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Schemi di bilancio

Appunti di ragioneria generale e applicata sugli schemi di bilancio basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della professoressa Montanini, dell’università degli Studi del Politecnico delle Marche - Univpm, facoltà di economia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Ragioneria generale e applicata docente Prof. L. Montanini

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GLI SCHEMI DI BILANCIO

Il bilancio secondo l’articolo 2423, comma 1 si compone di quattro documenti:

1. Lo stato patrimoniale

2. Il conto economico

3. Il rendiconto finanziario, in base alla nuova normativa entrata in vigore il 1° gennaio 2016

4. La nota integrativa

Al bilancio viene allegata la relazione sulla gestione, che è un documento nel quale gli amministratori spiegano la

gestione trascorsa e le prospettive future e il prospetto dei movimenti dello patrimonio netto.

LO STATO PATRIMONIALE

Lo stato patrimoniale è un documento di origine contabile volto a esporre il patrimonio aziendale alla data di

riferimento. Operativamente si redige collocando opportunamente i conti che sono stati epilogati nello “stato

patrimoniale finale”. Il codice non si sofferma a descrivere quali debbano essere i requisiti generali per inserire un

certo elemento nello Stato Patrimoniale ma si limita a descrivere gli schemi di classificazione, rinviando l’esame

dei caratteri generali degli elementi patrimoniali alla teoria economico-aziendale.

Lo schema generale di classificazione

L’articolo 2423 ter, comma 1, stabilisce che salvo le disposizioni di legge speciali per le società che esercitano

particolari attività nello stato patrimoniale e nel conto economico devono essere iscritte separatamente e

nell’ordine indicato, le voci previste negli articoli 2424 e 2425. Questa norma significa che le strutture degli

schemi dei prospetti contabili componenti il bilancio sono obbligatorie, rigide, non modificabili da parte degli

amministratori e redatto in modo tale da evidenziare aggregati parziali (art. 2424).

La rigidità degli schemi formali risulta come logica conseguenza del postulato della comparabilità dei bilancio, poiché la

possibilità di confrontare bilanci di esercizi diversi e di diverse aziende risiede anche nell’uguaglianza delle forme espositive.

La forma dello stato patrimoniale è quella a sezioni contrapposte, denominate rispettivamente Attivo e Passivo.

Per ciascuna sezione vi sono quattro livelli di articolazione della struttura:

1. livello Contrassegnato da lettere alfabetiche maiuscole macroclassi

2. livello Rappresentato da numeri romani classi

3. livello Definito da numeri arabi voci 

4. livello Indicato con lettere minuscole, solo per alcune voci sottovoci

ATTIVO PASSIVO

A) Crediti v/soci per versamenti A) Patrimonio netto

ancora dovuti, con separata

indicazione della parte già B) Fondi rischi e oneri

richiamata C) TRF

B) Immobilizzazioni D) Debiti

C) Attivo circolante E) Ratei e risconti

D) Ratei e Risconti

Criteri generali di classificazione

Per quando riguarda l’attivo, la classe A) consiste sostanzialmente nell’unica voce dei crediti verso i soci derivanti

da sottoscrizioni di nuove quote di capitale (in fase di costituzione o di aumento di capitale) per i quali non è stato

ancora effettuato il conferimento. Nelle società di capitali il versamento immediato degli importi sottoscritti è

obbligato per i conferimenti diversi dal denaro e per il 25% dei conferimenti in denaro. I rimanenti conferimenti da

effettuarsi in forma liquida possono essere liberati in un secondo momento, dopo che gli amministratori li avranno

richiamati. Quindi finché il conferimento non è effettuato, il relativo credito dev’essere esposto nella classe A e

bisogna indicare separatamente la parte già richiamata (ma non ancora versata), in quanto è da presumere che

l’avvenuto richiamo renda il credito stesso a breve termine, mentre sulla parte non richiamata il Codice non pone

alcun limite. Il motivo per il quale il codice richiede una distinta evidenza dei crediti verso i soci per i versamenti

ancora da effettuare, risiede nel fatto che tali crediti sono nella sostanza capitale sociale non versato, e nel nostro 1

ordinamento, il mancato versamento comporta una riduzione delle garanzie patrimoniali nei confronti di terzi per le

obbligazioni sociali.

Per le classi B e C, il codice afferma all’articolo 2424 bis, 1° comma, che gli elementi patrimoniali destinati a

essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni, lasciando intendere che in caso di

utilizzo non durevole l’elemento attivo patrimoniale andrà nella classe dell’attivo circolante.

Per quanto riguarda il criterio generale di classificazione dell’attivo, il legislatore opta per una classificazione fondata sulla

destinazione in azienda decisa degli amministratori, intendendo la diversa funzione che i componenti del patrimonio

assumono effettivamente in relazione allo svolgimento dei processi produttivi. A questa classificazione non mancano le

deroghe, infatti, per alcuni impieghi come i crediti di finanziamento vanno collocati tra le immobilizzazioni finanziarie

indipendentemente dal loro utilizzo, mentre i crediti verso i clienti vanno sempre nell’attivo circolante indipendentemente

dalla loro scadenza. Nello schema, infatti, occorre indicare separatamente i crediti iscritti tra le immobilizzazioni

finanziarie (di origine finanziaria) i cui importi sono esigibili entro l’esercizio successivo e i crediti iscritti nell’attivo

circolante (di origine commerciale) i cui importi sono esigibili oltre l’esercizio successivo.

