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Collaborazioni

David Byrne è un musicista, compositore e produttore discografico di origine gallese. Secondo una rivista, egli collaborerebbe con chiunque, ma lui stesso invece smentisce dicendo di essere selettivo nella scelta dei collaboratori, in quanto quello che interessa a lui è il successo creativo e la flessibilità alla creatività altrui. Nelle collaborazioni si cerca di sfruttare i punti di forza di tutte le parti, per questo il lavoro di squadra è molto importante. Ecco perché, se per DB le collaborazioni sono importanti, è ovvio che creda che le canzoni che sono frutto di tali collaborazioni abbiano più valore di quelle scritte solo da lui. Per esempio, le collaborazioni tra i Talking Heads confermavano di più il loro essere un vero gruppo. Essi infatti svilupparono un metodo di composizione basato sulla cooperazione e improvvisazione collettiva.

La creatività era il pilastro portante in quanto l’interpretazione creativa rende attuale qualsiasi musica, anche se non è la propria, come accadde con la sensibilità della musica africana riportata oltre oceano attraverso tessuti (reinterpretazione dei tessuti) oppure per approcciarsi a quella musica in cui la melodia non è il vertice che comunica come i musicisti debbano interagire. Una delle collaborazioni più belle fu quella a distanza con Brian Eno per il disco “Everything That Happens Will Happen Today” in cui BE aveva già delle tracce strumentali e DB doveva solo aggiungere melodie vocali e parole per creare canzoni. Per DB, la regola delle collaborazioni è non modificare il lavoro degli altri se non strettamente necessario; se le tracce erano armonicamente semplici, anche i testi dovevano esserlo dal punto di vista emotivo.

Un’altra collaborazione importante fu con Caetano Veloso per l’associazione contro l'AIDS nel 1989, dove collaborò su un loop di una canzone di Veloso, elaborando il testo chiedendo l’opinione di Veloso. Ci furono anche delle collaborazioni per il teatro. Nel teatro però la narrazione era il motivo centrale della musica, in quanto scrivere testi su una melodia con una metrica già esistente è qualcosa che chiunque scriva in rima riesce a fare in modo intuitivo (es: Remain in Light). DB parla anche di una narrazione emergente perché i testi possono nascere come qualcosa di incomprensibile dal quale spesso poi esce una storia.

Quando si scrive si accede a diverse parti di noi stessi, del nostro cervello e del nostro cuore. Per questo non sempre sedersi ad un tavolino a scrivere è semplice, anzi si può trovare l’ispirazione in qualsiasi azione o gesto che compiamo. La musica racconta una storia attraverso le parole e l’ascoltatore può adattarle su di sé come meglio crede, ovvero le può riportare sulla sua esperienza.

Passaggio da analogico a digitale

Questo passaggio è stato lento e lungo 25 anni. Quella del passaggio dall’analogico al digitale più che una rivoluzione è stata un’evoluzione dal digitale, ossia un’evoluzione delle tecnologie non più controllate dall’industria musicale. Alla fine del 1800, Edison inventa il fonografo che rappresenta il primo modo di inscatolare la musica, in quanto si potevano riprodurre dei suoni. Successivamente, Berliner inventa il grammofono per ascoltare la vera e propria musica. Da questo momento la musica viene anche venduta. Si inizia a registrarla prima sui dischi in vinile di diverse dimensioni, poi sul nastro magnetico (cassette più semplici da trasportare e meno distruttibili).

La nascita della registrazione porta a dei cambiamenti globali: nasce l’industria discografica, passando dal business dei diritti d’autore a quello sulle vendite dei dischi; nasce il sistema dei media musicali (tv, radio etc.) come vetrina per gli artisti delle case discografiche e la musica diventa un attrattivo per i gruppi sociali. Nasce anche una nuova tecnologia per l’ascolto più maneggevole; era il 1979 e parliamo del walkman, ossia il primo strumento che permise alla musica di essere trasportata. Realizzato dalla Sony, fu uno strumento che portò anche delle critiche in quanto favoriva l’isolamento sociale per l’ascolto di musica.

Dobbiamo però aspettare gli anni ’80 per avere la prima rivoluzione digitale, perché il suono viene compresso in una traccia audio registrata su CD. È un’evoluzione positiva in quanto il suono del CD era un suono molto più preciso ed il supporto era più resistente. Si ha anche una trasformazione del walkman in discman, ma risulta più ingombrante e quindi più scomodo. Col tempo il CD è andato a sostituire il vinile ma non la cassetta, che scomparve verso la fine del XXI secolo.

Nel periodo del digitale si assiste anche ad una smaterializzazione della musica, ossia la musica viene compressa in file trasmissibili lungo le reti telematiche, portando alla moltiplicazione di hardware di riproduzione musicale non più solo all’industria discografica che perde progressivamente il monopolio della musica. Da questa smaterializzazione nasce il formato MP3. Ovviamente durante questo passaggio si sono creati molti dibattiti tra apocalittici ed integrati. Gli apocalittici erano soprattutto i discografici che vedevano nel digitale un male per il mercato, mentre gli integrati erano coloro che credevano che la musica doveva e deve essere libera grazie alla possibilità di sfruttamento delle tecnologie.

La musica in Italia

La musica in Italia ha subito 4 fasi:

  • L’avvento di internet e il suo utilizzo come vetrina per la promozione della musica
  • Napster: prima forma di pirateria
  • Fase del mobile: ovvero le canzoni come suoneria e quindi fenomeno di massa
  • La musica sociale: ossia il periodo della condivisione e degli smartphone

Digitalizzazione

La digitalizzazione consiste nello spezzettare un’onda sonora continua in tanti parti minuscole trasformando un segnale analogico e continuo nelle unità discrete del sistema binario. Il suono digitalizzato viene riprodotto tramite il Digital to Analogue Converter e i tipi di registrazione sono essenzialmente 3 e sono caratterizzati dall’essenza di rumore di fondo, riproducibilità ottimale e manipolabilità:

  • A nastro
  • Hard disk
  • Sistemi ottici

Per quanto riguarda l'analogico, possiamo parlare di:

  • CD: primo supporto digitale di massa, indistruttibile fedele e freddo
  • CD-ROM: versione multimediale pensata per immagazzinare dati leggibili dal PC
  • DVD: pensato per gli audiovisivi
  • MP3: versione che si ottiene comprimendo un file in modo da poterlo trasferire su reti telematiche. Questo è il punto di arrivo della digitalizzazione

Musica come racconto

La musica pop non ha un linguaggio universale e unico ma ne utilizza diversi a seconda dei contesti sociali e di comunicazione. Il messaggio musicale poi non passa solo attraverso la canzone ma anche attraverso altri canali. Dopo aver individuato il contesto sociale e culturale bisogna definire un modello di analisi della musica, ossia un fenomeno testuale (la musica è costituita da testi), sociale perché involve gruppi di persone e mediale perché si diffonde attraverso vari canali.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martyxangel92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Mercati e media musicali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sibilla Giovanni.
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