Determinante di una matrice
Di ogni matrice A ∈ Mmxn a coefficienti reali è possibile associare un numero reale detto determinante o detA. |A|. Se A ∈ Mnxn ovvero A ∈ Cnn detA = a11.
Matrice 2x2
Se A ∈ M2x2 -> Δ = (a11 a12) (a21 a22) detA = a11a22 - a21a22.
- Se A ∈ Mmxn una generica Minore che si ottiene: Si definisce minore complementare dell’elemento i, j, che si indica con Mij; il determinante della matrice ottenuto dalla eliminando la riga i e la colonna j; Si definisce complemento algebrico dell’elemento i, j, il numero che non dipole Aij = (-1)i+j |Mij|
Sviluppo di Laplace
Se A è una generica Mmxn il suo determinante è il numero che si ottiene somando gli elementi di A presi su riga o c colonne, moltiplicati per il loro complemento algebrico. detA = a45 |A45| + a25 |A25|...
Regola di Sarrus
(a11 a21 a13) a14 a12 (a21 a22 a23) a21 a22 (a31 a22 a13) a31 a21
Proprietà del determinante
- Se la matrice ha 2 righe (o colonne) uguali detA = 0
- Se 4 1 riga (colonne) = uguali detA = 0
- Se 2 colonne sono linearmente dipendenti allora detA = 0
- Scambiando tra loro 2 righe o 2 colonne della matrice il determinante cambia segno: detA = - detA
- Se ad una riga (colonne) si aggiunge una combinazione lineare di altre righe (colonne), il determinante rimane invariato
- Se la matrice è triangolare detA è uguale al prodotto degli elementi della diagonale principale
Determinante di una matrice (seconda spiegazione)
Ad ogni matrice A ∈ Mn,n e coefficiente reali è possibile associare un numero reale detto determinante o det A. |A|. Se A ∈ M1,1 ossia iA ∈ C(1,1) det A = α11.
Se A ∈ M2,2 → Δ = (α11 α12 α21 α22) det A = α11α22 - α12α21
- Se A ∈ Mn,n una generica Minore posto si notone: Si definisce minore complementare dell'elemento ei,j e lo si indica con Hi,j, il determinante della matrice ottenuta da A eliminando la riga i e la colonna j. Si definisce complemento algebrico dell'elemento ei,j, il numero che non segue αi,j = (−1)i+j |Hj,i|
Sviluppo di Laplace (seconda spiegazione)
Se A ∈ una generica Mn,n il suo determinante → è il numero che si ottiene, sommando gli elementi di una riga (o colonna) moltiplicati per il loro complemento algebrico. det A = α15 |A15| + α25 |A25| ...
Regola di Sarrus (seconda spiegazione)
(α11 α12 α13 α11 α12 α21 α22 α23 α21 α22 α31 α32 α23 α31 α32 α21 α22 α23 α21 α22 α31 α32 α23 α31 α32 α21 α22 α23 α21 α22) = |A| so
Proprietà del determinante (seconda spiegazione)
- Se la matrice ha 2 righe o colonne uguali, det A = 0
- Se "1 riga colonna" è uguale, det A = 0
- Se le righe o colonne sono linealmente dipendenti, allora det A = 0
- Scambiando due righe o due colonne della matrice, il determinante cambia segno: det B = - det A
- Se ad una riga o colonna si aggiunge una combinazione lineare di altre, il determinante rimane invariato e uguale al prodotto della diagonale principale
Rango di una matrice e teorema degli orlati
Il rango rappresenta il massimo numero di righe o colonne linearmente indipendenti. Se A ∈ ℜm×n allora 0 ≤ K(A) ≤ min{m,n}. RANGO=0 ⇒ solo matrice nulla. Se il rango di A è min(m,n), A ha rango massimo.
Minore → Def. cioè minore di ordine K è determinato da una sottomatrice quadrata ottenuta da K righe e K colonne scelte. Una matrice m×n ha rango K se: esiste un minore di ordine K non nullo, non esistono minori di ordine K+1 o se ne esistono sono tutti nulli. Il rango è l'ordine di un minore non nullo. Se trovo un minore di ordine p non nullo allora il rango è ≥ p.
Teorema degli orlati
Affinché una matrice m×n abbia rango K esiste un minore di ordine K non nullo; sono nulli tutti i minori di ordine K+1 ottenuti dal precedente orlando la sottomatrice con una qualunque altra riga o colonna.
Studio dell'indipendenza lineare tra vettori tramite rango
Sia dato un insieme di vettori formato dai m ≥ 2 vettori di uno spazio vettoriale Rn. Se esso può essere visto come il massimo numero di righe (o colonne) tra loro linearmente indipendenti. Per studiare la dipendenza/indipendenza lineare, prendiamo una matrice avente come righe o colonne le componenti dei vettori e calcoliamo il rango. Se il rango è massimo allora l'insieme dei vettori è linearmente indipendente; in caso contrario, otteniamo vettori linearmente dipendenti.
