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Storia della radio e della televisione

Studio dei media come sistema

I diversi media sono in stretta interazione tra loro, assumendo nella loro storia un peso che cambia a seconda del contesto socio-culturale e economico. È l'insieme dei media in un dato momento e rete di interazioni sociali. Esistono anche una visione settoriale dei media e una visione che collega la storia dei media alla storia nazionale. Lo sviluppo delle ferrovie ha allargato la rete delle interazioni sociali e permesso lo svilupparsi dei media.

Peppino Ortoleva, sulla storia dei media, distingue fasi esplosive, cioè momenti di cambiamento in cui c’è esplosione di innovazioni nel sistema di comunicazione, alle quali seguono fasi riflessive in cui c’è diffusione e radicamento delle forme di comunicazione conosciute nella fase esplosiva sorta di ciclicità. Spesso la fase riflessiva viene trascurata ma è tutt’altro che irrilevante.  Es. il libro tascabile, che si sviluppa tra le due guerre, non verrebbe letto se non si tiene presente di come è cambiato il tempo libero; esso viene già occupato da mezzi d’intrattenimento come cinema e radio, oltre che dalla lettura: ecco che il tascabile si insinua proprio in questa dimensione. Rimanda ai processi di industrializzazione e agli effetti sugli individui.

Fasi esplosive

  • 1830-1840 Sperimentazione del telegrafo e introduzione del francobollo, macchina fotografica, tipografia rapida azionata dalla macchina a vapore.
  • 1875-1895 Fase in cui c’è un momento di svolta importante, e in correlazione con la II Rivoluzione Industriale: fonografo, grammofono, cinetoscopio, cinematografo, telefono, radiotelegrafia.
  • 1920-1935 Stampa a rotocalco, fotocopiatrice, sviluppo delle reti a radiodiffusione circolare.
  • 1975-oggi Dal videoregistratore al DVD, dal teletext alle reti telematiche a fibra ottica.

Ortoleva sottolinea come i nuovi mezzi di comunicazione della fase 1875-1895 fossero riconducibili allo sviluppo della rete elettrica. In un contesto in cui c’era miglioramento delle condizioni di vita non supportato dall’alfabetizzazione, questi nuovi mezzi di comunicazione erano fruibili anche a chi non fosse alfabetizzato (es. cinematografo, grammofono). Nel sistema dei media ogni media sa riadattarsi per rimanere in vita.

Opinione pubblica e cultura di massa

Esiste un nesso tra l’opinione o sfera pubblica e cultura di massa: c’è infatti un rapporto tra i media e il cambiare dell’opinione pubblica, mentre la cultura di massa si afferma nel momento dello sviluppo dei media.

Opinione pubblica: espressione che si registra per la prima volta in Francia intorno alla metà del ‘700, il secolo dei lumi, dopodiché anche in Inghilterra e Germania. I due termini, intesi separatamente, sono assai più antichi e hanno in sé un valore semantico complesso; il significato di ‘opinione’ è sintetizzabile in due usi: un primo uso epistemologico del termine che distingue questioni di fatto da questioni di giudizio, un secondo utilizzo che rimanda a un’associazione tra opinione e morale relativa a qualche fatto. Il termine opinione torna negli scritti del XVII secolo di John Locke, che identifica tre leggi che regolano l’agire umano:

  • Legge divina
  • Legge civile
  • Legge dell’opinione  implicazione morale

‘Pubblico’: senso di accesso non limitato ma accessibile a tutti, questioni che hanno interesse per la collettività. Se noi riflettiamo su questi lemmi ci rendiamo conto di quanto sia difficile definire ‘opinione pubblica’  accostamento quasi paradossale dei due lemmi. Quanto la si può pilotare? Quanto entrano in gioco il potere politico e i mezzi di comunicazione di massa? Che rapporto c'è tra l’opinione pubblica e la tirannia della maggioranza, cioè quanto la minoranza può essere schiacciata dall’opinione pubblica, propria della maggioranza?

