Domande scienza politica
Cosa si intende per politica? Definizione di Easton
Il termine “politica” è un’attività collettiva che si determina all’interno dei gruppi e tra i gruppi e comporta delle decisioni obbligatorie che vincolano ed incidono sulla collettività: si raggiungono attraverso la deliberazione informata o l’imposizione violenta. Pertanto la politica è l’attività o il processo mediante cui i gruppi raggiungono decisioni vincolanti che incidono sulla collettività. Una volta trovate le decisioni, è necessario metterle in atto e trovare il mezzo per ottenere il consenso dei membri. La politica possiede un lato coercitivo.
Easton definisce il sistema politico come l’insieme delle interazioni, attraverso cui determinati valori vengono collocati con provvedimenti forniti di autorità in una società. A livello concettuale, la politica è il processo attraverso il quale si attuano decisioni collettive. Tale definizione trova delle concezioni contrastanti. Il principale contrasto si divide tra chi vede nella politica il perseguimento degli interessi della collettività e chi vede una collisione inevitabili tra i gruppi che perseguono i propri limitati obiettivi. Da questa contrapposizione emerge la complessità della politica, la quale coinvolge gli interessi comuni e non; l’essenza della politica sta nell’interazione delle due concezioni.
Definizione di capitale sociale secondo Putnam e la sua prima applicazione politologica
Il capitale sociale è un concetto che compare all’inizio del Novecento per indicare gli elementi culturali e di contesto che favoriscono l’ottenimento di risultati socialmente rilevanti. Nel 1993 Robert Putnam decise di applicarlo allo studio dei fenomeni politici, in particolare al rendimento delle istituzioni regionali italiane. Egli evidenziò una correlazione tra il rendimento istituzionale e la presenza di una specifica cultura politica locale (civicness), un orientamento diffuso dei cittadini verso la politica, sostenuto da una forte fiducia e dalla cooperazione. Il risultato fece notare che le regioni del nord funzionavano meglio rispetto a quelle del sud, grazie alla presenza specifica della cultura politica locale.
Pertanto per capitale sociale si intende la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo. La maggior parte di capitali sociali, come la fiducia, sono “risorse morali”, cioè risorse la cui fornitura aumenta invece che diminuire con l’uso e che si esauriscono se non vengono utilizzate.
- Un’espressione metaforica e neutra
- Un costrutto attraverso il quale il ricercatore si propone di considerare aspetti eterogenei di una società
- Un concetto riferito alla collettività (e non ai singoli individui)
- Una risorsa collettiva che può facilitare il conseguimento di certi obiettivi
Quali sono le critiche al capitale sociale?
Nel testo Bowling Alone (2000), Putnam distingue tra:
- Esiti intolleranti ed escludenti (bonding) del capitale sociale.
- Esiti includenti (bridging) che “aprono” i confini della solidarietà e dell’identità collettiva, sostenendo che la democrazia presuppone l’esistenza di capitale sociale, le cui componenti assicurino il prevalere di questo esito, rispetto al punto a.
Regolare il conflitto vuol dire formulare regole accettate dai destinatari, per stabilire limiti al conflitto e contenerne gli effetti potenzialmente distruttivi. Il capitale sociale bridging è alla base delle diverse forme di cooperazione tra i soggetti sociali e costituisce la chiave per regolare i conflitti tra i corpi intermedi. Alle istituzioni politiche sono assegnati i compiti più rilevanti per l’integrazione sociale: politiche di Welfare, che possono contrastare i processi di esclusione sociale e di segmentazione delle reti di fiducia che rischiano di erodere il capitale sociale bridging.
Quali sono i diversi tipi di capitale sociale nell’Italia pre unitaria?
