SCIENZA DELLA POLITICA - prof. IERACI
lunedì 23 settembre 2019
La scienza della politica studia il collegamento tra scienza e politica e ha un
approccio scientifico allo studio della materia.
La materia può formulare delle ipotesi sulla politica, ma non fare delle previsioni.
L’idea di questo collegamento circola nella riflessione politica e filosofica da secoli.
La grande differenza con il passato è che nell’antichità (v.Platone/Aristotele) lo
studio della materia era finalizzato ad una buona condotta politica, aveva dunque un
intento performativo, atto a produrre azione virtuosa volta a compiere cose positive
e ad evitare il caos.
Oggi, la scienza della politica non si occupa più dei fini, bensì di metodi, mezzi e
controllo di enunciati. Riguarda dunque le condizioni oggettive che in certe situazioni
comportano eventi.
Fin dalla rivoluzione scientifica (rinascimento), il metodo scientifico si è applicato alle
scienze dure (matematica, fisica, geometria…).
La domanda era dunque: “E’ possibile applicare il medesimo metodo alla politica?”
Esempio:
Nel trattato “che la politica può essere ridotta a scienza” del 1742, il filosofo
scozzese Hume (1711- 1776), padre dell’approccio empirico (basato su dati
sensoriali) , usa per primo il termine scienza politica, ritenendo assolutamente
possibile questa applicazione.
La sua tesi si basa sull’idea che non essendo le leggi e le forme di governo quasi
per nulla dipendenti da inclinazioni e carattere degli uomini, allora si possono
dedurre conseguenze quasi generali come quelle delle scienze matematiche.
Un altro problema affrontato è quella della definizione di “scienze” e di “politica”.
Ma cosa prevede in particolare il metodo scientifico?
- Innanzitutto l’oggetto della ricerca deve poter essere sottoposto a studio
scientifico.
- E’ fondamentale poi l’oggettivizzazione di ciò che si studia, procedimento talvolta
non semplice a causa della natura dell’argomento, facente parte delle scienze del
comportamento. In particolare, la politica deve essere presa come oggetto, così
come il comportamento politico e lo scopo che persegue. Non viene posto
dunque un problema di tipo etico.
- Il procedimento vero e proprio può essere di tipo induttivo o deduttivo.
Induttivo: ipotesi, ricerca di caratteristiche comuni, formulata a partire
• dall’osservazione di molti dati, è una generalizzazione.
Deduttivo: procedimento logico-formale: partendo da degli assunti/principi si
• desume una conclusione. E’ stato privilegiato dal mondo classico (es. sillogismo
aristotelico), il cui metodo consisteva nel partire da assiomi*/definizioni** - per
formulare ipotesi - fare un procedimento di deduzione a partire dagli assiomi -
arrivare a una soluzione.
Secondo Russell ciò che produce il passaggio dal metodo deduttivo a induttivo è il
fatto di cominciare a produrre dati/ preposizioni universali/ leggi a partire da dati
osservabili.
*assiomi = punti di partenza evidenti 1
**definizioni = individuano le caratteristiche specifiche/uniche di qualcosa.
La scienza moderna si discosta da questo metodo, infatti prevede:
1. Osservazione dei fenomeni
2. Raccolta dati
3. Formulazione di un’ipotesi iniziale (eventualmente poi corretta dopo la verifica)
4. Verifica sperimentale
Le osservazioni portano poi a produrre modelli, che formalizzano e descrivono
fenomeni nella loro struttura e funzionamento.
Ad esempio nel novecento, le scienze sociali si concentrano sull’analisi del
comportamento osservabile (comportamentismo).
mercoledì 2 ottobre 2019
I PERCORSO DIDATTICO: Che cosa è la scienza politica
No capitoli 2 (v. syllabus), 6, 12.
Approfondimenti su lezione precedente:
Aristotele, nella Politica, formula una classificazione dei regimi politici.
Classificare significa raggruppare elementi secondo le loro caratteristiche comuni.
Le classificazioni possono essere unidimensionali (ad esempio si scompone un
gruppo solo secondo il criterio dell’età) oppure pluridimensionali, con criteri che si
incrociano.
I criteri usati da Aristotele sono il numero dei governanti e il valore etico del regime.
Forma pura, ordinata, Forma decadente,
virtuosa corrotta, caotica
Un governante Monarchia Tirannide
Pochi governanti Aristocrazia Oligarchia
Molti governanti Democrazia Demagogia
Sono criteri osservabili, ma il secondo è di natura fortemente etica, valoriale.
