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IL DOPPIO VALORE DELLA NORMALITÀ
Alla parola N si può dare un primo significato come identità dei diritti:
ORMALITÀ
normalità come pari valore di ognuno, uguaglianza dei diritti, a prescindere
dalle condizioni personali, sociali. La lotta per l’integrazione scolastica, per le
varie forme di deistituzionalizzazione, le lotte per i diritti umani in tutto il
mondo partono da questo bisogno di uguaglianza. Nella normalità si trova
appartenenza e coesione con gli altri, si sente di appartenere a un gruppo
forte. Il senso di appartenenza alla normalità crea anche coesione sociale tra
gruppi che potrebbero non avere alcun rapporto e legame reciproci. I ragazzi
normali e quelli disabili non si incontrano, si ignorano.
Cyrulnik nelle sue analisi della resilienza sostiene che diventiamo forti
attraverso i nostri legami e il nostro significato dato agli eventi. La normalità è
infatti un intreccio di legami e un potente generatore di senso condiviso,
comune, elaborato insieme. La normalità può essere un’ancora di salvezza, nei
momenti più drammatici. Nella normalità si struttura anche l’identità sociale in
relazione a quella individuale. Nelle normalità scolastica tra insegnanti,
compagni e materiali di apprendimento normali, anche l’alunno disabile ha
maggiori probabilità di essere categorizzato come più normale, con le positive
aspettative che ne conseguono, rispetto a quelle che avrebbe se fosse
associato ad un gruppo di soggetti non-normali.
Nella normalità i processi di identificazione e di apprendimento per imitazione
consentono alla persona disabile di apprendere competenze in modo normale,
osservando persone normali agire normalmente. Ci si sente un gruppo
normale, con le caratteristiche della normale gruppalità cioè:
si interagisce per raggiungere uno scopo comune, <<nostro>>, ci percepiamo
come membri dello stesso gruppo, abbiamo sentimenti positivi nei confronti
degli altri membri, siamo consapevoli del fatto che l’essere in gruppo
costituisce uno strumento utile al raggiungimento di obiettivi rilevanti, ci
identifichiamo reciprocamente e diventiamo molto influenzabili uno con l’altro,
abbiamo una struttura organizzativa in ruoli e compiti e condividiamo un
sistema di aspettative e regole.
W ha parlato di . Questa espressione può
OLFENSBERGER NORMALIZZAZIONE
essere sia intesa in senso negativo, come repressione di ogni forma di
deviazione da una norma intesa come status quo, sia in senso positivo come
l’uso di tecniche, strumenti e metodi normali dal punto di vista sociale,
culturale e familiare, che creino per l’individuo condizioni di vita per lo meno
pari a quelle del cittadino medio e che possano svilupparne o sostenerne il
comportamento, le esperienze, l’aspetto, lo status e la reputazione.
La normalità è mezzo di sviluppo e promozione sociale, dal valore strumentale
e non solo fine a cui tendere, per il suo valore intrinseco. La normalità è un
valore essenziale in sé e un valore strumentale, un ottimo mezzo per
raggiugere finalità di sviluppo e di partecipazione attiva di tutti, a prescindere
dalle loro condizioni personali e sociali, dalle loro disabilità o patologie.
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ADATTAMENTO DEGLI OBIETTIVI, DEI MATERIALI E DELLE ATTIVITÀ
In ogni processo di insegnamento-apprendimento, semplice o complesso,
avvengono delle modificazioni, stabili e generalizzate, nelle capacità del
soggetto, che si avvicinano a dei livelli qualitativi e quantitativi desiderati, che
potremmo definire obiettivi. Ogni soggetto apprende attraverso il suo agire in
continua interazione con vari input, ambientali e interni a sé stesso. Bisogna
chiarire due aspetti: quali sono le componenti specifiche di un obiettivo e quali
sono le direzioni generali di sviluppo che danno senso all’apprendimento dei
vari obiettivi. Per quest’ultimo punto nessun intervento tecnico ha senso se non
c’è una direzione chiara di dove andare, un orizzonte di riferimento.
Gli obiettivi per l’alunno disabile dovrebbero essere definiti nel Profilo Dinamico
Funzionale, una componente fondamentale del Piano Educativo
Individualizzato.
