Introduzione e approcci filosofici
Processi del comportamento morale secondo J. Rest
Descrivere i processi che secondo J. Rest si devono verificare perché abbia luogo un comportamento morale. Secondo J. Piaget, il comportamento morale è il risultato di 4 processi:
- Sensibilità morale: interpretare la situazione, capire cosa sta succedendo, in che modo diversi corsi d’azione possono influire sul benessere delle persone coinvolte. I processi cognitivi e affettivi coinvolti sono: inferenze, emozioni empatiche o di altro genere.
- Giudizio morale: decidere quale corso d’azione è moralmente giusto o sbagliato. I processi cognitivi sono: confrontare valori diversi.
- Motivazione morale: decidere se realizzare o meno l’azione considerata morale. I processi cognitivi sono: calcolo dei costi e benefici di diverse azioni; distorsioni difensive; empatia.
- Realizzazione: esecuzione dell’azione morale decisa. I processi cognitivi sono: abilità di eseguire certe azioni. Persistenza in un compito: “forza dell’io”.
Motivazioni morali identificate dalle ricerche
Descrivere le principali motivazioni morali identificate dalle ricerche sull'argomento, indicando gli autori o le teorie che le hanno proposte:
- Sentimenti e tendenze morali innate → teorie dell’empatia, teorie evoluzionistiche.
- Previsione di emozioni spiacevoli (paura, vergogna, senso di colpa) per conseguenze delle trasgressioni → psicoanalisi, comportamentismo.
- Rispetto reverenziale per un’autorità superiore (Dio, patria, società) → Piaget (quando ci si trova nella fase della morale eteronoma) perché si è imparato a fare così. → comportamentismo.
- Principi di giustizia → teorie cognitive (Piaget, Kohlberg) per il senso di obbligo che promana dagli imperativi morali. → teorie cognitive (Piaget, Kohlberg) (riguardo alle forme più avanzate di giudizio morale) per mantenere la propria integrità morale, quando i valori morali fanno parte della propria identità. → Kohlberg, Blasi.
Tre componenti della morale maggiormente studiate:
- Emotiva (motivazionale): riguarda le emozioni coinvolte nell'azione morale, come senso di colpa, paura delle punizioni e, più di recente, empatia, dispiacere empatico, rabbia, disgusto (ma anche soddisfazione per essersi comportati bene). Studiata inizialmente soprattutto nell'approccio psicoanalitico. Più di recente, in quelli etologico ed evoluzionistico, nelle ricerche sull’empatia e sulle emozioni morali.
- Cognitiva: riguarda i criteri in base ai quali valutiamo come buone o cattive, giuste o ingiuste, certe azioni o linee di condotta (giudizio morale). → Jean Piaget, Lawrence Kohlberg, William Damon, Elliot Turiel, Judith Smetana, Larry Nucci.
- Comportamentale: riguarda i comportamenti effettivamente messi in atto. → Approccio comportamentista (condizionamento operante: premi e punizioni; teoria dell'apprendimento sociale: imitazione di modelli). Studi sullo sviluppo dell’autocontrollo.
Punto di vista di J. Locke sulla moralità
Descrivere il punto di vista di J. Locke sulla moralità, indicando quali attuali correnti della psicologia si richiamano ad esso:
Locke (1632-1704) non ritiene che esistano principi innati alla base della moralità. Le regole di rispettare la vita e la proprietà e di onorare i contratti vengono seguite e insegnate per la loro utilità. Relativismo culturale. Il bambino è una tabula rasa. Approcci psicologici → comportamentismo, teoria dell’apprendimento sociale (psicoanalisi). Sviluppo morale: aderire alle regole sociali (interiorizzazione).
La dottrina del peccato originale sulla moralità
Descrivere la dottrina del peccato originale sulla moralità, indicando quali attuali correnti della psicologia si richiamano ad essa:
Dottrina del peccato originale (il bambino è potenzialmente 'cattivo', e le sue tendenze egoistiche vanno contrastate). Approccio psicologico → psicoanalisi.
Tendenze innate e moralità
Descrivere i punti di vista che fanno derivare la moralità da tendenze innate, indicandone sia le tradizioni filosofiche a cui si richiamano, sia gli attuali approcci psicologici che li sostengono:
- Emozioni e sentimenti morali. Antony di Shaftesbury [1671-1713], David Hume [1711-1776], Adam Smith [1723-1790], Jean-Jacques Rousseau [1712-1778].