Sfera pubblica

Habermas nella sua ‘Storia e critica dell’opinione pubblica’ individua l’emergere di una sfera pubblica nella metà del Settecento e a suo avviso nasce come un’arena all’interno della quale ha luogo una discussione razionale e critica che è pubblica proprio perché è aperta a tutti, riconosce un ruolo importante nell’arena ai giornali. Secondo Habermas questo finisce radicalmente nell’800 e uno degli elementi cruciali è il cambiamento dell’uso della stampa attraverso il processo di industrializzazione, professionalizzazione e massificazione. Nelle società industriali occidentali ormai sviluppatesi e configuratesi pienamente l’opinione pubblica è veicolata dalla stampa che diventa lo strumento di affermazione dell’opinione dei ceti borghesi dominanti perdendo quel carattere critico che aveva nel ‘700 percorso degenerativo legato alla massificazione della stampa.

Habermas riprende la teoria della Scuola di Francoforte che aveva promosso una critica fortissima all’industria culturale, cioè la produzione industrializzata di una cultura indirizzata alle masse. ‘Industria culturale’ è un’espressione di Horkheimer e Adorno nel volume del 1947 ‘Dialettica dell’Illuminismo’  riduzione della cultura a merce e annullamento della funzione critica. Quello che abbiamo è la nascita e l’affermazione di una cultura di massa veicolata dai mass media espressione degli interessi economici e egemonici delle classi dominanti. La produzione di cultura finisce per essere subordinata alle leggi di mercato e dunque diventa una cultura standardizzata; consumo massificato della cultura che rende ogni prodotto culturale indifferenziato, facilmente dimenticabile.

Questo pensiero nasce a partire dall’esperienza dei regimi totalitari del ‘900 subita dai sociologi della Scuola di Francoforte costretti a proseguire i loro studi lontano dalla Germania nazista per vie della loro origine semita. Secondo altri studi, tuttavia, i media hanno garantito un accesso alla conoscenza, alla cultura a larghe fasce di popolazioni finora escluse e hanno perciò potenzialità positive.

Umberto Eco nel 1965 ‘Apocalittici e integrati-comunicazione di massa e teoria di comunicazione di massa’ distingue tra apocalittici, cioè coloro che hanno una visione negativa dei media (come gli studiosi della Scuola di Francoforte), e integrati, cioè chi sostiene favorevolmente lo sviluppo dei media; Eco cerca di spostare l’asse di lettura invitando ad andare oltre la contrapposizione secca fra questi due tipi di visioni. La visione della Scuola di Francoforte comunque resta funzionale negli anni ’60, quando viene adottata dai movimenti studenteschi.

Maggiore riflessione sul significato di cultura per arrivare all’attribuzione di un significato: insieme delle arti e delle scienze, predominio di un’élite; progressivamente il termine è passato a descrivere l’equivalente popolare delle scienze e delle arti (la musica popolare, etc) in un processo di espansione orizzontale (sempre più elementi confluiscono nel significato di cultura) e verticale (ha incluso non più la cultura alta, ma anche bassa, popolare).  Ciò non ci porta a leggere in negativo la massificazione.

La radio in Italia

I primi due anni del Fascismo, dal 22 al 24, sono gli anni della lotta delle concessioni: le emittenti cercano di ottenere dal governo le concessioni per le trasmissioni radiofoniche. Occorre avere presente il contesto socio-culturale-industriale italiano: sono gli anni in cui si consolida il regime.

Guglielmo Marconi, inventore-imprenditore bolognese che ha conosciuto fortuna, grazie alle sue invenzioni, soprattutto all’estero in Gran Bretagna, dove ha fondato la società detentrice di tutti i suoi brevetti, e Usa, ha concesso gratuitamente per vent’anni l’uso dei suoi brevetti alle amministrazioni dell’Esercito e della Marina in Italia. Egli sostiene l’indipendenza della nascente struttura delle comunicazioni italiana dal capitale straniero ma la sua iniziativa viene mortificata dai governi liberali, che avevano favorito compagnie francesi (Société General de Telegraphie Sans Fil) e tedesche (Telefunken), e in un primo momento anche da Mussolini  l’imprenditore punta alla realizzazione di una rete radiofonica nazionale, e costituisce nel 1921 la SISERT (società italiana per i servizi radiotelegrafici e radiotelefonici).

La società di Marconi conta su capitale straniero, britannico, mentre nasce una nuova società forte avente l’obiettivo di entrare in competizione con quella di Marconi per avere la concessione radiofonica: è la SIRAC, ovvero Società Italiana Radio Audizioni Circolari, che in realtà è la filiale italiana dell’americana Western Electric Company; anche in questo caso perciò si tratta di un investimento nel mercato italiano di capitale straniero. La SIRAC è diretta da un personaggio che avrà poi un ruolo significativo nella futura radio italiana: Raul Chiodelli.