Vi sono tre direzioni di senso di ogni percorso di apprendimento definito dalla
scuola:
▪ OBIETTIVI posti sull’asse della PERCEZIONE SOCIALE: l’alunno ha un curriculo
che porta ai saperi di quell’ordine di studi, l’alunno impara la geografia, a
scrivere in corsivo …
▪ OBIETTIVI posti sull’asse delle ATTIVITÀ PERSONALI: l’alunno impara ad
apprendere, a pensare, a ricordare, ad essere autonomo…
▪ OBIETTIVI posti sull’asse dei CONTESTI PERSONALI: l’alunno impara ad avere
autoefficacia positiva, ad esprimere le emozioni, a regolare l’autostima…
Questi 3 assi di sviluppo dovrebbero coesistere nel percorso apprenditivo. Esse
acquistano più importanza se sono ancorate a contesti ampi: quello delle
ecologie di vita e di relazione del soggetto, gli chiedono alcune competenze;
quello della normalità evolutiva, traccia percorsi ben definiti; quello della
progettualità esistenziale del progetto di vita, chiede funzionamento adeguati.
Queste direzioni si devono pensare per tutti gli alunni, non soltanto per quelli
con qualche bisogno Educativo Speciale (BES). Al centro di ogni dinamica di
insegnamento-apprendimento c’è l’Azione dell’alunno che apprende, il quale
agisce in base a Input che riceve. L’azione produce vari risultati, che
dovrebbero diventare parte dei successivi input da elaborare nel processo di
apprendimento. L’apprendimento avverrà nella misura in cui questi tre
elementi sono in reciproca e continua interazione dinamica: input efficaci che
incidono positivamente sull’azione dell’alunno, azione che si manifesta; si
modifica, si concretizza e riesce a produrre dei risultati percepibili, risultati che
ritornano, sotto forma di nuovi input, alla consapevolezza dell’alunno che li usa
per le azioni successive. Questo movimento continuo ha bisogno di energie:
una parte è il soggetto stesso a fornirsela, stimolando le sue varie componenti
di azione, un’altra parte sono gli insegnanti a immetterla nel sistema. L’opera
di mediazione svolta dall’insegnante si colloca al livello di Input e Risultato.
Questo movimento può compiersi a condizione che lee azioni che l’input chiede
al soggetto siano compatibili con il livello di performance già raggiunta.
L’obiettivo dovrà essere cioè nell’ambito della zona di sviluppo prossimale;
l’alunno attivi dei processi di interpretazione-rappresentazione mentale
3
cognitivo-motivazionali-emozionali positivi e non frenanti; l’alunno non presenti
ostacoli significativi per l’azione. Parliamo del concetto di Azione.
È utile suddividere l’azione dell’alunno in tre parti:
1- C ’ – I → troviamo una serie di abilità e
OMPRENSIONE DELL INPUT FASE NPUT
processi:
▪ Comportamento esplorativo pianificato, riflessivo e sistematico ▪ Uso di
strumenti verbali ricettivi ▪ Orientamento spaziale e temporale ▪ Bisogno di
precisione e bisogno di accuratezza nella raccolta delle info dell’input ▪
Capacità di considerare due o più fonti di info simultaneamente.
Si potrebbero aggiungere le competenze di attenzione, di percezione e
riconoscimento concettuale, quando l’input è caratterizzato da complessità
notevole. Ciò che caratterizza questa fase è che riesce a trasformare l’input in
una serie di significati ben compresi, cioè agganciati in modo significativo al
suo livello di competenze.
2- E in cui troviamo altre operazioni mentali: ▪ Scelta degli
LABORAZIONE
indizi pertinenti per risolvere il problema ▪ Comportamenti di
comparazione, confronto, scelta, messa in relazione ▪ Ragionamento
logico ▪ Transfer, estensione e generalizzazione di principi e azioni. ▪
Problem solving con pensiero ipotetico deduttivo, previsione degli effetti
e inferenze casuali ▪ Pianificazione cognitivo e decisione rispetto
all’azione Ciò che caratterizza questa fase di lavoro, di rimpasto, anche
nuovo e originale, tra i significati prodotti dall’input e le conoscenze-
competenze già possedute dal soggetto. Nei casi più semplici, l’input
risveglia solo la memoria. Nei casi più complessi, l’input attiva una
profonda ristrutturazione e un processo creativo di generazione di nuove
risposte.
3- G – fase di Output → troviamo queste
ENERAZIONE DI UNA RISPOSTA
operazioni: ▪ Pianificazione accurata e non impulsiva Svolgimento
dell’azione con precisione/accuratezza/controllo del ritmo e
dell’investimento costante di energia ▪ Attivazione singola o coordinata
delle varie componenti dell’azione Su questa base noi possiamo pensare
a varie forme di input di aiuto o enfatizzazione del risultato.
