27-11-12
Eravamo arrivati a questo punto, quindi abbiamo descritto quelle che sono attualmente le
principali metodiche di indagine microbiologiche forse tranne una che sarebbe la
citofluorimetria , ve l’accenno semplicemente.
Come funziona la citofluorimetria? è anche esso un esame basato sulla utilizzazione di
anticorpi ,quindi presenta quei grossi vantaggi che abbiamo descritto per le tecniche
immunologiche: un’altissima specificità e sensibilità nel riconoscere la presenza di questi
microorganismi. Ma per questa metodica di indagine non è stato sviluppato alcun metodo ,
da fare alla poltrona, perché è una metodica estremamente complessa è alla portata dei
laboratori più avanzati. Pensate che con la citofluorimetria si riesce a differenziare le
sottopopolazioni linfocitarie, quindi non è roba da fare in laboratorio sotto casa ne
tantomeno alla poltrona. Si basa sul principio che un fascio di luce laser viene rifratto in
maniera diversa quando attraverso un tubo a sezione capillare passano una serie di
cellule a seconda delle dimensioni e delle caratteristiche di superficie di queste cellule.
ora se attraverso questo sottile tubo, in cui c’è un sottile flusso di fluido passano le
cellule batteriche ,le quali sono entrate a contatto hanno reagito e si sono legati a degli
anticorpi specifici ecco che ci sarà un diverso grado di rifrazione del raggio laser che
verrà letto dalla macchina. Questo ci potrà dire se nel campione che abbiamo messo
dentro la macchina sono presenti i batteri e quanti ce ne sono, ovviamente è una
metodica estremamente complessa che anche a paragone con quelle che abbiamo visto
la volta scorsa risulta assolutamente poco conveniente, quindi è una metodica che vi
riporto per potervi bocciare all’esame !
Tutti i metodi che abbiamo descritto fino ad ora basati sulle indagini microbiologiche
hanno dei limiti ben precisi e li vedete indicati qui:
1)incerta identificazione dei parodontopatogeni,vuol dire che a tutt'oggi 2012 noi non
siamo ancora certi che tutti i microrganismi che abbiamo individuato come
parodontopatogeni lo siano realmente e che non ne manchi qualcuno. Per esempio
qualche anno fa si era sviluppata una teoria, peraltro non abbandonata, sulla
responsabilità di alcuni virus sull'essere alla base della parodontite , i quali non agirebbero
direttamente nel distruggere i tessuti paradontali ma agirebbero nel ridurre le difese
immunitarie localmente al livello del sito, partecipando alla patogenesi di questa lesione .
Vi faccio un altro esempio, un microrganismo che oggi viene considerato tra i batteri
protettivi, cioè quelli associati alle lesioni stabili è il capnocitofago.una volta vi parlo di 20
anni fa, era considerato un feroce parodontopatogeno , spesso in associazione da
aggregatibacteractinomycetemcomitans, nel causare la parodontite giovanile cioè come
veniva chiamata una volta la parodontite aggressiva localizzata. Per cui in realtà i testi
microbiologici non ci dicono se un sito è attivo o non attivo ma ci dicono semplicemente se
in quel sito ci sono dei microrganismi che sono statisticamente associati ad una
condizione di attività. Quindi quelle che sono le nostre cognizioni attuali sulla eziologia
batterica della malattia parodontale sono messe completamente in giocoe quindi questo
è un primo limite.
