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Dalle origini di Roma alla monarchia, Storia romana

Appunti di Storia romana per l'esame del prof. Michelotto. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le origini di Roma, la fondazione secondo la tradizione, il luogo della fondazione di Roma, le ipotesi moderne sulla fondazione, la fase monarchica, etc.

Esame di Storia romana dal corso del docente Prof. G. Michelotto

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ESTRATTO DOCUMENTO

L’erudito Plinio il Vecchio scrisse nell’ ”enciclopedia” Naturalis Historisae dei popoli

Albenses, cioè le popolazioni con Albalonga come centro occasionale di riferimento

e fa un elenco in cui compaiono i Velienses, i Querquetulani e i Foreti.

I Querquetulani erano forse di origine etrusca e i vivevano in un quartiere del colle

• Celio in età storica;

I Velienses erano gli abitanti della Velia;

• I Foreti alcuni suppongono fossero gli abitanti del Foro della futura Roma.

Tra i popoli Albenses non compaiono i romani perché probabilmente Roma non

esisteva ancora, era una fase pre-civica; probabilmente intorno al santuario Iuppiter

Latialis del Monte Cavo si riunivano le genti che vivevano dove si sarebbe poi

sviluppata Roma.

SEPTIMONTIUM —> festa dei sette monti festeggiata a Roma per ca. mille anni

iniziata nell’epoca in cui non c’era ancora un centro urbano; in età storica non

corrispondevano ai 7 monti/colli della futura Roma. Vari autori danno nomi diversi a

questi monti: 2 del Palatino, 3 dell’Esquilino e altri nomi che non indicano alture.

Probabilmente indicano 7 unità di insediamento prima della fondazione di Roma, in

parte in cima ai colli e in parte altre zone lambite dalle paludi.

LUOGO DI FONDAZIONE

Roma fu fondata in una posizione commerciale non ottimale e in una zona dal clima

malsano per via del continuo insabbiamento del Tevere alla sua foce.

Dove il Tevere curva, ossia nel punto più malsano, venne fondata Roma perché

vicina alle saline da cui si poteva trasportare il sale verso l’interno della penisola

essendo utilizzato nell’antichità per conservare i cibi, come una sorta di frigorifero.

La popolazione era di commercianti di sale, pastori e agricoltori (economie di

sussistenza). Era una zona di colline e di pianure in continuo allagamento. Roma

entra però in contatto con popolazioni provenienti da Lavinium, dal Lago Albano e

dal Lago di Nemi con cui avrà rapporti religiosi e commerciali; in particolare entrerà

in contatto con il mondo etrusco (Lazio, Toscana —> varie confederazioni, mai unità)

da cui imparerà cose pratiche come la canalizzazione e adotterà l’uso dello scettro,

della corona, dei fasces e della sella curulis. I fasces erano simbolo della regalità ed

erano fasci di paglia trasportati dai lictores, ossia la guardia del corpo del re

(verosimilmente 24), che all’uscita dal pomerium venivano armati con delle scuri per

indicare la presenza in un territorio ostile. La sella Curulis era una sedia pieghevole

utilizzata dai capi. Dunque l’ambiente dei 4 colli era malsanissimo e il continuo

insabbiarsi provocò una sedimentazione di terra che diede luogo all’isola tiberina.

La zona del foro veniva costantemente allagata perciò per un periodo venne adibita

ad area cemeteriale, successivamente venne bonificata e divenne fulcro della città di

Roma.

IPOTESI MODERNE FONDAZIONE

Giacomo Boni (fine ‘800) condusse scavi nell’area del Foro e del Palatino

• mettendo in luce tracce di popolamento sul Palatino fin dal X secolo a.C., un

sepolcreto al margine del Foro risalente a inizio IX secolo e insediamenti sul

Quirinale e sul Campidoglio. Descrizioni annalistiche dunque smentite da dati

archeologici che attestavano un insediamento di almeno 2 secoli precedente

la fondazione di Roma e che andava ben oltre il Palatino;

Einar Gjerstad (anni ’50, svedese) tracce abitato di capanne negli strati più

• profondi del Foro, sotto prima pavimentazione e fissò attorno al 575 a.C.

l’evento che avrebbe dato origine alla città e che sarebbe fusione di abitanti

esistenti fin dall’800 a.C. su Esquilino, Quirinale e Palatino. Ne sarebbero

prova la distruzione delle capanne nella valle tra Palatino e Campidoglio e la

successiva pavimentazione in ghiaia.

