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resistenza - favorisce processi metabolici – rafforza strutture osseo muscolari - controlla ansia,

depressione – migliora funzione cognitiva.

Nei giovani l’attività motoria contribuisce a far apprendere giusti schemi motori di base, che sono

indispensabili x lo sviluppo del movimento e della coordinazione, e favorisce inoltre l’integrazione

sociale.

Includere l’attività fisica nel proprio stile di vita sin dall’infanzia e l’adolescenza determina una

maggiore probabilità che essa venga mantenuta nell’età adulta, fornendo cosi la base per una vita

sana e attiva.

Nella popolazione adulta e anziana, sono diversi gli effetti che l’attività motoria può avere sulla

salute:

• Su mortalità in generale

• Osteoartriti e osteoporosi

• Sulla salute mentale

• patologie cardiovascolari (ictus, infarto, ipertensione)

• disturbi metabolici (diabete 2, sovrappeso, obesità)

• neoplasie (cancro al colon, al seno)

• cadute nell’anziano.

1-ATTIVITA’ FISICA COME PREVENZIONE DAI TUMORI (accompagnato da una corretta

alimentazione):

Forte evidenza per quanto riguarda il tumore alla mammella – colon – endometrio (mucosa che

riveste la cavità interna dell’utero); media evidenza per tumori alla prostata e polmone; leggera

evidenza per tumori al pancreas, testicolo, rene e tiroide.

Inoltre l’attività fisica può diminuire il rischio di tumore attraverso:

• Prevenzione obesità

• Riduzione infiammazioni a livelli ormonali

• Regolazione della resistenza all’insulina e funzioni del sistema immunitario

TUMORE AL COLON L’esercizio fisico regolare abbassa il rischio del 40/50 %. È stato provato

con più di 50 studi sull’associazione tra attività motoria e rischio di tumore al colon. Gli adulti che

aumentano la propria attività fisica in intensità, frequenza e durata hanno rischi minori, perché va a

regolare: metabolismo ormonale, regolazione insulina, bilancio energetico, diminuzione del tempo

di esposizione delle cellule del colon a sostanze cancerogene che possono essere presenti nelle feci.

TUMORE AL SENO più di 60 studi. Iperglicemia e iperinsulinemia aumentano il rischio, mentre

diminuisce con 3 ore a settimana di attività moderata o intensa, dovuto a: abbassamento dei livelli

ormonali, abbassamento insulina, regolazione della risposta immunitaria, regolazione forma fisica (i

benefici sono superiori per le donne normopeso).

Dunque soggetti fisicamente attivi mostrano una riduzione del 30/40% del rischio di tumore al colon, e nelle

donne fisicamente attive una riduzione del 20/30% tumore al seno.

L’attività fisica regolare svolge anche un importante ruolo nel migliorare le qualità della vita in pazienti

affetti da cancro.

2-ATTIVITA’ FISICA COME PREVENZIONE DALLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI:

L’attività motoria nei confronti delle malattie cardiovascolari in soggetti con stili di vita attivi comporta una

maggiore riduzione del rischio di morte per malattie cardiovascolari:

persone che conducono uno stile di vita attivo e hanno una discreta forma fisica, hanno una riduzione del

50% del rischio di morte; all’aumento dell’efficienza fisica di 1 met è stata associata una riduzione della

mortalità del 20%. Piccoli miglioramenti nell’efficienza fisica sono associati ad una riduzione significativa

del rischio.

Nelle donne di mezza età fisicamente inattive (coloro che praticano meno di 1h/sett. di esercizio fisico) si

può verificare un incremento di tutte le cause di mortalità pari al 52%, un raddoppio della mortalità correlata

alle malattie cardiovascolari, e un aumento mortalità per cancro del 29%.

I benefici dell’attività fisica si estendono anche ai pazienti con malattia cardiovascolare stabilizzata,;

contrariamente al passato dove veniva prescritto l’assoluto riposo: la riabilitazione cardiaca riduce

significativamente l’incidenza di morte prematura per malattia cardiovascolare.

Benefici dell’attività fisica in termini di kcal ad esempio con un consumo di “energia sufficiente” (1600

kcal/sett) rallenta sensibilmente la progressione della malattia coronarica; incremento spesa energetica fino

2200 kcal/sett è associato alla riduzione delle placche arteriosclerotiche in pazienti aventi una malattia

cardiovascolare.

Benefici si hanno anche in pazienti ipertesi, in tal caso sarà opportuno un regolare esercizio fisico a bassa -

moderata intensità, che permettono di ridurre valori pressori sistolici diastolici.

3-ATTIVITA’ FISICA COME PREVENZIONE ALL’OBESITA’ E DIABETE DI TIPO II:

Attività fisica nei soggetti obesi e sovrappeso:

l’attività fisica nell’obesità e sovrappeso à un valido elemento per trattare l’obesità o per prevenirla.

Proporre un incremento dell’attività fisica a partire dalle piccole attività quotidiane (spostarsi a piedi, fare le

scale, ecc).

Molti studi evidenziano come camminare velocemente per 45/60 min. potrebbe essere di grande aiuto per

favorire la perdita del peso corporeo.

È importante tra l’altro sottolineare la correlazione che c’è tra grasso viscerale intra addominale – sindrome

metabolica, infatti un aumento dell’adiposità a livello intra addominale provoca un aumento dell’insorgenza

di ipertensione, resistenza insulinica, concentrazione insulinica, iperglicemia.

Attività fisica nei soggetti con diabete:

l’attività fisica regolare contribuisce a ritardare lo sviluppo del diabete 2 o prevenirne la comparsa in

entrambi i sessi e in soggetti a rischio.

Ciò è dovuto alla capacita dell’attività fisica di aumentare l’utilizzazione di glucosio e diminuire di

conseguenza l’insulino resistenza.

Il calo glicemico che si ha con l’attività fisica si protrae fino a 7 giorni successivi allo sforzo, ciò è dovuto ad

un’aumentata sensibilità delle cellule muscolari all’insulina.

Il miglioramento della situazione glicemica a lungo termine deriva dalla somma degli effetti acuti che si

hanno in ogni singola sessione di allenamento.

Le linee generali, consigliano per i diabetici un’attività fisica aerobica ad intensità moderata qualora non

sussistano complicanze (retinopatia, neuropatia periferica, nefropatia). L’esercizio fisico dovrà essere

comunque adattato e personalizzato. Sono sconsigliati per i soggetti che fanno uso di farmaci

ipoglicemizzanti quelle attività motorie che possono mettere a repentaglio la vita propria e altrui (vela,

motocross, automobilismo, immersioni, ecc).

DIABETE DI TIPO II 2 tipi di ricerca. Caso controllo: si vanno a ricercare fattori di rischio a cui i soggetti

sono stati esposti nel passato. Quindi vado indietro nel tempo. Avrò un gruppo sano e un gruppo malato.

Coorte: 2 gruppi omogenei con tutti soggetti sani, la differenza è che sono esposti a fattori di rischio o

protettivi, poi vado a vedere nel tempo se si sviluppa la malattia.

STUDIO A 2 gruppi (522 persone) con intolleranza al glucosio.

Gruppo controllo: non incido.

Gruppo di intervento: counseling dietologo personalizzato; counseling specifico e opportunità di fare attività

motoria.

Nel gruppo di intervento sono stati riscontrati 27 casi di diabete di tipo II contro i 59 del gruppo di controllo.

Dopo 4 anni nel gruppo di intervento l’11% dei soggetti, mentre nel gruppo di controllo il 23%. Alla fine

dello studio si è riscontrata una diminuzione del 60% dei soggetti diabetici.

