Ritratto psicologico dell'Innominato, di Lucia prigioniera dell'Innominato e del cardinal Federigo
L'Innominato
Il Manzoni apre il capitolo XX con una breve descrizione paesaggistica, atta a presentare il nuovo importante personaggio, che si affaccia nella vicenda di Renzo e Lucia. L’uomo, chiuso in un paesaggio selvaggio e arroccato nel suo inaccessibile castello, è l’Innominato. Un uomo dalla personalità difficile, quanto affascinante, preda in gioventù di numerose passioni, le quali lo portarono a commettere molti crimini, possiede, ora, in età avanzata, una consapevolezza ben diversa da quella degli anni passati.
Questo lo si palesa quando riceve la visita di Don Rodrigo. L’Innominato, da quel momento, inizierà a prendere consapevolezza dei limiti umani e, in particolare, dei suoi. L’isolamento, che lui stesso ha scelto, si dimostra essere padre di una solitudine e stanchezza fisica e psicologica. Prende in carico la richiesta di Don Rodrigo, proprio per mettere a tacere i dubbi intimi che lo attanagliavano e che in età giovanile non avrebbe mai avuto, sperando, però, con tutto il cuore che il crimine possa incontrare qualche ostacolo.
La sua reazione, all’arrivo di Lucia, manifesta il suo tormento. Quello che poteva essere uno dei tanti crimini commessi da giovane, ora gli fa battere il cuore e lo attanaglia. Manzoni riesce a far comprendere lo stato d’animo di questo splendido personaggio, associando ad esso l’immagine paesaggistica, chiave di lettura fondamentale. Le nubi di fuoco sulla valle nell’ultima scena ricordano le nuvole di fuoco che nei libri sacri simboleggiano la discesa di Dio. Ecco allora che l’avanzare della carrozza sembra quasi simboleggiare l’arrivo di un castigo oramai inesorabile.
Lo stato di crisi dell’Innominato diviene ancor più grande, quando capirà che anche lo stesso Nibbio si è commosso alla visione di Lucia e alla forza che la
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