Una qualsiasi azione è di migliore qualità se ha dentro di sé la maggiore
quantità possibile dei seguenti componenti:
▪ Autoregolazione metacognitiva: un’azione il più possibile autoconsapevole e
autodiretta
▪ Interazione cooperativa: un’azione frutto di mediazione interpersonale,
dialogo, cooperazione, scambio
▪ Espressione e regolazione emozionale: un’azione ricca di espressione, libera
e allo stesso tempo regolata positivamente, di emozioni sia positive che
negative.
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L’INPUT ALL’AZIONE
Considerare primario il ruolo attivatore dell’input rispetto all’azione. Un elenco
dei vari tipi di input: 1. Istruzioni, consegne, richieste, aiuti verbali 2. Testi,
spiegazioni, didascalie scritte, script 3. Aiuti da schemi, immagini, colori,
aspetti grafici 4. Conversazioni, storie, narrazioni, dialoghi,
antropomorfizzazione 5. Conflitti cognitivi, sociocognitivi 6. Situazioni reali
problematiche 7. Modelli competenti e che attivino buona identificazione 8.
Aiuti dati da guida fisica sui movimenti, oppure indicazioni gestuali/mimiche 9.
Aiuti dati da caratteristiche specifiche del materiale anche attraverso
l’amplificazione delle caratteristiche percettive rilevanti per il compito 10. Ogni
altro input che faciliti l’azione del soggetto, e che sia il più naturale e il meno
invasivo possibile.
L’ADATTAMENTO DEGLI OBIETTIVI CURRICULARI
La ricerca del “punto di contatto” è un processo continuo di avvicinamento e
collegamento di obiettivi, quelli individualizzati per l’alunno disabile rispondano
il più possibile a 2 criteri:
▪ Siano nell’ambito disciplinare curricolare
▪ Siano compatibili con i suoi livelli di performance
Diventa utile la stretta collaborazione tra gli insegnanti curriculari e i docenti
specialmente per il sostegno. In ogni fase di adattamento degli obiettivi
dovremmo tener conto di queste 3 componenti dell’azione nel lavorare
sull’input all’azione stessa: potremmo infatti modificare l’input per facilitare la
fase di comprensione, ma anche per facilitare la fase di elaborazione o per
facilitare la fase di realizzazione di un output.
L’input comunica e stimola processi di rappresentazione di sé e di
interpretazione cognitivo-motivazionali. Nell’affrontare le varie possibilità di
adattamento degli obiettivi curriculari dobbiamo tener conto di un principio di
parsimonia: meno si adatta meglio è (a condizione che l’azione dell’alunno sia
semplificata e resa possibile), si introducono meno cambiamenti possibile,
oppure i cambiamenti più naturali possibile, alterare al minimo la situazione in
cui agisce l’alunno.
Bisogna far conto con il : l’adattamento che facciamo
PRINCIPIO DI EFFICACIA
deve realmente essere decisivo per la facilitazione dell’alunno, deve cioè
produrre un’azione efficace.
I :
LIVELLI DI ADATTAMENTO SONO
- di qualunque obiettivo didattico del
PRIMO LIVELLO DI ADATTAMENTO
curriculo da proporre all’alunno con BES può essere definito
. L’apprendimento è reso possibile da una qualche forma di
SOSTITUZIONE
sostituzione dei vari componenti di input e di azione. Questo primo livello
di adattamento si limita ad una traduzione dell’input di un altro codice o
linguaggio. L’obiettivo rimane uguale, ma viene curato solo l’uso e
l’accessibilità dei codici linguistici (lingua dei segni, materiale in Braille,
registrazioni audio dei testi). Il percorso di adattamento può ritenersi
concluso, altrimenti si dovrò introdurre il II livello.
- è quello definito della .
