RIASSUNTO:
“DISABILITA', INTEGRAZIONE E FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI”
CAP.1
LA CULTURA DELL'INTEGRAZIONE COME PREVENZIONE
ALL'EMARGINAZIONE: SCUOLA E FAMIGLIA.
cultura dell'integrazione.
Bambini e adolescenti abbandonati nelle aule.
Integrazione al giorno d'oggi è anche una parola di cui spesso abusiamo e di retorica.
L'acquisizione di essere diverso è la prima grande difficoltà che un bambino disabile deve
affrontare. A vivere un'esistenza come una corsa ad ostacoli.
Purtroppo la nostra è una società costruita a misura del sano.
E per il disabile nulla gli è semplice, deve oltre alle normali difficoltà che hanno tutti, lottare anche
perché gli venga riconosciuta la sua diversità.
Se il diverso fosse riconosciuto “persona”, l'accezione negativa al concetto di integrazione cadrebbe.
L'integrazione sarebbe un DIRITTO e non una costrizione.
Molta gente teme anche il conflitto che porterebbe alla luce l'ignoranza.
la riabilitazione di una persona avviene nell'immaginario collettivo soprattutto in campo sanitario, e poi in
campo sociale.
Ma molte volte lo si fa generalizzando e non tenendo conto della persona che si ha davanti.
Sembra che si stia parlando di qualcuno che è fuori dalla comunità sociale.
Molte volte dobbiamo entrare nell'ottica che abbiamo un curare senza guarire.
Molte volte, soprattutto per quanto riguarda l'integrazione sociale (scuola), tendiamo a lasciare
spazio all'interno del nostro ambiente di vita che viene occupato da questa persona, ma rimane
comunque una barriera, ma non vi è una reale comunicazione, si avverte sempre la “barriera
invisibile”.
LA SCUOLA: una volta nella scuola non si aveva l'obbiettivo dell'inserimento ma della convivenza della
diversità.
Vi erano le cosiddette SCUOLE SPECIALI dove le classi erano miste e l'obbiettivo primario era
insegnare a vivere. Per arrivare alla seconda fase e cioè al raggiungimento della massima autonomia
fisica e psichica.
L'esperienza che viene raccontata nel libro sulle scuole speciali: ha fatto 17 anni di questa scuola.
l'obbiettivo che sentiva come iniziale era quello di “diventare sana con qualunque mezzo”.
Si negava quindi una parte importante di lei, cioè quella dell'handicap, ma allo stesso tempo, lo si faceva
protagonista della sua esistenza, essendo l'unico soggetto con cui lei o gli altri entravano in relazione.
Doveva riscattarsi dalla colpa di essere nata così. Non vi era la scuola o il gioco per lei, ma solo
l'adempiere al suo dovere.
UN PERCORSO ADATTO:
1) conoscere il progetto di vita che la persona disabile ha di sé stessa , qualsiasi età ella abbia.
2) La persona disabile ha su di sé delle aspettative.
3) E deve ricevere un'educazione personalizzata.
LA FAMIGLIA: bisogna considerare prima di tutto che una persona è un patrimonio che se non studiato
andrà perduto.
Ma per fare spazio alla conoscenza è necessario prima di tutto prendere coscienza delle barriere tra noi e
cioè dei propri pregiudizi.
Ascoltare quindi è fare silenzio, aprire uno sguardo di accoglienza psicologica ed emotiva, che non è
distaccato, ma collegato alla nostra storia di vita, è integrante, ci mette in gioco.
GENITORI E FIGLI: LA COSTANTE ATTESA DI QUEL FIGLIO IDEALE
La disabilità è di tanti tipi.
Alcune patologie possono compromettere o rendere difficoltoso lo sviluppo psicologico.
E' molto importante la conoscenza della propria disabilità.
E' importante non generalizzare, perché una persona disabile è unica, abbiamo di fronte una
persona specifica, unica.
premettendo che un figlio disabile possa nascere a chiunque, non vi sono persone protette o fasce
predestinate.
Molte volte sono le attese del neonato ad essere infrante da un nucleo familiare “già malato”.
Paradossalmente potrà essere la nascita di un figlio disabile a portare al cambiamento, a rafforzare, nella
ricerca di un'unione per il bene del proprio figlio, le dinamiche familiari.
Quando il bambino nasce disabile nell'ospedale è come se ci fosse un lutto.
Uno dei compiti principali dell'insegnante di un bambino disabile sarebbe quello di conoscere al meglio
l'handicap del suo allievo per poterlo meglio aiutare.
Approfondire il proprio sapere anche, per metterlo a disposizione del proprio allievo.
Valorizzarle in un rapporto di formazione e di affetto.
Il metodo educativo da utilizzare non sarà quindi improntato come dovere, come riscatto presso i
propri familiari o ricompensa, per quel figlio mai nato, ma un metodo legato alla scoperta di sé,
delle proprie risorse.
