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Decameron

Proemio

Il libro si apre con un proemio che delinea i motivi della stesura dell'opera. Boccaccio

 afferma che il libro è dedicato a coloro che sono afflitti da pene d'amore, allo scopo di

dilettarli con piacevoli racconti e dare loro utili consigli. L'autore specifica poi che

l'opera è rivolta in particolare ad un pubblico di donne e più precisamente a quelle che

amano. Il destinatario dell'opera è la borghesia cittadina, che si contrappone all'istituto

della corte, sviluppatosi soprattutto in Francia. Dunque la novella, essendo

caratterizzata da uno stile semplice, breve e immediato, tende ad interfacciarsi con il

nuovo ceto sociale, la borghesia laica, benestante e acculturata di cui Boccaccio è

espressione.

Sempre nel proemio, Boccaccio racconta di rivolgersi alle donne per rimediare al

 peccato della Fortuna: le donne possono trovare poche distrazioni dalle pene d'amore

rispetto agli uomini. Alle donne, infatti, a causa delle usanze del tempo, erano preclusi

certi svaghi che agli uomini erano concessi, come la caccia, il gioco, il commerciare;

tutte attività che possono occupare l'esistenza dell'uomo. Quindi nelle novelle le donne

potranno trovare diletto e utili soluzioni che allevieranno le loro sofferenze.

Sin dal proemio, il tema dell'amore mostra la propria importanza: in effetti gran parte

 delle novelle tocca questa tematica, che assume anche forme licenziose e che susciterà

reazioni negative da parte di un pubblico retrivo; per questo motivo Boccaccio,

nell'introduzione alla IV giornata e nella conclusione all'opera, rivendicherà il suo diritto

ad una letteratura libera ed ispirata ad una concezione naturalistica dell'Eros

(significativo in questo senso il cosiddetto "apologo delle papere", inizio della IV

giornata).

La defensoria (introduzione alla IV giornata)

Defensoria dell’autore – Topos retorico

 Satira di Giovenale

 Dante, epistola 13 a Cangrande della Scala = umile e rimesso

Risponde a reali accuse rivolte alla sua opera → traspare il suo intento letterario e la

 consapevolezza.

Andamento con parallelismi o strutture ternarie + IRONIA

 Boccaccio sceglie modalità letterarie finora considerate inferiori.

 NARRATIO BREVIS considerata genere secondario, Boccaccio per la prima volta la

 innalza ad alta eltteratura.

Volgare fiorentino

 Prosa

 ‘senza titolo’ = varietà della materia che non consente un titolo unitario, e forse

 Sine Titulo)

neanche la diffusione unitaria delle novelle (da Ovidio,

Stile ‘umilissimo e dimesso’ → Dante, valore che dà al volgare fiorentino.

Suscita invidia: gli rivolgono accuse (quindi solo la miseria non suscita invidia – da

 Valerio Massimo)

1) Non è conveniente il suo impegno a consolare e dilettare le donne

2) Non si conviene alla sua età ragionar di donne

3) Farebbe meglio a stare ‘con le Muse del Parnaso’ = ossia utilizzare un genere più

alto

4) Farebbe meglio a pensare come guadagnarsi da vivere che andarsi ‘pascendo di

vento’

5) Ciò che lui racconta non è davvero andata così.

Risponde narrando una NOVELLA che non ha la conclusione per non mettersi in

competizione con i novellatori dell’onesta brigata.

FINE DELLA PARTE ARGOMENTATIVA ‘a’ miei assalitori favellando dico’

INIZIO DEELLA PARTE NARRATIVA ben definito:

Funzione dimostrativa di ciò che è argomentato = exempla.

 factorum et dictorum memorabilium

Valerio Massimo:

 Letteratura agiografica

 Funzione omiletica: predicazione + racconto in volgare che la accosta alla vita

 concreta

Registro: parodico, comico-realistico

 Linguaggio: devozionale e agiografico (ripreso paridisticamente)

 Scopo: insegnamento

In questo caso parodico e polemico = aspetto educativo del rapporto tra padre e figlio

 mostra l’errore del padre nell’imporre al figlio un modello di comportamento descritto

nelle predicazioni, ma che lo allontana dagli impulsi naturali = fallisce

Negli exempla cristiani morali e religiosi

 Fonti.