Esempio
Siano dati 3 vettori: v1 = (1, 0, 1, -1), v2 = (2, -1, 0, 3), v3 = (-2, 5, ?, 1). Costruiamo la matrice con come colonne le componenti:
M = [1, 2, -2]
[0, -1, 5]
[1, 0, 2]
[-1, 3, 1]
∈ H4x3(R)
Il rango massimo possibile poteva essere 3. Misurare la soluzione, r, con det ≠ 0. Verifica se r = ordine 3
det = | 1, 2, -2 | = -2 + 10 - 2 = 6 ≠ 0
| 0, -1, 5 |
| 1, 0, 2 |
M ha rango = 3, pertanto il sistema dei vettori: S = {v1, v2, v3} è linearmente indipendente.
Cambiamento di base
Siano date due basi: B1 = {x1, x2, ... xn} e B2 = {b1, b2, ... bn}.
La matrice di passaggio dalle basi B1 e B2 sarà quella matrice avente come vettori colonna la composizione della seguente combinazione lineare: b1 = α x1 + β x2 + ... ε xn. La matrice di passaggio B-1 delle basi B2 e B1 avrà come vettori colonna invece la composizione della seguente combinazione lineare: x1 = d b1 + β b2 + ... ε bn.
Matrice associata ad omomorfismo
Siano B una base B′ della base canonica e se f un omomorfismo dello spazio trovato, le immagini delle B′ effettuano composizione lineare delle base = alle immagini esempio:
f : ℝ2*ℝ2(x, y) → (2y, x)
B = { (3, 2), (4, 1) }
f(3,2) = (4, 6)
f(4,1) = (2, 8)
(4, 6) = α (3, 2) + β (4, 1)
(2, 8) = α (3, 2) + β (4, 1)
d e β determinano somma le commissioni col vettori colonne delle matrice associate.
Endomorfismo
Un endomorfismo è un omomorfismo da uno spazio vettoriale in sé, per il quale dominio e codominio coincidono. Un omomorfismo è iniettivo se è solo il restrittivo sugli altri termini, un endomorfismo è un omomorfismo e è solo il monomorfismo e è iniettivo.
Autovalori e autovettori
Sono alla base della teoria della diagonalizzazione di un endomorfismo. In generale è necessaria l'esistenza di una matrice regolare.
Definizione 1
Prendiamo un endomorfismo f: V → V su uno spazio vettoriale sul campo reale ℝ. Diciamo che un valore λ ∈ ℝ è un autovalore dell'endomorfismo f se e solo se esiste un vettore non nullo v ∈ V tale che f(v) = λv. Qui possiamo avere definito un vettore corrispondente al valore, cioè un calcolo ≠ 0 e v ∉ ker(f-λId:V).
f λ ∈ ℝ e un esecutore di f, f è limitato: fλ(λ) = {v ∈ V | f(v) = λv} viene definito sottomultiplo di f relativo a λ. Ogni V ⊆ fλ(λ) è sottospazio vettoriale di f altrimenti fλ(λ) ≠ {θ} per ogni sottomultiplo.
Proposizione
Se V uno spazio vettoriale su K, x se f: V → V è un endomorfismo, λ ∈ ℝ è un autovalore di f se e solo se f - λId:V : V → V non è iniettivo. In tal caso fλ(λ) = Ker(f - λIdV), in particolare fλ(λ) è sottogruppo di V.
Ricerca di autovalori, autovettori, autospari
Sia A ε Mn(R) ricordando che un autovalore di A θ un λ ε ℝ : det(A-λIn)=0. Determinante(I-λIn) θ un polinomio di grado n nelle variabili λ definito polinomio caratteristico oc. θ radici con pm(λ).
Definizioni e polinomio caratteristico
Def: Il polinomio pA(λ) = det(Λ-λIn) è il polinomio caratteristico ob di A. Def: Sia A ε Mn(R) gli autovalori in ℝ di A sono le radici in ℝ del polinomio caratteristico di A. A avrà al più n autovalori. Molteplicità algebrica e geometrica.
Diagonalizzazione di matrici
Sia \(A \in M_{n}(\mathbb{R})\) una matrice diagonalizzabile se esistono n autovettori di A linearmente indipendenti. Nota: Ogni matrice diagonale è diagonalizzabile.
\(D = \begin{pmatrix}\lambda_{1} & \cdots & 0 \\0 & \ddots & 0 \\0 & \cdots & \lambda_{n}\end{pmatrix}\) allora \(D_{s,s} = \lambda_{s}E_{s,s}\) dunque esistono n autovettori di D linearmente indipendenti.
