Domande e risposte diritto costituzionale
Concezioni della società
Due diverse concezioni della società:
- Secondo l'organicismo: la società è una struttura di relazioni chiuse in cui l'essere umano è dominato dall'esigenza biologiche naturali e il soddisfacimento di tali esigenze determina le forme della vita sociale.
- Secondo l'individualismo: la società è una struttura di relazioni aperte. L'essere umano è in grado di dominare i propri bisogni elementari ed è quindi in grado di organizzare liberamente la propria vita sociale.
Che cos'è il diritto
Il diritto è l'insieme di norme per la vita della società umana che riflettono il carattere di ciascuna di esse. Due tipi di diritto:
- Diritto oggettivo
- Diritto soggettivo
Il diritto è l'infrastruttura della vita sociale. È vario quanto varie sono le società e all'interno di esse si caratterizza sull'azione volontaria dei soggetti attraverso delle motivazioni. Le diverse azioni vengono svolte sulla base di ciò che si ritiene o giusto o conveniente. Il diritto sostituisce l'autonomia (posto da sé) con l'eteronomia (posto da altri). In mancanza di quest'ultima la società si dissolve nell'anomia cioè nel disordine e nei tentativi di sopraffazione. Al di sopra del diritto stanno le leggi che derivano dal sentimento morale. Si parla di disobbedienza civile, per distinguerla dalla disobbedienza dettata da ragioni di interesse personale che possono spingere e violare la norma di legge.
La disobbedienza civile si distingue dalla resistenza:
- La prima si dirige contro la legge ingiusta per denunciarla e cambiarla;
- La seconda contro il tiranno, combatterlo e a batterlo.
La disobbedienza civile è la superiorità delle leggi di coscienza, sulle leggi giuridiche. Si tratta di comportamenti tenuti con l'intento di testimoniare i valori e di richiamare su di essi l'attenzione dell'opinione pubblica, allo scopo di portare al mutamento della legge. È il caso dell'obiezione di coscienza prevista e ammessa dal diritto.
- Diritto positivo: è quello posto dal legislatore;
- Diritto naturale: non è posto da nessuno ma è insito nell'ordine naturale delle cose.
Sono derivate due grandi scuole giuridiche:
- Positivismo giuridico: l'idea di diritto è formale e avviene secondo le procedure previste.
- Giusnaturalismo: l'idea di diritto è materiale e il contenuto corrisponde alla naturale delle cose.
Secondo il Giusnaturalismo, il diritto positivo non esiste poiché messo in contrapposizione a norme di diritto naturale, prevarrebbero in quanto il loro contenuto corrisponde alla natura delle cose e nessun legislatore potrebbe contraddirle.
Come si definisce la norma giuridica?
Le norme svolgono una funzione di stabilizzazione e normalizzazione delle azioni umane. Le norme vengono spersonalizzate e deresponsabilizzate, pertanto è come se il soggetto non agisse per conto della sua volontà ma fosse la norma ad agire per mezzo del soggetto (i crimini nazisti venivano giustificati con il motto "un ordine è un ordine"). Le norme giuridiche sono caratterizzate da un minimo di autonomia individuale (stati autoritari) a un massimo di autonomia individuale (stati liberali).
Le norme giuridiche hanno due caratteristiche:
- Generalità (universalità): la norma è individuata sulla base delle caratteristiche proprie, una categoria di destinatari. Comporta un'uniformità di trattamento di coloro che presentano determinate caratteristiche prese in considerazione dal legislatore ed equivale all'uguaglianza di fronte alla legge in senso sincronico.
- Astrattezza (perennità): vale solo in un caso o anche in più casi verificatesi e quindi riconoscibili. Una manifestazione dell'uguaglianza di fronte alla legge in senso diacronico.
Le leggi possono avere ambiti personali e temporali di applicazione diversi. Troviamo le leggi provvedimento, che riguardano situazioni singole solo in circostanze eccezionali.