Muller-Karpe (1962, tedesco) la nascita di Roma sarebbe legata non ad un

• avvenimento epocale ma ad un graduale formarsi della città attorno alla valle

del Foro che alla metà del VIII secolo a.C. avrebbe assunto funzione di

raccordo religioso, economico e politico dei villaggi insediati sui colli. Modello

opposto a quello di Gjerstad.

Ipotesi più condivisa pone cronologicamente 900-830 a.C. (inizio età del ferro)

• periodo fusione in un unico abitato dei villaggi del Palatino e della Velia a cui

si sarebbe aggiunta successivamente area esquilina; il centro palatino-

esquilino avrebbe poi inglobato l’abitato capitolino-quirinale.

Andrea Carandini (1988) pendici meridionali Palatino, resti di palizzata e più a

• valle di un muro databile a VIII secolo a.C.. Nella palizzata si deve vedere la

linea dell’originario solco di confine, il pomerio, e nel muro arcaico il “muro di

Romolo”. In questo caso il racconto tradizionale si vedrebbe confermato.

LA FASE MONARCHICA

La tradizione fissa il periodo monarchico della storia di Roma dal 754 al 509 a.C.

Su Roma regnarono sette re:

1. Romolo —> fondatore, creazione prime istituzioni politiche (senato di 100 membri);

2. Numa Pompilio —> primi istituti religiosi;

3. Tullo Ostilio —> campagne militari di conquista (distruzione Alba Longa);

4. Anco Marcio —> fondazione colonia Ostia, foci del Tevere;

5. Tarquinio Prisco —> importanti opere pubbliche;

6. Servio Tullio —> costruzione prime mura città (serviane) e comizi centuriati);

7. Tarquinio il Superbo —> tratti tipici tiranno che infligge a cittadini vessazioni.

Il principio della monarchia era elettivo; il re veniva eletto all’interno di un’assemblea di

capi-famiglia alla pari tra loro.

Tradizione pone netta cesura tra i primi quattro re di origine latina-sabina e gli ultimi tre di

origine etrusca.

LA FASE MONARCHICA ETRUSCA

• Periodo di prosperità economica;

• Sviluppo notevole VI secolo sotto controllo etrusco;

• Brillantezza artistica;

• Potenza politica;

• Allargamento orizzonti commerciali;

• Accrescimento attività artigianali;

• Sviluppo urbano perseguito dai re con intensa politica di lavori pubblici (sistemazione Foro

con costruzione Cloaca Maxima, edificazione templi su Campidoglio e area Foro

Boario);

• Grande Roma dei Tarquini;

• Presenza di artisti etruschi a decorare templi (confermato da dati archeologici, anche

attività edilizia);

• Dati epigrafici in lingua etrusca arcaica —> testimonianza insediamenti gente etrusca

(forse commercianti e artigiani);

• Roma rimasta città latina, nella lingua e nei costumi (lapis niger prova —> la più arcaica

iscrizione in lingua latina);

• Etruria nel VI secolo a.C. allargò suoi interessi politici e commerciali ad alcune aree

Campania;

• Età arcaica periodo di grande mobilità sociale in tutta Italia tirrenica;

• Storici moderni avevano interpretato a lungo fase monarchica etrusca come presa di potere

di Roma da parte Etruschi e caduta monarchia come cacciata dominatori stranieri da

parte dell’aristocrazia gentilizia romana (oggi no, maggior cautela);

• Ascesa Tarquinio Prisco e Servio Tullio potrebbe essere: presenza gruppi militarmente forti

che si impongono a Roma, immigrati e non invasori giunti x ottenere trono;

• Fonti presentano periodo etrusco come momento di grandi riforme costituzionali;

• Roma e il sud del Lazio fioriscono;

