Petronio e l'età di Nerone
Petronio vive nell'età di Nerone. È un romanzo ambientato in epoca contemporanea all'autore. Il regno di Nerone (54 d.C.-68 d.C.) è stato un periodo piuttosto lungo per un imperatore romano, mentre altri imperatori romani durarono pochi mesi. Il Satyricon è stato scritto tra il 54 d.C. e il 66 d.C., quando Petronio muore, ed è una data precisa.
L'ascesa di Nerone
Nerone sale al potere a 17 anni grazie alle manovre della madre Agrippina, la quale lo amava moltissimo e sperava potesse raggiungere il massimo potere per un romano. Il progetto di Agrippina non aveva scrupoli: una volta ottenuto il potere, voleva comunque governare lei, cosa che Nerone non accetterà mai, arrivando a sottrarsi ai suoi comandi.
L'imperatore che precede Nerone è Claudio, il marito di Agrippina. Claudio non è il padre di Nerone, il padre vero era morto per morte naturale. Lei in seguito si era risposata, ma anche in questo caso il marito muore. Alla fine, lei diventa la sposa dell’imperatore Claudio (terzo matrimonio). Claudio era lo zio di Agrippina e aveva già avuto altre mogli, alcune morte per morti naturali e altre fatte uccidere per tradimenti, con cui aveva avuto dei figli. L'obiettivo di Claudio è quello di mettere sempre in bella vista Nerone, chiedendo fin da subito degli onori anche perché Claudio ha altri figli da precedenti matrimoni. I più importanti sono: Ottavia e Britannico.
Agrippina, per evitare che alla morte di Claudio salga al trono Britannico, decide di far emergere suo figlio facendo "accantonare" Britannico. Nerone inoltre si sposa con Ottavia, diventando così anche il genero di Claudio (matrimonio politico).
Personaggi di spicco attorno a Nerone
- Afranio Burro: Proveniente dalla Francia dalla zona di Besançon. Era un militare che Agrippina nomina prefetto del pretorio, la "guardia del corpo" dell'imperatore regnante, i soldati più fedeli. I pretoriani avranno sempre un ruolo determinante nell'impero, arrivando a uccidere e nominare gli imperatori.
- Lucio Anneo Seneca: Nato in Spagna, in una provincia romana molto sviluppata (Cordova). Viene chiamato per diventare il maestro di Nerone, dopo essere stato fatto tornare dall'esilio in Corsica, dove si trovava per motivi politici. L'esilio lo aveva deciso Claudio stesso. Era un letterato e filosofo.
La morte di Claudio
Rimane il problema dell’imperatore: Claudio era un uomo molto goloso di funghi, così Agrippina decide un giorno di servirgli dei funghi da lei stessa avvelenati. Lui muore, la notizia si espande, ma alla fine sono già tutti pronti per l’incoronazione del nuovo imperatore. Nerone viene proclamato ufficialmente imperatore di Roma e Ottavia imperatrice. Agrippina è molto soddisfatta di aver realizzato il suo sogno, anche se dopo poco iniziano le difficoltà poiché voleva governare al posto del figlio.
Interessi di Nerone
Nerone non aveva un forte interesse per la politica. Fin da bambino era interessato alla musica (si riteneva un grande cantante, prendeva anche delle lezioni. Il canto era accompagnato dalla cetra, cantava opere scritte da lui stesso), alla poesia (componeva versi e si riteneva un grande poeta) e allo sport (corse con i cavalli carro trainato). Sono tre interessi semplici ma, essendo imperatore, non riesce più a dividersi tra le diverse cose da fare.
Questi interessi non erano ben visti dalla madre, che voleva che lui si adeguasse a un certo tipo di comportamento essendo imperatore. Tra questi interessi ce n’erano altri: la notte usciva e girovagava per i quartieri più brutti della città, partecipando anche a delle risse accompagnato dalle amanti, procurate fin dai primi anni da imperatore.
L'influenza di Seneca e Burro
Di fronte a tutto questo, Seneca e Burro, che avevano un ruolo importantissimo, gli davano molti consigli ma non lo opprimevano, cosa che invece faceva Agrippina, motivo per il quale i primi anni del regno non furono semplici.
La morte di Britannico
Nel frattempo, Nerone teme che Britannico possa diventare un personaggio scomodo e rivendicare per sé il potere imperatore, quindi lo fa avvelenare durante un banchetto. Britannico soffriva di epilessia e Nerone fa diffondere la voce che Britannico sia morto durante un attacco epilettico.
Agrippina, accorgendosi anche che nel frattempo Burro e Seneca si erano allontanati da lei per avvicinarsi di più a Nerone, decide di essere un po’ più diplomatica con gli interessi del figlio, ma lui non ci crede e quindi decide di ucciderla anche per volere di Poppea.
