Letteratura latina
Alta e media repubblica
240 a.C. : primo testo scenico in lingua latina, di Livio Andronico
Prime attestazioni del latino scritto
- Fasti: calendario ufficiale romano che presto si arricchì di diverse informazioni.
- Annales: registrazioni ufficiali ad opera del pontefice massimo che dichiarava i magistrati dell’anno in corso e gli avvenimenti di pubblica rilevanza.
- Carmina: per lo più antiche formule sacrali in stile solenne; composizioni più disparate, il significato di carmen è a livello formale e non contenutistico: prosa dotata di una tessitura ritmica che l’avvicina molto alla poesia; i carmina sono il più potente tratto di continuità che unisce il periodo delle origini alla storia letteraria di Roma, tradizione che non scompare mai.
Dal 240 a.C. all’età dei Gracchi: fioritura di opere sceniche e rappresentazioni teatrali.
Principali generi teatrali romani
Inizialmente di importazione greca:
- Palliata: principale genere comico.
- Cothurnata: principale genere tragico.
In entrambi i casi dichiarazione esplicita del modello greco e ambientazione in Grecia. Sviluppo successivo delle versioni romane degli originali greci:
- Togata: commedia romana.
- Praetexta: tragedia romana.
Conosciamo molto meglio la commedia arcaica piuttosto che la tragedia, di cui abbiamo solo frammenti.
Sede regolare del teatro latino
Feste e solennità religiose; la più antica ricorrenza è quella legata ai ludi Romani. Committenti: le autorità = nobili; influenza forte sulle rappresentazioni, principalmente sulle tragedie.
Commedia latina arcaica
Molto diversa dalla greca perché non conosce forme di critica sociale o satira; messa in scena: uso di maschere fisse per determinati tipi di personaggi, che ritornavano in ogni trama di commedia; forte influsso sulla poetica dei commediografi latini (Plauto e non Terenzio) diversa dalla nèa:
- Non è divisa in atti.
- È composta sia di parti cantate che recitative e non solo recitative.
- Viene a mancare la poetica realistica.
Tragedia latina arcaica
Diversa dalla greca perché mancano le fondamentali inserzioni del Coro, parti in cui i greci innalzavano lo stile rispetto alle parti individuali. Per ovviare a questo vuoto i latini innalzano lo stile dell’intera tragedia, crescita del pathos a spese dell’analisi razionale.
Inizialmente gli autori di testi scenici non ebbero grande riconoscimento sociale e professionale; andò crescendo con il successo di pubblico (Ennio e Terenzio).
Livio Andronico
Originario di Taranto, a Roma liberto e poi grammaticus. Autore della prima rappresentazione scenica latina. Primo autore di palliate.
Opere di Livio Andronico
- Odusìa: rimasti 36 frammenti; traduzione, condotta nel tradizionale verso latino, il saturnio, dell’Odissea; grande portata storica dell’opera: concepì per primo la traduzione come un’operazione artistica; adattamento di stile e contenuti dell’Odissea alla lingua e alla mentalità romane.
- Tragedie legate al ciclo troiano: rimasti alcuni titoli.
- Commedie: rimasto un titolo, “Gladiolus”.
Nevio
Romano della Campania. Intenso impegno politico, combatté nella I guerra punica, ma non era aristocratico ed era privo di protettori autorevoli.
Opere di Nevio
- Bellum Poenicum: verso saturnio; narrazione della prima guerra punica + excursus iniziale sulle origini di Roma (leggenda di Enea → influsso forte sull’Eneide); sintesi di mito e storia entrambi tutti romani, ma non conviene staccarlo troppo dalla tradizione greca che aveva comunque come punto di riferimento; stile “monumentale” e fortemente sperimentale.
- Tragedie e commedie: rimasti solo alcuni titoli e qualche frammento; “Romulus” e “Clastidium”: praetextae; “Tarentilla”: togata.
Teatro di Nevio: “impegnato” e anticonformista; attacchi personali ai nobili + affermazione della libertà personale. Questo aspetto satirico non avrà seguito.
Plauto (255/50 a.C. - 184 a.C.)
Dati incerti anche sul nome completo. Probabilmente nativo di Sarsina, oggi in Romagna. Successo immediato e postumo. Di Plauto furono prodotte vere e proprie “edizioni” nel corso del II sec. a.C. Intervento fondamentale di Varrone: ritaglia nell’enorme corpus di commedie trádite sotto il nome di Plauto 21 commedie certamente autentiche.