È molto importante che il paziente venga seguito da esperti e che possa scegliere lui stesso l’attività fisica

che più vuole svolgere.

Quando si parla di obesità, si può parlare di epidemia, diffusa particolarmente fra i bambini, se non si

interviene può diventare una pandemia.

In Italia 10 milioni di persone sono sovrappeso e 4 milioni obesi. Le complicanze dell’obesità vanno da

quelle psico sociali (scarsa autostima – isolamento) a quelle cardiovascolari, muscolo scheletriche ed

endocrine.

Come abbiamo ben visto l’attività motoria è molto importante come prevenzione, ma è importantissimo

iniziarla precocemente, perché un bambino obeso sarà poi un adulto obeso. È essenziale coinvolgere tutta la

famiglia e avere un approccio multidisciplinare.

Chi pratica attività motoria ha maggiore benessere psicologico; è necessario convincere la popolazione a

svolgere attività motoria:

• Per i bambini sotto forma di gioco

• Da 6 anni si possono proporre giochi di squadra

• L’attività agonistica si può proporre dai 10 anni

• La scelta di qualunque sport deve essere accettata e mai imposta

• Attività costante ma sospesa in caso di sintomi di saturazione

Età adulta e anziana:

• Camminare

• Consultare il medico in caso di patologie di base

4-ATTIVITA’ FISICA NELL’OSTEOPOROSI:

l’esercizio fisico di resistenza ha come effetto l’aumento della densità minerale ossea. Inoltre permette di

ridurre il rischio di cadute negli anziani, andando ad allenare l’equilibrio e la mobilita articolare.

5-ATTIVITA’ FISICA NELLE BRONCO PNEUMOPATIE CRONICHE:

Per queste patologie è consigliata attività fisica ad intensità moderata associata ad esercizi di respirazione.

Un allenamento selettivo dei muscoli deputati alla respirazione può migliorare la capacità ventilatoria e di

ossigenazione in pazienti con patologie polmonari, alleviando la fatica e dispnea.

Molti degli esempi di patologie sopra indicate nei confronti delle quali l’attività fisica può agire toccano gli

Anziani. Malattie comuni tra gli anziani sono: malattie cardiovascolari, artrite, osteoporosi, ipertensione.

Essere stati fisicamente attivi sin da giovani può contribuire a prevenirle (prevenzione primaria), ridurre le

complicanze (prevenzione secondaria), nonché alleviare il disagio e le condizioni di disabilità, facilitando il

reinserimento sociale e comportando un miglioramento generale nella qualità della vita (prevenzione

terziaria).

I benefici dell’attività fisica possono essere acquisiti anche se si inizia una pratica regolare di attività motoria

adatta in età avanzata, ma è indispensabile disporre di personale adeguatamente preparato sia per individuare

il tipo di esercizio più indicato, sia per evitare situazioni avverse.

L’attività fisica svolge anche un forte contributo dal punto di vista della socialità, proponendo situazioni di

interazione sociale, legami con la comunità, riduzione del senso di solitudine.

PASSEGGIATE, NUOTO, STRETCHING, DANZA, GIARDINAGGIO, BICICLETTA, sono tutte attività

eccellenti per l’anziano.

Considerando che il numero di anziani raddoppierà in futuro, contribuire a ridurre o rinviare il momento

della disabilità rappresenta un obiettivo ed una strategia essenziale per la salute pubblica di oggi e domani.

ATTIVITA’ MOTORIA PER FASCE D’ETA’

Ogni fascia d’età comporta diversi rischi per la salute; in questa ottica l’attività motoria deve essere per forza

di cose differente a seconda dell’età. I soggetti sono individualmente diversi e ci sono fattori di rischio

specifici.

ETA’ EVOLUTIVA da 0 a 18/19 anni

ETA’ ADULTA fine periodo di accrescimento

ETA’ ANZIANA 3° e 4° età anziana

DALLA PROCREAZIONE ALLA NASCITA:

Durante la fase fetale: i fattori di rischio genetico giocano un ruolo fondamentale per la salute, in una

complessa e articolata interazione con i fattori ambientali (chimici, fisici, biologici). Le nuove biotecnologie,

i progressi della genetica, le recenti acquisizioni della medicina, hanno reso disponibili nuovi strumenti per

poter misurare e proteggere la salute del nascituro.

Le patologie genetiche vengono classificate in:

1. Cromosomiche: autosomiche(down); gonosomiche (sindrome di Turner)

2. Monogeniche o Mendeliane: autosomiche dominanti (Corea di Huntinghton); autosomiche

recessive (fibrosi cistica)

3. Poligeniche: (neoplasie, malattie multifattoriali)

L’incidenza e la prevalenza delle malattie genetiche è elevata durante il primo trimestre di gravidanza,

momento in cui i fattori genetici rappresentano la maggior causa del fallimento gestazione.

La gran parte delle malattie cromosomiche e monogeniche si manifestano subito dopo la nascita, o

comunque nei primi anni di vita. Tuttavia anche nell’età adulta possono manifestarsi alcune patologie

monogeniche tardive (es. corea di Hunghtinton), ma la fase adulta è caratterizzata dall’insorgenza di malattie

poligeniche (malattie multifattoriali).

Prevenzione delle malattie genetiche e screening neonatale:

1. Prevenzione primaria : comprende azioni dirette all’eliminazione delle cause, come azioni volte alla

sicurezza ambientale (luoghi di vita, lavoro, ecc) da agenti mutageni, gametotossici. Comprende

anche azioni di educazione sanitaria indirizzati alla conoscenza dei fattori di protezione o rischio (es.

età materna avanzata al momento della gravidanza).

2. Prevenzione secondaria : (screening). Sono disponibili screening neonatali solo per alcune patologie,

in quanto l’attuazione di un programma di screening richiede il rispetto di requisiti: EFFICACIA –

ACCETTABILITA’ (non invasiva) – ECONOMICITA’ – DISPONIBILITA’ TECNICA.

Attualmente lo screening neonatale a cui è sottoposto il neonato nelle prime 48 ore di vita consente

la valutazione dello stato di salute e l’individuazione precoce di diverse malattie congenite, che si

manifestano in genere più tardivamente e che se non trattate possono determinare gravi conseguenze

sullo sviluppo psicofisico del bambino (es. screening per l’ipertiroidismo – manovra di Ortolani

Barlow/ o ecografia per individuare displasia congenita anca). L’attuazione di uno screening di

massa richiede oltre a requisiti tecnici, la disponibilità di una struttura organizzativa di supporto,

sistema sorveglianza epidemiologica che assicuri la verifica di efficacia ed efficienza dell’intervento

di prevenzione nel tempo.

3. Prevenzione terziaria : si attua nei casi in cui non è più possibile agire a livello delle cause o

progressione della malattia (il soggetto è malato) e diviene essenziale mirare ad un (re)inserimento

nella vita quotidiana che possa accompagnarsi ad una stabilizzazione/miglioramento della qualità

della vita.

Questo aspetto è complesso e richiede oltre che strumenti tecnici e riabilitativi ad ampio spettro

(fisioterapico, psicologico, motorio adattato), anche l’interazione con servizi e strutture

sanitarie/socioassistenziali presenti sul territorio.

I servizi per la prevenzione possono essere pubblici, privati e di volontariato.

Fondamentale è che la donna e i suoi familiari vivano la gravidanza in positivo , come un momento

fisiologico della vita (e non patologico) e non in maniera eccessivamente medicalizzata.

