Gotico internazionale
Il Gotico internazionale si sviluppa in Europa dal 1370 per la grande diffusione e la comunanza di stilemi. Favoriscono lo sviluppo e l’omogeneità gli scambi attraverso la circolazione delle opere e dei piccoli oggetti. Molto frequenti sono gli spostamenti degli artisti e dei loro taccuini di schizzi. È un periodo in cui l’Europa è colpita da una crisi economica, il potere del papa e dell’impero è in declino, nascono la cavalleria e la feudalità. Periodo di malessere che sfocia in rivolte contadine. C’è però la ripresa della borghesia e si diffonde un senso religioso più intimo con la ricerca di un nuovo rapporto con la natura.
Rottura tra vita reale e raffigurata = compensazione della crisi. Si evoca così un mondo perfetto per attenuare i timori della morte. Nasce uno stile europeo comune in paesi diversi:
- Realismo: gli oggetti sono analizzati singolarmente, quasi catalogati, al di fuori dello spazio.
- Assenza di prospettiva: tanto che le figure in secondo piano a volte superano quelle in primo.
- Ripresa del ritratto: che individua ogni frammento della realtà.
- Amore per il lusso: oro usato spesso per lo sfondo, presenza di metalli preziosi. Riproduzione di scene di vita cortese e trasfigurazione aristocratica del mondo divino interpretata in chiave quotidiana dei testi sacri.
- Naturalismo: riaffiora temi macabri e storie della passione che vogliono ammonire il destino comune a tutti.
- Espressionismo: riaffiora temi macabri e storie della passione che vogliono ammonire il destino comune a tutti.
- Linea: a volte morbida e fluida, altre aguzza. Cromia raffinata da gamme intense a sfumature pastello.
Sacrificio di Isacco 1401
(p.16): Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi
Bronzo; Museo Nazionale del Bargello (Firenze)
Nonostante la crisi economica e sociale, i fiorentini cercano una loro identità attraverso due strade: lo stile internazionale o col richiamo alla classicità. Le due alternative appaiono nei saggi di Ghiberti e Brunelleschi. Nel 1401 viene bandito dall’Arte di Calimala (corporazione drappieri) un concorso per scegliere l’artista a cui assegnare l’esecuzione della porta nord del battistero. I due realizzano il saggio richiesto che come tema ha la scena del sacrificio di Isacco.
- Ghiberti: divide in due la scena con una roccia diagonale che armonizza i due gruppi. Concilia gotico nelle linee morbide e nelle pose eloquenti e classicità ellenistica nella proporzione delle figure, specie nel nudo di Isacco. Uso di tenui trapassi di piani che formano un chiaroscuro lieve. Il fondo diventa uno spazio avvolgente.
- Brunelleschi: spazio diviso in modo orizzontale con i gruppi dei personaggi su due piani diversi. Lo spazio è annullato con le linee di forza (mani annodate dei tre protagonisti) di Abramo, Isacco e l’angelo. Richiami al naturalismo gotico e riferimenti classici.
Rinascimento
(400): a Firenze Brunelleschi (architettura), Donatello (scultura) e Masaccio (pittura) danno vita a un linguaggio figurativo diverso. Esso nasce dalla fioritura economica e dai successi politici della città dal legame con le origini romane. Prende il nome di Rinascimento e rappresenta la rinascita delle forme dell’età classica dove matura un nuovo modo di pensare il mondo e se stessi. Dal 400 al secondo ventennio del 500 la tradizione classica diventa fonte di creazione originale. Scienza e tecnica permettono di conoscere la natura e modificarla, gli Studias Humanitas formano uomini completi, magia ed alchimia diventano scienze della trasformazione. Da un lato l’uomo può autodeterminarsi dominando e modificando la natura, dall’altro questa autodeterminazione porta angoscia dell’ignoto, dubbio della scelta, possibilità di errore e sconfitta.
Le arti figurative annullano il distacco elitario che caratterizzava le altre discipline. Ci sono 3 tratti che qualificano lo stile rinascimentale:
- Spazio rappresentato con l’uso della prospettiva lineare centrica.
- Attenzione all’uomo come individuo nella sua fisicità ed emotività.
- Sintesi ed essenzialità.
Un’opera non può considerarsi nuova se non ha questi 3 elementi!
Cantoria
(p.33) Donatello; Luca della Robbia
Marmo
Museo dell’Opera del Duomo (Firenze).
- Luca della Robbia: realizza tra il 1431 e il 1438 per il duomo di Firenze una cantoria (balconata di marmo per una parte del coro) di fronte a quella che sarà poi commissionata a Donatello. Luca illustra il salmo 150 il cui testo è scritto lungo le cornici. La struttura è brunelleschiana di geometrica precisione e presenta numerosi rilievi anch’essi pieni di figure di composta bellezza. Totalmente ci sono 10 rilievi (6 sul parapetto e 4 tra le mensole) che testimoniano la moderna classicità che concilia naturalezza ed efficacia espressiva con un senso vivo per i sentimenti umani.