• Città sotto egemonia di Roma—> trovate iscrizioni greche a Gavii

—> Lavinium (=Pratica di mare) diventata centro religioso, ritrovati 13 altari ognuno

apparteneva ad una diversa città latina, santuario panlatino —> Tibur (= Tivoli)

—> Preneste (=Palestrina, si suppone di origine etrusca o

sabina) tempio della fortuna costruito su varie terrazze

—> Satricum, pietra dei suoi sodales dedicata a

Publio Valerio;

• Grandezza zona controllata da Roma di 822 km^2 (per studioso Cornell);

• Roma controlla 1/3 del territorio della costa tirrenica centrale ed è grande come una colonia

greca;

• E’ in grado di misurarsi con le grandi potenze straniere se non indebolita da lotte interne.

Tarquinio Prisco

Per la tradizione (leggenda con nucleo di verità) egli era figlio di un greco originario di

Corinto, Demarato, che arrivato a Tarquinia, dove aveva attività commerciali, dopo essere

stato cacciato dalla sua città e sposa una giovane dell’aristocrazia locale perché era ricco ma

straniero.

Alla morte del padre Tarquinio ne eredita le ingenti ricchezze, ma la sua origine straniera non

gli permette di accedere al governo della città. Tarquinio sposa Tanaquil, donna di grande

abilità politica che lo porta a trasferirsi a Roma, che gode fama di accogliere generosamente

gli stranieri; giunto a Roma il giovane Lucumone (=Tarquinio) si guadagna il favore di Anco

Marcio e cambiato il nome in Lucio Tarquinio alla morte del re viene eletto suo successore.

Prisco = l’antico, per distinguerlo da Tarquinio il Superbo.

Probabilmente egli non era gradito alla nobiltà romana che provava diffidenza verso gli

stranieri, perciò per mantenersi la potere doveva appoggiarsi ai ceti inferiori e allargare il

numero dei senatori, così da rendere meno unitaria la politica senatoria. I senatori creati da

Romolo si chiamavano Patres, questi nuovi senatori vennero invece chiamati Conscripti

(=scritti insieme in latino, perché nei documenti ufficiali i senatori aggiunti firmavano dopo i

patres) che venivano o utilizzati nelle ambascerie (ad es. con i problemi di confine).

Si appoggia ai ceti inferiori per limitare l’aristocrazia (=cesarismo).

La politica di Tarquinio Prisco si fondava perciò su due azioni:

1. Misure favorevoli ai ceti inferiori (politica filopopolare) —> accrescimento edilizia

pubblica o sacra con utilizzo di mano d’opera per dare lavoro e costruire qualcosa di

utile;

2. Aumento del numero di senatori —> conscripti.

Per il punto 1:

• Fece costruire sul Campidoglio il grande tempio di Giove Capitolino;

• Fine VII secolo a.C. inizio VI fece e rifece il lastricato del Foro con i quattro edifici più

importanti: Regia (casa del re), Tempio di Vesta, Curia (distrutta in un incedi o e fu

fatta costruire da Tullo Ostilio) e Comizium (dove si riuniva il popolo).

Questa politica filopoplare sarà persuita anche dai suoi successori, Servio Tullio e Tarquinio

il Superbo. Il mondo romano con Tarquinio Prisco fu dal punto di vista politico tendente alla

democratizzazione e dal punto di vista sociale verso la ricchezza. la fine di questo re è

avvolta in un groviglio di leggende: sarebbe stato ucciso dai figli di Anco Marcio perché non

hanno governato; si apre un interregno ed è fondamentale la funzione di Tanaquil che

favorisce l’ascesa al trono di Servio Tullio.