Poppea e la morte di Agrippina
Poppea vantava una bellezza straordinaria e aveva una ricetta per mantenerla: faceva il bagno nel latte di asina e, quando si muoveva per andare da qualche parte, la accompagnava una serie di asine per poter avere sempre il latte per le proprie cure personali. La sua bellezza era diventata quasi proverbiale e pare che circolasse una crema di bellezza chiamata proprio con il suo nome.
Questa donna era sposata e non si accontentava di essere una delle tante amanti di Nerone. Voleva essere la nuova imperatrice, ma il raggiungimento di questo scopo era ostacolato anche da Agrippina (ovviamente anche da Ottavia).
Sia Nerone che Agrippina possedevano delle ville a Napoli. Mentre Nerone si trova in una delle sue ville, finge di volersi riconciliare con la madre e la invita a un banchetto. Agrippina è una donna molto astuta, in molte occasioni della sua vita ha ingannato le persone senza scrupoli e, conoscendo bene Nerone e le vie del crimine, è molto cauta a riguardo, ma accetta comunque l’invito e si reca al banchetto utilizzando mezzi propri, con una lettiga.
L'inganno di Nerone
L’inganno di Nerone consisteva in un meccanismo piuttosto perverso: aveva fatto pervenire l’invito alla madre aggiungendo che le avrebbe mandato una propria imbarcazione, nella quale sarebbe crollato il soffitto della camera che l’avrebbe ospitata. Nerone recita molto bene la parte del figlio pentito che vuole riconciliarsi con la madre. Dopo alcune ore il banchetto si concluse e Agrippina crede davvero che Nerone volesse riconciliarsi con lei senza inganni, ma poi il figlio le chiede di tornare a casa con la sua imbarcazione e lei si lascia convincere; si dice che l’abbia anche baciata prima di partire.
Agrippina prende posto sull’imbarcazione, il soffitto crolla ma lei in quel momento era spostata e quindi vengono uccisi i suoi accompagnatori; Agrippina scappa a nuoto. Trova una barca di pescatori che la accolgono e la trasportano sulla spiaggia dove si trova la sua villa.
La morte di Agrippina
La notizia si è diffusa e gli abitanti del luogo le vanno incontro per congratularsi con lei per essere riuscita a scampare alla morte. Senza dire niente a nessuno, torna nella propria villa e sta al gioco di Nerone. Lei aveva capito che era un inganno ma non lo fa sapere agli abitanti e invia un messaggero dal figlio, dicendo che miracolosamente era riuscita a sopravvivere a un naufragio.
Il messaggero parte per raggiungere la villa di Nerone nel cuore della notte e, quando apprende la notizia, Nerone è terrorizzato e teme che Agrippina voglia spodestarlo, non sa cosa fare e chiede consiglio a Seneca e a Burro. I due consiglieri mettono in atto una fase di “scarica barile”; Seneca si rivolge a Burro che deve fornire una risposta alla domanda se fosse stato opportuno uccidere Agrippina oppure no. Burro risponde che i pretoriani da lui comandati non possono agire contro di lei perché è la figlia di un famoso generale. Risolve il problema uno dei liberti che, con un gruppo di uomini, si reca alla villa di Agrippina per ucciderla.
Agrippina non si aspetta più nulla da Nerone; quando gli assassini sono arrivati, le fonti antiche ci dicono che Agrippina si fosse scoperta il ventre e abbia detto di colpire lì, da dove era nato Nerone; un mostro. Così muore Agrippina.
Il declino di Nerone
Agrippina esce di scena e a questo punto Nerone inizia a sognare la madre che lo attira nell’oltretomba. Decide di allontanarsi dalla villa e torna a Roma per dedicarsi ai suoi piaceri e a Poppea che gli rimane accanto, ma resta il problema della moglie Ottavia, la legittima moglie di Nerone che apparteneva alla dinastia Giulio-Claudia come lui.
Nerone divorzia con l'inganno da Ottavia, che viene falsamente accusata di avere un amante e di essere sterile. Qualche liberto si addossa la colpa di essere stato l'amante di Ottava, ma è tutta una montatura. Ottavia viene accusata di adulterio e in questo modo Nerone divorzia da lei e la manda in esilio, prima in un altro palazzo di Roma e in seguito in Campania, in un’isoletta vicino a Napoli, Ventotene.
L’esilio non dura molto e, nel frattempo, a Roma questa condanna è stata accolta molto male dal popolo che inscena delle manifestazioni in onore di Ottavia. Nerone manda i suoi soldati a placare la folla e decide di eliminare anche Ottavia, a cui viene ordinato di tagliarsi le vene. La giovane Ottavia muore di una morte lenta, poiché essendo traumatizzata il sangue non le esce velocemente, quindi muore molto lentamente e dolorosamente.
