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Igiene: concetto di salute

La salute non è un qualcosa di statico, ma un qualcosa di dinamico che possiamo perdere ma che dobbiamo avere la capacità di riacquistare. L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, nella sua carta fondativa del 1948 ha definito il concetto di salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità”. Questo concetto di salute appare obsoleto, in quanto ha un limite, ovvero quando si parla di benessere bisogna tener conto del fatto che tutti gli individui hanno bisogni diversi tra loro. Per questo motivo un igienista di Perugia di nome Seppilli ha definito il concetto di salute come “una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psichico, dell’individuo dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale”.

L’igiene è una disciplina medica che non si occupa delle malattie, ma della tutela della salute, e questo è il compito del medico igienista: favorire il mantenimento della salute. Anche l’insegnante ha un ruolo importante nel mantenimento della salute, perché ha il compito di insegnare ai bambini ad avere considerazione della salute fin da piccoli. Dunque, la tutela dell’igiene è affidata alla medicina attraverso la prevenzione e l’educazione sanitaria, ed ha come fine il mantenimento inalterato dello stato di salute, fisico e psichico, di un individuo fino al termine del suo ciclo vitale.

Il servizio sanitario nazionale

Nel 1978 fu istituita la Legge 833 con il quale fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale. In precedenza l’assistenza sanitaria in Italia veniva erogata attraverso la cosiddetta “cassa mutua”, per cui aveva diritto all’assistenza solo chi lavorava, mentre chi non aveva un’occupazione non aveva assistenza. Inoltre, alcune casse mutue erogavano delle prestazioni, altre erogavano altre prestazioni per cui vi era anche una divergenza rispetto alle cure che venivano offerte, oltre che una divergenza riguardo il diritto all’assistenza. Con il Servizio Sanitario Nazionale si afferma l’obbligo di dover garantire un’eguale assistenza a tutti i cittadini italiani e il suo obbiettivo è la prevenzione delle malattie. Le strutture sanitarie non dovrebbero erogare solo prestazioni per la cura delle malattie, ma cercare di prevenire, ma ciò non avviene perché non vi è un reale interesse nella prevenzione.

C’è da dire che la situazione sanitaria della nostra popolazione è profondamente cambiata grazie alla prevenzione, infatti è per questo motivo che la durata media della vita si è allungata. Per esempio, le malattie infettive in passato erano spesso causa di morte nella società rurale, mentre oggi rappresentano l’ultima causa di morte, e ciò è dovuto proprio all’assenza di prevenzione a partire dall’alimentazione, infatti gli anticorpi sono presenti nelle proteine e in passato la carne si mangiava di rado.

Medicina curativa e preventiva

La medicina curativa è rivolta al singolo individuo ed ha risultati immediati, anche se ciò non impedisce che gli altri individui di una popolazione non si ammalino. La medicina preventiva porta a risultati meno immediati ma radicali e possono cancellare in maniera definitiva la malattia in una popolazione. La vaccinazione è un esempio di medicina preventiva, molto efficace in quanto se il 50-60% della popolazione è vaccinata ciò limita la circolazione del germe. Il germe infetta perché ha bisogno di cellule per vivere e solo infettando persone, animali, vegetali, ha la possibilità di vivere e moltiplicarsi.

Livelli di prevenzione sanitaria

La prevenzione può sembrare un qualcosa di vago, ma per quanto riguarda la prevenzione sanitaria si tratta di un qualcosa di certo e articolato che può essere attuata attraverso tre livelli che sono:

Primaria

È la prevenzione per eccellenza e ha lo scopo di proteggere i soggetti sani annullando o riducendo il rischio di malattia. Si può svolgere secondo tre indirizzi:

  • Inattivazione o rimozione dell’agente causale;
  • Risanamento e protezione ambientale;
  • Aumento delle difese individuali e adozione di uno stile di vita favorevole al mantenimento della salute.

A volte l’intervento su uno di questi tre fattori è sufficiente ad eradicare la malattia: ad esempio bonificando l’ambiente (depurazione acque) si ha la riduzione delle infezioni legate al ciclo fecale – orale, che si trasmettono tramite l’acqua inquinata. In altri casi non è sufficiente intervenire su uno solo dei tre fattori, ma bisogna agire su tre fronti, come nel caso della Tubercolosi.

