Corso di Politica Economica
Anno accademico 2012-2013
Università degli studi della Tuscia – Viterbo
Dipartimento di Economia
Prof. A cura di:
Antimo Verde Denisa Racean
Alex Selvaggini
Fabio Marinaro
Vezio Lucchesi
1-Risposte di politica economica rielaborate ed integrate da V. Lucchesi rev.1
PARTE PRIMA
LA POLITICA ECONOMICA DI BASE
2-Risposte di politica economica rielaborate ed integrate da V. Lucchesi rev.1
1) Quale è la differenza tra Macroeconomia e Politica Economica?
La macroeconomia ,che è una branca dell'economia ,studia il comportamento degli operatori definiti in termini di aggregati o
macroeconomici (come ad esempio i consumatori, le imprese, lo Stato, etc).
La macroeconomia si interessa del funzionamento del sistema economico delle interazioni tra macro variabili (consumi,
investimenti, esportazioni, reddito, occupazione, inflazione eccetera).
La microeconomia si occupa degli obiettivi e delle azioni poste in essere per conseguirele dai singoli operatori.
La politica economica si concentra sull'intervento dello Stato nell'economia.
L'azione economica dello Stato si riflette sul sistema economico e sul suo funzionamento, come pure sul benessere del singolo
operatore, consumatore, impresa.
2) Quando nasce la Politica Economica?
Sia la macroeconomia che la politica macroeconomica nascono, verso la fine degli anni 30 del secolo scorso, ad opera di
Keynes. ,che nel 1936 pubblica la sua teoria generale dell'occupazione,dell'interesse e della moneta, il quale confuta i
precedenti economisti neoclassici, che affermavano che lo stato non dovesse avere ingerenza nell’economia (sistema
economico capace di autoregolarsi, disoccupazione volontaria e reddito d’equilibrio = reddito potenziale di piena
occupazione), proponendo l’intervento diretto dei governi.
3) Come si giustifica l'intervento dello Stato nell'economia?
La giustificazione dell'intervento pubblico in campo economico è da ricercare nelle imperfezioni del funzionamento del
mercato.
Tali imperfezioni, chiamate anche fallimenti del mercato, rendono indispensabile l'intervento pubblico volto ad eliminarle.
Il mercato, quindi, non è capace di autoregolarsi come affermavano i Neoclassici, a conferma di ciò ricordiamo la crisi del
1929.
4) Quali sono i filoni teorici principali?
Classici →Neoclassici →Keynesiani →Monetaristi →Nuova macroeconomia classica (NMC)→Real business cycle
(RBC) → New Keynesian
Il primo filone teorico è quello dei classici.
L'interesse principale degli economisti classici è quello di spiegare il processo di sviluppo economico, della società o della
Nazione e non più del Sovrano o dello Stato, in un contesto di rivoluzione industriale e di affermazione del capitalismo.
I principali economisti classici sono Smith, Malthus, Say, Ricardo, Cournot e Marx.
Dopo i classici vengono i neoclassici.
Uno dei concetti cardine di questa teoria è l'andamento decrescente della soddisfazione dei bisogni all'aumentare della quantità
consumata.
Altro punto fondamentale è la capacità del mercato di autoregolarsi, e quindi per i neoclassici lo Stato non deve
assolutamente intervenire in economia in quando il mercato può far fronte da solo a tutte le fluttuazioni.
I principali economisti neoclassici sono Edgeworth, Walras, Pareto, Fisher, Marshall e la scuola austriaca.
I neoclassici sono stati soppiantati da Keynes che ha spostato l'attenzione dell'economia dalla produzione dei beni alla
domanda osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione.
Da qui nasce la necessità di un intervento pubblico di sostegno alla domanda.
Questa teoria si oppone a quella neoclassica che, come già detto, sosteneva la capacità del mercato di riequilibrare domanda e
offerta sulla base della legge di Say o dello sbocco di altri prodotti .
“ Say assume che il denaro ricavato dalla vendita sia destinato ad essere immediatamente speso; in questo senso il venditore è
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sempre anche un compratore e, con ciò, offre uno sbocco alle produzioni altrui”
Dopo Keynes arrivano i monetaristi che si occupano principalmente degli effetti dell'offerta di denaro governata dalle banche
centrali.
I monetaristi hanno come obiettivo il controllo dell'offerta di denaro e considerano l'inflazione come conseguenza di
un'offerta di denaro superiore alla domanda.