L’idea antica della scienza della politica infatti è che essa dovrebbe aiutarci a
selezionare le forme di un buon governo.
Hume pensa invece ad una scienza, nella quale le conseguenze rilevabili di
determinate azioni (legame preposizionale con funzioni preposizionali, se…allora…)
dipendono da una serie di leggi e forme che riguardano il governo. Afferma inoltre
che il carattere scientifico del comportamento politico dev’essere desunto da tratti di
tipo strutturale.
Oggi siamo soliti concordare che non si deve ricondurre la scienza della politica a
valori morali.
Weber dice infatti che le scienze sociali devono essere libere da valori (wertfrei), al
contrario del giudizio valoriale e dell’intento performativo che avevano nell’antichità.
Lo stesso afferma Leo Strauss in Gerusalemme e Atene: rispetto all’antichità, in cui i
filosofi erano interessati all’aspetto pratico della politica, la scienza moderna della
politica ha reso i suoi oggetti completamente impersonali, avaloriali. 2
La scienza moderna della politica è dunque più interessata al metodo, e verte a
quello scientifico.
Il metodo, che prevede il controllo empirico, ha come obiettivo di ricerca risultati
universali, impersonali, raggiungibili attraverso strumenti che mettano in
comunicazione i sensi con un risultato osservabile. (operazionalizzazione dei
concetti)
Un’altra caratteristica dell’atteggiamento scientifico è lo scetticismo, in particolare se
il dato non è espresso attraverso criteri logici e scientifici o se non possibile ripetere
l’esperimento attraverso il quale si è raggiunto il risultato.
Popper parla in questo caso di falsificazionismo, ad esempio nel caso in cui ci siano
delle teorie scientifiche che non sono state verificate. giovedì 3 ottobre 2019
Sebbene il metodo scientifico si basi su dati, la raccolta di dati fine a sé stessa non
è utile, in quanto i dati possono essere in contrasto fra loro o dare conclusioni
completamente diverse al variare del modello teorico interpretativo di riferimento.
Un modello formalizza e descrive un fenomeno o un insieme di fenomeni in
relazione tra loro. Lo scopo è spiegare o descrivere la struttura e il funzionamento di
un composto di oggetti o di fenomeni osservativi.
COS’È LA POLITICA?
Alcune definizioni (discutibili): [non sono oggetto di domanda]
Modus operandi non violento e basato sul dialogo, contrapposto ad uno
• coercitivo. Secondo la definizione, la politica sarebbe un’attività di tipo dialogico,
basata su negoziazione e ricerca di soluzioni non violente.
La definizione contiene due errori: non considera la componente violenta della
politica e funziona solo nel caso in cui ci sia già stato un patto associativo.
A. Secondo l’idea di Stoppino, violenza e coercizione sono sinonimi. Il “pregiudizio
del conservatore” consiste proprio nel fatto di considerare una certa violenza
buona e un’altra cattiva. Definiamo infatti come violenza qualsiasi intervento
fisico sulla persona o sull’ambiente in cui la persona si trova. E’ dunque evidente
che la violenza, anche se non sempre (es.per mancanza di convenienza, come
nella guerra fredda), sia presente nella politica.
B. La definizione coglie solo l’aspetto che la politica è di fatto un rapporto tra parti.
Anche questo aspetto non è esaustivo: funziona infatti solo in termini di
istituzioni politiche, quando queste esistono già e dunque c’è già stato un patto
associativo tra le parti.
Decisioni imposte d’autorità piuttosto che basate sul libero scambio. Questa
• definizione rinvia all’idea che sia già presente un’autorità che detiene il potere e
che ci impone determinate cose. Tende dunque a sottovalutare la dimensione
orizzontale dei rapporti, sottolineando eccessivamente l’aspetto gerarchizzato e
istituzionalizzato, negando il fatto che anche queste relazioni siano basate su
scambio, anche se asimmetrico. martedì 8 ottobre 2019
Valutazioni di interesse pubblico rispetto a quelle razionali utilitaristiche. E’
• una definizione assolutamente valoriale, non si riesce a definire l’interesse
3
pubblico. Si avvicina al concetto dell’ ottimo Paretiano: dato un campo sociale, è
definito come azione che avvantaggia almeno qualcuno senza produrre costi o
svantaggi, è dunque una definizione astratta. L’azione politica è inevitabilmente
legata alla generazione di costi per qualcuno, dunque è impossibile trovare una
politica che avvantaggi qualcuno senza costi su altri. Qualora esistesse la
possibilità di trovare una decisione di quel tipo si potrebbe comunque incorrere nel
problema della deprivazione relativa (Ted Guard): il soggetto, pur non essendo
stato svantaggiato sente il gap tra quello che è stato concesso ad altri e non a lui
e ne avrebbe una percezione negativa. La definizione sembra inoltre mettere in
cattiva luce i comportamenti razionali utilitaristici.
