Domande aperte scienze delle finanze
I due teoremi dell'economia del benessere
Nel primo teorema dove c'è concorrenza perfetta l'operato di ciascun soggetto per il raggiungimento del proprio massimo benessere, determina ciò che è auspicabile per la società nel suo complesso. Infatti, in un regime di concorrenza perfetta, la produzione di beni e l'allocazione delle risorse esprimono l'ottimo paretiano.
Nel secondo teorema dell'economia del benessere si afferma che, modificando in modo opportuno la distribuzione iniziale delle risorse principalmente con imposte e sussidi, per poi affidare al libero mercato l'efficiente allocazione delle risorse, è possibile raggiungere l'ottimo sociale.
La teoria del Pareto
La teoria dell'ottimo paretiano elaborata da Vilfredo Pareto è un concetto per cui "un sistema è efficiente se non è possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro".
L'efficiente allocazione delle risorse è data da tre condizioni:
- Efficienza produttiva (non è possibile diminuire la produzione di un bene senza diminuire la quantità prodotta di un altro bene)
- Efficienza nello scambio (ciascun membro della collettività riceve o cede esattamente quantità di beni secondo i propri desideri)
- Efficienza sociale (preferenze della collettività rispetto a situazioni economiche alternative)
La funzione di benessere è rappresentata dalle curve di indifferenza sociale e l'ottimo paretiano si ha quando la curva di trasformazione è tangente a una di queste curve di indifferenza.
L'analisi costi-benefici
Consiste nel valutare, attraverso un'attenta analisi, se sia utile intraprendere un'attività solo nel caso in cui i benefici siano superiori ai costi.
L'asimmetria informativa
L'asimmetria informativa è quel fenomeno per cui un'informazione non è integralmente condivisa fra tutti i soggetti che appartengono a un dato sistema economico, con la conseguenza che alcuni, disponendo di maggiori informazioni rispetto ad altri, traggono un vantaggio da tale situazione.
Il fallimento del mercato
Il fallimento del mercato si verifica quando i mercati non sono in grado di organizzare la produzione in modo efficiente oppure non sono in grado di allocare adeguatamente i beni e servizi a disposizione dei consumatori. Oppure si può dire che i soggetti che operano all'interno del mercato non sono in grado di soddisfare l'interesse pubblico.
I beni pubblici
I beni pubblici sono i beni che appartengono allo Stato o agli enti pubblici e sono i mezzi con i quali la Pubblica Amministrazione opera per il raggiungimento delle finalità assegnate dall'ordinamento giuridico. Hanno due caratteristiche: la non rivalità e la non escludibilità:
- Non rivalità: il consumo di un bene non riduce la possibilità di consumo della stessa unità da parte di un altro soggetto (es. musica).
- Non escludibilità: non si può impedire a nessun soggetto di goderne (es. luce).
L'impresa pubblica
L'impresa pubblica è un'impresa dotata di un capitale conferito totalmente o parzialmente dallo Stato o da altri enti pubblici. Queste imprese possono vendere sul mercato beni e servizi ricevendone i relativi corrispettivi oppure possono erogare servizi finanziati con le entrate fiscali.
Le imprese pubbliche possono evitare la formazione di monopoli privati, garantire alcuni servizi che non sarebbero vantaggiosi per la collettività, favorire lo sviluppo economico di alcune aree, e garantire il controllo pubblico su servizi o beni indispensabili a livello sociale.
Non è sufficiente l'appartenenza allo Stato per qualificare un'impresa come pubblica (Parravicini) ed infatti non possono considerarsi imprese pubbliche quando:
- Sono di proprietà dello Stato per motivi estranei alle finalità pubbliche dell'Ente.
- Operano con gli stessi metodi volti all'obiettivo principale del profitto come le imprese private.
- Quando operano in concorrenza con imprese private.
Le teorie volontaristiche
Le teorie volontaristiche affermano che in un'economia di mercato devono avvenire gli scambi di beni. I fenomeni finanziari sono interpretati secondo la teoria individualistica neoclassica per cui il prezzo dei beni scambiati è determinato dall'utilità marginale che i consumatori attribuiscono ai beni stessi.
Secondo queste teorie, il fenomeno finanziario si svolge su basi volontarie da analizzare sotto il profilo dell'utilità del costo marginale. Esse cercano di avvicinare il funzionamento della finanza pubblica a quello del mercato con l'applicazione di un sistema con prezzi e imposte. Considerano lo stato un soggetto economico al pari degli altri privati per cui ne riesce fortemente ridimensionato il carattere coercitivo, e dovendo operare sul mercato, il suo comportamento dovrà uniformarsi alle scelte degli altri singoli individui.
Le teorie politico-sociologiche
In Italia si sono affermate due diverse teorie conflittuali di cui una definita "politica" e l'altra "sociologica".
Nelle teorie politico-sociologiche lo Stato effettua delle scelte che non necessariamente rispecchiano le preferenze della collettività. Nell'ambito delle teorie politico-sociologiche abbiamo:
- Teoria politico-giuridica: l'attività finanziaria è una manifestazione di sovranità e quindi gli obiettivi dello Stato sono esclusivamente politici.
- Teoria delle illusioni finanziarie: la classe dominante compie scelte finanziarie alla luce dei propri interessi e le scelte stesse sono adottate per limitare il dissenso dei contribuenti, facendo apparire come bisogni pubblici azioni dettate da interessi di parte.