Le manifestazioni artistiche di Nerone
Nel frattempo, Nerone decide di esibirsi pubblicamente. La sua prima esibizione non privata si svolge a Napoli; colonia greca, città che vedeva più di buon occhio rispetto a Roma. Si reca a Napoli e tiene una serie di concerti in un teatro pubblico davanti a una folla di spettatori, ottenendo notevole successo anche perché, durante le sue manifestazioni, portava con sé dei giovani da lui stipendiati che avevano il compito di battere le mani ed elogiarlo durante gli spettacoli.
Nerone è soddisfatto e si ritiene sempre di più un grande artista. È difficile capire fino a che punto Nerone fosse convinto delle sue capacità artistiche; nella sua mente doveva esserci una vena di follia. Durante queste manifestazioni artistiche, costringe anche persone di origine aristocratica a salire sul palcoscenico e a improvvisare qualche spettacolo. Ciò genera fastidio da parte di uomini romani che non accettano che un uomo politico si dedichi a queste iniziative e attività. Infatti, Nerone aveva messo in atto delle azioni di controllo, durante le esibizioni gli spettatori non potevano andarsene e dovevano sempre essere pronti all’applauso e all’adulazione nei suoi confronti.
Organizza anche dei giochi della gioventù dove invita i giovani ad esibirsi con lui e dei giochi quinquennali, chiamati “i giochi di Nerone” che si sarebbero dovuti svolgere ogni 5 anni, ovviamente vinceva sempre lui.
L'incendio di Roma
Nel frattempo, scoppia l’incendio di Roma a luglio del 64 d.C. e parte dai quartieri più degradati, abitati dalle persone più povere della città, e si diffonde rapidamente anche nei quartieri delle famiglie aristocratiche, durando una settimana. I mezzi di soccorso erano molto modesti, c’erano squadre di schiavi organizzate per gettare acqua sulle fiamme, ma l’incendio era di proporzioni sostanziose.
Quando scoppia l’incendio, Nerone si trovava ad Anzio, la sua città di nascita, e quando apprende dell’accaduto, torna immediatamente in città e comincia ad organizzare questi modesti soccorsi. Tuttavia, prende sempre più piede la voce che sia stato Nerone stesso a volere l’incendio di Roma, perché si diceva che avesse cominciato a farsi costruire un nuovo palazzo imperiale di dimensioni molto vaste e che aveva quindi bisogno di un ampio spazio.
Diventavano sempre più insistenti queste voci e alcune persone intervengono dicendo di aver visto delle persone appiccare l’incendio con delle torce. Si tratta quindi di una situazione difficile e Nerone non sa cosa fare, essendoci il rischio di una ribellione. Si arriva a una soluzione: si cerca un capro espiatorio addossando la colpa dell’incendio a qualcun altro; sono i cristiani.
Persecuzione dei cristiani
In questo periodo il cristianesimo è una religione molto giovane, ha una trentina d’anni e ha cominciato a diffondersi in molte zone dell’impero, tra cui Roma. Alcuni seguaci di Gesù hanno iniziato a spostarsi e a fondare delle comunità; altre persone non erano suoi apostoli ma si sono fatte portavoce della sua parola, come San Paolo. Le comunità erano molto piccole e le persone che le componevano erano, per la quasi totalità, appartenenti alle basse sfere, considerati ai pari degli animali.
Per i ceti alti il discorso era diverso; non avevano bisogno di appartenere a una religione così severa (es: donare ai poveri, aiutare gli altri), ma ci sono rare testimonianze di aristocratici cristiani, tra cui, ad esempio, un’amante di Nerone; avevano scelto questa religione perché ritenevano che potesse rappresentare qualcosa di diverso rispetto alla loro vita, sia terrena che dell’aldilà.
Questa prima comunità di cristiani era, quindi, facilmente destinata a non avere difese nei confronti del potere, essendo composta perlopiù da persone dei ceti bassi. A quei tempi erano arrivati a Roma Pietro e Paolo che avevano rafforzato questa piccola comunità di cristiani, che tendevano a isolarsi dagli altri e ciò alimentava lo sviluppo di voci infamanti sul loro conto (ad esempio che si recassero nelle catacombe, in cui gli altri non potevano andare), erano mal visti, perciò Nerone decide di addossare loro la colpa dell’incendio, dicendo che erano stati loro perché volevano un cambiamento radicale della società siccome credevano in un solo dio, a differenza degli altri.