Per il passivo, la classificazione principale consiste nella natura delle fonti di finanziamento, al fine di

distinguere i mezzi di terzi dai mezzi propri. Analogamente a quanto previsto per i crediti iscritti nell’attivo

circolante, lo schema richiede anche per i debiti l’indicazione degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo.

Per favorire la chiarezza, inoltre, l’articolo 2424 comma 2, prevede che se un elemento dell’attivo o del passivo

ricade sotto più voci dello schema, nella nota integrativa deve annotarsi, qualora ciò sia necessario ai fini della

comprensione del bilancio, la sua appartenenza anche a voci diverse da quella nella quale è iscritto. L’iscrizione

dell’elemento dell’attivo o del passivo che ricadrebbe sotto più voci è effettuata nella voce che il redattore del

bilancio ritiene possa essere più rilevante rispetto alle esigenze conoscitive degli utilizzatori del bilancio, salvo i

casi in cui singoli principi contabili prevedano un trattamento specifico.

Criterio finanziario di classificazione

Questa classificazione consiste nel distinguere le diverse poste in funzione al tempo necessario a generare

liquidità per l’attivo e ad assorbire liquidità per il passivo.

ATTIVO PASSIVO

ATTIVO NON PATRIMONIO NETTO

CORRENTE

(> 12 mesi) PASSIVO

NON CORRENTE

(debiti a medio – lungo)

ATTIVO

CORRENTE PASSIVO

(< 12 mesi) CORRENTE

(debiti a breve)

Questa classificazione si può avere solo riclassificando lo schema civilistico e se la nota integrativa contiene le

informazioni necessarie.

Entrando nel merito delle singole macroclassi:

B) Immobilizzazioni, comprende tre classi:

I) Immobilizzazioni immateriali

II) Immobilizzazioni materiali Volontà di introdurre nello schema il

III) Immobilizzazioni finanziarie criterio della liquidità crescente.

C) Attivo circolante, comprende quattro classi:

I) Rimanenze di magazzino

II) Crediti

III) Attività che non costituiscono immobilizzazioni

IV) Disponibilità liquide 2

Il passivo, invece, prevede per i mezzi propri una serie di distinzioni di secondo livello senza che al loro interno vi

siano ulteriori specificazioni sotto forma di numeri arabi, diversamente dalla classe dei fondi e dei debiti, per i quali

non c’è nessuna distinzione di secondo livello ma un’immediata articolazione nelle voci di terzo livello.

La possibilità di modifiche delle voci previste dallo schema civilistico

Lo schema civilistico è rigido e le uniche eccezioni possibili sono:

 Possibilità di suddividere ulteriormente le voci precedute da numeri arabi senza l’eliminazione della

voce complessiva e dell’importo corrispondente

 Possibilità di raggruppare le voci precedute da numeri arabi solo quando il loro importo è irrilevante ai

fini della rappresentazione chiara, veritiera e corretta o quanto tale accorpamento favorisce la chiarezza del

bilancio, caso nel quale la nota integrativa deve contenere distintamente le voci riunite

 Obbligo di adattare le voci precedute da numeri arabi quando lo esige la natura dell’attività esercita

 Obbligo di aggiungere altre voci, necessarie per una corretta interpretazione del bilancio, quando il loro

contenuto non è compreso nello schema civilistico

 Divieto di effettuare compensi di partite

Per favorire invece la comparabilità temporale, l’articolo 2423 ter comma 5 impone di inserire a fianco di ogni

voci di Stato Patrimoniale e di Conto Economico l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente. Se

le voci non sono comparabili, quelle relative all’esercizio precedente devono essere adattate e nel caso non sia

possibile dev’essere segnalato e commentato nella Nota integrativa. Inoltre, qualora l’importo della voce preceduta

da un numero arabo sia nullo, la voce può essere omessa, invece le voci precedute da numeri romani o lettere

maiuscole devono essere menzionate comunque, anche con un importo pari a zero.

Conti d’ordine

In base all’articolo 2424 comma 3 del codice civile, modificato con l’attuazione della direttiva

n. 34/2013/ UE, nello stato patrimoniale non vanno più evidenziati i conti d’ordine e le

informazioni relative agli stessi sono richiesti in Nota integrativa. L’articolo richiede che devono

risultare le informazioni relative alle garanzie prestate direttamente o indirettamente,

distinguendo fideiussioni, avalli e altre garanzie personali e reali, e indicando separatamente le

garanzie prestate ad imprese controllate e collegate, nonché di controllanti e di

imprese sottoposte al controllo di quest’ultime.

! Fino al 31.12.2015 i conti d’ordine venivano posizionati in calce allo stato patrimoniale !