Opere di Plauto
- Amphitruo
- Epìdicus
- Asinaria
- Bàcchides
- Aulularia
- Mostellaria
- Captivi
- Menaechmi
- Curculio
- Miles gloriosus
- Càsina
- Mercator
- Cistellaria
- Psèudolus
- Poenulus
- Rudens
- Persa
- Stichus
- Trinummus
- Truculentus
- Vidularia
La cronologia delle singole commedie ha qualche punto fermo ma in generale è difficilmente ricostruibile.
Caratteristiche generali delle opere di Plauto
- Prevedibilità degli intrecci e dei “tipi”: a P. non interessa la psicologia dei personaggi e non vuole colpi di scena; trama: lotta fra due antagonisti per il possesso di un bene (donna e/o denaro).
- Forma di gran lunga preferita: “commedia del servo”; l’azione della conquista del bene è delegata dal giovane-desiderante a un servo ingegnoso e raggiratore.
- Altra forma frequente: “commedia del riconoscimento”; identità di un personaggio prima nascosta e poi svelata grazie alla Fortuna.
- Forza onnipresente: la Fortuna = valore stabilizzante e quoziente imprevedibile; anche nelle commedie del servo è la Fortuna a svelare com’è davvero la realtà che il servo ha falsificato.
- Numeri innumeri: infiniti metri utilizzati da Plauto; questa varietà nell’uso di diverse forme metriche e la predilezione per le parti cantate lo distanziano dai modelli greci.
- Modelli greci: Plauto non si preoccupa di chiarirli, si rifà alla commedia greca ellenistica ma non ha preferenze e non dipende da nessuno di loro; assimilazione e successiva decostruzione dei modelli: in particolare, Plauto trascura la coerenza dell’azione drammatica e le sottili sfumature del carattere dei personaggi tipiche di Menandro per concentrarsi su altri interessi.
- Originalità: soprattutto a livello di lingua e stile; compatto registro di stile, fatto di giochi di parole, bisticci semantici, metafore azzardate, enigmi, doppi sensi.
- Figura dello schiavo/servo: la preferita di Plauto, regge spessissimo le fila dell’intreccio e gioca con le parole più degli altri: è quasi un equivalente del poeta.
- Realismo e straniamento nel teatro plautino: le situazioni sono quotidiane e il pubblico può immedesimarsi, ma molti dettagli sono tipicamente “greci” in modo da dare l’idea che l’azione si stia svolgendo altrove.
- Nessuna intenzione didattica o morale.
- Nessuna intenzione “sovversiva” dell’ordine sociale (nonostante il protagonismo dello schiavo).
Sec. III - II
Espansione di Roma nel Mediterraneo e conseguente ellenizzazione. Strenuo oppositore al processo di “grecizzazione” di Roma: Catone il Censore; difesa intransigente del mos maiorum. Apertura massima alla grecità: circolo degli Scipioni.
Ennio (239 a.C. - 169 a.C.)
Nato a Rudiae, oggi Puglia meridionale, area fortemente grecizzata. A Roma in età matura, prima insegnante poi autore di opere teatrali. Entra a far parte del circolo degli Scipioni. Dal 189 al 187 al seguito di Marco Fulvio Nobiliore in Grecia (“Ambracia”).
Opere di Ennio
- Annales: 18 libri; primo poema latino in esametri (ce ne restano 437 frammenti); narrazione della storia di Roma dalle origini fino alla contemporaneità: progetto grandioso; il precedente è Nevio, ma Ennio narra senza stacchi, in ordine cronologico e divide in libri; funzione celebrativa: binomio poesia-encomio tipico dell’età ellenistica; il titolo si rifà agli “Annales maximi” redatti dai pontefici; predilezione spiccata per gli eventi bellici, si occupa poco di politica interna.
- Hedyphagetica: testo didascalico sulla gastronomia; prima opera latina in esametri a noi attestata.
- Saturae: satire, genere che avrà molta fortuna.
- Ambracia: opera dedicata alla vittoria in Grecia di Marco Fulvio Nobiliore.
Caratteristiche di Ennio
- Ennio si presenta come l’unico poeta latino all’altezza dei suoi contemporanei alessandrini.
- Stile enniano: avendo solo frammenti, rischiamo di farcene un’idea distorta; tuttavia ci appare come un grande sperimentatore: traslitterazione di parole greche, figure di suono, uso di costrutti greci.
- Grandezza di Ennio: adottò l’esametro alla lingua latina e viceversa.