- Teoria delle scelte pubbliche: analizza l'attività dello Stato considerando la possibilità di errori e le decisioni sono condizionate da vincoli istituzionali, per cui le scelte di finanza pubblica non sempre sono dettate da principi di razionalità economica.
La spesa pubblica secondo Keynes
La spesa pubblica secondo Keynes non doveva essere finanziata dall'emissione di carta moneta, che avrebbe così creato inflazione, bensì dai prestiti pubblici che avrebbero generato reddito senza intaccare le risorse (utilizzare i risparmi per gli investimenti). Altro modo di finanziare la spesa pubblica è attraverso il prelievo fiscale.
È vero che il prelievo fiscale di tipo progressivo redistribuisce i redditi per i ceti meno abbienti che hanno maggiore propensione al consumo, ma l'aumento del prelievo fiscale riduce gli effetti del moltiplicatore. Infatti, un incremento della domanda pubblica, provocato da un aumento di spesa pubblica, avrà effetti minori perché le imposte riducono quella parte di reddito che gli individui possono destinare ai consumi.
Le critiche al pensiero di Keynes
Alcuni economisti ravvisarono che le teorie di Keynes potessero essere applicate solo in alcune ipotesi di congiuntura economica, altri invece misero in discussione l'intero pensiero. Alcuni economisti neoliberali ritengono che non sia riconducibile al pensiero di Keynes il boom economico; ha sì favorito la redistribuzione della ricchezza, ma non la crescita economica. Secondo questi economisti, il pensiero di Keynes gettò le basi per il suo stesso declino.
La curva di Phillips
La curva di Phillips analizza la relazione fra la variazione percentuale dei salari monetari e il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna tra il 1861 e il 1957. Evidenziava che con i tassi di disoccupazione superiori al 5,5%, i salari si riducevano, mentre sotto al 5,5% i salari tendevano a crescere. Intorno al 5,5% i salari rimanevano costanti. Se il tasso di disoccupazione era intorno al 2,5%, il tasso di crescita dei salari si aggirava intorno al 2%. Via via che si riduceva il tasso di disoccupazione, aumentava il tasso di crescita dei salari monetari. Il tasso di disoccupazione non è mai sceso sotto l'1%.
Nell'elaborazione di Phillips, il tasso di disoccupazione è la variabile indipendente mentre il tasso di variazione dei salari monetari è la variabile dipendente.
Imposta, tassa, contributo, prezzo pubblico
Tributo: Il tributo può definirsi un istituto giuridico che realizza il concorso di tutti al finanziamento della spesa pubblica. Il tributo comprende le imposte, le tasse, i contributi e i monopoli fiscali.
Imposta: L'imposta è un tributo costituito da un prelievo coattivo di ricchezza non legato a una specifica prestazione o emissione di un provvedimento da parte dello Stato o di altro ente pubblico. I presupposti dell'imposta possono essere la percezione di un reddito, la proprietà di un bene, la conclusione di un contratto a cui rimangono estranei l'ente e l'attività pubblica.
Imposte dirette: Le imposte dirette colpiscono direttamente la ricchezza, sia che sia costituita da beni (patrimonio) sia che derivi da una prestazione o un servizio (reddito). Sono imposte dirette quelle sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sul reddito delle società (IRES), sui redditi di capitale, quella comunale sugli immobili.
Imposte indirette: Sono imposte indirette l'imposta di registro, le accise, l'imposta ipotecaria, l'imposta catastale, l'imposta di bollo, l'imposta sulla pubblicità, l'imposta sul valore aggiunto (IVA).
Tassa: La tassa è un tributo dovuto in cambio dell'emanazione di un provvedimento (es. concessioni governative) o di un pubblico servizio (es. tassa sullo smaltimento dei rifiuti). La tassa rappresenta ciò che il singolo individuo deve versare per l'utilità che gli viene arrecata in relazione allo svolgimento di un'attività dello Stato o di altro ente pubblico o dall'erogazione di un servizio pubblico. La tassa si differenzia dal prezzo pubblico perché in quanto tributo non è una prestazione volontaria ma coattiva prevista dalla legge.
Contributo: Il contributo è considerato da alcuni studiosi un particolare tipo di tributo dovuto dal soggetto che trae una specifica utilità dalla realizzazione di un'opera pubblica.
Gli effetti prodotti dalle imposte
Gli effetti delle imposte possono essere di incidenza totale (si analizzano gli effetti totali delle imposte) o relativa (a parità di gettito si analizzano gli effetti delle varie imposte). Le imposte riducono il potere di acquisto dei contribuenti che sono costretti a ridurre i loro consumi. Ci sono anche effetti di sostituzione (vengono scelti beni più convenienti dove le imposte non sono così gravose).
Alcuni autori ritengono che anche le imposte più gravose possano produrre effetti immediati positivi in quanto spingerebbero i contribuenti a produrre di più per eliminare o ridurre la diminuzione dei loro redditi.
La traslazione delle imposte nella concorrenza perfetta
La traslazione delle imposte è il processo economico per cui il contribuente, giovandosi di una posizione di privilegio, tende a riversare parte o l'intera quota del tributo pagato su un altro contribuente che ne supporta effettivamente il peso. Ne discende quindi che esiste un contribuente de iure (percettore) che è il soggetto obbligato dalla legge al pagamento dell'imposta e un contribuente de facto (o inciso) che è il soggetto che effettivamente subisce il peso dell'imposta.
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