Il governo fascista e Mussolini, in particolare, hanno un’attenzione assai contenuta nei confronti dell’utilizzo della radio  All’inizio infatti c’è un forte scetticismo da parte del duce, che proviene dal mondo della stampa, ed è la nomina di Costanzo Ciano al Ministero delle Comunicazioni a sbloccare questa situazione di empasse. Ciano, livornese, è molto sensibile alle telecomunicazioni, è legato personalmente a Marconi ed è un ufficiale della marina militare: comprende per queste ragioni l’importanza cruciale della radio e decide di puntare fortemente sulla radiofonia.

È inoltre legato agli ambienti della produzione radioelettrica italiana  insomma, la sua nomina è gradita a tutto l’ambiente che sta intorno alla radiofonia ed è significativa: permetterà di fare un passo avanti alla radiofonia. Persino la stampa inizia a rilevare la lentezza italiana in un settore straordinariamente nuovo in cui si fanno grandi progressi in altri paesi ed è proprio grazie all’iniziativa personale di Ciano che si fa strada la soluzione governativa per venire a capo alle concessioni  si chiede alle due società, che sono le più importanti tra quelle che aspirano alle concessioni, a fondersi in una nuova società, alla quale il governo avrebbe dato la concessione; si tratta dunque di una soluzione di mediazione.

Le due società (la società di Marconi e la SIRAC) trovano un accordo e nell’agosto ‘24 nasce l’URI, Unione Radiofonica Italiana, che verrà sostituita dall’EIAR nel ‘27. Due importanti provvedimenti legislativi sono segnale dell’interesse concreto del governo:

  • Il primo regio decreto legge redime questioni legate ai contenuti e al finanziamento:
    • Per i contenuti, si fa riferimento a concerti, teatro, conversazioni, discorsi (politici), notizie e prediche;
    • Per il finanziamento, si stabilisce che esso provenga dal canone di abbonamento ma anche dalla pubblicità commerciale.
  • Dopo pochi mesi, il secondo decreto torna su alcune questioni già materia di legge nel 1910 (anno del primo intervento legislativo del governo italiano in materia di trasmissione legge, con il quale avvenne la collocazione nei servizi pubblici delle trasmissioni radiofoniche): viene stabilito che l’impianto e l’esercizio per la comunicazione di onde elettromagnetiche senza uso di fili sono riservati al governo, con facoltà del governo stesso di accordarli in concessione; ma mentre ciò era già presente a grandi linee nel decreto del 1910, si aggiungono nuovi elementi, con i quali si intende tutelare il ruolo di controllo dello Stato sulla trasmissione di notizie: si stabilisce infatti che l’eventuale società concessionaria non potrà trasmettere notiziari senza la preventiva autorizzazione delle autorità politiche locali, a meno che le notizie non provengano dall’agenzia della presidenza del consiglio, che mantiene il controllo sulle notizie trasmesse via etere.

Marconi e la rappresentanza italiana della Western Electric trovano l’accordo per unirsi spartendosi il mercato italiano, che è ancora un terreno vergine, soprattutto per quanto riguarda la costruzione delle infrastrutture che rendono possibili le trasmissioni. Nelle stazioni che vengono costituite tra il ‘25 e il ‘43 si utilizzano principalmente apparecchiature fornite dalle officine Marconi (già create a Genova nel 1906) o dalla Western Electric.

Ciano aveva creato le condizioni perché trovassero spazio sul mercato italiano i capitali anglo-americani e quelli dei gruppi industriali italiani che dimostravano maggiore sensibilità per lo sviluppo della radiofonia. Nel consiglio d’amministrazione dell’URI l’azionista di maggioranza è la società di Marconi, ma il peso dell’ex SIRAC è tutt’altro che irrilevante, dato che molti entrano nel consiglio d’amministrazione così come rappresentanti delle più importanti società italiane che fabbricano materiali radiotelegrafici (indicativo dell’interesse dell’industria a entrare nel mercato della radiofonia).

Alla presidenza c’è Enrico Marchesi, rappresentante della famiglia Agnelli (FIAT), alla vicepresidenza l’uomo fidato di Marconi in Italia, e la direzione dell’URI viene affidata a Chiodelli, rappresentante della Western  le diverse cariche rispecchiano tutti gli interessi verso la radiofonia. Sebbene la Fiat non produca materiali radiofonici, buona parte dell’industria comincia ad avere interesse per l’industria legata ai media.  La famiglia Agnelli conduce una serie di operazioni finanziarie che la portano nel mondo della carta stampata e nel 1926 diventa l’azionaria di maggioranza del quotidiano La Stampa attraverso un’operazione sostenuta dal regime.