Secondaria

Per certi aspetti la prevenzione secondaria è più importante di quella primaria, perché mentre la primaria si basa molto su quelli che sono slogan, la secondaria non è rivolta ai soggetti sani, ma a quei soggetti apparentemente sani, che hanno una condizione di malattia iniziale che deve essere svelata per eseguire interventi terapeutici mirati. Quindi l’obiettivo è fare in modo che la condizione patologica sia scoperta in tempo attraverso una diagnosi precoce. Si tratta di una prevenzione imperfetta in quanto è verosimile che un danno, anche se in fase iniziale, si è già realizzato. Si basa essenzialmente sullo screening delle persone portatrici di fattori di rischio o con processi patologici in fase preclinica.

Gli screening sono esami condotti a tappeto su una fascia più o meno ampia della popolazione apparentemente sana allo scopo di individuare una malattia o i suoi precursori (quelle anomalie da cui la malattia si sviluppa) prima che si manifesti con sintomi. Queste procedure permettono di risparmiare tante vite, ma anche tanti soldi. Lo screening può essere di due tipi:

  • Screening di massa es.: per prevenire il carcinoma del collo dell’utero si esegue il PAPTEST in tutte le donne in età fertile;
  • Screening selettivo es.: per l’epatite C si cercano gli anticorpi solo nei familiari di un soggetto trovato HCV+ (positivo).

Mentre la prevenzione primaria cerca di evitare l'insorgenza della patologia, per esempio attraverso interventi sugli stili di vita o sull'ambiente, gli screening rientrano nella cosiddetta prevenzione secondaria, che mira a individuare la malattia quando è più facilmente curabile.

Terziaria

O anche riabilitazione, è rivolta ai soggetti malati e si applica per le malattie croniche e invalidanti. Buona parte delle malattie croniche mostrano la tendenza alla progressione ed alla invalidità. La riabilitazione consiste nell’insieme degli interventi di ordine medico e sociale finalizzati al riadattamento psicologico e fisico.

Fattori causali di tipo comportamentale

Si intendono tutte quelle attività che gli individui svolgono o non svolgono che influenzano la salute.

  • Alimentazione scorretta
  • Vita sedentaria (scarsa attività fisica)
  • Promiscuità sessuale
  • Mancato rispetto del codice della strada
  • Abuso di alcol
  • Fumo di sigaretta
  • Uso di sostanze stupefacenti

Malattie non infettive

Sono le malattie non trasmissibili in modo orizzontale (da soggetto a soggetto). Quanto pesano le malattie infettive rispetto a quelle non infettive?

  • In termini di mortalità: poco = nel 2016 solo lo 23,04 delle morti in Italia (tumori 12.49+ cuore 29.34!) su 100.000.
  • In termini di morbilità: molto = la maggior parte dei casi di malattia non mortale ha origine infettiva (epidemia influenzale tutti gli anni!)

Le cause di morte più frequenti in Italia (2012 -613.520 decessi) sono: le malattie ischemiche del cuore (75.098 casi), le malattie cerebrovascolari (61.255) e altre malattie del cuore (48.384). I tumori maligni con 33.538 decessi quelli che colpiscono trachea, bronchi e polmoni, sono la quarta causa di morte in assoluto e la seconda negli uomini. Distinguiamo:

  • Fattori eziologici: i fattori che svolgono un ruolo determinante nell’inizio e sviluppo del processo patologico (virus, batteri, ecc.) e che sono UNICI, INDISPENSABILI, SPECIFICI e SUFFICIENTI a provocare la malattia;
  • Fattori di rischio: quelli che aumentano la probabilità che il processo patologico si manifesti (alimentazione, fumo, obesità, stress, droghe, ecc) variabili biologiche, comportamenti o fattori ambientali, la cui presenza AUMENTA la probabilità dell’evento dannoso o della malattia (es.: guida troppo veloce);
  • Fattori causali: Sono fattori che non sono UNICI, INDISPENSABILI, SPECIFICI e SUFFICIENTI ma hanno un rapporto di causa-effetto con la malattia. I più diffusi sono: fumo di tabacco; abuso di alcolici; alimentazione eccessiva.
  • Fattori protettivi: sono variabili associate con un MINOR RISCHIO di malattie (es.: colesterolo HDL, dieta ricca in fibre).
  • Malattie monocausali: sono determinate da una causa unica (es.: asbestosi – amianto; saturnismo – piombo) anche se i fattori ambientali e personali possono influenzare (es.: mancato uso maschera protettiva);
  • Malattie pluricausali: sono la maggior parte di quelle non infettive oggi diffuse.