- Charles Darwin [1809-1882], Martin Hoffman, Nancy Eisenberg. Ricerche sull’empatia. Jonathan Haidt. Emozioni morali. Principi universali di giustizia e di rispetto per gli altri. Kant (1729-1804). Piaget, Kohlberg, ricerche sul giudizio morale. Elliot Turiel, Judith Smetana, Larry Nucci. Lo sviluppo di tre ambiti (domini): morale, convenzionale, sfera personale.
Punto di vista dei "sentimenti morali"
Presentare il punto di vista dei "sentimenti morali" (Hume, Adam Smith) sull'origine della moralità:
David Hume si è chiesto se i fondamenti generali della morale siano derivati dalla ragione o dal sentimento. Lui si concentra principalmente sul sentimento sottolineando che gli esseri umani non sono caratterizzati solo d'amore di sé ed egoismo ma anche da benevolenza e sentimenti di umanità. Infatti, vedere la felicità, la gioia e il benessere reca piacere, mentre vedere il dolore e la sofferenza genera inquietudine. Come afferma inoltre che i sentimenti (a differenza della ragione/conoscenza) hanno un forte potere motivazionale ma la ragione è comunque necessaria per giungere a un sentimento, perché serve per capire le conseguenze che possono avere certe azioni. Smith, nella teoria dei sentimenti morali, sottolinea invece che i sentimenti egoistici prevalgono sempre su quelli dettati dalla simpatia e influiscono spesso sui nostri sentimenti di approvazione e disapprovazione. Lui parla però di uno "spettatore imparziale e informato" che sta dentro a tutti gli esseri umani e formula giudizi affettivi. Questo spettatore rappresenta la ragione, la coscienza, ed ha la funzione di sgridarci quando pensiamo a noi stessi e non agli altri e di farci capire che siamo solo uno dei tanti, che siamo piccoli quanto gli altri. Nonostante Smith ritenga che l'uomo sia egoista, sottolinea che nell'uomo è comunque importante la felicità degli altri, nonostante non ottenga altro che il piacere di contemplarla.
Universalità della morale secondo Hume
Spiegare in che senso, secondo Hume, la morale è universale pur essendo fondata su sentimenti:
Hume, per rispondere ai quesiti riguardo la morale: 1) essa è basata su ragionamento o su sentimento? e 2) è universale o è diversa per ciascuno? fa coincidere il giudizio morale con un sentimento di approvazione o disapprovazione. Tali giudizi sono utili perché noi ci preoccupiamo di noi stessi ma anche degli altri, quindi l’uomo non è solo egoista ma è anche benevolo e prova sentimenti di umanità innati; poiché la felicità, anche quella altrui, genera gioia, mentre la sofferenza, anche quella altrui, genera dispiacere. Per questo, secondo il filosofo, i giudizi morali sono sentimenti di approvazione e disapprovazione e l’uomo si interessa in modo innato agli altri e ciò è un sentimento universale, uguale per tutti gli uomini perché comune alla natura umana. Il sentimento che viene colpito è la sensibilità per la felicità degli altri uomini, ovvero l’empatia, che è presente in tutti gli uomini in quanto posseggono la stessa struttura della mente.
Punto di vista di Kant sulle azioni moralmente rilevanti
Presentare il punto di vista di Kant sulle azioni che possono essere definite moralmente rilevanti e i criteri per identificarle:
Sono morali gli atti che possono essere valutati moralmente, cioè giudicati buoni o cattivi (gli altri atti sono moralmente indifferenti). I criteri per tale giudizio sono forniti dall’imperativo categorico. Valido incondizionatamente, per tutte le persone e circostanze. Distinto da imperativo ipotetico: il comando è condizionato all’ipotesi di voler raggiungere un certo scopo (se vuoi passare l’esame, devi studiare). Dovere: la necessità di un’azione per il rispetto della legge (cioè massima che soddisfa le condizioni dell’imperativo categorico).
Liceità morale dell'evasione fiscale
Esaminare la liceità morale dell’azione di evadere le tasse applicando il test dell’imperativo categorico nella versione che sembra più appropriata:
Secondo l’imperativo categorico proposto da Kant, evadere le tasse è un’azione che può essere considerata moralmente, in quanto sono morali tutte le azioni che possono essere definite “buone” o “cattive”, e ciò è moralmente sbagliato perché non rispetterebbe il principio di universalizzabilità. Infatti, per essere approvata dall’imperativo categorico, una massima deve essere valida per tutte le persone e in tutte le condizioni incondizionatamente. Inoltre, deve rispettare il principio di universalizzabilità che comporta il fatto di voler accettare il fatto che tale massima (in questo caso evadere le tasse) diventi una regola universale e cioè che valga per tutti. Secondo Kant, nessun uomo dotato di ragione potrebbe volere una cosa simile.