Un altro limite :questi batteri sono presenti anche negli individui sani. quanti di voi che
passano il filo interdentale, hanno delle gengive sanissime che non sanguinano
assolutamente e presentano parodontopatogeni nei tessuti? la gran parte, perché questi
germi sono ubiquitari, sono presente anche negli individui sani . sappiamo e lo avete
anche studiato parlando di patogenesi che il ruolo dei batteri ( fermo restando che il ruolo
dei batteri un ruolo di primo piano) è stato un pochino non dico ridimensionato ma
rivalutato alla luce del fatto che la genesi non dipende esclusivamente dalla presenza di
un batterio o più batteri, ma dal fatto che questi batteri siano messi in condizione di fare
danni. principalmente questi danni oggi noi sappiamo sono prodotti per circa due terzi
dalla entità dalla risposta dell'organismo ospite stesso, per cui il fatto che ci siano questi
batteri non vuol dire che ci sia necessariamente malattia né tantomeno questa malattia sia
in condizioni di attività. Non basta la semplice presenza. Quando è che questi batteri
causano danni? quando i nostri sistema di controllo della flora batterica, quindi il nostro
sistema immunitario e soprattutto il nostro modulo reattivo nei confronti della flora batterica
consente ai batteri stessi di raggiungere un determinato numero, perché non basta
sicuramente che ci siano i batteri, ma questi batteri devono anche raggiungere un
numero minimo per poter cominciare a sviluppare in noi quella reazione immunitaria che
poi alla fine crea la gran parte dei danni a carico dei tessuti. quindi questi batteri sono
presenti anche negli individui sani, c'è poco da fare, quindi non basterebbe un metodo
diagnostico, che individui qualitativamente la presenza di microrganismi ma dovrebbe
indicarcene la quantità per stabilire un livello di rischio. non solo sono presenti negli
individui sani e negli individui sani sono presente in bassa quantità, questo lo dobbiamo
riconoscere. Domanda di Regina:” non ci sono dei cluster che indicano uno stadio più
avanzato di malattia?” il concetto di CLUSTER microbico, prima che in cariologia è nato in
parodontologia e infatti avete sentito parlare dei complessi di SOCRANSKY, complesso
rosso, complesso arancio, questi sono i cluster ci sono certamente. noi potremmo
aggiungere quindi che non basta trovare due o tre microrganismi ma dovremmo trovare
un intero cluster ,ma questo intero cluster lo dobbiamo trovare in una determinata quantità.
fermo restando che quando si realizza in maniera significativa la presenza di un cluster
microbico in genere la quantità sufficiente a creare problemi è stata raggiunta, ma non
una è una regola.
Poi stavo dicendo delle differenze epidemiologiche geografiche nel senso che, per
esempio alcuni sierotipi di aggregatibacterche nei paesi asiatici, Giappone, sono
associate a parodontite aggressiva localizzata, nei paesi nordeuropei come la Svezia ,
sono stati trovati associati ad individui sani. Si farebbe presto a dire c'è aggregatibacter
che c'è la malattia, un attimo ,che ceppo?che sierotipo? quindi il problema si complica
ulteriormente e questo riprende direttamente l’ultimo punto ,vedete il secondo ed il quarto
sono in relazione ,il 3 ed il 5 sono in relazione , perchè le differenze epidemiologiche
geografiche sono direttamente associate anche al ceppo batterico più diffuso in alcuni
paesi meno che in altri , ma poi la cosa preoccupante dal punto di vista diagnostico è che
lo stesso ceppo in determinati paesi sembra associato alla malattia in altri sembra non
esserlo. Il grado di virulenza del singolo clone batterico , la presenza di eventuali plasmidi
endocitoplasmatici, per esempio esistono batteri dello stesso ceppo sono della stessa
specie, ma dello stesso ceppo che presentano un grado di virulenza diversa a seconda
che abbiano acquisito dall'ambiente esterno dei plasmidi, sapete che cosa sono i
plasmidi? I tratti di DNA extra cromosomico, che sono in grado di codificare per esempio la
produzione di determinate tossine, plasmidi possono essere acquisiti dall'ambiente
esterno o infettati tramite un batterioriofago. Per esempio alcuni ceppi ipertossici di
aggregatibacter sono tali perché presentano nel citoplasma un plasmide particolare,
questo non è che un esame microbiologico ce lo dice .vedete che il discorso è complesso
e probabilmente una diagnosi microbiologicapuò essere accettata purché questo venga
fatto nei suoi limiti .Cioè, che cosa sta a significare il fatto di riscontrare che vi è una alta
percentuale di batteri in un sito? questo dato ci può essere utile se consideriamo questa
notizia come un campanello d'allarme, come un dato statistico, un dato probabilistico .
cioè vista la condizione di quel sito, è più probabile che quel sito sia attivo rispetto ad un
sito che ha un quadro microbiologico diverso. quindi un discorso probabilistico non un
discorso di certezza ,in questo senso l’indagine microbiologica può venirci incontro. questo
dato ci può essere utile se consideriamo questa notizia come un campanello d'allarme
statistico. questo è un classico quadro di patologia associata a questo microrganismo
aggregatibacteractinomycetem del numero, qui stiamo parlando di un parodontite
aggressiva localizzata in una ragazza di 19 anni, che presenta lesioni in corrispondenza
di incisivi, primi i molari, lesioni assolutamente importanti, guardate lo stato di questi
tessuti, guardate i livelli di perdita di attacco, incisivi e primi molari, e questa è la lesione
principale che si è sviluppata nella zona anteriore. durante l'intervento la lesione che è
stata trattata con una metodica rigenerativa attraverso l’utilizzazione di una membrana
allora il teflon non riassorbibile , vedete la membrana si vede in trasparenza al di sotto dei
tessuti molli e la rimozione della membrana dopo 40 gg osserviamo una notevole
rigenerazione dei tessuti. la guarigione finale ci mostra un recupero assolutamente
soddisfacente della lesione,la sonda spariva dentro i tessuti e adesso invece la
condizione clinica è sicuramente accettabile con una negativizzazione del quadro
microbiologico.
