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Materiali di riempimento osseo

L'osso anorganico è il materiale da riempimento più usato in Europa, al contrario del DFDBA e dell'FDBA che sono quelli più usati in America. Per ogni tipo di materiale che abbiamo visto fino ad adesso, abbiamo messo in evidenza i limiti alla fine di ogni lezione; in particolare, per l'osso autologo (soprattutto per quello di origine intraorale), il limite principale è la scarsa disponibilità e la necessità di un secondo accesso chirurgico o almeno (se si usa il grattino) il dover ampliare il lembo durante l'accesso chirurgico, aumentando di conseguenza la morbilità per il paziente a causa del maggior trauma tissutale.

Limiti dei diversi materiali

Il DFDBA come limite ha il fatto di avere una capacità osteoinduttiva tutta da dimostrare (cosa che varia anche in base all'età del cadavere da cui proviene il materiale perché i fattori di crescita scarseggiano andando avanti con l'età). Anche l'osso animale ha i suoi limiti perché è totalmente privo del potenziale osteoinduttivo a causa della de-proteinizzazione che lo priva dei fattori di crescita, anche se comunque, come ha più volte sottolineato, qualcosa di più della semplice idrossiapatite sembra rimanere in questo materiale e questo è dimostrato dal fatto che non c'è una vera parità tra i riempitivi con idrossiapatite pura e semplice e l'osso animale che è leggermente superiore nonostante i trattamenti cui è sottoposto.

L'osso animale in genere è di origine bovina ma può anche essere di origine equina o suina. Anche questi animali possono essere portatori di malattie infettive o vettori di queste malattie. La casa produttrice del bio-os durante l'epidemia della mucca pazza modificò il processo di produzione sostituendo l'osso bovino con quello suino e ritirando i lotti già immessi sul mercato; poi, rientrata l'emergenza, è tornata a quello bovino probabilmente per il terrore che, nonostante i trattamenti cui è sottoposto, qualcosa (come i prioni) possa comunque rimanere, a ulteriore dimostrazione che, quindi, qualcosa rimane sempre in questo materiale di origine biologica ma non autologo.

Materiali d'innesto in implantologia

Si tratta di applicazione di materiali sintetici, in genere inorganici. I principali materiali da innesto usati in implantologia sono:

  • Fosfato beta tricalcico (3:2 Ca/P), uno dei più vecchi utilizzati, è stato usato in funzione del fatto che è uno dei costituenti principali del tessuto osseo, anche se in realtà nelle ossa la forma cristallina principale è quella dell'idrossiapatite, e la differenza sostanziale tra questi due sta nel fatto che l'idrossiapatite ha dei diversi rapporti tra Ca e P;
  • Idrossiapatite (10:6 Ca/P);
  • Solfato di calcio (Surgiplastes, Capset);
  • Carbonato di calcio (Biocoral), costituente principale dei coralli da cui il biocoral era estratto;
  • Polimeri compositi (HTR polymer), il cuore di questa particella è fatto di resina, in particolare poli metil metacrilato;
  • Biovetri;
  • Acido polilattico-poliglicolico (Fisiograft; è l’unico composto organico usato per innesti, ma è comunque sintetico) il giudizio su questo materiale come materiale per innesti è negativo, ma non è da confondere quando viene usato per fare le membrane perché in quel caso va bene.

Fosfato beta tricalcico (Syntograph)

Esiste varia letteratura su questo materiale, sia con studi sugli animali che sull’uomo. Negli animali è stato osservato il riassorbimento di questo materiale e la sostituzione con osso neoformato, anche se ci sono alcuni studi che hanno messo in evidenza come, quando il materiale veniva usato nel contesto di difetti parodontali (cioè quando c’era anche contatto con la radice del dente oltre che con delle lesioni ossee), a contatto con la radice, anche quando il materiale veniva riassorbito e sostituito da osso, non c’era riguadagno di attacco ma si andava a formare il solito epitelio giunzionale lungo che è quello che accade con tutti i materiali visti finora, se non nelle porzioni più apicali del difetto.

Gli studi sull’uomo hanno dato dei risultati analoghi; clinicamente (quindi non sulla base dell’istologia), come tutti i materiali che abbiamo visto e che vedremo, anche questo materiale dà dei buoni risultati anche se comunque non c’è alcuna formazione di nuovo attacco ma solo l’inserzione del nuovo epitelio giunzionale lungo.

La poca concordanza in letteratura tra i vari risultati è anche dipendente dal fatto che in commercio esistano diverse formulazioni di questi materiali, che quindi vengono trattati in maniera variabile; ciò influisce ovviamente sulla riassorbibilità di questo materiale e sono stati riportati anche casi in cui il materiale era troppo riassorbibile, al punto che non è stato sostituito da tessuto osseo ma da tessuto connettivo denso. Quindi, in linea di massima, la sostituibilità del materiale è sempre garantita (anche in tempi ragionevoli), ciò che non è garantito è che il materiale sia sostituito da tessuto osseo.

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Scienze mediche MED/28 Malattie odontostomatologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ottavoincluso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Parodontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Paolantonio Michele.
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