Secondo la tesi di Putnam, ci sono diverse dotazioni di capitale sociale all’interno dei nostri territori risalenti al periodo pre unitario. In Toscana, lo Stato venne edificato sulle precedenti istituzioni repubblicane, integrando il patriziato con i ceti burocratici di nuova formazione. Al suo interno, il localismo assume più facilmente i tratti del municipalismo rispetto al Veneto. Sia in Toscana che in Veneto si svilupparono corpi intermedi quali le accademie, le quali poterono confrontarsi e incontrarsi con le grandi questioni culturali e politiche dell’Europa illuminista. Solo in Toscana, l’impegno culturale delle accademie si connettè con le istituzioni politiche, diventando un programma di riforme. Queste differenze influenzarono i diversi tipi di capitale sociale:
- In Veneto il ruolo principale della Chiesa, comportò l’assoluta centralità della famiglia, quale ente riproduttore di capitale sociale, l’unico corpo intermedio accessibile per la grande maggioranza della popolazione. La famiglia contadina diventa proprietaria del fondo, mentre in Toscana il perdurare della mezzadria colloca la famiglia contadina entro un rapporto di soggezione rispetto ai proprietari.
- Nel Veneto pre unitario il capitale sociale è intriso di devozione nel clero, elemento presente anche in Toscana, nella quale si aggiungono forme di fedeltà dei mezzadri nei confronti dei proprietari. L’élite politica granducale favorì l’affermazione di un clima di maggiore libertà e tolleranza intellettuale.
- In Veneto, la deferenza nei confronti dell’ordine costituito si coniuga con la sfiducia nei confronti della regolazione politica, mentre in Toscana permane il retaggio all’esperienza comunale e dell’intervento riformatore delle istituzioni politiche del Granducato.
All’interno di questi Stati pre unitari, prendono forma configurazioni sociali ed orientamenti politici che mostrano un’elevata capacità di riproduzione nel tempo e di adattamento al cambiamento.
Cosa si intende per civicness?
Putnam evidenzia una correlazione tra il rendimento istituzionale e la presenza di una specifica cultura politica locale: civicness (cultura “politica”), consistente in un orientamento diffuso dei cittadini verso la politica, sostenuto da una estesa fiducia interpersonale e dalla consuetudine alla cooperazione. La civicness è misurata secondo 4 indicatori:
- La partecipazione ad associazioni, indice di attivismo per il “bene comune”.
- La propensione alla lettura dei quotidiani, cioè una manifestazione basilare di interesse rispetto alla propria comunità.
- L’affluenza alle urne per le consultazioni referendarie.
- Il limitato utilizzo del voto di preferenza.
Putnam individua nella partecipazione ad associazioni l’antidoto più efficace contro la diffusione di comportamenti opportunistici.
Cos’è la cultura politica e come si studia?
Almond e Verba definiscono la “cultura politica” come l’insieme della convinzioni, atteggiamenti e valori di una società nei confronti del sistema politico. Centrale per il loro studio fu “The Civic Culture”, dove propongono una definizione del concetto: la cultura politica è l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica. Gli analisti identificano la cultura politica entro cui la democrazia liberale ha le massime probabilità di svilupparsi e consolidarsi. Permette ai cittadini di esercitare la propria influenza, lasciando flessibilità al Governo. Il termine si identifica con un orientamento psicologico ed un atteggiamento individuale. La cultura politica va descritta come un insieme di modelli cognitivi e valutativi, non è costituita solo da ciò che i membri pensano/dicono di pensare, ma anche da ciò che concretamente compiono.
Lo studio di Almond e Verba fu soggetto a notevoli critiche: alcuni sostenevano che l’intero concetto di cultura politica nazionale fosse vago e gli autori si sarebbero dovuti concentrare più su concetti come le subculture locali; altri osservavano che i due autori non avevano offerto un resoconto dettagliato delle origini e dell’evoluzione della cultura politica. Alla base di queste critiche c’è dunque l’idea che la cultura politica di un Paese non si dovrebbe considerare fissa e stabile, ma piuttosto come un’entità dinamica che viene influenzata almeno in parte dal modo di esplicarsi della politica.
