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Lo Stato: nozione ed elementi costitutivi

Il termine Stato viene coniato da Nicolò Machiavelli nel XVI secolo. Parliamo di Stato quando una popolazione, sottomettendosi ad un potere politico, dà vita ad un ordinamento in grado di soddisfare i suoi interessi generali. Gli elementi dello Stato sono: la politicità (ovvero la cura degli interessi di una collettività) e la sovranità (ovvero la supremazia rispetto ad ogni altro potere interno e l'indipendenza rispetto ad ogni altro potere esterno). Gli elementi costitutivi invece sono il popolo, il territorio ed il governo sovrano.

Le forme di Stato

Le forme di Stato differiscono tra loro riguardo l'organizzazione dei rapporti governanti-governati e il modo in cui sono perseguiti i fini politici.

Stato assoluto

Si sviluppa sino alla fine del tardo medioevo, vede il potere del sovrano legittimato da Dio, il potere è accentrato, vi è una rigida divisione in classi sociali all'interno delle quali l'aristocrazia viene riconosciuta superiore e gode spesso di privilegi arbitrari elargiti dal sovrano.

Stato liberale

Si sviluppa dal XVII secolo in poi, è caratterizzato dalla limitazione del diritto di voto a una minoranza a base censo (viene per questo detto anche stato monoclasse), vi è il riconoscimento del diritto di proprietà privata e libertà personale (viene per questo anche detto stato di diritto).

Stato liberaldemocratico (o stato sociale)

Si sviluppa dallo stato liberale agli inizi del Novecento, è caratterizzato dalla votazione a suffragio universale, dal riconoscimento dei diritti politici ai maggiorenni a prescindere dal censo (viene per questo detto anche stato pluriclasse e stato costituzionale).

Stato fascista

Si afferma a cavallo tra le due guerre mondiali in Italia, Germania e Spagna, ispirato dalla "destra hegeliana".

Stato socialista

Si afferma in Russia, Cina, Cuba e Corea del Nord dopo la seconda guerra mondiale, ispirato dalla "lotta di classe" marxista. È caratterizzato dal monopolio teorico della direzione statale in favore della classe operaia e dalla collettivizzazione dei mezzi di produzione.

Stato confessionale

È un regime teocratico, il potere statale è coeso con quello religioso. È presente soprattutto nel mondo arabo dove la sharia (legge islamica) è considerata norma giuridica.

L'adattamento del diritto interno al diritto internazionale

L'adattamento avviene attraverso tre modalità:

  • Ricorso a procedimenti ordinari di produzione giuridica: si adotta una norma che serve ad ottemperare agli obblighi internazionali.
  • Procedimento speciale: è il più usato solitamente; viene approvata una legge attraverso l'ordine di esecuzione che rende legge il testo del trattato in questione.
  • Adattamento in forma automatica: meccanismo per il quale non vi è necessità di atto statale per adattare l'ordinamento dello Stato a quello internazionale.

Il processo di costruzione dell'Unione europea

La "data di nascita" ufficiale dell'Unione Europea è il 1 Novembre 1993, anche se il processo di formazione è stato molto più lungo:

  • 1951 – Istituzione della CECA (Trattato di Parigi);
  • 1957 – Trattato di Roma (istituzione dell'EURATOM e della CEE);
  • Tra il 1957 e il 1986 – Varie manovre di importanza politico-giuridica minore (ad esempio viene istituito il Parlamento europeo);
  • 1986 – Atto unico europeo (viene fissato l'obiettivo del mercato unico interno);
  • 1992 – Trattato di Maastricht (vengono poste le basi per la moneta unica; sono stabiliti i cosiddetti "parametri di Maastricht" come ad esempio il deficit/PIL ≤ 3%);
  • 2002 – Dopo un anno con la doppia valuta, i primi paesi dell'Eurozona adottano l'Euro come moneta di Stato;
  • 2007 – Trattato di Lisbona (la Comunità europea diventa unione nonché persona giuridica).