Servio Tullio

Per la tradizione latina:

Servio Tullio sarebbe nato da una schiava di nome Ocresia e da un Tullio signore di

Cornicoli. Servio, molto caro a Tanaquil fu educato alla corte del re e divenuto il suo più

stretto collaboratore ne sposò una delle figlie. Un evento prodigioso, segno che gli dei lo

mandano a governare su Roma, lo segnala come predestinato ad una sorte fuori del comune:

delle fiamme, sprigionate senza nessuna cauda apparente intorno al suo capo, mentre

dormiva, non gli causarono alcun male. Da allora godette di particolare protezione a corte,

soprattutto per l’intervento di Tanaquil. Quando Tarquinio fu assassinato da due sicari al

soldo dei figli di Anco Marcio il re venne ricoverato a palazzo dalla moglie, che nascondendo

la sua morte annunciò al popolo che il re si stava riprendendo, ma che ha disposto che Servio

regnasse in sua vece; dopo pochi giorni Tanaquil annunciò la morte del marito. Servio perciò

assunse i poteri regi senza che la sua successione fosse legittima, in mancanza della nomina

da parte dell’interrex. Evidente propensione di questa fase della monarchia al principio

dinastico.

Le sue origini sono perciò avvolte nell’incertezza, ma nella tradizione non si nasconde

l’illegalità che è alla base della sua presa del potere.

Per la tradizione etrusca:

Tacito racconta un episodio avvenuto sotto il regno di Claudio (più grande conoscitore di

storia etrusca —> scrisse opera “tirrenica”) nell’ottocentesimo anno di Roma; in Senato

(conservatore) si presentano dei notabili della Gallia (provincia romana) che vogliono adire a

cariche pubbliche romane. Claudio favorisce la causa dei Galli e fa un lungo discorso di

carattere storico in cui afferma che Roma è diventata grande grazie all’apporto di popoli

stranieri e fa degli esempi.

Tra questi esempi troviamo Tarquinio Prisco e Servio Tullio, che era etrusco e non romano.

Il suo nome in etruria era Mastarna ed era di Vulci; faceva parte di un clan i cui capi erano i

fratelli Aulo e Celio Vibenna, sodales di Macstarna. Quando i due capi muoiono lui prende il

comando del clan e si installa sul colle Celio a Roma, destinato a diventare il colle con

maggior presenza etrusca. Cambia il suo nome in un nome latino e si fa chiamare Servio

Tullio.

Il discorso di Claudio oltre che negli scritti di Tacito si può trovare nell’epigrafe di Lione, che

derivava da un documento ufficiale da Roma i Galli avevano ricevuto il privilegio delle

cariche pubbliche da Claudio.

—> Tomba François a Vulci

Questa romba ipogea ha due pareti affrescate che si fronteggiano e hanno due diverse scene:

1. Sacrificio dei prigionieri troiai sul cadavere di Patroclo;

2. Scena di singoli duelli che vede coinvolti vincitori e vinti.

In questa tomba sono raffigurati i fratelli Vibenna che lottano insieme ad un personaggio,

Mastarna, contro un certo Gneo Tarquinio, di Roma. Essi sono rappresentati come Vincitori,

mentre Tarquinio come vinto. Questo affresco conferma il racconto dell'imperatore Claudio e

questa tomba offre una nuova interpretazione della storia arcaica di Roma che non compare

nelle fonti. Per questa tomba ad uccidere Tarquinio Prisco sarebbe stato il clan di Servio

Tullio.

Servio Tullio attuò trasformazioni a livello monumentale e a livello politico-istituzionale; era

un re riformatore, am anche popolare (questo conferma che i re venuti dall’Etruria

contribuirono a democratizzare il potere che era nelle amni del re). Per la tradizione latina

Servio fu quindi il secondo fondatore di Roma, ila aule diede un assetto definitivo alle

istituzioni dell’età monarchica.

Le fonti antiche tendevano ad attribuire ad un personaggio politico un gran numero di

riforme, alcune non plausibili; poche delle riforme attribuitegli potevano collocarsi nel VI

secolo a.C. quindi sono da verificare.

Riforme plausibili:

1. Costruzione di un santuario dedicato a Diana sull’Aventino (VI secolo a.C.).

Nel mondo latino i templi di Diana erano numerosissimi e le città traevano prestigio

dalla presenza dei templi. E’ plausibile che Servio fece costruire un tempio dedicato a

Diana a Roma per far venire i Latini in modo tale da ribadire la superiorità di Roma.

