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Cap. 2: Dalla classificazione delle menomazioni e delle disabilità alla partecipazione e alle "life skills"

Concetto di salute

Salute = tensione verso una piena armonia e un sano equilibrio fisico, psichico, spirituale e sociale. Quando si parla di disabilità non si può non pensare al discorso della salute. Una definizione di salute può essere: assenza di malattia. Il concetto di salute secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si è molto allargato in questi 30 anni, perché ha coinvolto l’intera persona e non i singoli organi. Quindi c’è stato un tentativo di superamento della settorializzazione del funzionamento della persona. Il modello medico si è specializzato su un elemento (organo, un aspetto della vita) a discapito della persona.

Concetto di disabilità

Dato che una disabilità fisica è sempre frutto di un’interazione tra le caratteristiche personali, ambientali e politiche, la disabilità deve contemplare sia un modello medico (che si occupa di anormalità fisiologiche e psicologiche causate da malattie, disturbi o lesioni, che necessitano di trattamento medico) che un modello sociale (che si occupa degli svantaggi derivanti dalla minorazione e che interessano l’ambiente fisico e sociale in termini di “limitazioni” alla vita). Quindi il modello medico si occupa del “problema personale e del suo trattamento sanitario” mentre il modello sociale si occupa del problema dal punto di vista sociale, come responsabilità collettiva, come politiche di integrazione e cambiamento sociale.

Classificazioni OMS

  • ICD-10: classificazione internazionale delle malattie.
  • ICD-H: (versione aggiornata dell’ICD-10) approvato nel 1980, riguarda la classificazione delle menomazioni, delle disabilità e degli handicap. Permette di elencare tre definizioni:
    • Menomazione: ogni perdita o anormalità di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche. Ci ricorda approccio modello medico.
    • Disabilità: ogni restrizione o perdita (risultante da una menomazione) dell’abilità di eseguire un’attività nella maniera considerata normale per un essere umano. (→ la menomazione causa una disabilità).
    • Handicap: uno svantaggio derivato, per un dato individuo, risultante da una menomazione o una disabilità, che limiti o prevenga l’adempimento di un ruolo che è normale (rispetto a età, sesso e fattori sociali e culturali) per l’individuo. Nel concetto di handicap si vede l’interfaccia tra le persone e l’ambiente.

Art 3. Legge 104 del 1992: riconosce e classifica una serie di risorse alle persone con disabilità. → “è persona handicappata colui che presenta un minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, di relazione, di integrazione lavorativa, tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Quindi il focus è sulle conseguenze, su ciò che ne deriva, quindi lavorare per riuscire a ridurre le conseguenze.

ICF: classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute

ICF-CY (2007): versione dell’ICF per bambini e adolescenti. → ICIDH ICF: principi della revisione: La rivoluzione dall’ICIDH all’ICF prevede 5 punti:

  • Si parla di universalità: l’ICF riguarda tutti. Ci permette una valutazione del funzionamento di tutti noi.
  • Integrazione degli aspetti ambientali
  • Linguaggio neutrale: prima l’ICIDH aveva un linguaggio di classificazione discriminatorio, denigratorio, mentre l’ICF parla proprio di funzionamento della persona e l’integrazione tra persona e ambiente.
  • Parità
  • Modello bio – psico – sociale.

Un nuovo concetto di disabilità

Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri.

Verso una nuova classificazione

Le componenti della salute secondo l’OMS sono state cambiate e sono stati presi in considerazione più fattori:

  • La presenza di una condizione di salute (malattia, disturbo, lesione, ecc...)
  • L’integrità e/o le alterazioni della fisiologia corporea
  • L’integrità e/o le alterazioni della anatomia
  • Quello che una persona fa (in termini sia di quello che sarebbe in grado di fare teoricamente sia in termini di quello che uno realmente fa nel suo ambiente)
  • Il contesto di vita (in termini di impatto di eventuali aiuti o ostacoli)
  • I fattori individuali (età, sesso, convinzioni personali, esperienze di vita, reddito).