Norme prescrivono le norme che sanzionano
Le norme giuridiche contengono prescrizioni, cioè stabiliscono come si deve o come non si deve agire in circostanze determinate. Il dovere è l'elemento essenziale delle norme giuridiche. È possibile che siano trasgredite. Il diritto deve prendere in considerazione questo comportamento in caso di violazione della norma e applicare delle sanzioni. Attraverso le sanzioni si trasformano in comandi a cui corrispondono obblighi.
Ci sono due tipi di normi giuridiche:
- Norme restrittive: vietano o impongono determinati comportamenti;
- Norme sanzionatorie: si rivolgono agli organi dello Stato incaricati di applicare le sanzioni.
La violazione di una norma prescritta deve essere annullata, dando un risarcimento a colui che è stato danneggiato oppure punire l'autore della violazione. Le sanzioni consistono in un rafforzamento della prescrizione. Si possono ricomprendere le misure preliminari cioè gli incentivi che la legge prevede per l'osservanza di una norma.
Norme di organizzazione: legislazione, giurisdizione, esecuzione e amministrazione.
La funzione legislativa ha il potere di dettare norme valide per tutti. In secondo luogo, il diritto risponde alla domanda: A chi spetta applicare le norme sanzionatorie nei confronti di tutti coloro che hanno violato le norme prescritte? La risposta è data dalle norme che rendono la funzione giudiziaria, cioè il potere di giudicare.
Occorre quindi che la funzione esecutiva, cioè il mantenimento concreto dell'ordine giuridico, possa tradurre in fatti le determinazioni legislative e le decisioni giudiziarie. In assenza di esecuzione resterebbero sulla carta. Infine, il diritto prevede che siano forniti beni e servizi ai cittadini, occorre costituire la funzione amministrativa, tanto estesa più di quanto sono i compiti che la legge prevede a favore del benessere della popolazione. Le quattro funzioni e le loro strutture relative sono ciò che chiamiamo Stato.
Classificazione delle norme
- A seconda della loro funzione:
- Le norme di condotta → si rivolgono ai destinatari per regolarne le azioni;
- Le norme sanzionatrici → si rivolgono ai giudici stabilendo le sanzioni che essi devono disporre nel caso di violazione delle norme di condotta;
- Le norme di organizzazione → che prevedono gli organi attraverso i quali lo Stato opera e ne determinano i poteri e le procedure.
- A seconda degli interessi protetti:
- Le norme di diritto pubblico → tutelano gli interessi di tutta la collettività, inderogabili.
- Le norme di diritto privato → tutelano gli interessi dei singoli e spesso derogabili.
- A seconda delle materie regolate:
- Diritto costituzionale → comprende le norme fondamentali della vita politica e sociale, relative allo Stato in generale, alla sua organizzazione e ai rapporti con i cittadini e tra loro; (norme di diritto pubblico)
- Diritto amministrativo → disciplina l'apparato pubblico, denominato Pubblica Amministrazione, il suo funzionamento e i suoi rapporti con i singoli cittadini; (norme di diritto pubblico)
- Diritto penale → stabilisce quali sono i reati e quali le pene previste per coloro che li hanno commessi; (norme di diritto pubblico)
- Diritto civile → si occupa delle persone, della famiglia, delle successioni della proprietà e degli altri diritti reali, obbligazioni, contratti e tutela dei diritti dei singoli; (prevalgono norme di diritto privato)
- Diritto processuale → (civile, penale, amministrativo), riguarda i diversi procedimenti che si svolgono davanti al giudice, concernenti le controversie relative all'applicazione del diritto civile, penale e amministrativo; (norme di diritto pubblico)
- Diritto commerciale → regola l'impresa e l'imprenditore e i contratti relativi all'attività d'impresa. (prevalgono norme di diritto privato)
- A seconda dell'ambito di applicazione:
- Il diritto interno → comprende le norme prodotte dallo Stato attraverso i propri organi;
- Il diritto esterno → comprende il diritto internazionale che vale nelle relazioni tra stati ed è composto da:
- Norme consuetudinarie
- Norme pattizie (trattati)
- Il diritto sovranazionale → esempi principali: Unione Europea e il diritto che deriva dalla CEDU
Cosa si intende per ordinamento giuridico?
