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Risoluzione del contratto Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto privato sulla risoluzione del contratto basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Conte dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea magistrale in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. G. Conte

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 Diffida ad adempiere, usata per risolvere il contratto senza bisogno

dell’intervento giudiziale, se il termine lasciato scadere dall’inadempiente non

è essenziale. La vittima di inadempimento formula intimazione scritta

all’inadempiente di adempiere esattamente entro 15 giorni, accompagnata dalla

dichiarazione che decorso inutilmente questo termine, il contratto sarà risolto.

La parte che si avvale del diritto di risoluzione ha il vantaggio di distruggere un

contratto che non le interessa più. Ma incorre anche verso un rischio: che se si

constata che non esistono i presupposti di risoluzione di diritto, il contratto non si è

risolto, e se la parte in questione non esegue più la prestazione, pensando che fosse

risolto, incorre in responsabilità per inadempimento.

La risoluzione per impossibilità sopravvenuta

La sopravvenuta impossibilità della prestazione, non imputabile al debitore, estingue

l’obbligazione. Se l’obbligazione estinta nasce da un contratto a prestazione

corrispettive, è ovvio che la controprestazione si estingue anch’essa, quindi il

prestatore è liberato. Ciò significa che il rapporto contrattuale si scioglie. In questo

caso la risoluzione opera di diritto: il giudice potrà poi accertarla ex post, con una

sentenza dichiarativa.

La risoluzione di diritto per impossibilità sopravvenuta incontra dei limiti:

- il contratto non si risolve, se l’impossibilità si verifica durante la mora del

creditore: pur non ricevendo la prestazione, rimane obbligato a eseguire la

controprestazione

- nel caso di contratti con effetti reali avente per oggetto una cosa determinata,

se la cosa va distrutta per casa non imputabile all’alienante, non può più

consegnarla all’acquirente, ed il contratto non si risolve: l’acquirente rimane

obbligato ad eseguire la sua prestazione

- stessa cosa riguardo le quantità di cose generiche: il contratto non si risolve, se

le cose vanno distrutte dopo l’individuazione. Non risolve il contratto con

effetto traslativo differito a un termine successivo.

Nel caso di impossibilità parziale della prestazione, occorre distinguere: a) se

l’avente diritto non ha un apprezzabile interesse a ricevere una prestazione ridotta,

può recedere il contratto, che si scioglie; b)se accetta la prestazione ridotta, ha diritto

a una riduzione della controprestazione da lui dovuta.

Nel caso di impossibilità temporanea l’obbligo vive o muore in base alla regola

dell’articolo 1256c.2 “Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa

perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento”.

La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta

Il rimedio per la risoluzione per eccessiva onerosità opera solo per i contratti di

durata. Si applica quando nel corso dell’esecuzione del contratto (dopo la

conclusione ma prima della sua completa attuazione), si verificano fatti che alterano

notevolmente, a svantaggio di un parte, l’originario equilibrio economico del

contratto, la così detta sopravvenienza. Le sopravvenienze devono essere:

a. successive alla conclusione del contratto, perché se i fatti fossero stati già

esistenti a quel tempo, la parte ne avrebbe tenuto conto nel definire l’equilibrio

economico del contratto

b. anteriori all’esecuzione del contratto: il rimedio non è applicabile se lo

squilibrio interviene quando entrambe le prestazioni sono già state eseguite, è

inapplicabile anche nel momento in cui risulti eseguita anche una sola delle

due prestazioni, e cioè quella toccata dal fatto squilibrante;

c. oggettive ed esterne, devono dipendere da cause non riconducibili alla sfera

del contraente colpito

d. straordinarie ed imprevedibili, perché il rimedio protegge solo contro le

sopravvenienze anomale

Lo squilibrio economico determinato dalle sopravvenienze può derivare sia da

aumenti di costo della prestazione dovuta dalla parte penalizzata, sia da diminuzioni

di valore della prestazione attesa da lei. Ciò che conta è che il contratto divenga

economicamente squilibrato, rispetto all’equilibrio originario, così come le parti lo

avevano stabilito. La risoluzione per eccessiva onerosità è una risoluzione giudiziale:

il rapporto contrattuale si scioglie solo con la sentenza di risoluzione, che è sentenza

costitutiva. Quando la parte onerata chiede la risoluzione, l’altra parte può evitarla se

offre di modificare le condizioni del contratto, in modo da riportare all’equilibrio

economico originario. Si chiama offerta di riduzione a equità.

La presupposizione

La presupposizione è una situazione di fatto che entrambe le parti, pur non

menzionandola esplicitamente, hanno considerato come presupposto fondamentale

del contratto.

Ad esempio A prende in locazione, a caro prezzo, un balcone per un determinato

giorno allo scopo di assistere al corteo reale per l’incoronazione del nuovo sovrano,

previsto per quel giorno e destinato a passare sotto quel balcone: ma il corteo viene

soppresso. Secondo esempio X compra un terreno con l’intento di costruirci, e lo

paga come terreno edificabile; ma una variante del piano regolatore, intervenuta dopo

la vendita, rende il terreno non edificabile.

Il rimedio per la presupposizione si risolve per l’inesistenza o il venir meno del

presupposto su cui le parti hanno fondato il contratto.

La condizione di risoluzione per la presupposizione deve incontrare il principio di

buona fede: le parti nel corso del rapporto contrattuale, devono comportarsi in modo

reciprocamente coretto, se in casi come quelli esemplificati, il locatore e il venditore

pretendessero da controparte la normale esecuzione del contratto come se nulla fosse

accaduto, terrebbero un comportamento non conforme a correttezza.

La buona fede contrattuale

Il termine può intendersi in due significati diversi:

1. buona fede soggettiva, è una condizione psicologica del soggetto, e significa

ignoranza di tenere un comportamento che contrasta con il diritto altrui


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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara1207 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Conte Giuseppe.

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