L'obiettivo per la scuola

È il superamento della lettura del bisogno basata solo sulle certificazioni sanitarie di disabilità, con una lettura più ampia che permetta alla scuola di essere più equa e più inclusiva.

La 54° Assemblea Mondiale della Sanità (22 maggio 2001): → l’ONU approva e pubblica l’ICF. Tuttavia l’ICF è una procedura lunga e complessa da applicare nella quotidianità. Alcuni stati, anche a partire dalla legge del 2010 sui disturbi dell’apprendimento, raccomandano l’uso dell’ICF, che però non è una classificazione delle patologie ma del funzionamento della persona. → L’OMS raccomanda l’uso congiunto di ICD – 10 per codificare le condizioni di salute e di ICF per descrivere il funzionamento della persona.

L’ICF

L’ICF, attraverso un linguaggio universale e condiviso descrive tutti i possibili cambiamenti anatomici, fisiologici, psicologici… che può avere una persona con un problema di salute nel suo ambiente. → concepisce il funzionamento e la disabilità in relazione con l’ambiente di vita dell’interessato → fornisce modalità per descrivere l’impatto dei fattori ambientali, in termini di facilitatori o di barriere → l’utilizzo dell’ICF non ammette modelli che non considerino l’ambiente come elemento che influenza la genesi e il mantenimento della disabilità. L’ICF prevede delle categorie secondo un ordine gerarchico, che permette diversi gradi di dettaglio: la categoria del primo livello comprende tutte le categorie del secondo e così via. → è importante notare che le persone non sono le unità di classificazione dell’ICF, ovvero non classifica le persone, ma descrive la situazione di ciascuna persona all’interno di una serie di domini della salute o degli stati ad essa correlati.

Il funzionamento e la disabilità sono viste come una complessa interazione tra le condizioni di salute dell’individuo e l’interazione con i fattori ambientali e personali. La classificazione considera questi aspetti come dinamici e in interazione, non come statici. Inoltre essa non valuta solo la disabilità e l’handicap. L’ICF non è uno strumento di valutazione o di misurazione. → L’ICF è uno strumento di classificazione utilizzato per costruire un “profilo di funzionamento” di un determinato individuo, confrontabile nel tempo (ai fini di valutare gli esiti degli interventi) e condivisibile con l’interessato, o il suo rappresentante (tutore/insegnante), con un incremento della sua consapevolezza e partecipazione per aiutare l’inclusione nei contesti di vita. Ciò per permettere utilizzazione dei servizi sanitari, progettazione di percorsi formativi, educativi, inclusione scolastica, miglioramento della capacità lavorativa, integrazione sociale → siccome la disabilità è un’interazione con l’ambiente, l’ICF è applicabile a tutte le persone, anche a quelle in perfetta salute. Il linguaggio nell’ICF è neutrale rispetto all’eziologia, enfatizzando la “funzione” rispetto al “tipo di malattia”. Serve soprattutto per adattare le risorse che devono essere impiegate da una persona con disabilità. → Se non abbiamo dei problemi di salute evidenti potremmo non rientrare nell’ICD, ma nell’ICF sì, perché è un sistema di valutazione di funzionamento della persona e non di classificazione della malattia.

Struttura dell’ICF

L’ICF è suddiviso in capitoli, utilizzabili in ordine gerarchico.

  • Parte 1: funzionamento e disabilità centrato sulla persona (funzioni corporee, strutture corporee, attività e partecipazione della persona). Per ogni punto c’è una lettera che lo codifica.
  • Parte 2: fattori contestuali (fattori ambientali (ambiente fisico e sociale in cui si vive) e fattori personali). Si valutano:
    • Partecipazione: coinvolgimento in situazioni di vita
    • Limitazioni dell’attività: difficoltà nell’eseguire attività
    • Restrizioni alla partecipazione: limitazioni al coinvolgimento nelle situazioni di vita
    • Fattori ambientali: atteggiamenti, ambiente fisico sociale in cui le persone vivono.
  • Il codice ICF parte sempre con una lettera, ci sono poi dei numeri che ci permettono di capire cosa siamo valutando, c’è un punto seguito da un altro numero che determina la gravità del problema.