Importante per la gestante sarà evitare situazioni di rischio sia nell’ambiente di vita che a lavoro.

I fattori di rischio in gravidanza possono essere di diversa natura:

• Tabagismo : i prodotti del tabacco che la madre assorbe passano attivamente – passivamente tramite i

vasi del cordone ombelicale e dalla placenta al feto. La nicotina comporta una minore irrorazione

sanguigna dell’utero e della placenta e quindi anche un minore apporto di sostanze vitali al bambino.

Il CO (monossido di carbonio) comporta una riduzione dell’apporto O2 nella circolazione materna e

del bambino.

• Alcolismo : la sindrome feto alcolica comprende ritardo della crescita intra – extrauterina – tipico

aspetto (facies) – disfunzione SNC con conseguente ritardo mentale di diverso grado – disordini del

comportamento e linguaggio – malformazione organi interni.

• Sostanze stupefacenti : in generale comportano notevoli rischi per l’embrione o il feto durante tutto il

periodo della gravidanza. Sono stati associati diversi effetti sul nascituro (ritardo di crescita fetale,

deficit funzionali neuro comportamentali, malformazioni).

• Farmaci : assunzione in gravidanza deve essere sotto lo stretto controllo medico. Sono responsabili

del 23% di tutte le malformazioni congenite. Passano dalla madre al feto tramite la stessa via dove

passano le sostanze nutritive. L’azione può essere di tipo tossico, teratogeno, indiretta (es.

vasocostrizione vasi placentari influenzando scambio gas ed elementi nutritivi). L’effetto farmaco sul

feto è determinato in gran parte dall’età del feto, dal dosaggio e dalle proprietà del farmaco.

Inoltre una donna in gravidanza può essere sottoposta a numerosi altri rischi per la salute del feto, che

possono essere nell’ambiente di vita e in quello di lavoro (insetticidi, piombo, mercurio, arsenico,

detergenti, solventi, ossido di carbonio ecc.); esistono in questo senso normative europee-nazionali per la

tutela delle gravide e della vita nascente.

Altri fattori di rischio in gravidanza possono essere quelli BIOLOGICI (virus, protozoi,

batteri) ed il complesso TORCH:

TORCH è l’acronimo delle principali malattie a trasmissione verticale (materno fetale) dovuta a rispettivi

agenti eziologici capaci di superare la placenta, ad esempio:

Toxoplasma: la toxoplasmosi è una malattia a trasmissione oro fecale provocata da infezione di un protozoo;

spesso asintomatica, che si presenta con: febbre, malessere, linfo adenopatia. La malattia viene trasmessa al

feto a seguito di un’infezione acuta contratta dalla madre in gravidanza. Si può verificare: aborto spontaneo –

nascita feto morto – nascita feto vivo ma con gravi alterazioni specie al SN – nascita feto vivo

apparentemente normale ma che manifesterà alterazioni successivamente.

Rubivirus (Rosolia): malattia a trasmissione aerea che si manifesta con: febbricola, cefalea, linfo adenopatia,

esantema. La malattia contratta dal feto provoca gravi danni a livello dell’apparato cardiovascolare, oculare,

visivo, vestibolare.

Citomegalovirus: spesso asintomatica nell’adulto. Il virus risiede nelle feci, sangue, urina, secrezioni

vaginali, ecc. Il passaggio del virus al feto può avvenire in diversi momenti: durante la gravidanza – durante

il parto attraverso il sangue o le secrezioni vaginali – periodo postnatale attraverso il latte materno.

Il quadro clinico è variabile: si va da infezioni asintomatiche a letali polmoniti – gravi infezioni generalizzate

congenite con compromissione SNC – insufficienza epatica – ecc.

Herpes virus (Herpes genitalis): in una gravida che presenta Herpes genitalis la trasmissione durante la

gravidanza avviene per via transplacentare, provocando nel feto gravi malformazioni: microencefalia,

calcificazioni cerebrali, displasia retinica. Con la presenza dell’Herpes genitalis al momento del parto nella

gravida, il feto può contrarre la malattia e per questo si consiglia cesareo.

Per il feto sono pericolose soprattutto se contratte nelle prime settimane di gravidanza (fase in cui i tessuti si

differenziano).

A tutti questi rischi per la gravidanza, il rimedio più efficace, è senza dubbio la PREVENZIONE:

Ad esempio l’esame sierologico, che consiste in un test di laboratorio da effettuare su prelievo ematico dal

soggetto ed e finalizzato a valutare la risposta immunitaria, allo scopo di verificare le capacità di difesa nei

confronti del complesso TORCH. Se la donna non possiede anticorpi sufficienti a contrastare un’eventuale

infezione, allora si può intervenire con la vaccinazione solo se il personale medico ritiene alta la probabilità

di incorrere in un’infezione grave. Altrimenti, in generale, la vaccinazione e controindicata, anzi la

gravidanza dovrebbe essere evitata dal momento della vaccinazione per alcuni mesi successivi.

Altro importantissimo strumento di prevenzione e rappresentato dall’EDUCAZIONE SANITARIA.

ATTIVITA’ FISICA IN GRAVIDANZA:

Deve essere sicura e benefica; sono consigliati minuti a settimana di attività motoria moderata, in quanto

migliorano la qualità della vita, la mobilità, la capacità di mantenere le usuali attività, la qualità del sonno.

Inoltre permette anche di conservare il tono muscolare in vista del parto, il peso corporeo limitando

l’accumulo di massa grassa, la motilità intestinale, allevia il dolore lombare e favorisce le funzioni

cardiovascolari e la respirazione.

L’aumento di peso gestazionale può dare complicanze materne (diabete gestazionale, che di solito scompare

dopo il parto ma in alcuni casi può sfociare in diabete di tipo II; ipertensione) o al bambino.

ATTIVITA’ CONSIGLIATE esercizi di respirazione, stretching, rilassamento, sport aerobici a basso impatto

come ad esempio il nuoto, ginnastica in acqua o semplicemente 30 minuti di passeggiata. Sconsigliata la

bicicletta.

EVITARE squat, affondi, salti, sovraccarichi di ogni genere.

2 STUDI IMPORTANTI:

• È lo studio che è partito nel 2014 e che durerà per 5 anni; prende in esame 2500 donne con BMI

18,5- 40Kg/m e vuole esaminare l’effetto di un programma di intervento mirato, con dieta sana,

2

controllo del peso corporeo e attività fisica.

Outcomes: incidenza diabete gestazionale; complicazioni; misure del neonato; complicanze

ostetriche (parto cesareo); peso materno6/8 settimane dopo il parto; salute mentale dopo il parto.

Follow up: vogliono seguire le donne fino a 5 anni del bambino.

• Negli USA le donne Ispaniche hanno maggiore incidenza di diabete di tipo II dopo la diagnosi di

diabete gestazionale; è stato dunque attuato un protocollo per evitare questo.

NEONATO (0/1 anno):

Sviluppare le capacità di movimento.

0 – 3 mesi variare la postura, bagno (movimenti in acqua), massaggi (stimolo neuromuscolare)

4 – 6 mesi rotolamenti (sviluppo neuromuscolare), raggiungere ed afferrare oggetti (schema motorio),

strisciare ed arrampicarsi

7 – 9 mesi movimento coordinati: spostare oggetti da una mano all’altra; prese con la mano non dominante;

movimenti con la musica

10 – 12 mesi camminare, calciare, giocare con la palla, esercitarsi sulle scale.

CRESCITA= INFANZIAFANCIULLEZZAADOLESCENZA

INFANZIA (fino a 6/7 anni):

Fino a 6 – 7 anni, crescita molto veloce, processo graduale di acquisizione della propria individualità.