Per la tradizione il re lasciò l’Avventino fuori dal Pomerium e costruì lì il tempio così

che potessero andarci anche i Latini per non dargli un’idea di costruire un tempio

comune all’interno dei confini sacri della città così che la neutralità territoriale fosse

assicurata.

2. Mura serviate costruzione (fine VI secolo a.C.)

Furono costruite con delle pietre che si usavano a Roma nel corso del VI secolo,

furono quindi sicuramente costruite da un re di quel periodo.

3. Ripartizione della città in tribù territoriali e la campagna in tribù rustiche

Il re avrebbe ripartito la cttà in 4 tribù territoriali: Platina, Esquilina, Collina e

Sucusana. Esse rappresentano come delle unità distrettuali a base di un nuovo

sistema assembleare (comizi già funzionanti nel V secolo a.C.). Prima la suddivisione

doveva venire da criteri genetici. —> porta alla democratizzazione (la stessa cosa

avvenne ad Atene con le riforme di Solone e Clistene). Dalle quattro tribù fu escluso

il Campidoglio perché area sacra comune per tutta la popolazione di Roma (forse

anche il Foro). Creò anche le tribù rustiche al di fuori delle della città che

aumenteranno di numero e di consistenza mano a mano che Roma conquisterà nuovi

territori. Ogni cittadino romano dovrà essere iscritto ad una tribù perché indica la

cittadinanza romana. Il motivo di questa divisione è il censimento.

4. Bipartizione tributaria dei cittadini in classis e infraclassem

Le classis partecipavano alla vita dell’esercito, mentre le infraclassem stanno sotto

all’esercito. Questa riforma era basata su un criterio censitario ed il compito della

difesa andava ai cittadini più abbienti. Può essere avvenuta nel VI secolo a.C. (nel

Mediterraneo è il secolo delle riforme censitarie, come quella del greco Solone).

Riforme non plausibili (con seri problemi di datazione):

1. Introduzione della moneta

La prima moneta fu l’asse liberale (di rame e bronzo, del peso di una libbra).

I primi esemplari che sostituivano le monete nei pagamenti furono i lingotti (ci

sono stati ritrovamenti) con simboli (ad es spiga) che verosimilmente indicano la

garanzia di colui che paga (dipendendo da peso e purezza del metallo).

Esistevamo perciò delle forme di pagamento pre-monetale già nel VI

secolo a.C., ma non esistevano monete. Questa notizia fu inventata dagli storiografici

antichi.

2. Ordinamento centuriato e nuovo ordinamento dell’esercito

Questa fu la riforma più importante attribuitagli. Per Polibio anche se la società

romana è conservatrice la costituzione romana è in perenne evoluzione, perché il

diritto romano è elastico ed è caratterizzato da istituzioni flessibili. Questa riforma

però, così come è tramandata dalle fonti, non può essere del VI secolo. E’ basata sul

censo, ossia sulla ricchezza. Tutti i cittadini romani hanno pari diritti, ma gli

aristocratici hanno superiori diritti politici e quindi di conseguenza dei doveri verso i

cittadini. La proforma non è plausibile perché si basa sul censo; la popolazione

sarebbe divisa in 5 classi determinate dalla valutazione dei patrimoni dei singoli

cittadini in assi, cioè in moneta che nel VI secolo a.C. non esisteva (questa riforma

doveva essere almeno del IV secolo a.C.).

Elaborazione storiografica

Mastarna due possibilità:

1. Capo militare —> nome di una carica pubblica interpretato dai romani come nome proprio

—> magister populi che nella metà del VI secolo a.C. era il capo del popolo in armi;

era la definizione antica del dictator, un capo militare cioè il re che a volte delegava le

funzioni militari. L’aristocrazia aveva esautorato il re dalle funzioni militari per via

dell’inizio della democratizzazione d a parte dei Tarquini. Nel VI secolo a.C. in tutta

Italia ci fu la comparsa di un capo militare;

2. Nome proprio.

Lex Dificilior —> questa legge vale per gli storici durante la consultazione delle fonti, cioè

bisogna tenere più conto della possibilità più difficile da dimostrare (mastarna legato a

magister, perché è più facile dimostrare che è un nome proprio). Per il lavoro storico è più

vicina alla verità la dimostrazione più difficile, perché la verità storica è un lavoro di

progresso. Bisogna capire i limiti della ricostruzione storica considerando tutti gli elementi in

nostro possesso.