Punti essenziali della convenzione del 1924

  • Lo stato concede l’esclusiva delle trasmissioni via radio su tutto il territorio nazionale per 6 anni prorogabile per altri 4  monopolio, ma non statale (come invece, ad esempio, la BBC, che è una società statale): l’URI è una società privata che si muove in un regime di monopolio per concessione dello stato;
  • Il servizio radiofonico deve essere effettuato per almeno 6 ore al giorno;
  • L’URI si impegna ad installare 2 sedi di trasmissione, una a Milano l’altra nel sud (Napoli o Palermo);
  • Il governo si riserva la possibilità, in caso di necessità, di avere 2 ore al giorno per trasmissioni governative e comunicazioni urgenti per conto dello stato;
  • Viene previsto che la nomina del presidente dell’URI e dell’amministratore delegato siano ratificate dal governo  figure nella direzione devono essere gradite al regime;
  • Vengono fissate quali debbano essere le cifre per il canone di abbonamento, e le tasse per il possesso dell’apparecchio ricevente (bollo per il possesso della radio)  si opta per una tassazione alta. Una scelta significativa: la radio viene percepita ancora come uno strumento d’élite, rivolto alle classi alte, un bene di lusso, NO alla classe media che non si può permettere la radio; si pensa che il ritorno economico non provenga da una diffusione popolare dell’apparecchio ma da un costo elevato;
  • Protezione doganale per importazione delle apparecchiature trasmittenti: si cerca di dare all’industria italiana, ancora molto debole, una condizione di leggero vantaggio per la crescita attraverso la vendita sul mercato italiano delle apparecchiature radio.

Il 6 ottobre 1924 l’URI inizia le sue trasmissioni, stazione trasmittente installata a Roma, piccolo studio radiofonico in Palazzo Corrodi nei pressi di piazza del Popolo. Il primo annuncio viene fatto dalla violinista del gruppo che eseguirà poi il primo concerto di Haydn alla radio, che si improvvisa annunciatrice: Ines Viviani Donarelli. In seguito diventerà annunciatrice fissa Maria Luisa Boncompagni, la prima star del panorama radiofonico, e, alcuni dicono, la prima annunciatrice donna del mondo; è senz’altro un elemento d’eccezione, avendo già una carriera alle spalle, dato che era stata dicitrice dell’araldo telefonico (dava le notizie al telefono). La Boncompagni continuerà anche dopo la II guerra mondiale fino agli anni ’50, divenendo una figura longeva della radio italiana, una delle prime dive radiofoniche  molti radioascoltatori affezionati le scrivono lettere di ammirazione.

Oltre al concerto di Haydn (che indica una centralità della musica in questa fase della radio italiana nella costruzione dei palinsesti) vanno in onda opere, musica, bollettino meteorologico, notizie di borsa, conversazioni sul tema della radiofonia e alle 22.30 si chiudono le trasmissioni con le ultime notizie e gli inni ufficiali tra i quali Giovinezza.  Ha inizio così una fase sperimentale della programmazione radio che ancora non ha connotati ben definiti.

La radio non è ancora un mezzo propagandistico del regime: in questa fase è ancora ‘scatola sonora’, i cui contenuti sono in via di definizione, secondo Monteleone:

  • Musica  Formula del ‘concerto variato’: si va dalla musica classica ai canti dialettali.
  • Parlato  bollettini, notiziari ancora molto brevi e nessuna rubrica fissa: ancora lontana l’idea di fidelizzazione degli ascoltatori, a cui si arriverà in seguito, vista anche l’esiguità dei radio-ascoltatori in Italia.

Cambiano le cose con l’inizio del ’25: dopo mesi di rodaggio crescono le ore di trasmissione e si arricchisce un po’ il palinsesto e nasce il primo organo di informazione sui programmi, cioè il settimanale ‘Radiorario’, che fornisce agli abbonati la programmazione dell’URI ma anche delle principali emittenti estere e ha una rubrica di lettere dal pubblico, che sono uno strumento di indagine nelle mani dell’URI.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serge95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Salvatici Silvia.
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