Prendiamo ad esempio le seguenti matrici:
\(A = \begin{pmatrix}-1 & 2 & 2 \\1 & -2 & 0 \\3 & 3 & 2\end{pmatrix} \subset \mathbb{R}^{3,3}\)
Essa è diagonalizzabile poiché possiede 2 autovalori, \(\lambda_{1} = 3\), \(\lambda_{2} = -3\) i cui autospazi sono: \(E_{A}(3) = \{(2,1,3)\}\), \(E_{A}(-3) = \{(-\frac{1}{2},0),(-1,2,1)\}\). 3 vettori linearmente indipendenti. Quindi la matrice:
\(P = \begin{pmatrix}2 & -1 & -1 \\1 & 0 & 0 \\3 & 0 & 1\end{pmatrix}\)
con rango = 3 dove \(B = \{E_{A1}, E_{A2}, E_{A3}\}\) è una base di \(\mathbb{R}^{3,3}\) formata da autovettori.
\(P^{-1}AP = \Delta\)
dove \(\Delta\) è la matrice diagonale dove ha n componenti non nulli i soli autovalori della matrice A.
Note politiche algebraica
Sia A una matrice qualsiasi e sia \(\lambda\) un suo autovalore. Si definisce molteplicità algebrica dell'autovalore \(\lambda\) è radice del polinomio caratteristico.
Sia \(A = \begin{pmatrix}1 & 0\\0 & 0\end{pmatrix} \Delta\)
\(P_{A}(\lambda) = (1-\lambda)(\lambda^{2} - 1) = (1-\lambda)(\lambda - 1)(\lambda + 1)\)
Grado di tale polinomio, esso ha = \(\Delta \land \lambda_{s} = -\Delta\). Qual è la loro molteplicità algebrica? mg(λ) >= 2 → λo = 1 annulla 2 volte il polinomio mα(λ) = 1. La somma della molteplicità dipende e chiede ai valori cresc... mezzi prima ... la dimensione della matrice.
Molteplicità geometrica
Basta una matrice quadrata A di n x n, su uno spazio vettoriale di dimensione n, la molteplicità geometrica di λ indica con mg(λ) la dimensione dello sottospazio relativo e λ, ovvero il numero di autovettori linearmente indipendenti dell'equazione omogenea di λ, ovvero:
mg(λ) = n - rank(λ I - A) = n - rango matrice es: A = 0 1 0 1 0 0 0 0 1 dove λ0 = 1 λ1 = -1 mg(1) = 3 - rank 1 1 0 1 -1 0 0 0 0 = 3 - 1 = 2 mg(-1) = 3 - rank 1 1 0 1 0 0 0 0 2 = 3 - 2 = 1 UGUALE mg(λ) < sub > e < /sub > me(λ)
1 ≤ mg(λ) ≤ me(λ) ≤ n La molteplicità geometrica di un autovalore è minore o al più uguale della molteplicità algebrica dello stesso ed è al minimo 1.
Matrici diagonalizzabili
Esiste una matrice A quadrata e diagonalizzabile x e solo x esiste una matrice P (matrice diagonalizzatrice di A): D = P-1 D P.
Criterio di diagonalizzazione
Esistono numerose e sufficienti condizioni affinché una matrice sia diagonalizzabile e cioè:
- Il numero degli autovalori, contati con le loro molteplicità, è pari all'ordine della matrice,
- La molteplicità geometrica di ciascun autovalore coincide con le relative molteplicità algebrica.
In casi da considerare particolari
- Se A è una matrice simmetrica allora A è diagonalizzabile,
- Se A è una matrice qualsivoglia di ordine n due ammessi n autovalori, allora è diagonalizzabile.
Esempio 1
A = (0 1 0)(-1 0 0)(0 0 1) Trovare gli autovalori: p(x) = det(A - λI3) = (1 - λ)(λ2 + 1) λ0 = 1. A non è diagonalizzabile perché la 2a condizione non è stata verificata.
Esempio 2
A = (2 1 0)(0 2 1)(0 0 1) ρλ = (2 - λ)(λ - 2)(λ - 3). I valori sono quindi: λ0 = 2, λ1 = 3 dato: mg(2) = 2, mg(3) = 1 → dove? la somma delle molteplicità è = ordine matrice, verifichiamo le molteplicità geometrica → mg(2) = m - rank[A-2I0] = 3 - rank:
[ 0 1 0 ] [ 0 -1 1 ] [ 0 2 2 ]
= 3 - 2 = 1 ⇒ me(2) ≠ mg(2) pertanto A non è diagonalizzabile.
-
Schemi
-
Neurologia - Schemi
-
Schemi su alcuni argomenti di Economia dell'organizzazione industriale
-
Schemi argomenti ostici Farmacologia