Accordi dell’area di produzione
Sono degli accordi contrattuali di collaborazione internazionale, e nell’area di
produzione possiamo distinguere i contratti di produzione e il Licensing Internazionale.
Nei contratti di produzione, l’impresa che intende entrare in un mercato, detta
contractor, affida la produzione ad un’azienda locale. A produzione ultimata il prodotto
viene consegnata al committente (contractor) che provvederà alla distribuzione. Si
ricorre ai contratti di produzione quando le barriere per l’accesso al mercato sono alte
e quando la domanda risulta essere troppo bassa da poter giustificare un
insediamento produttivo all’estero. I vantaggi di adoperare i contratti di produzione
sono vari, tra cui l’abbassamento dei costi di produzione con la relativa creazione di
forme produttive più adatte al mercato locale, oppure la possibilità di poter apporre il
“made in”, l’abbassamento dei costi logistici e burocratici, e infine risulta più facile per
l’azienda uscire dal mercato qualora lo desideri. La rimozione di un impianto
produttivo è ben più onerosa dalla risoluzione di un contratto. Abbiamo però anche
alcuni svantaggi per questi accordi, i più importanti sono che il produttore acquisirà il
mio metodo e il mio know-how e potrebbe in futuro diventare un mio concorrente
diretto, e c’è in più la problematica che non sempre è facile trovare il personale adatto
alla produzione, perciò c’è il rischio di un aggravio di costi di formazione del personale.
Nel licensing internazionale invece, un’impresa, detta licenziante o licensor, concede
ad un’altra impresa, detta licensee il diritto di utilizzo di una tecnologia particolare o
un processo produttivo brevettato, nonché un marchio per realizzare un certo prodotto
ed eventualmente commercializzarlo, dietro il pagamento di un compenso. Tale
accordo è utile alle imprese con risorse e competenze significative che intendano
espandersi geograficamente senza destinare risorse aggiuntive. Il compenso erogato
dal licensee al licensor può essere immediato, con il vantaggio per il licensor di avere
la sicurezza del pagamento e un’immediata liquidità, oppure dilazionato, sotto forma
di royalty (pratica vantaggiosa per il licensee), che può essere sulla % delle vendite
oppure un compenso fisso per ogni unità venduta. Solitamente si adopera un mix di
compensi. La licenza può essere concessa IMPIANTO CHIAVI IN MANO, vale a dire che il
licensor si occupa della progettazione, della realizzazione e della messa in attività
della struttura produttiva, può essere PRODOTTO IN MANO, dove oltre al chiavi in
mano si curerà anche l’addestramento del personale e il processo produttivo, e può
essere infine MERCATO IN MANO, dove in aggiunta al prodotto in mano il licensor
mette a disposizione anche gli sbocchi di vendita. I vantaggi principali del licensing
sono che con tale pratica si riescono a bypassare eventuali barriere e si contengono i
costi della logistica: infatti anziché importare i prodotti essi verranno prodotti in loco.
Ulteriore vantaggio è inerente ai prodotti con obsolescenza rapida: meglio trasferire il
know-how a qualcuno e sfruttare gli introiti piuttosto che perdere tempo ad aprire una
filiale per produrre un prodotto ormai obsoleto e con scarse prospettive di vendita. I
rischi principali del licensing sono sostanzialmente 3: c’è in primis la possibilità di
creare un nuovo concorrente (visto il trasferimento del know-how), in secundis c’è la
possibilità che le condotte del licenziatario danneggino il marchio (Benetton accusata
di razzismo), e infine se in futuro si volesse aprire una filiale mancheranno le
conoscenze dirette e consolidate negli anni, che rimarranno al licenziatario.
Adattamento prodotto e marca, siti produttivi adattati
L’adattamento del prodotto è una politica del prodotto e si concretizza tramite
l’adattamento o l’offerta di un nuovo prodotto. La modifica del prodotto può avvenire
sugli attributi strutturali, esterni o di servizio. Gli attributi strutturali sono gli
ingredienti, il gusto, il profumo, la qualità ecc. Un esempio di modifica di tali attributi è
stata fatta dallo shampoo Vidal. Il prodotto è uguale ovunque ma in alcuni paesi
cambia l’intensità del profumo, in Giappone è più leggero. Gli attributi esterni sono la
confezione, la forma, il design, i colori ecc. Bisogna prestarci attenzione perché in
alcune culture i colori hanno significati diversi dai nostri, esempio in Giappone il bianco
indica il lutto, mentre il nero eleganza e potere. Gli attributi di servizio sono quelli di
tipo commerciale, finanziario, di supporto. Ad esempio in America viene ritenuto
normale che un prodotto necessiti di assistenza, mentre in Asia ci si aspetta che il
prodotto duri per sempre.