Le Istituzioni dell'Unione europea

Le istituzioni dell'Unione europea sono:

  • Consiglio europeo: formato dai capi di governo degli stati membri, dal presidente del CE, dal presidente della commissione, dagli alti rappresentanti dell'unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Si riunisce due volte ogni 6 mesi a Bruxelles. Il presidente viene eletto dal consiglio europeo per due anni e mezzo, massimo due mandati. Il CE è l'organo di indirizzo politico dell'UE che definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali.
  • Consiglio: detto per prassi "dei ministri", è formato da un rappresentante per ogni stato membro. Si riunisce in "varie formazioni" a seconda dei temi da affrontare (vale la stessa logica che si adotta con le commissioni parlamentari). Insieme con il Parlamento europeo esercita la funzione legislativa e quella di bilancio, definisce e coordina le politiche dell'unione, coordina e sorveglia le politiche economiche e si occupa di politica estera e di sicurezza comunitaria. La regola decisionale ordinaria all'interno di quest'organo è la maggioranza qualificata (55% degli stati membri) che ammetta però il 65% della popolazione.
  • Parlamento europeo: formato da 751 membri scelti in modo proporzionale rispetto alla popolazione dell'unione (minimo 6 seggi massimo 96 per ogni stato membro) eletti per cinque anni dai cittadini dell'unione. È organizzato secondo il modello delle assemblee rappresentative, ovvero attraverso gruppi politici (minimo 25 individui) che rispecchiano le realtà partitiche dei paesi. È diviso in 20 commissioni e la sua attività si snoda tra Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. I poteri del parlamento sono: esercizio della funzione legislativa (senza però avere diritto di iniziativa) tramite progetti di atti legislativi; la funzione di bilancio; la funzione di controllo politico e funzioni consultive (elegge il presidente della commissione e può obbligarne le dimissioni; elegge il mediatore europeo).
  • Commissione: formata da 28 membri (uno per ogni stato) incluso il presidente e l'alto rappresentante per gli affari esteri. Il presidente è scelto dal consiglio europeo e, sempre insieme al consiglio europeo individua i componenti della commissione. La carica dura 5 anni. Le funzioni sono: iniziativa degli atti legislativi; presentazione del programma legislativo annuale; presentazione del progetto annuale di bilancio e sua esecuzione; vigilanza sull'applicazione del diritto dell'Unione, ricorrendo eventualmente a sanzione per quegli stati che non rispettano i trattati; coordina le politiche economiche dei singoli stati.
  • Corte di giustizia: formata da 28 giudici, 11 avvocati generali. Tutti nominati dai governi per un mandato di 6 anni. Ha un suo statuto; i giudici eleggono il loro presidente. Il compito generale della corte di giustizia è assicurare il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati, nonché giudicare le controversie tra gli stati membri; tra l'unione ed uno stato membro; tra istituzioni dell'unione o tra persone fisiche e l'unione.
  • Banca centrale europea: è dotata di personalità giuridica e di indipendenza maggiore rispetto agli altre istituzioni. Ha sede a Francoforte. Formata da un presidente (eletto ogni 8 anni dal consiglio europeo con mandato non rinnovabile) e da un consiglio direttivo insieme con i governatori delle banche centrali nazionali e di altri 5 membri (anch'essi eletti dal consiglio europeo). Essa detiene il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'unione.
  • Corte dei conti: formata da 28 membri nominati per 6 anni dal consiglio. La sua funzione è assicurare il controllo dei conti attraverso l'esame di entrate dell'unione e di ogni organo.

Le fonti, originarie e derivate, dell'Unione europea

Le fonti originarie sono costituite dai trattati (principalmente TUE e TFUE) che hanno "durata illimitata": su di essi si fonda l'ordinamento dell'UE. Per fonti derivate intendiamo invece le norme adottate sulla base dei trattati stipulati in precedenza (es. atti giuridici). I trattati vanno a enunciare i principi su cui l'Unione si fonda:

  • Rispetto della dignità umana, libertà e democrazia delle maggioranze e delle minoranze (TUE, art 2);
  • La pace ed il benessere tra i popoli (TUE, art 3);
  • Rispetto dell'uguaglianza degli stati membri (TUE, art 4);
  • Principi di attribuzione (riguarda il riparto di competenze tra unione e stati membri), sussidiarietà (l'unione interviene solo se i suoi obiettivi non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli altri stati) e proporzionalità (l'intervento dell'unione non deve spingersi oltre le sue competenze) (TUE, art 5);
  • Riconoscimento dei diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'unione (TUE, art 6);
  • Uguaglianza dei cittadini e comune cittadinanza dell'unione (TUE, art 9).