Il diritto ha due caratteristiche:
- È composto da norme legislative: deriva dalla concentrazione della funzione produttiva di norme giuridiche e dal monopolio riconosciuto ad organi, cioè gli organi legislativi. Il punto di partenza è nell'assolutismo legislativo: principio nella quale il potere del legislatore e della legge è sottoposto a limiti e a controlli ed è stato suddiviso tra più autorità che operano a più livelli. Non esiste più. I limiti, i controlli e le suddivisioni sono variazioni attorno a questo punto essenziale che caratterizza l'idea stessa di diritto: il diritto nasce spontaneamente dalla società ma è posto volontariamente solo da un'autorità legislativa.
- Forma un governo giuridico, è di fatto un'esigenza: è un sistema coerente e completo. Il diritto appartiene al suo dover essere. Questo è il suo presupposto ideologico: che il legislatore sia un soggetto che opera secondo il principio di non contraddizione (coerenza) e che sia onni-provvidente (completezza). Saranno gli interpreti che devono operare per superare le contraddizioni del diritto (le autonomie) e per colmare i vuoti (le lacune).
Cosa significa interpretare il diritto e di quanti tipi di interpretazione si può parlare?
L'interpretazione giuridica, nel diritto è l'attività volta a chiarire e stabilire il significato delle disposizioni, ossia degli enunciati nei quali si articola il testo di un atto normativo, in vista della loro applicazione nei casi concreti. Le norme giuridiche non sono rese operative se non se ne dà l'applicazione.
- L'applicazione è il momento in cui il diritto mostra la sua efficacia. Ha a che vedere con il momento in cui la norma (stratta) entra in contatto col fatto (concreto).
- L'efficacia è la condizione della giuridicità.
La concretizzazione del diritto assume due concezioni:
- La sossunzione: è un procedimento induttivo che procede dal fatto per giungere alla norma. Si procede con la descrizione del fatto. Ci si rivolge alla fattispecie astratta a cui corrisponde applicando la conseguenza prevista dalla norma.
- Il sillogismo: è un procedimento deduttivo che procede dalla norma per giungere al fatto. Si svolge attraverso la determinazione della premessa maggiore, cioè del contenuto della norma, per passare alla premessa minore, cioè al fatto specifico e trarne la conclusione.
Queste si basano su due mentalità:
- Casistica: è predominante nell'attività pratica del diritto. Svolta dai giudici nei tribunali dove sono posti a contatto diretto con casi pratici reali. Solo dopo aver preso coscienza dell'atto, ci si rivolge alle norme per individuare quella idonea a dare risposta a chi ha rivolto al giudice una sua domanda di giustizia.
- Legalistica: è predominante presso la dottrina giuridica, che studia il diritto secondo ciò che è scritto nei testi normativi e partendo da lì finge i casi ai quali le norme si potrebbero applicare.
In entrambi i casi si tratta di 'applicazione'. Avremo:
- Ricostruzione del fatto
- Determinazione della norma adeguata in giudizio
- Determinazione della conseguenza prevista dalla norma per quel fatto.
Questioni di fatto
I fatti devono essere interpretati per determinare il significato. I fatti interpretati diventano casi e a secondo del modo di intenderli, cambierà la direzione della ricerca della norma adeguata. Avviene quindi una ricostruzione dei fatti, per arrivare alla determinazione di essi ma non solo. Ai fatti si deve attribuire un significato e a questo punto diventano casi e interpellano diritti. L'interpretazione non obbedisce ad alcun canone predeterminato.
Questioni di diritto
Le norme giuridiche sono contenute in testi scritti. Quelli giuridici devono essere chiariti nel loro significato. Questo chiarimento avviene attraverso l'interpretazione. Non obbedisce a nessuna regola preordinata, l'interpretazione del diritto è vincolata da alcuni criteri predisposti dal diritto stesso.
Interpretazione letterale
Affinché vengano interpretati i testi scritti c'è bisogno del primo criterio, ovvero quello letterario. È quanto sostiene l'articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale. Nell'applicare la legge non si può a esse attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la concessione di esse.