Carattere pluralistico invece che monistico e gerarchico. Siamo portati a
• pensare che l’azione politica sia un’azione con un impatto generalizzato, fondata
sulla pluralità. (Ad empio, Giovanni Sartori dice che la politica ha a che fare con le
decisioni che valgono ERGA OMNES, per tutti.) Sembra però essere una visione
che vuole privilegiare una visione della politica fatta solo di relazioni orizzontali,
quando evidentemente le relazioni verticali sono fortemente presenti nella politica.
Prevalere della opinione e della ricerca del consenso rispetto alla ricerca
• della verità. Non è libera da giudizi valoriali.
Le definizioni hanno alcuni elementi in comune: il rinvio a qualcuno che agisce. Si
basano inoltre su una rete di relazioni che si sviluppano intorno a costoro. La politica
implica dunque sempre attori che agiscono e interagiscono in una rete.
Senza “l’altro” non ci può essere azione politica. Rispetto ad altri campi, come quello
economico, la politica implica sempre questo elemento.
Nelle definizioni troviamo anche un rinvio diretto o implicito a qualcosa che si
intende ottenere con una certa azione e quantomeno l’indicazione implicita del
modo per ottenerla.
La politica può così essere definita come il complesso dei fenomeni
riguardanti le relazioni fra gli individui, nelle quali vi è la ricerca di una
gratificazione o vantaggio attraverso la/le condotta/e altrui, facendo ricorso a
varie forme di esercizio del potere.
In breve:
Le relazioni di potere sono dunque sempre relazioni di scambio. Esercitando il
potere in condizioni di asimmetria si ottiene qualcosa dall’altro. Mentre nel campo
economico questo scambio tende ad essere simmetrico, nel potere la relazione può
variare: di volta in volta entrano in gioco risorse diverse, di tipo coercitivo, di
prestigio, di conoscenze, di posizione sociale…
La politica individua poi l’esercizio di decisioni che vincolano l’intera collettività o gli
attori presenti nel sistema o nel campo su ciò agisce il potere.
Affermiamo dunque che:
La politica è la sfera nella quale si svolge la competizione per l’acquisizione,
la distribuzione e l’esercizio del potere. mercoledì 9 ottobre 2019
Approccio del potere: il potere politico tende a coincidere con il potere di governo,
esercitato sullo stato. 4
Caratteristiche del potere:
1.Si esercita su un gruppo numeroso di persone.
2.Ha per scopo il mantenimento nel gruppo di un minimo di ordine. E’ una
concezione minima dello stato che associa alle funzioni del potere di governo una
sola cosa o poche cose.
3.Tende ad essere esclusivo.
Note su PDF indicato su Syllabus, Potere Politico:
John Locke: lettere sulla tolleranza.
Politica vista come azione collegata alla ricerca del bene comune che, di nuovo, non
è facilmente definibile.
I mezzi necessari per il perseguimento di un bene comune sono legati all’azione
potestativa, di potere.
Non ci si può sottrarre al potere politico, perché si andrebbe incontro a conseguenze
negative.
Bobbio sottolinea che:
Il potere politico è specifico e autonomo rispetto ad altri. E’ collegato non a fede,
• soldi o sapere, ma alla coercizione.
Weber definisce il potere nella sua forma più primordiale (macht), come la
• capacità di far valere la propria volontà su qualcuno qualunque sia l’opposizione.
Il potere deve poggiare sull’esercizio della violenza: questo si chiama monopolio
• tendenziale della violenza. L’esercizio della violenza configura un monopolio
tendenziale della stessa, ovvero tende ad essere un monopolio, ma mai assoluto.
Si tratta di un potere stabilizzato* e generalizzato**: l’autorità produce anche
• poteri garantiti (diritti).