Cneve Tarquinio da Roma (Tomba François a Vulci) due possibilità:

1. Non è Tarquinio Prisco —> Cneve trascrizione etrusca del prenome romano Cneus, ma

tutta la tradizione latina dà ai due Tarquini che hanno reganto su Roma il prenome

Lucius.

2. E’ Tarquinio Prisco se il Lucius della tradizione romana non è un nome proprio, ma indica

una carica, il Laucme (=cao in etrusco) e i romani l’hanno resa un nome proprio.

Sodales di Celio Vibenna (Mastrna nel testo di Claudio):

1. Non ancora utilizzato il termine nel VI secolo a.C.

2. Nella città di Satricum venne trovato un pezzo di pietra con un’iscrizione, di cui si legge

solo la second a parte e in cui troviamo “ i sodales di Poplosio Valesosio (=Valerio

Publicola) dedicano a Marte (520-480 a.C. a cavallo della caduta della monarchia) —

> perciò esisteva in età antichissima la parola sodales (=coloro che facevano parte di

un gruppo che riconosceva l’autorità di un capo). Perciò la notizia del sodales di

Claudio può essere sbagliata, ma nel VI secolo esistevano i sodales.(antistorica

contraddizione).

Tarquinio il Superbo

La sua figura ricevette i tipici connotati del Tyramnos greco; cioè colui che si impone come

unico governante appoggiandosi ai ceti inferiori e non ai nobili. Questo termine indica perciò

un modo di governare. Egli era un governante filopopolare come gli altri due re etruschi. Fu

promotore di grandi opere pubbliche e di una politica espansionistica, ma era inviso al

popolo. Seconda la tradizione fu cacciato da una congiura capeggiata da Publio Valerio, detto

Publicola, il “sostenitore del popolo” che avrebbe instaurato il regime repubblicano.

Porsenna, signore di Chiusi, riuscì probabilmente ad impadronirsi per qualche tempo di Roma

dopo aver scacciato i Tarquini. L’interpretazione più verosimile è che Porsenna, dopo essersi

impadronito della città, ne sia stato a sua volta allontanato dall’intervento di Aristodemo di

Cuma e dei Latini intervenuti in soccorso dei Tarquini. Ebbe una pessima fama per via della

propaganda anti-tirannica repubblicana.

Potrebbe aver costruito il tempio di Giove Capitolino e la Cloaca Maxima ed attuato una

riedificazione dell’area di Sant’Omobono (ritrovamenti statua Heracles e Diana).

La fogna canalizzava anche le acque per evitare l’erosione e gli alluvioni.

Per sottrarre importanza alle città latine fa erigere a Roma il tempio di Diana.

La grande Roma dei Tarquini

• Espansionismo romano;

• Per tradizione nel VII secolo a.C. Tullo Ostilio distrutta Alba Longa —> diretto dominio

romano su tutta fascia compresa tra Roma e il mare;

• Località di quest’area (Ficana, Politorium, Tellenae) prese da Anco Marcio —> possesso

delle saline nei pressi della costa;

• Controllo strategicamente decisivo di Roma sul Tevere sugellato da costruzione di un

ponte stabile in legno a valle dell’isola Tiberina.

CLASSI E CENTURIE

Fonti Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso.

Le cifre del censo si riferiscono al valore che l’asse aveva nel III secolo a.C. perciò questo

sistema anacronistico per il VI secolo a.C.

—> sistema censitario potrebbe comunque essere nato in età posteriore

—> scavi archeologici hanno messo in luce uso di lingotti di rame ferroso diffuso in Etruria

e nel Lazio in età arcaica.

—> ipotizzabile che in età serviamo introdotto principio censitario di ripartizione dei

cittadini

—> distinzione tra classis (esercito) e infraclassem (i non mobilitabili perché censo

insufficiente); da frammento di Catone riportato da Aulo Gellio.

