caso di altissima inflazione e bassa disoccupazione occorre

ridurre la spesa pubblica, così diminuiscono le commesse per le imprese,

le imprese falliscono, i lavoratori diventano disoccupati, non consumano,

non viene stimolata l’offerta delle altre imprese, questo è il moltiplicatore

negativo. La diminuzione della spesa pubblica farà diminuire il PNL in

misura moltiplicata. Nella fase di recessione il governo in alternativa può

diminuire le tasse, così i soggetti hanno più reddito e quindi vi è una

maggiore propensione al consumo. L’aumento della spesa pubblica o la

diminuzione del prelievo tributario farà aumentare il PNL in misura

moltiplicata = moltiplicatore positivo. Nella fase di boom economico

invece occorre aumentare la tassazione. Con Keynes si abbandona

definitivamente il concetto del principio del pareggio. Obiezioni alla

politica fiscale:

a. (obiezione politica) se è molto facile e popolare agire

in termini positivi, è altamente impopolare operare in termini di

moltiplicatore negativo.

b. (obiezione di ordine temporale) la scelta di aumentare

la spesa pubblica e ridurre le entrate viene operata oggi, ma il ciclo

economico va avanti. Il problema è quando si producono gli effetti

della politica fiscale?

c. Effetto di spiazzamento: secondo la teoria Keynesiana

la spesa pubblica è finanziata col debito pubblico, ma il governo

deve proporre un tasso d’interesse conveniente per il risparmiatore,

per invogliarlo ad acquistare i titoli del debito pubblico. Se il tasso

di mercato è del 4% e lo stato invece prevede un tasso del 7%, il

credito privato deve aumentare il tasso d’interesse che offre. Il

debito pubblico spiazza il debito privato.

d. Effetto della politica monetaria: la politica fiscale

presuppone un intervento discrezionale del governo, in realtà

concorrente alla politica fiscale vi è la politica monetaria, secondo

la quale ciò che influisce sull’economia nazionale in ultima analisi

è l’offerta di moneta;

2. POLITICA DI BILANCIO SECONDO LA FLESSIBILITà

AUTOMATICA:

si ritiene che in particolari momenti in cui l’economia non versa in buone

condizioni vi possono essere degli stabilizzatori automatici, degli

elementi che entrano in funzione senza l’intervento dello stato. Gli

stabilizzatori automatici sono due:

a. DRENAGGIO FISCALE: è l’aumento del prelievo

tributario senza che muti la normativa fiscale. Si determina per

effetto di due fattori: un fattore economico ed un fattore giuridico.

Quello economico è determinato dall’inflazione, quello giuridico è

determinato dalla progressività del sistema tributario. La

progressività si ha quando l’aliquota cresce al crescere della base

imponibile. In presenza delle condizioni dell’inflazione e della

progressività c’è il drenaggio fiscale. In termini nominali si è più

ricchi, in termini reali no, perché per effetto della progressività si è

passati allo scaglione successivo (con l’inflazione aumenta il

livello generale dei prezzi, anche del salario).

b. DIVIDENDO FISCALE: questo meccanismo opera

solo con squilibri economici di lieve entità, mentre quando gli

squilibri economici sono di entità maggiore l’intervento automatico

non è sufficiente ed occorre l’intervento dello stato (procedimento

discrezionale). Il dividendo fiscale differisce dal drenaggio fiscale

rispetto al PIL. Gli stabilizzatori automatici hanno la funzione di

dare un maggiore gettito alle casse dello stato. Quello che deriva

dal dividendo fiscale è reale, mentre nel drenaggio fiscale

l’aumento è fittizio, dovuto all’aumento dei prezzi e non al reale

aumento della ricchezza. Se il PIL aumenta avremo un maggiore

gettito fiscale, se il PIL diminuisce diminuisce la ricchezza del

paese e quindi il gettito.

Gli stabilizzatori automatici entrano in funzione immediatamente,

l’intervento discrezionale dello stato necessita di più tempo (occorre

una legge).

28-04-09 CONTROLLI DELLA CORTE DEI CONTI

I costituenti, negli artt. 100 e 103, hanno previsto l’istituto del controllo il cui

esercizio è affidato alla corte dei conti. Questa attività consiste nella verifica

dell’attività della pubblica amministrazione da parte di un organo imparziale e

superiore. Si tratta di controlli di legittimità preventiva sugli atti del governo e

di un controllo successivo sulla gestione del bilancio dello stato.

La corte dei conti non si limita al controllo dell’attività svolta dal governo, ma

da tutti gli enti dell’amministrazione e riferisce alle camere. Il dettato degli artt.