Concetto di politica secondo Almond e Verba (dubbi di metodo e merito)
Nella ricerca sociale “The Civic Culture”, Almond e Verba definirono la cultura politica come l’insieme degli orientamenti psicologici dei membri di una società nei confronti della politica. La ricerca compara cinque democrazie occidentali (Stati Uniti, Gran Bretagna, Messico, Italia e Germania), basandosi su dati di sondaggio. In base ai dati raccolti, si convinsero che la democrazia possa durare nel tempo solo (e dove) sia sostenuta da un particolare tipo di cultura politica, cioè la civicness (cultura civica). La civicness è il risultato di una combinazione di forme tradizionali di partecipazione con elementi di apatia e passività politica verso le istituzioni politiche e le autorità costituite. Questo contributo solleva delle critiche riguardo al merito ed al metodo.
Riguardo al merito, l’utilizzo del sondaggio è considerato uno strumento inaffidabile, in modo particolare in relazione a casi come quello italiano, in cui solo il 52% degli intervistati rispose, dato influenzato dalla titubanza degli italiani a parlare apertamente di politica.
Quali sono le dimensioni della qualità della democrazia?
(Rule of law, accountability, responsiveness, diritti di cittadinanza, uguaglianza)
Il tema della qualità della democrazia emerge alla fine del 1900 in un contesto post 1989 e Guerra Fredda, caratterizzato dall’entusiasmo per la possibile diffusione della democrazia. Se si vuole analizzare la qualità della democrazia, è necessario orientare la ricerca sulle 5 dimensioni di variazione delle diverse qualità che una politica può avere.
- Rule of law (procedura). È il governo della legge, si tratta di una dimensione fondamentale, anche se non risolutiva, visto che le norme sono sempre soggette ad interpretazioni culturalmente determinate e comprende l’esistenza di un sistema legale valido erga omnes, l’assenza di corruzione, una burocrazia competente, polizia efficiente e rispettosa dei diritti e delle libertà, accesso alla giustizia per i cittadini, duratura ragionevole dei processi ed indipendenza dalla magistratura. È una dimensione cruciale in quanto consente un controllo effettivo delle istituzioni politiche da parte degli attori sociali e implica determinate condizioni nella struttura della società.
- Accountability (procedura). È la responsabilizzazione politica: un eletto, un attore collettivo o un intero organo politico può essere chiamato a “rendere conto” da altri organi/cittadini di una propria decisione/operato.
Gli aspetti cruciali di questa dimensione sono:
- 1. L’informazione, che fa riferimento alle attività dell’eletto, che l’elettore deve conoscere per valutare l’eventuale responsabilità.
- 2. La giustificazione, si riferisce alle ragioni dell’eletto nei confronti di un comportamento/scelta.
- 3. La punizione/ricompensa, cioè la valutazione dell’operato dell’eletto da parte dei cittadini/organo proposto per la valutazione.
L’accountability può essere di 3 tipi:
- Accountability elettorale, è quello che può far valere l’elettore nei confronti dell’eletto. Perché esista questo fenomeno, il livello di competizione politica e di equilibrio delle forze dev’essere tale da rendere possibili forme di alternanza.
- Accountability interistituzionale, è l’attività di controllo del governo che svolge l’opposizione in parlamento e alle diverse attività di controllo/valutazione, svolte dalla magistratura. È collegata alla presenza di checks and balances, in grado di limitare il potere esecutivo; nessun organo è potente in modo assoluto, ma ogni istituzione ha davanti a sé un’altra istituzione che la limita/controlla (es. magistratura indipendente).
- Accountability sociale, indica l’attività di controllo e valutazione che si verifica nella sfera pubblica, al di fuori del parlamento dai partiti, mass media ed altre associazioni intermedie.
Un’opposizione più attiva può agevolare la connessione fra forme di accountability interistituzionali e sociali, rendendo più responsabile la gestione del potere politico.
Responsiveness (risultato), è la capacità delle istituzioni di fornire risposte soddisfacenti alle richieste dei cittadini e della società civile.
- Il pieno rispetto dei diritti civili, politici e sociali.
- La progressiva realizzazione dell’uguaglianza formale (davanti alla legge con il divieto di discriminazione) e sostanziale rimozione degli ostacoli che limitano l’uguaglianza sociale ed economica.