Un altro aspetto importante che ha il ruolo dell'insegnante è quello della mediazione tra bambino e
famiglia.
Tenere presente l'handicap senza sottolinearlo o negarlo.
negli anni successivi alla nascita l'attenzione sul bambino non è verso di lui, ma verso il suo handicap.
Il bambino avverte di essere il brutto anatroccolo, un peso e non una gioia.
La sola presenza di un figlio disabile mette in discussione l'equilibrio familiare.
Il fattore ignoranza è un fattore molto particolare, da qui nascono tutti i pregiudizi.
Un fattore molto importante è il senso di colpa.
Alcuni negano l'esistenza dell'handicap del proprio figlio.
Non vi è fattore più importante del loro atteggiamento verso l'handicap del proprio figlio.
E' solo rimanendo veramente uniti che i coniugi possono aiutare il loro bambino.
Una delle paure forti è chi li amerà dopo di noi? Anche qui l'handicap prende il sopravvento, rendendoli
incapaci di immaginare un futuro e un senso per il loro bambino.
Che i genitori cerchino, attraverso un meccanismo di difesa, di razionalizzare l'handicap, perseguendo la
guarigione anche là dove non ci sono speranze.
Il genitore non si rassegna e continua ad attendere “quel figlio sano che non è mai nato”.
Quindi il bagaglio di frustrazioni che il bambino si porta dietro nell'adolescenza, deriva proprio
dall'impossibilità che il disabile ha nell'infanzia di guarire e rendere felici i suoi genitori.
Il desiderio di indipendenza che anima il ragazzo potrebbe essere smorzato da paure e pregiudizi.
A volte la famiglia è vissuta come unico punto di riferimento.
purtroppo l'amore familiare viene visto spesso come una meta da raggiungere.
Tutto serve ad essere al centro dell'attenzione familiare, perché avere la loro attenzione equivale ad avere
il loro amore.
Non desiderano molto spesso, essere amati, ma essere accettati.
Molti genitori devono superare molte difficoltà, tra cui quella di amare il proprio figlio.
Anche se a volte i genitori stessi sono stati emarginati e isolati dall'ambiente sociale.
CAP.2
INFLUENZE E RISORSE SOCIALI E CULTURALI NELL'INTEGRAZIONE DEGLI
ALUNNI CON DISABILITA'
Le nuove classificazioni della disabilità e gli interventi per la promozione della salute e l'integrazione in
Italia condividono una prospettiva comune: la salute, il benessere fisico e psicologico.
La cultura può ostacolare o facilitare il processo di integrazione e di sviluppo.
E' importante anche il significato attribuito alla disabilità e l'atteggiamento nei confronti delle persone
disabili all'interno della famiglia e della società.
Per facilitare questo processo è necessario però interpellare le persone disabili, in quanto consapevoli
della propria condizione.
Il ruolo dell'insegnante di sostegno esercita una funzione essenziale nel processo. Fornisce infatti un
punto di osservazione privilegiato in un contesto sociale e produttivo come la scuola.
Ha anche la responsabilità della propria formazione professionale e personale.
E' indispensabile che l'insegnate per aiutare al meglio l'alunno sia consapevole della multidimensionalità
della disabilità ( approccio bio-psico-sociale ), dei processi psicologici alla base delle percezioni e delle
relazioni sociali ( stereotipi e categorizzazioni ) e delle dinamiche che caratterizzano i diversi contesti di
vita quotidiana ( famiglia, scuola e società ).
Nella società di oggi bisogna anche interpretare altre culture, al fine di analizzare il capitale umano che è
parte essenziale, la risorsa più importante per garantire la massima integrazione per l'alunno.
CAP.4
L'INTEGRAZIONE DEGLI ALLIEVI IN DIFFICOLTA' E LA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI DI
SOSTEGNO IN ITALIA.
negli anni 60' ha inizio il movimento a favore dell'integrazione per alunni disabili nella scuola ordinaria.
Il primo riconoscimento si ottiene con LA LEGGE 118 DEL 1971, e con la LA LEGGE 517 DEL 1977,
e anche con la chiusura delle scuole speciali, e il documento Falcucci del 1974 che proponeva un
ripensamento del diritto allo studio con un avvio di esperienza di integrazione scolastica che dura ancora
oggi.
NEL 1992 CON LA LEGGE QUADRO N°104 nella quale si cercava di rispondere ai bisogni complessi
di una persona disabile all'interno della società. Si comprende meglio quale concezione del diritto
all'educazione della persona handicappata abbia fatto da sfondo alle scelte educative e didattiche in questi
30 anni di integrazione. (fotocopia).
INSEGNANTE SPECIALIZZATO PER IL SOTEGNO.
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