Liceità morale dei comandamenti
Esaminare la liceità morale dei seguenti comandamenti, applicando il test dell’imperativo categorico nella versione che sembra più appropriata:
- Non avrai altro Dio fuori di me
- Non dire falsa testimonianza
- Non uccidere
Secondo Kant, alcuni comandamenti sono moralmente corretti, non perché scritti nella Bibbia o dettati da Dio, bensì perché sono congruenti con la ragion pratica, mentre altri comandamenti non lo sono. Il comandamento “non avrai altro Dio al di fuori di me” non è accettabile secondo Kant in quanto limita la libertà degli uomini e fa prevalere una religione sulle altre, per questi motivi non supera il test dell’imperativo categorico in quanto non si può desiderare che diventi una massima universale. Il comandamento “non dire falsa testimonianza” invece supera il test dell’imperativo categorico in quanto è desiderabile che diventi una massima rispettata universalmente per il bene comune; ciò vale anche per quanto riguarda “non uccidere.” È bene considerare sia il principio di non usare gli altri solo come un mezzo ma anche come fine, oltre a quello di universalizzabilità, secondo il quale è desiderabile il fatto che “non uccidere” diventi una massima rispettata da tutti.
Motivo morale secondo Kant
Spiegare quale motivo, secondo Kant, spinge ad agire moralmente:
Secondo Kant, ciò che ci spinge ad agire moralmente è un imperativo categorico, ossia valido incondizionatamente per tutte le persone e circostanze. Bisogna agire soltanto secondo le massime, ossia principi soggettivi alla base delle azioni dei soggetti (non mentire, non rubare, pagare i debiti) e trasformare le massime in leggi di natura. Questo significa riflettere su cosa succederebbe se tutti si comportassero come me, rappresentarsi un mondo in cui queste massime siano applicate sempre da tutti. Inoltre, Kant sottolinea che è importante agire trattando le persone non soltanto come mezzi ma anche come fini. Questo significa che non è corretto usare gli altri come mezzi per fini su cui non sarebbero d'accordo (ad esempio procurarsi il pane rubandolo al fornaio), invece è corretto usare gli altri per fini che condividono (ad esempio tenere il pane comprandolo dal fornaio).
L'origine del sentimento di rispetto secondo Kant
Secondo Kant, il fatto che una massima supera l’imperativo categorico e diventa una legge morale origina il rispetto, poiché nasce un sentimento di obbligo a comportarsi correttamente una volta che si capisce che cosa si dovrebbe fare. È un sentimento che la ragione produce da sé, è attivo e non viene subìto.
Epistemicità dei giudizi morali
I giudizi morali possono essere epistemicamente obiettivi? Presentare, giustificandole, le risposte di Hume, Smith e Kant:
Kant, interrogandosi, si chiese se la morale (quindi l'imperativo categorico e le leggi morali) sia oggettiva o soggettiva. In senso epistemico, questo significa chiedersi se la morale si può conoscere. Secondo Kant, le leggi morali sono oggettive, perché sono conosciute grazie a processi presenti in tutti gli esseri umani. Le leggi morali sono quindi epistemicamente oggettive: tutti gli esseri ragionevoli concordano se non si fanno influenzare da interessi e preferenze. Secondo Hume, la simpatia può portare a giudizi morali epistemicamente oggettivi, in quanto si basa su disposizioni presenti in tutti gli esseri umani e non su preferenze individuali. Secondo Smith, invece, la simpatia non può portare a giudizi morali epistemicamente oggettivi perché i sentimenti egoistici prevalgono sempre su quelli dettati dalla simpatia. Dentro gli uomini c'è però uno "spettatore imparziale e informato" che ci loda e rimprovera. È questo spettatore, detto anche ragione e coscienza, che formula giudizi oggettivi.
Criteri per il comportamento giusto simili a quelli di Kant
Descrivere altre formulazioni del criterio per identificare il comportamento giusto, che assomigliano a quelle di Kant:
Piaget, come vedremo, distingue tra:
- Regole costituenti: servono per produrre regole specifiche.
- Regole costituite: sono quelle prodotte grazie alle regole costituenti.
- Regola costituente: l’imperativo categorico.
- Regole costituite: vengono prodotte applicando alle massime l’imperativo categorico, trasformandole così in leggi morali o doveri. Esempi: non rubare, non danneggiare le persone, onora le premesse, aiuta chi ne ha bisogno, retribuisci in modo giusto chi lavora, non mentire, non compiere azioni che potrebbero danneggiare il tuo corpo.