- Enorme influenza sulla letteratura successiva: fu celebrato per anni come IL poeta per eccellenza; il genere epico-celebrativo da lui fondato ebbe grande seguito.
I tre tragici arcaici: Ennio, Pacuvio e Accio (III / II sec. a.C.)
Genere di grande popolarità, ma abbiamo pochi frammenti.
Ennio
Fecondo tragediografo; titoli di 20 cothurnate (Alexander, Hecuba, Iphigenia, Medea exul...) + 400 versi; soprattutto argomento ciclo troiano.
Pacuvio (220 a.C. - 130 a.C.)
Fioritura letteraria nel periodo scipionico; criticato per il suo stile ampolloso.
Accio (170 a.C. - 90/80 a.C.)
40 titoli di cothurnatae + 2 di praetextae (“Brutus”) + in tutto circa 700 versi; non solo tragediografo ma anche critico e grammatico: Didascalica (ortografia e grammatica latine), Pragmatica (questioni critico-letterarie), Pererga (poema georgico).
Successo enorme e immediato dei tre tragediografi, le loro rappresentazioni vengono messe in scene fino all’età augustea. Con questi poeti la tragedia e la dignità dei tragediografi salì di tono, ma diventò un’occupazione elitaria dei politici e degli aristocratici, e prima di Seneca non conosce più momenti di alta qualità letteraria.
Caratteristiche comuni delle tragedie di Ennio, Pacuvio e Accio
- Principalmente basate su modelli greci (traduzione artistica).
- Gusto per il patetico e la spettacolarità (diverso dalla tragedia greca classica, probabilmente vicino al teatro ellenistico): l’effetto grandioso e di commozione viene continuamente ricercato; tratti romanzeschi, gusto per il pittoresco e per l’orrido.
- Opera di attualizzazione dei drammi greci: temi adattati a problemi della società romana contemporanea.
- Stile: spesso criticato per l’ampollosità e l’audacia eccessiva; sperimentalismo enniano portato alle estreme conseguenze, ma contribuirono a creare un linguaggio poetico specializzato.
Storiografia arcaica
Prime opere di carattere storico: gli Annales (non quelli di Ennio!); documenti ufficiali ma non sopra le parti: versione filo-nobiliare della storia romana. Quelli che si possono considerare i primi veri storici romani scrivono in greco. Il primo fu Fabio Pittore: prevalente l’interesse antiquario (campo dell’antropologia), ma si occupò anche delle guerre puniche.
Catone il Censore (234 a.C. - 149 a.C.)
Famiglia benestante. Percorse tutte le tappe del cursus honorum: console nel 195, censore nel 184. Impegnato come accusatore vs gli esponenti della fazione politica aristocratica ellenizzante = gli Scipioni (molti processi = molte orazioni). Catone si oppose strenuamente alla diffusione dei costumi greci, si presentò come campione delle virtù romane.
Opere di Catone il Censore
- Origines: 7 libri, di cui 3 dedicati alla storia contemporanea; prima grande opera storica romana in latino, intesa anche a diffondere i principi del suo impegno politico; concezione originale della storia romana: no grandi personalità (= concezione greca), ma virtù collettiva del popolo romano come motore della storia (Catone non fa nome praticamente di nessun comandante o politico); no intento celebrativo; interesse per le civiltà italiche, trascurate dal resto della storiografia.
- De agri cultura: 170 capitoletti; il più antico testo di prosa latino che ci sia giunto per intero; precettistica per il comportamento del proprietario terriero; proprietà a cui si riferisce = grande latifondo, non piccola proprietà; promulgate le virtù del mos maiorum, ovvero i tratti salienti dell’etica catoniana.
- Praecepta ad filium: ne rimangono alcuni frammenti, sembra si trattasse della prima enciclopedia latina dei saperi; tono precettistico e sentenzioso.
- Carmen de moribus: prosa probabilmente ritmata (“Carmen”); raccolta di pensieri di argomento morale, sempre tono precettistico.
- Orazioni: polemica contro i precetti retorici greci, stile ricco di movimento e improvvisazione.
Catone non era affatto ignaro di letteratura e cultura greca, anzi ne era nutrito; si oppone agli aspetti di critica dei valori costitutivi e dei rapporti sociali tradizionali di Roma, vuole preservare la coesione interna dell’aristocrazia e proteggerla dall’emergere di “figure eccezionali”.
Terenzio (prob. 195/94 a.C. - 159 a.C.)