SECONDO LIVELLO DI ADATTAMENTO FACILITAZIONE
In questo livello, come prima specializzazione delle normali pratiche
didattiche si usa la ricontestualizzazione degli obiettivi e delle
corrispondenti attività didattiche. L’apprendimento è facilitato se gli
obiettivi sono proposti con altre persone, in ambienti funzionalmente
5 reali, con tecnologie più motivanti e interattive in contesti didattici
fortemente interattivi come i gruppi di apprendimento cooperativo, le
situazioni di tutoring. Se tutto ciò funziona adeguatamente, il processo di
adattamento può cessare, altrimenti bisogna lavorare sui tempi e sugli
spazi degli apprendimenti. Si può lavorare sui tempi utilizzati per
quell’obiettivo usando periodi più lunghi. Spesso si facilita qualcosa al
livello ristrutturazione degli spazi, con collocazioni più facilitanti,
eliminando le distrazioni. Può essere che queste misure siano sufficienti,
si deve fare qualcosa di più: si deve arricchire la situazione con vari tipi di
aiuto, vengono aggiunti indizi, stimoli aggiuntivi estrinsechi che aiutano
le varie fasi dell’azione. Si deve garantire il raggiungimento dell’obiettivo
mediante l’utilizzo di tecnologie più motivanti (ad esempio software
didattici) e contesti didattici fortemente interattivi e operativi (tutoring,
gruppi di apprendimento cooperativo, laboratori, simulazioni etc.). Se
tutto questo funziona a sufficienza si può interrompere altrimenti si dovrà
passare al terzo livello e cioè alla semplificazione.
- . Qui si dovrà abbassare la
TERZO LIVELLO DETTO SEMPLIFICAZIONE
difficoltà dell’obiettivo agendo su una o più delle sue componenti:
richiede la modifica del lessico per ridurre la complessità concettuale;
riducendo la complessità concettuale con ordini inferiori di elaborazione;
sostituendo alcune routine; semplificando i criteri di corretta esecuzione
delle azioni, inoltre, si eseguono le operazioni di calcolo utilizzando la
calcolatrice e si modificano i criteri di corretta esecuzione di un compito
(consentendo più errori e imprecisioni).
Se questo non è sufficiente occorre passare al QUARTO LIVELLO DI ADATTAMENTO
della disciplina nei suoi nuclei fondanti.
E CIOÈ ALLA SCOMPOSIZIONE
Nell’epistemologia di ogni sapere disciplinare si possono identificare delle
attività accessibili alle difficoltà dell’alunno tratte da quelli che vengono
considerati i processi cognitivi e conoscitivi tipici di quel sapere.
Si ha la scomposizione nei nuclei fondanti, si identificano cioè delle attività
fondanti e accessibili al livello di difficoltà di apprendimento dell’alunno. Con
questo livello di adattamento si facilitano in modo sufficiente quasi tutte le
situazioni di BES, ma si possono incontrare delle condizioni di particolare
gravità per le quali è solo possibile una partecipazione alla cultura del compito.
Nel quinto livello la partecipazione alla cultura del compito si trovano le
’ a dei momenti significativi di
OCCASIONI PER FAR PARTECIPARE L ALUNNO
elaborazione o uso delle competenze curricolare, in modo che sperimenti,
anche se solo da spettatore. Intende innescare un meccanismo di
partecipazione alla cultura del compito.
A DATTAMENTO E SEMPLIFICAZIONE DEI LIBRI DI TESTO
Raramente però vengono messe in atto strategie tali da permettere l’uso del
libro di testo anche a chi non è in grado di usarlo autonomamente. Evitare l’uso
dei libri di testo agli alunni disabili provoca una serie di conseguenze negative.
La più evidente è la perdita di quegli stimoli. L’alunno si convince ancora una
volta di non essere in grado perché quello che studiano gli altri è troppo difficile
6
e si rende necessario l’uso di un testo più semplice. Gli insegnanti utilizzando
un libro per la classe e un libro diverso per un alunno diverso, negano la
possibilità di lavorare insieme sul testo di tutti, delegando poi all’insegnante
specializzato la cura dei processi di apprendimento dell’alunno disabile. La
scelta di usare gli stessi strumenti, gli stessi libri, con gli opportuni
accorgimenti e le dovute strategie di facilitazione ha invece un effetto
importante sull’apprendimento. Il libro di testo diventa strumento di
apprendimento, veicolo mediatore di integrazione e di collaborazione tra
insegnanti. È stata costruita una sequenza operativa che attraverso l’articolarsi
di diverse fasi, semplifica il testo proposto dal libro adattandolo allo stile
percettivo e cognitivo dei singoli soggetti. 3 che si
LIVELLI DI SEMPLIFICAZIONE
presentano diversamente nell’aspetto grafico e iconico, mantenendo
ovviamente il punto di contatto con il testo originale nell’aspetto
contenutistico. Affinché l’intervento sul libro di testo risulti efficace, esso deve
fondarsi su una profonda valutazione sia degli aspetti contenutistici, sia di
quelli grafici. Molti termini possono però risultare troppo astratti se non
vengono riferiti direttamente all’esperienza dell’alunno. In casi come questo
sarà dunque indispensabile lavorare sulle par
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