100 e 103 viene attuato con la legge del 1958 che attribuisce alla corte dei conti

il potere di controllare tutti gli enti che ricevono dei contributi. A tal fine la

corte dei conti ha una serie di poteri:

Può chiedere alle amministrazioni pubbliche e agli organi

dello stato qualsiasi notizia o atto per effettuare il controllo;

Può disporre accertamenti o ispezioni presso gli enti;

Può avvalersi di consulenti tecnici.

Si tratta di un’attività per verificare il corretto andamento della gestione della

cosa pubblica. Alcuni funzionari della corte dei conti possono partecipare agli

organi degli enti per effettuare tale controllo. Può trattarsi di un controllo di un

singolo atto o dell’attività amministrativa nel suo complesso.

Per controllo si intende l’accertamento posto in essere da taluni organi al fine di

valutare se l’attività della pubblica amministrazione si sia svolta secondo le

regole stabilite e se sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati. Questo controllo

richiede un’organizzazione complessa rispetto alla struttura che deve essere

controllata.

CLASSIFICAZIONE DEI CONTROLLI:

Controlli tipici: quelli che vengono previsti in maniera

organica per ciascun ente o per ogni categoria di ente;

Controlli atipici: quelli che il legislatore ritiene utile

affiancare a quelli tipici per dare garanzia al conseguimento degli

obiettivi predisposti;

Controlli interni: sono quelli che vengono realizzati

attraverso sistemi di vigilanza da soggetti che operano nella stessa

amministrazione controllata. Non c’è bisogno di un controllo esterno;

Controllo esterno: affidato ad un organo esterno ed

indipendente dall’amministrazione. I controlli interni e i controlli esterni

mirano allo stesso obiettivo della correttezza della gestione e

dell’attuazione di quanto deliberato;

Controllo di legittimità: è quello che tende a verificare se gli

atti o l’attività siano conformi alle disposizioni di legge, si vuole garantire

la legalità dell’operato degli amministratori;

Controllo di merito: ha come obiettivo di verificare

l’opportunità e la convenienza delle scelte effettuate, l’ottimalizzazione

delle spesa pubblica, vedere se la spesa andava fatta o no;

CLASSIFICAZIONE IN BASE AL TEMPO:

Controllo preventivo: quello che viene esercitato prima che

l’atto possa essere eseguito, prima che possa produrre i suoi effetti;

Controllo successivo: quello che viene esercitato quando

l’atto ha già prodotto i suoi effetti. Le soluzioni sono prese a posteriori;

Controllo concomitante: quello che viene esercitato

contestualmente alla sua adozione, nel momento in cui entra in vigore;

Controllo consuntivo: viene esercitato nei confronti di

gestioni già concluse e rendicontate (col giudizio di parificazione);

CLASSIFICAZIONE NELL’AMBITO DELLO STATO

Controllo gerarchico: esercitato da un organo

gerarchicamente superiore a quello che ha emesso l’atto (inferiore). Può

essere un controllo di vigilanza, di revoca o di annullamento;

Controllo della corte dei conti: mira a garantire la corretta

gestione patrimoniale e finanziaria per riferirlo al Parlamento;

Controllo del parlamento: avviene attraverso l’approvazione

del bilancio di previsione e del rendiconto consuntivo.

Controlli della ragioneria dello stato.

La corte dei conti è un’istituzione antica, istituita con una legge del 1862.

Originariamente fu istituita per verificare se le risorse finanziarie pubbliche

venissero gestite correttamente, per garantire i cittadini. Si è voluto che fosse un

organismo assolutamente indipendente. Emette un giudizio nell’interesse della

collettività.

CARATTERI DEL CONTROLLO DELLA CORTE DEI CONTI:

Il rigore che ha sempre accompagnato il controllo. Si tratta di

un controllo capillare sui conti dello stato.

È un organo autonomo e indipendente dal potere politico;

1. controllo di legittimità: verifica la corrispondenza dei singoli

atti alle norme che li regolano ed evidenzia i vizi che ne inficiano la

legittimità ( se c’è eccesso di potere, la violazione di legge). Non tiene

conto delle scelte operate dalla pubblica amministrazione, non entra nel

merito della convenienza o della opportunità che hanno spinto la P.A. a

porre in essere l’atto. Può essere:

a. preventivo: che ha 3 fasi:

i. la trasmissione dell’atto della P.A. alla corte dei

conti; ii. l’esame del consigliere della corte dei conti;

iii. l’apposizione del visto se non ci sono rilievi da

operare e la successiva registrazione dell’atto.