L’attività motoria durante questo periodo della vita è fortemente consigliata, stimolo al gioco specialmente

all’aperto, anche i genitori dovrebbero occupare parte del loro tempo per questo e la comunità stessa (ad

esempio la scuola dovrebbe fornire esperti per queste attività); i benefici sono quelli di un ottimo sviluppo

cerebrale e dell’apprendimento.

Nella crescita del giovane si deve concorre ad un CORRETTO SVILUPPO PSICOFISICO, si intende

l’associazione tra un’adeguata alimentazione e un ambiente sociale favorevole allo sviluppo intellettivo. La

famiglia, la scuola egli amici sono gli elementi che determinano stimoli affettivi, intellettivi e fisici che

quando vengono a mancare possono portare ad un ritardo dello sviluppo fisico ed intellettivo.

L’ambiente scolastico unitamente al ruolo affettivo dell’insegnante e della famiglia fornisce stimoli rilevanti

nella crescita tra i 3 - 6 anni. Tra i 6 – 12anni, invece, entrano in gioco amicizie, rivalità tra compagni,

integrazione, socializzazione nella classe, impegno in attività creative, attività motoria, tutti elementi che

contribuiscono a costruire lo sviluppo di una persona sicura e sana.

ETA’ SCOLARE (7 anni fino all’adolescenza):

Bisogna promuovere da subito uno stile di vita attivo, gioco attivo ogni giorno, limitare le ore passate davanti

alla TV e agli schermi.

I bambini in età scolare possono andare in contro a rischi che possono essere:

RISCHI INFETTIVI malattie esantimatiche (morbillo, varicella, scarlattina, ecc.) – infezioni dell’apparato

respiratorio (tonsilliti, faringiti, laringiti, bronchiti, polmoniti, pertosse) – infezioni gastrointestinali (enteriti,

enterocoliti, ecc) – infezioni del SN (meningiti, poliomielite, ecc.) infezioni sistemiche (sepsi, mononucleosi

infettive, parotite, ecc.)

RISCHI NON INFETTIVI e possono rientrare qui situazioni molto diverse:

• Rachitismo: è una condizione in cui si ha un’alterazione dei processi di mineralizzazione ossea in

seguito ad elevate concentrazioni plasmatiche di paratormone (ipertiroidismo) che favorisce il

sequestro di Ca2+ dal tessuto osseo.

• Alterazioni posturali – paramorfismi e dismorfismi sono dissonanze che spaziano tra normalità e

patologia, che si ripercuotono sulla statica e dinamica dell’organismo, turbando l’equilibrio

anatomico funzionale.

Le ALTERAZIONI POSTURALI sono dovute all’adozione nella fanciullezza di ATTEGGIAMENTI

VIZIATI, cioè posizioni poco armoniche che si ripercuotono nel tempo modificando negativamente

la dinamicità e la staticità del corpo del soggetto. Tali atteggiamenti determinano anche l’assunzione

di schemi motori errati e atteggiamenti scorretti. Le cause che le possono determinare sono: aspetti

connessi con l’ambiente scolastico (banchi troppo bassi, mancanza di spazi liberi, orari irregolari e

senza intervalli, ecc.); abitudini di vita non corrette (scarsa attività fisica); o ancora la

predisposizione dei soggetti.

La cronicizzazione delle alterazioni posturali può evolvere in PARAMORFISMI.

Questi si pongono al limite tra il normale e il patologico, in quanto si ha un cambiamento della forma

del corpo che induce ad una alterazione funzionale, senza però determinare lesioni strutturali.

Rientrano nell’ambito delle alterazioni posturali della fanciullezza che possono evolvere in

paramorfismi: Iper cifosi toracica – Iper lordosi lombare - Scoliosi

Al fine di prevenire la loro insorgenza è importante mettere in atto degli interventi preventivi diretti

ad eliminare le cause (intervenendo sulle cause dell’ambiente scolastico, rieducazione posturale, fare

attività fisica sotto personale qualificato).

In caso di alterazione posturale o evento paramorfico conclamato, la RIEDUCAZIONE

PSICOMOTORIA rappresenta uno strumento efficace nella sua risoluzione.

L’ulteriore possibile evoluzione del paramorfismo è il DISMORFISMO, una condizione patologica

nella quale si assiste ad un’alterazione irreversibile della struttura scheletrica.

Possiamo inoltre avere anche altri problemi in questa fase della vita del bambino, che sono: disturbi della

visione; disturbi della parola; carie dentaria; fatica dello scolaro.

Considerando come la scuola sia presente in tutte quelle condizioni di possibile insorgenza di patologie,

appare evidente come essa rappresenti un luogo fondamentale per la prevenzione all’interno di un’efficace e

sinergica interazione con la famiglia.

fare prevenzione a scuola è essenziale, non solo perché all’interno della popolazione scolastica si collocano

fasce d’età vulnerabili a diversi fattori di rischio, ma anche perché è in questa fase che i processi educativi

possono massimizzare il proprio impatto sulla promozione della salute.

La MEDICINA SCOLASTICA è quel settore della medicina preventiva deputato alla difesa dagli agenti

infettivi e sorveglianza sullo sviluppo psicofisico del bambino nella scuola. La MEDICINA SCOLASTCA

svolge un ruolo fondamentale per la prevenzione in queste fasce d’età, sia diretta alla persona che

all’ambiente.

Strumenti fondamentali comprendono: visita medica preliminare, notifica casi di malattia infettiva,

allontanamento casi contagiosi, autorizzazione alla riammissione, disposizione pratiche disinfezione e di

disinfestazione, interventi di educazione sanitaria, controllo della sicurezza igienico sanitaria dei locali come

ad esempio possono essere le mense.

In questa fase della vita (età scolare), dopo i 6 anni, il bambino è costretto a stare seduto tra scuola e compiti,

spesso il tutto affiancato da alimentazione scorretta e questo porta in molti casi a obesità infantile.

Si consiglia quindi la pratica di diverse attività sportive, sia individuali che collettive, il movimento non è

solo pratica sportiva, è gioco, attività all’aria aperta, corsa, passeggiata.

Ci sono diverse categorie di bambini:

• SEDENTARI non fanno niente

• SEDENTARI PRATICANTI ATTIVITA SPORTIVA 2/3 volte a settimana per 1 ora

• SOGGETTI CON STILE DI VITA ATTIVO sono frequentemente impegnati in giochi di

movimento

• SOGGETTI CON STILE DI VITA ATTIVO + ATTIVITA’ SPORTIVA AGONISTICA

Secondo l’OMS, l’attività fisica nei bambini favorisce: sviluppo dei tessuti muscoloscheletrici,

coordinazione, mantenimento del peso ideale. Le raccomandazioni sono quelle di praticare attività sportiva

per 60 minuti (esercizio aerobico) almeno 3 volte a settimana, con impostazione ludica e ad un’intensità

moderata – elevata.

Inoltre possiamo iniziare un allenamento più strutturato e agonistico, ma che non porti stress, che sia mirato

al miglioramento di capacità condizionali, coordinative, e altre capacità.

ADOLESCENZA:

In questa fase di crescita si ha un notevole aumento della muscolatura, maturazione sessuale, aumento della

statura (anche di 8/15 cm all’anno), modificazione degli organi interni.

Tutte queste modificazioni possono ostacolare la corretta fluidità del movimento.

É una fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta, caratterizzata da notevoli problemi che sono di contrasto

e conflitto con il mondo. Le forze che si generano da queste situazioni danno luogo ad un profondo

mutamento del sentimento di sé.