 Favola preesistente nella tradizione = potenza e pericolosità della forza

 seduttrice delle donne.

Cfr. novellino: estrapola la storia dalla cornice predicatoria.

Ad un uomo viene predetto che il figlio sarebbe diventato cieco se avesse visto la luce prima

dei dei 10 anni. Il padre quindi lo tiene nelle tenebre, e il decimo anno gli permette di uscire. Il

figlio vede per la prima volta varie cose, tra cui alcune donne = il padre gliele presenta come

dei demoni, e il figlio dice allora che desidera avere dei demoni.

Boccaccio riprende l’aspetto predicatorio.

 Episodio reale: nel 1434 sette mercanti fiorentini decidono di lasciare la vita

 cittadina e donare i loro averi in beneficienza per ritirarsi a vivere in ascesi.

Fondano il movimento mistico ‘Servi di Dio’, vivono da eremiti in comunità sul

monte Senario. servitori della Vergine Maria

Appare a loro la Madonna →

Tornano a Firenze dopo alcuni anni e fondano dei monasteri

Tempo passato. Filippo Balducci vive serenamente con sua moglie, che ama, un giorno lei

muore, lasciandolo solo con un figlio piccolo. Filippo decide di dedicare tutto il resto della sua

vita a quella del figlio a Dio = vive di elemosine, orazioni, digiuni, meditazioni, sul monte

Senario.

Non lascia il figlio entrare in contatto con alcuna cosa ‘temporale’ → quando ha bisogno si

reca a Firenze da solo.

Un giorno il figlio diciottenne chiede al padre di poterlo accompagnare, così da poter andare in

città al suo posto le volte successive, essendo il padre ormai anziano. Il padre ritiene che

ormai il figlio possa entrare in contatto con la realtà senza pericolo di esserne intaccato e

accetta.

Il giovane è meravigliato di quello che vede a Firenze (non una semplice città, ma una città

nel fiore).

Domanda il nome delle cose che vede = la nominazione è processo di conoscenza.

Vede delle donne e chiede al padre cosa siano = il padre risponde che sono ‘mala e cosa’ e

che si chiamano

Papere. Il figlio risponde che vuole le papere. Si meraviglia inoltre che il male abbia quelle

fattezze.

Il padre si pente di averlo portato con sé. FINE.

PARTE ENUNCIATIVA: l’autore riprende le accuse e risponde una ad una.

1) La prima accusa è di certo espressa da qualcuno che non ama le donne e che non

conosce l’amore naturale → non se ne cura.

2) Anche i grandi autori della letteratura stilnovistica ‘ragionarono di donne’ fino ad età

auctoritas.

matura (Cavalcanti, Dante, Cino da Pistoia) → richiama la

3) Risposta ironica: non si può concretamente dimorare con le muse + le muse sono

anch’esse donne.

↓ realtà

Le donne hanno fornito ispirazione a Boccaccio, le Muse no = ispirazione della

+ CONSAPEVOLEZZA DEL VALORE DELLA SUA OPERA: in realtà non si allontana dal

Parnaso né dalle Muse.

4) Risposta dura: dignità dei poeti che si guadagnano da vivere con la letteratura e vicino

a lungo ≠ meglio degli avidi che desiderano sempre maggiori ricchezze e muoiono

acerbi.

5) Risposta ironica: non hanno le prove che ciò che lui narra sia andato diversamente.

Lascia soffiare il vento dell’invidia → solleva la terra, e mal che vada la porta più in alto,

sicuramente non più in masso di dove già si trova.

Ribadisce di operare secondo natura → che venga lasciato stare.

Introduzione

Prima giornata: l’autore spiega perché questi giovani ragionano in insieme

‘Orrido cominciamento’

‘Grave e noioso principio’ → il resto sembrerà ancora più piacevole.