Educazione sanitaria

Lo strumento attraverso il quale si opera la prevenzione è l’educazione sanitaria. Attraverso l’informazione relativa ai problemi della salute e delle malattie, si mira a suscitare nella popolazione atteggiamenti e comportamenti, al fine di migliorare la salute e combattere le malattie. L’educazione sanitaria è molto importante soprattutto per le future generazioni, per questo è importante che essa inizi già nel momento in cui il bambino comincia la scuola d’infanzia. Addirittura, l’educazione sanitaria andrebbe fatta indirettamente anche attraverso comportamenti che dovrebbe seguire la madre del bambino, perché già durante la gravidanza ci sono elementi che agiscono direttamente o indirettamente sulla salute del bambino. La Campania è una delle regioni che ha la più elevata percentuale di bambini obesi.

L’informazione sanitaria deve riguardare:

  • Le cause delle malattie;
  • I fattori che danneggiano la salute;
  • I progressi della medicina preventiva e curativa;
  • I vantaggi ed i limiti dei singoli interventi.

Vi possono essere vari campi d’intervento come:

  • Promozione alla partecipazione ai programmi di vaccinazione e di screening;
  • Educazione contraccettiva: molto spesso ci sono delle chiusure mentali a riguardo, per cui è necessario informare le persone. L’educazione contraccettiva deve essere fatta presso i giovani affinché possano vivere la loro vita, anche sessuale, senza scatenare dei drammi.
  • Istruzione delle gestanti e delle madri, le quali devono essere consapevoli del fatto che i loro comportamenti influenzano anche la salute dei propri figli.

L’educazione sanitaria è “un attività di comunicazione intesa ad: incrementare la salute, ad eliminare i fattori di rischio, ed a prevenire le malattie, rivolta a soggetti singoli o ad intere comunità, e realizzata influenzando positivamente: le conoscenze; gli atteggiamenti ed i comportamenti del singolo, delle comunità e dei detentori del potere” (Smith, 1979).

Intervento di educazione sanitaria

È un complesso intervento che si svolge in tre fasi:

  • Acquisizione di conoscenze
  • Modifica di atteggiamenti
  • Adozione di comportamenti

che viene svolto, spesso in collaborazione, da: operatori sanitari, insegnanti, servizi sociali, ed è diretto a singoli, famiglie, scuole ed intere comunità.

Le conoscenze comprendono:

  • Nozioni sul corpo e le sue cure (le più comunemente trasmesse);
  • Informazioni sulla disponibilità ed uso delle strutture sanitarie (di rado trasmesse);
  • Comprensione dei meccanismi ambientali, lavorativi e comportamentali di rischio, e della tutela della salute (quasi sempre trascurate).

Atteggiamenti

Occupano un posto fondamentale nella strategia della promozione della salute. Essi legano assieme: sensazioni, convinzioni, valori e, quindi, determinano i comportamenti correlati alla salute.

Comportamenti

Sono le azioni esplicate da ogni soggetto, e sono la conseguenza di un processo di acquisizione delle conoscenze; la loro elaborazione da parte del singolo e/o del gruppo; interazione tra l’elaborazione delle conoscenze e i comportamenti iniziali.

Approcci educativi

  • Tradizionale: orientato alla malattia, offre informazioni sulle patologie e come evitarle – poco efficace;
  • Intermedio: orientato ai fattori di rischio – poco efficace;
  • Innovativo: orientato allo stile ed alla qualità della vita (comportamenti – prestanza fisica – benessere) – efficace ma complesso (medicina/scienza dell’educazione).

Fasi di intervento

  • Analisi: dati demografici, sociali e sanitari; scelta degli obiettivi dell’intervento.
  • Programmazione: elenco delle soluzioni possibili, scelta della migliore, scelta dei criteri di valutazione, attuazione dell’intervento, verifica dei risultati.

Valutazione degli interventi

  • Valutazione di efficienza: misurare se il programma sia stato realizzato col migliore impiego delle risorse (umane, tecniche, economiche)
  • Valutazione di efficacia: misurare se il programma abbia raggiunto gli obiettivi, di salute (es.: tasso di malattia) e/o di comportamento (es.: stile di vita).

L’educazione sanitaria ha una fortissima importanza per convincere i soggetti arruolati in uno screening a rispettare costantemente le regole di screening.