Troppo spesso il contesto sociale offre strumenti di supporto alla crescita insufficienti e inadeguati, che

possono favorire derive in comportamenti violenti, atteggiamenti distruttivi, devianze, traducendosi in

contesti di disagio giovanile (abbandono scolastico – tossicodipendenze – bullismo – criminalità –

comportamenti autodistruttivi – suicidi).

Non solo la TOSSICODIPENDENZA, ma anche il DISAGIO GIOVANILE rappresenta una vera e propria

malattia della società, nella società e contro la società.

Il disagio psicologico di questa età si può esprimere con anomalie del comportamento alimentare,

rappresentato da anoressia – bulimia. Questi disturbi sono tipicamente adolescenziali e prevalentemente

femminili (presentano comorbosità con altre forme di disagio relazionale).

Si devono proporre le più svariate attività, che siano multilaterali, che siano in grado di migliorare il profilo

fisico che psicologico, ed è importante non sovraccaricare in entrambi gli aspetti.

Durante questo periodo si ha il più alto livello di abbandono dello sport:

• 20% perché l’istruttore è considerato troppo esigente

• 25% troppa fatica

• 30% disagio – timidezza

• 14% l’istruttore non segue

ADULTI:

Secondo le linee guida CDC, l’attività motoria deve essere svolta ad aumentare la capacità aerobica: con

attività 3 giorni a settimana a intensità moderata-intensa (2 ore e 30 minuti) oppure intensità alta (circa 1

ora). Per il rafforzamento muscolare 8/12 ripetizioni per gruppo muscolare e aumentare costantemente, ma

l’attività fisica comunque non deve essere troppo intensa perché può provocare sovrallenamento.

Per avere almeno un livello accettabile nella qualità di vita dell’anziano è importante mettere in atto una serie

di azioni di prevenzione nelle fasi precedenti della vita (adeguato comportamento, stile di vita).

Nel 2000 le persone con età > 60 anni erano 600 milioni, si stima che per il 2025 saranno 1,2 miliardi e 2

miliardi per il 2050. Nella fasce di popolazione molto anziana le donne sono più degli uomini, in quanto

vivono più a lungo (il rapporto tra donne e uomini è 2 a 1).

L’invecchiamento è accompagnato da un aumento delle malattie non trasmissibili o cronico degenerative

(malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer, tumori, problemi muscoloscheletrici) che comportano un

notevole carico economico sul Sistema Sanitario Mondiale.

Le malattie croniche impongono un peso elevato in termini di salute e economico a causa proprio della lunga

durata di queste malattie, diminuzione delle qualità di vita e costi per le cure.

Il rischio di malattia aumenta con l’avanzare dell’età, ma i problemi di salute possono comunque essere

evitati a prescindere dai processi di invecchiamento. Per alcune patologie esistono misure preventive efficaci

legate all’adozione stili di vita sani: regolare attività motoria – alimentazione sana – astensione

dal fumo.

Tra le altre misure preventive rientrano: screening per il tumore al seno, cervice uterina, colon retto;

diagnosi precoce per il diabete e relative complicanze.

Per evitare l’instaurarsi di condizioni di comorbidità, sarà importante mettere in atto misure di

PREVENZIONE di tipo:

• PRIMARIA

: dirette a rimuovere i fattori di rischio delle patologie cronico degenerative; prevenire

infezioni vie respiratorie – prevenire traumi, incidenti domestici.

Ciò va perseguito andando ad informare l’anziano e i familiari sulle precauzioni da attuare

(accorgimenti progettuali e strutturali delle abitazioni).

• SECONDARIA

: dirette a controllare lo stato nutrizionale – assunzione farmaci. Ciò viene perseguito

attraverso diagnosi precoce – accessibilità ai servizi sanitari e socio assistenziali – percorsi follow up

personalizzati.

• TERZIARIA : rientrano quelle misure dirette a inserire l’anziano in programmi di rieducazione

motoria – assistenza fisiochinesiterapia – correzione difetti visivi e uditivi – applicazioni protesi –

supporto psicologico – reinserimento sociale.

3° ETA’ se si sta bene è un’età molto bella, si va in pensione, si ha una famiglia e una casa, molte

preoccupazioni non ci sono più. L’attività motoria deve essere aerobica (es. ballo), ma anche attività di

resistenza progressiva (prevenzione e cura sarcopenia).

4° ETA’ Decadimento da un punto di vista fisico e fisiologico e si tende a chiudersi in se stessi. Quindi

l’attività motoria con i suoi coetanei è di vitale importanza. È importante anche per mantenere il più possibile

IGIENE

l’autonomia dei movimenti perché è utile al fine di mantenere una buona qualità di vita.

DELL’AMBIENTE SOCIALE

• ALCOOL

• TABACCO E TABAGISMO

• TOSSICODIPENDENZE

• INCIDENTI STRADALI

• INVECCHIAMENTO AMBIENTE SOCIALE

ALCOL USO E ABUSO:

I problemi insorgono in caso di abuso; l’alcol etilico ha effetti tossici e cancerogeni ed è in grado di dare

dipendenza. Contiene 7Kcal al grammo e ha effetti dannosi diretti alle cellule del fegato e del SNC.

Nel corso degli anni è aumentato il consumo di alcol fuori pasto, possiamo dire che i consumi a rischio sono:

Basso rischio: 20/40 gr per uomini, 10/20 gr per le donne  questa è la quantità giornaliera da poter assumere

durante i pasti principali, sono questi livelli il rischio è elevato.

L’apporto calorico derivante dall’alcol non deve mai superare il 10% dell’introito calorico giornaliero, anche

perché l’etanolo ha uno scarsissimo indice di sazietà, l’alcol non sostituisce le calorie ma ne aggiunge solo

altre! Pertanto è raccomandabile che le calorie derivanti dall’alcol vengano sottratte a quelle che

giornalmente immettiamo sotto forma di carboidrati.

È importante non sovraccaricare il fegato per permettergli di metabolizzare l’alcol, questa capacità in un

uomo di 70 Kg non supera i 6gr all’ora. I grammi di alcol in 100 ml di bevanda si ottengono moltiplicando il

tasso alcolico per 0.8.

L’alcol può portare ad una dipendenza sia fisica che psicologica (alcolismo), le cui cause possono essere:

• FISICHE fattori genetici, metabolici e neurologici

• PSICHICHE sofferenza e disagio personale facilitano la ricerca dell’alcol come fonte di conforto

• SOCIALI cultura del bere, pressione sociale, abitudini e stili di vita

DANNI:

• FISICI epatiti, neurologici, cardiaci

• PSICHICI ansia, depressione, psicosi, disturbi della personalità

• SOCIALI perdita lavoro, incidenti stradali

L’alcol è responsabile del 9% della spesa sanitaria in Europa, ed è uno dei fattori di rischio più comune.

Alcolismo come uno stile di vita, capace di condizionare gli atteggiamenti del soggetto e di chi gli sta

vicino (familiari, amici, società).

• L’alcolismo è diffuso in tutto il modo seppure con differente intensità, ed è correlato:

Disponibilità ed accessibilità delle diverse tipologie di bevande alcoliche (es. divieto ai

minorenni di acquistarle, divieto di pubblicizzarle)

• Alle condizioni economico sociali (alcolismo più presenti in classi meno abbienti)

• Livello culturale (più frequente abuso in soggetti meno educati)

• Alle condizioni psicologiche (più presente in soggetti insicuri e ansiosi)

• Tipi di cultura :

Culture astinenti: atteggiamento negativo verso l’alcool e l’astinenza è un valore morale

altamente positivo

Culture ambivalenti: atteggiamenti contraddittori: positivo (segno di virilità e resistenza) –

negativi (conseguenze fisiche e sociali)

Culture permissive: è permesso bere ma sono intolleranti verso l’ubriachezza e i

comportamenti devianti

Culture ultra permissive: è permesso bere e sono permesse le conseguenze.