In termini generali, riguardano i fatti che, pur non influenzando quantitativamente il patrimonio

e il risultato economico dell’azienda, possono produrre effetti di tale tipo in futuro. Essi

arricchiscono la capacità informativa dl bilancio di esercizi, soprattutto in termini prospettici. Il

Codice civile non fornisce una classificazione dei conti d’ordine, né alcuna regola per la

valutazione dei diversi elementi che la compongono.

Il principio contabile nazionale n.22 (2014) sottolinea che la rappresentazione di garanzie,

impieghi e altri conti d’ordine non deve duplicare gli accadimenti già oggetto di

SI RAPPRESENTAZIONE

rilevazione nello Stato patrimoniale, nel conto economico e nella nota integrativa.

Beni di terzi presso la

società

NO RAPPRESENTAZIONE

Beni della società presso terzi

Depositi cauzionali ricevuti

Fondi rettificativi del valore delle attività

Lo schema di stato patrimoniale prevede l’iscrizione delle voci dell’attivo al netto delle rettifiche di valore, quali

ad esempio, fondi di ammortamento e altre poste rettificative. La nota integrativa fornisce adeguata informativa su

qualsiasi posta rettificativa delle voci dell’attivo, anche quando l’informazione non è espressamente richiesta dal

codice civile.

IL CONTO ECONOMICO

Il conto economico è un documento di origine contabile, volto a rappresentare e dimostrare il risultato economico

conseguito a seguito della gestione riferita a un determinato arco temporale. Operativamente, si redige collocando

opportunamente i conti che sono stati epilogati nel “conto de risultato economico”. 3

Lo schema generale di classificazione

L’articolo 2425 del codice civile prescrive lo schema del conto economico con una forma espositiva di tipo scalare

in cui evidenzia il risultato economico dell’esercizio e fornisce una rappresentazione delle operazioni di gestione,

mediante una sintesi dei componenti positivi e negativi di reddito che hanno contribuito a determinarlo. Il

contenuto si articola di 3 livelli:

1. livello Contrassegnato da lettere maiuscole

2. livello Contrassegnato da numeri arabi

3. livello Contrassegnato da lettere minuscole

Lo schema di conto economico presenta nell’ordine quattro classi di voci contrassegnate da lettere maiuscole

dell’alfabeto ed evidenza quattro risultati intermedi non contrassegnati da alcun numero.

A) VALORE DELLA PRODUZIONE

B) COSTI DELLA PRODUZIONE

Differenza A-B

C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI

Totale proventi e oneri finanziari

D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA’ E PASSIVITA’ FINANZIARIE

Totale delle rettifiche

Risultato prima delle imposte (A-B +/- C +/- D)

20) IMPOSTE SUL REDDITO, CORRENTI, DIFFERITE E ANTICIPATE

21) UTILE (PERDITA) D’ESERCIZIO

La struttura scalare consente di evidenziare i risultati parziali rappresentati dalla differenza A-B e il risultato

prima delle imposte. Dopo quest’ultima voce devono essere indicate separatamente le imposte sul reddito che

precedono l’utile o la perdita d’esercizio. Anche per il conto economico valgono le possibilità e gli obblighi di

modifica dello schema formale contenuti nell’articolo 2423 ter (guarda SP).

Con le classi A e B si confrontano i componenti positivi e negativi, relativi alla gestione caratteristica e alla

gestione extra-caratteristica, che costituiscono il valore della produzione e i costi della produzione classificati per

natura, sulla base del fattore produttivo. La differenza A-B pertanto finisce per rappresentare un risultato

operativo globale, che include non solo la gestione caratteristica ma anche l’eventuale gestione accessoria.

Va notato che nella classe A non si trovano soltanto i ricavi derivanti da vendite di beni e servizi, ma anche dalle

variazioni delle rimanenze di magazzino di prodotti finiti, prodotti e commesse in corso di lavorazione e le

capitalizzazioni, ossia gli incrementi di immobilizzazioni a seguito di processi produttivi interni. In questo modo la

classe A contiene sia valori che hanno già avuto manifestazione finanziaria (ricavi di vendita), sia ricavi intesi

come aumento della produzione interna, che non si è ancora tradotta in cessione al mercato (variazioni di

rimanenze) o per la quale non è neppure previsto un realizzo diretto, ma un realizzo indiretto tramite la

partecipazione ai processi interni (le capitalizzazioni).

In sostanza lo schema del conto economico adotta una concezione del ricavo come output tecnico del processo

produttivo, a prescindere dal suo realizzo con atti di scambio.

Tra i costi della produzione appaiono tutti i costi che hanno contribuito ad ottenere quegli output produttivi e infatti

si parla di una struttura a costi e ricavi integrali.

Le voci della classe A e B sono rilevate al netto di resi, sconti, abbuoni e premi, nonché delle imposte

direttamente connesse con la vendita dei prodotti e la prestazione dei servizi (articolo 2425-bis,comma 1).

N.B. Sia entro la classe A e B vi sono due voci residuali, rispettivamente in A.5 altri ricavi e proventi, e in B.14

oneri diversi di gestione, per i quali il codice non fornisce ulteriori indicazioni in merito al loro contenuto a 4


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AUTORE

Cogni12

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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cogni12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Montanini Lucia.

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