vedrete che nel trattamento delle parodontiti aggressive ilprotocollo prevede
l'utilizzazione anche di antibiotici , poi vedremo quali cocktail di antibiotici sono necessari
per il trattamento di queste patologie.
quindi nel fare un discorso diagnostico, ci siamo affidati alla microbiologia , voglio fare
un attimo il punto della situazione e richiamare i punti che abbiamo toccato la volta
scorsa. abbiamo iniziato la volta scorsa nel renderci conto che i metodi diagnostici
tradizionali non sono in grado di dirci come si comporta la malattia nel divenire cioè se
quello che registriamo è l'esito di una precedente attività distruttiva o se stiamo
osservando nel momento della visita un'attività distruttiva in atto. Abbiamo visto che la
tecnologia moderna è in grado di accelerare di rendere più brevi i tempi di latenza della
diagnosi , affidandosi al sondaggio, all’esame radiografico, con le sonde computerizzate e
con le radiografie per sottrazione di immagini. questo riduce i tempi di diagnosi ma non ci
dice nulla su quello che è in atto al momento, quello che potrà avvenire nel breve termine.
abbiamo visto che questo è possibile utilizzando la medicina nucleare, ma abbiamo anche
visto che la medicina nucleare in rapporto al costo beneficio non è accettabile, allora ci
siamo rivolti alla microbiologia, e i limiti della microbiologia. un altro modo per guardare
alla diagnosi di attività è andare a guardare invece piùche l'agente eziologico, guardare
l’ospite cioè il paziente stesso, già abbiamo accennato al concetto di suscettibilità
individuale del paziente .
il discorso della suscettibilità del paziente è esploso con evidenza negli ultimi anni del
secolo scorso . in particolare con la pubblicazione del 1997 di questo articolo di
CORMAN che è un grosso ricercatore negli Stati Uniti che si è accorto di una cosa cioè
quello che è stato messo nero su bianco soloora ,ma che era conosciuto fin dai nonni dei
nostri nonni ,ci sono delle personee ci sono delle famiglie che presentano una stimmate in
questo senso ,cioè che perdono i denti precocemente . è chiaro un legame ereditario fra
questi soggetti ,allora oggi che abbiamo la possibilità le possibilità siamo andati a guardare
che cosa c'è scritto nel codice genetico di questi soggetti, uno dei primi è stato il gruppo di
ricerca di CORMAN ,negli USA, che si è accorto di alcune cose interessanti per esempio
che il gene che codifica la produzione, o meglio il gruppo di geni che codifica per
INTERLEUCHINA 1 beta ( un potente mediatore chimico,pro infiammatorio della flogosi)
presenta il fenomeno come tantissimi geni del POLIMORFISMO , cioè non tutta la
sequenza degli acidi nucleici è uguale in tutti i soggetti. cioè un gene che codifica una
determinata proteina, non ha una sequenza nucleotidica identica in tutti i soggetti maschi,
cioè la sequenza dei nucleotidi è nella maggior parte del gene identica ma con delle
variabili in determinati punti, che sia dei geni strutturali o regolatori che ne condizionano il
risultato finale , cioè l'efficienza della proteinacodificata dal gene stesso. se ci troviamo a
livello di un gene regolatore che controlla l'attività di altri geni , possiamo riscontrare a
seguito di questo polimorfismo che alcuni soggetti in risposta a uno stimolo esterno
codificano un determinato prodotto finale in quantità molto diversa. nel caso dei geni che
controllano la produzione di interleuchina 1 beta è stato visto che esiste un determinato
tipo allelico chiamato allele tipo 2 e diciamo che in genetica si chiamano tipo uno quelli più
diffusi nella popolazione generale, e allele tipo 2 quelli diffusi nella minoranza della
popolazione. bene questo allele tipo 2 condiziona da parte del soggetto a parità di stimolo
esogeno una produzione di interleuchina di circa 10 volte maggiore rispetto ai soggetti
che presentano alleli tipo 1 , questo che significa? significa che a parità di igiene orale, che
a parità di placca batterica presente, in soggetti con allele tipo due che presentano un
polimorfismo genico dell'interleuchina uno sfavorevole, hanno una reazione molto più
violenta di quelli che hanno una forma allelica di tipo 1. quindi che vuol dire? per creare
un danno serve meno placca batterica di quanto ne serve ad un soggetto con forma
allelica tipo 1. sappiamo che la gran parte del danno è da mettersi in relazione non tanto ai
batteri quanto al tipo di risposta che noi creiamo in presenza di questi batteri. ora
moltiplicate le parole che vi ho detto adesso per un tot, moltiplicate questo concetto per
tutti i fattori pro-infiammatori presenti nel fenomeno dell'infiammazione perché vero che
dell'interleuchina uno è importante, ma quante interleuchine ci sono? Quanti altri fattori
non interleuchinici ci sono per esempio il tumor necrosi factor , allora moltiplicate il
concetto del polimorfismo genico per ognuno di questi e avrete che ognuno di noi è un
mosaico di polimorfismi e quindi risponde in maniera diversa ad uno stimolo standard.