L’eziologia dell’alcolismo e multifattoriale. I vari fattori che contribuiscono a determinarlo sono:

• Fattori psicologici

• Fattori socioculturali: alcolismo aumenta con il decrescere della condizione economico sociale.

• Fattori familiari: alcolismo dei genitori, conflitti tra genitori, disinteresse materno, mancanza di

coesione della famiglia, ecc.

Effetti somatici alcolismo danni a livello sistemico, soprattutto a carico del:

• FEGATO: danno epatico da alcolismo in ordine crescente di gravità: steatosi epatica (accumulo di

lipidi nelle cellule epatiche le quali subiscono prima un rallentamento e poi una compromissione);

epatite alcolica (infiammazione degli epatociti, con livelli più o meno accentuati di distruzione delle

cellule epatiche); cirrosi etilica (necrosi epatica, alterazione irreversibile della struttura del fegato

insufficienza epatica e coma).

• STOMACO: ad esempio la gastrite alcolica (processo infiammatorio a carico dello stomaco causata

da ipersecrezione gastrica).

• PANCREAS: ad esempio pancreatite alcolica (infiammazione del pancreas ai diversi livelli di

pericolosità. C’è una dispersione di secreti che porta a peritonite.

• SISTEMA NERVOSO: deterioramento intellettivo; disturbi dell’equilibrio e del movimento ;

tremore.

• APPARATO DIGERENTE: gastrite, pancreatite, colite.

• TUMORI ALLA FARINGE, LARINGE E ESOFAGO.

• Gravi sono poi i danni dell’alcool assunto da donne gravide nei confronti del feto: malformazioni;

disturbi neurologici; ritardo nello sviluppo mentale ed intellettivo del bambino.

PREVENZIONE:

E possibile identificare 3 strategie di intervento:

• Prevenzione primaria diretta a prevenire l’insorgenza del fenomeno e che si esplica agendo sulla

popolazione mediante educazione sanitaria (sia nelle famiglie che scuole sin dai primi anni di vita).

Altre misure di prevenzione primaria sono: tassazione su bevande alcoliche; vendita solo a

maggiorenni; divieto di fare pubblicità; vendita di bevande alcoliche solo in certe fasce orarie.

• 

Prevenzione secondaria rivolta a chi già fa uso di bevande alcoliche e finalizzata ad evitare l’abuso

e gli effetti spesso devastanti ad esso conseguenti. Può essere attuata con interventi di carattere

formativo educativo da svolgere nei luoghi di lavoro, svago (bar, discoteche, ristoranti).

• 

Prevenzione terziaria rivolta a chi già è in uno stato di dipendenza psichica e/o fisica dall’alcool ed

è finalizzata alla terapia, riabilitazione e reinserimento sociale di questi soggetti.

ALCOL E DONNE:

La dotazione fisiologica di ADH (alcol deidrogenasi) è la metà nelle donne rispetto agli uomini.

METABOLISMO DELL’ALCOL: una quota di alcol viene subito metabolizzata nello stomaco

assorbimento nel sistema gastro – intestinale  circolo sanguigno  metabolizzato nel fegato dall’ADH

epatico  si diffonde nell’acqua andando a determinare il tasso alcolico.

Le donne hanno diversa composizione corporea, hanno più grasso rispetto all’acqua, diminuita attività ADH

gastrica, minore attività ADH. A pari quantità di alcol, corrisponde un alcolemia maggiore nelle donne,

inoltre impiegano meno tempo a diventare alcoliste, aumentando così il rischio di tumori al seno, rischio di

osteoporosi, influendo anche sulla fertilità.

L’alcol non deve essere affatto consumato in gravidanza, perché arriverebbe direttamente al feto dopo 15

minuti i tassi alcolemici fetali sono simili a quelli della madre, con la differenza che il feto non ha ancora gli

enzimi per metabolizzare l’alcol (effetti cancerogeni sul feto); si può avere cosi una perdita fetale e un ritardo

nella crescita intrauterina, nonché anomalie specifiche come ritardo mentale o ancora testa piccola o al

contrario grande.

ALCOL E SPORT:

L’alcol influenza negativamente la prestazione sportiva e provoca anche alterazioni metaboliche

dell’organismo (acidosi metabolica). Diminuisce il trasporto ematico del fegato ed è tossico verso i

mitocondri; questi fattori compromettono il trasporto di O2 ed ha effetti sul sistema nervoso centrale ed

effetti diuretici (disidrata).

Uno studio ha dimostrato che lo sport riesce ad allontanare i soggetti dal consumo di alcol, lo sport è dunque

da intendersi come prevenzione all’alcol.

TOSSICODIPENDENZE:

Esistono diverse definizioni di droga, tra le quali c’è quella farmacologica che la definisce come “ogni

sostanza chimica, naturale o artificiale che abbia un effetto sul SN ed alteri l’equilibrio psicofisico

dell’organismo”. Tra le droghe, oltre a quelle illegali, rientrano le bevande alcoliche, the, tabacco, caffe e

farmaci psicoattivi.

Classificazione degli utilizzatori di droghe:

• Consumatore di droghe : chi fa uso di una qualsiasi droga, in modo occasionale ma che mantenga

sempre il controllo della situazione e la possibilità di interrompere senza avere conseguenze.

• Farmacodipendente : chi si trova in uno stato di intossicazione prodotta dall’assunzione di una

sostanza naturale o sintetica, ma hanno tendenza di assumere e procurarsi la sostanza, mantenendo

una serie di interessi e legami con la realtà degli altri.

• Tossicomane o tossicodipendente : chi si trova in uno stato di intossicazione prodotta dall’assunzione

di una sostanza naturale o sintetica, con bisogno di continuare ad assumere la sostanza e di

procurarsela a qualsiasi prezzo e con grossolano indebolimento di tutti gli altri interessi e legami con

la realtà.

Effetti dell’uso

Gli effetti possono essere classificati secondo 4 elementi fondamentali:

• TOSSICITA’: danno somatico e/o psichico provocato direttamente dall’assunzione della droga.

La presenza di alcune sostanze immesse nelle droghe per aumentare il peso del prodotto, può

provocare eventi patologici più gravi di quelli indotti dagli effetti tossici della stessa droga.

• TOLLERANZA (assuefazione): gli effetti di una determinata dose di droga diminuiscono dopo un

certo periodo di uso (tolleranza) e di conseguenza si è costretti ad aumentare la dose da

somministrare.

• DIPENDENZA FISICA: incapacità dell’organismo a funzionare senza una sostanza esterna.

La sospensione brusca provoca l’insorgenza di una vera e propria malattia in quanto l’organismo si è

modificato per ricevere quella sostanza estranea.

• DIPENDENZA PSICHICA: può permanere anche quando il fisico è stato disintossicato e consiste

nel desiderio spasmodico della droga.