La legge ha un linguaggio specialistico nel quale i termini possono essere scambiati a piacere e hanno un significato solo nel mondo del diritto. Per interpretare una norma è necessario far ricorso a un'altra norma che chiarisca il significato giuridico delle parole impiegate prima. Non basta l'interpretazione letterale della norma per ogni singolo articolo.
Ogni norma nasce con uno scopo e l'articolo 12 comma 2 si riferisce a questo rapporto, quando dice che l'interpretazione letterale deve tener conto dell'intenzione del legislatore. L'intenzione del legislatore può essere intesa:
- Come intenzione che non mosse il legislatore, nel momento dell'approvazione della legge detta intenzione soggettiva o storica, riconoscibile attraverso i lavori preparatori.
- Come intenzione che muoverebbe il legislatore se la legge venisse approvata nel momento in cui la si deve applicare, detta intenzione oggettiva o ipotetica.
L'articolo 12 non prende posizione e consente all'interprete di chiedersi a che cosa può servire una certa norma nel momento presente. Si determina una ratio (ragione) attuale alla legge che può essere diversa da quella originaria. L'interpretazione che valorizza la ratio attuale è detta interpretazione evolutiva.
Interpretazione sistematica
L'interpretazione deve tener conto del carattere del diritto come ordinamento, cioè come un sistema di norme in cui regna il principio di non contraddizione. L'articolo 12 comma 2, esprime questo concetto così: Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato.
Questa interpretazione sistematica, ricava la disciplina di un caso specifico dell'ordinamento. Nella norma sono sottintesi:
- Il principio di completezza dell'ordinamento: è sempre possibile trovare una regola per qualunque controversia. Significa che l'ordinamento non presenta lacune. Il problema del diritto è che non si estende a ogni ambito della vita formale e questo è un grande limite. Ma le lacune sono apparenti, perché possono essere colmate tramite i mezzi dell'interpretazione sistematica.
- Il divieto di negata giustizia: l'esclusione del non liquet (non chiaro). Il giudice, posto di fronte a una legge oscura non può rifiutare di decidere o aggiornare la decisione ad altro momento. L'articolo 12 dice che egli deve decidere e deve trovare la norma che gli consente di farlo. Vale la ricerca tramite l'interpretazione sistematica.
L'interpretazione sistematica può rivolgersi a due livelli:
- Come ricerca delle norme relative a casi simili o materie analoghe (analogia legis): come esempio di analogia legis si può ricordare: l'analogia di alcuni nuovi contratti sorti da pratiche commerciali, come il contratto bartering o il contratto di leasing.
- Come ricorso ai principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato (analogia iuris): un esempio di analogia iuris: può essere nel principio neminem laedere, secondo il quale il danno ingiusto deve sempre essere risarcito.
L'analogia è vietata in due casi:
- Nel caso delle leggi speciali, perché estendere l'analogia sarebbe una contraddizione con la loro natura;
- Il caso delle leggi penali. Rientrano nella categoria precedente, perché contraddicono il principio della libertà a cui fanno eccezione. Si aggiunge l'esigenza di certezza del diritto, che è massima nel diritto penale dove sono in ballo i beni essenziali della vita degli individui. Vale il principio di 'stretta legalità' che i reati non siano previsti in forma espressa dalla legge, senza margini di certezza.
L'interpretazione conforme o adeguatrice
Oggi esiste un diritto più forte della legge: la Costituzione rigida. L'interpretazione sistematica deve tener conto di questo aspetto dell'ordinamento giuridico. Le leggi devono essere interpretate in maniera conforme alle norme costituzionali. Si parla di interpretazione conforme (alla Costituzione). Nei limiti in cui la legge lo consente, essa deve essere interpretata per 'adeguarla' alla Costituzione, cioè interpretazione adeguatrice. Nel caso di dubbio interpretativo dovrà essere preferita tra tutte le possibili interpretazioni, quella più coerente con la Costituzione.
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