 Necessità

 Racconto: volontà i dare diretta testimonianza (autopsia) + si rifà ad altri testi (che

 coglie il lettore colto)

+ topoi

Diffusione: 1348 peste nera

 Luogo di origine: da Oriente

 Cause supposte: spiegazione morale, provvidenziale

 Prevenzione inefficace: non si riesce a contrastare in alcuno modo

 Pratiche sanitarie, allontanare i malati

 Processioni

Modi del contagio: bubboni inizialmente all’inguine e sotto le ascelle → si

 ingrossano e si diffondono in tutto il corpo e diventano macchie nere.

Si diffonde solo parlando insieme ad un ammalato, in poco tempo,

 toccando i suoi panni.

Non solo tra gli uomini ma anche da uomo ad animale.

Rimedi inefficaci: i medici non sanno come comportarsi

 Rimedi popolani: girare annusando piante profumate, allontanarsi dalla città.

Conseguenze psicologico-comportamentali:

 Paura, fuggire gli ammalati

 Ritirarsi a vivere nel modo più modesto possibile

 Vivere in modo smisurato dedicandosi ai piaceri, abbandono di sé e delle

 proprie cose.

Disgregazione sul piano umano-affettivo

 Abbandonare i vicini, gli amici, i parenti malati

 Abbandono dei morti → non c’è nessuna pietà

 I servi avidi se ne approfittano → sono gli unici rimasto, si fanno pagare

 moltissimo, servono male.

Le donne perdono pudore: non ci sono altre donne a soccorrerle, si fanno

 aiutare da uomini.

Venir meno dei legami civili:

 Non valgono le leggi divine né terrene, perché nessuno le fa rispettare.

 Non ci sono cerimonie funebri → elementi carnascialeschi

TRIONFO DELLA MORTE

Uomini che muoiono come bestie

 Animali che mangiano i prodotti dell’uomo, abbandonati

 Oltre 100 000 persone muoiono a Fireze.

Incontro della brigata → 7 fanciulle si incontrano nella chiesa di Santa Maria Novella per

 seguire un rito, in avito funebre:

Tra 18 e 28 anni

 Sagge, nobili, belle, decorose, leggiadre, oneste

 Non dice i nomi per non dare adito alle maldicenze → usa pseudonimi che alludono alle

 loro qualità e ne sottolineano il carattere letterario.

1. Pampinea: la rigogliosa → rimando a sue opere precedenti.

2. Fiammetta → da Filocolo e Elegia di Madonna Fiammetta

3. Filomena

4. Emilia

5. Lauretta

6. Neifile

7. Elissa → soprannome dato a Didone nel libro IVdell’Eneide.

Santa Maria Novella: centro religioso e di predicazione domenicana → come risposta alla peste

propone la meditazione sulla caducità della vita = penitenza e ascesi (Jacopo Passavanti:

prediche quaresimali, 1343, grande influenza sui fiorentini).

Si siedono in cerchio (= uguaglianza) a pregare e poi parlano tra loro.

Pampinea prende parola: orazione ben argomentata

- Diritto di ogni vivente di aiutare, conservare e difendere la vita

- Vivere al meglio possibile: senza recare offesa ad altri

- Paura: trionfa la morte

- Tristezza: tutto i loro parenti sono morti

- È inutile e dannoso rimanere in città: per sopravvivere o si è disonesti, o si fugge

- Proposta: vivere insieme fuori città con costumi onesti

- Prerorazione della sua idea: lecita = andandosene non abbandonano nessuno

Proposta della giovane: riaffermazione della vita con le sue esigenze, ricreazione dell’ordine

attraverso la letteratura:

andare in un Locus Amoenus = nuovo eden per la rinascita della vita,

Filomena ha dei dubbi: come possono vivere da sole loro che sono donne ‘mobili, riottose,

sospettose, pusillanime e paurose’ → servono gli uomini

Elissa: chi? La maggior parte dei loro parenti sono morti, non si conviene abitare con estranei.

Entrano 3 giovani: sono quelli giusti

- Più di 25 anni

- Pia

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saralamitica97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Cabrini Anna Maria.
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