Scarse notizie sulla vita. Forse giunto a Roma da Cartagine come schiavo. Sicuramente fu un protetto di Scipione Emiliano e Lelio. Al centro dell’“età degli Scipioni”, nuovo indirizzo culturale ed ideologico: forti innovazioni nella poesia scenica, che lo allontanano profondamente dalla poetica plautina. Terenzio accetta le trame convenzionali tipicamente plautine, ma sposta il suo interesse sui significati, sulla sostanza umana dell’intreccio. Scarso successo di pubblico: divaricarsi del gusto del pubblico d’élite e della massa; Terenzio è interessato all’approfondimento psicologico del “tipo” (attenzione: non del personaggio) e questo porta ad un’inevitabile riduzione della comicità.
La cronologia delle commedie è attestata con precisione dalle didascalie anteposte dai grammatici antichi ai manoscritti.
Opere di Terenzio
- Andria (166)
- Hècyra (165 poi nel 160)
- Heautontimorùmenos (163)
- Eunuchus (161)
- Phormio (161)
- Adelphoe (160)
Caratteristiche delle opere di Terenzio
- Modelli greci di Terenzio: gli autori della Commedia nuova, ovvero Menandro, Difilo e Apollodoro di Caristo.
- Stile: l’aspetto più trascurato, sacrificato all’approfondimento psicologico; linguaggio molto uniforme rispetto a Plauto, selezionato, a volte addirittura censurato: non troviamo espressioni volgari o basse, di contro acquistano spazio le parole astratte; l’impressione che ne ha il lettore è tuttavia quella di una vicinanza maggiore al linguaggio quotidiano rispetto a Plauto: Terenzio è molto attento al verosimile, ma ciò non significa che riproduca realisticamente la parlata quotidiana dell’epoca; anzi, la sua lingua è settoriale, quella parlata dalle classi colte, e l’effetto per il pubblico romano doveva essere di idealizzazione.
- Confronto con Menandro: Terenzio è molto più vicino a lui rispetto a Plauto, è il suo esempio sia a livello contenutistico che di tecnica drammaturgica; come Menandro, e diversamente da Plauto, Terenzio non cerca mai effetti di metateatralità: la quarta parete non viene mai sfondata, il momento di autocoscienza avviene nei prologhi.
- Prologo: da Terenzio non più utilizzato come spazio espositivo che informa il pubblico sulla trama della commedia; Terenzio vi espone le sue personali prese di posizione e le sue scelte di poetica: principale innovazione di Terenzio.
- Prologo dell’ “Andria”: Terenzio si difende dall’accusa di “contaminare fabulas”, ovvero di rovinare i propri modelli greci mischiandoli.
- Prologo dell’ “Heautontimorumenos”: Terenzio prende le distanze dalla farsa popolare di tipo plautino, “motoria” (piena di effetti scenici e con azione assai movimentata), affermando di ricercare uno stile più riflessivo e verosimile.
- Approfondimento e valorizzazione dei rapporti umani che intessono la trama della commedia: scelta consapevole di Terenzio che naturalmente va a scapito dell’inventiva verbale e delle trovate comiche; apparizione del fondamentale concetto di humanitas.
Lucilio (prob. 168 a.C. - 102 a.C.)
Primo letterato di alto rango che sceglie di dedicarsi solo alla scrittura e non alla vita politica. Come Terenzio, al centro dell’età degli Scipioni, ma la sua elevata posizione sociale lo mette in una condizione di maggiore libertà espressiva.
Satira: “satura” non nome greco, la connessione col greco “satyros” è falsa; “satura lanx” a Roma indica un piatto ricco di primizie che venivano offerte agli dèi: valore di mescolanza e varietà; satira genere completamente latino; permette l’espressione diretta del poeta, che affronta i temi più disparati: canone della varietà.
Opere di Lucilio
- 30 libri di satire, di cui abbiamo frammenti per 1300 versi; probabilmente prima raccolta pubblicata verso il 130 a.C. Importanza di Lucilio: si dedicò interamente al genere satirico (Ennio aveva scritto satire, ma se n’era occupato come genere minore).
Caratteristiche delle opere di Lucilio
- Temi: spettro ampio di argomenti.
- Parodia dell’epica.
- Tema del viaggio.
- Precetti culinari.
- Descrizione di banchetti.
- Donna amata.
- Disquisizioni critico-letterarie.
- Spirito moralistico: da qui in poi caratterizzerà sempre il genere satirico; spunti critici nei confronti dei costumi contemporanei.
- Non definibile riformatore politico, ma grande innovatore letterario e personalità anticonformista.
- Stile: vario ed innovativo, si apre a tutti i liv
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