- Donatello: gli operai di Santa Maria del Fiore nel 1433 affidano anche a Donatello una cantoria per il duomo di egual misura. Dopo due viaggi a Roma confronta tradizione e innovazione grazie all’uso di marmi e mosaici che danno un senso nuovo allo spazio. Aggiungendo l’opera fiorentina di Arnolfo di Cambio, crea la cantoria con una struttura rigorosa tramite la forma rettangolare bipartita data dalla stessa altezza della vasca e dei mensoloni. Ad ogni mensola corrisponde una coppia di colonne che sostiene l’architrave, il telaio si stacca dal piano di fondo creando una sorta di palcoscenico in cui sono situati dei putti. Probabilmente anche Donatello rappresenta il salmo 148 o 149 che descrivono la danza come espressione di gioia. Gran senso di movimento dato dai putti, dal gioco tra le linee diagonali in contrasto con quelle verticali e orizzontali, ma anche dalle paste vitree a foglia d’oro o colorate.
Cupola di Santa Maria del Fiore
(p.35) Costruzione affidata al Brunelleschi nel 1420. Tra i vari problemi c’era come costruire l’enorme copertura vista l’altezza, i prezzi e la difficoltà; poi il problema estetico, dato che la cupola doveva essere una parte armonica dell’edificio; la cupola poi doveva imporsi sullo spazio urbano con impotenza. Brunelleschi concilia matematica, geometria e conoscenza storica. Costruisce una doppia cupola a sesto acuto costituita da un’assatura di otto costoloni interni con vele a sezione orizzontale. La cupola interna (più piccola) regge quella esterna. A consolidare i costoloni e le vele è posta la lanterna. Sceglie il sesto acuto perché è in grado di reggere il peso e con esso si distacca dall’estetica del gotico. Viene eliminata ogni decorazione limitando creste marmoree alternate al mattone cotto.
Il Tributo
(p.42) Masaccio
1424-28 affresco
Chiesa Santa Maria del Carmine, cappella Brancacci (Firenze)
Nel 1424 Felice Brancacci, ricco mercante di sete, commissiona a Masolino e Masaccio la decorazione della cappella fondata da Pietro Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. Sulla volta erano raffigurati gli evangelisti mentre le pareti erano decorate con le storie di S. Pietro. Masolino abbandona l’incarico per andare in Ungheria e Masaccio resta solo a completare l’opera che viene finita nel 1481 da Filippino Lippi. Le differenze tra Masolino e Masaccio appaiono chiaramente nelle due storie: guarigione dello storpio e resurrezione di Tabita di Masolino e il Tributo del Masaccio.
- Masolino: non ha un linguaggio rinascimentale e frantuma la sua opera in parti dispersive, le case sullo sfondo rimandano al gotico. Le forme sono nitide come i particolari e i volumi sono fatti di luci soffuse.
- Masaccio: unifica i 3 momenti del Tributo facendoli ruotare intorno alla figura di Cristo che rappresenta il centro geometrico, il punto di fuga e il centro spirituale. I 3 momenti sono collegati da gesti connessi tra loro creando uno spazio che si espande, tutti del vangelo di Matteo. A destra il pagamento del tributo, al centro la richiesta del tributo a Gesù e gli apostoli, a sinistra Pietro che pesca per trovare la moneta. Il paesaggio sullo sfondo è realistico grazie al naturalismo grazie anche all’uso della prospettiva, specie nelle montagne e nel cielo. Giustapposizione di luce e colore, binomio che modella con precisione la scena e dà alle figure risalto plastico (rivoluzione pittorica).
Peccato originale e cacciata dei progenitori
(p.41) Masaccio e Masolino
1424-28 Cappella Brancacci
- Masolino: cerca la correttezza anatomica, le figure non occupano uno spazio preciso ma sembrano sospese nel vuoto. Le luci sono proiettate sulle figure, il chiaroscuro non è coerente nello spazio. Adamo ed Eva non esprimono nessun sentimento preciso.
- Masaccio: grande coscienza anatomica (ventre di Adamo). Figure sono poste sul terreno nudo (salde coi piedi su una base). Luce forte e violenta in alto a destra e produce ombre che danno forma ai corpi. Personaggi sono carichi di espressività, Eva esprime spontanea disperazione e pudore, Adamo si copre il volto con le mani in segno di vergogna.