Se dal controllo emergono irregolarità la corte dei conti rimette

l’atto all’amministrazione che l’ha emesso, specificando i motivi in

base ai quali quell’atto viene ritenuto illegittimo. La P.A., ricevuto

l’atto, può recepire i rilievi della corte dei conti ed emendare l’atto

oppure insistere sulla richiesta di registrazione riproponendo l’atto

nella stessa maniera e con lo stesso contenuto. In caso di

emendamento la corte dei conti non può che emettere il visto. Nel

secondo caso invece la corte dei conti registra l’atto ma con riserva,

cioè lascia al governo la responsabilità politica dell’atto.

a. Successivo: quando l’atto ha prodotto i suoi effetti,

quindi le conclusioni della corte dei conti non possono incidere

sull’efficacia dell’atto.

1. controllo di merito o di gestione: per verificare l’efficacia,

l’efficienza, l’economicità. Ha lo scopo di indirizzare la P.A. agevolando

il raggiungimento degli obiettivi che si propone e consente di introdurre

gli opportuni provvedimenti correttivi. È svolto da organi interni alla P.A:

a. si verificano quali sono le risorse utilizzate per il

raggiungimento degli obiettivi;

b. si verifica l’idoneità della gestione per il

raggiungimento degli obiettivi;

c. si rapportano i risultati conseguiti e le risorse

impiegate;

Si controlla se la spesa è stata fatta correttamente o meno, il controllo

tende alla ottimalizzazione della spesa pubblica, evidenzia eventuali

responsabilità da parte di coloro che concretamente hanno gestito la cosa

pubblica. Implica la possibilità di verificare mano a mano il grado di

attuazione dei programmi. L’amministrazione viene responsabilizzata al

massimo.

1. controllo sulla gestione: è gestito da un organo esterno (corte

dei conti). È un controllo successivo sulla gestione realizzato sull’attività

finanziaria e patrimoniale del governo e degli enti pubblici. Mira a

verificare la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli

obiettivi prefissati in precedenza. Non siamo in presenza di un unico atto

ma di un intero procedimento amministrativo che ha inizio il 1° gennaio e

si conclude il 31 dicembre. Riguarda lo stato e gli altri enti locali (regioni,

comuni etc)

CONTROLLO SUL MERITO- SUCCESSIVO. IL GIUDIZIO DI

PARIFICAZIONE

L’art.39 del t.u. della corte dei conti afferma che la corte dei conti verifica il

rendiconto generale dello stato e ne conferma i risultati tanto per le entrate

quanto per le spese ponendoli a riscontro con le leggi di bilancio.

Il rendiconto è quel documento contabile nel quale vengono evidenziati i

risultati della gestione di una qualsiasi azienda. È l’atto attraverso il quale il

governo spiega al parlamento come il bilancio sia stato gestito nel corso

dell’esercizio finanziario.

Parificare viene dal latino par facere, mettere a confronto, verificare la

corrispondenza. Dal punto di vista tecnico la parificazione consiste in una

sequenza di atti volti a verificare se i numeri oggetto di verifica sono

corrispondenti al vero ( i dati del bilancio non possono mai corrispondere con

quelli del rendiconto).

PROCEDURA

Il giudizio si svolge inizialmente davanti ad una sezione della corte dei conti. Al

termine dell’esercizio finanziario ogni ministero compila un documento di

bilancio (conto economico e del patrimonio). Entro il 30 aprile successivo

all’anno finanziario di riferimento il ministro dell’economia, con l’ausilio della

ragioneria generale dello stato che compila il documento di bilancio, trasmette il

documento alla corte dei conti.

2 FASI DELLA PARIFICAZIONE:

1) istruttoria: si accerta se le entrate riscosse, le spese versate e i

residui sono tutti conformi ai dati esposti nella documentazione (la corte

dei conti riceve periodicamente la documentazione contabile di tutte le

operazioni che i ministri compiono) in possesso della corte dei conti.

Dunque la corte dei conti non si limita a verificare i dati contenuti nel

bilancio preventivo e nel rendiconto. Per ogni voce indicata nel

rendiconto c’è una giustificazione contabile;

2) decisoria: realizzata a sezioni unite. Viene esaminata la


PAGINE

72

PESO

332.18 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Scienza delle finanze riguardanti la contabilità pubblica, la scienza che studia le modalità attraverso le quali lo Stato da un lato preleva ricchezza ai propri cittadini, dall'altro lato offre ricchezza in servizi e beni, i tre principi di efficienza, efficacia, economicità, la gestione finanziaria, economica e patrimoniale di tutte le amministrazioni dello Stato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Carinzio Isidoro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (agrigento, palermo, trapani)

Diritto Finanziario - contabilità pubblica - Appunti
Appunto
Appunti sulla congiuntura economia politica elaborato autonomo
Appunto
Il mercato nero
Appunto