I principali esponenti sono Friedman e Fisher.
Durante gli anni settanta si è affermata la nuova macroeconomia classica (NMC) che sottolineava l'importanza delle azioni
dei singoli individui quali agenti razionali.
Il principale economista di questa teoria è Lucas.
Dopo la nuova macroeconomia classica abbiamo il real business cycle (RBC) con Prescott.
Infine ci sono i new Keynesian è una scuola di pensiero economica che, in risposta alle conclusioni della nuova
macroeconomia classica riabilita l'economia Keynesiana, riprendendone l'impostazione ma arricchendola di nuovi concetti.
Come per l'approccio neoclassico, l'analisi macroeconomica dei Neo Keynesiani di solito presume che le famiglie e le imprese
abbiano proprie aspettative razionali.
I Neo Keynesiani ritengono che i prezzi e i salari non si adeguano istantaneamente alle variazioni delle condizioni
economiche ciò implica che l'economia possa fallire dall'ottenere la massima occupazione.
Per cui, i Neo Keynesiani sostengono che la stabilizzazione macroeconomica con intervento dei governi centrali (usando la
politica fiscale) o delle banche centrali (usando la politica monetaria) può portare ad un risultato più efficace di una politica
macroeconomica del laissez faire.
5) Quale è il fondamento teorico del mercato per i neo classici?
Il fondamento teorico del mercato è che esso è in grado di portarsi nuovamente su livelli di piena occupazione appena se ne
allontana o comunque in periodi di tempo molto brevi.
6)Quale è lo schema teorico di base della Politica Economica?
Lo schema alla base della Politica Economica è la teoria Keynesiana, perché è stato proprio Keynes il primo a porre le basi
della politica economica
7)In questo schema quali sono gli obiettivi della Politica Economica?
Lo starting point di un corso di politica macroeconomica è rappresentato dall'analisi degli strumenti e degli obiettivi della
politica economica.
Gli obiettivi di politica economica sono i fini che il Policiy-Maker si propone di raggiungere.
Ad esempio: un tasso di inflazione del 2% una crescita del PIL del 3% e così via.
Gli obiettivi di politica economica del modello keynesiano sono tre:
•
Crescita del reddito → attraverso la riduzione o l'eliminazione del divario produttivo (altresì detto output gap). Infatti
l'obiettivo primario della Federal Reserve, che fissa politiche espansive puntando ad un determinato “ unemployment
target”.
•
Stabilità monetaria o Stabilità dei prezzi → è un obiettivo cruciale per una collettività in quanto consente di
mantenere il potere di acquisto dei redditi e delle retribuzioni. E' l'obiettivo primario della BCE, fondata sul modello della
Bundesbank tedesca
Equilibrio della bilancia dei pagamenti → il suo equilibrio è molto importante perché tutela la cassa in valuta estera di
un Paese, e la valuta estera serve per finanziare le operazioni all'estero. Questo obiettivo con l'avvento dell'Unione
Monetaria Europea ha un po' perso di importanza in quanto essendoci una moneta unica non si vanno ad intaccare le
riserve di moneta estera. La BP rientra nell’equazione del reddito (X-M): averla in deficit significa avere qualcosa in
diminuzione di Y, quindi potenzialmente andare in recessione, riequilibrare la BP significa almeno eliminare quel segno
meno al computo finale di Y.
4-Risposte di politica economica rielaborate ed integrate da V. Lucchesi rev.1
•
Infatti Y = C+I+G+X-M e BP=X-M se BP diminuisce allora diminuisce anche Y cioè il reddito.
8) Come posso esprimere l'obiettivo della crescita del redditi?
Il primo obiettivo della politica economica e quello, tipicamente keynesiano della crescita del reddito, ovvero, in termini di
contabilità nazionale, del prodotto interno lordo (PIL).
Partiamo dall'equazione fondamentale di contabilità nazionale:
Y=C+I+X-M [1.1]
Offerta (Produzione)= Domanda
dove Y=PIL
C= consumi
I= investimenti
X= esportazione di beni e servizi
M= importazione di beni e servizi
a sinistra del = abbiamo l'offerta o produzione o output
a destra del = abbiamo la domanda globale o income
La politica economica di cui parliamo in questo volume è politica economica di breve termine o di gestione della domanda
(lato destro dell'equazione [1.1]: essa si propone di conseguire un soddisfacente tasso di crescita del PIL cercando di
aumentare C o I oppure le esportazioni nette X-M.