—> affermarsi di una nuova tattica di combattimento, oplitica, già presente in Grecia e

penetrata a Roma metà del VI secolo a.C. (superamento precedente forma di armata fornita

dalle gentes).

Servio Tullio suddivise i cittadini in 5 classi di censo:

1. Prima classe > 100.000 assi —> 80 centurie (40 iuniores + 40 seniores)

2. Seconda classe > 75.000 assi —> 20 centurie (10+10)

3. Terza classe > 50.000 assi —> 20 centurie (10+10)

4. Quarta classe > 25.000 assi —> 20 centurie (10+10)

5. Quinta classe > 11.000 (o 12.500) assi —> 30 centurie (15+15)

6. Equites (=cavalieri) —> 18 centurie

Le prime 6 portavano il nome delle antiche tribù gentilizie di ramnes, tities, luceres

priores e posteriores —> aggiunti forse nel III secolo a.C.

7. Artigiani specializzati utili all’esercito (cabri, tibicines, cornicines) —> 4 centurie

8. Capitecensi/proletari—> resto del popolo che possedeva < 5^ classe (per Livio) —> 1

centuria

—> 193 centurie totali

Iuniores < 46 anni (combattevano)

46 < Seniores < 65 anni (di riserva)

• Ciascuno contribuisse in proporzione al proprio patrimonio;

• Fornirsi di armi a proprie spese.

—> Nacque l’esercito centuriato, così chiamato perché aveva come unità di base la centuria

di

100 uomini.

I COMIZI CENTURIATI

Assemblea del popolo in armi che sostituì gradatamente, sul piano delle competenze, i comizi

curiati che però non vennero eliminati., ma persistettero con funzioni limitate.

Nei comizi ogni centuria rappresentava un’unità di voto. Chi era più ricco, doveva

impegnarsi in modo più consistente per la difesa della città e riceveva in cambio maggiori

responsabilità politiche.

Strumento importante per la coesione della civitas romana perché i cittadini raggruppati come

populus e non come gentes.

• Ricchi separati dai poveri;

• Diversa dalla ripartizione tributa di tipo territoriale (ricco e povero insieme, 35 voti con

maggioranza a fine voto);

• Si votava fino al raggiungimento della maggioranza di unità di voto;

• Potere ai nobili proprietari terrieri (prestanome x attività commerciali, non potevano x

legge);

• Votavano per primi 1^classe ed equites che avevano 98 (80+18) voti, le altre classi

avevano in totale 90 voti, cioè <;

• Comizi legislativi ed elettorali quasi sempre decisi dai nobili;

• Voto falsamente segreto, scrivevano su un ostracon (UR=Utroquas =sì, A=Antiquo=no,

NL=Nonliquet=astenersi) —> in questo modo si eleggevano consoli e pretori

(magistrati minori eletti nei comizi tributi) perché magistrati con imperium= capacità

di guidare il popolo in guerra.

—> per non sfociare in una lotta tra ricchi e poveri —> Ammortizzatori sociali:

• Clientela —> ceti minoti con clienti che in caso di necessità si rivolgevano ai loro patronus

dei ceti maggiori;

• Evergetismo —> fare del bene alla comunità, ad es. con costruzione di basiliche e terme,

che i poveri non avevano.

LE ARMI

Si armavano in base alla classe di appartenenza e dovevano portarsi il necessario per

sopravvivere. Tito Livio e Dioniso elencano le diverse armi.

1^ Classe ed equites (armamento di difesa):

• Galea, elmo di cuoio o parzialmente di metallo

• Scudo, in epoca arcaica rotondo e non grande(per le altre lassi oblungo). Lo scudo era

rotondo perché la prima classe eredita il combattimento a falange (greci e poi

etruschi) che prevedeva lo scudo rotondo e la lancia (falissa) perché prevedono un

combattimento compatto. Lance lunghissime che spuntano dalla prima fila. Il

combattimento a falange aveva però due punti deboli:

1. Non poteva arretrare;

2. Era deboli sui fianchi.

2^ Classe:

• Scudo ovale (non oblungo);

• Corazza;

• Spada e/o lancia.

3^ Classe:

• Niente corazza;


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricebianca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Michelotto Giuseppe.

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