Spiega la differenza tra potere ed autorità
Il potere è la capacità di ottenere gli effetti desiderati, cioè la capacità di agire. Il termine è spesso usato come sinonimo di “influenza”, per indicare l’impatto esercitato di un attore sull’altro. La parola è utilizzata anche in senso più restrittivo per denotare le modalità d’influenza più dirette, quali ottenere il proprio scopo attraverso la minaccia. Questa nozione è associata a Parsons, che sviluppò la concezione del potere come capacità di un Governo di attingere alle obbligazioni dei suoi cittadini per realizzare fini collettivi, quali ordine e la protezione dell’ambiente. A parità di tutte le condizioni, più potere ha il Governo, più efficace sarà nel realizzare gli obiettivi della comunità. Secondo il sociologo, il potere politica è una risorsa collettiva desiderabile che consente ai governanti di perseguire con successo il pubblico interesse. Il potere non è solo il compito tecnico di implementare una visione condivisa da un’intera società, bensì una lotta sugli obiettivi da perseguire. Esso consiste nella capacità di fare a modo proprio e di imporre opinioni attraverso la forza o la persuasione. È evidente che il concetto di potere si presta a numerose concezioni:
- Se concepiamo la politica come il perseguimento di obiettivi comuni, il potere sarà considerato come una risorsa per la comunità politica nel suo complesso.
- Se interpretiamo la politica come ‘arena in cui i gruppi in competizione tra loro perseguono i propri obiettivi specifici, saremo più inclini a misurare il potere in base alla capacità del gruppo di superare l’opposizione.
L’autorità è il diritto riconosciuto di agire, di comandare. Essa crea il potere a condizione che le persone riconoscano al soggetto investito dell’autorità il diritto di prendere decisioni. Riconoscere l’autorità dei superiori non sempre significa essere d’accordo con le loro decisioni, bensì riconoscere il loro diritto di decidere ed il nostro dovere di obbedire, ecco perché le relazioni di autorità sono gerarchiche.
Che cosa si intende per legittimazione?
La legittimazione è il processo attraverso il quale di forma la legittimità. Il termine proviene dal latino legitimare, ossia dichiarare legittimo. Indica la validità percepita di una legge specifica o di un intero sistema politico. Il sistema legittimo di governo è quello che si basa sull’autorità, pertanto coloro che sono soggetti alla sua giurisdizione riconoscono il suo diritto di prendere decisioni.
Spiega gli ideal tipi di legittimazione di Weber
Weber sviluppò una concezione suggestiva di autorità, distinguendo tre mezzi per riconoscere la validità del potere politico:
- L’autorità tradizionale, si basa sul “rispetto di ciò che presumibilmente ed effettivamente è sempre esistito”, pertanto coloro che governano in base alla tradizione, non devono giustificare la propria posizione. È il modello per molte relazioni politiche, in particolare nei regimi autoritari. Ha come base la consuetudine e il modus operandi consolidato.
- L’autorità carismatica, ha alla base il forte attaccamento al leader e al suo messaggio. Il profeta carismatico guarda al futuro, ispirando i propri seguaci a seguirlo. Secondo Weber, il carisma non è una qualità intrinseca del leader, bensì indica il modo in cui i seguaci percepiscono il loro redentore: un capo trascinante, eroico, unico. Tendenzialmente il leader carismatico emerge nei momenti di crisi e turbolenza, infatti l’autorità carismatica ha vita breve: viene meno con il leader. Questo processo prende il nome di routinizzazione del carisma, è il processo attraverso il quale l’autorità individuale del leader ispiratore viene trasferita a un ufficio o a un’istituzione permanente.
- L’autorità legale – razionale, dove l’obbedienza si deve alle regole, per cui il governo si basa sulla regolamentazione. Quest’autorità si collega a un ruolo o una posizione e vede la tutela dei diritti individuali, rappresentando così una caratteristica della democrazia liberale. Per Weber la razionalità formale, corrisponde all’agire razionale rispetto allo scopo.
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