Da quanto appena detto si comprende l'importanza del PIL, la cui evoluzione ci dice se l'obiettivo della crescita economica è
stato raggiunto o meno.
Tuttavia, osserviamo che da molto tempo si discute tra economisti e policy makers sull'adeguatezza del PIL accogliere
l'andamento del benessere di un paese.
Questo dibattito è legato alla cosiddetta teoria della decrescita economica.
8 bis) Stabilità monetaria o Stabilità dei prezzi
La stabilità monetaria è un obiettivo cruciale per una collettività.
Ciò è molto importante anche dal punto di vista sociale: infatti, l'inflazione colpisce più i poveri che i ricchi ed è quindi una
tassa sui deboli ed è un un obiettivo fondamentale per tutte quelle categorie che sono price takers, come i lavoratori
dipendenti che non possono far variare a proprio favore i prezzi, a differenza delle imprese che operano in contesti di
concorrenza imperfetta (concorrenza monopolistica, oligopolio, monopolio) e che sono in varia natura price makers
L'inflazione, P
(P − )
t (t −1)
π =( )∗100
P
(t −1)
è definibile come un aumento dei prezzi che si protrae nel tempo.
Quindi non una lievitazione una tantum dei prezzi.
9) E' auspicabile un obiettivo inflazionistico pari a 0? Perché?
Non è auspicabile perché un obiettivo troppo basso, o addirittura pari a zero, potrebbe portare ad una riduzione degli
investimenti.
Avere un'inflazione pari a 0 significa che il paese di avvita in una spirale di deflazione perché
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r = i - π
quindi supponendo
r = 5%
e inflazione pari a
π = 0 r i
il tasso di interesse reale ( ) corrisponde a quello nominale o monetario ( )
r = i
e quindi non ci sarebbe la convenienza ad investire.
Il contrario dell'inflazione e la deflazione, che si ha quando il livello dei prezzi molto basso non varia o addirittura diminuisce.
La deflazione altrettanto dannosa dell'inflazione.
Pensiamo solo a questi due esempi:
-Gli investimenti, e l'occupazione dell'impresa dipendano dai profitti e dal tasso di interesse reale.
I profitti possono essere approssimati dalla variazione dei prezzi meno alla variazione dei costi (salariali e delle materie
prime), mentre il tasso di interesse reale e approssimato dal tasso di interesse nominale meno la variazione dei prezzi.
Se quest'ultimo è pari a zero o negativo, i profitti calano, il tasso di interesse reale aumenta, gli investimenti crollano e con
essi l'occupazione e poi i consumi, il reddito e così via.
L'obiettivo della stabilità monetaria e delle banche centrali, sta quindi a indicare un'inflazione moderata ma positiva intorno al
2-2, 5% annuo.
Secondo teorie come la TQM inoltre, aumentando la quantità di moneta, sale il livello dei prezzi, quindi perché un sistema
economico possa crescere, dovrà accettare per forza un certo livello di inflazione.
Il secondo pilastro del modello macroeconomico neoclassico è rappresentato dalla teoria quantitativa della moneta ( TQM ),
di tale teoria esistono due versioni neoclassiche:
-La prima del 1911 di Fisher;
-La seconda della scuola inglese di Cambridge;
Nella versione di Fisher il punto di partenza è l'equazione degli scambi, in base alla quale vi è un'eguaglianza tra, da un lato,
la quantità di moneta complessivamente in circolazione ed utilizzata per effettuare acquisti di beni e servizi e, dall'altro il
valore dei beni e servizi acquistati.
Posta in queste termine l'espressione è di fatto una identità perché la spesa monetaria totale non può che coincidere con il
valore monetario dell'insieme dei beni e dei servizi scambiati.
Diviene un'equazione che consente di determinare una variabile in base ad un'altra solo sulla base di alcune ipotesi.
Indichiamo con :
-M la quantità di moneta posta in circolazione dal sistema bancario + i depositi a vista = M1
-V la velocità di circolazione dei mezzi monetari (il numero di volte in cui la stessa quantità monetaria passa
di mano nell'unità di tempo da soggetto a soggetto finanziando gli scambi)
-Y il reddito reale, cioè i beni e servizi prodotti scambiati sempre l'unità di tempo
-P l'indice generale dei prezzi, ossia un indice il prezzo medio dei beni e dei servizi
Sulla base di quanto abbiamo detto possiamo scrivere che:
M ∙V = P∙Y
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e risolvendo rispetto al P si ottiene :
̄
V
P= ∙M S
Y
̄
Nella relazione [9.13 ] si assume la costanza di [ V ] e di [ Y ] e quindi grandezze esogene.