il controllo dell'infiammazione è localizzato in geni contigui, per cui per la maggior parte
non per tutti, queste caratteristiche vengono in genere ereditate a pacchetti, voi conoscete
il fenomeno del crossing over durante la gametogenesi e quindi vi rendete conto che tanto
più vicini sono i geni tanto più alta è la probabilità che vengano ereditati in associazione.
è facile che un soggetto che presenti una forma allelica tipo 2 per un determinato
mediatore chimico pro infiammatorio ce l’abbia anche per altri mediatori pro
infiammatori .
La ricerca va avanti anche su altri geni regolatori di altri fattori pro infiammatori ,ma quella
più pronta che abbiamo bella e fatta è quella sulla interleuchina 1. cosa ha visto
CORMAN? che il genotipo dei soggetti che presentavano parodontite grave era diverso da
quello dei soggetti che presentavano parodontite moderata o lieve. per quanto riguarda la
comparsa della così detta forma allelica 2 dell’interleuchina 1 , qui vedete per esempio
come esista una significativa percentuale, di soggetti che presentano la forma allelica 2
vedete circa il 75 % dei soggetti che hanno una parodontite grave presentano una forma
allelica 2 e solo il 20% dei soggetti , che hanno una parodontite lieve presentano la forma
allelica 2 , quindi direi che questo è un dato che ci deve far pensare. Solo il 35% dei
soggetti che presentano la forma allelica 2 ha una parodontite di medio grado, i più hanno
parodontite grave. vedete che questa differenza si manifesta in tutti i livelli di età del
soggetto. qui vedete abbiamo la percentuale di soggetti che presentano questa
determinata caratteristica,qui le fasce di età, la colonnina nera indica i soggetti che hanno
l’allele 2 e colonnina bianca soggetti allele 1 e alloraa qualunque fascia di età sia a
vent'anni 30 sia 40 sia oltre i 60 c'è una larghissima differenza tra soggettiche hanno l’
allele due o uno.
ma poi alla fine queste sono tutte chiacchiere o si riflettono in qualche cosa di reale? io
faccio sempre vedere questo lavoro che è stato pubblicato nel 1999 due ricercatori
americani mg guire e numm che hanno pubblicato una serie di articoli con questo
obiettivo, valutare se la prognosi corrisponda al reale esito di un qualcosa? Hanno tenuto
sotto controllo per tantissimi anni circa 15 mm , i soggetti trattati per parodontite in terapia
di mantenimento, sottoposti a pulizia periodica, e hanno visto la perdita dei denti come si
realizzava. ovviamente anche se curati e sottoposti a terapia di mantenimento, sono
soggetti ad alta predisposizione che hanno avuto la parodontite per cui qualche dente nel
tempo si perde, è una cosa normale . sulla scorta di queste osservazioni di CORM sono
andare a vedere nel loro budget di pazienti che avevano in osservazione da 15 14 anni-
quali di questi avevano l’ allele 1 e quali l’ allele 2. ma lo studio era cominciata 15 anni
prima, che vuol dire si può entrare in qualsiasi momento dato che la genetica di 15 anni
prima è uguale ai soggetti di 15 anni dopo, nel frattempo avevano registrato comequesti
soggetti perdevano i denti. che cosa hanno visto? hanno visto che i soggetti con l'allele
due a parità di tempo perdono molto più denti, per cui quello che abbiamo detto adesso
non so
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