Qualificatori di attività e partecipazione

Rispetto ad attività e partecipazione si distingue la performance effettiva e la capacità potenziale.

  • Performance: ciò che una persona fa, risultato dei fattori ambientali sul funzionamento, dipendente dall’ambiente, descrive il livello di performance della persona nell’ambiente in cui vive.
  • Capacità: ciò che una persona può fare, caratteristica intrinseca della persona, non dipendente dall’ambiente, descrive il funzionamento della persona in un ambiente che non facilita e non ostacola.

Fattori ambientali

  • Barriere: qualora ostacolino l’attività e la partecipazione della persona. Nell’ambito dei fattori ambientali di una persona sono dei fattori che, mediante la loro presenza o assenza, limitano il funzionamento e creano disabilità.
  • Facilitatori: nel caso in cui favoriscano attività e partecipazione. Nell’ambito dei fattori ambientali di una persona sono dei fattori che, mediante la loro presenza o assenza, migliorano il funzionamento e riducono la disabilità. I facilitatori possono evitare che una menomazione o una limitazione delle attività divengano una restrizione della partecipazione, dato che migliorano la performance di un’azione, nonostante il problema di capacità della persona.

Interessi, fini e vantaggi dell’ICF

Dare la possibilità al valutatore di riuscire a farsi una fotografia della persona e dell’ambiente in cui è inserito. Il merito dell’ICF è averci dato una chiave di lettura delle persone in interazione con l’ambiente. ICF ha una struttura e quindi non è una valutazione che viene fatta sulla base della nostra sensibilità, esperienza, cultura, ecc…

L'inclusione scolastica degli alunni con bisogni educativi speciali e principali riferimenti normativi

Bisogna fare una distinzione tra:

  • Integrazione: inserimento in contesti di persone con disabilità. Abbattimento delle barriere personali, sociali, politiche e architettoniche che impediscono la partecipazione attiva.
  • Inclusione: non si fa riferimento alla disabilità. Fa riferimento all’unicità di tutte le persone che vengono incluse in qualsiasi contesto.

→ La Legge del ’77 ha dato un impulso importante al mondo della scuola per l’inclusione scolastica e per favorire lo sviluppo personale (gli alunni stanno in tutte le classi e si prevede l’affiancamento dell’insegnante di sostegno).

Nel 2009, la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità sottolineava come i dirigenti scolastici dovessero mettere in atto nella propria scuola la politica dell’inclusione scolastica. Nel 2010 c’è stata la legge sulle nuove procedure per i DSA. Questa legge ha fatto aumentare la prevalenza di DSA in Italia (prevalenza DSA 3/4 %). Questo ha portato anche ad un incremento delle certificazioni sanitarie (perché per usufruire della legge 170 è necessario avere la certificazione). La legge 170 è stata prodotta grazie all’Associazione dei Genitori. Dopo qualche anno, i parlamentari si sono accorti però di aver riconosciuto delle tutele speciali per i DSA e di averli categorizzati come una nicchia speciale di persone e quindi hanno cercato di mettersi ai ripari, emanando circolari su una categoria molto più ampia ed eterogenea e non definita di alunni con bisogni educativi speciali (BES), includendo tra essi anche i DSA. Queste del 2012/2013 sono solo delle circolari e non hanno quindi un potere coercitivo (per metterle in atto sono sufficienti solo le osservazioni dell’insegnante secondo i criteri ICF). Nelle circolari BES si dicono cose affini, ovvero un raggiungimento collettivo e comune che permetta di superare tutti gli ostacoli al successo formativo.