L’offerta di un nuovo prodotto invece è tipica delle imprese policentriche, ed è una
pratica più impegnativa e costosa in quanto richiede nuove progettazioni a seconda
del paese. Tale pratica è quindi più adatta per quei Paesi con una domanda potenziale
di una dimensione adeguata. Un esempio può essere quello della Ford, che analizzato
il mercato indiano si è resa conto che c’è una tendenza a partire con la seconda
marcia e ad usare spesso il clacson, e in più le strade sono molto strette e dissestate
rispetto agli altri paesi: in virtù di tali analisi ha progettato una macchina con una
frizione speciale e con un clacson più potente e con attributi strutturali diversi per
sostenere le diverse strade indiane. L’offerta di un nuovo prodotto risulta invece una
scelta obbligata per le imprese che realizzano grandi opere di ingegneria civile.
L’adattamento della marca si esplica nell’attuazione di una politica di marca locale:
per il paese estero viene modificato il marchio, vuoi per motivi fonetici (magari un
nome in un’altra lingua risulta offensivo) vuoi per motivi legali (come in cina),
trovando il giusto compromesso per far coesistere il più possibile i significati letterali,
fonetici e simbolici, adattandoli ovviamente al paese estero.
I siti produttivi adattati sono…??
L’adattamento quando si applica? Quando si vuole attuare una politica di prezzo
oppure diventa adattamento della marca quando si vuole fare ingresso in un mercato
estero con una politica di marca locale.
Alleanza Commerciale
L’alleanza commerciale è una tipologia di accordo contrattuale dell’area marketing, e
consiste in un accordo, solitamente una concessione, tra esportatore (detto
concedente) e importatore (detto concessionario). In questo tipo di accordo può essere
prevista un’esclusiva territoriale a beneficio del concessionario, assicurandogli che nel
territorio sarà l’unico distributore di un certo prodotto (assieme al concedente). Il
concessionario acquisterà la merce, e assumerà tutti i rischi e i relativi costi di
giacenza: rivenderà successivamente col proprio ricarico. Il concessionario deve
assolvere diversi compiti: deve innanzitutto disporre di una rete di vendita, dovrà
occuparsi della gestione delle scorte del prodotto, dovrà effettuare la promozione delle
merci acquisite, dovrà se necessario concedere credito alla clientela, dovrà svolgere
l’amministrazione e l’evasione in proprio degli ordini e dovrà gestire la distribuzione. In
certi casi dovrà occuparsi anche dell’assistenza post vendita. L’alleanza commerciale
presenta dei vantaggi per il concedente: innanzitutto risulta un accordo molto utile in
caso di distribuzione molto frazionata e che necessita di tempistiche di rifornimento
alla clientela più immediate. In più il concessionario ha tutto l’interesse ad impegnarsi
a vendere (guadagnerà dalla vendita) e ciò contribuisce alla diffusione del prodotto del
concedente. Ultimo vantaggio è che con tale accordo si addossa il rischio
dell’insolvenza della clientela al concessionario.
Arbitrato
L’arbitrato è un istituto diplomatico cui si fa ricorso in caso di controversie tra due
parti. Prima di ricorrerci si tenta la composizione amichevole tramite rappresentanze
diplomatiche. L’istituto dell’arbitrato offre personale esperto per ogni tipologia di
controversia. Viene definito arbitrato “amministrato” quando le parti affidano ad una
specifica istituzione la scelta degli arbitri e le regole procedurali. Il requisito per il
ricorso all’arbitrato è la presenza nel contratto stipulato della clausola compromissoria,
che recita sostanzialmente: “Tutte le controversie eventualmente derivanti dal
presente contratto saranno risolte in via definitiva, secondo il regolamento di
conciliazione e d’arbitrato della camera di commercio internazionale, da uno o più
arbitri nominati in conformità a detto regolamento”. Nell’inserimento della clausola
compromissoria, è consigliabile inserire indicazione riguardo la sede dell’arbitrato, la
lingua della procedura, il numero di arbitri desiderati con la relativa modalità di
nomina e le regole cui condurre le procedure. I vantaggi di ricorrere all’arbitrato sono
molteplici, tra i più importanti vi è senz’altro la presenza di arbitri notevolmente
competenti, che aiutano a garantire un processo relativamente rapido. Altro vantaggio
è che vi è una segretezza del procedimento, le sentenze non vengono rese pubbliche.