Fino a quel momento c’era solo una religione monoteistica, quella ebraica (da cui il cristianesimo deriva), tutte le altre erano politeistiche; i romani, dal punto di vista religioso, erano tolleranti verso gli dei degli altri popoli, quando conquistavano un popolo identificavano i propri dei con quelli del popolo sottomesso, li adattavano. Le uniche incomprensioni verificatesi erano con gli ebrei, che rappresentavano un caso difficile per le loro convinzioni religiose. Ai tempi dell’incendio c’era anche parecchia confusione tra ebrei e cristiani.
I cristiani vengono perseguitati, catturati, torturati e inviati a confessare di essere incendiari e condannati a morte. Una parte viene condannata ai giochi del circo, sono costretti a partecipare ai giochi dei gladiatori o ad affrontare delle belve, un’altra parte viene invece condannata alla crocifissione nei giardini di Nerone e trasformati in torce umane, tra cui l’imperatore passeggiava beatamente.
Nerone riesce a stornare da sé quest’accusa; è la cosiddetta prima persecuzione dei cristiani da parte dell’impero romano, che non nasce da motivi religiosi ma dalla necessità di accollare ad altri la colpa di un reato. I cristiani erano mal visti soprattutto perché non accettavano gli dei e che l’imperatore fosse visto come una divinità.
La Domus Aurea e il Colosseo
Dopo questo episodio riprende la costruzione del nuovo palazzo di Nerone, chiamato “Domus Aurea” (casa d’oro), erano tante costruzioni separate da vigneti, prati, giardini; erano tutti molto sfarzosi e decorati con statue e beni della tecnica dell'epoca. I dettagli più belli erano i soffitti, ornati di petali e altro sfarzo.
Inoltre, aveva fatto sistemare una statua enorme di se stesso, ma era talmente alta che comunemente i romani avevano cominciato a chiamarla “la statua del Colosso”. Dopo la morte di Nerone, la costruzione del palazzo non era ancora finita e fu interrotta. Furono buttate giù alcune parti da imperatori successivi, ma la statua rimase; si sostituì il volto con quella di una divinità. Anni dopo, in quella zona, gli imperatori Flavi costruirono l'anfiteatro Flavio, ma la memoria della statua rimase e da qui si origina la parola "Colosseo".
La Domus Aurea era un palazzo in cui viveva, ma soprattutto era un luogo dedicato ai ricevimenti ufficiali (ambasciatori ecc.).
Poppea e le morti di famiglia
Poppea, intanto, dà una figlia a Nerone, ci sono grandi festeggiamenti, ma la bambina ha una vita molto breve, muore dopo pochi mesi per cause ignote e ciò causa molto dolore nell’imperatore. È di nuovo incinta; una sera Nerone rientra tardi a casa e scatta una discussione con Poppea che vuole delle motivazioni, le dà un calcio nel ventre e la uccide.
Nel frattempo, Burro è morto; non è ben chiaro come, alcuni dicono per un tumore alla gola, altri che sia stato avvelenato, voluto da Nerone. Mentre Seneca, il quale si accorge che Nerone non segue più i suoi consigli, si sente sempre più isolato non avendo neanche più l’appoggio di Burro e chiede all’imperatore di ritirarsi a vita privata. Nerone non gli concede il ritiro ufficialmente, ma Seneca frequenta sempre di meno e si dedica sempre più alla filosofia.
La congiura e il declino finale
Nel frattempo, se Nerone vede morire o allontanarsi personaggi a lui scomodi, c’è un malcontento che cresce siccome non tutti sono soddisfatti di questo imperatore. Sia aristocratici che uomini dell’ambiente militare sono disgustati dai suoi atteggiamenti e decidono di organizzare una congiura per eliminarlo; prende il nome del capo dei congiurati, Pisone. Tra i congiurati c'è un poeta, Lucano; nipote di Seneca, ed era tra i congiurati che volevano tornare a un governo repubblicano. Secondo altre fonti, il capo sarebbe stato Seneca, anche se è piuttosto difficile.
Nerone è informato della congiura; ci sono i primi arresti e sotto tortura confessano tutto e sono costretti a suicidarsi, così muoiono Pisone, Lucano e anche Seneca. Insieme a Seneca, voleva morire anche la moglie, Paolina, e anche a lei furono tagliate le vene, ma Seneca impedì che la moglie morisse, mettendole delle bende sulle vene e Paolina rimase in vita ancora parecchi anni, mentre il marito morì.
I nuovi prefetti del pretorio
Era morto anche il prefetto Burro, alla sua morte Nerone decise di nominare due nuovi prefetti del pretorio. Uno dei due era una figura piuttosto scialba che fu coinvolta nella congiura di Pisone, venne arrestato e morì vilmente, l’altro...
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