**Potere generalizzato: dato un campo sociale o una comunità politica collegabile
ad un territorio (WEBER) e ad un insieme di individui, il potere politico è tale dato
che riguarda dentro quello spazio tutti gli individui senza possibilità di esclusione.
*Potere stabilizzato: questo esercizio di potere sugli individui della comunità è
continuativo nel tempo, non è episodico/occasionale ma appunto stabilizzato.
E’ inoltre istituzionalizzato, ovvero nelle forme più compiute del potere stabilizzato
l’esercizio del potere tende a spersonalizzarsi, a distaccarsi dalle persone,
agganciandosi a ruoli predefiniti di cui viene ben specificata la funzione. Ciò implica
che dove c’è una costituzione scritta, l’esercizio di un ruolo non è collegato alla
persona, ma la persona esercita il ruolo solo poiché va ad occupare una certa
carica.
Esempio: i regimi dittatoriali non seguono regoli istituzionalizzate, dunque tendono
ad andare in crisi dopo 30/40 anni dalla loro nascita, alla morte del dittatore. Sono
dunque improntati sulla persona e non sul ruolo.
Un’altra caratteristica del potere è che produce potere per gli altri, gli altri possono
chiedere delle cose: il potere agisce dunque in modo continuativo.
giovedì 10 ottobre 2019
Non tutto il potere è però di tipo politico.
Il potere politico è esclusivamente collegato all’azione dello stato o del governo. 5
Quando il potere politico deve ricorrere alla sanzione o alla minaccia di essa vuol
dire che gli individui sottoposti non hanno interiorizzato le sanzioni. Se chi è
sottoposto alle relazioni di potere non ha assunto come parte dei propri criteri di
azioni queste sanzioni l’azione di potere è fallita, perché l’individuo non è più
disposto ad agire su base volontaria.
Possibili basi del potere:
Sanzioni, coercizione, violenza. (Violenza: base del potere politico, capace di
• prevaricare gli altri, v.prima)
Risorse economiche, potere economico
• Risorse simboliche o sociali (/socioculturali), legate alla produzione di identità
• sociale. Hanno potere simbolico. Il potere simbolico ha avuto un processo di
sviluppo durante il medioevo occidentale: tutte le risorse simboliche erano infatti
monopolizzate da parte di un singolo attore, ovvero la chiesa.
Duby afferma che queste tre risorse sono riconducibili alle figure del guerriero o
della spada, del mercante e della chiesa o del sacerdote. Le tre sfere sono
relativamente autonome fra loro.
Monopolio nel potere:
Se un potere è esclusivo, questa sua esclusività potrebbe essere basata su un
qualche controllo assoluto di quella particolare risorsa.
Il monopolio consiste in un singolo centro di potere che controlla un campo in
modo assoluto.
L’idea del monopolio ci fa capire in che senso la politica è autonoma rispetto ad altre
sfere: il ricorso alla violenza è unicamente possibile per certi attori del potere.Non è
dunque un monopolio assoluto. Il monopolio è infatti da sempre solo tendenziale.
La tesi di Weber definisce invece lo stato come l’erogatore del monopolio legittimo
della violenza su un territorio. Il problema della legittimità consiste nel fatto che chi è
sottoposto al monopolio crede nella sua legittimità.
Non è però una situazione con un corrispettivo nel mondo contemporaneo: è
un’idea con una lettura contrattualistica (come quella di Hobbes) della politica.
Inoltre, quando il potere assume tutta la forza della violenza, gli individui non hanno
la possibilità di difendersi. Hobbes sostiene che questo è un vantaggio per gli
individui, in quanto possono evitare di preoccuparsi della propria difesa personale.
Come affermato prima da Bobbio, il potere politico fa fare qualcosa agli altri
attraverso la produzione di diritti o di poteri garantiti. In questo modo conferisce
agli altri una capacità di fare. Nel fare ciò, produce almeno 4 tipi di diritti principali:
Libertà, diritti fondamentali garantiti dal potere
• Facoltà, garantite dal pagamento di un prezzo (esempio: contratti e scambi
• economici)
Potestà, garantisce assetti organizzativi dentro il suo campo
• Spettanze, diritti sociali, che garantiscono una certa qualità della vita e un certo
• benessere
Dal momento dello stato eroga questo tipo di diritti, l’individuo è cittadino completo.
(Lo afferma anche Marschall.) 6
martedì 15 ottobre 2019
II PERCORSO DIDATTICO: L’approcci
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