Il lodo arbitrale (la sentenza) che ne uscirà fuori, non avrà efficacia contrattuale. Il lodo
può essere RITUALE o IRRITUALE. Nel rituale le parti vogliono una sentenza esecutiva
che produca effetti di legge, e salvo diversamente indicato è la tipologia implicita del
lodo arbitrale. Nell’irrituale invece le parti affidano ad un terzo la risoluzione della
controversia tramite constatazione amichevole, di fatto le parti considerano la
decisione dell’arbitro come loro manifestazione di volontà, come se fosse stata fatta
una composizione amichevole.
Barriere
Spesso l’accessibilità di un paese per le imprese estere è limitata dalle barriere.
Possiamo sostanzialmente distinguere 3 tipologie di barriere: artificiali, a carattere
tariffario, a carattere non tariffario.
Le barriere ARTIFICIALI sono frutto di scelte di politica economica del paese in oggetto,
e vengono imposte per migliorare la bilancia dei pagamenti (le barriere contribuiscono
all’autarchia), oppure per proteggere un’industria nazionale nascente che potrebbe
subire danni dall’ingresso di un’industria estera, oppure per influenzare le decisioni di
localizzazione produttiva per le imprese. L’OMC sta cercando di limitare questa
tipologia di barriere secondo la stipula di alcuni principi fondamentali, quali la
consolidazione tariffaria, dove ogni paese aderente all’organizzazione deve depositare
una lista dei prodotti con relativo dazio massimo imponibile che non potrà essere
modificato verso l’alto; oppure vietando l’imposizione di limiti quantitativi
all’import/export, o di creare favoritismi per un certo paese rispetto ad un altro:
secondo tale divieto imposto dall’OMC, se si fanno favoritismi per un paese devono
essere fatti anche per gli altri per la stessa tipologia di prodotti/servizi. Infine viene
imposto il divieto di discriminazione sui prodotti esteri, quando questi subentrano nel
paese pagando un regolare dazio.
Le barriere A CARATTERE TARIFFARIO sono divisibili in due tipologie: i dazi doganali o i
diritti integrativi di confine. I dazi doganali possono avere uno scopo fiscale, dove
l’obiettivo è colpire il consumo delle merci estere per favorire la finanza pubblica
(solitamente questi dazi sono inferiori a quelli protettivi) o protettivo, il cui obiettivo è
proteggere i prodotti locali dalla concorrenza estera. I dazi protettivi sono
antidumping, compensativi o di salvaguardia. Gli ANTIDUMPING contrastano le
importazioni di prodotti analoghi a prezzi inferiori, e vengono calibrati per portare il
costo finale allo stesso livello del prodotto locale. Quelli COMPENSATIVI contrastano le
importazioni di beni realizzati da aziende favorite da sussidi particolari, e vengono
calibrati per compensare il vantaggio di costo produttivo avuto da tali sussidi. Infine
quelli di SALVAGUARDIA contrastano l’importazione massiccia di un bene
perfettamente sostituto che danneggia l’economia interna: tali dazi sono volti a
penalizzare pesantemente l’importazione perché manda in crisi il mercato interno. I
dazi doganali possono essere calcolati ad valorem (% in base al prezzo di vendita
finale), che tuttavia presentano problemi in fase di inflazione (dove si esaspera la
finalità protettiva) o in fase di deflazione (dove il dazio potrebbe di fatto risultare
inutile) oppure ad pesum. Nel calcolo ad pesum si impone un dazio in base al numero
dei prodotti importati, a prescindere dal prezzo finale. Tuttavia presenta alcune
problematiche sempre legate a inflazione (riduce il gettito tributario in termini reali e
riduce anche la finalità protettiva) e deflazione (dove la finalità protettiva è
esasperata) e in più risulta efficace per beni a basso valore unitario. Solitamente
vengono calcolati in modo misto. I diritti integrativi di confine invece sono un
complesso insieme di tributi e spese imposte dalle autorità doganali: differiscono dai
dazi anche se producono effetti analoghi. Sono riconducibili all’IVA, alle sovrimposte di
confine (che vengono riscosse su merci estere che se venissero prodotte all’interno del
paese sarebbero sottoposte all’imposta di fabbricazione), ai diritti di monopolio (rivolti
alle merci che sono riservate allo stato, come le sigarette), tasse addizionali di vario
tipo, diritti di magazzinaggio e facchinaggio, tasse di sbarco e imbarco, di ispezione
merce, per la creazione di statistiche e infine gli oneri per le certificazioni.