Le fonti derivate si dividono in:

  • Regolamenti: vere e proprie leggi dell'unione: atti normativi di portata generale obbligatori in tutti i loro elementi, direttamente applicabili in tutti gli stati membri; possono essere destinati a persone fisiche, persone giuridiche, soggetti pubblici e privati.
  • Direttive: atti che vincolano uno o più stati membri in vista di un risultato da raggiungere entro un certo termine temporale. Lo stato assume obbligo di adempimento analogamente a quanto accade per l'adattamento agli obblighi di diritto internazionale.
  • Decisioni: destinatari sia persone fisiche e giuridiche sia stati membri: possono avere portata generale oppure no. Se rivolte ad uno stato membro sono soggette alle stesse condizioni di diretta efficacia delle direttive.
  • Raccomandazioni e pareri: valenza prettamente politica, non fanno sorgere diritti né obblighi e non sono pertanto vincolanti.

Gli atti giuridici dell'UE si distinguono ulteriormente in atti legislativi (adottati mediante procedura legislativa), atti delegati (atti di portata generale che un atto legislativo può delegare la commissione ad adottare per integrare o modificare propri elementi non essenziali) e atti di esecuzione (previsti quando un atto legislativo per essere attivato necessita di condizioni esecutive uniformi che richiedono l'intervento della commissione).

I rapporti tra le fonti dell'Unione europea e le fonti nazionali

Le autorità amministrative e giurisdizionali italiane applicano il diritto dell'UE direttamente (come nel caso dei regolamenti) o previo adeguamento dell'ordinamento interno (come nel caso delle direttive). L'art 11 sarebbe sufficiente per stipulare trattati che limitano la sovranità nazionale. La modifica all'art 117 ha introdotto la questione dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario. Gli unici "controlimiti" (i limiti posti nel seguire i limiti dell'ordinamento internazionale) posti dalla costituzione sono quelli del rispetto dei principi supremi. La corte costituzionale riconosce il primato del diritto comunitario. Rapporto di osmosi tra i due ordinamenti perché le nuove stesure di legge sono collegate (livello nazionale con livello comunitario). Le direttive comunitarie vengono attuate attraverso la legge comunitaria, che consente, anno per anno, di dare attuazione alle norme europee promulgate l'anno precedente a Bruxelles (legge 234); questa legge del 2012 contiene un "versante" ascendente (l'ordinamento nazionale può partecipare alla stesura degli atti dell'UE) e uno "discendente" (il livello nazionale è tenuto a dare attuazione alla normativa comunitaria (legge di delegazione europea, legge europea).

Lo Statuto Albertino e le vicende di storia costituzionale fino all'entrata in vigore della Costituzione

Lo Statuto Albertino fu una carta costituzionale concessa da re Carlo Alberto nel 1848, elaborata da un consiglio composto da 17 persone nonostante i dubbi causati dai recenti accorpamenti territoriali. Viene quindi delineata una monarchia costituzionale con esecutivo in mano al re, legislativo condiviso tra re e due camere (una elettiva e l'altra a nomina regia) e giustizia in mano al re. Era una costituzione flessibile. Con l'adozione della monarchia parlamentare (ci fu un voto di sfiducia al governo) e del suffragio universale nel 1919 con Giolitti assistiamo ad un'altra modifica: sono introdotti i primi diritti politici. Successivamente, l'ascesa del fascismo e la conseguente fascistizzazione dello Stato assistiamo alla trasformazione della camera in camera dei fasci e delle corporazioni e ad un conseguente accentramento del potere. Questa parentesi durerà sino al 1943, quando il gran consiglio del fascismo sfiduciò Mussolini e iniziò il cosiddetto periodo costituzionale transitorio (patto di Salerno tra il re e il CLN che prevedeva la declassazione del re a luogotenente e la creazione di una costituente che decidesse tra monarchia e repubblica e scrivesse una nuova costituzione). Nel 1946 Vittorio Emanuele III non rispetta il patto di Salerno abdicando in favore del figlio e indice maldestramente un referendum che gli costa la repubblica. Il 1 gennaio del 1948 la costituzione è entrata in vigore.