V*
Quindi io la relazione la scriverei come P = M ∙ in accordo alle notazioni usate in seguito
S Y *
PO
Per quanto riguarda [ Y ] , ciò dipende dal fatto che il reddito è sempre quello massimo di piena occupazione in ottemperanza
alla legge di SAY in base alla quale soltanto l'offerta di beni fornisce i mezzi per acquistare altri beni ovvero che la vera ed
unica fonte della capacità d'acquisto è la capacità di produrre e di vendere.
10)Quali sono gli inconvenienti di un Tasso inflazionistico contenuto?
Un tasso inflazionistico contenuto potrebbe rendere non convenienti gli investimenti, dato il tasso d'interesse nominale molto
basso e rendere non conveniente l'assunzione di nuovi lavoratori da parte delle imprese con il conseguente calo del reddito e
dei consumi, strettamente collegati con l'occupazione.
L'obiettivo della stabilità monetaria e delle banche centrali, sta quindi a indicare un'inflazione moderata ma positiva intorno al
2-2, 5% annuo.
10 bis ) Definizione di output gap
L'obiettivo prioritario della politica economica, se abbiniamo l'andamento del reddito a quello dei prezzi, diviene quello della
stabilizzazione ciclica o del reddito.
In altri termini, obiettivo della politica economica quello della stabilizzazione ciclica di consiste appunto nell'assicurare un
livello di prodotti terno lordo monetario (PIL) tale che non si concretizzino i rischi di inflazione (elevata) né quelli di flessione
dell'occupazione.
Come può la politica economica stabilizzare o controllare il ciclo? Ricorrendo a politiche espansive, cioè, ad esempio,
aumentando la spesa pubblica o diminuendo le aliquote fiscali, quando l'economia sta ( o è previsto che stia) per scivolare
verso la fase recessiva, oppure a politiche restrittive, cioè riducendo la spesa pubblica o aumentando le aliquote impositive,
quando l'economia sta in una fase espansiva con rischi di aumento significativi dei prezzi.
Incontreremo sovente termine come "politiche di gestione della domanda" oppure "di stabilizzazione ciclica", che esprimono
appunto quanto appena detto.
Completiamo questo inciso con una definizione molto importante per noi:
-Quella di output gap.
Nella figura 1. 1, la retta crescente può indicare, più che il valore del trend del PIL, il suo livello potenziale
( corrispondente alla piena occupazione ) o del reddito di piena occupazione, coerente con la stabilità monetaria.
Fase espansiva
Fase recessiva
7-Risposte di politica economica rielaborate ed integrate da V. Lucchesi rev.1
Indichiamo tale livello potenziale con Y*.
Y* = Livello potenziale del PIL corrispondente alla piena occupazione
Il reddito effettivo è invece riportato sulla curva del ciclo, ed è indicato con Y t.
L'output gap è definito come :
Output Gap = [ Y -Y*] / Y*
t
compito prioritario della politica economica diviene allora, detto in termini più sofisticati di quanto appena affermato,
la riduzione o l'azzeramento del output gap.
11) Perché è importante l'equilibrio della bilancia dei pagamenti?
L'equilibrio della bilancia dei pagamenti è importante per garantire un livello adeguato di riserve monetarie di valuta estera.
Ricordiamo che la bilancia dei pagamenti è il documento che registra tutte le transazioni che i residenti di un paese effettuano
con i non residenti "quelli del resto del mondo", in un determinato periodo (anno, trimestre commesse).
La versione tradizionale della bilancia dei pagamenti divide le transazioni in tre parti o conti:
a) le partite correnti;
b) i movimenti di capitali;
c) variazione delle riserve ufficiali.
Le partite correnti riguardano i crediti e debiti verso gli altri paesi per l'esportazione o per importazioni di merci servizi
(noli, assicurazione, viaggi all'estero, consulenze, viaggi di cura e di studio eccetera), in cui gli importi vengono registrati tra i
crediti saranno l'uomo ad afflussi di valuta (come ad esempio le spese dei turisti stranieri che vengono in Italia) e tra i debiti se
danno luogo a deflussi di valuta (come ad esempio i pagamenti per un mas
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Politica economica risposte teoriche, esami Franzini 2003-2017
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