Oggi

Dopo oltre 40 anni dalla legge 517 del 1977 la situazione non si è ancora radicalmente modificata e consideriamo ancora importante discriminare gli alunni con o senza disabilità. In realtà è difficile pensare a questa dicotomia, se non per il fatto che possono esserci dei riconoscimenti diagnostici e medici che lo attestino. Non è che non devono esserci questi riconoscimenti ma non dobbiamo basare la valutazione scolastica solo ad una delega del documento di diagnosi medica. Da un lato è necessario avere certi riconoscimenti da un punto di vista diagnostico di certe disabilità, ma non dobbiamo delegare a questa certificazione diagnostica l’autorizzazione degli insegnanti a mettere in atto qualsiasi adattamento didattico, educativo e relazionale che permetta ai ragazzi di sentirsi maggiormente inclusi. È importante avere cura delle fragilità di tutti.

3 tipi di specialità (Ianes)

Ianes ci ricorda che a volte ci sono ragazzini che hanno tutti bisogno di BES, magari anche i più talentuosi. Questo rende complessa la gestione del gruppo perché bisogna tenere in considerazione tante e varie peculiarità.

  • La specialità dei bisogni educativi nel caso di particolari funzioni
  • La specialità delle “normali” differenze individuali
  • La necessaria ed efficace specialità di alcuni interventi

Siamo quindi di fronte a una dicotomia tra specialismo e normalizzazione e trovare la strada intermedia è la sfida maggiore. La personalizzazione sta in una fascia intermedia ai cui opposti troviamo da una parte lo specialismo (trovare delle attività → specifiche solo per quell’alunno è impossibile) e dall’altra la normalizzazione (sperare che siamo tutti uguali e che quindi una proposta didattica vada bene per tutti). La sfida attuale è quindi trovare qual è la modalità di personalizzazione.

I principi chiave dell’inclusione

  • Accettare la diversità: la diversità è una caratteristica essenziale della condizione umana.
  • Assicurare la partecipazione attiva: l’inclusione non vuol dire assicurare un posto in classe. Essere inclusivi richiede uno sforzo continuo che assicuri una partecipazione attiva dell’alunno nell’ambito pedagogico e sociale.
  • Sviluppare pratiche di collaborazione: l’inclusione è un processo continuo che richiede il supporto di tutti gli interessati.
  • Immaginare una scuola diversa: una scuola inclusiva è una scuola diversa che impara da se stessa e promuove il cambiamento e lo sviluppo.

Certificazione di disabilità

In Italia e in Lombardia sono stati messi in atto alcuni principi. La classificazione di DSA deve passare attraverso una relazione diagnostica secondo il modello ICD 10 e deve poi essere valutata da una commissione. Senza questo riconoscimento non si può erogare personale/risorse umane. Questo vale per insegnanti di sostegno o educatori professionali.

Da qualche anno quasi tutti i comuni si sono adeguati al fatto che anche in caso di assegnazione di educatore professionale la richiesta di questa risorsa debba passare attraverso una commissione di validità. La differenza rispetto a prima è che a tutte le diagnosi che prevedevano un funzionamento cognitivo inferiore alla norma piuttosto che la presenza di sindromi genetiche conclamate, che prevedono quindi una serie di disabilità motorie, sensoriali o cognitive, normalmente veniva assegnata l’insegnante di sostegno, previa erogazione dalla commissione di validità. Gli educatori professionali venivano invece assegnati più per problematiche legate all’ambito comportamentale. Questo perché l’insegnante di sostegno ha una formazione sulla parte didattica e quindi è la figura che dovrebbe mettere in atto una serie di adattamenti per quanto riguarda l’insegnamento dell’apprendimento dell’alunno. Per problematiche comportamentali in assenza di altre difficoltà legate all’apprendimento, la figura deputata dovrebbe essere l’educatore professionale, che può affiancare l’alunno soprattutto per supportarlo sugli effetti comportamentali ed affettivi e quindi può non avere specificatamente una funzione legata al miglioramento dei suoi apprendimenti. Questa seconda figura veniva quindi erogata dal comune e dalla scuola, indipendentemente dalla commissione di validità. Adesso invece tutti gli alunni, anche con disturbi della condotta devono richiedere una certificazione di disabilità.

Linee guida del MIUR sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità

Il 4 agosto del 2009 sono state emanate le linee del MIUR sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. È necessario passare da un

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della disabilità e dell'integrazione scolastica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Marzocchi Gian Marco.
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