L’ultima tipologia di barriere è quella a carattere NON TARIFFARIO. Vista la difficile
identificazione sono in larga ascesa, e distinguiamo barriere a contingentamento
assoluto, contingentamento doganale e le limitazioni volontarie alle esportazioni. Il
CONTINGENTAMENTO ASSOLUTO si realizza tramite l’emanazione di una legge che
stabilisce una quota massima di approvvigionamento estero per certe merci
provenienti da determinati paesi e per un certo lasso di tempo, e tale limite
all’importazione provoca un vantaggio a chi importa visto l’aumento della concorrenza
estera che vuole vendere all’interno del paese contingentato. A causa di alcune regole
dell’OMC si ricorre sempre meno a questa pratica. Il contingentamento DOGANALE è
come quello assoluto, ma quando si sfora la quota vengono pagati dazi più elevati
senza dover bloccare l’importazione, ed è più frequente rispetto all’assoluto. Infine le
LIMITAZIONI VOLONTARIE si verificano quando un paese esportatore decide di limitare
le esportazioni verso un paese, tipica scelta nel caso di beni particolari (armi verso
paesi in guerra) oppure nel caso in cui l’importatore acquisti troppo rispetto al suo
effettivo bisogno (ciò significa che probabilmente rivende alle mie spalle con buoni
margini di guadagno causandomi un danno).
Infine non bisogna sottovalutare gli ostacoli tecnici e le misure sanitarie che vanno
rispettate a seconda del paese, un esempio potrebbero essere le normative ISO, che
pur essendo volontarie offrono un vantaggio competitivo a chi le adotta, oppure
l’HACCP che va necessariamente rispettato come misura sanitaria.
Brand (cristofaro)
Il brand è dotato di funzioni cognitive quali la brand awareness (ovvero la capacità
dell’individuo di riconoscere la marca) e dalla brand association (ovvero le associazioni
che vengono fatte alla marca). Il brand svolge funzioni informativa (alla marca
vengono associate funzioni), di garanzia (la fiducia che una marca faccia le cose per
bene) e comunicativa (status symbol). La marca può essere locale o sovranazionale.
La marca locale è utilizzata solo in un certo paese anche se il prodotto è uguale alle
marche di altri paesi. È una scelta tipica nel momento in cui certe marche presentano
significati non adatti in certe lingue. La sovranazionale può essere globale o
internazionale. La marca sovranazionale globale è caratterizzata da una strategia
univoca di identità, immagine, posizionamento ecc. Vari esempi sono la nike, la apple,
la swatch, diesel, heineken ecc. La marca sovranazionale globale risulta efficace se c’è
lo sviluppo di un valido sistema di comunicazione che permetta la condivisione di
informazione tra i vari paesi e se c’è la creazione di un sistema di pianificazione della
marca a livello globale, tramite l’analisi dei consumatori, concorrenti e marca,
evitando di focalizzarsi in maniera eccessiva sull’analisi di prodotti tangibili e
funzionali. La marca sovranazionale internazionale invece opera in più paesi ma
presenta solo alcuni aspetti di standardizzazione transnazionale di natura strategica e
operativa.
Buyback
Il buyback è la forma di counter-trade a scopo industriale che maggiormente si è
diffusa negli ultimi anni. È ormai la regola per il pagamento di forniture di “progetti
chiavi in mano” all’Est europeo, alla Cina e ad altri paesi in via di sviluppo. Con questo
tipo di accordo il venditore di impianti, attrezzature o tecnologie accetta come
pagamento di essi (parziale o totale) un prodotto fabbricato con le medesime
attrezzature/tecnologie appena vendute. Spesso l’accordo di buyback è gestito da
un’impresa occidentale come “general contractor”, ha quindi “imprese subcontraenti”
e “imprese licenziatarie”. Vista la complessità dell’operazione e vista la lunga durata
che pu&ogr
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Domande e risposte dell'esame Economia e Gestione delle Imprese Internazionali (6 CFU - Piantoni)
-
Domande e risposte dell'esame di Economia e Gestione delle Imprese Internazionali avanzato
-
Domande e risposte Economia e gestione delle imprese, ordine alfabetico 2025
-
Risposte Economia e gestione delle imprese