Un’altra formulazione per identificare il comportamento giusto, simile a quelle usate da Kant (principio di “universabilizzabilità” e di “usare gli altri anche come fini”), potrebbe essere quella usata da Baier, ovvero che un comportamento deve rispettare il “principio di reversibilità”, ovvero il comportamento in questione deve essere accettabile sia per una persona (informata ed emotivamente e mentalmente sana) sia per l’altra persona coinvolta che si trova nella condizione di ricevere o subire il comportamento. Un’altra formulazione simile è la “reciprocità ideale” formulata da Piaget, oppure la “regola d’oro” che si trova nel Vangelo di Matteo ed è espressa così: “tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.”
Leggi naturali e leggi morali secondo Kant
Presentare la differenza, secondo Kant, tra leggi naturali e leggi morali:
- Leggi naturali: spiegano ciò che è reale, cioè come funziona la natura.
- Leggi morali: sono idee pratiche, indicano cosa potrebbe essere, cioè diventare reale per effetto delle nostre azioni (ciò che facciamo a ciò che evitiamo di fare). Ci spingono ad agire per costruire un “regno dei fini”, cioè “una unione sistematica di diversi esseri ragionevoli mediante leggi comuni.” Una società come potrebbero volerla “esseri razionali, liberi, uguali.”
Piaget
L'importanza dei giochi con regole nelle ricerche di Piaget
Spiegare perché Piaget inizia le sue ricerche sullo sviluppo del giudizio morale con un’indagine sui giochi con regole:
Piaget è convinto che lo studio dei bambini consenta di chiarire questo problema nella sua dimensione più generale. Inizia la sua ricerca esaminando il rispetto delle regole dei giochi, perché altri tipi di regole sono trasmesse dai genitori, e il rispetto delle regole si confonde con quello per i genitori. Piaget compie due serie di ricerche: la prima riguarda la pratica e la coscienza delle regole del gioco (biglie, con i bambini, “campana” con le bambine). La seconda presenta dei problemi morali mediante dei brevi racconti che descrivono infrazioni più o meno gravi e intenzionali, o la distribuzione di risorse o lavori domestici. Piaget si propone di studiare il rapporto tra azioni morali e il pensiero che le guida, cioè il “pensiero concreto”, in contrapposizione al “pensiero verbale”, formulato quando si deve rispondere a quesiti che non riguardano azioni in corso (agite in prima persona, subite o osservate). Ritiene che questo tema non possa essere studiato né con l’osservazione pura di comportamenti spontanei (fornirebbe dati frammentari e sporadici) né con esperimenti di laboratorio. Non resta che ricorrere a storie per descrivere episodi di rilevanza morale, e porre su questi delle domande, ma questo ci informa solo sul “pensiero verbale”, e non sui principi che i bambini applicano nelle situazioni in cui sono coinvolti (indipendentemente dall’agire poi in base ad essi). Il pensiero verbale compare ogni volta che il bambino è portato a giudicare le azioni degli altri che non lo riguardano direttamente, oppure deve enunciare dei principi generali che riguardano la propria condotta indipendentemente dalle azioni del momento.
Sviluppo della pratica e della coscienza delle regole del gioco secondo Piaget
Descrivere le sequenze di sviluppo della pratica e della coscienza delle regole del gioco, e spiegare perché secondo Piaget la seconda è sfasata rispetto alla prima:
Stadi di sviluppo della pratica delle regole del gioco:
- (3-4 anni) Ritualità e regolarità individuali: il bambino ripete un dato gesto. Non sono regole perché non sono sociali.
- (5-7 anni) Egocentrismo: i bambini cercano di usare le regole, ma in realtà giocano ognuno per conto proprio (non si rendono conto che c’è un unico vincitore).
- (7-10 anni) Cooperazione incipiente: conoscono le regole e le seguono.
- (11-12 anni) Codifica delle regole: grande interesse per le regole. Riflettono su di esse e cercano di prevedere e codificare tutti i casi.
Coscienza della regola:
- Vago senso della regola, eteronomia: il bambino considera le regole di questo gioco sacre e intangibili. Crede che siano state istituite dagli adulti nel passato: rifiuta di cambiarle e sostiene che ogni modifica, anche se accettata dagli altri, è un errore.
- Autonomia: la regola del gioco appare al ragazzo non più come una regola esteriore, sacra in quanto imposta dagli adulti, ma come il risultato di una libera decisione.
Nel caso del gioco è possibile studiare la pratica delle regole (come i bambini giocano) e la concezione delle regole (pensiero verbale sulle regole). Piaget conclude che le concezioni sulle regole del gioco hanno una connessione significativa.
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