La Trinità
(p.44) Masaccio
1426-28 Affresco
Basilica di Santa Maria Novella (Firenze)
Al centro dell’affresco appare il soggetto principale, la Trinità, con il Padre che sorregge il Figlio e la colomba sopra la sua testa. L’architettura è brunelleschiana nelle proporzioni e negli elementi più dettagliati, con tocco originale rappresentato dalla volta a botte con effetto illusionistico: da lontano sembra una cappella che si apre sulla navata. Il dipinto ha un tono reale dato dai rosoni dipinti nella struttura a botte. Carattere realistico estraneo a Brunelleschi è l’originalità di Masaccio. Punto di fuga posto in basso, coincide col punto di vista e lega lo spazio reale con quello rappresentato favorendo un coinvolgimento dello spettatore, favoriva anche dalla figura a sinistra di Maria, dallo sguardo e dal gesto della mano. Lo spazio diventa un luogo concreto che le figure dominano. La figura del crocifisso sostiene l’intera struttura, su esso Cristo è posto centralmente rispetto alla struttura piramidale, rispetto al Padre è posto lateralmente con le ginocchia piegate per la sua natura umana. Il Padre sorregge il figlio ed è della stessa dimensione delle altre figure= abbandono tecnica proporzioni gerarchiche, unica figura sottratta alle regole della prospettiva. Sotto l’altare Maria e S. Giovanni. Più in basso ci sono i committenti e un sarcofago con lo scheletro, a testimonianza di un’ascesa verticale, della caducità materiale alla divinità eterna rappresentata dagli stadi successivi fino a Dio Padre.
400 fiammingo
Negli anni in cui a Firenze c’è la scoperta del reale, allo stesso tempo nelle Fiandre, alcuni maestri creano un centro di riferimento nell’Europa del tempo. Periodo di prosperità per i paesi fiamminghi data dai commerci, dalle banche e dalla società cosmopolita. Il polo più importante della vita culturale rimane comunque la corte. Società fiamminga e fiorentina hanno differenze culturali, specie quella religiosa: i fiamminghi ricercano un rapporto intimo tra uomo e Dio, hanno un culto per Maria e Cristo, le immagini favoriscono la partecipazione dello spettatore. Le immagini sono ricche di dettagli precisi tipiche del realismo fiammingo (filosofia nominalistica che sostiene che la sostanza della realtà proviene dagli oggetti percepiti). Padre del 400 fiammingo è Jan Van Eyck, le cui opere sono cronologicamente parallele a quelle del Masaccio. Inizialmente è legato al tardogotico (miniature dove integra però figure e paesaggio con la luce unifica dello spazio e delinea singoli oggetti, gesti naturalistici). Come Masaccio parla del problema della realtà attraverso l’analisi partendo dai singoli oggetti che si presentano ai nostri sensi.
Coniugi Arnolfini
(p.52) Jan Van Eyck
1434
Olio su tavola
National Gallery Londra
Ritrae il mercante di Lucca, Giovanni Arnolfini con la moglie, facente parte di una comunità di mercanti e banchieri fiorentini residenti a Bruges. Ritratto privato reale. Al centro della camera da letto c’è la coppia, lui fa un gesto con la mano interpretato come saluto o benedizione; la donna gli porge la mano destra mentre con l’altra si tocca la veste e la alza appoggiandosi al ventre come fosse incinta. Sembra un giuramento, un attestato di matrimonio, come un vero e proprio contratto. La stanza è rappresentata con precisione e cura per i dettagli, il cane ai piedi dei coniugi è simbolo di fedeltà, mentre gli zoccoli sono il simbolo della casa. Il dettaglio che spicca al centro è uno specchio convesso, strumento usato dai banchieri perché la superficie offre una visuale più ampia, dentro lo specchio è rappresentata la coppia di schiena, il resto della stanza e due personaggi che entrano dalla porta (uno potrebbe essere lo stesso pittore). La firma sopra lo specchio “Jan Van Eyck è stato qui” è interpretato come diretto testimone dell’unione dei due. Cura minuziosa dei dettagli deriva dal fatto che la filosofia nominalistica sostiene che il reale ci giunge dalla percezione dei singoli oggetti. 4 punti di fuga per dare l’illusione di uno spazio che coinvolge lo spettatore, uso orizzonte alto= lo spettatore è interno al dipinto testimone del sigillo del matrimonio come sigillo divino. Elementi sacri: rosario appeso alla parete simbolo di devozione; S. Marta sullo schienale del letto è patrona della casa; episodi passione di Cristo intorno allo specchio. Spazio esterno: finestre e paesaggio che si intravede. Spazio interno: raddoppiato dallo specchio. La luce è medium che unifica. Le fonti di luce diverse moltiplicano ombre e riflessi definendo le superfici.
David-Mercurio
(p.68) Donatello
1443
Bronzo
Museo Nazionale del Bargello (Firenze)
Cosimo de Medici prepara un potere assoluto ponendo i sostenitori in ruoli chiave del governo sempre guardando al bene comune. A conferma ci sono le opere pubbliche da lui commissionate tra cui Palazzo Medici. Commissiona anche opere private come questa per...
-
Schemi Storia dell'arte medievale
-
Schemi Storia dell'arte moderna
-
Schemi Storia dell'arte contemporanea
-
schemi HISTORY OF JAPANESE ART Penelope Mason 2004