Classificazioni

Esistono numerose classificazioni, le droghe si distinguono in 5 gruppi:

• STUPEFACENTI e NARCOTICI (oppio e derivati come morfina e eroina)

• STIMOLANTI (cocaina, amfetamine, tabacco, caffe)

• TRANQUILLANTI e IPNOTICI (benzodiazepine e barbiturici)

• INEBRIANTI (etere, alcool)

• ALLUCINOGENI e DERIVATI DALLA CANNABIS (LSD, HASHISH, MARIJUANA)

PREVENZIONE:

Le opere di prevenzione risultano estremamente articolate e complesse in quanto poggia su interventi

orientati in una molteplicità di direzioni, in quanto le cause che portano all’utilizzo di droghe sono

molteplici e soggettive.

Importante sarà fare una PREVENZIONE PRIMARIA che preveda:

• Attuazione di una politica indirizzata a colpire la produzione di sostanze stupefacenti e

psicotrope.

• Intervenire sulle cause che stanno alla base della richiesta di droghe da parte soprattutto di

• giovani.

• Diffusione dell’informazione attraverso campagne che prevedano il coinvolgimento delle parti

• interessate (sanita, scuola, mondo del lavoro).

L’intervento preventivo nei confronti delle tossicodipendenze trova un suo punto nodale nelle SCUOLE, con

il coinvolgimento però di tutte le altre realtà che circondano il giovane (centri sportivi, famiglia).

L’educazione sanitaria nei confronti delle tossicodipendenze deve però tenere in considerazione delle

caratteristiche peculiari: evitare errori tipici come l’esagerato accento sul problema medico – approccio

informativo paternalistico del tipo maestro alunno.

L’approccio di chi si occupa dell’educazione sanitaria in questo ambito (insegnanti, educatori, famigliari)

non dovrà essere autoritario, con misure consistenti nell’emarginazione o espulsione del soggetto dalla

scuola, bensì di partecipazione al problema del giovane.

TABACCO E TABAGISMO:

Anche il tabacco da assuefazione e dipendenza.

La nicotina è tossica per l’apparato cardiocircolatorio e per quello nervoso ed è la responsabile della

dipendenza. Inoltre il benzodiprene e il catrame hanno effetti cancerogeni; il monossido si azoto e

l’acetaldeide sono irritanti.

EPIDEMIOLOGIA i fumatori nel mondo sono circa un miliardo, nelle società industrializzate questa

percentuale si sta abbassando, mentre nei paesi in via di sviluppo è addirittura in aumento.

L’età media in cui si inizia a fumare è 18 anni, ma con il passare del tempo l’età tende ad abbassare sempre

di più.

La nicotina si lega ai recettori colinergici  dopo essere stato attivato il recettore può ritornare allo stato

originale o diventare desensizzato  questo è favorito dall’esposizione prolungata  effetti della tolleranza 

riduzione della capacità dei recettori nicotinici di rispondere  nervosismo del fumatore quando non può

fumare.

BILANCIO: entrate (10,48 miliardi) – uscite (7,5 miliardi) = + 2,98 miliardi di euro

Il fumo provoca:

• broncopneumopatia cronica ostruttiva: che è una patologia progressiva ed invalidante che causa

un deterioramento della funzionalità respiratoria ostruzione delle vie aeree irreversibile; viene

diagnosticata quando è i fase avanzata. I fattori di rischio di questa patologia sono INDIVIDUALI

(genetici, infezioni respiratorie) e AMBIENTALI (inquinamento, fumo tabacco sia attivo che

passivo).

• Flogosi polmonare: danneggia i meccanismi difensivi e riparativi (ipersecrezione di muco, fibrosi,

ostruzioni cardiovascolari)

• Tumore al polmone: ci sono oltre 30000 morti all’anno specialmente uomini.

• Fumo passivo nei bambini: Nascita e prima infanzia (basso peso alla nascita, morte improvvisa del

lattante): bambini (asma, bronchite, polmonite).

Il fumo passivo ha causato 603000 decessi nel 2004: tra cui il 40% bambini, 33% uomini non fumatori, 35%

donne non fumatrici. È equivale all’1% della mortalità mondiale.

FUMO E SPORT:

Incide sul trasporto di ossigeno, lo sport induce un aumento del consumo di O2 e più produzione di CO2.

Quando si fuma, aumenta la resistenza polmonare e il dispendio energetico della respirazione, rappresenta

quindi un limite alla possibilità di compiere lavoro.

L’emoglobina si lega al monossido di carbonio e non trasporta O2; la nicotina aumenta la viscosità del

sangue con conseguente rischio coronarico.

Lo sport può sicuramente aiutare chi fuma per quanto riguarda la performance che per le endorfine

VIAGGI E SALUTE

rilasciate.

Negli ultimi anni l’immigrazione è un “problema emergente”, la circolazione di persone e oggetti è molto più

facile e veloce dei tempi passati (questo rappresenta un fattore di rischio molto grande).

Si sono volute cercare delle soluzioni a questo, e lo si è fatto attraverso organizzazioni e accordi

internazionali (ONU, G8).

La velocità di diffusione di nuovi germi patogeni è aumentata (influenza aviaria, Ebola, Zika virus)  a

questo si deve contrapporre un’elevata capacità di risposta verso le emergenze su scala mondiale; se ad

esempio prima il virus Zika era confinato a determinati paesi, sappiamo invece che ora anche qui da noi

bisogna prendere le giuste misure preventive.

Al giorni d’oggi si parla sempre più spesso del fenomeno della globalizzazione (ovvero diffusione a livello

mondiale di persone, oggetti, costumi ecc.), e questo è senza dubbio un fattore di rischio. Dove c’è un

mercato globale c’è anche il rischio di una globalizzazione di fattori di rischio  in questo senso è opportuna

una cooperazione sanitaria internazionale (ma sappiamo che vi sono diseguaglianze tra nazione ed anche

all’interno di esse).

Un esempio pratico di tutto questo che si è detto è sicuramento lo scambio di bovini e pollame infetti

 che possono essere causa di recenti focolai di BSE (mucca pazza) e di influenza aviaria.

VIAGGI INTERNAZIONALI E SALUTE:

Ormai i viaggi aerei sono molto più accessibili ad ogni fascia della popolazione, infatti ogni giorno 1 milione

di persone viaggia in aereo. Un soggetto con una malattia infettiva (asintomatico) che prende l’aereo e in 12-

15 ore può fare il giro del mondo, e in base al tipo di trasmissione può trasmetterlo alla popolazione

vulnerabile (non immuni). O ancora ci si può recare in aree endemiche per determinate malattie (e non siamo

ne vaccinati ne abbiamo anticorpi).

Prima di partire è molto importante avere le giuste delucidazioni in merito ai rischi sanitari che il viaggio in

un determinato paese comporta, ascoltare consigli sulle norme profilattiche e sugli obblighi da attuare

(alcune vaccinazioni).

Al rientro invece se ci fosse la comparsa di sintomi andare subito a sincerarsi dal medico; molte volte

l’associazione viaggio – malattia può essere complicata a causa del lungo periodo di incubazione.

PARTENZA:

Accertarsi del tipo di viaggio che si intraprende (grandi città, safari, attività sportive, attività

 subacquee)

Verificare sempre lo stato di vaccinazione (nel caso di vaccini internazionali obbligatori o

 consigliati)

Rammentare la possibilità di usufruire dell’assistenza sanitaria nei paesi dove si va (tessera sanitaria

 vale per i paesi dell’UE)

ASSISTENZA SANITARIA ALL’ESTERO: sono stati stipulati degli accordi bilaterali tra i vari paesi della

comunità europea, principato di monaco, Brasile. Poi ci sono invece dei paesi in cui non sussistono accordi

bilaterali, ma se si ha bisogni di assistenza sanitaria bisogna ricordarsi di rivolgersi all’ambasciata italiana in

tale paese.