Il concetto di fonte del diritto: fonti di produzione, sulla produzione e di cognizione

Per fonti del diritto intendiamo i fatti o gli atti che l'ordinamento giuridico abilita a produrre norme giuridiche. I requisiti che le norme giuridiche hanno sono, normalmente, la generalità (essere riferite ad una pluralità indistinta di soggetti) e l'astrattezza (prevedere una regola ripetibile nel tempo a prescindere dal caso concreto, secondo lo schema "se A allora B"). Definiamo fonti di produzione quei fatti o quegli atti ai quali l'ordinamento attribuisce la capacità di produrre imperativi che esso riconosce come propri. Definiamo fonti sulla produzione quelle norme che disciplinano i modi di produzione del diritto oggettivo, individuando i soggetti titolari di potere normativo. Le fonti di cognizione invece sono atti che non hanno natura normativa ma svolgono unicamente la funzione di far conoscere il diritto oggettivo.

I criteri di risoluzione delle antinomie tra le fonti

Nell'eventualità che tra due o più fonti del diritto si verifichi contrasto si opera in maniera pratica, applicando tre diversi criteri: il cronologico, il gerarchico e quello della competenza.

  • Criterio cronologico: regola la successione degli atti normativi nel tempo e in caso di contrasto tra norme stabilite da fonti aventi il medesimo rango e la medesima competenza prevale la norma posta successivamente nel tempo (principio del lex posterior derogat priori).
  • Criterio gerarchico: è applicato quando il contrasto riguarda due norme poste da due fonti non equiparabili. In questo senso prevale la norma posta dalla fonte superiore. In questo caso, la norma sotto ordinata non si considera abrogata ma invalidata e deve essere eliminata dall'ordinamento giuridico mediante annullamento ad opera dei competenti organi giurisdizionali.
  • Criterio della competenza: viene utilizzato nei casi in cui le fonti in contrasto siano ordinate secondo differente competenza (ad esempio competenza territoriale o competenza di materia). In questi casi, prevale la norma posta dalla fonte competente a disciplinare la fattispecie concreta.

L'interpretazione del diritto e la distinzione fra disposizione e norma

L'applicazione del diritto presuppone un'attività interpretativa che viene regolata dai criteri dell'articolo 12 delle preleggi (la Costituzione non si esprime direttamente a riguardo). Nel dettaglio, parliamo di:

  • Interpretazione letterale, basata sul senso "fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse".
  • Interpretazione teleologica, basata sul doppio significato "scopo soggettivo del legislatore al tempo in cui ha posto una determinata disciplina + scopo oggettivo ricavato dal tenore dell'atto normativo".
  • Interpretazione logico-sistematica, secondo la connessione tra le diverse disposizioni all'interno dell'atto normativo considerato.

La disposizione è la proposizione normativa contenuta in un testo di legge; per norma invece intendiamo ciò che risulta a seguito dell'attività interpretativa della disposizione stessa. Questa distinzione riflette la dialettica legislazione-interpretazione.

La riserva di legge e il principio di legalità

La Costituzione attribuisce in via esclusiva una certa competenza normativa ad una fonte attraverso le riserve di competenza normativa. La riserva di legge ordinaria è un istituto in base a cui una disciplina di una materia viene riservata ad una legge. Ha una funzione garantista, ovvero da una garanzia per la disciplina di alcune materie in quanto approvate dal parlamento e quindi rappresentative del popolo. La riserva di legge può essere assoluta se la disciplina è dettata solo dalla legge oppure relativa, se oltre la legge interviene anche un regolamento. C'è anche una differenza tra riserva semplice (se la costituzione non impone vincoli specifici al legislatore) o rinforzata (se sono posti altri vincoli). La riserva di legge costituzionale si ha invece quando la costituzione attribuisce una materia ad una legge costituzionale; la riserva di legge formale riguarda solo leggi bicamerali; altri tipi sono la riserva di legge di assemblea e la riserva di regolamento parlamentare. Il principio di legalità consiste nel fatto che ogni fonte secondaria per essere legittimamente esercitata deve trovare fondamento in una norma di legge che attribuisca al titolare il relativo potere.

La tipologia delle Costituzioni

La costituzione può essere votata, oppure concessa dal re ai sudditi, può essere costituzione bilancio (circorscrive il quadro raggiunto e ne impone limiti) o costituzione programma (impone degli obiettivi da raggiungere). Può essere formale (insieme delle fonti di grado costituzionale) o materiale (tutte le norme riguardanti aspetti costituzionali anche se non sono contenute all'interno di un documento formale).

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonetotti96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Vipiana Patrizia.
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