Esempi:

  • Rispetto delle scadenze di esecuzione del PAPtest – tumore del collo uterino;
  • Corretta tecnica di autopalpazione della mammella – tumore del seno.

L’obiettivo finale è la sostituzione di comportamenti nocivi e irrazionali con comportamenti favorevoli alla salute. Occorre adottare opportuni metodi educativi che riguardino:

  • La chiarezza del messaggio educativo;
  • Il suo adeguamento alle componenti psicologiche e sociali della popolazione a cui esso è diretto, cioè va tarato in base a quelle che sono le esigenze del momento: se ci si rivolge a dei bambini o dei ragazzi è molto più efficace colpire l’attenzione spiegando quali sono i problemi che possono avere un effetto immediato (es. fumo=> problemi estetici o nelle prestazioni nello sport), piuttosto che parlando dei problemi che possono verificarsi in futuro.
  • La scelta dei mezzi di comunicazione.

La protezione sulla salute è formata da quella serie di: controlli legali ed amministrativi; regole e procedure; codici, destinati ad influenzare la società civile in modo da favorire la salute (es.: leggi sulle cinture di sicurezza, inquinamento, etichette degli alimenti, etc.)

Educazione alimentare

L’educazione alimentare è un settore dell’educazione sanitaria che si interessa ai problemi della salute legati alla nutrizione umana, il cui obiettivo è la promozione della salute da perseguire attraverso la modifica delle abitudini di vita e degli atteggiamenti. Le abitudini alimentari dipendono anche dall’identità culturale, che è molto difficile andare a cambiare là dove si sono già stabiliti dei processi negativi per quanto riguarda l’alimentazione. L’educazione alimentare è importante ma non basta, perché vi sono tutta una serie di malattie multifattoriali.

Principi di educazione ambientale

Conferenza di Tbilisi (1980):

  • Considerare l’ambiente nella sua globalità, naturale ed artificiale, tecnologica e sociale;
  • Instaurare un processo educativo continuo che duri tutta la vita, dentro/fuori la scuola;
  • Seguire un approccio interdisciplinare;
  • Esaminare i problemi dai punti di vista locale ed anche globale;
  • Correlare i contenuti dell’educazione ecologica all’età degli allievi ed alla loro sensibilità.

Educazione sanitaria nella scuola

Non è pensabile che l’educazione sanitaria nella scuola sia affidata solo al medico scolastico. Il ruolo degli insegnanti è centrale, e deve essere instaurata tra docenti e m.s. una azione educativa congiunta, in cui il m.s. assicura il supporto di conoscenze sanitarie, ed i docenti la costante azione educativa.

Obiettivi educativi sanitari nella scuola

Mantenere salubre l’ambiente scolastico ed usarlo per educare gli allievi a preferire e costruire coscientemente un ambiente salubre anche per se stessi; far apprezzare loro lo stile di vita orientato al benessere, sia fisico che psicologico, ed alla prevenzione delle malattie infettive in quanto cura e rispetto di se stessi.

Igiene della nutrizione

Per un accrescimento normale e per condurre una vita attiva è necessaria un’alimentazione adeguata a:

  • Fornire l’energia occorrente per: compiere normali attività fisiologiche, mantenere costante la temperatura corporea, produrre lavoro.
  • Apportare le sostanze necessarie per: la crescita corporea, riparare le perdite che si verificano nel corso delle normali attività.
  • Fornire le sostanze che regolano i processi fisiologici che si svolgono nell’organismo.

Fabbisogno energetico: rappresenta la quantità di calorie necessarie per coprire le perdite giornaliere dell’individuo e viene soddisfatto con l’ossidazione dei glucidi, dei lipidi e secondariamente dei protidi. Nel dispendio energetico abbiamo a che fare soprattutto con i macronutrienti, ossia con alimenti che apportano calorie (carboidrati, lipidi, grassi). Inoltre, il fabbisogno energetico indica l’apporto di energia di origine alimentare necessario a compensare il dispendio energetico da TID, AF, MB.

TID: Termogenesi Indotta da Alimenti : rispetto ad alcuni studi che sono stati effettuati, è stato notato che il 10% degli alimenti che introduciamo nel nostro organismo serve all’energia spesa per digestione, assorbimento, trasporto, metabolismo e deposito degli.

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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher raffy_moda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Capunzo Mario.
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