RISCHI PER LA SALUTE E VIAGGI:

Il viaggiatore deve portare con se i farmaci che usa: farmaci che usa abitualmente (antidepressivi,

antiepilettici, antiasmatici, insulina); farmaci per episodi diarroici (perché è molto frequente il contagio in

alcuni paesi); antimalarici se sono delle aree a rischio; insetticidi (perché molte malattie si trasmettono così);

Sali reidratanti orali; creme protettive.

Al ritorno dal viaggio si possono presentare:

Febbre, diarrea: giardia, enterobatteri (e. coli, salmonelle)

 Febbre, diarree, prurito generalizzato: schistosoma intestinale

 Febbre, ematuria, prurito generalizzato: schistosoma urinario

 Febbre, ittero: virus epatici

I rischi per la salute ci possono essere anche in base ai diversi cambiamenti climatici:

CLIMA CALDO UMIDO: colpo di calore, che rende difficile la termo dispersione, ostacolando

 l’evaporazione del sudore; ustioni.

CLIMA CALDO SECCO: insolazione, disidratazione, ustioni

 DISLIVELLI ALTITUDINALI: rapide ascese possono provocare alcolosi (a livello del PH)

MALATTIE INFETTIVE E VIAGGI:

Vi è una classificazione in base alle modalità di trasmissione: per contagio diretto (virus quali HIV, HBV; o

batteri come chlomidia trocomatis); da vettori (virus quali arbovirus; o batteri quali ricketsie che sono

zecche pulci; o ancora protozoi come la lesmaniosi); da alimenti.

DATI EPIDEMIOLOGICI:

La stima dell’incidenza mensile delle malattie infettive per 100000 viaggiatori tropicali:

• Diarrea del viaggiatore 10-100%

• Malaria (senza chemioprofilassi) 1-10%

• Infezioni apparato respiratorio 1%

• Epatite A, gonorrea <1%

VACCINI OBBLIGATORI: Ad esempio per la febbre gialla (per chi si reca nei paesi dove è presente in

maniera endemica nell’uomo oppure se si presenta nei primati), si consiglia il vaccino anche ai viaggiatori

proveniente da paesi come la Venezuela, Bolivia e Perù.

CONSIGLI SANITARI PER LA DIARREA DEL VIAGGIATORE non bere acqua del rubinetto, no

ghiaccio, no alimenti crudi, no latte non pastorizzato, frutta solo se sbucciata direttamente da noi

consumatori, cibi cotti e assicurarsi che siano ancora caldi

Altre misure di prevenzione per i viaggiatori possono essere ad esempio l’utilizzo di adeguate barriere

(zanzariere per insetti), sostanze insetto repellenti  con queste misure di prevenzione si può in parte evitare il

contagio di febbre gialla, alcune encefaliti virali, malaria, lesmaniosi.

MALARIA :

agente eziologico: Un parassita denominato Plasmodio (solo la femmina);

Causa: febbre preceduta da brividi e questa si presenta ad intervalli di circa 3 giorni, causa anche anemia,

ingrossamento del fegato.

Incubazione: è un periodo di incubazione molto lungo che va da 12 giorni a 12 mesi.

Diagnosi: vetrino con striscia di sangue, ed è una malattia con notifica obbligatoria, isolamento.

Profilassi: antibiotici (1settimana prima della partenza fino a 4-6 settimane dopo) e profilassi sull’ambiente.

Inoltre l’utilizzo di farmaci antibiotici nella chemioprofilassi ha resi questo tipo di virus molto forte.

FEBBRE GIALLA:

La vaccinazione dura per tutta la vita.

È presente soprattutto nei paesi Africani subsaariani e del sud America amazzonica. In Libia ad esempio non

c’è il rischio di contagio di febbre gialla, ma se provieni da un paese a rischio entri solamente se sei

vaccinato. In Brasile non è obbligatoria la vaccinazione, ma è raccomandata nei pressi delle zone

amazzoniche.

Trova grave interesse epatico, renale ecc.

Diagnosi: isolare il virus o indagine sierologica (ricerca degli anticorpi); notifica obbligatoria e denuncia a

livello internazionale.

Isolamento: 21 giorni e protetti da zanzariere

Profilassi: vaccinazione e misure preventive sull’ambiente

DIARREA DEL VIAGGIATORE:

Può essere causata da:

• Batteri  E. coli enterotossigeno, vibrio colerae

• Virus rotavirus

• Protozoi giardia

L’8% di chi si reca in USA, CANADA, EUROPA EST; 10-20% ISRAELE, GIAPPONE E AFRICA; 20-

50% PAESI EMERGENTI.

Sintomi: può colpire dopo qualche giorno di permanenza all’estero, diarrea, nausea, febbre, raramente

ulcerazione intestinale.

Inoltre può colpire anche l’atleta che va all’estero per partecipare ad una competizione sportiva (ecco perché

si recano sul posto con largo anticipo).

COLERA:

È una malattia acuta contagiosa caratterizzata da diarrea profusa; il batterio penetra per via orale, raggiunge

l’intestino dove si moltiplica producendo una tossina molto attiva che penetrando nella mucosa determina un

alterazione dell’equilibrio idrosalino con conseguente perdita di notevoli quantità di acqua ed elettroliti.

Presente soprattutto in India (nei fiumi sacri); è un infezione intestinale acuta provocata dalla tossina del

batterio “vibrio cholerae” che sono divisi in sierogruppi e solo quelli O1 e 0139 sono enterotossici.

É veicolato da escrementi umani o acque e provoca disidratazione molto forte. Ci sono 2/3 casi su 1 milione

(alcune volte si pensa sia semplicemente diarrea del viaggiatore)

La terapia è quella della reidratazione, antibiotici volti a ridurre le proliferazione del batterio; esiste il

vaccino dal 2004.

EBOLA:

Fiboviridae, famiglia Ebolavirus. Causa febbre emorraggica con letalità molto elevata > 90%; si è presentata

soprattutto In Africa Occidentale nel 2014.

La trasmissione avviene attraverso i fluidi biologici i un soggetto infettato. In Africa ha avuto tutta questa

trasmissione perché ci sono delle pratiche poco igieniche (di cultura del posto) come ad esempio la cura del

defunto, e questo ha quindi favorito ancora di più la trasmissione del contagio, inoltre le strutture igieniche

come ospedali poco igienici e poco qualificati hanno fatto si che il contagio potesse avvenire proprio in

questi luoghi.

I sintomi sono aspecifici, febbre, nausea, e poi emorragie e danni agli organi interni (morte in 1 – 2

settimane). Si pensa il focolaio sia provenuto dai pipistrelli.

ZIKA VIRUS:

Zanzare del tipo Aedes. I sintomi sono debole febbre, infiammazione cutanea e delle congiuntiviti,

malessere, mal di testa.

Presente soprattutto in AFRICA, AMERICA, ASIA, PACIFICO.

Gli ultimi casi ci sono stato nel 2015 in Brasile. Ci sono inoltre complicanze nelle donne in

gravidanza, in questi casi il virus si trasmette al feto (si hanno così alterazioni a livello neurologico).

IMMIGRAZIONE E SALUTE

Nel 2008 a Ginevra si è tenuta la 61° Assemblea Mondiale della Sanita OMS, e che ha approvato una

risoluzione chiamata “salute dei migranti”, con un appello agli stati membri, affinché promuovessero

politiche sanitarie specifiche per gli immigrati.


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dottmov

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze motorie per la prevenzione e la salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dottmov di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione alla salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Amagliani Michele.

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