Persone: volti e corpi
Il ritratto nasce con la pittura.
Ritratto pittorico e fotografico
Olanda Van Dych, ritratto di famiglia, 1621. Nel 1920, Otto Dix crea "Die Skatspiel", un esempio di ritratti metaforici in cui le persone possono essere rappresentate anche con sembianze mostruose. Ormai la fotografia rende i ritratti più verosimili. Il ritratto fotografico permette la percezione di sé attraverso un'immagine reale, offrendo certezza di esistere e la possibilità di dimostrare di essere stati in un luogo.
I ritratti fotografici sono più somiglianti dei dipinti, anche se talvolta mostrano atteggiamenti innaturali. Rappresentano un'assenza e presenza, un ponte tra presente e passato, come nelle foto sulle tombe.
Contributi significativi
Ottavius Hill, pittore scozzese, poi fotografo, ha fotografato persone comuni e congressisti, ripetendo le foto su un quadro. Le caratteristiche come istantaneità, spontaneità e casualità apparente sono collegate al realismo di Courbet. Nadar, giornalista e vignettista, si è dedicato al giornalismo politico della Francia post-restaurazione, diventando il più famoso ritrattista e realizzando riprese aeree di Parigi da una mongolfiera.
Evoluzione del ritratto
Il ritratto può rappresentare una sintesi di una personalità, come visto nei lavori di Andy Warhol e nelle sue attrici dalla posa borghese alla posa bohémienne. Nadar ha immortalato Sarah Bernhardt nel 1855.
Ritratto scientifico e pubblicitario
Il ritratto scientifico riguarda l'umiliazione dello sguardo colonizzatore e antropologico, con attenzione al "tipo". Nel 1870, Francis Galton esplora l'eugenetica, analizzando criminali ed ebrei. Thomas John Barrand ha lavorato sul ritratto pubblicitario in un orfanotrofio.
Disdéri ha sviluppato il fotoromanzo personale, permettendo di farsi conoscere e rendendo le celebrità accessibili attraverso le "carte de visite" dei VIP.
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